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28 giugno 2023

Brood - La covata malefica (D. Cronenberg, 1979)

Brood - La covata malefica (The Brood)
di David Cronenberg – Canada 1979
con Art Hindle, Oliver Reed, Samantha Eggar
**1/2

Rivisto in divx.

Sottoposta a speciali sedute di terapia psichiatrica dal dottor Raglan (Oliver Reed), "guru" che gestisce una clinica privata in totale isolamento e ha messo a punto una speciale tecnica di ipnosi chiamata psicoplasmia, Nola Carveth (Samantha Eggar) "genera" dal proprio corpo inquietanti creature dalle fattezze di bambini che uccidono tutte le persone verso cui prova rabbia, rancore o risentimento, a cominciare dai suoi stessi genitori... Originale horror che fonde temi fantapsichiatrici e dinamiche famigliari piuttosto forti con elementi di body horror (dai terrificanti mostriciattoli assassini, alle deformità di alcuni personaggi) e che Cronenberg realizzò poco dopo un difficile divorzio dalla sua prima moglie, con la quale lottò duramente per la custodia dei figli, cosa che si riflette nel rapporto fra Nola e l'ex coniuge Frank (di fatto il protagonista del film). Nola stessa, nel suo mix di pazzia e possessione demoniaca, sarebbe stata ispirata all'ex moglie. Il regista arrivò addirittura a descrivere ironicamente il film come "la mia versione di «Kramer contro Kramer», ma più realistica". Peccato per un attore protagonista (Art Hindle) alquanto inespressivo. Nuala Fitzgerald e Henry Beckman sono i genitori di Nola, nonni della piccola Candy (Cindy Hinds). La colonna sonora, ricca di sonorità dodecafoniche, è di Howard Shore, al suo debutto nel mondo del cinema: rimarrà il compositore di fiducia del regista per il resto della sua carriera.

26 aprile 2023

La zona morta (David Cronenberg, 1983)

La zona morta (The Dead Zone)
di David Cronenberg – USA 1983
con Christopher Walken, Brooke Adams
**1/2

Rivisto in TV (Prime Video).

Risvegliatosi dopo cinque anni di coma in seguito a un incidente stradale, l'insegnante Johnny Smith (Christopher Walken) scopre di aver sviluppato un inquietante potere paranormale: toccando un'altra persona, ha delle "visioni" che possono essere legate al suo passato, al suo presente o al suo futuro. Pur ritenendole più una maledizione che un dono, metterà le sue capacità al servizio del prossimo, aiutando per esempio la polizia a individuare un serial killer. E quando sventerà la morte di un ragazzino, che aveva visto annegare nel lago ghiacciato, si renderà conto che è anche possibile cambiare il futuro che gli appare. Perciò, quando scoprirà per caso che un rampante e spregiudicato politico locale (Martin Sheen), candidato al senato, è destinato a scatenare un conflitto nucleare dopo essere diventato presidente degli Stati Uniti, capirà che il suo compito è quello di ucciderlo prima che prenda il potere. Da un romanzo di Stephen King, un affascinante thriller fantascientifico che fonde suggestioni soprannaturali con atmosfere intime e quotidiane. Lo sceneggiatore Jeffrey Boam sceglie una struttura a episodi (l'incipit con Johnny che scopre i propri poteri; la sequenza centrale con la caccia al serial killer; e il finale con la trama del politico), anziché quella "parallela" del romanzo di King: ma nonostante questo limite e qualche goffaggine nei dialoghi, la potenza del soggetto – che ispirò anche un albo di Dylan Dog – e le buone prove del cast (Brooke Adams è Sarah, la fiamma di Johnny; Herbert Lom è il dottore che lo ha in cura; Tom Skerritt è lo sceriffo di Castle Rock) lo rendono assai gradevole. Ottimo Walken. Stephen King (che avrebbe voluto Bill Murray come protagonista!) apprezzò. La colonna sonora è firmata da Michael Kamen, anziché dal consueto collaboratore di Cronenberg, Howard Shore. Nel 2002 dal romanzo di King è stata realizzata anche una serie televisiva, durata sei stagioni.

26 febbraio 2023

Crimes of the future (D. Cronenberg, 2022)

Crimes of the future (id.)
di David Cronenberg – Canada/Grecia 2022
con Viggo Mortensen, Léa Seydoux
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

In un futuro in cui l'umanità ha sviluppato l'insensibilità al dolore fisico e una totale resistenza alle malattie infettive, procurarsi tagli e incisioni chirurgiche sul proprio corpo è diventata una forma d'arte, al pari dei tatuaggi, o addirittura una pratica erotica ("La chirurgia è il nuovo sesso"). Saul Tenser (Viggo Mortensen, alla quarta collaborazione con Cronenberg) è appunto un "artista concettuale" di grande fama, che si esibisce in pubblico insieme alla sua partner Caprice (Léa Seydoux), la quale durante le loro performance gli asporta i numerosi organi interni, sempre nuovi e dalle funzioni misteriose, che il suo corpo produce a getto continuo. Ma Saul, sotto copertura, è anche un informatore della New Vice, l'unità del governo contro i crimini corporei, preoccupata per le possibili evoluzioni della biologia umana, che rischiano di trasformare l'uomo in qualcosa di completamente nuovo. E quando Saul viene contattato da Lang Dotrice (Scott Speedman), membro di una setta segreta di "mangiaplastica", affinché esegua in pubblico l'autopsia di suo figlio Brecken, scopre che diversi individui sono interessati a questo nuovo stadio dell'evoluzione umana: uno stadio che, rendendo il corpo umano capace di digerire la plastica e i materiali artificiali, lo porterebbe in maggiore sintonia con il mondo moderno e tecnologico. A otto anni di distanza dal suo ultimo lavoro ("Maps to the stars"), Cronenberg torna alla fantascienza e al body horror, recuperando addirittura un titolo che aveva già usato per uno dei suoi primi lungometraggi (ma non si tratta di un remake, anche se con il film del 1970 condivide diversi temi, a partire dalle mutazioni evolutive e genetiche). Colmo di concetti e immagini bizzarre (la crescita spontanea di tumori vista come una forma di creazione artistica; i mobili e i macchinari viventi, di aspetto quasi "gigeriano", come i letti, le poltrone o i tavoli per le autopsie) e di personaggi ambigui (come i due burocrati del "Registro nazionale degli organi", interpretati da Don McKellar e Kristen Stewart, o le due tecniche-sicari dell'azienda che produce i macchinari medici, Tanaya Beatty e Nadia Litz), il film non è certo avaro di spunti e, anzi, dà adito a interessanti riflessioni sulle possibili evoluzioni della biologia umana, il tutto immerso in un'atmosfera claustrofobica e malsana.

21 agosto 2022

Rabid (David Cronenberg, 1977)

Rabid - Sete di sangue (Rabid)
di David Cronenberg – Canada/USA 1977
con Marilyn Chambers, Frank Moore
**1/2

Visto in divx.

Sottoposta a un trapianto di pelle sperimentale dopo un incidente in moto, Rose (Marilyn Chambers) diventa "portatrice sana" di un'epidemia che rende lei assetata di sangue e trasforma la gente che morde (attraverso una protuberanza sotto l'ascella) in una sorta di mostri idrofobi. Il secondo lungometraggio "mainstream" di David Cronenberg è un horror seminale che fonde insieme le tematiche dei vampiri e degli zombie, con tanto di finale apocalittico in cui l'infezione si è ormai sparsa in tutto il mondo. Se infatti la prima parte del film è ambientata nella clinica di chirurgia plastica del dottor Keloid (Howard Ryshpan), isolata in campagna, i cui esperimenti danno origine alla mutazione, nel prosieguo la vicenda si sposta in città: memorabile la scena in cui Rose "adesca" una delle sue vittime in un cinema a luci rosse. Il diffondersi dell'epidemia, con i tentativi delle autorità di contenerla (attraverso vaccini, lockdown e controlli sanitari) sembra anticipare a modo sua la recente pandemia di Covid. Ma naturalmente la pellicola si iscrive di buon diritto nel filone dell'horror (anzi, del body horror, di cui Cronenberg è un maestro) alla Romero. All'epoca fece impressione per la violenza grafica, e in effetti era in anticipo sui tempi. La protagonista (scelta dal produttore esecutivo Ivan Reitman: Cronenberg avrebbe voluto Sissy Spacek) era nota per i suoi film pornografici, come "Dietro la porta verde". Un remake nel 2019.

4 marzo 2021

The italian machine (D. Cronenberg, 1976)

The italian machine
di David Cronenberg – Canada 1976
con Gary McKeehan, Louis Negin
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Quando viene a sapere che un eccentrico collezionista d'arte (Louis Negin) ha comprato una rara e preziosa moto italiana, una Ducati 900 Supersport, per tenerla inutilizzata al centro del proprio soggiorno a mo' di scultura moderna, il meccanico e appassionato biker Lionel (Gary McKeehan) decide che è suo compito "salvarla" e restituirla alla strada. Insieme agli amici Fred (Frank Moore) e Bug (Hardee Lineham), si introduce così in casa del collezionista Mouette fingendosi un giornalista di una rivista d'arte, per convincerlo a vendergliela... Girato per la serie antologica canadese "Teleplay", questo breve tv movie di 24 minuti rappresenta una rara incursione di David Cronenberg nel campo della commedia. Poco più che uno sketch comico, può contare su personaggi bizzarri, situazioni divertenti e un'accesa satira del mondo dell'arte contemporanea (dove "collezionare arte è in sé una forma d'arte", e "collezionisti e critici contano più degli artisti stessi"), con Mouette che "colleziona" persino esseri umani, pagando il bel Ricardo (Géza Kovács) per stare in casa sua e non fare niente. Chuck Shamata è il proprietario del negozio di moto, Toby Tarnow la moglie del collezionista. In una linea di dialogo, Cronenberg sembra fare ironia anche su sé stesso ("Quando parli non so mai se mi racconti storie vere, o la trama di un film dell'orrore").

La sedia della menzogna (D. Cronenberg, 1976)

La sedia della menzogna (The lie chair)
di David Cronenberg – Canada 1976
con Amelia Hall, Susan Gogan
**

Visto su YouTube, in originale.

Rimasti con l'auto in panne in una notte di pioggia, i coniugi Carol (Susan Hogan) e Neil (Richard Monette) trovano ospitalità nella casa dove abitano la vecchia signora Rogers (Doris Petrie) e la sua cameriera Mildred (Amelia Hall). Ciascuna delle due anziane donne, però, rivela alla coppia che l'altra è pazza: secondo Mildred, la signora Rogers è convinta che i due siano i suoi nipoti (morti anni prima) giunti a farle visita, mentre secondo la padrona di casa è la cameriera a immaginare la stessa cosa (e ciascuna "recita" per non provocare all'altra uno shock). La vicenda si complica, assumendo toni sovrannaturali, quando lentamente Carol e Neil cominciano a immedesimarsi sempre di più, e senza volerlo, nei panni dei due nipoti... Scritto da David Cole e andato in onda nel febbraio del 1976, questo cortometraggio di 26 minuti è uno dei due episodi che David Cronenberg diresse per la serie televisiva canadese "Peep Show" (l'altro, "The victim", trasmesso qualche settimana prima, per qualche motivo è di più difficile reperibilità). Le atmosfere sono quelle degli episodi di "The Twilight Zone" (o di "Alfred Hitchcock presenta"), con tanto di colpo di scena finale. La regia di Cronenberg è professionale ma piuttosto anonima, e la storia si appoggia quasi esclusivamente sulla sceneggiatura e sulle (buone) prove del quartetto di interpreti.

4 febbraio 2021

Il demone sotto la pelle (D. Cronenberg, 1975)

Il demone sotto la pelle (Shivers, aka They came from within)
di David Cronenberg – Canada 1975
con Paul Hampton, Lynn Lowry
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

In un moderno complesso residenziale situato su un'isola (il film è stato girato a Nuns' Island, nei pressi di Montreal), il medico Roger St. Luc (Paul Hampton) scopre che gli esperimenti di uno scienziato in pensione hanno portato alla creazione di "parassiti" che, introdotti nel corpo umano, ne incrementano la forza, gli istinti animaleschi e violenti e soprattutto il desiderio sessuale. Il primo film mainstream (se così si può dire) di Cronenberg è un originale horror che, nonostante la povertà formale, costruisce atmosfere inquietanti e angoscianti. Gli uomini infetti dai parassiti si comportano di fatto come zombie affamati di sesso, o come i "baccelloni" de "L'invasione degli ultracorpi": e i sottotesti socio-politici sono evidenti, così come il legame fra sessualità, violenza e istinto animale, che in una società troppo tecnologica e repressa non può che portare al caos. Da notare come il medico protagonista appaia indifferente alle avances sessuali della sua infermiera (Lynn Lowry), persino quando lei si spoglia davanti a lui, e forse proprio questo suo distacco lo rende meno vulnerabile all'attacco dei parassiti, ai quali resiste fino all'ultimo. Anche il nome del complesso di condomini nella versione italiana, "l'Arca di Noè", sembra voler rimandare al lato animalesco dell'essere umano. Naturalmente, oltre che a questo, il regista è interessato soprattutto a esplorare le possibilità del body horror, con l'invasione del corpo umano da parte di parassiti che appaiono come enormi sanguisughe, tanto da lasciare una scia di sangue quando si spostano da un ospite all'altro. Nel cast anche Joe Silver, Barbara Steele, Alan Migicovsky, Susan Petrie e Ronald Mlodzik. Prodotto da Ivan Reitman (accreditato anche come "music supervisor"), il film fu accolto non senza perplessità, ma col tempo – complice la carriera del regista – è diventato un cult movie.

3 febbraio 2021

Secret weapons (David Cronenberg, 1972)

Secret weapons
di David Cronenberg – Canada 1972
con Norman Snider, Ronald Mlodzik
*1/2

Visto su YouTube, in originale.

Nel 1977, quinto anno della "guerra civile nord-americana", uno scienziato viene incaricato dal governo di mettere a punto un procedimento "neuro-psico-farmacologico" in grado di stimolare i centri del cervello che rendono aggressivi, per produrre soldati più combattivi. Cortometraggio di fantascienza minimalista e a basso budget per l'antologia "Programme X" della tv canadese, scritto e interpretato da Norman Snider (che collaborerà con l'amico Cronenberg anche alla sceneggiatura di "Inseparabili"): nulla più di una curiosità, uno dei tanti progetti televisivi con cui il regista si è fatto le ossa nei primi anni '70, ma che forse avrebbe meritato un maggiore sviluppo (il finale è aperto e si limita ad "apparecchiare" lo scontro fra un apparato governativo teocratico, burocratico e opprimente da un lato, gestito a tutti gli effetti da un'azienda farmaceutica, e bande di ribelli in motocicletta, guidati da una donna, dall'altro: chissà se in origine si trattava di un lungometraggio "abortito"). Peccato che i tempi televisivi ristretti impediscano al film di generare un proprio "ritmo" interno, come lavori anche più sperimentali quali "Stereo" e "Crimes of the future" riuscivano invece a fare. In ogni caso, in certe cose anticipa "Scanners" (si parla di poteri telepatici e attacchi psichici). E comunque colpisce che la tv canadese producesse (e mandasse in onda!) cose del genere. Interessante la colonna sonora elettronica firmata dal gruppo Syrinx.

20 gennaio 2021

Crimes of the future (D. Cronenberg, 1970)

Crimes of the future (id.)
di David Cronenberg – Canada 1970
con Ronald Mlodzik, Jon Lidolt
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Adrian Tripod (Mlodzik), direttore della "Casa della pelle", inquietante clinica dermatologica per pazienti con gravi disfunzioni, è confuso e disorientato da quando il suo mentore Antoine Rouge – "dermatologo folle" che sperimentava tecniche particolari – è misteriosamente scomparso nel nulla dopo che una malattia da lui scoperta ha annientato tutta la popolazione femminile fertile. Per questo motivo Tripod vaga irrequieto e curioso, spostandosi dalla sua struttura ad altri istituti dove si studiano enigmatiche patologie, insolite condizioni psichiche e strane mutazioni genetiche. Come il precedente "Stereo", il secondo lungometraggio di Cronenberg – sperimentale e underground – non ha dialoghi ma solo una voce narrante (quella di Tripod) che accompagna le immagini sullo schermo. Mentre si muove fra edifici, giardini esterni e spazi architettonici, incontrando altri singolari personaggi, il protagonista descrive nei dettagli strane malattie o procedure mediche (anomale secrezioni, crescita di nuovi organi), ardite teorie psicologiche (interazioni empatiche, metafisiche o esoteriche), interpretazioni distorte dell'evoluzione (mutazioni degli arti, nuove forme di riproduzione) e situazioni disturbanti (la scena finale con la bambina). Il tutto, nella sua inconsequenzialità, emette comunque un particolare fascino: e, ancora più che il lavoro precedente, sembra anticipare tematicamente certe cose di Peter Greenaway (per esempio "The Falls"). Cronenberg è anche sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia. Nel 2022 il regista riutilizzerà lo stesso titolo per un altro film, non collegato a questo ma di cui condivide alcuni temi.

19 gennaio 2021

Stereo (David Cronenberg, 1969)

Stereo (Tile 3B of a CAEE Educational Mosaic)
di David Cronenberg – Canada 1969
con Ronald Mlodzik, Jack Messinger
*1/2

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli.

Il primo lungometraggio di Cronenberg (dopo due brevi corti, "Transfer" e "From the drain"), amatoriale e sperimentale, è stato girato in bianco e nero nello Scarborough College, un campus satellite dell'Università di Toronto. Nei locali e nei corridoi dell'edificio si muovono sette attori, fra cui Ronald Mlodzik (che sarà presente anche nei lavori successivi del regista canadese, "Crimes of the future", "Il demone sotto la pelle" e "Rabid"), che indossa un lungo mantello e interagisce con altri bizzarri personaggi. Non sembra esserci una vera trama, almeno non una che sia facile da ricostruire a livello visivo, senza provare a immaginarla dalle scene prive di dialoghi e di rumori, talvolta mostrate al ralenti. La cinepresa usata per girare il film, infatti, era così rumorosa da rendere impossibile ricorrere al sonoro in presa diretta: l'audio sovrapposto alle immagini, aggiunto in un secondo momento, consiste nella voce di un narratore (anzi, più di uno) che descrive una sorta di "esperimento", il tentativo di risvegliare capacità telepatiche in alcuni soggetti di laboratorio, il tutto esposto come se si trattasse di una relazione scientifica o educativa, con accenni a strane teorie parapsicologiche e metafisiche. Il risultato ricorda (o meglio, anticipa in parte) i primi esperimenti di Greenaway. E l'insieme pare contare più della somma delle parti, anche se si fatica a cogliere il senso di quello che sembra uno sfoggio di vuota estetica e di contenuti pseudo-intellettuali. Se è difficile rimanere concentrati mentre si assiste per un'ora a sequenze in libertà, senza apparenti significati (ma si diceva lo stesso del primo Buñuel, dei surrealisti e dei dadaisti), mentre il narratore parla nel suo gergo monotono, scientifico e psicologico, è anche vero che pian piano emerge un tema ben preciso, quello dell'estensione artificiale delle capacità della mente umana, e quindi della modifica dell'essere umano, che rimarrà filo conduttore e costante di tutto il cinema di Cronenberg. Siamo dunque lontani da una semplice (e noiosa) accozzaglia di elementi casuali come potrebbe sembrare a prima vista.

13 gennaio 2021

From the drain (David Cronenberg, 1967)

From the drain
di David Cronenberg – Canada 1967
con Mort Ritts, Stefan Nosko
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli in inglese.

Due uomini, seduti vestiti dentro una vasca da bagno, parlano come se si trovassero in centro ricreativo per veterani di guerra disabili, di cui a turno affermano di essere il direttore (e che l'altro sia un paziente). Uno dei due teme che dallo scarico della vasca possano uscire dei misteriosi "viticci" in grado di ucciderlo: ed è ciò che capiterà nel finale, in quella che sembra anticipare una scena simile de "Il demone sotto la pelle". Il secondo dei due cortometraggi in 16mm girati da Cronenberg mentre studiava lettere all'Università di Toronto, rispetto a "Transfer", dura il doppio (14 minuti) e pare già più elaborato nella regia e nel montaggio. Sicuramente l'aver effettuato le riprese in interni, e in un luogo chiuso e così claustrofobico (una minuscola stanza da bagno), gli ha giovato. Ma come nel film precedente, siamo di fronte a una scenetta surreale e all'apparenza inconsequenziale, anche se nell'angosciante finale c'è un primo accenno di quel body horror che diventerà il marchio di fabbrica del regista canadese. E le paure (infantili) espresse dai protagonisti evocano atmosfere, più che horror, ancestrali e psicanalitiche (lo scarico della vasca è l'inconscio, da cui fuoriescono mostri che sono appunto il prodotto di noi stessi anziché entità esterne).

Transfer (David Cronenberg, 1966)

Transfer
di David Cronenberg – Canada 1966
con Mort Ritts, Rafe Macpherson
*1/2

Visto su YouTube, in originale.

Uno psicanalista megalomane ed eccentrico, fuggito a vivere in campagna perché nauseato dal proprio lavoro ("La comunicazione è il peccato originale"), è raggiunto da un suo ex paziente, Ralph, ossessionato da lui e che vorrebbe ricominciare le sedute. Ambientato all'aperto in un campo innevato, vicino a una fattoria, questo breve cortometraggio di 7 minuti non sarebbe niente più di una curiosità, se non fosse la prima fatica registica di David Cronenberg, ai tempi studente di lettere all'Università di Toronto. Ma a parte il bizzarro spunto, con personaggi dal comportamento infantile e dialoghi surreali, c'è poco da interessante o di notevole in quello che è a tutti gli effetti un sketch amatoriale. Cronenberg firmerà un altro corto nel 1967 ("From the drain") per dedicarsi poi ai suoi primi lungometraggi underground ("Stereo" nel 1969 e "Crimes of the future" nel 1970).

24 maggio 2014

Maps to the stars (David Cronenberg, 2014)

Maps to the Stars (id.)
di David Cronenberg – Canada/USA 2014
con Julianne Moore, Mia Wasikowska
**

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina.

Il titolo ("La mappa delle stelle") non si riferisce agli astri nel cielo ma ai divi di Hollywood, anche se entrambi hanno qualcosa in comune: come la luce delle stelle che giunge fino a noi è quella emessa molti anni prima, e dunque rappresenta una sorta di "fotografia" del passato, allo stesso modo i film ci mostrano le star nel pieno della loro giovinezza e bellezza, incapsulate per l'eternità in una dimensione senza tempo. Sono fantasmi del passato, dunque, proprio come gli spiriti che inspiegabilmente appaiono ai protagonisti di questa misteriosa e ondivaga pellicola di Cronenberg, alle prese con tormenti e contrasti familiari non risolti. Havana Segrand (un'eccellente Julianne Moore con i capelli biondi) aspira a recitare nel remake del film che anni prima rese celebre sua madre, donna da lei sempre detestata, che ha accusato di abusi sessuali e che è perita in un incendio negli anni settanta. Alle fiamme, quando aveva sette anni, è sopravvissuto anche Benji (Evan Bird), attore-bambino modellato evidentemente sul Macaulay Culkin di "Mamma, ho perso l'aereo" (come lui divenuto famoso per un filmetto girato in tenera età e poi con un'adolescenza bruciata troppo in fretta): l'incendio della sua casa fu provocato dalla sorella Agatha (Mia Wasikowska), che ne porta sul corpo ancora le cicatrici e che, dopo essere rimasta in una clinica fino alla maggiore età, torna adesso a Hollywood per rimettersi in contatto con lui, trovando nel frattempo un impiego come assistente personale proprio di Havana. Oltre al fuoco e ai contrasti familiari, a legare fra loro i personaggi ci sono appunto le apparizioni dei fantasmi del passato (la madre per Havana, una fan morta per Benji) nonché le parole di una poesia di Paul Éluard ("Libertà"). Molta la carne al fuoco (nel vero senso della parola!) nella sceneggiatura di Bruce Wagner, da sempre fustigatore di vizi e virtù della mecca del cinema. Qui svela le sue carte poco a poco; ma quando si tirano le fila non tutto convince pienamente: il personaggio di Julianne Moore, in particolare, esce di scena senza una vera risoluzione, mentre il rapporto fra Agatha e Benji (con tanto di rivelazione scioccante sui loro genitori) si dipana fin troppo esilmente lungo le linee del simbolo (mitologico) e della metafora. A fare da contorno "concreto" c'è la solita Hollywood cinica e volgare, dove ricchezza, droga, sesso, invidia e successo tendono a disumanizzare ogni relazione, persino quelle familiari. Fra i tanti riferimenti metacinematografici, da segnalare Carrie Fisher che interpreta sé stessa. Nel buon cast troviamo anche Robert Pattinson (al secondo film con Cronenberg dopo "Cosmopolis": e anche qui c'è una limousine di mezzo), John Cusack e Olivia Williams (i genitori di Benji e Agatha: lui psicologo televisivo e terapista delle star, lei ambiziosa manager del figlio) e Sarah Gadon (la madre di Havana da giovane). Una curiosità: per quanto possa sembrare strano, è il primo film girato da Cronenberg negli Stati Uniti.

30 maggio 2012

Cosmopolis (David Cronenberg, 2012)

Cosmopolis (id.)
di David Cronenberg – Canada/Fra/Por/Ita 2012
con Robert Pattinson, Paul Giamatti
***

Visto al cinema Apollo, con Sabrina.

“Uno spettro si aggira per il mondo: è lo spettro del capitalismo”. Adattando il profetico romanzo di Don DeLillo, che nel 2003 aveva già previsto la deriva antisociale e la crisi generata da un’economia “virtuale” che nel giro di pochi secondi può distruggere patrimoni o interi paesi (“Stiamo speculando sul nulla”, rivela a un certo punto uno dei personaggi), Cronenberg si allontana dai thriller più “commerciali” che aveva realizzato negli ultimi tempi e ritorna alle proprie origini, sfornando quasi un “Videodrome” aggiornato agli anni duemila: al posto della televisione e dei media, come simbolo dell’annullamento dell’identità e della fusione fra realtà e virtuale c’è ora il mondo finanziario, veicolo psicotico verso l’apocalisse del terzo millennio, un mondo dove sesso, denaro e potere si confondono in un freddo esistenzialismo. A bordo della sua lunga e bianca limousine blindata e insonorizzata (a significare un ulteriore distacco con il resto del mondo), il giovane miliardario e speculatore Eric Packer attraversa la città di New York per andare a tagliarsi i capelli. Ma forse non è la giornata giusta: la crescita dello yuan, che non aveva previsto, sta fagocitando il suo patrimonio; la visita in città del presidente degli Stati Uniti ha messo in allarme tutti i reparti di sicurezza e fatto andare in tilt il traffico di Manhattan, ulteriormente rallentato dal funerale new age di un popolare rapper; le strade sono investite dalle proteste di gruppi di anarchici (che ricordano gli indignados o i movimenti “Occupy Wall Street”) che suggeriscono provocatoriamente di usare topi morti come nuova moneta di scambio, e imbrattano anche l’auto di Eric, facendola assomigliare ai quei dipinti di arte moderna (Pollock – come nei titoli di testa – o Rothko – come in quelli di coda) da cui il nostro è tanto attratto; inoltre c’è la voce di un imminente attentato che un misterioso terrorista avrebbe in programma proprio contro di lui. Nel microcosmo della sua limousine, il protagonista ospita i suoi consulenti di mercato (giovanissimi esperti di computer, fanatiche dello jogging, “fumose” teoriche dell’economia), si fa fare accurati check-up medici (che rivelano, con suo grande sconcerto, la presenza di un’asimmetria della prostata), fa sesso, orina, mangia e dorme. Il cinema mutante di Cronenberg torna a essere ossessionato dai corpi e dagli oggetti, i secondi visti come veri e propri prolungamenti dei primi (come la stessa limousine, quasi un essere vivente – “Dove dormono queste auto di notte?” – o come la pistola tecnologica della guardia del corpo che risponde ai comandi vocali: la distinzione si perde al punto che più tardi Eric si sentirà in dovere di attivare con la propria voce anche una comunissima rivoltella). L’ostinazione nel voler tornare nella bottega della propria infanzia per farsi aggiustare il taglio è tipica di uno scenario “mafioso”. Se gran parte dei dialoghi e dei discorsi sull’economia risultano astratti, fuorvianti, noiosi e pretenziosi (difetti ereditati probabilmente dall’origine letteraria della sceneggiatura), l’atmosfera sensoriale costruita dal regista, dal direttore della fotografia (Peter Suschitzky) e dal compositore (Howard Shore) cattura lo spettatore e lo intrappola nello stesso inferno in cui si chiude volontariamente il protagonista, in un odissea (non a caso il romanzo di DeLillo è stato paragonato allo “Ulysses” di Joyce) senza scampo verso la follia e l’autodistruzione. Proprio come le tele di Pollock, il film va visto “da lontano” per apprezzarne l’insieme: focalizzando l’attenzione sui singoli particolari si vedrebbero soltanto macchie di colore insignificanti, come le cifre sputate dai freddi monitor che collegano l’auto di Eric ai mercati globali. Peccato per la prova non del tutto convincente dell’attore protagonista (il vampiro di “Twilight”), scelto forse dalla produzione per dare maggior appeal commerciale a un film difficile e sui generis: Pattinson esce sconfitto dal confronto con quasi tutti gli altri personaggi, soprattutto da quello con il monumentale Paul Giamatti che interpreta il suo attentatore nel finale. Nel cast anche Juliette Binoche, Mathieu Amalric (il “terrorista-pasticciere” che lancia le torte in faccia ai suoi bersagli), Samantha Morton e Jay Baruchel.

24 settembre 2011

A dangerous method (D. Cronenberg, 2011)

A dangerous method (id.)
di David Cronenberg – Canada/Germania 2011
con Michael Fassbender, Keira Knightley
**1/2

Visto al cinema Anteo, in originale con sottotitoli (rassegna di Venezia).

Sabina Spielrein, russa di origine ebrea, fu paziente (e amante) di Carl Gustav Jung e poi corrispondente e allieva di Sigmund Freud. Divenne in seguito una delle prime donne psicoanaliste: la storia della sua vita si intreccia dunque inesorabilmente con quella della psicoanalisi, che proprio negli anni precedenti alla prima guerra mondiale stava muovendo i suoi primi passi. Tratta dal testo teatrale "The talking cure" di Christopher Hampton (da lui stesso adattata per il cinema), la pellicola utilizza proprio la figura della Spielrein come filo conduttore per raccontare l'incontro, la collaborazione e poi i contrasti fra i due massimi teorici dell'analisi dell'inconscio: Freud (interpretato da un controllato Viggo Mortensen, al suo terzo film consecutivo con Cronenberg), fondatore della disciplina, e il più giovane Jung (un somigliantissimo Michael Fassbender), a lungo considerato il suo "erede" e successore designato, prima che profonde divergenze di varia natura li portassero a prendere strade diverse (Jung rimproverava a Freud l'ostinazione a interpretare ogni elemento da un punto di vista sessuale, nonché la visione dell'incoscio come un semplice "deposito" di emozioni e desideri repressi, mentre il pragmatismo di Freud mal tollerava il tentativo di Jung di allargare la psicoanalisi allo studio di funzioni più trascendenti, agli archetipi e a un'energia psichica più generalizzata). Ben documentato e attento ai particolari storici e biografici (molti episodi sono riproposti con estrema fedeltà: il primo colloquio fra Freud e Jung, che durò quasi tredici ore; la reticenza di Freud a raccontare un suo sogno a Jung durante il viaggio in nave verso gli Stati Uniti per "non mettere a repentaglio la propria autorità"; e si cita di sfuggita persino la diatriba sul nome da dare alla disciplina: "psicanalisi" per Jung, "psicoanalisi" per Freud), il film è sicuramente interessante ma non riesce mai a decollare. A tratti si ha l'impressione che Cronenberg e Hampton si siano limitati a svolgere un "compitino" senza particolare creatività, soprattutto se lo si confronta con pellicole come "Amadeus" che, pur non rinunciando ai dettagli storici, si prendevano enormi libertà per raccontare non solo le vite dei personaggi ma per darne anche un'interpretazione artistica, offrendo "qualcosa di più" di quello che può essere trovato semplicemente leggendo una biografia o una voce enciclopedica. Qui, a parte alcuni momenti (quelli della relazione con venature masochistiche fra Sabina e Jung, per esempio), la narrazione rimane freddina e i protagonisti non prendono mai davvero vita. Fortunatamente la regia solida e le buone prove degli attori (anche se Keira Knightley tende un po' a esagerare nella sua recitazione) rendono comunque piacevole la visione. Alla fine il personaggio che rimane più impresso è forse quello dell'eccentrico Otto Gross, interpretato da Vincent Cassell, che pur essendo solo un comprimario in una breve sequenza, risulta simpatico e memorabile. La vita di Sabina Spielrein e la sua turbolenta relazione con Jung sono al centro anche di un altro film recente, "Prendimi l'anima" di Roberto Faenza, che non ho ancora visto. Curiosità: uno psicoanalista era al centro anche del primissimo lavoro di Cronenberg, il cortometraggio amatoriale "Transfer", girato quando il regista era solo uno studente.

3 maggio 2009

A history of violence (D. Cronenberg, 2005)

A history of violence (id.)
di David Cronenberg – USA 2005
con Viggo Mortensen, Maria Bello
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Rivisto in DVD, con Giovanni.

Tom Stall, tranquillo padre di famiglia, sventa una rapina nella tavola calda che gestisce in una cittadina di provincia, uccidendo due pericolosi malviventi e mostrando una freddezza inaspettata. Il fatto lo trasforma in un eroe locale, ma attira anche l'attenzione di alcuni gangster di Philadelphia che credono di riconoscere in lui Joey Cusack, un killer di cui da tempo si erano perse le tracce. E persino la sua stessa famiglia inizia a dubitare della sua reale identità. Tratto da un fumetto di John Wagner e Vince Locke, è il film con il quale Cronenberg solo apparentemente si allontana dalle atmosfere horror e inquietanti dei suoi precedenti lavori. In realtà la tensione, il tema dell'identità e quello dell'assurdo che invade il quotidiano lo rendono perfettamente in linea con la filmografia del regista canadese: semmai è la confezione a essere più mainstream e accessibile anche a un pubblico più vasto. Nonostante il ritmo lento, la pellicola è vivacizzata da improvvisi scoppi di violenza (anche notevole dal punto di vista grafico) che fa di colpo uscire di scena personaggi fino ad allora ben caratterizzati. Rispetto al fumetto originale, la sceneggiatura elimina lunghi e inutili flashback sulla vita precedente del protagonista e amplia invece il focus sui rapporti familiari, vero e proprio filo conduttore del film: Tom/Joey ha abbandonato la sua famiglia "violenta" per dedicarsi a una nuova vita, e la scena finale nella quale torna a casa, incerto su come verrà accolto, è di intensità elevata. Ottimo il cast: fra i "cattivi" spiccano Ed Harris e William Hurt, ma convincono anche la bella Maria Bello (scusate il bisticcio) e il giovane Ashton Holmes, rispettivamente nei panni della moglie e del figlio di Viggo. La bambina piccola (Heidi Hayes) sembra invece una bambola. Con Mortensen, Cronenberg entra subito in sintonia, tanto che l'attore sarà protagonista anche del suo successivo lavoro, "La promessa dell'assassino".

7 giugno 2008

Inseparabili (David Cronenberg, 1988)

Inseparabili (Dead ringers)
di David Cronenberg – Canada/USA 1988
con Jeremy Irons, Geneviève Bujold
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Rivisto in DVD, con Martin.

Beverly ed Elliot sono due gemelli indistinguibili (interpretati entrambi da un eccellente Irons), che si scambiano spesso di posto dividendosi sia le donne sia gli impegni di lavoro: il primo, ginecologo, è il più introverso, fragile e sensibile dei due; il secondo, ricercatore universitario, è più estroverso e spregiudicato. Veri e propri "gemelli siamesi" psicologici, sono legati da un cordone immaginario impossibile da troncare. E quando Beverly va alla deriva per una problematica relazione sentimentale che si rifiuta di condividere con il fratello e per la tossicodipendenza che ne consegue, trascinerà con sé anche Elliot verso la follia e l'autodistruzione. Freddo (la fotografia è dominata dai colori blu e bianco), disturbante (gli “strumenti ginecologici per donne mutanti” con cui Beverly vuole operare sono degni di H. R. Giger), greenawayano (alcuni temi evocano, di volta in volta, “Lo zoo di Venere” o altre pellicole del regista inglese), è uno fra i più belli e interessanti film di Cronenberg, un autore in grado come pochi altri di coniugare le turbe della mente a quelle del corpo. Quando l'avevo visto al cinema, vent'anni fa, non mi era piaciuto: ma evidentemente non ero ancora preparato a pellicole di questo tipo, visto che stavolta l'ho trovato estremamente intrigante e con un'atmosfera sempre più coinvolgente man mano che la trama procede.

14 dicembre 2007

La promessa dell'assassino (D. Cronenberg, 2007)

La promessa dell'assassino (Eastern promises)
di David Cronenberg – USA/GB/Canada 2007
con Viggo Mortensen, Naomi Watts
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Visto al cinema Plinius.

È il secondo film consecutivo in cui Cronenberg si affida a Viggo Mortensen come protagonista, e anche stavolta il "fisico" e carismatico Aragorn veste i panni di un personaggio che per quasi tutta la pellicola si colloca ambiguamente a metà strada fra il bene e il male, gemello per molti versi di quello di "A history of violence", di cui è praticamente un riflesso. Freddo (non per nulla è siberiano) e calcolatore, è l'autista e guardia del corpo del figlio di un boss della mafia russa a Londra, mentre Naomi Watts è un'infermiera del reparto maternità di un ospedale che entra in contatto con lui quando si mette a indagare sulle origini di una misteriosa ragazza morta di parto, mettendo in pericolo – senza saperlo – la famiglia criminale cui l'uomo è legato. Tornando a riflettere sui temi della famiglia, dell'identità e del passato, e senza risparmiare allo spettatore situazioni brutali e dettagli cruenti (i corpi subiscono tagli, mutilazioni, tatuaggi e violenze, in puro stile Cronenberg, anche se si resta comunque più dalle parti del film di genere che da quelle dell'indagine fisica/psicologica alla "Spider" o "Videodrome"), il regista canadese dipana lentamente una storia che emoziona su più livelli e colpisce per lo scarso utilizzo delle convenzioni hollywoodiane, anche se forse la mancanza di colpi di scena (i pochi che ci sono risultano abbastanza telefonati) impedisce al film di diventare un capolavoro. Scandita dalla lettura di brani del diario della ragazza morta, la pellicola si addentra anche nei meandri dei rituali della criminalità russa. Molto bella la scena del combattimento nel bagno pubblico e anche quella, nel finale, del salvataggio della bambina nel vicolo. Kirill, il personaggio interpretato da un ottimo Vincent Cassel (ma tutto il cast è eccellente), si arrabbia se lo chiamano "checca", anche se per tutto il film l'attrazione omoerotica fra lui e Viggo Mortensen è evidente. Il doppiaggio italiano non ha fatto troppi danni all'accento russo di Mortensen e Cassel, ma sarei comunque curioso di sentirlo in lingua originale.