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30 aprile 2021

The New Mutants (Josh Boone, 2020)

The New Mutants (id.)
di Josh Boone – USA 2020
con Blu Hunt, Anya Taylor-Joy
**

Visto in TV (Now Tv).

Cinque mutanti adolescenti (siamo nell'universo filmico degli X-Men) si ritrovano rinchiusi in un misterioso edificio, a metà fra istituto psichiatrico e carcere minorile, dove vengono sottoposti a minuziosi esami e devono imparare ad usare e controllare i propri poteri sotto la guida della enigmatica dottoressa Reyes (Alice Braga). Ma si scoprono minacciati dalle materializzazioni dei loro traumi e delle paure più o meno inconsce. Spin-off della celebre serie della Marvel, tratto dal fumetto ideato da Chris Claremont a metà degli anni ottanta: la pellicola ha però avuto una gestazione lunga e travagliata, con numerose interferenze della produzione che ne ha cambiato di continuo il mood (e il fatto che la Fox sia stata acquistata dalla Disney a lavorazione in corso, riportando i diritti della franchise nell'alveo della Marvel ma senza inglobare la pellicola nel MCU, non ha certo aiutato). Pur avendomi regalato il piacere di vedere sullo schermo personaggi che ho assai amato nella loro versione fumettistica (e ai quali tutto sommato rende giustizia), non c'è dubbio che il film abbia i suoi problemi. La scelta di un approccio da teen horror ha sicuramente il suo perché, visto che la sceneggiatura (di Boone e Knate Lee) ha voluto affidarsi a sottotrame – come quella del Demone Orso – sviluppate nel periodo in cui il fumetto era disegnato in maniera astratta, nervosa e stilizzata da Bill Sienkiewicz; peccato che la tensione e i colpi di scena latitino. In effetti il mix fra horror soprannaturale e abilità supereroistiche funziona poco su entrambi i livelli. Gran parte della suspense è costituita dal mistero relativo al potere di Danielle Moonstar/Mirage (Blu Hunt), che però è ben noto a chi conosce il personaggio avendo letto i fumetti. Inoltre nessuno dei cinque protagonisti è mai veramente a rischio di rimetterci la pelle, il che elimina anche l'appeal da "totomorti". Sarebbe stato meglio introdurre un sesto personaggio fittizio, da far fuori subito, per illuderci del pericolo. Rimangono i temi della crescita e della scoperta di sé (i ragazzi si trovano in quel momento in cui devono imparare ad esplorare, controllare e convivere con i propri desideri e le proprie paure: d'altronde nel mondo Marvel i poteri mutanti sono sempre stati visti come una metafora della pubertà), con tanto di love story spuria (in chiave lesbica!). Anya Taylor-Joy è una convincente Illyana Rasputin/Magik, demoniaca e psicopatica (con un Lockheed di pezza!), Maisie Williams è la complessata ma risoluta licantropa Rahne Sinclair/Wolfsbane, Charlie Heaton è un Sam Guthrie/Cannonball un po' sacrificato, Henry Zaga è Roberto da Costa/Sunspot (con qualche polemica in USA per il suo colore della pelle "troppo chiaro" rispetto ai comics: da notare che il personaggio era già apparso in "X-Men: Giorni di un futuro passato" interpretato da un altro attore). Nessuna menzione del fatto che Illyana è la sorella di Colosso; d'altronde, a parte un breve riferimento agli X-Men (e alla Essex Corporation), non ci sono legami diretti con gli altri film della franchise, benché le frasi della dottoressa Reyes facciano inizialmente pensare che lavori per Charles Xavier. Pensata come primo capitolo di una trilogia, la pellicola ha avuto pure la sfortuna di uscire in pieno periodo Covid: inoltre l'accoglienza della critica non è stata favorevole, e dunque difficilmente vedremo il sequel (che avrebbe dovuto introdurre anche Karma e Warlock).

17 febbraio 2020

Deadpool 2 (David Leitch, 2018)

Deadpool 2 (id.)
di David Leitch – USA 2018
con Ryan Reynolds, Josh Brolin
**1/2

Visto in TV.

In seguito alla morte improvvisa della sua compagna Vanessa (Morena Baccarin), Wade Wilson/Deadpool (Ryan Reynolds) cade in depressione e tenta inutilmente il suicidio. Dopo un fallimentare tentativo di entrare a far parte degli X-Men, l'anti-eroe trova una nuova ragione di vita: proteggere Russell Collins/Firefist (Julian Dennison), giovane mutante dai poteri pirocinetici, che è braccato da Cable (Josh Brolin), un killer cibernetico giunto dal futuro. Il secondo film dedicato al mercenario chiacchierone con il potere mutante di rigenerare le proprie ferite (il che lo rende praticamente immortale) è forse migliore anche del precedente. L'irriverenza del personaggio, fucina di gag e di battute dissacranti, continua a distaccarlo notevolmente dalla seriosità del panorama degli X-Men, un universo di cui però fa parte a pieno titolo. E l'insolita commistione di registri (il comico-demenziale e il tragico-melodrammatico), per quanto più sbilanciata sul primo versante, riesce a dare alla trama e ai personaggi quello spessore che era assente nel primo film. Anche le gag, quando non esagerano sul piano dell'umorismo scurrile e adolescenziale, riescono a strappare più di un sorriso, in particolare quelle metacinematografiche (oltre a essere consapevole di trovarsi in un film, Wade cita di continuo altre pellicole, lanciando non poche frecciatine ai titoli dell'Universo DC) e metafumettistiche. Per fronteggiare Cable, a un certo punto Deadpool forma una propria squadra di supereroi, X-Force: ma tranne la superfortunata Domino (Zazie Beetz), ci lasceranno tutti le penne piuttosto incerimoniosamente, prima ancora che inizi la missione. Dal primo episodio, in qualità di spalle, tornano Colosso e Testata Mutante Negasonica (che introduce la sua fidanzata Yukio), mentre fra gli avversari appaiono Black Tom Cassidy (Jack Kesy) e l'inarrestabile Fenomeno (con la voce, in originale, dello stesso Reynolds). Da notare che versioni differenti del Fenomeno e di Yukio erano già apparse in precedenti film degli X-Men (rispettivamente in "X-Men: Conflitto finale" e "Wolverine: L'immortale"), ma qui vengono bellamente ignorate. Belle le sequenze d'azione, con un utilizzo (scoperto e consapevole) del ralenti. Nel cast anche Eddie Marsan, Terry Crews e Rob Delaney. Brevissimi camei per Matt Damon e Brad Pitt. Nella scena post-credits vediamo Wade viaggiare nel tempo (e in altri film) per rimediare agli errori del passato (come uccidere la versione di sé stesso che era apparsa in "X-Men Le origini: Wolverine", e persino l'attore Ryan Reynolds prima che reciti in "Green Lantern"). Deadpool, Cable e Domino furono tutti creati da Rob Liefeld nei primi anni novanta: sembra quasi incredibile ritrovarli insieme trent'anni dopo in un film come questo.

8 giugno 2019

X-Men: Dark Phoenix (S. Kinberg, 2019)

X-Men: Dark Phoenix (Dark Phoenix)
di Simon Kinberg – USA 2019
con James McAvoy, Sophie Turner
*1/2

Visto al cinema Colosseo.

Durante una missione di salvataggio nello spazio, Jean Grey (Sophie Turner) viene investita da una misteriosa forza cosmica che amplifica il suo potere a dismisura ma le rende anche impossibile controllarlo, anche perché riporta alla luce quei traumi infantili che il professor Xavier (James McAvoy) aveva sempre cercato di nasconderle... Approfittando del fatto che "Giorni di un futuro passato" ha resettato la linea temporale, il settimo film degli X-Men (nonché l'ultimo prodotto in proprio dalla Fox, prima che i personaggi – come già accaduto con Spider-Man – tornino nell'alveo della Marvel) sceglie di raccontare nuovamente la storia già narrata nel terzo, "Conflitto finale", ossia la saga di Fenice Nera, una delle avventure più celebri e acclamate della serie a fumetti. Il film di Brett Ratner era stato accolto tiepidamente dalla critica, ma questo "remake" non è purtroppo migliore. Kinberg, all'esordio come regista, aveva già lavorato come sceneggiatore e produttore a diverse pellicole della franchise, e curiosamente aveva scritto proprio lui il film del 2006: forse sarebbe stato meglio affidare l'impresa, stavolta, a qualcun altro. La caratterizzazione piatta dei personaggi, debole e meccanicamente funzionale alla trama, e la mancanza di pathos ed epicità sono i difetti principali: mai si respira quell'intensità che rendeva indimenticabile la vicenda imbastita da Chris Claremont e John Byrne sulle pagine dei comics. Se i primi minuti – che ci presentano rapidamente il nuovo status quo degli X-Men agli inizi degli anni novanta (proseguendo nel trend, stabilito da "X-Men: L'inizio" in poi, di ambientare un film in ogni decennio a partire dagli anni sessanta) – sono accattivanti, man mano che la storia prosegue perde forza e incisività, fino a un finale dove il sacrificio di Jean giunge senza trasmettere nulla, anche perché manca ogni riflessione sul tema della corruzione del potere. E non parliamo dei tanti fili narrativi ignorati, lasciati in sospeso o semplicemente risolti in modo superficiale (la persecuzione dei mutanti, il risentimento di Hank verso Xavier). Un esempio: l'idea che gli X-Men siano inizialmente benvoluti e acclamati come eroi, potenzialmente stimolante, viene messa da parte in maniera rapida e poco convincente: possibile che basti un singolo incidente a capovolgere la percezione di tutti? Quanto ai cattivi di turno (fra cui Jessica Chastain), un incrocio fra gli alieni D'Bari e il Club Infernale, appaiono generici e derivativi (e questo purtroppo è un problema comune a molti film di supereroi), necessari solo per giustificare le lunghe scene d'azione. Dicevamo delle caratterizzazioni: non sono pochi i personaggi che cambiano idea in continuazione (Bestia, Magneto), che vengono sacrificati o eliminati dalla storia in maniera improvvisa (Mystica, Quicksilver), che hanno un ruolo tagliato con l'accetta (Ciclope) o soltanto di contorno (Tempesta, Nightcrawler). Gli attori, da parte loro, non sembrano impegnarsi più di tanto: il migliore, come sempre, è Michael Fassbender nella parte di Magneto. Tra le new entry: Dazzler (che si intravede alla festa nel bosco), Selene e Red Lotus (alleati di Magneto). Curiosità: è il primo film degli X-Men in cui non appare Wolverine (e senza un cameo di Stan Lee, cui è dedicata la pellicola). Fra le cose da salvare: la trovata di mostrare, nell'incipit, che i poteri di Jean nascondevano un "lato oscuro" sin dall'inizio, anche prima dell'arrivo di Fenice (è stata proprio lei, da bambina, a causare la morte della madre), anche se questo sminuisce poi la trasformazione in Dark Phoenix (rendendola soltanto un power-up); e la colonna sonora, con il nuovo tema composto da Hans Zimmer, semplice ma interessante.

18 agosto 2017

Deadpool (Tim Miller, 2016)

Deadpool (id.)
di Tim Miller – USA 2016
con Ryan Reynolds, Ed Skrein
**1/2

Visto in divx.

Malato di tumore e in cerca di una cura, il mercenario Wade Wilson (un Ryan Reynolds che ironizza anche su sé stesso) accetta di sottoporsi a un trattamento sperimentale, in grado di risvegliare le sue mutazioni latenti. Ne uscirà sfigurato ma dotato di poteri rigeneranti che guariscono ogni sua ferita. E col nome di Deadpool, un arsenale di armi e un costumino rosso (per non rovinarlo con le macchie di sangue!), si lancerà in una personale vendetta contro il responsabile dei suoi guai, lo spietato Francis/Ajax (Ed Skrein), che nel frattempo ha rapito Vanessa (Morena Baccarin), la donna che ama. Personaggio dei fumetti Marvel "moderni" (a differenza degli eroi delle altre pellicole, che hanno le loro origini negli anni sessanta e settanta, nasce negli anni novanta a opera di Rob Liefeld e raggiunge il successo solo nel nuovo millennio), legato all'universo degli X-Men (e questo spiega perché la pellicola sia stata prodotta dalla Fox: ma di mutanti compaiono soltanto Colosso (in CGI) e la sconosciuta Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand), al punto che il protagonista stesso scherza sulla povertà del budget a disposizione dei cineasti), Deadpool è un character dissacrante e sguaiato, che gioca sui cliché del mondo dei supereroi (ovviamente lui non si considera tale: a ben vedere, visto che opera al confine fra il bene e il male) e rompe frequentemente la "quarta parete" (parlando con gli spettatori e mostrando piena consapevolezza di trovarsi in una produzione cinematografica). Geek e citazionista (spesso a carte scoperte), sboccato, volgare, senza peli sulla lingua, è animato da un'energia viscerale e sfrenata, oltre che da una carica eversiva che lo avvicina alla parodia o alla satira in stile "Kick Ass". Ma se tutto questo aggiunge valore alla parte relativa alle origini e alla relazione con Vanessa, sinceramente sofferta e anticonformista, e tutto sommato arricchisce anche il rapporto con il "cattivo" Francis (dall'insopportabile accento inglese, e che si infuria se chiamato per nome), le scene in costume e ambientate nel presente rimangono invece prigioniere delle esigenze di un normale action movie supereroistico. Nel complesso, un film divertente ma incredibilmente stupido. Che qualcuno, fuorviato dalle parolacce e dalle tantissime gag a sfondo sessuale (che negli Stati Uniti hanno imposto il divieto ai minori non accompagnati), ne abbia parlato come di una pellicola "più adulta" rispetto alle altre della Marvel, mi perplime non poco: il target è comunque ed esclusivamente adolescenziale. Il regista Tim Miller, al debutto, fa ampio sfoggio di bullet time sin dai titoli di testa (a fini umoristici, però, il che se non altro ne rende l'abuso sopportabile). T.J. Miller è il barista Weasel, sidekick e spalla comica. Gina Carano è Angel Dust, forzuta tirapiedi di Francis. Stan Lee ha un cameo nella scena nello strip club. Nella scena dopo i titoli di coda, lo stesso Deadpool annuncia che nel sequel ci sarà Cable.

2 marzo 2017

Logan - The Wolverine (J. Mangold, 2017)

Logan - The Wolverine (Logan)
di James Mangold – USA 2017
con Hugh Jackman, Patrick Stewart
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca.

Anno 2029: un Wolverine vecchio e stanco, i cui poteri si sono indeboliti, tira a campare lavorando come autista sul confine fra Stati Uniti e Messico. I mutanti sono spariti dalla faccia della terra: oltre a Logan, gli unici sopravvissuti sono il professor Xavier (che soffre di una malattia degenerativa al cervello) e Calibano. Ma in un laboratorio segreto, alcuni scienziati stanno creando artificialmente una propria razza di mutanti: fra questi c'è Laura, una bambina nata a partire dal DNA dello stesso Logan, e dunque sua "figlia", tanto che ha gli stessi poteri: scheletro e artigli di adamantio, capacità di guarire le proprie ferite. Per mettere in salvo la piccola, scappata dal laboratorio e sulle cui tracce ci sono i Reavers, banda di cyborg guidati dal perfido Donald Pierce, Logan e Xavier intraprendono una disperata fuga verso il Canada, verso un ipotetico "Eden" dove lei e altri mutanti possono trovare rifugio... Il terzo film "a solo" di Wolverine, decisamente il più originale come mood e contenuti, è anche quello che (salvo ripensamenti) segna l'addio di Hugh Jackman al personaggio che ha interpretato per ben nove pellicole (contando anche le sei dedicate agli X-Men). Anche per via della distopica ambientazione in un futuro privo (quasi) di mutanti e di supereroi, è assai lontano dalle atmosfere dei film precedenti, dai quali è slegato anche come continuity. E più che ai blockbuster Marvel, i riferimenti sono semmai a "I figli degli uomini" di Cuarón (per la trama) e al western "Il cavaliere della valle solitaria" con Alan Ladd (citato più volte, anche esplicitamente: Xavier e Laura ne vedono alcuni spezzoni in tv, e la bambina ne recita alcune frasi nel finale). Scene d'azione a parte, il film è un crepuscolare western on the road sul tema dei rapporti fra padre e figlia. Ma non mancano accenni metafumettistici (Laura legge i comic book degli X-Men!) e una dose superiore al solito di violenza e parolacce, che donano un realismo inconsueto per il genere. Il finale, a suo modo, è capace di sorprendere (in senso positivo): al punto che si rimane fino alla fine dei titoli di coda immaginando un controfinale che rimescoli le carte in tavola... e invece nulla. Il personaggio di Laura, alias X-23 (interpretata da Dafne Keen), è stato introdotto nei comics solo in anni recenti (per questo alcuni lettori di vecchia data, come il sottoscritto, non lo hanno mai conosciuto). Ispirato in parte alla miniserie a fumetti "Old Man Logan" di Mark Millar, il film rappresenta una closure soddisfacente (sia pure "alternativa": non è detto che questo futuro sia quello reale) per il personaggio di Wolverine (nonché di Xavier: anche per Stewart si tratterebbe dell'ultima volta). Boyd Holbrook è Pierce, Stephen Merchant è Calibano, Richard E. Grant è Zander Rice, lo scienziato a capo del progetto Transigen.

28 maggio 2016

X-Men: Apocalisse (Bryan Singer, 2016)

X-Men: Apocalisse (X-Men: Apocalypse)
di Bryan Singer – USA 2016
con James McAvoy, Michael Fassbender
*1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina.

"Il terzo film è sempre il peggiore", afferma un personaggio mentre esce dal cinema dopo aver appena visto "Il ritorno dello jedi" (la storia si svolge infatti nel 1983). Probabilmente Singer intendeva lanciare un meta-commento al terzo capitolo della trilogia originale degli X-Men, "Conflitto finale", guarda caso l'unico non diretto da lui (ed effettivamente il più brutto dei tre). Ma la frase è valida anche se riferita a questa trilogia di prequel, di cui "Apocalisse" è appunto il terzo episodio dopo "X-Men: L'inizio" e "Giorni di un futuro passato". Non che manchi l'intrattenimento: chi da un film di supereroi si attende spettacolari scene d'azione, variopinti poteri, e vivaci dinamiche fra i vari personaggi (particolarmente simpatici i siparietti con Quicksilver e Nightcrawler) non resterà troppo deluso. Ma rispetto ai suoi due predecessori, la storia è parecchio generica, le caratterizzazioni superficiali, le svolte prevedibili e stereotipate, sono assenti i sottotesti sociali e razziali (sostituiti da una vaga metafora religiosa) e si resta con l'impressione di aver assistito semplicemente a un unico, prolungato, artificio per ripristinare lo status quo della franchise, reintroducendo personaggi cardine (Ciclope, Tempesta, Nightcrawler), quasi tutti in versione teen, e formando la squadra che sarà protagonista delle future avventure (manca giusto Wolverine, che comunque si concede un'apparizione nei panni dell'Arma X). Certo, in mezzo ai tanti qualcuno risulta sacrificato: penso a Magneto (Michael Fassbender), ridotto quasi a una figura di contorno (se si eccettua la sequenza in cui perde la moglie e la figlia con cui aveva cercato di rifarsi una vita normale, tornando di conseguenza sulla strada del male); in confronto Mystica (Jennifer Lawrence) sembra invece divenuta un punto di riferimento centrale nella saga, tanto che molti giovani mutanti (a partire da Tempesta) la venerano come un'eroina e un modello da seguire. Eppure, come ho già avuto modo di dire, preferisco di gran lunga i film degli X-Men a quelli degli Avengers prodotti direttamente dai Marvel Studios: almeno "sembrano" vero cinema e non lunghi episodi di un telefilm.

Siamo negli anni ottanta, dunque: come le due pellicole precedenti sfruttavano lo scenario degli anni '60 e '70 per dare spessore all'ambientazione, anche in questo caso trovamo sullo sfondo le dinamiche socio-politiche dell'epoca (i materiali di repertorio comprendono filmati di Reagan e Andropov). Il cattivone è En Sabah Nur (Oscar Isaac), ossia Apocalisse, forse il primo mutante in assoluto, in giro da almeno cinquemila anni e in grado di accumulare nuovi poteri a ogni reincarnazione. Risvegliato da un sonno millenario e intenzionato a conquistare il mondo, comincia con lo "smantellare" gli arsenali nucleari delle superpotenze, aiutato dai quattro mutanti che ha scelto come suoi "cavalieri": Angelo (cui ha donato ali metalliche, come nei fumetti), Psylocke (entrambi in una versione differente da quella apparsa in passato), Tempesta (reclutata nelle strade del Cairo) e Magneto. A opporsi a loro ci sono il professor Xavier (James McAvoy) e i suoi studenti: i fedeli Bestia e Havok, la rediviva Mystica, la giovane Jean/Fenice e le nuove reclute Ciclope e Nightcrawler, ai quali si aggiunge Quicksilver (figlio di Magneto, all'insaputa di questi). Come si vede, tantissimi personaggi, e tutti più giovani rispetto alle incarnazioni successive (si completa così il ricambio generazionale degli interpreti: qui Tye Sheridan, Sophie Turner, Kodi Smit-McPhee e Alexandra Shipp vanno a sostituire James Marsden, Famke Janssen, Alan Cumming e Halle Berry rispettivamente nei panni di Ciclope, Jean, Nightcrawler e Tempesta). Fra le new entry, Olivia Munn è Psylocke, Ben Hardy è Angelo e Lana Condor è Jubilee (poco più di un cameo, visto che dal montaggio finale è stata tagliata tutta la parte al centro commerciale). Brevi apparizioni per Calibano e Blob. Nella colonna sonora spiccano i brani non originali, utilizzati in quelle che forse sono le scene più belle dell'intero film: l'Allegretto della settima sinfonia di Beethoven (nella sequenza della distruzione degli arsenali nucleari) e la canzone "Sweet Dreams (Are Made of This)" degli Eurythmics (quando Quicksilver salva gli studenti della scuola Xavier, mostrata tutta dal punto di vista "accelerato" del personaggio). Lo scontro mentale fra Xavier e Apocalisse nel finale potrebbe essere stato ispirato dal classico duello fra il professore e il Re delle Ombre nella serie a fumetti. Il consueto cameo di Stan Lee, per una volta, include anche sua moglie, Joanie. La scena post-credits, in cui la Essex Corporation recupera campioni di sangue dell'Arma X, sarà probabilmente sviluppata nei futuri film di Wolverine, di Gambit e degli stessi X-Men.

30 maggio 2014

X-Men: Giorni di un futuro passato (B. Singer, 2014)

X-Men: Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past)
di Bryan Singer – USA 2014
con Hugh Jackman, Michael Fassbender
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Bryan Singer torna alla franchise che lui stesso aveva lanciato con i primi due film. E lo fa alla grande, adattando per lo schermo una delle più belle storie degli X-Men dei fumetti, quel "Giorni di un futuro passato" con cui nel 1981 Chris Claremont e John Byrne introdussero i viaggi nel tempo nel già complicato mondo dei mutanti Marvel. La pellicola è un perfetto trait d'union fra la prima trilogia (da cui tornano personaggi e attori come Xavier/Patrick Stewart, Magneto/Ian McKellen, Tempesta/Halle Berry, oltre naturalmente a Wolverine/Hugh Jackman, l'unico finora presente in tutti i sette film sugli X-Men se consideriamo anche le sue due pellicole "a solo") e il bel prequel firmato da Matthew Vaughn, qui co-autore della storia (e dunque largo spazio ai "giovani" Xavier/James McAvoy, Magneto/Michael Fassbender, Bestia/Nicholaus Hoult e Mystica/Jennifer Lawrence). La trama prende le mosse da un cupo futuro in cui le robotiche Sentinelle ideate dallo scienziato Bolivar Trask (Peter Dinklage) hanno scatenato una guerra contro i mutanti, sterminandoli (quasi) tutti. Per salvare la propria specie ma anche l'intero pianeta da un conflitto senza fine, Kitty Pryde (Ellen Page) proietta la coscienza di Wolverine cinquant'anni indietro nel tempo, all'interno del suo corpo più giovane. Qui, nel 1973, Logan dovrà convincere un immaturo Xavier e un impulsivo Magneto ad allearsi per fermare Mystica, il cui tentativo di uccidere Trask innescherà la catena di eventi che porterà alla catastrofe. Come solitamente accade nelle migliori storie degli X-Men, l'azione e la complessità della trama sono al servizio di riflessioni di natura sociale o introspettiva, e i personaggi, con la loro umanità, rimangono sempre al centro della vicenda. In più, è un piacere per i Marvel fan di vecchia data riconoscere qua e là alcuni dei numerosissimi character del mondo mutante: spettacolare, in questo caso, il Quicksilver ancora teenager (interpretato da Evan Peters) che con la sua super-velocità aiuta i nostri eroi a far evadere Magneto dal carcere di sicurezza sotto il Pentagono. Strizzatine d'occhio per i fan dei comics ("Una volta mia madre è stata con uno che controllava i metalli"), riferimenti ai film precedenti (William Stryker), curiosità varie (J.F. Kennedy era un mutante!?) condiscono il tutto.

Nonostante qualche piccolo problema di continuity (lo Xavier del futuro non era morto in "X-Men: conflitto finale"?), la pellicola in un certo senso chiude un cerchio e si rivela come la perfetta conclusione di un mini-ciclo di cinque film, "rimediando" nel finale alle stonature provocate dal deludente episodio di Brett Ratner (Scott e Jean saranno nuovamente utilizzabili), fondendo abilmente le anime della vecchia e della nuova generazione di X-Men (meglio di quanto non avesse fatto l'analogo "Generations" per "Star Trek") e consentendo così alle pellicole successive, a seconda del bisogno, di proseguire sia con il filone mutante del passato che con quello del futuro. A proposito: il controfinale dopo i titoli di coda rivela già cosa ci aspetta nel prossimo film: En Sabah Nur, ovvero Apocalisse. Detto di un cast ben mixato fra grossi calibri e giovani promesse, resta da segnalare la presenza nel roster dei personaggi di Alfiere, Blink, Sunspot e Warpath nel futuro (oltre a Kitty, Colosso e Uomo Ghiaccio), e di Toad, Havok, Ink e Spyke nel passato (soldati durante la guerra del Vietnam). Solo brevi ma graditi cameo nel finale per Rogue/Anna Paquin (che aveva girato molte più scene, poi tagliate in fase di post produzione), Jean/Famke Janssen e Ciclope/James Marsden. E a proposito di cameo: stavolta non c'è Stan Lee, ma in compenso abbiamo Len Wein e Chris Claremont (oltre allo stesso Bryan Singer). Nota per chi pensasse che la trama della storia si ispiri a "Terminator": gli albi originali furono pubblicati tre anni prima dell'uscita del film di Cameron, e dunque semmai è vero il contrario (pare in realtà che le ispirazioni per entrambi siano da far risalire ad alcuni episodi delle serie televisive "Dr. Who" e "The Outer Limits"). Poche ma significative, comunque, le differenze fra il film e il soggetto di Claremont e Byrne: nei comics era Kitty (e non Logan) a viaggiare indietro nel tempo, grazie ai poteri di Rachel Summers (in effetti Kitty non ha mai avuto capacità mentali o telepatiche!): e la destinazione non era il 1973 ma il 1981, ossia il presente di allora. Infine, l'oggetto del tentativo di assassinio di Mystica era il senatore Kelly e non Bolivar Trask.

3 febbraio 2014

Wolverine: L'immortale (J. Mangold, 2013)

Wolverine: L'immortale (The Wolverine)
di James Mangold – USA 2013
con Hugh Jackman, Tao Okamoto
*1/2

Visto in divx.

Dopo la morte di Jean Grey (avvenuta in "X-Men: Conflitto finale"), che ritorna continuamente nei suoi sogni, Logan/Wolverine si è ritirato a vivere come un selvaggio fra le montagne canadesi. Viene convinto a tornare in azione dalla giovane Yukio, che lo conduce con sé fino in Giappone per dire addio a Yashida, vecchia conoscenza di Logan sin dai tempi della seconda guerra mondiale (gli salvò la vita durante il bombardamento di Nagasaki) e malato terminale. Yashida, divenuto un potente industriale, si offre di donare a Wolverine l'unica cosa che potrebbe renderlo uguale a tutti gli altri esseri umani: la capacità di invecchiare e di morire. Il secondo film "a solo" del mutante con gli artigli dopo quello delle sue origini si rifà al celebre ciclo di storie "giapponesi" di Chris Claremont (e Frank Miller), portando sulla scena personaggi come Mariko e Shingen Yashida, e nemici come Viper e il Silver Samurai. L'ambientazione nipponica dona alla pellicola un mood particolare e diverso da quelle precedenti, ma non può risollevare più di tanto una trama che si sviluppa senza alcun guizzo, costruita sull'unica idea di mettere il protagonista in difficoltà perché temporaneamente privato dei suoi poteri di guarigione (e nel finale perde anche i suoi artigli di adamantio). Ben sviluppata invece la love story di Logan con Mariko (impagabile la scena in cui i due, in fuga dalla yakuza, sono costretti a rifugiarsi in un "love hotel") e interessanti alcune sequenze d'azione, come il duello sul tetto del treno-proiettile. Buono anche il cast di contorno, in particolare sul versante femminile, che vede la bella Tao Okamoto nei panni di Mariko, Rila Fukushima in quelli di Yukio (per entrambe si tratta praticamente del debutto sullo schermo) e Svetlana Khodchenkova in quelli della perfida Viper, mentre Famke Janssen riprende il suo ruolo di Jean Grey nei sogni di Logan. Hiroyuki Sanada ("The twilight samurai") è Shingen, il malvagio padre di Mariko. Nella scena durante i titoli di coda, il professor Xavier e Magneto mettono in guardia Wolverine dal possibile arrivo delle Sentinelle (un teaser per l'imminente "X-Men: Giorni di un futuro passato").

23 giugno 2011

X-Men: L'inizio (Matthew Vaughn, 2011)

X-Men: L'inizio (X-Men: First Class)
di Matthew Vaughn – USA/GB 2011
con James McAvoy, Michael Fassbender
***

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Non un reboot, ma un prequel intelligente e appassionante: la franchise cinematografica degli X-Men torna alle origini e rinasce a nuova vita (pare che il film sarà il primo di una nuova trilogia) con una pellicola all'altezza di quelle di Bryan Singer (accreditato come produttore e co-autore del soggetto) che racconta il primo incontro fra i mutanti Xavier e Magneto, la nascita della loro amicizia, la creazione del primo nucleo di X-Men, lo scontro con il Club Infernale guidato da Sebastian Shaw (che mira a scatenare una guerra nucleare), e infine l'inevitabile separazione fra i due amici/rivali, destinati a seguire strade diverse con i loro rispettivi gruppi. Ottima l'ambientazione negli anni sessanta, che integra alla perfezione eventi storici (la crisi dei missili di Cuba) nella cronologia mutante, dando a tutta l'operazione un sapore retrò quasi alla James Bond. Ma soddisfa anche il modo in cui sono stati resi sullo schermo personaggi ben noti ai lettori dei fumetti. La scelta dei character che fanno parte della prima incarnazione di X-Men (Banshee, Havok, Bestia) non è casuale, visto che si tratta di personaggi che anche nei comics hanno un'età media superiore al resto del gruppo: qui vengono caratterizzati in maniera semplice ma efficace (indovinati, per esempio, i riferimenti al celebre racconto di Stevenson "Dottor Jekyll e Mister Hyde" nel caso di Hank McCoy/Bestia). Michael Fassbender convince come Magneto, mentre James McAvoy è uno Xavier assai ironico. Quanto ai nemici, nel Club Infernale affascinano anche personaggi che in tutta la pellicola diranno sì e no quattro parole (Azazel, Riptide). Ma su tutti brilla Kevin Bacon nei panni di Shaw, villain che con le sue azioni ispira quelle future di Magneto: la relatività del bene e del male, e il continuo passaggio di alcuni characters dalle file dei buoni a quelle dei cattivi è un tema che è stato perfettamente estrapolato dalle pagine cartacee allo schermo cinematografico. Evitati alla grande, per fortuna, anche i rischi di sfornare un teen movie, vista la giovane età dei principali personaggi, nonché la tentazione del 3D. Il regista Matthew Vaughn, al suo quarto film dopo "The pusher", "Stardust" e "Kick-Ass", si conferma come uno dei nomi più interessanti del cinema d'intrattenimento americano: nella scena dell'addestramento dei giovani mutanti, ricorre ironicamente agli split screen di cui Ang Lee aveva abusato nel proprio "Hulk". Bella e trascinante la colonna sonora, divertente il cameo di Hugh Jackman/Wolverine (non ho notato, invece, quello consueto di Stan Lee: se c'era, me lo sono perso). Completano il cast January Jones (la telepate Emma Frost), Jennifer Lawrence (una giovane Mystica), Rose Byrne (Moira McTaggart) e, in piccoli ruoli di militari russi e americani, Rade Serbedzija e Michael Ironside.

30 aprile 2009

Wolverine (Gavin Hood, 2009)

X-Men Le origini: Wolverine (X-Men Origins: Wolverine)
di Gavin Hood – USA 2009
con Hugh Jackman, Liev Schreiber
**

Visto al Medusa Multisala di Rozzano, con Martin, Eliana e Gabriele.

I fratelli Jimmy Logan (il futuro Wolverine) e Victor Creed (il futuro Sabretooth) sono mutanti simili a bestie feroci, dotati di affilati artigli e di capacità rigeneranti che li rendono estremamente longevi e quasi invulnerabili. Dopo aver combattuto insieme in tutte le guerre del diciannovesimo e ventesimo secolo, si dividono quando il primo – stufo della lotta e del sangue che invece sembra eccitare sempre di più il secondo – si ritira a fare il boscaiolo nelle foreste canadesi. Ma il perfido militare Stryker lo rintraccia e lo sottopone a un misterioso esperimento, rivestendo il suo scheletro con un metallo indistruttibile, l'adamantio, e trasformandolo così in un'arma micidiale. Come capita spesso con i film Marvel, anche in questo caso ho finito con il godermi la pellicola al di là dei suoi effettivi meriti: essendo stato per molti anni un appassionato lettore dei fumetti della "casa delle idee", il piacere di vedere muoversi sullo schermo i personaggi dell'universo creato da Stan Lee mi porta a giudicare con particolare benevolenza anche lungometraggi che hanno qualche difetto a livello di sceneggiatura. È il caso di questo prequel/spin-off, che termina con la debole trovata di far dimenticare tutto al protagonista: una necessità per riportarlo allo stato in cui lo troviamo nel primo dei tre film degli X-Men (dove ignorava completamente il proprio passato), certamente, ma che avrebbe potuto essere sfruttata in maniera molto più efficace, per esempio cominciando il film con l'ultima scena e narrando tutto il resto in un flashback. La sostanziale linearità della vicenda (che contrasta invece con la tortuosità e la confusione con cui le origini del personaggio sono state raccontate a spizzichi e bocconi negli albi a fumetti) non pregiudica comunque il risultato: si tratta di un film onesto con una discreta regia, buone scene d'azione, belle ambientazioni (è stato girato in Australia e Nuova Zelanda), l'inattesa partecipazione di diversi mutanti (fra gli altri, Blob, Deadpool, Gambit... c'è persino un'apparizione del giovane Ciclope e, nel finale, di un professor Xavier imbarazzantemente ringiovanito) e un protagonista che fa di tutto per soddisfare gli occhi del pubblico femminile. Francamente poteva andare peggio.

1 giugno 2006

X-Men: Conflitto finale (B. Ratner, 2006)

X-Men: Conflitto finale (X-Men: The Last Stand)
di Brett Ratner – USA 2006
con Hugh Jackman, Halle Berry, Ian McKellen
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Visto ieri al cinema Splendor, con Valeria.

Diciamo subito che l'assenza di Bryan Singer alla regia di questo capitolo conclusivo della prima trilogia sui mutanti si sente parecchio. Impegnato con il progetto di "Superman returns", il regista avrebbe dovuto essere sostituito da Matthew Vaughn (che dirigerà poi il prequel "X-Men: L'inizio"), ma alla fine è stato scelto il mediocre Ratner. Pur essendo decisamente inferiore al precedente, mi sono comunque divertito a vederlo perché dei tre è quello con più riferimenti diretti al fumetto (a cominciare dalla lotta contro le Sentinelle nella stanza del pericolo). Non per niente una delle due trame principali, come si poteva immaginare già dal finale di "X-Men 2", è quella di Fenice, una delle saghe più celebri di Chris Claremont e John Byrne, anche se spogliata degli elementi cosmici e ridotta a una "semplice" questione di schizofrenia. Alla storia di Fenice si interseca la vicenda principale, la scoperta di un farmaco in grado di sopprimere il gene che dona i poteri ai mutanti. Questa parte, purtroppo, è trattata assai superficialmente, forse perché si è preferito abbondare con i combattimenti anziché dedicare più tempo ad approfondire i personaggi, alcuni dei quali (Colosso e Angelo, per esempio) sono quasi sprecati. Una delle preoccupazioni degli sceneggiatori, poi, sembra essere stata quella di giustificare la natura di "capitolo conclusivo" del film: ed ecco che gran parte dei protagonisti degli episodi precedenti fa una brutta fine, si defila o perde i poteri (ma nel finale c'è qualche sorpresina). In compenso c'è più spazio per un’ottima Kitty, già intravista brevemente nei film precedenti. Fra le new entry: la Bestia e Angelo tra i buoni (e così sono presenti tutti e cinque gli X-Men originali del fumetto, anche se mai contemporaneamente); il Fenomeno (non male la sua resa) e Madrox l'uomo multiplo tra i cattivi. La franchise sarà "resettata" dallo stesso Bryan Singer con "X-Men: Giorni di un futuro passato", che di fatto annullerà gli eventi qui presentati.

X-Men 2 (Bryan Singer, 2003)

X-Men 2 (X2)
di Bryan Singer – USA 2003
con Patrick Stewart, Ian McKellen, Hugh Jackman
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Per prepararmi alla visione del terzo capitolo, mi sono ripassato rapidamente quelli precedenti.

Lo scienziato militare William Stryker, che considera i mutanti un abominio (anche perché il suo stesso figlio è uno di loro, con poteri che gli permettono di controllare le menti altrui), tenta di scatenare una guerra contro di essi accusandoli di aver attentato alla vita del presidente degli Stati Uniti. Gli si opporranno gli X-Men, per una volta affiancati da Magneto e dalla sua confraternita (avversari nel film precedente). Il secondo film della serie è quello che mi è piaciuto di più, anche perché dà molta importanza alle relazioni interpersonali fra i vari personaggi e per questo mi è sembrato più "claremontiano" del primo: ci sono persino le sottotrame non risolte! Viene introdotto Nightcrawler (Alan Cumming), e appaiono anche Yuriko e (brevemente) Colosso e Siryn. L’Uomo Ghiaccio e Pyro, visti di sfuggita nel primo film, hanno qui un ruolo più importante. E Tempesta ha finalmente una capigliatura decente. Notevole poi lo spazio dedicato a Mystica, presente in numerose sequenze, in una delle quali la splendida Rebecca Romijn-Stamos appare anche “al naturale”, senza il pesante make-up blu. Ottima soprattutto la sceneggiatura. Una delle cose che mi sono piaciute di più in assoluto è il modo naturale con cui vengono presentati, anche a un pubblico che non avesse magari visto il primo film, i numerosissimi personaggi e i loro superpoteri. Anziché interrompere la narrazione o il flusso degli eventi per complesse e inutile spiegazioni, i poteri vengono semplicemente mostrati in azione (le ferite di Wolverine che si rimarginano, Mystica che si trasforma) o fatti capire per accenni e allusioni (i "problemi" di Rogue e Bobby per baciarsi) perfettamente incastonati nei dialoghi. Fra le scene più belle: l'attacco di Nightcrawler al presidente e l'evasione di Magneto dalla prigione di plastica.

X-Men (Bryan Singer, 2000)

X-Men (id.)
di Bryan Singer – USA 2000
con Patrick Stewart, Ian McKellen, Hugh Jackman
**1/2

Rivisto in DVD.

I mutanti, individui con una mutazione genetica che dona loro straordinari poteri, conducono in segreto una guerra che vede in campo essenzialmente due fazioni: gli X-Men, guidati dal professor Xavier, in guisa di super-eroi; e la confraternita di Magneto, che sogna il predominio sulla razza umana. L’universo dei comics degli X-Men è estremamente complesso e non era facile trasporlo al cinema. Singer e collaboratori ci sono riusciti tutto sommato abbastanza bene, prendendosi alcune libertà (l’età di alcuni personaggi, per esempio) e calando la storia in un contesto più "realistico" che fumettistico. La principale difficoltà era naturalmente quella di presentare così tanti personaggi e i loro poteri, cosa che fra l’altro occupa gran parte del film a discapito della trama. L’approccio scelto è stato di guidare lo spettatore attraverso due di loro, Rogue (Anna Paquin) e Wolverine (Hugh Jackman), che scoprono i propri poteri e vengono in contatto per la prima volta con la scuola di Xavier. Del gruppo titolare fanno anche parte Ciclope (James Marsden), Tempesta (Halle Berry) e Jean Grey (Famke Janssen), mentre fra le fila dei ragazzini che studiano nella scuola si intravedono, fra gli altri, l’Uomo Ghiaccio, Kitty e Jubilee. La vicenda non poteva poi prescindere dal villain mutante per eccellenza, un Magneto interpretato in maniera eccellente da Ian McKellen, che insieme a Patrick Stewart (il professor Xavier) rappresenta senza alcun dubbio il punto di forza del cast. A proposito di attori, la pellicola ha lanciato la carriera di Hugh Jackman, anche se quello di Wolverine rimarrà comunque il suo ruolo più celebre (ho sempre rimpianto che Kurt Russell fosse ormai troppo vecchio per la parte). Le scene d'azione, immancabili in un blockbuster di questo tipo, non sono eccessivamente invadenti e i combattimenti sono ben coreografati da Corey Yuen. Il tono generale scelto per il film, nonostante l'assunto fantascientifico, è quello di un certo realismo che ha portato, per esempio, ad abbandonare i variopinti costumi da supereroi in favore di più credibili tute nere (una scelta che, a sua volta, si rifletterà per breve tempo nelle storie a fumetti). Da sottolineare anche la cura nelle scenografie e negli ambienti, con "X" che compaiono un po' dappertutto. Trattandosi di un film della Fox (quelli prodotti direttamente dai Marvel Studios sono ancora di là da venire), sono del tutto assenti riferimenti al più ampio universo Marvel, e lo stesso varrà per i seguiti. In ogni caso la pellicola è da ricordare perché si tratta di uno dei primi cinecomic realizzati in maniera seria e con notevoli ambizioni, e il cui successo aprirà la strada a quello che diventerà il principale filone dei blockbuster hollywoodiani di inizio millennio.