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12 agosto 2022

Dagor Dagorath (aavv, 2016)

Dagor Dagorath
di [Willow Productions] – [USA?] 2016
animazione digitale
*1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Dagor Dagorath ("La battaglia delle battaglie") è il nome dello scontro finale fra il bene e il male che, secondo una profezia di Mandos, segnerà la fine del mondo nell'universo di J.R.R. Tolkien. Si tratta di una sorta di Ragnarok norreno o di Apocalisse biblica, cui si accenna soltanto di sfuggita nel "Silmarillion", avendo Christopher Tolkien eliminato i paragrafi che ne parlavano in dettaglio e che il padre aveva inserito nella versione del 1937 del manoscritto. Quei paragrafi (pubblicati poi nel quarto volume della "History of Middle-earth", inedito in Italia) formano la base del testo letto dal narratore in questo cortometraggio animato, realizzato dallo stesso studio (Willow Productions) che l'anno precedente aveva firmato un bel "Ainulindalë" (ovvero la creazione del mondo, l'altra "estremità" della cosmogonia tolkeniana). Assistiamo così alla liberazione di Melkor/Morgoth dal Vuoto Esterno e al suo ritorno su Arda, alla distruzione del Sole e della Luna e all'ultima battaglia sui campi di Valinor, con la sconfitta di Melkor a opera di un redivivo Túrin Turambar. Il recupero della luce dei Silmaril e la rinascita dei Due Alberi porterà con sé un rinnovamento del mondo, con una seconda "musica degli Ainur", e l'avvento di una nuova era. Meno affascinante visivamente del precedente lavoro (anche la CGI mostra ancor più tutte le sue pecche e appare decisamente amatoriale), il film si fa notare per alcuni riferimenti non a Arda ma al nostro mondo (si riconosce la geografia del pianeta Terra e si vedono grattacieli moderni) ma resta comunque interessante come tentativo di portare sullo schermo un evento importante ma narrativamente marginale nel corpus letterario tolkeniano. Come nel corto precedente, i credits glissano sui nomi dei registi.

Ainulindalë (aavv, 2015)

Ainulindalë
di [Willow Productions] – [USA?] 2015
animazione digitale
**1/2

Visto su YouTube.

Affascinante cortometraggio d'animazione che riesce in qualcosa che poteva sembrare impossibile, o comunque estremamente difficile: portare sullo schermo in maniera convincente l'Ainulindalë, "la musica degli Ainur", ovvero l'incipit del Silmarillion, il capitolo che – come una vera e propria "Genesi" biblica – racconta la creazione dell'universo (Eä) e di Arda (il pianeta su cui si svolge "Il Signore degli Anelli") a partire dal tema musicale introdotto da Ilùvatar (il "padre di tutti") e sviluppato dagli Ainur, progenie del suo spirito. Fra questi spicca Melkor, il più potente degli Ainur, che come Lucifero osa portare avanti una melodia propria, introducendo così una dissonanza (il male) nel creato. Quando la musica assume forma fisica, dando origine ad Arda, gli Ainur vi si stabiliranno, come sorta di divinità (e qui dalla teologia biblica si passa a un parallelo con le mitologie pagane, come quella greco-romana o quella norrena). Il breve corto si conclude con due eventi narrati nel prosieguo del "Silmarillion" ovvero la costruzione delle due lampade, Illuin e Ormal, e il risveglio dei figli di Ilùvatar, i primi Elfi. I puristi di Tolkien storceranno il naso di fronte ad alcune imprecisioni: gli Elfi infatti nascono in realtà quando le lampade erano ormai crollate, tanto da essere noti come "popolo delle stelle" perché proprio le stelle sono state la prima cosa che hanno visto al loro risveglio; e la forma di Arda mostrata nel film è sferica, quando invece, fino alla distruzione di Númenor, era un disco piatto. A parte questi (non insignificanti) dettagli, e nonostante la computer grafica molto semplice e piuttosto rozza, il breve film riesce a trasmettere in maniera accattivante quel senso di cosmogonia e di afflato epico-religioso che permea il testo di Tolkien, e potrebbe benissimo fungere da prologo per un eventuale film (o serie) basata sul "Silmarillion". Le musiche sono di Aaron e Andrew Woodhouse. Gli stessi autori (i credits dicono Willow Productions: non sono riuscito a individuare i nomi dei registi) realizzeranno l'anno seguente un sequel che racconta invece la battaglia alla fine del mondo, "Dagor Dagorath".

11 agosto 2022

One of the seven (Sampsa Kares, 2021)

Uno dei sette (One of the seven)
di Sampsa Kares – Finlandia 2021
con Saaraz, Anae, Faroni
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Breve film amatoriale, realizzato da un gruppo di cosplayer finlandesi e britannici, ispirato al mondo de "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien. Due giovani nani (la pellicola non fornisce nomi, ma l'aspetto è quello di Fíli e Kíli, due dei compagni di Thorin Scudodiquercia, nella trilogia "Lo Hobbit" di Peter Jackson) si inoltrano nel Bosco Atro, alla ricerca di uno dei sette anelli dei nani, finito nelle mani del re degli elfi Thranduil. Per riaverlo indietro, gli offrono in cambio una cassetta di preziose gemme, fra cui il monile un tempo appartenuto alla sua defunta moglie: ma si tratta di un inganno... Senza dialoghi, solo con una voce narrante (che è appunto quella della moglie di Thranduil, che appare anche al re degli elfi sotto forma di visione), il corto merita un plauso per l'originalità: a differenza di quasi tutti gli altri fan movie ambientati nella Terra di Mezzo, per una volta non ci presenta storie di Raminghi o genericamente di battaglie fra uomini e orchi (forse i personaggi più facili da realizzare), ma un episodio su elfi e nani, con una trama incentrata sulla loro rivalità e su temi tipici del capolavoro tolkeniano (la corruzione del potere). Definito dagli stessi autori una "fan fiction", il film rappresenta l'anello nanico con caratteristiche identiche a quello di Sauron, dalla "voce" sussurrante al potere di tentare e corrompere il suo portatore: in realtà, pur essendo stati forgiati con l'aiuto dell'Oscuro Signore, i sette anelli dei nani non ebbero sui loro portatori la stessa influenza dei nove degli uomini o dell'Unico, per via dell'innata resilienza dei nani. I due protagonisti sono però molto giovani e, dunque, più sensibili al suo potere. La scena finale, in cui appare l'Unico Anello nelle acque del fiume Anduin (anche se si tratta di una gag), lascia poi intendere che la storia si svolga prima di quando questo cadde nelle mani di Gollum (e naturalmente prima che i sette anelli dei nani vennero distrutti o recuperati da Sauron: l'ultimo, quello di Durin, fu sottratto a Thráin, il padre di Thorin): dunque i due protagonisti non possono essere Fíli e Kíli, allora non ancora nati, ma soltanto due nani che gli somigliano. Nel complesso il corto è simpatico e realizzato con cura e passione: ogni interprete, in particolare, ha curato il proprio costume (stiamo parlando di cosplayer, dopo tutto).

Horn of Gondor (Šimon Pešta, 2020)

Horn of Gondor
di Šimon Pešta – Repubblica Ceca 2020
con Borek Belfin, Zdeněk Gloser
**

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Fan movie (di poco meno di 20 minuti) su un episodio importante della storia della Terza Era della Terra di Mezzo: circa cinquecento anni prima degli eventi de "Il Signore degli Anelli", Gondor è attaccata dai Balchoth, una tribù nomade di Carrieri provenienti da oriente. Il sovrintendente reggente Cirion invia così alcuni emissari a nord, in cerca di aiuto. Solo uno di questi, il guerriero Borondir (Belfin), riesce a raggiungere gli Eorlingas, popolo di cavalieri che accoglierà la richiesta e scenderà in battaglia contro i Carrieri. In segno di riconoscenza, Cirion donerà loro la provincia del Calenardhon, che diventerà così il regno di Rohan. Girato con pochi mezzi e pochi attori, senza effetti speciali ma con tanto entusiasmo (e grazie a una raccolta fondi su internet), il corto è gradevole e curato, sia nei costumi che nelle scene del combattimento fra Borondir e un trio di avversari (due orchi e un Balchoth) in mezzo ai boschi, scene che ricordano quelle che concludono "La compagnia dell'anello". Un altro piccolo tassello a testimonianza della vastità del fandom cinematografico tolkeniano sorto sull'onda lunga del successo dei film di Peter Jackson.

10 agosto 2022

Shadow of Mordor (Gorski, Pueringer, 2014)

Shadow of Mordor
di Sam Gorski, Niko Pueringer – USA 2014
con Billy Bussey, Clinton Jones
**

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Una pattuglia di orchi affronta un ramingo dai poteri "spettrali". Cortometraggio amatoriale ispirato al videogioco "Middle-earth: Shadow of Mordor" (in italiano "La Terra di Mezzo: L'ombra di Mordor"), ambientato nel mondo creato dalla fantasia di J.R.R. Tolkien. La trama è minimale, i combattimenti sono violenti e splatter, gli effetti digitali si affiancano a quelli artigianali e al trucco: ma pur nella sua brevità, il breve filmato (poco più di 7 minuti) riesce a costruire un'atmosfera e dei personaggi (gli orchi soprattutto, in particolare il pavido e inetto Krimp, vero e proprio protagonista; il loro avversario, invece, resta una figura misteriosa). Non conosco il videogioco (la WB Games ha "sponsorizzato" il corto), ma immagino che molti degli elementi più bizzarri qui presenti (gli strani poteri del ramingo, in grado di leggere il pensiero e "possedere" gli avversari) provengano da lì. Leggo che il personaggio in questione ha un nome, Talion, e che è in effetti il protagonista del gioco (che naturalmente non fa parte dell'universo "canonico" tolkeniano).

Beren & Lúthien (Franck Gimenez, 2012)

Beren & Lúthien
di Franck Gimenez – Francia 2012
con Damien Laulagnier, Chloé Martin
*1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

La storia di Beren e Lúthien, inizialmente narrata da J.R.R. Tolkien nei "Racconti perduti" e nel poema "Lai di Leithian", è una delle vicende più importanti e affascinanti fra tutte quelle contenute nel "Silmarillion", talmente cara allo stesso Tolkien che i nomi dei due personaggi sono incisi sulla tomba dello scrittore e di sua moglie nel cimitero di Wolvercote, a Oxford. Ambientata durante la Prima Era della Terra di Mezzo, nel Beleriand, narra l'amore fra un uomo e un'elfa: Beren, figlio di Barahir della casa di Bëor, e Lúthien, da lui poi chiamata Tinúviel, figlia di Thingol signore del Doriath e della maia Melian. Dalla loro unione, la prima in assoluto fra un mortale e un'immortale, discenderanno sia la razza dei Mezzelfi (come Elrond e Arwen) sia la stirpe dei re di Númenor (e quindi dei Dúnedain, fino ad Aragorn). Questo fan movie di 20 minuti, opera di un gruppo di cineasti francesi, ne narra praticamente solo il primo incontro: e come molti di questi film amatoriali, purtroppo (anche a causa della penuria di mezzi), è privo di epica fantasy, ridotta a un pugno di persone che corre o combatte in mezzo a un bosco. Assente ogni afflato mitologico, la cosa migliore che ha da offrire è il sonoro, che costruisce quasi da solo l'intera atmosfera del film.

9 agosto 2022

Born of hope (Kate Madison, 2009)

Born of Hope: The ring of Barahir
di Kate Madison – GB 2009
con Christopher Dane, Beth Aynsley
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Quando gli orchi di Sauron si spingono verso sempre più nord, in quello che una volta era il regno di Arnor, attaccando i villaggi dei Dúnedain con l'obiettivo di porre fine alla stirpe di Elendil e uccidere l'ultimo erede di Isildur, il capitano Arathorn organizza la difesa dall'insediamento di Taurdal, dove risiede suo padre Arador. Nel contempo, conosce Gilraen, figlia del guerriero Dirhael, e se ne innamora. I due si sposeranno, e il loro unico figlio Aragorn diventerà la nuova "speranza" dei Dúnedain (proprio Estel, "speranza", sarà il nome affibbiato al bambino durante la sua permanenza a Imladris, per nasconderne l'identità). Forse il più ambizioso (e tuttora il migliore) fra tutti i fan movie ispirati agli scritti di J.R.R. Tolkien (segnatamente, all'appendice A de "Il Signore degli Anelli"), realizzato con competenza, passione e grande amore per la materia trattata. L'ampio cast, le scenografie, i costumi, la lunga durata (71 minuti, dunque un vero e proprio lungometraggio), le scene di battaglia, i tanti dettagli e riferimenti tolkeniani (non buttati lì come strizzatine d'occhio, ma parte integrante del world building), e soprattutto la descrizione e la psicologia dei personaggi, anche quelli minori – come Elgarain, la giovane guerriera tragicamente innamorata (ma non ricambiata) di Arathorn, interpretata dalla stessa regista – contribuiscono a renderlo un prodotto altamente professionale e perfettamente godibile a sé stante. Buoni anche gli effetti speciali, tanto quelli "artigianali" (il trucco degli orchi) quanto quelli digitali (la breve scena con il troll). Inoltre, a differenza di altri prodotti simili (come "La caccia a Gollum", uscito lo stesso anno, il cui regista ha collaborato qui come operatore di macchina), il film appare molto meno derivativo rispetto alla trilogia di Peter Jackson e sembra avere invece una propria identità. Fra i pochi difetti, la qualità amatoriale (ma comunque accettabile) della recitazione. Parlando di dettagli tolkeniani: nel film compaiono Elladan e Elrohir, i due figli di Elrond (e fratelli di Arwen) che erano invece assenti nella trilogia jacksoniana. E Arathorn scopre che gli orchi, su ordine di Sauron, sono alla ricerca di un misterioso anello, giungendo alla conclusione che si tratti dell'anello di Barahir, indossato da Arador e tramandando da padre in figlio come simbolo dei re di Númenor. Nel film nulla smentisce questa ipotesi, ma naturalmente non si può non sospettare che Sauron fosse invece già alla ricerca dell'Unico Anello, quello che Isildur stesso gli aveva strappato via e che in quel momento era custodito da Gollum nelle caverne sotto le Montagne Nebbiose.

8 agosto 2022

La caccia a Gollum (Chris Bouchard, 2009)

La caccia a Gollum (The hunt for Gollum)
di Chris Bouchard – GB 2009
con Adrian Webster, Patrick O'Connor
**

Visto su YouTube.

Fan movie (di 39 minuti) ambientato nel mondo del "Signore degli Anelli", basato su un episodio raccontato nelle appendici del romanzo di Tolkien che si colloca nel periodo fra la festa di compleanno di Bilbo e la partenza di Frodo dalla Contea. In cerca di notizie sull'anello magico di Bilbo, Gandalf il grigio (Patrick O'Connor) incarica il ramingo Grampasso, ovvero Aragorn (Adrian Webster) di rintracciare Gollum, la creatura che l'aveva posseduto prima dell'hobbit. Aragorn si mette dunque in viaggio: e dopo aver incontrato Arithir (Arin Alldridge), un altro ramingo del Nord, e affrontato una pattuglia di orchi, trova finalmente Gollum, lo cattura e lo porta a Bosco Atro, dove è interrogato da Gandalf e infine lasciato sotto la custodia degli Elfi silvani. Il seguito lo conosciamo: Gandalf si recherà nella Contea per spingere Frodo (e Sam) a partire per Gran Burrone. Distribuito gratuitamente su YouTube, dove si trova anche una versione doppiata in italiano, e pur essendo tecnicamente un lavoro amatoriale (è stato girato in Galles e in Inghilterra da un gruppo di appassionati con un budget di sole 3000 sterline), il film colpisce per l'ammirevole qualità della produzione: l'estetica, la fotografia e la musica si rifanno indubbiamente al mood della trilogia di Jackson, così come i costumi, il trucco (gli orchi in particolare), gli effetti speciali digitali (riservati a Gollum nell'ultima inquadratura) e la scelta degli attori look-alike (ottimo Gandalf, meno convincenti Aragorn e Arwen). I toni della narrazione sono cupi, complessivamente coerenti con l'immaginario e la collocazione storico-geografica dell'episodio narrato. Peccato solo per la sceneggiatura alquanto debole, che non approfondisce più di tanto gli eventi e i personaggi, e per l'incapacità (o la mancanza di volontà) di proporre qualcosa che non sia derivativo dalla trilogia di Jackson, che fa sì che il risultato sia di interesse quasi esclusivo per gli appassionati di quest'ultima.

16 luglio 2015

Vittima degli eventi (Claudio Di Biagio, 2014)

Vittima degli eventi
di Claudio Di Biagio – Italia 2014
con Valerio Di Benedetto, Luca Vecchi
**

Visto in divx.

Se nel film "ufficiale" e americano di Dylan Dog, uscito nel 2011, il personaggio era quasi irriconoscibile rispetto al prototipo, diverso è il discorso per i film indipendenti realizzati da fan, spesso con scarse risorse ma molta passione, il più celebre dei quali è questo "Vittima degli eventi", mediometraggio di 50 minuti. Ambientato a Roma (dove, senza tante spiegazioni, risiedono Dylan e tutti i comprimari classici della serie), punta su una forte somiglianza con il fumetto (alcuni personaggi, come Groucho, sono incredibilmente identici al modello originale: ma d'altronde, già nel film "La guerra lampo dei fratelli Marx" era stato dimostrato che chiunque, con un paio di occhiali, di baffi e di sopracciglie finte, può assomigliare a Groucho) e su atmosfere sospese e suggestive, più che su una trama solida e coerente. Se la narrazione procede un po' a strappi, fra scene scollegate fra loro e dialoghi fumosi, in compenso i luoghi di Roma (in particolare il Ponte Sant'Angelo) e i miti della città eterna (la storia di Beatrice Cenci) si sposano in maniera convincente con il mondo di Dylan Dog, donando al risultato finale un'aura da giallo-horror italiano del passato, come certi lavori di Mario Bava ("La ragazza che sapeva troppo") o Dario Argento, autori che peraltro erano fra le fonti di ispirazione del primo Sclavi. La coppia Claudio Di Biagio (regista) e Luca Vecchi (sceneggiatore, nonché interprete nel ruolo di Groucho) fa tutto sommato un lavoro ottimo e professionale, soprattutto se si considera come l'operazione non abbia alle spalle colossi della produzione e sia stata portata a termine grazie al crowdfunding (la stessa Bonelli, avendo al momento ceduto i diritti cinematografici del personaggio, non ha potuto fiancheggiare in alcun modo i cineasti, benché alcuni suoi rappresentanti – Roberto Recchioni, lo stesso Tiziano Sclavi – abbiano dato il loro benestare alla realizzazione del film). Nel cast anche qualche volto noto, come Milena Vukotic (la medium Trelkovski), Alessandro Haber (un ispettore Bloch con la barba) e Massimo Bonetti (Hamlin di Safarà).

19 maggio 2006

The call of Cthulhu (A. Leman, 2005)

The Call of Cthulhu
di Andrew Leman – USA 2005
con Matt Foyer, David Mersault
**1/2

Visto in divx.

Un film amatoriale, di soli 47 minuti, ispirato ai racconti di H. P. Lovecraft e girato come se fosse stato realizzato negli anni '20. Dunque in bianco e nero, muto con cartelli e didascalie, scenografie espressioniste, e imperdibili effetti speciali "artigianali" (i mostri animati a passo uno). Regia e montaggio, invece, sono decisamente più moderni, forse per non sacrificare troppo il coinvolgimento dello spettatore contemporaneo. E la cosa che fa più piacere, al di là dell'intelligenza e del talento degli autori, è proprio scoprire come le tecniche del cinema muto siano ancora oggi efficaci e sufficienti per produrre un buon film.
La sceneggiatura è estremamente fedele e contiene qua e là citazioni da altri racconti di Lovecraft: il risultato è probabilmente il miglior adattamento mai realizzato dall'opera del maestro di Providence. Curiosamente, la natura dei racconti originali (spesso contenenti diari, lettere o testimonianze) fa sì che alcune parti del film siano vere e proprie scatole cinesi: il protagonista legge un documento che racconta una vicenda all'interno della quale un altro personaggio racconta un'altra vicenda, e così via.