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13 giugno 2016

The neon demon (Nicolas Winding Refn, 2016)

The neon demon (id.)
di Nicolas Winding Refn – Danimarca/Francia/USA 2016
con Elle Fanning, Jena Malone
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca.

Jesse (Elle Fanning), sedicenne proveniente da un paesino di provincia, si è trasferita a Los Angeles dove aspira fare la modella. Qui la sua bellezza – ma soprattutto la sua purezza e la sua luce interiore – conquistano subito tutti: viene così assunta da un'agenzia e scelta da un importante stilista come sua musa. Il rapido successo, però, le procura anche l'invidia di altre modelle già affermate e ossessionate dal desiderio di rimanere al centro dei riflettori... Thriller psicologico che nel finale si trasfigura, cambiando improvvisamente registro e assumendo venature horror, esplicitando in chiave estrema il concetto del "cannibalismo" della bellezza di cui si nutrono tutti coloro che fanno parte del mondo della moda (la dicotomia fra cibo e sesso, fra l'altro, è introdotta quasi subito, nel discorso a proposito dei colori dei rossetti). Con il suo candore e la sua innocenza, Jesse pare una vittima predestinata in un mondo che si nutre di giovani donne per masticarle e sputarle non appena non sono più all'altezza (oltre che preda ideale, indistintamente, di uomini e di animali feroci), mentre l'unico che sembra interessarsi a lei non solo per il suo aspetto, il giovane Dean (Karl Glusman), viene respinto dalla stessa ragazza una volta che comincia a "integrarsi" nel sistema. Ma la sua bellezza, ciò che le dà "potere" sugli altri, è anche estremamente pericolosa... Con atmosfere fra il Lynch di "Mulholland Drive" e l'Aronofsky de "Il cigno nero", il film scorre pericolosamente sul filo degli eccessi. Il regista danese (che nei titoli di testa si firma con la sigla "NWR", come se fosse un marchio di moda) si appoggia a un'estetica pop e da video-arte, fra luci, colori, musica elettronica (di Cliff Martinez) e movimenti di macchina che danno vita a sequenze oniriche e psichedeliche, e compensa con lo stile un soggetto in fondo più banale di quando non appaia a prima vista, perfetto per un mondo crudele ma artificiale, dove dietro la bellezza non c'è altro che vacuità e vanità. Jena Malone è Ruby, la truccatrice lesbica che dedica il suo lavoro (e le sue attenzioni) sia alle modelle che ai cadaveri dell'obitorio; Abbey Lee e Bella Heathcote sono le colleghe di Jesse. Nel cast anche Keanu Reeves (il gestore del motel), Christina Hendricks (la direttrice dell'agenzia), Desmond Harrington (il fotografo) e Alessandro Nivola (lo stilista).

7 giugno 2013

Solo Dio perdona (N. Winding Refn, 2013)

Solo Dio perdona (Only God Forgives)
di Nicolas Winding Refn – Danimarca/Thailandia 2013
con Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm
***

Visto al cinema Apollo.

L'americano Julian vive nel sottobosco criminale di Bangkok, dove gestisce una palestra di boxe thailandese che serve a lui e a suo fratello Bobby come copertura per lo spaccio di droga. Quando Bobby viene ucciso dopo aver violentato una giovane prostituta, la madre (una straordinaria Kristin Scott Thomas) impone a Julian di vendicarlo, innescando così una violenta catena di eventi. Refn rilegge i temi tipici del cinema orientale (la vendetta e la giustizia) con stile folgorante e lynchiano, aggiungendovi in più (da buon europeo) una robusta dose di Shakespeare e un pizzico di tragedia greca. Sanguinoso e cruento, ma dall'incedere ieratico e solenne, è un film dai ritmi dilatati, dalle atmosfere allucinate e inquietanti: un film che dietro le sparse e improvvise scene di violenza (usata in funzione drammatica, e mai per autocompiacimento tarantiniano) nasconde un'anima intimista e fatta di silenzi, che scava nei personaggi per parlare di rimorso e pentimento. Il laconico protagonista, perennemente inerme e in balia delle situazioni, si ritrova stretto in una morsa fra la sete di vendetta della madre (nei cui confronti soffre di un evidente complesso di Edipo) e il riconoscimento della forza morale del misterioso poliziotto Chang (Pansringarm), un'incarnazione quasi metafisica della giustizia, che somministra le sue punizioni con una spada tradizionale dalla lama ricurva e sembra concedersi come unica passione quella del karaoke. Da sottolineare tutto il comparto tecnico: la regia controllata e coerente di Refn, la geometrica composizione delle inquadrature, la surreale fotografia di Larry Smith (che gioca molto sui toni di rosso, come in un precedente film del regista danese, "Fear X"), la musica spettrale di Cliff Martinez. Il film è dedicato ad Alejandro Jodorowski, di cui Refn ha sempre ammesso l'influenza e al cui "Santa Sangre" è in parte debitore.

15 giugno 2011

Drive (Nicolas Winding Refn, 2011)

Drive (id.)
di Nicolas Winding Refn – USA 2011
con Ryan Gosling, Carey Mulligan
***

Visto al cinema Arcobaleno, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Il taciturno protagonista del film (di cui non ci viene mai detto il nome: nei titoli di coda figura come “driver”) è un pilota provetto che lavora come meccanico in un garage di Los Angeles e, part-time, come stuntman in alcuni dei più pericolosi set cinematografici. Ma soprattutto, offre i propri servizi a criminali che necessitano di un buon autista per portare a termine i loro colpi. La sua vita cambia quando si innamora della vicina di casa, una giovane mamma il cui marito è in galera: per aiutare quest’ultimo, si lascia coinvolgere in una rapina a un banco di pegni che lo trascinerà in mezzo a una faida all’ultimo sangue con la criminalità organizzata. Il soggetto, tratto da un romanzo di James Sallis, non è certo nuovo, e la storia percorre territori già battuti più volte dal cinema noir e d’azione (il modello principale è probabilmente “Driver l’imprendibile” di Walter Hill): ma lo stile di Winding Refn, uno dei registi attualmente più interessanti in circolazione (il film che gli ha dato la fama, “Bronson”, uscirà a breve – con tre anni di ritardo – nelle sale italiane), è folgorante e pieno di energia. Le panoramiche notturne della città, il sincero ritratto dei personaggi, le improvvise esplosioni di violenza (come il pestaggio nell’ascensore), l’utilizzo della musica, e persino la grafica dei titoli di testa e di coda sono tutti elementi che contribuiscono a costruire un’atmosfera urbana di grande spessore, che compensa in parte lo scarso approfondimento psicologico e la poca originalità della vicenda. Il bravo Ryan Gosling dà vita a un protagonista apparentemente inespressivo come un Big Jim, sempre con uno stecchino in bocca (come Chow Yun-Fat in "A better tomorrow"!), ma attraverso il cui sguardo sono percepibili emozioni e sentimenti. Indimenticabile il suo giubbotto bianco con l’immagine di uno scorpione dorato. Nel cast ci sono anche Ron Perlman, Christina Hendricks, Albert Brooks e Oscar Isaac.

16 settembre 2009

Valhalla Rising (N. Winding Refn, 2009)

Valhalla Rising - Regno di sangue (Valhalla Rising)
di Nicolas Winding Refn – Danimarca/GB 2009
con Mads Mikkelsen, Maarten Steven
**1/2

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia)

Anno 1000, estremità settentrionale delle isole britanniche: il guerriero guercio e muto One-Eye, tenuto prigioniero da un clan di scozzesi e costretto a battersi come un gladiatore, uccide i propri carcerieri e fugge in compagnia del piccolo Are, figlio del suo precedente padrone. I due si uniscono a un gruppo di vichinghi convertiti al cristianesimo che vorrebbero recarsi in Terrasanta, ma finiscono invece nel Nuovo Continente, dove se la vedranno con i selvaggi. Cupo, sporco, onirico, lento e angosciante, ma anche molto interessante dal lato estetico e visivo (con una notevole fotografia digitale ed effetti sonori stranianti), è un film intessuto di fango, sangue e violenza, pieno di personaggi barbarici alla mercé di una natura selvaggia che si trasforma in un vero e proprio inferno in Terra. L'oscurità e la nebbia avvolgono i destini degli uomini, mentre le loro ambizioni li portano alla morte, fra squarci di preveggenza e di follia. In poche parole, è come se "Aguirre" fosse stato diretto dal Lars von Trier di "Antichrist"!