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25 febbraio 2021

Il tunnel sotto il mondo (L. Cozzi, 1969)

Il tunnel sotto il mondo
di Luigi Cozzi – Italia 1969
con Alberto Moro, Bruno Slaviero
*1/2

Visto in TV (Prime Video).

L'umanità è costretta a rivivere inconsapevolmente sempre lo stesso giorno, il 32 luglio (o forse il 15 giugno: la prima data è citata nelle didascalie, la seconda nei dialoghi). Un uomo, però, tormentato da strani sogni in cui viene ucciso in piazza da un cecchino appostato su una chiesa, prende lentamente consapevolezza della situazione. La vicenda è complicata, fra le altre cose, dalla presenza di un misterioso "Signore del mondo" che trasforma le persone in robot e da un computer che ambisce ad osservare Dio... Ispirato a un racconto di Frederik Pohl, che la sceneggiatura di Alfredo Castelli (sì, il creatore di "Martin Mystère"!) "contamina" con brani tratti da opere di altri celebri autori di fantascienza (Ray Bradbury, Kurt Vonnegut, James Ballard...), l'opera prima di Luigi Cozzi è un film decisamente sperimentale, girato in piena libertà creativa e narrativa, che sconfina nel delirio onirico o nel teatro dell'assurdo. Non è facile seguirne la trama, né tantomeno trovare un significato preciso, al di là della denuncia della disumanizzazione della società (il racconto di Pohl, per quello che ne è rimasto, era inteso come una satira del consumismo). Cozzi lo girò in soli quattro giorni, quasi clandestinamente e senza permessi, per le strade di una Milano innevata (e dintorni, come Sesto San Giovanni) e con un budget ridotto all'osso. La scarsità di mezzi (il numero di attori è talmente limitato che alcuni sono costretti a interpretare più parti, con risultati surreali: vedi l'uomo che uccide sé stesso) e l'uso della camera a mano, per non parlare del montaggio estremamente "libero" e frammentato, donano all'insieme un aspetto quasi da film amatoriale, mentre la struttura narrativa anarchica e gli inserti fanno pensare a certi lavori di Godard. Lo stesso regista è costretto a interpretare una parte, doppiato con voce femminile (in generale il doppiaggio è volutamente fuori labiale: ma, come le "imperfezioni" dal lato visivo, per esempio i difetti del nastro e della pellicola, anche queste sono volute, per trasformare la povertà di mezzi in uno stile straniante per l'esperienza dello spettatore). Fra gli interpreti anche Ivana Monti.

18 dicembre 2020

Palm Springs (Max Barbakow, 2020)

Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani (Palm Springs)
di Max Barbakow – USA 2020
con Andy Samberg, Cristin Milioti
**1/2

Visto in TV (Prime Video), con Sabrina.

Ospite a un matrimonio perché fidanzato con una delle damigelle, Nyles (Samberg) sta vivendo in un loop temporale da quando è entrato in una misteriosa grotta nel deserto, nei pressi del resort di Palm Springs dove si svolge la cerimonia: ogni giorno per lui si ripete infatti uguale al precedente. Ma una sera, senza volerlo, trascina con sé nella grotta anche Sarah (Milioti), la depressa sorella maggiore della sposa. E da allora saranno in due a rivivere la medesima giornata, attraversando varie fasi (dalla depressione al cazzeggio, dall'esplorazione all'innamoramento, dai tentativi di suicidio a quelli di trovare una via per rompere l'incantesimo). Un soggetto senza troppa originalità (è l'ennesima variazione di "Ricomincio da capo", alias "Il giorno della marmotta": non a caso le prime parole con cui Nyles comincia la sua giornata sono "Buongiorno, marmottina!", rivoltegli dalla fidanzata Misty) ma con una sceneggiatura vivace e personaggi divertenti. Rispetto al classico con Bill Murray ci sono alcune differenze: intanto si inizia in media res (Nyles ha già vissuto la giornata migliaia o forse milioni di volte); poi il protagonista non è prigioniero da solo nel loop ma può portarci altre persone (oltre a Sarah c'è anche il vendicativo Roy, interpretato da J.K. Simmons); e infine, anziché un misterioso evento karmico, la via di fuga è offerta dalla scienza (fisica quantistica ed... esplosivi!). Per il resto gli ingredienti sono quelli attesi: riflessioni sul senso della vita, sull'amore e sul giusto approccio all'esistenza (una serena accettazione, un moderato cinismo, o un'ostinata ricerca di una via di fuga per andare avanti?). A un certo punto, dopo essersi innamorati, i due protagonisti si trovano di fronte a un dilemma: meglio vivere per l'eternità in un contesto statico con la persona amata, oppure evolvere insieme, anche se col rischio prima o poi di perdersi? Camila Mendes e Tyler Hoechlin sono gli sposini, Meredith Hagner è (l'infedele) Misty, Peter Gallagher il padre della sposa, June Squibb la nonna (dalle cui parole si potrebbe sospettare che anche lei sia prigioniera nel loop). Nella colonna sonora anche "The partisan" di Leonard Cohen e "Cloudbusting" di Kate Bush. Il regista Max Barbakow e lo sceneggiatore Andy Siara, entrambi all'esordio nel lungometraggio, erano compagni di studi all'American Film Institute.

2 gennaio 2019

ARQ (Tony Elliott, 2016)

ARQ (id.)
di Tony Elliott – USA/Canada 2016
con Robbie Amell, Rachael Taylor
**1/2

Visto in TV.

Renton (Amell), ingegnere che ha inventato una turbina per produrre energia infinita, e la sua compagna Hannah (Taylor) vengono aggrediti in casa da un gruppo di ribelli che si battono contro la corporazione che controlla le risorse dell'intero pianeta. Presto, però, scoprono di trovarsi all'interno di un loop temporale (di poche ore) che si ripete in continuazione, causato proprio dall'ARQ, l'invenzione di Renton. Dapprima è solo l'uomo a rendersene conto: poi, poco a poco, ne diventano consapevoli anche Hannah e i ribelli. E a ogni ciclo, nuovi segreti vengono alla luce, rivelando tradimenti, false identità o colpi di scena, facendo sì che nella successiva ripetizione i personaggi sappiano qualcosa in più e debbano comportarsi in maniera diversa (come in un videogioco, dove dopo ogni "morte" si torna a giocare cercando di evitare gli errori precedenti). Film di fantascienza a basso costo (una manciata di attori, riprese solo in interni e senza effetti speciali – l'ARQ è un semplice rullo che gira – se si eccettua una breve scena sul finale) e non troppo originale (lo spunto è lo stesso di "Ricomincio da capo", peraltro già ripreso più volte in chiave fantascientifica, per esempio in "Source code" o "Edge of tomorrow"), ma ben pensato e realizzato: comincia in medias res e scopre le sue carte gradualmente; e anche se si rivela un po' ripetitivo (per forza di cose), tiene lo spettatore sulle spine fino alla fine, senza smarrirsi o perdere coerenza. È il primo lungometraggio del regista (anche sceneggiatore) dopo due corti.

26 giugno 2014

Edge of tomorrow (Doug Liman, 2014)

Edge of tomorrow - Senza domani (Edge of tomorrow)
di Doug Liman – USA/Australia 2014
con Tom Cruise, Emily Blunt
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Una razza di alieni, i Mimic, ha invaso la Terra e conquistato quasi tutta l'Europa, ma in cinque anni gli esseri umani si sono organizzati e sono ormai pronti a sferrare la controffensiva vincente. Il maggiore Cage, ex agente pubblicitario che cura le relazioni pubbliche dell'unione delle forze di difesa, si ritrova suo malgrado in mezzo alle truppe d'assalto che devono sbarcare in Normandia (!): ma la missione si rivela un massacro, visto che gli extraterrestri ne erano al corrente. Ucciso da un nemico, Cage si risveglia ventiquattr'ore prima e scopre di aver acquisito la capacità di rivivere sempre lo stesso giorno... E a furia di provarci e riprovarci, da imboscato qual era diventerà un vero soldato, aiutando l'eroina Rita a sconfiggere gli alieni. Fra "Ricomincio da capo" (il nome del personaggio femminile è addirittura lo stesso) e "Source code", una bizzarra versione action-militare-fantascientifica del "giorno della marmotta": il meccanismo del time loop, con la battaglia che si ripete dall'inizio ogni qualvolta il protagonista viene ucciso, lungi dall'essere noioso o ripetitivo, è perfettamente funzionale e integrato nella storia, consentendo anche un'evoluzione credibile del personaggio; e naturalmente non può non far venire in mente la dinamica di un videogioco, dove a ogni "game over" e a ogni successivo reset il giocatore mantiene la memoria e tutta l'esperienza dei tentativi precedenti; ma ricorda anche "Another one bites the dust", uno dei poteri del villain Yoshikage Kira nella quarta serie del manga "Le bizzarre avventure di JoJo". Il tutto è condito da una regia solida, da scene di battaglia sporche e confuse ma assai efficaci, e persino da un Tom Cruise che più invecchia più sembra migliorare (ormai è in grado di sfoggiare più di una sola espressione!). Buona anche l'alchimia con la soldatessa tamarra Emily Blunt (che dopo "Looper" torna a farsi coinvolgere da insoliti viaggi nel tempo). Fosse uscito una ventina d'anni fa, sarebbe già un classico della fantascienza bellica. Peccato solo per il finale, che confonde e non convince su più fronti. Il soggetto è tratto da una light novel giapponese, "All you need is kill" di Hiroshi Sazurazaka, il cui titolo originale è stato modificato perché a Hollywood non piace più mettere la parola "uccidere" nel nome di un film per il grande pubblico.

16 maggio 2011

Source code (Duncan Jones, 2011)

Source code (id.)
di Duncan Jones – USA 2011
con Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan
**1/2

Visto al cinema Uci Assago, con Hiromi.

Collegato a una straordinaria e avveniristica apparecchiatura, il pilota di elicotteri militari Colter Stevens ha la possibilità di trasferire la propria coscienza indietro nel tempo e nel corpo di Sean, una delle vittime di un catastrofico attentato terroristico, rivivendo così in continuazione i suoi ultimi otto minuti di vita a bordo di un treno per Chicago. Dovrà cercare di individuare la bomba e l'attentatore: a ogni fallimento, viene rimandato indietro per effetturare un nuovo tentativo. Dopo il suo brillante debutto con "Moon", Duncan Jones (alias Zowie Bowie) continua a frequentare la fantascienza "a sfondo umano" e sforna un altro film interessante, ricco di colpi di scena e di stimolanti suggestioni sull'identità e il destino, che unisce il tema della ripetizione temporale di "Ricomincio da capo" a quello dell'indagine poliziesca nello spazio-tempo di "Deja vu" (ma lo spunto del protagonista che si ritrova in un corpo altrui ricorda parecchio anche la serie televisiva "In viaggio nel tempo", alias "Quantum leap"). Il principio scientifico su cui si basa la vicenda è ovviamente del tutto implausibile, ma se si cominciano a mettere in questione le premesse del film non si va da nessuna parte. Nel finale, però, la pellicola cala di ritmo e perde qualche colpo: alla lunga il meccanismo si fa ripetitivo e il controfinale lieto è forse superfluo (perché la pellicola non è stata fatta terminare al momento del "fermo immagine"? Sarebbe stata una conclusione perfetta). Nel cast, più che Gyllenhaal o la Monaghan, brilla Vera Farmiga nei panni del tenente Goodwin, ufficiale di collegamento fra il protagonista e la sua missione.

31 dicembre 2008

Ricomincio da capo (H. Ramis, 1993)

Ricomincio da capo (Groundhog Day)
di Harold Ramis – USA 1993
con Bill Murray, Andie MacDowell
***1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

L'egocentrico meteorologo televisivo Phil Connors, inviato di malavoglia nella cittadina di Punxsutawney, in Pennsylvania, per girare un reportage sul "giorno della marmotta" (un'eccentrica festività locale che si tiene il 2 febbraio, nel corso del quale una marmotta dovrà prevedere se le restanti giornate d'inverno saranno ancora rigide), si ritrova misteriosamente a rivivere più volte la stessa giornata, sempre uguale in ogni dettaglio. Ogni mattina, infatti, si risveglia nella propria stanza d'albergo; e tutto, attorno a lui, si ripete in maniera identica. Dapprima perplesso, poi sconvolto, infine rassegnato, Phil finisce con il conoscere perfettamente ogni dettaglio del paese e dei suoi abitanti: inizialmente sfrutterà la situazione per divertirsi in ogni modo, poi attraverserà una fase di profonda depressione (ma non gli sarà possibile nemmeno suicidarsi: ogni volta si risveglierà come sempre la mattina del "giorno della marmotta") e infine raggiungerà una sorta di serena accettazione, superando i propri difetti e arrivando a vivere una giornata perfetta, nel corso della quale riuscirà anche a conquistare l'amore della sua bella producer. A metà strada fra un episodio de "Ai confini della realtà" sui paradossi temporali e una parabola buddista con il suo ciclo di eterna rinascita e di tendenza verso l'automiglioramento, questo piccolo capolavoro è opera di un regista che aveva recitato come attore al fianco di Murray nel cult "Ghostbusters" (era l'occhialuto Egon Spengler) e che in seguito non ha più saputo realizzare nulla allo stesso livello, pur avendo provato a giocare ancora la carta del fantastico e del soprannaturale (per esempio con "Mi sdoppio in quattro"). Oltre a dirigere un Murray in stato di grazia e a rendere con efficacia il tormentone della ripetizione temporale, Ramis comunque ha il merito di aver apportato alcune variazioni significative alla già bella sceneggiatura di Danny Rubin: inizialmente la vicenda avrebbe dovuto cominciare in media res, con Phil già prigioniero del time loop, e anche la producer Rita avrebbe dovuto sperimentare la stessa esperienza. Nel film non si quantifica quante volte il protagonista abbia rivissuto il "giorno della marmotta", ma nelle versioni iniziali dello script veniva specificato che la giornata si ripeteva identica per migliaia di anni: non a caso Phil utilizza questo tempo per imparare e per affinare numerosissime capacità (come suonare il pianoforte, parlare il francese o scolpire il ghiaccio). Moltissimi i remake o i film basati sullo stesso spunto: dall'italiano "È già ieri" con Antonio Albanese al fantascientifico "Edge of Tomorrow - Senza domani" con Tom Cruise, fino alla commedia "Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani" di Max Barbakow.

6 agosto 2006

Lamù: Beautiful dreamer (M. Oshii, 1984)

Lamù: Beautiful dreamer (Urusei Yatsura 2: Beautiful dreamer)
di Mamoru Oshii – Giappone 1984
animazione tradizionale
***1/2

Rivisto in DVD.

Intenti a organizzare il festival della propria scuola, gli studenti del Liceo Tomobiki scoprono che lo stesso giorno – la vigilia del festival, appunto – si sta ripetendo incessantemente da chissà quanto tempo, senza che nessuno di loro se ne fosse mai accorto. A intrappolarli in questo loop è stato un misterioso folletto, Mujaki, che ha voluto così esaudire il sogno di qualcuno... Il secondo film cinematografico di Lamù è il più celebre dei sei, oltre che senza dubbio – anche a rivederlo per l'ennesima volta – il più bello e suggestivo. Rispetto al precedente "Only you", Mamoru Oshii ha avuto carta bianca anche per quanto riguarda soggetto e ambientazione e ha sfruttato i personaggi di Rumiko Takahashi per creare qualcosa di molto personale (come già aveva fatto in alcuni episodi della serie televisiva). La vertiginosa vicenda onirica e metafisica che ne risulta ha poco a che vedere con lo spirito romantico e leggero del manga e si inquadra invece alla perfezione nella filmografia più “cerebrale” del regista giapponese, precorrendo opere come "Ghost in the shell", "Patlabor" e "Avalon" e anticipando forse anche film occidentali come "Ricomincio da capo", "Dark city" e "Inception". La vicenda non ha un attimo di tregua ed è piena di spunti interessanti, con situazioni inquietanti o addirittura horror (la polvere e la muffa in casa del professor Onsen, l'incursione notturna nella scuola, la tentata fuga in aereo con la devastante scoperta che il mondo intero si appoggia su una tartaruga, la "fine del mondo silenziosa", le scatole cinesi oniriche...). Oshii riflette sul rapporto fra illusione e realtà, immagina lo scorrere del tempo come un prodotto della coscienza umana ("il passato e il futuro non esistono") e si ispira in parte alla leggenda nipponica di Urashima Taro, simile a quella occidentale di Rip van Winkle (un uomo che magicamente viene esonerato dallo scorrere naturale del tempo e si ritrova in un mondo invecchiato in sua assenza). All'epoca gli spettatori rimasero interdetti e non apprezzarono più di tanto, e anche per questo motivo il regista venne sostituito da Kazuo Yamazaki alle redini della serie televisiva. Ma in seguito il film è diventato un vero e proprio cult movie e, secondo me, ha contribuito a convincere persino la Takahashi che i suoi personaggi avevano un potenziale ben maggiore di quello inizialmente pensato. Peccato che il doppiaggio italiano lasci alquanto a desiderare, anche in confronto a quello altalenante della serie tv: la voce di Ataru è orribile, e ci sono un po' di errori di traduzione. Molto bella la canzone sui titoli di coda, "Ai wa boomerang".