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24 luglio 2022

Doctor Strange nel multiverso della follia (S. Raimi, 2022)

Doctor Strange nel multiverso della follia (Doctor Strange in the Multiverse of Madness)
di Sam Raimi – USA 2022
con Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen
**

Visto in TV (Disney+).

Per proteggere la giovane America Chavez (Xochitl Gomez), teenager in grado di aprire "varchi" fra gli universi paralleli che compongono il Multiverso, da Wanda/Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), che intende assorbirne i poteri per trasferirsi in un mondo alternativo in cui potrà vivere felice con i propri figli Billy e Tommy (che in realtà non esistono: li aveva creati con la propria magia nella serie televisiva "WandaVision"), il Dottor Strange (l'ottimo Cumberbatch) si getta alla ricerca del Libro dei Vishanti, il contraltare al Darkhold, il volume di incantesimi maledetti il cui utilizzo ha reso appunto cattiva Wanda. Il secondo film "a solo" del Dottor Strange (ma il personaggio nel frattempo ha avuto ruoli, anche di primo piano, nei film di Thor, degli Avengers e di Spider-Man) è una scorribanda attraverso alcuni (pochi, per la verità, e nemmeno tanto "folli", a dispetto del titolo) universi paralleli. Fra questi spicca Terra-838 (esattamente come nei fumetti, ogni mondo ha un proprio numero di catalogazione: quello del "normale" MCU è chiamato Terra-616, anche se in precedenza questa era la denominazione dell'universo dei comics, non di quello dei film), dove facciamo la conoscenza degli Illuminati, il gruppo di leader di supereroi di cui fanno parte il barone Mordo (Chiwetel Ejiofor, qui stregone supremo), Black Bolt/Freccia Nera (Anson Mount), Maria Rambeau/Captain Marvel (Lashana Lynch), Peggy Carter/Captain Carter (Hayley Atwell), Reed Richards/Mister Fantastic (John Krasinski), e Charles Xavier/Professor X (Patrick Stewart), tutte versioni alternative degli omonimi personaggi già apparsi in film e serie televisive precedenti. Degne di nota sono le apparizioni di Reed Richards e Charles Xavier, in quanto introducono ufficialmente nel MCU (seppure in un mondo parallelo, appunto) le franchise dei Fantastici Quattro e degli X-Men, i cui diritti cinematografici sono stati di recente riacquisiti dalla Marvel. Visivamente spettacolare (anche se forse mi aspettavo di più: le sequenze "alla Ditko" ambientate in dimensioni surreali dove le normali leggi della fisica non hanno valore sono molto poche e brevi), il film soffre per la sceneggiatura mediocre e schematica di Michael Waldron, con banalità come la cattiva che si tradisce praticamente subito, dicendo un nome che non dovrebbe conoscere, e il finale anticlimatico in cui si pente all'istante perché i suoi figli hanno paura di lei vedendola fare cose... da cattiva. E quelli che potevano essere gli spunti più interessanti (il concetto che i sogni sono finestre sulle altre realtà) vengono quasi subito messi da parte (se escludiamo l'accenno allo "sleepwalking": ma perché non chiamarlo sonnambulismo?). Inoltre ormai non stiamo nemmeno più parlando di film a sé stanti: sono in tutto e per tutto puntate di un enorme telefilm, sempre più a uso e consumo di un appassionato che dovrebbe essersi sciroppato tantissimi antefatti per comprendere o gustarsi appieno l'insieme (ormai i riferimenti non puntano nemmeno soltanto ai 27 (!) film precedenti del MCU, ma anche alle serie televisive, come appunto "WandaVision" ma anche "Loki" o "Inhumans": chi, come me, non guarda queste ultime, si sente tagliato fuori da molte cose). Alla regia c'è Sam Raimi, di ritorno alla Marvel dopo i tre "Spider-Man" con Tobey Maguire: il buon Sam fa quello che può, ma mentirei se dicessi che la sua mano si riconosce. Dal film precedente del Dottor Strange tornano Benedict Wong (complessivamente inutile), Rachel McAdams (con un ruolo invece di primo piano) e Michael Stuhlbarg (solo una comparsata).

5 maggio 2019

The gift (Sam Raimi, 2000)

The Gift (id.)
di Sam Raimi – USA 2000
con Cate Blanchett, Keanu Reeves
**1/2

Rivisto in TV.

Annie Wilson (Cate Blanchett), giovane vedova che abita con i suoi tre bambini in una cittadina rurale nel profondo sud degli Stati Uniti, ha il "dono" di essere una sensitiva, e si guadagna da vivere leggendo le carte e facendo previsioni agli abitanti del villaggio. Quando una ragazza, figlia di un ricco imprenditore, svanisce misteriosamente, è proprio una sua visione a dirigere la polizia sulla giusta traccia: il corpo viene infatti ritrovato in uno stagno, nella proprietà di Donnie (Keanu Reeves), marito violento e razzista che in precedenza aveva minacciato di morte la stessa Annie. Donnie è incriminato e condannato, ma proprio Annie comincia a dubitare della sua colpevolezza, quando nuove visioni le suggeriscono di chiedere di riaprire il caso... Scritto da Billy Bob Thornton e Tom Epperson, un thriller soprannaturale che può vantare una discreta atmosfera e un cast davvero interessante: oltre all'ottima Blanchett e ad un Reeves sopra le righe, ci sono Giovanni Ribisi (Buddy, il meccanico vittima di abusi e con problemi psichiatrici), Katie Holmes (Jessica, la ragazza uccisa), Greg Kinnear (Wayne, il preside della scuola, fidanzato di Jessica), Hilary Swank (Valerie, la moglie di Donnie), Gary Cole (il procuratore) e J.K. Simmons (lo sceriffo scettico). Certo, qualche personaggio è un po' stereotipato o tagliato con l'accetta, e la risoluzione finale non sorprende più di tanto, ma la tensione non manca e la regia di Raimi riesce a costruire una bella ambientazione di provincia ricca di tensioni e inquietudini.

11 dicembre 2018

Soldi sporchi (Sam Raimi, 1998)

Soldi sporchi (A simple plan)
di Sam Raimi – USA 1998
con Bill Paxton, Billy Bob Thornton
***

Rivisto in TV.

Hank Mitchell (Bill Paxton) conduce una vita semplice con la moglie Sarah (Bridget Fonda) e un modesto impiego in una cittadina fra le montagne del Minnesota. Tutto cambia quando, insieme al fratello sempliciotto Jacob (Billy Bob Thornton) e al miglior amico di questi, l'ubriacone Lou (Brent Briscoe), scopre un piccolo aeroplano caduto nella neve, a bordo del quale ci sono il cadavere del pilota e una borsa con oltre 4 milioni di dollari. I tre decidono di tenerseli senza dire niente a nessuno, evitando di spenderli prima che il velivolo venga ritrovato a primavera. Ma da subito le cose non vanno come previsto: non tutti sono in grado di mantenere il segreto, e sospetti e incidenti faranno precipitare la situazione. Una riflessione sulle conseguenze dell'avidità umana sotto forma di noir extraurbano, in uno scenario perennemente innevato dove gli animali – i corvi che osservano posati sui rami degli alberi come testimoni silenziosi, la volpe a caccia di prede nel bianco della neve – sono la metafora degli istinti predatori e dell'arrivismo degli esseri umani. Fosse stato girato con humour grottesco e sardonico, saremmo di fronte a una black comedy in stile "Fargo". Raimi, invece, coadiuvato dalla sceneggiatura di Scott B. Smith (che adatta un proprio romanzo), peraltro un po' troppo "costruita" e dal flusso di eventi non sempre naturale, sceglie i toni del dramma, caratterizzato da un intenso crescendo e dallo scavo psicologico nei personaggi. In particolare Hank, il protagonista principale della storia, si crede migliore degli altri (che guarda con disprezzo e dall'alto al basso), ma dovrà rivedere il proprio sistema di valori quando si ritroverà, proprio lui, a compiere le peggiori nefandezze (oltre che ad acquisire consapevolezza dei retroscena della propria vita che ignorava). Da notare anche il personaggio di Sarah, vera e propria "Lady Macbeth" di provincia, che consiglia il marito con piani e strategie senza scrupoli, spronandolo ad andare avanti quando questi ha dubbi o paura. Bella e funzionale l'ambientazione, inevitabile il finale con apologo morale. Nominato a due premi Oscar (per Billy Bob Thornton e per la sceneggiatura).

14 febbraio 2018

Gioco d'amore (Sam Raimi, 1999)

Gioco d'amore (For Love of the Game)
di Sam Raimi – USA 1999
con Kevin Costner, Kelly Preston
**

Rivisto in TV.

Billy Chapel (Costner), veterano giocatore di baseball dei Detroit Tigers, è ormai giunto quasi alla fine della sua carriera. Mentre sul campo si batte contro i rivali di sempre, i New York Yankees, ripensa agli alti e bassi del suo rapporto con Jane (Preston), giornalista newyorkese con cui "fila" da oltre cinque anni senza mai aver avuto il coraggio di instaurare una relazione seria. Inning dopo inning, battitore dopo battitore, durante quella che per uno stanco e dolorante Billy sta per diventare una "partita perfetta" (così si definisce un incontro in cui un lanciatore non concede nemmeno una base agli avversari), una serie di flashback ci racconta i momenti fondamentali della storia d'amore con Jane, dal primo incontro all'istante in cui la ragazza gli comunica di aver deciso di lasciarlo e di partire per Londra. E nel corso dei ricordi, che si sovrappongono agli eventi della partita, Billy capirà finalmente quanto la donna è importante per lui (e, contemporaneamente, che è ormai giunto il momento di appendere il guantone al chiodo). Un meccanismo a incastro moderatamente interessante (che ricorda quello che Danny Boyle userà in "The Millionaire") e tanta, tantissima retorica a sfondo sportivo (ma nonostante questo, la parte sul baseball è decisamente la migliore della pellicola: molto efficaci, per esempio, gli istanti in cui Billy "sgombra la mente" per isolarsi dall'ambiente dei tifosi ostili) fanno da contraltare a una trama romantica noiosa e piena di cliché (e sì, lo sport come metafora della vita è uno di questi). Puro veicolo per Costner, il film non presenta alcuna traccia dello stile dinamico di Raimi, che dirige in modo professionale ma del tutto anonimo. Nel cast anche John C. Reilly (l'amico ricevitore), J.K. Simmons (l'allenatore) e Jena Malone (la figlia teenager di Jane).

26 ottobre 2017

Drag me to hell (Sam Raimi, 2009)

Drag me to hell (id.)
di Sam Raimi – USA 2009
con Alison Lohman, Justin Long
**1/2

Visto in TV.

Per ingraziarsi il suo capo nella speranza di ricevere una promozione, l'impiegata di banca Christine (Lohman) rifiuta un prestito a una vecchia zingara, e viene da questa maledetta: sarà tormentata per tre giorni da uno spirito maligno, la Lamia, che minaccia di portarla con sé all'inferno. Scritto da Raimi insieme al fratello Ivan, un horror spigliato, divertente e vecchia maniera, con un plot assai semplice e un finale a suo modo sorprendente. Senza troppe pretese, il film ci mostra un crescendo di situazioni legate alla maledizione che la povera Christine cerca di togliersi di dosso, anche con l'aiuto di un veggente indiano che cita Jung (Dileep Rao) e una sensitiva messicana (Adriana Barraza), il tutto mentre tenta di barcamenarsi fra il lavoro (con un collega sleale che prova a farle le scarpe) e l'amore (la prima cena a casa dei futuri suoceri si trasforma in un disastro). Si passa così dalle prime inquietanti manifestazioni dello spirito maligno (allucinazioni, ombre, oggetti che si muovono) ad altre sempre più esplicite e pericolose, fino al tentativo di sbarazzarsene "regalando" a qualcun altro l'oggetto che ha scatenato la maledizione (con echi de "Il diavolo nella bottiglia" di Stevenson). Dopo oltre un decennio, Raimi torna al genere che lo ha reso famoso e dimostra di non aver perso la mano: il film regge fino alla fine senza cali di ritmo o di tensione, concedendosi non pochi tocchi ironici ma senza mai tradire il pubblico (è un vero horror, per quanto leggero e ingenuo, e non una sua parodia). Justin Long è il fidanzato "scettico" di Christine, Lorna Raver è la vecchia strega zingara. L'automobile di quest'ultima, una Oldsmobile Delta 88 gialla del 1973, è apparsa in quasi tutti i film del regista.

14 gennaio 2016

Il grande e potente Oz (Sam Raimi, 2013)

Il grande e potente Oz (Oz the Great and Powerful)
di Sam Raimi – USA 2013
con James Franco, Michelle Williams
**

Visto in TV.

Prequel de "Il mago di Oz", ambientato una ventina d'anni prima, che mostra l'arrivo del sedicente mago (in realtà un illusionista da baraccone) nel mondo incantato che porta il suo stesso nome. Come la leggendaria pellicola di Victor Fleming del 1939 (un vero cult movie negli Stati Uniti, molto meno da noi), l'incipit ambientato nel Kansas è in bianco e nero, e non solo: anche in formato 4:3 e con audio mono. Dopo che un tornado ha trasportato la mongolfiera con il protagonista nel favoloso mondo di Oz, ecco che le immagini acquistano i colori, il formato si allarga a widescreen e l'audio diventa multicanale. Imbroglione, egocentrico e donnaiolo (ma anche fondamentalmente buono e colmo di ambizioni "positive"), Oscar "Oz" Diggs (James Franco) si ritrova coivolto nella guerra fra la strega buona Glinda (Michelle Williams) e le due sorelle malvage Evanora (Rachel Weisz) e Theodora (Mila Kunis) per il possesso della Città di Smeraldo. Al suo fianco, un variopinto gruppo di creature che comprende, fra gli altri, la scimmia alata Finley e una bambolina di procellana. Gli scenari fiabeschi e colorati, le bizzarrie dei romanzi di L. Frank Baum e l'atmosfera del musical di Fleming fanno da sfondo a un'avventura lineare e leggera, godibile quanto basta grazie all'estetica artificialmente esagerata e agli inevitabili rimandi nostalgici. La regia di Raimi è sufficientemente entusiasta (alcune scene, come quelle nel cimitero, ricordano i suoi lavori precedenti, in particolare "L'armata delle tenebre", di cui se vogliamo l'intero film è quasi una versione alternativa), ma la sceneggiatura non fa mai il salto di qualità oltre il prevedibile intrattenimento, pur donando qualche strato di profondità ad alcuni personaggi secondari (vedi la strega dell'ovest, di cui mostra la tragica conversione al male; ma entrambe le streghe cattive appaiono giovani e belle, prima che si imbruttissero). Per il ruolo del protagonista, prima di Franco erano stati presi in considerazione Robert Downey Jr. e Johnny Depp. Come nel film del 1939 (dove però la cosa si spiegava con il fatto che l'intera avventura era solo un sogno), quasi tutti i personaggi che il protagonista incontra nel mondo fatato hanno una controparte (interpretata dallo stesso attore e/o doppiatore) in quello reale: l'assistente-factotum di Oz diventa la scimmia alata, la bambina disabile diventa la bambola di porcellana, l'ex fidanzata di Oz stesso (e futura madre di Dorothy!) diventa la strega buona. A causa di mancati accordi fra la Disney, produttrice del film, e la Warner, detentrice dei diritti della pellicola originale, alcuni elementi iconici del lungometraggio di Fleming sono assenti (le scarpette rosse) o modificati (il tono di verde della strega dell'ovest, qui più scuro, e il design della strada di mattoni gialli).

8 gennaio 2009

Pronti a morire (Sam Raimi, 1995)

Pronti a morire (The quick and the dead)
di Sam Raimi – USA 1995
con Sharon Stone, Gene Hackman
**1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Una bionda pistolera senza nome (quasi una versione femminile di Clint Eastwood) giunge in una cittadina di frontiera dove spadroneggia il tirannico John Herod, con il quale ha un misterioso conto da regolare. Per ottenere la sua vendetta, è costretta a partecipare a un torneo a base di duelli che il padrone della città ha organizzato per il proprio divertimento. Fra i numerosi iscritti ci sono anche il figlio di Herod (un giovanissimo Leonardo DiCaprio) e un predicatore che un tempo era stato un fuorilegge (Russell Crowe). Con il suo consueto stile vivace e sopra le righe (pallottole seguite dall'inquadratura durante il loro movimento e che lasciano buchi nei corpi dai quali filtra il sole), Raimi gira un western divertente e insolito che si ispira più alle pellicole italiane che non a quelle classiche americane: non a caso il regista ha voluto molti professionisti nostrani come collaboratori (il montatore Piero Scalia, il direttore della fotografia Dante Spinotti) e cita persino il celebre flashback dell'impiccagione di "C'era una volta il west". L'altra fonte di ispirazione, probabilmente, sono i videogiochi e gli anime giapponesi: la struttura del torneo, per esempio, ricorda il tenkaichi budokai di "Dragonball": anche in questo caso, non stupisce che il film sia una coproduzione fra Stati Uniti e Giappone. Nel ricco cast ci sono anche Lance Henriksen (il gicoatore d'azzardo) e Gary Sinise (il padre della protagonista).

14 dicembre 2008

L'armata delle tenebre (Sam Raimi, 1992)

L'armata delle tenebre (Army of darkness)
di Sam Raimi – USA 1992
con Bruce Campbell, Embeth Davidtz
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Proiettato da un vortice spazio-temporale nell'Inghilterra del medioevo, l'ormai tamarrissimo Ash (già protagonista de "La casa" e "La casa 2") si ritrova ad affrontare nuovamente le forze del male scatenate dal leggendario Necronomicon, il libro dei morti. Al terzo film, la saga di Raimi attenua i toni horror per trasformarsi in un'avventura fantasy-comica che deve molto al cinema di Ray Harryhausen (gli scheletri che marciano e combattono sono un chiaro omaggio a "Gli argonauti"). Rispetto alle pellicole precedenti, i mostri non fanno più paura e il protagonista sembra chiaramente in grado di cavarsela sempre, anche nelle situazioni più assurde. Ash, inizialmente con la caratteristica sega elettrica innestata sul braccio (che poi sostituisce con una più "normale" mano meccanica), è costretto ad affrontare delle minuscole copie di sé stesso e poi deve impadronirsi del Necronomicon, custodito in un cimitero maledetto. Ma non avendo recitato correttamente le parole magiche che lo avrebbero protetto dai mostri ("Klaatu barada nikto", un omaggio al classico film di fantascienza "Ultimatum alla Terra" di Robert Wise: la scena in cui Ash cerca di coprire la parola finale – che ha dimenticato – con un colpo di tosse è davvero esilarante), risveglia inconsapevolmente un intero esercito di demoni e scheletri, l'armata che dà il titolo alla pellicola. Nonostante qualche occasionale calo di tensione, il film diverte in maniera viscerale ed è pervaso da un amore per il genere fantastico che spazia a tutto campo: horror, heroic fantasy, slapstick e avventura si fondono senza sosta, dalla prima all'ultima inquadratura. Mitica la locandina, in puro Frazetta-style.

13 dicembre 2008

La casa 2 (Sam Raimi, 1987)

La casa 2 (Evil dead II)
di Sam Raimi – USA 1987
con Bruce Campbell, Sarah Berry
***1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Girato sei anni dopo il primo film, "La casa 2" ne è contemporaneamente il sequel e il remake. La storia che racconta è infatti essenzialmente la stessa (un gruppo di persone, chiuse in una baita fra i boschi, viene aggredito dalle forze del male scatenate dalla lettura del Necronomicon, il leggendario libro dei morti), ma gli eventi della pellicola precedente vengono condensati nei primi sette minuti (in maniera semplificata, eliminando tre dei personaggi originali, per ragioni di tempo e di budget: Raimi non aveva ottenuto dai distributori il diritto di riutilizzare sequenze del primo film) mentre il seguito porta la vicenda verso nuove direzioni. Il risultato è una pellicola divertente e impressionante al tempo stesso, un piccolo capolavoro che merita un posto d'onore nella storia del cinema horror e fantastico. Il sorprendente finale, che all'epoca sembrava solo l'ennesimo sberleffo o colpo di scena, diventerà poi lo spunto per un terzo lungometraggio dai toni più fantasy che horror, "L'armata delle tenebre". Rispetto al primo capitolo, la violenza e l'orrore assumono toni maggiormente cartoonistici (c'è chi ha tirato in ballo Tex Avery) e persino comici (come quando Ash viene attaccato dalla sua stessa mano), anche se la violenza non è assolutamente edulcorata, mentre i riferimenti lovecraftiani sono più evidenti e il "libro dei morti" ha maggior spazio. Campbell mette in mostra capacità recitative di prim'ordine, grazie a una forte presenza scenica e a una formidabile mimica facciale, e l'intera pellicola diventa così un viaggio nell'incubo e nell'orrore che non può non affascinare chi è disposto a stare al gioco. Gli attacchi dei demoni non risparmiano nessuno (a un certo punto persino Ash si trova a essere posseduto). Il protagonista acquista qui le sue caratteristiche fondamentali, compresa la motosega che si innesta sul braccio al posto della mano. Notevoli, ancora una volta, gli effetti speciali artigianali. Una delle mie gag preferite consiste nel titolo del libro che Ash utilizza per bloccare la sua mano dopo essersela amputata: "A farewell to arms".

11 dicembre 2008

La casa (Sam Raimi, 1981)

La casa (The evil dead)
di Sam Raimi – USA 1981
con Bruce Campbell, Ellen Sandweiss
***1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Un gruppo di cinque amici si reca a passare la notte in una casa isolata nei boschi: complice un arcano testo di magia (il mitico "Necronomicon" di lovecraftiana memoria), i ragazzi risveglieranno spiriti e forze del male che si impossesserano dei loro corpi. Il primo lungometraggio di Raimi (realizzato quando aveva solo vent'anni) è uno dei più celebrati cult horror di tutti i tempi, che mescola con efficacia toni splatter e suggestioni soprannaturali, costruendo una tensione efficacissima nonostante la povertà di mezzi (il film fu girato con un budget ridottissimo, e gran parte del cast e della troupe era costituito da amici del regista: il protagonista Bruce Campbell, per esempio, era un suo compagno del liceo). Gli effetti speciali artigianali (che comprendono anche magnifiche sequenze a passo uno, come il "disfacimento" finale dei demoni) riescono a terrorizzare gli spettatori nonostante risultino anche, inevitabilmente, ingenui e persino comici. L'atmosfera notturna e maledetta è amplificata dalla notevole "violenza grafica" (come la chiamano gli americani) e dal folgorante stile di ripresa. La regia, le inquadrature e il montaggio sono ricchi di idee e di soluzioni ardite, come le celebri "soggettive" delle forze del male che si aggirano intorno alla casa. Per dare un'idea del metodo di lavorazione, basti ricordare che la prima sequenza (quella con la macchina da presa che si muove a pelo d'acqua sulla palude) è stata realizzata con Raimi sdraiato su una zattera e Campbell che lo spingeva a braccia! Fra le scene indimenticabili, c'è sicuramente quella in cui una delle ragazze viene aggredita e violentata dagli alberi e dalle liane. L'automobile gialla dei protagonisti (una Oldsmobile Delta 88 del 1973) era la macchina di Raimi stesso, che in seguito l'ha inserita in quasi tutti i suoi film. In una scena si intravede su una parete il poster (strappato) de "Le colline hanno gli occhi" di Wes Craven: si trattava di una sorta di gioco, perché nel film di Craven era presente a sua volta il poster strappato de "Lo squalo", come se ciascun film volesse affermare di essere più terrorizzante dell'altro. Il titolo originale avrebbe dovuto essere "The book of the dead", ma il distributore Irvin Shapiro volle cambiarlo perché temeva che sembrasse "troppo letterario" per un pubblico giovane. Il film si rivelò anche un grande successo in home video, in un periodo in cui questo canale era snobbato dalle major hollywoodiane e riservato solo alla distribuzione indipendente. Anni dopo, Raimi accettò di girarne un sequel/remake, che gode di un identico status di cult movie.

10 maggio 2007

Spider-Man 3 (Sam Raimi, 2007)

Spider-Man 3 (id.)
di Sam Raimi – USA 2007
con Tobey Maguire, Kirsten Dunst
**

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Come già per gli X-Men, anche nel caso dell'Uomo Ragno il terzo capitolo della saga è senza dubbio il peggiore, ma anche quello di maggior interesse per gli appassionati di comics. Le citazioni, gli eventi e i personaggi rappresentati sono infatti così tanti da superare i primi due film messi insieme (ma questo è anche il punto debole della pellicola, che mette troppa carne al fuoco): e lo scontro finale a quattro (oltre a Spidey ci sono il nuovo Goblin, l'Uomo Sabbia e Venom) è abbastanza accattivante. Se la love story con Mary Jane continua a sembrarmi stucchevole, gli elementi provenienti dal fumetto costituiscono per l'appunto la cosa migliore del film: scientificamente assurda ma intrigante l'introduzione dell'Uomo Sabbia, un po' troppo rapida e forzata quella di Venom, che forse avrebbe meritato di non dividere la scena con così tanti altri characters (non che sia mai stato uno dei miei supercattivi preferiti, beninteso, ma ho gradito il fatto che i concetti principali della saga del costume nero, come la nascita di un "doppio malvagio" dell'eroe, siano stati mantenuti). Gwen Stacy è presentata un po' troppo come una ragazza svampita e sexy (come avrebbe dovuto essere Mary Jane, invece), ma si dimostra anche sensibile e intelligente. Ed è interpretata da una Bryce Dallas Howard che a ogni film mi sorprende sempre di più per bravura, bellezza e versatilità. Buffo, peraltro, che a indossare i panni di un personaggio biondo sia stata chiamata un'attrice rossa di capelli, mentre per interpretare una rossa (MJ, appunto) sia stata scelta una bionda. Bravo anche Thomas Haden Church (già visto in "Sideways"), un'ottima scelta di casting: sembra proprio disegnato da Steve Ditko! Completamente gratuito, ancora una volta e più del solito, il cameo di Stan Lee, mentre è gustoso quello di Bruce Campbell, il terzo consecutivo, nelle vesti del cameriere francese. La trama prosegue con la discutibile filosofia di rendere Spider-Man un eroe "popolare" e amato dai cittadini, e in un certo senso chiude il cerchio iniziato con il primo episodio: l'intenzione era comunque quella di proseguire la saga con altri film (nei quali ci si poteva aspettare un maggior coinvolgimento del professor Connors e della famiglia Stacy). Ma Raimi si tirerà indietro, e la Sony avrà la sciagurata idea di far ripartire la franchise da zero con "Amazing Spider-Man" (e Andrew Garfield al posto di Tobey Maguire) nel 2012.

21 aprile 2007

Spider-Man 2 (Sam Raimi, 2004)

Spider-Man 2 (id.)
di Sam Raimi – USA 2004
con Tobey Maguire, Kirsten Dunst
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Dopo la delusione del primo episodio, il secondo è stata una gradita sorpresa e uno dei miglior film di supereroi della recente ondata. Tutto mi è sembrato funzionare meglio, persino i due attori principali mi hanno convinto di più, per non parlare del cattivo, un Alfred Molina quasi perfetto nei panni del tentacolare Dottor Octopus. La pellicola, soprattutto nella prima metà, si concentra moltissimo sul difficile rapporto di Peter Parker con il proprio alter ego: a differenza di altri supereroi come Superman e Batman (per i quali l’identità “borghese” non è che una copertura per la loro vera natura, quella “in costume”), infatti, la creatura di Stan Lee è sempre stata caratterizzata da una grande attenzione al “lato umano” e al tentativo di conciliarlo con l’aspetto supereroico. Forse il film esagera un po’ nel mostrare le sfortune di Peter, al quale davvero non ne va bene una, ma riprende lo spirito del fumetto meglio di quanto non avesse fatto il primo capitolo. Si arriva addirittura a citare la celebre copertina di John Romita con il costume nel bidone della spazzatura nel vicolo e il suo strillo, “Spider-man no more!”. Anche la sceneggiatura e i dialoghi sono stavolta meno meccanici e scorrono meglio. Mi ha lasciato un po’ perplesso, invece, la quantità di persone che scoprono la vera identità di Spider-Man nel finale: passi per Harry, M.J. e Doc Ock, ma addirittura un’intera carrozza della sopraelevata piena di passeggeri newyorkesi mi sembra un po’ troppo (oltre a proseguire nella discutibile direzione già intrapresa dal primo film, quella di rendere l’Uomo Ragno un eroe cittadino benvoluto da tutti, J.J.J. a parte). La mano di Raimi si comincia a vedere più spesso: la scena più bella è probabilmente quella in cui le braccia robotiche del Dottor Octopus si risvegliano nella sala operatoria. Divertente anche il cameo di Bruce Campbell, attore feticcio del regista, nei panni della maschera del teatro che impedisce a Peter di entrare. Il film, infine, pone le basi per l’apparizione di Lizard (il dottor Connors) e di un redivivo Goblin (o Hobgoblin?) nel capitolo successivo.

18 aprile 2007

Spider-Man (Sam Raimi, 2002)

Spider-Man (id.)
di Sam Raimi – USA 2002
con Tobey Maguire, Kirsten Dunst
**

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Per prepararmi all'imminente arrivo del terzo capitolo, previsto fra un paio di settimane, ho deciso di riguardarmi i primi due film di Spider-Man che non avevo più visto dopo la loro uscita al cinema. L'idea di un film sull'Uomo Ragno circolava già da tempo: a lungo sembrava che avrebbe dovuto dirigerlo James Cameron, ma poi la scelta dei produttori è caduta su Sam Raimi, abile artigiano del fanta-horror. Peccato che all'interno di questa megaproduzione la sua mano si veda poco, giusto in qualche soggettiva del ragno all'inizio, e che il film alla fine risulti una baracconata con poco spessore. La prima parte della pellicola, sicuramente la migliore, racconta le origini del supereroe modernizzandole: rispetto al fumetto di Stan Lee e Steve Ditko, il ragno che morde Peter Parker conferendogli i poteri non è radioattivo ma "geneticamente modificato". Non che questo renda la cosa più plausibile scientificamente, ma fa parte del tentativo di "svecchiare" il setting del personaggio, anche a costo di tradire in parte le intenzioni degli autori. Nel fumetto, infatti, Peter Parker non era uno "sfigato" come quello presentato all'inizio del film, ma un ragazzo sensibile e intelligente costretto a vivere in un mondo "sbagliato" dove tutti se la prendevano con lui (e la cosa continua anche dopo che diventa un supereroe: l'opinione pubblica e le forze dell'ordine sono contro di lui, ma ciò nonostante - e in questo stava il suo eroismo - continua a lottare perché "da grandi poteri derivano grandi responsabilità"). Nel film, invece, non è il mondo a essere "sbagliato": tocca a chi ne sta ai margini "adeguarsi" per diventare degno di farne parte. Una volta diventato Spider-Man, infatti, Peter è più bello, più muscoloso, viene finalmente amato dalla ragazza che desidera ed è persino sostenuto e protetto dagli abitanti di New York (la patetica ostilità di J.J. Jameson sembra un caso isolato, e l'unica scena in cui un poliziotto cerca di arrestare Peter si conclude dopo pochi istanti con lo stesso poliziotto che lo incita ad andare a salvare la gente). Proprio la scena della folla sul ponte rappresenta uno dei punti più bassi della seconda parte del film, caratterizzata da un Goblin "metallico" davvero malriuscito nonostante la prova di Willem Dafoe, il migliore nel cast. Tobey Maguire, infatti, sarà anche adatto per la parte ma è antipatico, e la "ragazza della porta accanto" Kirsten Dunst non ha assolutamente il physique du role per interpretare la "supermodella" Mary Jane. In ogni caso, ritengo sbagliato giudicare un film in base alla sua fedeltà all'opera originale: questo primo "Spider-Man" non mi è particolarmente piaciuto perché in fin dei conti non è nulla di più di un classico filmone d'azione che sfrutta un'icona dell'immaginario fumettistico per mettere in piedi una storia mediocre, che ha l'appeal di un telefilm adolescenziale e che sacrifica l'aspetto avventuroso in favore di una superficialissima storia d'amore. La parte migliore, com'è detto, è quella iniziale, ma le origini di Spider-Man (il nome originale è stato imposto dal marketing al posto dell'italico "Uomo Ragno") non vengono certo narrate con maggior efficacia che in una delle innumerevoli versioni a fumetti degli stessi eventi. Non particolarmente memorabili nemmeno gli effetti speciali (costume compreso) e la musica di Danny Elfman. Per fortuna con il secondo episodio le cose miglioreranno.