Visualizzazione post con etichetta Antartide. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antartide. Mostra tutti i post

8 ottobre 2020

Che fine ha fatto Bernadette? (R. Linklater, 2019)

Che fine ha fatto Bernadette? (Where'd You Go Bernadette)
di Richard Linklater – USA 2019
con Cate Blanchett, Billy Crudup
**1/2

Visto in TV (Prime Video), con Sabrina.

Un tempo un'eccentrica ma brillante architetta, Bernadette Fox (Blanchett) si è ritirata dalle scene da vent'anni. Fortemente misantropa, vive da reclusa in una grande e decadente villa a Seattle, dove l'ha portata il marito Elgie (Crudup) che lavora alla Microsoft, e trascorre le giornate facendo acquisti su internet, comunicando con un'assistente virtuale o in perenne lite con la vicina Audrey (Kristen Wiig) e con le madri dei compagni di classe della figlia sedicenne Bee (Emma Nelson), unica persona che la comprende. Ma proprio il desiderio della figlia di organizzare una crociera in Antartide per tutta la famiglia la fa piombare in uno stato di stress e di ansia irrazionale. E quando il marito suggerisce un suo ricovero in una clinica psichiatrica, Bernadette fugge di casa e si reca in Antartide da sola. Qui, in un continente ghiacciato che è più un luogo mentale che fisico, ritroverà fiducia ed entusiasmo grazie a una nuova sfida creativa, quella di progettare una base scientifica al Polo Sud. Da un romanzo di Maria Semple, un ritratto di una donna irrequieta e in balia delle proprie spinte creative e distruttive (come la trimurti della mitologia indiana): Bernadette è un'artista che ha smesso di creare, soggetta a pressioni sociali e a responsabilità da cui cerca di fuggire in ogni modo, che però saprà trovare un nuovo equilibrio nel luogo più lontano e isolato di tutti. Nonostante un lieto fine un po' facile, la pellicola scorre gradevole e leggera, grazie a personaggi simpatici (anche nella loro acidità) e a situazioni a tratti esilaranti, che mescolano il dramma con la commedia, senza rinunciare a descrivere l'alienazione in una società moderna e interattiva. La critica non l'ha gradita più di tanto, ma io mi sono divertito. Il cast comprende anche Laurence Fishburne, Zoë Chao, Judy Greer e James Urbaniak. Nella colonna sonora (e sui titoli di coda, che illustrano la costruzione della base in Antartide) c'è "Time after time" di Cyndi Lauper. Il titolo italiano, senza motivo e in maniera poco originale, richiama "Che fine ha fatto Baby Jane?".

9 giugno 2013

La cosa (John Carpenter, 1982)

La cosa (The Thing)
di John Carpenter – USA 1982
con Kurt Russell, Wilford Brimley
***

Rivisto in TV.

In una stazione di ricerca fra i ghiacci dell'Antartide, alcuni scienziati americani si ritrovano ad affrontare un mostro extraterrestre, precipitato con la sua astronave sulla Terra centomila anni prima e rimasto fino a ora congelato. Le cellule dell'alieno hanno la capacità di assimilare e imitare quelle di altri organismi viventi, e così il mostro può trasformarsi perfettamente, fino nei minimi dettagli, in cani o addirittura esseri umani, prendendone il posto. In un clima di tensione e di paranoia (chiunque di loro potrebbe essere "la cosa", e dunque non ci si può più fidare di nessuno), gli scienziati cercheranno di impedire al parassita – che può essere distrutto solo con il fuoco – di abbandonare la base e di raggiungere un centro abitato, da dove potrebbe "contagiare" il resto del mondo. John Carpenter (al primo film girato per una major, la Universal) e lo sceneggiatore Bill Lancaster (figlio di Burt) rifanno il classico di Howard Hawks del 1951 "La cosa da un altro mondo" (tratto dal racconto "Who goes there?" di John W. Campbell Jr.: alla resa dei conti si tratta di un adattamento assai più fedele del prototipo) dopo aver assimilato la lezione degli Zombi di Romero (non sempre i buoni possono sopravvivere) e dell'Alien di Ridley Scott (di cui di fatto è quasi una copia, con la base nell'Antartide al posto dell'astronave nello spazio), e realizzano un caposaldo del cinema di fantascienza/horror dei primi anni ottanta, anche se permane tutta l'inquietudine tipica dei b-movie di SF degli anni cinquanta (spesso metafora della Guerra Fredda: i vari "baccelloni" omologatori, così come l'alieno imitatore di questo film, non rappresentavano altro che il pericolo comunista!). Per una volta privo della consueta ironia e degli sberleffi tipici di altri lavori del regista, è un film solido, rigoroso e coerente con la propria ambientazione, senza personaggi fuori dalle righe (come avrebbero potuto essere ragazzini o donne: l'unica presenza femminile è la voce del computer che batte Kurt a scacchi, in originale la voce di Adrienne Barbeau, allora moglie del regista) o inutilmente caratterizzati per svettare sugli altri: tanto che l'unico che resta impresso è quello interpretato da Kurt Russell, indiscusso protagonista: gli altri attori potrebbero anche non essere nemmeno citati, sono solo carne da macello buona per il "totomorti". Curiosamente, il film di Hawks (e Nyby) si svolgeva nell'Artico, mentre questo (come il racconto di Campbell) è ambientato agli antipodi. Ottimi, per l'epoca, gli effetti speciali e le sequenze che mostrano la creatura aliena durante le sue trasformazioni (opera degli esperti Rob Bottin e Stan Winston), un ammasso di carne fusa e mutante. Colonna sonora, anch'essa fredda e inquietante, di Ennio Morricone: è uno dei rari casi in cui Carpenter non ha scritto la musica di un suo film. Nel 2011 è uscito un prequel, sempre intitolato "La cosa" (di Matthijs van Heijningen Jr.), che racconta gli eventi accaduti alla base dei norvegesi che per primi avevano scoperto e "scongelato" il mostro.

21 febbraio 2011

Alien vs. Predator (Paul W.S. Anderson, 2004)

Alien vs. Predator (AVP: Alien vs. Predator)
di Paul W. S. Anderson – USA 2004
con Sanaa Lathan, Raoul Bova
**

Rivisto in DVD.

Un gruppo di esploratori – di cui fanno parte il magnate Weyland (Lance Henriksen), la guida ambientalista Alexa (Sanaa Lathan) e l'archeologo Sebastian (un Raoul Bova che in quegli anni tentava, senza troppa fortuna, di sfondare a Hollywood) – scopre l'esistenza di un'antica piramide sotto i ghiacci dell'Antartide: l'edificio, che fonde caratteristiche delle culture egiziane, cambogiane e azteche, era stato costruito in tempi remoti per ospitare le battute di caccia di una razza di extraterrestri contro la preda per eccellenza, gli xenomorfi di "Alien", in una sorta di rito di passaggio. L'ingresso degli esseri umani nella piramide risveglia questi ultimi e contemporaneamente richiama i predatori sul pianeta: coinvolti nella sfida fra le due specie di alieni, i protagonisti dovranno scegliere da che parte stare se vorranno sopravvivere. Dalla fusione di due delle più popolari franchise horror/fantascientifiche degli anni ottanta nasce un crossover rivolto ai fan di entrambe le serie e tutto sommato abbastanza godibile, sebbene non certo all'altezza dei capostipiti (in particolare delle classiche pellicole di "Alien", di cui è di fatto un prequel visto che si svolge ai giorni nostri). Il regista è lo stesso del primo "Resident Evil", e si vede: molte trovate (come la mappa digitale della piramide in 3D che mostra i personaggi al suo interno) ricordano quel film, e anche la vicenda è essenzialmente simile, incentrata com'è su un gruppo di esseri umani in un luogo chiuso e sotterraneo e alle prese con mostri letali. Peccato che la caratterizzazione dei personaggi lasci un po' a desiderare: ma nel finale, quando Alexa si allea con il Predator per combattere l'Alien (all'insegna del motto "il nemico del mio nemico è mio amico"), e viene riconosciuta da questi come una degna "compagna di caccia", non mancano alcuni buoni momenti. Curiosa la presenza di Lance Henriksen, già apparso in due film di Alien nei panni di un androide (Bishop) che evidentemente verrà costruito a immagine di questo milionario, il fondatore della Weyland-Yutani Corporation. Era previsto anche un cameo di Arnold Schwarzenegger, ma l'attore ha declinato l'offerta dopo l'elezione a governatore della California. L'idea di unire le franchise di Alien e di Predator risale alla fine degli anni ottanta, quando la casa editrice Dark Horse aveva pubblicato un fumetto intitolato, appunto, "Aliens vs. Predator" (ma la trama era diversa). La febbre del crossover aveva già portato, l'anno precedente, alla realizzazione di un'altra pellicola di questo tipo, "Freddy vs. Jason", incentrata sullo scontro fra gli antagonisti delle saghe horror di "Nightmare" e "Venerdì 13".

28 aprile 2007

Happy feet (G. Miller, 2006)

Happy Feet (id.)
di George Miller – USA 2006
animazione digitale
**1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Quando qualche mese fa questo film ha ricevuto l'Oscar per il miglior film d'animazione, battendo fra gli altri "Cars" e "Giù per il tubo" (nemmeno nominato), sono rimasto un po' sorpreso. L'avevo infatti bollato come uno dei tanti prodotti in CGI senza molte idee e con animaletti protagonisti, sulla scia di "Madagascar" o roba del genere. Invece si tratta di un film estremamente ambizioso, che affronta temi piuttosto "caldi" come la dipendenza dalla religione e dalle consuetudini sociali. Il protagonista, Mambo, è un pinguino imperatore nato in una comunità dove la musica e il canto sono gli unici metodi accettati di interazione sociale. Peccato che Mambo – che pure ha per genitori due provetti canterini di nome Memphis e Norma Jean (ogni riferimento è puramente voluto!) – non abbia alcuna dote per il canto e sia invece portato esclusivamente per la danza. Scacciato dalla comunità, scoprirà che è proprio la danza l'unico modo per comunicare con gli "alieni" (ossia gli esseri umani) che sottraggono il pesce dalle acque circostanti. Se quest'ultimo aspetto della trama mi ha ricordato "Incontri ravvicinati del terzo tipo", l'attacco al fanatismo religioso e all'ottusità degli anziani predicatori mi è sembrato un tema quanto mai attuale vista l'attuale deriva spirituale e anti-scientifica degli Stati Uniti. Lo stesso Mambo, tuttavia, assume caratteristiche eroico-messianiche (mi riferisco alla voce fuori campo che ne celebra le gesta) che riportano con la mente a Conan il Barbaro o a Mad Max, quest'ultimo peraltro diretto dallo stesso George Miller. Divertenti i pinguini "messicani", e strabiliante la qualità delle immagini e il realismo delle ambientazioni, che rinunciano alle deformazioni cartoonistiche di prodotti simili (si pensi a "L'era glaciale") per puntare su fondali da documentario. Dunque non sarà un capolavoro, ma si capisce perché ai votanti dell'Academy sia piaciuto così tanto.