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26 novembre 2021

The Lego Movie 2 (Mike Mitchell, 2019)

The Lego Movie 2 - Una nuova avventura
(The Lego Movie 2: The Second Part)
di Mike Mitchell [e Trisha Gum] – USA/Danimarca 2019
animazione digitale
***

Visto in TV (Netflix).

Era difficile fare un seguito all'altezza di "The Lego Movie", uno dei più brillanti film di animazione degli ultimi anni, ma Phil Lord e Christopher Miller (che stavolta lasciano la regia nelle competenti mani di Mike Mitchell, limitandosi ai ruoli di sceneggiatori e produttori) ci sono riusciti. E visto che il finale del lungometraggio precedente ne svelava la reale natura (si trattava soltanto del gioco di un bambino con i pezzi del suo Lego), è proprio da lì che si riparte. Stavolta il piccolo Finn deve vedersela con sua sorella minore Bianca, che vuole giocare con lui. E così gli alieni fatti di Duplo invadono il suo mondo e ne "rapiscono" alcuni personaggi, portandoli con sé nel Sistema Sorellare. Naturalmente Emmet parte al loro salvataggio, aiutato dall'avventuriero spaziale Rex (una parodia di tutti i personaggi interpretati dal doppiatore Chris Pratt), mentre Wyldstyle, Batman, Unikitty e gli altri amici si trovano ad affrontare creature bizzarre e glitterate, cercando al contempo di evitare che si verifichi il catastrofico Armammageddon (ovvero la rabbia della mamma che metterà fine al gioco se i due figli litigheranno troppo)... Anche se le carte sono più scoperte, con numerose scene girate in live action che punteggiano la pellicola (Maya Rudolph è la madre, mentre del padre – Will Ferrell – si sente solo la voce fuori campo), l'avventura e il divertimento continuano a non mancare, soprattutto perché le dinamiche del gioco (e quelle fra fratelli) non smettono di guidare una narrazione che non si prende mai sul serio e che stavolta viene creata da due immaginazioni che si scontrano fra loro – cambiando continuamente la prospettiva e le carte in tavola – anziché da una sola. Anzi, è interessante notare le differenze fra il modo di giocare di Finn, che vorrebbe essere duro, adulto e post-apocalittico, e quello "femminile" della sorella (che essendo più piccola, non si fa problemi a contaminare l'universo Lego con altri giocattoli o materiali, come adesivi e brillantini). I temi a questo giro sono quelli della crescita, della cooperazione, dell'accettare una parte diversa di sé (non sempre essere cupi e cool a oltranza è la scelta giusta), e che "non tutto è meraviglioso" (ribaltando, o aggiornando, il messaggio-tormentone del primo film). A tratti ci si commuove persino (come quando la frase "Avete cominciato voi" acquista improvvisamente un nuovo significato). Quanto al lato citazionistico, da segnalare la comparsata di Bruce Willis, i riferimenti ai film sui viaggi nel tempo e quelli a tutti gli attori che hanno interpretato Batman. Orecchiabili (e spassosissime) le canzoni, come "La canzone che ti resta in testa" e, soprattutto, quella della Regina "Non cattiva". All'inizio del film, una frase ("Batman è partito per un'avventura per conto suo") fa riferimento allo spin-off ("Lego Batman - Il film") uscito nel frattempo.

28 giugno 2021

Lego Batman - Il film (Chris McKay, 2017)

Lego Batman - Il film (The Lego Batman Movie)
di Chris McKay – USA/Danimarca 2017
animazione digitale
**

Visto in TV (Netflix).

Spin-off di "The Lego Movie" dedicato a uno dei personaggi che più aveva suscitato simpatia in quella pellicola, ovvero la versione "mattoncino" di Batman, che rispetto alla sua controparte fumettistica è particolarmente sborone. Con un'elevata opinione di sé, e abituato a lavorare da solo, scoprirà di aver bisogno anche lui di un gruppo di amici, o di una "famiglia" (composta dal maggiordomo Alfred, dal "figlio adottivo" Dick alias Robin, e dalla nuova commissaria Barbara Gordon alias Batgirl), per sconfiggere il Joker e il nutrito gruppo di "supercattivi" (provenienti da differenti franchise: abbiamo fra gli altri Sauron, Voldemort, King Kong e i Dalek) che questi ha portato a Gotham dalla Zona Fantasma. Colorato, infantile e campy come il telefilm degli anni sessanta (che infatti è citato a più riprese: dal "bat-repellente per squali" alle onomatopee che appaiono durante le scazzottate), il film è divertente e non privo di gag e battute indovinate, anche se un po' troppo citazioniste; peccato però che il messaggio (l'importanza di una famiglia, appunto, e il fatto che l'unione faccia la forza) sia insistito eccessivamente, ripetuto in continuazione ed esplicitato allo sfinimento, dal primo all'ultimo fotogramma. Persino il rapporto fra Batman e Joker è rappresentato all'insegna della dipendenza dell'uno dall'altro (la loro è una vera e propria "relazione", che Batman all'inizio vuole negare e poi finisce per riconoscere). Come nel prototipo, l'animazione è tutta digitale (niente stop motion), il che a mio parere ne diminuisce il valore.

6 aprile 2015

The Lego Movie (P. Lord, C. Miller, 2014)

The Lego Movie (id.)
di Phil Lord, Christopher Miller – USA/Danimarca 2014
animazione digitale
***1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Il malvagio Lord Business è entrato in possesso del Kragle, l'arma segreta che gli consentirà di governare e distruggere tutti i regni che compongono il multiverso. A contrapporsi a lui, secondo una profezia, può essere solo lo "speciale", ovvero colui che troverà il "pezzo forte" ("piece of resistance" nella versione originale), l'unico oggetto capace di fermare i piani del cattivo. A sorpresa, l'eletto risulta essere Emmet, un semplice operaio della città di Bricksburg, "uomo medio" ordinario in tutto e per tutto e apparentemente privo di spirito di iniziativa e intraprendenza: è infatti del tutto integrato nella società creata da Business, che si regge sull'omologazione e sulla soppressione di qualsiasi forma di creatività (e dove anche l'intrattenimento popolare concesso alle masse segue schemi fissi e imposti dall'alto, come si nota nei tormentoni della canzone "È meraviglioso" e dello show televisivo "Dove sono i miei pantaloni?"). Business è infatti ossessionato dall'ordine, dal rispetto delle regole e dalla ricerca della "perfezione": anche per questo motivo ha separato i mondi l'uno dall'altro, per impedire a cose e personaggi diversi di interagire fra loro. Emmet si unirà a un gruppo di ribelli di diversa provenienza che si oppongono al dittatore: ma per avere la meglio su di lui, dovrà uscire dalla propria dimensione e incontrare, metafisicamente, il proprio demiurgo, "l'uomo che sta in alto"... Originale pellicola (che segna il ritorno della Warner Bros al cinema di animazione a oltre dieci anni di distanza dall'ultimo tentativo) ispirata ai celebri mattoncini da costruzione, "The Lego Movie" è un film che funziona su molteplici livelli, di cui la storia è soltanto il primo e il più superficiale (anche perché, a ben vedere, è una trama inventata sul momento da un ragazzino che gioca con i suoi Lego: si spiegano così i crossover e la comparsata di personaggi di franchise differenti – i supereroi della DC Comics, Star Wars, il Signore degli Anelli, Harry Potter, i giocatori della NBA... – o i tanti luoghi comuni dei film di avventura; il bambino gioca con i pezzi a sua disposizione e non si fa scrupolo di mescolare personaggi che non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri, o di sovracaratterizzarli in maniera ridicola, come nel caso di Batman). C'è poi il gioco delle citazioni cinematografiche: la profezia su Emmet ne fa una sorta di eletto come il Neo di "Matrix" (con Vitruvius nei panni di Morpheus e Wyldstyle in quelli di Trinity); la fuga dalla città di Bricksburg ricorda quella di "The Truman Show"; il poliziotto Poliduro, dal doppio volto, fa venire in mente il sindaco di "Nightmare before Christmas"; in generale, il concetto dei vari mondi (il west, il medioevo, i pirati...) riecheggia "Il mondo dei robot" di Michael Crichton; e così via. L'ironia e le battute tongue in cheek (Batman che usa solo pezzi neri...) fanno parte del concetto di divertimento infantile, sregolato, che dà libero spazio alla fantasia e all'immaginazione.

Ma dove il film sale davvero di livello è con la scena in live action, che da un lato ammanta di toni metafisici, appunto, la storia "interna" (Emmet incontra Dio padre e figlio, e ha una sorta di "illuminazione" buddista, tanto che diventa finalmente un "maestro costruttore", ossia un individuo capace di "vedere" i codici numerici dei vari pezzi di Lego e dunque di usarli per costruire qualcosa di nuovo), e dall'altro esplicita il vero significato del lungometraggio stesso: nel mondo reale il cattivo è il padre, che si è impossessato dei giochi destinati al figlio, gli impedisce di toccare quello che ha costruito e addirittura utilizza la colla (il "Kragle" non è altro che un tubetto di "Krazy Glue", con il quale l'uomo è solito fissare irrimediabilmente i mattoncini affinché non vengano più staccati, mentre il "pezzo forte" è il tappo del tubetto) per andare contro quella che è l'autentica filosofia del Lego: la creatività senza regole, con la libertà di ignorare – se si vuole – le istruzioni di montaggio fornite insieme alle scatole per costruire invece tutto ciò che la fantasia suggerisce, utilizzando i pezzi a disposizione (e spesso "riciclandoli" da altre cose: mitica la scena in cui Batman ruba un pezzo dal Millenium Falcon di "Guerre stellari", o il pirata che ha sostituito il proprio corpo con un robot formato da mattoncini presi qua e là), anche se provengono da set diversi e distanti nel tempo e nello spazio (il bambino usa come personaggio anche un astronauta di un vecchia confezione degli anni ottanta). Il film diventa dunque anche una sorta di critica sociale (agli adulti che giocano con i giochi dei bambini, impedendo ai figli di divertirsi, anche perché – a differenza di loro – intendono seguire sempre alla lettera le istruzioni accluse) e supera, anzi decostruisce con una certa irriverenza, i limiti intrinseci di tante pellicole di animazione recenti, avvicinandosi semmai a vette metanarrative come quelle della serie di "Toy Story" della Pixar, dove però giocattoli e bambini convivevano nello stesso mondo e non in due piani diversi. Ecco perché il finale a sorpresa è forse apprezzato più dagli spettatori adulti che non dai bambini, dal cui punto di vista, invece, la scena nel mondo reale in un certo senso può distruggere la "magia" del film. A tratti, nella descrizione di Bricksburg e della società voluta da Lord Business, ci si avvicina alla parodia del fascismo o del totalitarismo (con echi dell'orwelliano "1984", oltre che dei già citati "The Truman Show" e "Matrix"), ma anche della società dei consumi. Chi l'avrebbe detto che un film sul Lego avrebbe parlato in questo modo dei "mattoncini integrati nel sistema"? I registi, anche sceneggiatori, sono quelli di "Piovono polpette". Gli attori del segmento dal vivo sono Will Ferrell (il padre, che in originale dà anche la voce a Lord Business) e Jadon Sand (il figlio). L'animazione è digitale, e non in stop motion (lo sforzo richiesto sarebbe stato immane!), ma il risultato è di tutto rispetto. Visto il grande successo, sia di critica che di pubblico, sono stati messi in cantiere sequel e spin-off.