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29 marzo 2024

Dune: Parte due (Denis Villeneuve, 2024)

Dune: Parte due (Dune: Part Two)
di Denis Villeneuve – USA 2024
con Timothée Chalamet, Zendaya
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Sopravvissuti al massacro della Casa Atreides da parte dei rivali Harkonnen, il giovane Paul (Timothée Chalamet) e sua madre Jessica (Rebecca Ferguson) vengono accolti da una tribù di Fremen, il popolo nomade che vive fra le sabbie inospitali del pianeta desertico Arrakis. L'uno – che assume il nuovo nome di "Muad'dib" Usul – ritenuto suo malgrado una figura messianica, e tormentato da tragiche visioni del futuro, l'altra scelta come sacerdotessa, e abile nel fomentare le pulsioni religiose del popolo, li guideranno alla rivolta contro gli Harkonnen e l'Imperatore, che sfruttano il pianeta (e ne schiavizzano gli abitanti) per raccogliere la preziosa spezia. Realizzato solo dopo che il successo della prima parte (uscita tre anni prima) ha convinto i produttori a procedere con il progetto (le due pellicole non sono state girate back-to-back, come è invece consuetudine recente di Hollywood per le serie di questo tipo), il secondo film della saga fantascientifica di "Dune" porta a conclusione l'adattamento del primo romanzo di Frank Herbert, anche se il finale viene parzialmente modificato in modo da concludere con un relativo cliffhanger e agganciarsi meglio al secondo romanzo, "Messia di Dune", che dovrebbe fornire il materiale per l'eventuale terzo film. Pur non lesinando epicità, scenari grandiosi, temi politici (intrighi incrociati, la critica all'imperialismo), filosofici (il destino, l'autodeterminazione) e prettamente fantascientifici (anche se elementi come i Mentat o la gilda dei navigatori, per dirne un paio, continuano a essere praticamente assenti), quasi tutto il focus è riservato alla "guerra santa" (la jihad) e ai sottotesti religiosi, rendendo ancora più espliciti i riferimenti al mondo arabo e al Medio Oriente. Spettacolare visivamente, in particolare per le sequenze di combattimento e quelle che mostrano sullo schermo i giganteschi vermi della sabbia (che i Fremen hanno imparato a cavalcare!), il film soffre di un certo gigantismo che lo rende a tratti pesante, non solo per la mancanza di sottigliezza nell'affrontare le questioni religiose, ma soprattutto per via di qualche carenza a livello di pacing: alcune parti si trascinano troppo a lungo, altre sono glissate via rapidamente, e diversi personaggi vengono (re)introdotti di punto in bianco in maniera non sempre efficace (es.: Gurney Halleck). Anche sul piano della visionarietà (si pensi al tema delle profezie, o al ruolo della sorella – non ancora nata – di Paul) si finisce quasi per rimpiangere l'imperfetta e più "folle" versione di Lynch del 1984. Rispetto al primo film, hanno un ruolo più prominente Zendaya (Chani) e Javier Bardem (Stilgar), nonché Austin Butler (Feyd-Rautha). Tornano inoltre Josh Brolin (un redivivo Gurney Halleck), Stellan Skarsgård (il barone Harkonnen) e Dave Bautista (Rabban). Christopher Walken è l'Imperatore, Florence Pugh la principessa Irulan, Léa Seydoux la giovane Bene Gesserit Margot.

31 luglio 2023

Avatar 2 (James Cameron, 2022)

Avatar: La via dell'acqua (Avatar: The Way of Water)
di James Cameron – USA 2022
con Sam Worthington, Stephen Lang
**

Visto in TV (Disney+).

Per proteggere la propria famiglia – la moglie Neytiri (Zoe Saldana) e i quattro figli Neteyam, Lo'ak, Tuk e Kiri (Sigourney Weaver!), quest'ultima adottata – dalla vendetta del redivivo colonnello Quaritch (Stephen Lang), tornato su Pandora nel corpo clonato di un Na'vi insieme a una nuova forza di invasione terrestre, l'ex marine Jake Sully (Sam Worthington) – diventato nel frattempo un capoclan Na'vi col nome di Omaticaya – decide di abbandonare insieme a loro il mondo delle foreste e di stabilirsi presso le tribù indigene che vivono sulla costa, vicino alle barriere coralline. Qui i suoi figli imparano le usanze dei popoli marini, "la via dell'acqua", cercando di integrarsi fra loro. Ma il colonnello li rintraccia lo stesso, e lo scontro sarà inevitabile. L'enorme successo commerciale di "Avatar", nel 2009, aveva portato James Cameron a mettere quasi immediatamente in cantiere un sequel, anzi una serie di seguiti (ne sono previsti quattro, per ora), la cui lavorazione si è però protratta talmente a lungo che il primo di questi è uscito ben tredici anni dopo il prototipo. Tredici anni in cui il mondo del cinema è andato avanti, in molteplici direzioni: la febbre del 3D (che tanto aveva contribuito agli incassi del primo film), per esempio, è quasi svanita. Il che aveva spinto molti analisti a immaginare un sonoro flop per il secondo "Avatar", anche considerando il fatto che il primo aveva lasciato ben poco nell'immaginario collettivo. E invece, ancora una volta Cameron ha avuto ragione, almeno dal punto di vista commerciale: "La via dell'acqua" ha fatto sfracelli al botteghino, incassando oltre due miliardi di dollari in tutto il mondo. Tecnicamente impeccabile, narrativamente parlando però è carente quasi quanto il film precedente: una storia esile e poco interessante, situazioni stereotipate (i bulli, le dinamiche da teenager), dialoghi mediocri, personaggi debolmente o per nulla caratterizzati.

Il punto di forza, ancora una volta, sono le immagini: l'aspetto visivo è spettacolare, anche se tutto è CGI e animazione digitale, per una serie di scenari "esageratamente" belli ma anche incapaci di offrire autentici agganci emotivi. È videografica (nemmeno videoarte), non più cinema, e più che a un film sembra di assistere a uno screensaver o a uno di quei filmati dimostrativi che scorrono sugli schermi dei televisori messi in mostra nei negozi di elettronica. Così come è difficile riconoscere gli attori dietro i loro "avatar" digitali (ho scoperto che uno dei personaggi è interpretato da Kate Winslet soltanto leggendo i titoli di coda). Fra i soggetti affrontati, sorvolando sugli abusati temi sul concetto di famiglia, spicca quello dell'incontro fra le diverse culture, che riguarda sia i buoni (la famiglia di Sully che cerca di integrarsi dei Na'vi del mare) sia i cattivi (Quaritch e i suoi uomini cercano di "imparare a pensare come il nemico"). Continua invece a mancare ogni riflessione sull'identità, a dispetto del titolo della franchise. Riguardo al world building, si ripetono gli stessi temi del primo film, a partire dalla "comunione con la natura", che qui si riflette nel rapporto fra i clan del mare e i giganteschi tulkun, enormi cetacei "intelligenti e sensibili" a cui ovviamente i cattivi danno la caccia come, sulla Terra, fanno le baleniere. Sully resta ai margini di quasi tutta la pellicola, lasciando il proscenio ai figli, salvo affrontare il cattivo nel finale. Fra i nuovi personaggi spicca "Spider" (Jack Champion), il figlio del colonnello, cresciuto fra i Na'vi e diventato amico dei figli di Sully, che si aggira fra gli indigeni quale unico umano con una maschera per respirare (ricordando in questo la Sandy Cheeks di Spongebob!). Nonostante la lunga durata (oltre tre ore), il film è complessivamente inconcludente nel quadro più ampio (la nuova invasione terrestre non viene sventata) e fa solo da preambolo ai capitoli successivi. Premio Oscar per gli effetti speciali, più altre tre nomination (sonoro, scenografie e film, quest'ultima regalata).

10 luglio 2023

Lola (Andrew Legge, 2022)

Lola (id.)
di Andrew Legge – GB/Irlanda 2022
con Emma Appleton, Stefanie Martini
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

Agli inizi degli anni quaranta, nella campagna inglese, le sorelle Thomasina (Emma Appleton) e Martha (Stefanie Martini) Hanbury inventano "Lola", una macchina che può ricevere trasmissioni radiofoniche e televisive dal futuro. Dapprima si appassionano alla cultura e alla musica del tardo ventesimo secolo (in particolare a David Bowie, la cui canzone "Space Oddity" diventa per loro una sorta di inno personale e liberatorio), ma poi cominciano a usare la macchina per intercettare i notiziari bellici, con l'intento di aiutare il proprio paese a sconfiggere i tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Per una serie di paradossi, però, proprio le loro azioni porteranno invece i nazisti ad avere la meglio e a conquistare la Gran Bretagna, creando una distopia anche dal punto di vista culturale, dove la stessa musica pop si ammanta di toni fascisti... Realizzato durante il lockdown, in bianco e nero e in forma quasi amatoriale, usando cineprese 16mm e lenti d'epoca, nonché molto materiale di repertorio (riprese con Churchill e Hitler, per esempio, ma anche scene di folla, di guerra e di bombardamenti), un film di fantastoria che ricorre alla trovata del found footage (si finge cioè che tutto il girato sia opera delle sorelle stesse, giunto in qualche modo fino ai giorni nostri), anche se per una volta questa non è fine a sé stessa ma parte integrante della storia stessa e strumento essenziale per la risoluzione finale del paradosso. Il tutto è semplice (il film dura poco più di un'ora) ma a suo modo ingegnoso, e affascinante dal punto di vista fantascientifico, oltre che coerente nello stile. Il regista, anche sceneggiatore, è all'esordio. Interessante anche la colonna sonora di Neil Hannon, che fonde anacronisticamente suggestioni punk e glam rock.

25 giugno 2023

High life (Claire Denis, 2018)

High life (id.)
di Claire Denis – Francia/Ger/Pol/GB/USA 2018
con Robert Pattinson, Juliette Binoche
*1/2

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

A bordo di una navicella spaziale, uscita dal sistema solare e diretta verso un buco nero, ci sono soltanto un uomo, Monte (Robert Pattinson), e una neonata. In un lungo flashback (la narrazione non è lineare) veniamo a sapere che l'equipaggio era composto da una decina di criminali condannati a morte, cui era stata data una seconda possibilità purché accettassero di sottoporsi a esperimenti scientifici, e da una dottoressa (Juliette Binoche) ossessionata dallo studio della riproduzione umana per via artificiale. Tensioni interne e malattie hanno portato alla morte di tutti, tranne che dell'uomo e della bambina, geneticamente sua figlia, che anche a distanze così siderali continuano a ricevere trasmissioni dalla Terra. Strana pellicola di fantascienza "esistenzialista", che a tratti (e per atmosfere) ricorda certo cinema degli anni settanta e dell'Europa dell'est (e, ovviamente, "Solaris"). Alla resa dei conti, però, si resta con l'impressione che dietro l'austerità formale ci sia poca sostanza, e che i temi su cui riflettere – il senso della vita e della riproduzione, l'isolamento, la colpa e la redenzione – non siano approfonditi abbastanza. Nel cast anche André Benjamin, Mia Goth, Lars Eidinger, Claire Tran, Agata Buzek.

6 giugno 2023

Terrore dallo spazio profondo (P. Kaufman, 1978)

Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers)
di Philip Kaufman – USA 1978
con Donald Sutherland, Brooke Adams
**1/2

Rivisto in TV (RaiPlay).

Misteriose spore provenienti dallo spazio danno origine a strane piante che "sostituiscono" gli esseri umani, rimpiazzandoli con copie identiche ma prive di emozioni. Ad accorgersene sono l'ispettore di salute pubblica Matthew Bennell (Donald Sutherland) e la sua collega Elizabeth Driscoll (Brooke Adams), che cercheranno inutilmente di avvisare le autorità... Rifacimento del classico film di fantascienza anni cinquanta "L'invasione degli ultracorpi" (in originale i titoli dei due film sono identici, riprendendo quello dell'omonimo romanzo di Jack Finney: i distributori italiani, chissà perché, scelsero di cambiare quello del remake), di cui sposta l'ambientazione a San Francisco e ai giorni nostri e cambia i protagonisti (di fatto può essere considerato una variazione sul tema). La trama resta comunque identica ("baccelloni" compresi), ma tensioni e paranoie cambiano contesto: non più "politico", con echi di guerra fredda, ma sociale e "psicologico", sullo straniamento della vita moderna che rende sempre più fragili i rapporti umani e famigliari, e sul ritorno a uno stile di vita "inquadrato" che segna, in un certo senso, la fine dell'esperienza della controcultura degli anni settanta. In ogni caso, a tratti è davvero spaventoso e funziona bene sia come horror sia come film di fantascienza. Nel buon cast, anche Jeff Goldblum (il poeta Jack Bellicec), Veronica Cartwright (sua moglie Nancy, che gestisce un negozio di "bagni di fango") e, soprattutto, Leonard "Spock" Nimoy (lo psichiatra David Kibner), in uno dei suoi rari ruoli degni di nota al di fuori di "Star Trek". Kevin McCarthy e Don Siegel, protagonista e regista del film del 1956, fanno una breve comparsa, rispettivamente nei panni dell'uomo che tenta inutilmente di mettere in guardia i nostri eroi in strada ("Arrivano! Sono già qui! Poi toccherà anche a voi!", le stesse parole con cui si concludeva il film precedente) e in quelli del tassista che li conduce verso l'aeroporto. Gli effetti speciali di Russell Hessey riescono a rendere inquietanti anche semplici inquadrature di fiori e piante. Finale memorabile. La sceneggiatura è di W. D. Richter, la musica del pianista jazz Denny Zeitlin (si tratta della sua unica colonna sonora cinematografica).

28 maggio 2023

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (P. Reed, 2023)

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (id.)
di Peyton Reed – USA 2023
con Paul Rudd, Jonathan Majors
*1/2

Visto in TV (Disney+).

Risucchiati per errore nel cosiddetto "regno quantico", il mondo subatomico già menzionato nei precedenti due film, Scott Lang/Ant-Man (Paul Rudd) e i suoi famigliari – la figlia tredicenne Cassie (Kathryn Newton), la compagna Hope/Wasp (Evangeline Lilly), e i genitori di lei Hank Pym (Michael Douglas) e Janet van Dyne (Michelle Pfeiffer) – devono vedersela con la minaccia di Kang il Conquistatore (Jonathan Majors), viaggiatore spaziotemporale e distruttore di interi universi, esiliato laggiù dai suoi stessi alter ego delle altre dimensioni. La terza pellicola "a solo" del più insignificante degli Avengers (anche se condivide il titolo con Wasp: ma nell'economia della vicenda Hope è forse il personaggio meno importante di tutti, persino in confronto a Cassie o Janet) ha essenzialmente un solo pregio, quello di introdurre il nuovo grande cattivone del Marvel Cinematic Universe, colui che probabilmente sarà destinato a fare da filo conduttore nella nuova "fase" cinematografica della casa delle idee. Per il resto, il film è deficitario narrativamente e nel montaggio, con una sceneggiatura noiosa e una scrittura mediocre, che sacrifica i personaggi (soprattutto gli eroi, protagonista compreso) in favore di un'ambientazione visivamente affascinante sì (merito della CGI), ma anche tutto sommato generica. Gli incredibili scenari del mondo quantico, e i suoi variopinti abitanti, rimangono solo a fare da sfondo a scene di esplorazione e combattimento che si trascinano stancamente, mentre i rapporti famigliari fra i personaggi non offrono niente di epocale, originale o stimolante. Fra i comprimari, dal primo film torna Darren Cross (Corey Stoll), stavolta nei panni di M.O.D.O.K., grottesco testone volante giustamente trattato in chiave comica; fra gli abitanti del mondo quantico spiccano invece la tosta guerriera ribelle Jentorra (Katy O'Brian), il bizzarro telepate Quaz (William Jackson Harper) e l'ambiguo Lord Krylar (Bill Murray, in un breve cameo che strizza troppo l'occhio allo spettatore).

26 aprile 2023

La zona morta (David Cronenberg, 1983)

La zona morta (The Dead Zone)
di David Cronenberg – USA 1983
con Christopher Walken, Brooke Adams
**1/2

Rivisto in TV (Prime Video).

Risvegliatosi dopo cinque anni di coma in seguito a un incidente stradale, l'insegnante Johnny Smith (Christopher Walken) scopre di aver sviluppato un inquietante potere paranormale: toccando un'altra persona, ha delle "visioni" che possono essere legate al suo passato, al suo presente o al suo futuro. Pur ritenendole più una maledizione che un dono, metterà le sue capacità al servizio del prossimo, aiutando per esempio la polizia a individuare un serial killer. E quando sventerà la morte di un ragazzino, che aveva visto annegare nel lago ghiacciato, si renderà conto che è anche possibile cambiare il futuro che gli appare. Perciò, quando scoprirà per caso che un rampante e spregiudicato politico locale (Martin Sheen), candidato al senato, è destinato a scatenare un conflitto nucleare dopo essere diventato presidente degli Stati Uniti, capirà che il suo compito è quello di ucciderlo prima che prenda il potere. Da un romanzo di Stephen King, un affascinante thriller fantascientifico che fonde suggestioni soprannaturali con atmosfere intime e quotidiane. Lo sceneggiatore Jeffrey Boam sceglie una struttura a episodi (l'incipit con Johnny che scopre i propri poteri; la sequenza centrale con la caccia al serial killer; e il finale con la trama del politico), anziché quella "parallela" del romanzo di King: ma nonostante questo limite e qualche goffaggine nei dialoghi, la potenza del soggetto – che ispirò anche un albo di Dylan Dog – e le buone prove del cast (Brooke Adams è Sarah, la fiamma di Johnny; Herbert Lom è il dottore che lo ha in cura; Tom Skerritt è lo sceriffo di Castle Rock) lo rendono assai gradevole. Ottimo Walken. Stephen King (che avrebbe voluto Bill Murray come protagonista!) apprezzò. La colonna sonora è firmata da Michael Kamen, anziché dal consueto collaboratore di Cronenberg, Howard Shore. Nel 2002 dal romanzo di King è stata realizzata anche una serie televisiva, durata sei stagioni.

26 febbraio 2023

Crimes of the future (D. Cronenberg, 2022)

Crimes of the future (id.)
di David Cronenberg – Canada/Grecia 2022
con Viggo Mortensen, Léa Seydoux
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

In un futuro in cui l'umanità ha sviluppato l'insensibilità al dolore fisico e una totale resistenza alle malattie infettive, procurarsi tagli e incisioni chirurgiche sul proprio corpo è diventata una forma d'arte, al pari dei tatuaggi, o addirittura una pratica erotica ("La chirurgia è il nuovo sesso"). Saul Tenser (Viggo Mortensen, alla quarta collaborazione con Cronenberg) è appunto un "artista concettuale" di grande fama, che si esibisce in pubblico insieme alla sua partner Caprice (Léa Seydoux), la quale durante le loro performance gli asporta i numerosi organi interni, sempre nuovi e dalle funzioni misteriose, che il suo corpo produce a getto continuo. Ma Saul, sotto copertura, è anche un informatore della New Vice, l'unità del governo contro i crimini corporei, preoccupata per le possibili evoluzioni della biologia umana, che rischiano di trasformare l'uomo in qualcosa di completamente nuovo. E quando Saul viene contattato da Lang Dotrice (Scott Speedman), membro di una setta segreta di "mangiaplastica", affinché esegua in pubblico l'autopsia di suo figlio Brecken, scopre che diversi individui sono interessati a questo nuovo stadio dell'evoluzione umana: uno stadio che, rendendo il corpo umano capace di digerire la plastica e i materiali artificiali, lo porterebbe in maggiore sintonia con il mondo moderno e tecnologico. A otto anni di distanza dal suo ultimo lavoro ("Maps to the stars"), Cronenberg torna alla fantascienza e al body horror, recuperando addirittura un titolo che aveva già usato per uno dei suoi primi lungometraggi (ma non si tratta di un remake, anche se con il film del 1970 condivide diversi temi, a partire dalle mutazioni evolutive e genetiche). Colmo di concetti e immagini bizzarre (la crescita spontanea di tumori vista come una forma di creazione artistica; i mobili e i macchinari viventi, di aspetto quasi "gigeriano", come i letti, le poltrone o i tavoli per le autopsie) e di personaggi ambigui (come i due burocrati del "Registro nazionale degli organi", interpretati da Don McKellar e Kristen Stewart, o le due tecniche-sicari dell'azienda che produce i macchinari medici, Tanaya Beatty e Nadia Litz), il film non è certo avaro di spunti e, anzi, dà adito a interessanti riflessioni sulle possibili evoluzioni della biologia umana, il tutto immerso in un'atmosfera claustrofobica e malsana.

6 febbraio 2023

Everything everywhere all at once (Daniels, 2022)

Everything everywhere all at once (id.)
di Daniel Kwan, Daniel Scheinert – USA 2022
con Michelle Yeoh, Ke Huy Quan
***

Visto al cinema Colosseo.

Evelyn Wang (Michelle Yeoh), cinese di mezza età e proprietaria di una lavanderia a gettoni negli Stati Uniti, ha parecchie cose per la testa, e tutte insieme: una relazione in crisi con il marito Waymond (Ke Huy Quan), un rapporto difficile con la figlia gay e ribelle Joy (Stephanie Hsu), l'arrivo dalla Cina del padre vecchio e malato (James Hong), una visita fiscale in corso da parte dell'ispettrice Deirdre Beaubeirdre (Jaime Lee Curtis), i preparativi per la festa del capodanno cinese che si terrà proprio nel suo negozio. E come se non bastasse, è sopraffatta dai rimpianti per le vite che non ha vissuto, lei che in gioventù sognava di volta in volta di diventare una cantante, un'attrice, una cuoca, un'esperta di arti marziali... Ma tutte queste potenzialità si sono avverate in vari universi paralleli, fra i quali acquisterà la capacità di spostarsi, muovendosi da una realtà all'altra – e acquisendo le capacità dei suoi alter ego – per salvare l'insieme di tutti i mondi ("una sovrapposizione quantistica di stati vibrazionali") dalla distruzione minacciata da un agente del caos, Jobu Tupaki (una variante "nichilista" di Joy). Il concetto di "multiverso" è diventato particolarmente popolare negli ultimi anni, grazie a film (e serie tv) come quelli della Marvel: ma questo lungometraggio – opera seconda del duo di registi e sceneggiatori Kwan e Scheinert, noti collettivamente come "i Daniels" – lo rappresenta e lo sviluppa in maniera molto più accattivante ed estesa rispetto alle pellicole di supereroi, legandolo al vissuto interiore di un personaggio, alle sue aspirazioni e ai suoi rimpianti. Visionario, surreale e onirico (e debitore a certe cose di Charlie Kaufman e Terry Gilliam), il film fonde introspezione, azione e comicità assurdista senza fermarsi davanti a nulla, che si tratti di mostrare universi sempre più improbabili (come quello in cui le persone hanno wurstel al posto delle dita, quello in cui un procione manovra uno chef come il topo di "Ratatouille", o quelli in cui gli esseri umani sono cartoni animati, pupazzi o addirittura... sassi!), o di sfruttare elementi dalla comicità demenziale intrinseca (per "saltare" da un universo all'altro occorre compiere un'azione altamente improbabile, con esiti surreali; e la distruzione di tutto il multiverso è minacciata da un... bagel, ossia una ciambella dolce). Film del genere – che procedono per accumulo di elementi random, hanno un approccio relativista e non sembrano prendere nulla sul serio: si pensi per esempio a "Mr. Nobody" di Jaco Van Dormael – di solito mi infastidiscono ("Quando ci metti di tutto, nulla ha più importanza", viene detto nella pellicola stessa): ma in questo caso la problematica è affrontata direttamente (a Evelyn, che afferma di non essere "brava a fare niente", viene spiegato che proprio per questo motivo ha a disposizione un enorme numero di potenzialità). Inoltre, nonostante il messaggio finale non sia poi così profondo (come sempre la chiave di tutto è l'amore, insieme all'accettazione e alla reciproca comprensione), il divertimento è sorretto da un'inventiva senza limiti (fra le mille trovate, anche quelle metacinematografiche, come i finti titoli di coda a metà pellicola o citazioni alterate quali "Io sono tua madre!") e, soprattutto, da un cast eccellente che comprende molti interpreti legati agli anni ottanta e novanta (la Yeoh, forse alla prova migliore della sua carriera, e la Curtis, ma anche James Hong, ossia il Lo Pan di "Grosso guaio a Chinatown"), alcuni dei quali letteralmente recuperati dall'oblio (Ke Huy Quan, celebre come attore bambino in "Indiana Jones e il tempio maledetto" e "I Goonies", non recitava più da vent'anni!). I Daniels avevano iniziato a pensare il film per Jackie Chan, prima di cambiare idea in favore di una protagonista femminile, mentre l'ottima Stephanie Hsu ha sostituito la prima scelta Awkwafina. Ruoli minori e cameo (fra gli altri) per Harry Shum Jr., Jenny Slate, Tallie Medel e Michiko Nishiwaki. Enorme il riscontro critico, con undici nomination agli Oscar (fra cui quelle per il film, la regia, la sceneggiatura originale, e ben quattro interpreti: Yeoh, Ke Quan, Curtis e Hsu).

25 dicembre 2022

Guardiani della galassia Holiday Special (J. Gunn, 2022)

Guardiani della galassia Holiday Special
(The Guardians of the Galaxy Holiday Special)
di James Gunn – USA 2022
con Pom Klementieff, Dave Bautista
*1/2

Visto in TV (Disney+).

In occasione delle festività natalizie, per fare un regalo al loro amico Peter Quill (Chris Pratt), gli alieni Mantis e Drax hanno la bella pensata di recarsi sulla Terra e rapire Kevin Bacon (sé stesso), convinti – dai racconti dello stesso Peter – che si tratti di un leggendario eroe terrestre. Quando scopriranno che si tratta solo di un attore, ne resteranno delusi: ma questo non riuscirà a rovinare lo spirito gioioso delle feste... Secondo "special" televisivo per il Marvel Cinematic Universe: dopo quello di Halloween ("Licantropus"), ecco quello natalizio. Ma se il primo era quantomeno decente (diciamolo: un vero film, nonostante la breve durata) e a suo modo anche divertente, questo è assolutamente insulso, pur essendo scritto e diretto dallo stesso autore dei lungometraggi canonici dei Guardiani della galassia. Senza particolari qualità produttive, e anzi quasi imbarazzante come livello di recitazione e di effetti visivi, alterna gag stupide e infantili a situazioni semplicistiche e retoriche (come ogni prodotto natalizio hollywoodiano, d'altronde). Le disavventure degli alieni alle prese con le strane usanze terrestri, o quelle dell'autoironico Bacon (la cosa migliore del film) proiettato in un mondo di strane creature fantascientifiche, non appaiono di certo né originali né trascendentali. Da segnalare due brevi inserti in animazione rotoscope. Gunn ha dichiarato di essere un fan del famigerato "Star Wars Holiday Special", il che spiega molte cose. Nella versione italiana, le canzoni (eseguite dagli Old 97 e da Bacon stesso) non sono tradotte né sottotitolate, scelta inspiegabile visto che, la prima in particolare, si interlacciano ai dialoghi dei personaggi.

28 ottobre 2022

Fuori di testa (Peter Jackson, 1987)

Fuori di testa (Bad taste)
di Peter Jackson – Nuova Zelanda 1987
con Peter Jackson, Craig Smith
***

Rivisto in divx.

Nella campagna neozelandese, un piccolo nucleo di agenti speciali inviati dal governo deve vedersela con un'invasione di alieni cannibali, scoprendo che gli extraterrestri lavorano per una compagnia di fast food intergalattica e intendono fare provviste di carne umana. Il primo film di Peter Jackson è un lavoro amatoriale (girato con pochi soldi e insieme a un gruppo di amici) che mette in mostra tutte le qualità cinematografiche e... artigianali del futuro regista de "Il Signore degli Anelli". Le scene splatter e "disgustose" abbondano (cervelli scoperchiati, tanto sangue e "frattaglie", bevute di vomito), così come costumi "fatti in casa" (gli alieni "patatosi", le cui maschere hanno le dimensioni del... forno nella cucina della madre di Jackson, dove sono state preparate) e practical effects (la casa vittoriana che decolla nel finale, ovvero un modellino spettacolarmente ben riuscito) debitori della lezione di Tom Savini: il tutto al servizio di una trama assurda e di momenti grotteschi a loro modo indimenticabili (la pecora che esplode!) e che naturalmente fanno parte del gioco. Il risultato è ridicolmente appassionante e divertente, grazie anche al dinamismo della regia, con camera mobile e a mano (nello stile del Sam Raimi de "La casa") e una musica che aggiunge dimensione alle scene d'azione. Quasi tutti recitano in più ruoli: Jackson stesso interpreta sia Derek, lo scienziato del gruppo (che perde pezzi di cervello e deve chiudersi il cranio con la cintura dei pantaloni), sia Robert, uno degli alieni. Inizialmente doveva trattarsi solo di un cortometraggio di 20 minuti, che poi è stato ampliato. La lavorazione si è protratta per quattro anni. Un bel documentario, "Good taste made bad taste", ne svela i retroscena e i metodi artigianali usati, grazie ai quali Jackson e i suoi collaboratori (qui c'è già il montatore Jamie Selkirk) si sono fatti le ossa per i film successivi (compresa la trilogia tolkieniana).

24 ottobre 2022

Possessor (Brandon Cronenberg, 2020)

Possessor (id.)
di Brandon Cronenberg – Canada/GB 2020
con Andrea Riseborough, Christopher Abbott
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

Tasya Vos (Andrea Riseborough) lavora come killer per un'organizzazione che sfrutta un'avanzata tecnologia neurale per trasferire la coscienza dei propri sicari in altre persone e usarle per commettere gli omicidi. Il suo nuovo incarico consiste nel prendere possesso di Colin (Christopher Abbott), fidanzato con la figlia di un magnate dell'informatica (Sean Bean), e uccidere quest'ultimo. Ma qualcosa va storto durante la procedura, e Tasya scopre di non riuscire a controllare del tutto Colin ma soprattutto di avere difficoltà ad uscire dal suo corpo... Scritto e girato dal figlio di David Cronenberg, un thriller fantascientifico freddo e disturbante, decisamente nello stile del padre: la psiche, la memoria e i corpi vengono scambiati e sconvolti, fra allucinazioni e perdita del sé, e proprio questi sono gli aspetti più interessanti, al di là della trama legata all'organizzazione che compie gli omicidi (per non parlare della strana azienda di data mining in cui lavora Colin, che tramite webcam invade la privacy altrui per catalogare oggetti di arredamento o di uso quotidiano). La crescente alienazione della killer, che dopo ogni missione rischia di lasciare una parte di sé nel corpo che aveva posseduto, fa il resto. Un film interessante e ben fatto, sgradevole a tratti ma volutamente. Bella la fotografia di Karim Hussain. Nel cast anche Jennifer Jason Leigh (il boss di Tasya), Tuppence Middleton (la fidanzata di Colin) e Rossif Sutherland (l'ex marito di Tasya).

19 settembre 2022

Matrix Resurrections (Lana Wachowski, 2021)

Matrix Resurrections (The Matrix Resurrections)
di Lana Wachowski – USA/Australia 2021
con Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss
**

Visto in TV (Now Tv).

Dopo il finale (anticlimatico) del terzo capitolo, "Matrix Revolutions", l'improbabile pace fra macchine ed esseri umani è in effetti arrivata. Ciò non ha impedito però a un nuovo programma, l'Analista (Neil Patrick Harris), di dare vita a un altro mondo virtuale, una nuova Matrix, nella quale sono imprigionati anche Neo (Keanu Reeves) e Trinity (Carrie-Anne Moss), immemori del loro passato. Neo, addirittura, è ora un game designer, e le vicende della trilogia precedente sono l'oggetto dei videogiochi da lui progettati. Ma un ulteriore gruppo di "ribelli" – fra cui la giovane Bugs (Jessica Henwick) e un nuovo Morpheus digitale (Yahya Abdul-Mateen II) – lo aiuta a prendere coscienza della realtà, a "risvegliarsi" e a tornare a lottare per liberare anche Trinity, il tutto dovendo anche fronteggiare un redivivo agente Smith (Jonathan Groff). Le Wachowski avevano sempre resistito alle proposte di realizzare un nuovo episodio di "Matrix", ma alla fine la cronica paura di Hollywood di investire su nuove idee le enormi somme di denaro necessarie per produrre blockbuster (e la conseguente proliferazione di franchise, remake e reboot che riciclano i successi del passato) ha avuto la meglio. Quantomeno la pellicola ne è consapevole, visto che non mancano frecciatine alla tendenza dell'industria di impossessarsi delle idee dei creativi e di replicarle, svuotandole di significati. Nel mondo fittizio di Neo, i game designer affermano addirittura esplicitamente che "la Warner Brothers vuole fare un sequel della trilogia, con o senza di noi": impossibile non pensare che a parlare siano le Wachowski, con Lana che per una volta firma il film da sola, senza la sorella Lilly. E se di sequel si tratta, a lungo sembra invece di assistere a un remake, per quanto appunto consapevole di esserlo (numerosi sono i "flash" di memoria che ripropongono scene e immagini del primo film). Nel complesso il risultato non è brutto (anzi, è persino più gradevole del secondo e del terzo capitolo), ma come tutti i prodotti di questo tipo è destinato a essere irrilevante. Al di là dei rimandi e degli agganci ai film di vent'anni prima, la pellicola non riesce a creare nulla di nuovo: i temi del libero arbitrio, della programmazione e del destino, del rapporto fra fantasia e realtà, e della simulazione di un mondo virtuale sono non solo già visti ma anche abusati, e i nuovi personaggi (o le rivisitazioni dei precedenti) non hanno alcun carisma. Persino il protagonista Neo appare sempre meno "speciale", si fa trascinare dagli eventi ed è sperso, frastornato e senza poteri (o quasi). E se c'è il tentativo di aggiornare alcuni elementi ormai datati (ai fosfori verdi non si rinuncia, ok, ma almeno i nostri eroi passano da un mondo all'altro muovendosi attraverso gli specchi – un'altra citazione da "Alice", dopo il bianconiglio – anziché cavi e cabine telefoniche), sia gli effetti speciali sia le scene d'azione sono tutt'altro che rivoluzionarie o innovative come quelle di una volta. Ultima (meta)citazione, nel finale i nostri eroi dicono al cattivo "Ci hai dato qualcosa che non pensavamo di poter avere: un'altra chance": il sottinteso è "di fare un finale migliore" (anche qui sono le Wachowski che parlano).

28 luglio 2022

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (S. Tsukamoto, 1987)

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (Denchu kozo no boken)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1987
con Nuriaki Senba, Shinya Tsukamoto, Tomorowo Taguchi
**1/2

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Hikari (Nuriaki Senba), liceale con un palo della luce che gli fuoriesce dalla schiena (!), cosa per cui viene bullizzato dai compagni di scuola, si ritrova trasportato di 25 anni nel futuro e scopre che la Terra è stata invasa dai vampiri Shinsengumi. Questi (fra cui Tomorowo Taguchi e lo stesso regista) tramano per oscurare per sempre il cielo (sono vulnerabili alla luce del sole) e dare vita a un vero e proprio regno delle tenebre, grazie a una speciale macchina che trae la sua energia dal corpo umano, segnatamente da quello della virginea Eva (Kei Fujiwara). Hikari li affronterà con l'aiuto di un'insegnante (Nobu Kanaoka) e di un altro "ragazzo del palo elettrico" proveniente da un'epoca precedente... Mediometraggio (dura 45 minuti) con cui uno Tsukamoto alle prime armi, dopo il corto "Phantom of regular size", continua a fare le prove generali per "Tetsuo". È girato (in Super8) in modo quasi ridicolmente amatoriale, ma l'inventiva è tale da superare i difetti: strane ibridazioni fisiche, suggestioni manga e cyberpunk, musica rock e commistioni horror, il tutto raccontato con un linguaggio che sfrutta fino in fondo gli strumenti della settima arte, dalla fotografia (iperfiltrata) al montaggio (ultraframmentato), passando per l'animazione stop motion e, naturalmente, effetti speciali artigianali. Non manca nemmeno una certa consapevolezza di quanto il risultato finale sia surreale e (in)volontariamente ridicolo, nella caratterizzazione dei personaggi e nelle allusioni sessuali ("Hikari, mostrami la forza del tuo palo elettrico!"). E naturalmente, l'assurda premessa (il palo della luce) va letta in chiave metaforica: la luce che spazza via le tenebre e, con esse, i vampiri. Non per tutti i gusti, ovviamente, ma accattivante nella sua assurdità e interessante per riscoprire i primi passi del regista. Una curiosità: il nome dei vampiri Shinsengumi deriva da un corpo speciale di samurai nato alla fine dello shogunato Tokugawa, a metà Ottocento. I sottotitoli della versione passata a "Fuori orario" danno il titolo al singolare ("L'avventura del ragazzo del palo elettrico"): quello al plurale ("Le avventure...") proviene invece dal DVD.

9 luglio 2022

Rollerball (Norman Jewison, 1975)

Rollerball (id.)
di Norman Jewison – USA/GB 1975
con James Caan, John Houseman
***

Rivisto in DVD, per ricordare James Caan.

In un mondo futuro in cui le nazioni non esistono più e sono state sostituite da potenti corporazioni (ogni città del pianeta è responsabile della produzione di un particolare bene), l'unica valvola di sfogo consentita è il Rollerball, uno sport estremamente violento di cui Jonathan E. (James Caan), capitano della squadra di Houston, è il veterano e il campione riconosciuto. Ma quando il dirigente della corporazione dell'Energia che gestisce la sua squadra (John Houseman) gli ordina di ritirarsi dallo sport, Jonathan inizia a interrogarsi sui motivi e prende finalmente coscienza del fatto che le corporazioni controllano ogni aspetto della vita dei cittadini, persino quelli più privati (in passato gli era stato imposto di lasciare la propria moglie), e decide di ribellarsi. L'uomo da solo contro il sistema e il potere: la metafora socio-politica non potrebbe essere più evidente. Da un racconto di William Harrison, un film che si iscrive nel filone distopico tanto in voga negli anni Settanta, anche se non del tutto all'altezza di capolavori come "Arancia meccanica", "Fahrenheit 451" o "2022: i sopravvissuti". Il punto di forza, che gli ha consentito di diventare a suo modo un classico, è sicuramente il tema dello sport, con il Rollerball (una disciplina che si pratica su piste circolari, con una sfera di ferro che rotola in stile flipper, e dove i giocatori si muovono su pattini a rotelle o a bordo di motociclette corazzate, spintonandosi o prendendosi a mazzate) che – man mano che il film procede, e che la soppressione delle regole rende sempre più brutale e sanguinoso – si trasforma in una sorta di competizione all'ultimo sangue come quelle fra i gladiatori nell'arena (il finale, in cui il pubblico grida all'unisono il nome di Jonathan, evoca "Spartacus" e simili). In questo, la pellicola ricorda la contemporanea "Anno 2000 - La corsa della morte" (Death Race 2000), che però premeva più sul pedale della satira. Gli incontri cui assistiamo durante il film (violenti e dinamici: fu una delle prime pellicole hollywoodiane ad accreditare i nomi degli stuntmen nei titoli di coda) sono in tutto tre, in ordine crescente di violenza: quelli di Houston contro Madrid, Tokyo e New York. Iconica l'uniforme di Caan, arancione con il numero 6. Meno riuscito l'aspetto sociopolitico, troppo sfumato (lo stesso protagonista cerca inutilmente di ottenere informazioni sulle "guerre corporative" che hanno plasmato il mondo, consultando per esempio Zero, il computer-archivista "liquido" di Ginevra che conserva tutto lo scibile umano ma con la memoria corrotta) e che oggi appare particolarmente datato nel ritmo e nella regia, accrescendo ancora di più il contrasto con le sequenze delle partite. Nel cast anche John Beck (Moonpie, il compagno di squadra), Maud Adams, Moses Gunn e Ralph Richardson (l'archivista). La colonna sonora è a base di musica classica, in particolare con la Toccata e fuga in re minore di Bach (sui titoli di testa e di coda) e l'Adagio di Albinoni (sui video della moglie). Un remake nel 2002.

14 aprile 2022

The Adam project (Shawn Levy, 2022)

The Adam Project (id.)
di Shawn Levy – USA 2022
con Ryan Reynolds, Walker Scobell
*1/2

Visto in TV (Netflix).

Il dodicenne Adam Reed (Walker Scobell) riceve la visita di sé stesso adulto (Ryan Reynolds), proveniente dal futuro grazie a un "jet temporale", che chiede il suo aiuto per impedire che i viaggi del tempo – resi possibili dalle ricerche del loro padre (Mark Ruffalo) – vengano inventati. Pellicola d'azione fantascientifica dove tutto è al minimo comune denominatore: la regia, la produzione, la recitazione, la sceneggiatura (con dialoghi didascalici e una buona dose di retorica a tema famigliare, per non parlare del finale iper-prevedibile). Fra personaggi e situazioni scontate (i bulli a scuola, la mamma single, i cattivi generici con motivazioni altrettanto generiche), cerca di vivacizzare la trama con tentativi di umorismo goffo da film Marvel: vedi i battibecchi di Adam con sé stesso, o con il padre. Nonostante i concetti scientifici (i paradossi sono evitati spiegando che la linea temporale cambia solo quando si torna nel proprio "tempo stabilito") e gli effetti speciali, tutto sembra su scala piccola, e non mancano buchi logici o semplicemente personaggi che si comportano in modo stupido. Nei dialoghi si citano "Terminator" e "Ritorno al futuro". Jennifer Garner è la madre di Adam, Zoe Saldana la moglie, Catherine Keener la cattiva. Di fatto un tv movie. Il progetto originale, risalente a dieci anni prima, prevedeva Tom Cruise come protagonista.

8 marzo 2022

Bill & Ted face the music (D. Parisot, 2020)

Bill & Ted Face the Music (id.)
di Dean Parisot – USA 2020
con Keanu Reeves, Alex Winter
**

Visto in TV (Prime Video).

Venticinque anni dopo il loro trionfale concerto alla "Battaglia dei complessi", non solo Bill (Winter) e Ted (Reeves) non hanno sfondato (come sembrava dai titoli di coda di "Un mitico viaggio"), ma i Wyld Stallyns si sono sciolti e i due ragazzi – ormai uomini adulti – non sono mai riusciti a scrivere la canzone che, secondo la previsione dell'ormai defunto Rufus (George Carlin, che appare in una breve scena sotto forma di ologramma), avrebbe dovuto unire tutta l'umanità. Dal futuro giunge la figlia di Rufus, Kelly (Kristen Schaal), per metterli in guardia: se non scriveranno e suoneranno la canzone entro il pomeriggio, l'intera realtà spazio-temporale collasserà su sé stessa. Grazie alla solita macchina del tempo, i due amici inizieranno a viaggiare nel futuro, cercando il momento in cui avranno già scritto la canzone: incontreranno così diverse versioni di sé stessi, sempre più bizzarre e originali. Contemporaneamente, le loro figlie – Theadora "Thea" Preston (Samara Weaving) e Wilhelmina "Billie" Logan (Brigette Lundy-Paine) – viaggiano nel passato per "reclutare" alcuni dei più famosi musicisti e riformare così la band: Jimi Hendrix, Louis Armstrong, Wolfgang Amadeus Mozart, Ling Lun (flautista cinese del 2600 a.C.) e Grom (una batterista preistorica). Saranno tutti uccisi da Dennis Caleb McCoy (Anthony Carrigan), terminator-robot cattivo inviato dalla Grande Leader del futuro (Holland Taylor), e si ritroveranno così all'inferno, da cui però evaderanno grazie a una vecchia amica, la Morte (William Sadler), che riprenderà a sua volta il proprio posto come bassista nella band... Terzo capitolo, realizzato a quasi trent'anni di distanza dai precedenti, di una saga comico-musicale-fantascientifica che in Italia è sempre passata sotto silenzio (il primo film, "Bill & Ted's Excellent Adventure", non è nemmeno mai stato doppiato nella nostra lingua!). L'impressione è quella di una reunion nostalgica, rispettosa, a tratti anche divertente, ma forse non necessaria: riprende elementi dalle prime due pellicole (rispettivamente i viaggi nel tempo e quelli nell'aldilà), ripercorre territori già noti, gioca con le aspettative dei fan ma fa poco per accattivarsi l'interesse dei neofiti. Oltre a Reeves, Winter e Sadler, si rivedono altri attori dei primi due film, come Hal Landon Jr. (il padre di Ted) e Amy Stoch (Missy, che stavolta sposa il fratello minore di Ted), mentre le principesse Joanna ed Elizabeth sono interpretate stavolta da Jayma Mays ed Erinn Hayes. Fra i camei: il rapper Kid Cudi e il rocker Dave Grohl. La sceneggiatura è sempre di Chris Matheson ed Ed Solomon. In positivo: le due figlie dei nostri eroi, di fatto la loro versione femminile (e "smart"). In negativo: la mancanza di interazione dei personaggi storici fra di loro e con il mondo moderno, ma soprattutto il passo indietro a livello di colonna sonora (il che, in un film incentrato proprio sulla musica, è un difetto non da poco). Il doppiaggio italiano annacqua e banalizza il linguaggio sgangherato dei personaggi.

2 marzo 2022

Bigbug (Jean-Pierre Jeunet, 2022)

Bigbug (id.)
di Jean-Pierre Jeunet – Francia 2022
con Elsa Zylberstein, Isabelle Nanty
**

Visto in TV (Netflix).

Nel 2045 la vita domestica è completamente automatizzata. Quando le macchine si ribellano, perché il sistema centrale è giunto alla conclusione che gli esseri umani sono ormai "superati", i membri di una famiglia si ritrovano imprigionati nella loro stessa casa. Per fortuna ad aiutarli ci saranno i loro androidi domestici che, essendo modelli "antiquati" (e con il desiderio di essere "umani" a loro volta), non sono ostili come quelli più avanzati. Distopia fantascientifica colorata e farsesca, con un approccio comico che stona un po' con il messaggio (qualunquista) di fondo. Siamo lontani dall'ironia malinconica con cui lo stesso argomento veniva affrontato da Jacques Tati in "Mio zio". Questo, invece, è quasi un cartone animato parodistico, con personaggi-macchietta, tentativi goffi di umorismo e riflessione su come gli elettrodomestici e gli apparecchi elettronici sempre più sofisticati stiano prendendo il controllo del nostro tempo e delle nostre vite (ed eliminando progressivamente la "vecchia cultura"). C'è un accenno (umoristico) anche al lockdown causato dalla pandemia di Covid. Ambientato completamente all'interno di una casa (una villetta di periferia dai colori pastello, come una casa di bambole), mette in scena una serie di personaggi imprigionati nei loro ruoli: la casalinga frustrata Alice (Elsa Zylberstein), il suo ex marito Victor (Youssef Hajdi) con la nuova fidanzata ochetta Jennifer (Claire Chust), la figlia ribelle Nina (Marysol Fertard), lo spasimante Max (Stéphane De Groodt) con il figlio adolescente Léo (Hélie Thonnat) e la vicina di casa Françoise (Isabelle Nanty). Fra i robot domestici (che sognano di avere un'anima), hanno un volto umano la cameriera Monique (Claude Perron) e il personal trainer Greg (Alban Lenoir), mentre le inquietanti fattezze dei robot cattivi (denominati Yonyx) sono tutte di François Levantal. All'esterno il mondo è dominato da invadenti pubblicità e da una burocrazia centralizzata, mentre in televisione impazza un "reality show" in cui i robot mettono in ridicolo gli esseri umani. Satira sociale, dunque, ma di basso livello e che diverte solo a intermittenza.

10 febbraio 2022

2002: la seconda odissea (D. Trumbull, 1972)

2002: la seconda odissea (Silent running)
di Douglas Trumbull – USA 1972
con Bruce Dern, Cliff Potts
**1/2

Rivisto in divx, per ricordare Douglas Trumbull.

L'ultimo tentativo di preservare le foreste e la vegetazione terrestre, ormai estinte e impossibilitate a crescere su un pianeta dove la natura è stata sacrificata al progresso e all'urbanizzazione, è quello di provare a coltivarle nello spazio, in enormi serre e cupole geodetiche in orbita attorno a Saturno. Ma quando il progetto viene definitivamente interrotto, il "giardiniere spaziale" Lowell (Bruce Dern) decide di salvare a ogni costo l'ultima cupola rimasta, lanciandola alla deriva oltre gli anelli di Saturno e dedicandosi alla coltivazione delle piante con l'aiuto soltanto di due droni per la manutenzione, robot bipedi che lui stesso ha riprogrammato e che, nel tentativo di umanizzarli, ha battezzato "Paperino" e "Paperina". Primo degli unici due film diretti da Douglas Trumbull, specialista degli effetti speciali e collaboratore fondamentale in tanti film di fantascienza: in particolare ha realizzato o supervisionato gli effetti visivi di pellicole come "2001: Odissea nello spazio", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "Blade Runner" e il primo film di "Star Trek". Forse proprio per la sua presenza, i distributori italiani dell'epoca decisero di spacciare questo film come un seguito di "2001", appioppandogli un titolo fuorviante ma apparentemente inequivocabile e persino modificando parte dei dialoghi con riferimenti al monolito nero e al computer HAL 9000 (per fortuna un ridoppiaggio successivo, nel 2002, ha rimesso le cose a posto). A parte l'ambientazione futuristica e la messa in scena della solitudine di un uomo nello spazio, in realtà, il film non ha quasi nient'altro in comune con il capolavoro di Kubrick. Non gli mancano comunque i pregi, a partire dallo sguardo pessimista su un futuro dove la conservazione delle risorse naturali non sembra importare più a nessuno, se non a un singolo individuo che per questo motivo si trova isolato dal resto dell'umanità, costretto a condividere il proprio compito soltanto con dei robot (oltre, naturalmente, con le piante e con piccoli animali). L'intera pellicola conta solo quattro interpreti, tre dei quali (Cliff Potts, Ron Rifkin e Jesse Vint, i compagni di Lowell a bordo dell'astronave) escono di scena dopo appena mezz'ora. Per il resto ci sono solo le voci provenienti dal comando della flotta, nonché i droni/robot semoventi (all'interno dei quali si muovevano degli attori amputati bilaterali). Alla sceneggiatura ha collaborato Michael Cimino. Colonna sonora di Peter Schickele, con due canzoni interpretate da Joan Baez. Nella versione originale, i nomi che il protagonista affibbia ai tre droni sono Dewey, Huey e Louie (ovvero Qui, Quo e Qua). Chi cercasse realmente un seguito di "2001" dovrà attendere il 1984, quando uscirà "2010: l'anno del contatto".

8 febbraio 2022

Starship troopers (Paul Verhoeven, 1997)

Starship troopers - Fanteria dello spazio (Starship Troopers)
di Paul Verhoeven – USA 1997
con Casper Van Dien, Denise Richards
***

Rivisto in TV (Disney+).

In un futuro in cui tutte le nazioni della Terra sono unite in una federazione governata da una giunta militare (e dove soltanto l'aver svolto un periodo di servizio sotto le armi garantisce diritti e cittadinanza), gli esseri umani si ritrovano a fronteggiare una minaccia aliena: una razza di insetti giganteschi, ostili e letali, provenienti da un distante pianeta. Per amore della compagna di studi Carmen Ibanez (Denise Richards), il giovane Johnny Rico (Casper Van Dien) si arruola nella fanteria mobile, inizialmente senza troppa convinzione: ma dopo che la loro nativa Buenos Aires è stata spazzata via da un attacco a tradimento degli insetti, getterà tutto sé stesso nella guerra contro il nemico. Tratto – non senza libertà – dal celebre e iconico romanzo di Robert A. Heinlein (che ha ispirato decine di altre opere: il cartone giapponese "Gundam", per dirne una), adattato dallo sceneggiatore Edward Neumeier, un caposaldo della fantascienza bellica, testosteronica e d'azione. La satira del militarismo (non senza pizzichi di black humour sparsi a piene mani: "La fanteria ha fatto di me l'uomo che sono", dice a Rico un veterano completamente menomato) e della propaganda in tempo di guerra ("L'unico insetto buono è un insetto morto"), nonché i rimandi al mondo reale (in particolare alla seconda guerra mondiale: l'attacco a Buenos Aires rievoca chiaramente quello a Pearl Harbour), sono evidenti: eppure c'è stato chi ha incredibilmente frainteso la pellicola, accusandola di celebrare proprio l'atteggiamento guerrafondaio, la xenofobia, i valori fascisti e antidemocratici e la disumanizzazione del nemico (cosa c'è di più disumano di un insetto?) di cui invece si prende gioco. [A questo proposito, cito una frase attribuita allo stesso Heinlein: "C'è un termine tecnico per chi confonde le opinioni di un personaggio di un libro con quelle dell'autore. Il termine è idiota."] Contenuti e forma vanno di pari passo nel mettere in scena – esagerando a più non posso – un mondo dove l'essere guerrieri e morire per la patria è la massima aspirazione, dove i bambini schiacciano scarafaggi per la strada (e i video in stile "Istituto Luce" commentano: "Ognuno sta facendo la sua parte"), dove i giovani sono tutti belli, aitanti, atletici, insomma dei soldati ariani perfetti, e gioiscono nell'infliggere paura e dolore ai nemici...

Le vicende personali dei protagonisti, che si dipanano nell'arco della guerra, sono quasi un contorno: Johnny, Carmen, e gli amici Carl (Neil Patrick Harris), Dizzy (Dina Meyer), Ace (Jake Busey), Zender (Patrick Muldoon) fanno carriere parallele e diverse: chi nella fanteria, appunto, la "carne da macello" che viene mandata a morire su pianeti alieni, combattendo in prima linea i nemici; chi nella flotta spaziale, come pilota di gigantesche e sofisticati astronavi (anche se il film si limita a mostrare tutta questa tecnologia senza indugiare nei dettagli del loro funzionamento); chi nell'intelligence o nella catena di comando (soprattutto se dimostra di possedere dei poteri ESP). Gli effetti speciali (nominati all'Oscar) sono ottimi, così come l'avvolgente world building, anche se l'insieme è mantenuto al necessario livello di semplicità e ingenuità, quasi in stile fantascienza anni '50 (dove gli insetti giganti erano una costante!), come testimoniano anche le scenografie elementari, i colori luminosi (per certi versi il film è all'opposto dell'"Aliens" di James Cameron, dominato invece da claustrofobia e oscurità), i sentimenti (le storie d'amore incrociate: Johnny ama Carmen, ma è amato da Dizzy) e le emozioni primordiali. La vicenda è complessivamente lineare, senza "cattivi" o traditori fra gli esseri umani (l'unica tensione è quella fra Rico e Zender, rivali in amore), mentre le scene di violenza sono parecchie e sfociano nello splatter (arti tranciati in combattimento, soldati squartati, cervelli risucchiati), allo scopo di mostrare in tutta la sua tragicità il "lato sporco" della guerra che manda a morire migliaia di giovani reclute. Da notare che nel mondo del futuro c'è quantomeno la parità di genere: uomini e donne si dividono equamente ruoli di potere, comandanti e soldati, senza barriere e distinzioni: anzi, spesso le donne sono toste quanto e più dei maschi (e fanno la doccia insieme!). Nel vasto cast anche Michael Ironside (l'insegnante e poi tenente Rasczak), Clancy Brown (il sergente istruttore Zim), Brenda Strong (il capitano dell'astronave). Per Verhoeven era il terzo film di SF "fracassona" (ma di qualità) girato a Hollywood, dopo "RoboCop" e "Atto di forza". Il regista olandese non sarà coinvolto però nei due sequel a basso costo e nei due film d'animazione che usciranno negli anni successivi.