Visualizzazione post con etichetta Price. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Price. Mostra tutti i post

26 novembre 2020

L'ultimo uomo della Terra (U. Ragona, 1964)

L'ultimo uomo della Terra (The last man on Earth)
di Ubaldo B. Ragona, Sidney Salkow – Italia/USA 1964
con Vincent Price, Franca Bettoja
***

Visto in TV.

Il biochimico Robert Morgan (Price) è da tre anni "l'ultimo uomo sulla Terra": da quando cioè una misteriosa epidemia ha trasformato tutti gli altri abitanti del pianeta (compresi i suoi stessi familiari) in una sorta di vampiri-zombie. Di notte Morgan rimane barricato nella propria casa, protetto da specchi e da aglio, mentre di giorno va a caccia di vampiri per la città, uccidendoli con i paletti di legno che lui stesso si fabbrica, per poi bruciarne i corpi. Dal celebre racconto di Richard Matheson che ispirerà successivamente anche "1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra" e, nel 2007, "Io sono leggenda", un B-movie horror angosciante e influente (gli deve molto per esempio, e per sua stessa ammissione, George Romero, che ne replicherà le atmosfere quattro anni dopo ne "La notte dei morti viventi"). Rivisto oggi, in tempi di Covid-19, il film è ulteriormente inquietante: la sezione centrale della pellicola, riservata a un lungo flashback che racconta l'insorgere e lo sviluppo dell'epidemia, riecheggia in maniera impressionante gli eventi odierni (vampiri-zombie a parte, naturalmente!). Il progetto di adattare il racconto di Matheson era nato presso gli studi della Hammer, in Gran Bretagna, che poi lo cedettero a una casa di produzione americana. Questa, per risparmiare, girò il film a Roma (le scenografie e i palazzi della città disabitata sono quelli del quartiere EUR), con un cast e una troupe italiana (ad eccezione di Price). Quanto alla regia, anche se la versione italiana la attribuisce a tale Ubaldo Ragona (carneade che non ha diretto nient'altro di rilevante), essa in realtà sarebbe opera (in parte o totalmente) di Sidney Salkow, prolifico regista americano per il cinema e la tv. Lo stesso Matheson ha scritto la sceneggiatura, firmandola con lo pseudonimo Logan Swanson. Passato inosservato alla sua uscita, il film ha conquistato con gli anni la fama di cult movie. In effetti è un piccolo gioiellino di horror minimalista, con un solo personaggio (almeno all'inizio) che descrive il mondo intorno a lui attraverso la voce fuori campo, di cui seguiamo pensieri e azioni in uno scenario post-apocalittico suggestivo e inquietante. E nel finale, quando entrano in gioco alcuni dei "vampiri", assistiamo al capovolgimento di ruoli che ha reso particolare il racconto di Matheson: sono i mostri ad avere paura del cacciatore, ed è quest'ultimo che è destinato a diventare uno spauracchio e una leggenda nella "nuova società" a cui questi daranno vita. Come detto, il comportamento dei vampiri, con le loro movenze lente, sembra anticipare quello degli zombie di Romero, mentre le sequenze di Price alle prese con la moglie Virginia che ritorna dalla morte anche dopo essere stata sepolta non possono non ricordare le tante pellicole di Roger Corman ispirate ad Edgar Allan Poe in cui l'attore ha recitato.

26 gennaio 2011

Edward mani di forbice (T. Burton, 1990)

Edward mani di forbice (Edward scissorhands)
di Tim Burton – USA 1990
con Johnny Depp, Winona Ryder
***

Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele e Paola.

Creato da uno scienziato (Vincent Price) che è morto prima di completare il suo corpo, Edward (un Johnny Depp agli esordi e alla sua prima collaborazione con Tim Burton) è un ragazzo "artificiale", timido e sensibile, con grandi e taglienti forbici al posto delle mani. Quando Peg (Dianne Wiest), casalinga e venditrice porta a porta di cosmetici Avon, lo trova solo e abbandonato nel castello gotico che sovrasta la cittadina in cui vive, decide di portarlo a casa e di accoglierlo nella propria famiglia, suscitando la curiosità del vicinato. Pur essendo visibilmente un "diverso", inizialmente Edward riscuote l'ammirazione di tutti per le sue doti creative fuori dal comune (con le sue forbici pota le siepi modellandole in foggia di animali e di esseri umani, tosa i cagnolini e inventa stravaganti acconciature per le casalinghe del circondario): ma alla prima occasione, l'ipocrisia e la diffidenza finiranno col prendere il sopravvento. Nonostante qualche momento di stanca e l'accumulo di luoghi comuni nella sottotrama romantica (Edward si innamora di Kim, la giovane figlia di Peg), questa favola moderna senza lieto fine – con tanto di cornice in cui una Winona Ryder ormai invecchiata racconta l'intera vicenda alla nipotina, proprio come se si trattasse di una fiaba – è forse il miglior film di Tim Burton, o almeno quello in cui la sua vena poetica e malinconica con derive disneyane si sposa meglio con le indubbie qualità visive e scenografiche. Che quella del "freak gentile" sia una fiaba lo testimonia anche la mancanza di realismo nel setting e nello sviluppo della trama, che a tratti assume le carattiristiche surreali e grottesche della satira di costume. Memorabile in particolare l'ambientazione, il sobborgo di un'anonima cittadina americana degli anni cinquanta, con le case tutte uguali, le facciate e le automobili di colore pastello, i mariti che durante la giornata lasciano campo libero alle mogli, e il contrasto fornito dal tetro e gotico castello che sovrasta l'intero panorama. Le scenografie del maniero, così come i titoli di testa con le attrezzature dello scienziato, anticipano l'estetica di "Nightmare before Christmas" (anche per via della colonna sonora di Danny Elfman), mentre l'aspetto pallido e scapigliato di Edward ricorda quello del protagonista del fumetto "Sandman" di Neil Gaiman. Da notare che il titolo italiano è grammaticalmente errato, visto che "forbici" andrebbe scritto al plurale.

3 giugno 2007

I maghi del terrore (R. Corman, 1963)

I maghi del terrore (The raven)
di Roger Corman – USA 1963
con Vincent Price, Peter Lorre, Boris Karloff
**1/2

Rivisto in DVD, con Martin.

Ispirata da una poesia di Edgar Allan Poe ("Il corvo"), i cui versi sono recitati in apertura e in chiusura di film, questa pellicola è un perfetto esempio dello "stile Corman": basso budget, location e costumi sempre uguali e riciclate da un film all'altro, sceneggiature quasi improvvisate. Il film è un godibile e sconclusionato divertissement sullo scontro fra tre maghi di indole quanto mai differente: l'ingenuo Price, perennemente innamorato della sua defunta moglie Leonora; il malvagio Karloff, assetato di potere; e il maldestro Lorre, ubriacone e pasticcione. Nel cast, che già sarebbe ricco così, c'è anche – in una delle sue prime parti – un giovane Jack Nicholson. Le atmosfere gotiche del ciclo cormaniano di Poe sono qui più leggere del solito, e il film – se non lo si prende troppo sul serio – è a tratti anche divertente. Price, in ogni caso, è sempre uno spettacolo.

17 agosto 2006

Il castello di Dragonwyck (J. L. Mankiewicz, 1946)

Il castello di Dragonwyck (Dragonwyck)
di Joseph L. Mankiewicz – USA 1946
con Vincent Price, Gene Tierney
**1/2

Visto in DVD alla Fogona.

È il film d'esordio di Mankiewicz, fino ad allora solo sceneggiatore e produttore. Ispirato in parte alla fiaba di Barbablù, si presenta come un noir gotico ricco di fascino e atmosfera, nel quale più che la protagonista (la bella Gene Tierney) spicca il personaggio di Vincent Price, nobile latifondista fascinoso e folle che si atteggia a padrone feudale nel cuore degli Stati Uniti (siamo a metà del diciannovesimo secolo). Ossessionato dal potere e dal desiderio di tramandare il proprio nome, ha gioco facile nel sedurre l'ingenua ragazza venuta dalla campagna che sogna a occhi aperti il lusso rappresentato dalla solennità del suo castello, dagli abiti, dalla servitù. Grande importanza viene data ai conflitti di classe (fra il nobile e la ragazza, gli agricoltori, il giovane medico), ma non mancano nemmeno alcuni tocchi che, in un altro film, si potrebbero definire da horror: il maniero è oscuro e maledetto, è stato testimone di vicende tragiche e crudeli e nelle sue sale risuona il canto di un fantasma. La sceneggiatura (dello stesso Mankiewicz) è tratta da un romanzo di Anya Seton. I genitori di Gene Tierney sono interpretati da Walter Huston e Anne Revere. Musiche di Alfred Newman. Fra i produttori, oltre a Darryl F. Zanuck, figurerebbe Ernst Lubitsch, ma non è accreditato: in effetti in un primo momento il film avrebbe dovuto essere diretto proprio da Lubitsch, con Gregory Peck come protagonista, ma il grande regista dovette rinunciare per motivi di salute (sarebbe morto l'anno seguente).

25 aprile 2006

Vertigine (Otto Preminger, 1944)

Vertigine (Laura)
di Otto Preminger – USA 1944
con Dana Andrews, Gene Tierney
***1/2

Visto in DVD alla Fogona.

Illuminato dalla magnetica bellezza di Gene Tierney, il più celebre noir di Otto Preminger è un intrigante giallo ricco di colpi di scena, un meccanismo perfetto e geniale con una prima parte raccontata in flashback attraverso i resoconti dei vari testimoni interrogati dal detective Mark McPherson (Dana Andrews). Questi è un "duro" che pian piano si innamora della donna sul cui omicidio sta indagando, Laura Hunt, brillante pubblicitaria in carriera uccisa da un colpo d'arma da fuoco nel proprio appartamento, e della quale non sa nulla se non ciò che gli narrano le persone che l'hanno conosciuta in vita. Un ottimo cast (ci sono anche un ambiguo e raffinato Clifton Webb e un giovane e già sornione Vincent Price) al servizio di una storia che regge benissimo la tensione senza risultare né ingenua né stereotipata. Splendido bianco e nero, magnifici costumi e grande maestria registica di Preminger: se Hollywood è diventata grande, è stato soprattutto grazie al serbatoio di autori europei da cui si riforniva in quegli anni. La sceneggiatura (con echi, nella prima parte, di “Quarto potere”) è tratta da un romanzo di Vera Caspary. Inizialmente – visti i contrasti fra Preminger e il produttore Darryl F. Zanuck – avrebbe dovuto dirigerlo Rouben Mamoulian, che però non si trovò a proprio agio con gli attori scelti (in particolare con Webb, i cui modi effemminati destavano perplessità anche fra i produttori, ma che Preminger seppe valorizzare a dismisura). Fondamentale la colonna sonora di David Raksin, con il celebre “tema di Laura” che divenne poi una canzone di successo. Il regista riutilizzerà la Tierney ne "Il segreto di una donna" e, ancora insieme con Dana Andrews, nel poliziesco "Sui marciapiedi".