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26 settembre 2022

Old (M. Night Shyamalan, 2021)

Old (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2021
con Gael García Bernal, Vicky Krieps
**

Visto in TV (Now Tv).

Una famiglia di turisti in vacanza, insieme ad altre persone ospiti del loro resort, viene condotta su una spiaggia tropicale dalla quale è impossibile fuggire e dove, per uno strano fenomeno dovuto alle rocce che la circondano, l'invecchiamento dei loro corpi è accelerato: praticamente un giorno lì trascorso corrisponde a una vita intera. Una trovata originale e interessante (la sceneggiatura si ispira a una graphic novel, "Castello di sabbia", di cui però cambia i toni e il finale, fornendo una spiegazione al misterioso fenomeno che nel fumetto era assente) che viene un po' "sprecata" in una pellicola non del tutto riuscita. Tanto le psicologie dei personaggi quanto le svolte narrative sono sviluppate in maniera schematica, senza contare buchi logici e dialoghi espositivi che vanno a scapito della sospensione dell'incredulità, e i bei scenari naturali non compensano la povertà di trucco ed effetti speciali (niente invecchiamento in tempo reale, semplicemente ogni tanto gli attori vengono sostituiti da altri più adulti). Come se non bastasse, molti dei potenziali spunti che il soggetto portava con sé – i rapporti famigliari, in particolare con l'evoluzione di quelli fra genitori e figli; o l'atteggiamento di fronte alle malattie degenerative, o alla morte improvvisa – sono affrontati in maniera superficiale, preferendo puntare su tensioni e colpi di scena da horror estivo (senza però il coraggio di mostrare scene troppo forti sullo schermo). Se l'intrattenimento non manca, resta il rimpianto per cosa il film poteva essere e non è stato (basti pensare, come possibile termine di paragone, a quel capolavoro che era "L'angelo sterminatore" di Luis Buñuel!). Nel cast corale – che comprende anche Rufus Sewell, Emun Elliott, Abbey Lee ed Embeth Davidtz – il nome più noto è Gael García Bernal. Shyamalan ha il ruolo dell'autista del pulmino dell'albergo.

16 aprile 2022

The visit (M. Night Shyamalan, 2015)

The visit (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2015
con Olivia DeJonge, Ed Oxenbould
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Mentre la mamma è in crociera, i fratelli Rebecca (15 anni) e Tyler (13 anni) vanno in visita per una settimana nella fattoria dei nonni, che non hanno mai conosciuto. Ma la permanenza si tinge presto di colori inquietanti, per via dello strano comportamento dei due anziani parenti: che si tratti solo dell'età, di demenza senile, o c'è dell'altro? Ispirandosi da un lato allo "stacco generazionale" che c'è fra lo stile di vita di due ragazzini moderni e quello di due vecchi contadini, e dall'altro ad alcuni classici temi delle fiabe (come "Hänsel e Gretel": vedi la scena in cui la ragazzina è invitata dalla nonna a entrare dentro il forno per pulirlo), Shyamalan firma un horror/thriller a basso budget, quasi "studentesco", senza effetti speciali o location impegnative, e praticamente con solo cinque attori (i ragazzi, i nonni, e la mamma; otto, se contiamo alcuni personaggi minori). La tecnica è quella del found footage: Rebecca, appassionata di cinema, intende documentare l'intera vacanza con le sue telecamere per farne un "documentario"; di fatto, tutto ciò che vediamo nel film è ciò che lei e il fratello riprendono ("Se noi due non partecipiamo all'evento non possiamo girare"), una trovata assai popolare nel genere horror (si pensi, per esempio, a "Cannibal Holocaust", "Blair Witch Project" o "Cloverfield"). Anche se la tensione si perde un po' nel finale, dopo l'inevitabile colpo di scena, nel complesso il film regge fino in fondo, anche per merito delle buone interpretazioni (i nonni sono Peter McRobbie e Deanna Dunagan), nonché per l'impostazione low tone e il punto di vista, quasi infantile, dei due ragazzini, di fronte alle inquietanti "stranezze" dei nonni. Dopo i flop dei precedenti (e costosi) "L'ultimo dominatore dell'aria" e "After Earth", per Shyamalan un progetto così "piccolo" (che finanziò personalmente) fu una boccata d'aria fresca.

4 gennaio 2021

Glass (M. Night Shyamalan, 2019)

Glass (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2019
con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson
**

Visto in TV (Now Tv).

Il vigilante mascherato David Dunn (Bruce Willis), detto il Sorvegliante, si batte con Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), alias l'Orda, criminale dalla personalità multipla: ma entrambi vengono catturati e rinchiusi in un ospedale psichiatrico, dove è ricoverato anche Elijah Price (Samuel L. Jackson), l'Uomo di Vetro ovvero Dr. Glass, villain dal corpo fragilissimo ma dall'intelletto straordinario. A dirigere la clinica è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), convinta che i superpoteri o le doti sovrumane non esistano e che i tre pazienti soffrano soltanto di deliri, illusioni e manie di grandezza. Dopo "Unbreakable - Il predestinato" (2000) e "Split" (2016), Shyamalan completa la sua personale trilogia "supereroistica" con una pellicola che fa tornare in scena i personaggi dei due film precedenti e ne interconnette le origini e i destini (proprio come in un universo fumettistico condiviso). Il risultato è ambivalente: da un lato ritroviamo quelli che erano i punti di forza dei film originali (il grande realismo con cui temi e luoghi comuni della narrativa supereroistica sono calati nella quotidianità, senza tute sgargianti, effetti speciali o sequenze d'azione sopra le righe; o l'idea che i "miti" dei comic book non siano altro che rappresentazioni artistiche di una realtà ancestrale che è propria da sempre dell'essere umano), e tutto sommato anche una trama – il ricovero forzato dei tre antagonisti nell'ospedale psichiatrico – foriera di spunti interessanti e più in linea con un horror o un thriller psicologico (cfr. "Qualcuno volò sul nido del cuculo") che con un film d'azione in stile Marvel. Dall'altro, però, molti elementi appaiono francamente implausibili o forzati, a partire dall'idiozia apparente del personaggio della dottoressa: è vero che uno dei twist nel finale ne capovolge il ruolo (fa parte di un'organizzazione segreta che si batte per nascondere l'esistenza dei supereroi), ma proprio la conclusione del film risulta deludente e anticlimatica. Bello il lavoro visivo, con i colori che identificano i tre personaggi (verde per Dunn, giallo per Crumb e viola per Price) che tornano a più riprese: nel finale, per esempio, sono indossati anche dai loro tre amici/famigliari, ovvero da Joseph (Spencer Treat Clark), il figlio di David ora cresciuto; da Casey (Anya Taylor-Joy), la ragazza che fu rapita da Kevin; e dalla signora Price (Charlayne Woodard), la madre di Elijah. Anche il consueto cameo del regista riconnette in un unico personaggio quelli da lui interpretati in "Unbreakable" e "Split". Nonostante il buon successo registrato al botteghino, Shyamalan ha dichiarato che la saga finisce qui. Qualche svarione nell'adattamento italiano ("comic book" tradotto con "libri di fumetti", per esempio).

12 gennaio 2019

Unbreakable (M. Night Shyamalan, 2000)

Unbreakable - Il predestinato (Unbreakable)
di M. Night Shyamalan – USA 2000
con Bruce Willis, Samuel L. Jackson
***

Rivisto in TV.

Dopo essere stato l'unico sopravvissuto di uno spaventoso disastro ferroviario, dal quale è uscito miracolosamente incolume e senza un graffio, la guardia giurata David Dunn (Willis) viene contattata dall'ambiguo e misterioso Elijah Price (Jackson), commerciante di tavole di fumetti (e teorico del genere, che vede come un archetipo dell'intera società umana), convinto che l'uomo sia "indistruttibile" e, pertanto, destinato a diventare un supereroe. Il secondo film di Shyamalan ad attirare l'attenzione del pubblico dopo il successo de "Il sesto senso" (sempre con Bruce Willis come protagonista) cementa la sua fama come autore di pellicole con il "finale a sorpresa", anche se in questo caso il plot twist è più prevedibile e meno sconvolgente del precedente. Introdotto da una serie di strampalate statistiche sui comic book americani, il film gioca con la mitologia e gli stereotipi dei fumetti di supereroi, affrontando però la materia con realismo e in versione esistenziale, calandola nella quotidianità (dai nomi in codice ai costumi colorati, dai punti deboli degli eroi alla dicotomia fra bene e male), "camuffando" dunque la sua reale natura fino alla fine sotto la forma di un thriller (para)psicologico. La sceneggiatura (dello stesso Shyamalan) si prende i suoi tempi nell'introdurre gli elementi importanti della vicenda, condisce il tutto con una buona caratterizzazione dei personaggi (compresi i comprimari, come la moglie e il figlio di David o la madre di Elijah), ed è coadiuvata da una regia che, parimenti, cela alcuni tocchi geniali (nella sequenza sui titoli di testa, per esempio, i seggiolini del treno che separano i personaggi trasformano lo schermo in una successione di vignette come quelle di un fumetto). Indimenticabili i due protagonisti: David è un Superman inconsapevole, che si ritrae e tiene tutti a distanza, insicuro di sé e dei suoi poteri (non solo invulnerabilità, ma anche superforza e una sorta di precognizione); Elijah è il suo opposto, anche fisicamente, visto che soffre di una sindrome genetica che gli rende le ossa estremamente fragili, tanto da essere soprannominato "L'uomo di vetro" ("Mr. Glass" in originale). Willis e Jackson avevano già recitato insieme in "Die Hard 3" e "Pulp Fiction". Robin Wright Penn è la moglie di David. Il regista fa come di consueto una breve apparizione di persona: è lo spacciatore fermato allo stadio. Anche se la maggior parte degli albi a fumetti che si vedono in scena sono reali (per lo più della Marvel), quelli essenziali per la trama sono stati inventati ("Active Comics" e "Sentryman"). Due pellicole successive di Shyamalan saranno ambientate nello stesso universo: l'horror "Split" e il sequel di entrambe "Glass".

17 settembre 2018

After Earth (M. Night Shyamalan, 2013)

After Earth - Dopo la fine del mondo (After Earth)
di M. Night Shyamalan – USA 2013
con Jaden Smith, Will Smith
**

Visto in TV.

Da mille anni l'umanità ha abbandonato la Terra, ormai ritenuta inabitabile, e si è trasferita a vivere su un altro pianeta. Quando l'astronave che trasporta lui e suo padre precipita proprio sul loro mondo di origine, il giovane Kitai dovrà dimostrare tutto il proprio coraggio per salvare il genitore (rimasto gravemente ferito) e dimostrare di essere alla sua altezza. Da un soggetto dello stesso Will Smith, un survival movie prevedibile e senza particolari pregi: i cliché sulla famiglia e sul rapporto padre-figlio abbondano, la recitazione del quindicenne Jaden Smith (figlio di Will anche nella realtà) lascia alquanto a desiderare, e la regia di Shyamalan, per quanto professionale, è abbastanza anonima. Eppure, pur riconoscendo questi difetti, ho apprezzato la natura avventurosa del viaggio e ho trovato a suo modo rassicurante la sua linearità. Come in un videogioco, il giovane protagonista deve attraversare un ambiente ostile e di cui la natura si è ormai riappropriata (la Terra è diventata una giungla, popolata da animali ostili) mentre il padre lo "guida" a distanza con messaggi vocali, con tanto di tappe intermedie da raggiungere entro un determinato periodo di tempo e un mostro finale da sconfiggere (l'Ursa, una creatura aliena cieca che "fiuta" la paura dei suoi nemici). E il finale quantomeno non "sbraca" o cerca di sorprendere con un colpo di scena (caratteristica del regista) che stavolta sarebbe stato fuori luogo. Alcuni critici l'hanno definito il peggior film di Shyamalan, ma non è affatto vero: i ben più ambiziosi "Signs" e "L'ultimo dominatore dell'aria" erano peggio.

10 febbraio 2017

Split (M. Night Shyamalan, 2016)

Split (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2016
con James McAvoy, Anya Taylor-Joy
**

Visto al cinema Orfeo, con Sabrina.

Tre giovani ragazze vengono rapite e imprigionate in uno scantinato da un uomo, Kevin, che soffre di un disturbo dissociativo della personalità: dentro di lui, infatti, convivono 23 persone diverse, alcune delle quali buone e altre cattive... Dopo diversi flop di critica e di pubblico, Shyamalan sembra aver ritrovato la strada a lui più congeniale, quella delle produzioni a basso budget che si basano più sulle idee che sugli effetti speciali, e torna a trionfare al botteghino con un horror che però, detto semplicemente, fa poca paura. Ed è un peccato, visto che il soggetto, anche se non originalissimo, è comunque interessante. Certo, ci sarebbe voluto un attore più dotato di McAvoy, che non brilla particolarmente in una parte scritta apposta per mettere in scena le doti recitative (ma forse la colpa è del doppiaggio italiano, e per apprezzare la prova dell'attore il film andrebbe visto in lingua originale) e la capacità di dar vita a tante personalità ed espressioni diverse a seconda della personalità che, di volta in volta, viene alla luce: il freddo e metodico Dennis, l'infantile Hedvig, l'effemminato Barry... Come al solito, tutto si spiega banalmente attraverso i traumi subiti dal personaggio da piccolo. Ma Shyamalan non esita a inserire tocchi supereroistici: Kevin sviluppa infatti una ventiquattresima personalità, la Bestia, che lo rende una sorta di incredibile Hulk (per non parlare del fatto che l'idea stessa alla base del personaggio ricorda un altro personaggio della Marvel, il mutante Legione). Serve a poco, per ravvivare la vicenda, il fatto che una delle ragazze rapite, Casey (Anya Taylor-Joy), soffra a sua volta di problemi a socializzare per via degli abusi subiti da bambina. E anche l'anziana psicologa (Betty Buckley) che ha in cura Kevin non aggiunge granché di significativo. Nel finale, un cameo di Bruce Willis (che menziona la propria lotta contro "L'uomo di vetro") rivela che il film si svolge nello stesso universo di un precedente film di Shyamalan, "Unbreakable - Il predestinato". Tre anni più tardi tutti i personaggi si ritroveranno in una terza pellicola che ne conclude le vicende, "Glass".

17 agosto 2016

The village (M. Night Shyamalan, 2004)

The village (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2004
con Bryce Dallas Howard, Joaquin Phoenix
**1/2

Rivisto in TV, con Daniela.

Pennsylvania, fine Ottocento: per sfuggire ai mali e alle violenze del mondo, una comunità religiosa si è ritirata a vivere in un villaggio isolato all'interno di una radura, circondata da una foresta che si dice abitata da misteriose e malvagie creature soprannaturali. Ma l'illusione che il male possa venire solo dall'esterno si rivela fallace: quando Lucius (Joaquin Phoenix), il ragazzo che ama, viene ferito gravemente dal folle e geloso Noah (Adrien Brody), la coraggiosa Ivy (Bryce Dallas Howard) chiede al padre Edward (William Hurt) e agli altri anziani del villaggio il permesso di attraversare la foresta per raggiungere la città, alla quale tutti avevano giurato di non fare mai più ritorno, per procurarsi le medicine necessarie a salvarlo. Dopo "Il sesto senso" e "Unbreakable", Shyamalan (come sempre anche sceneggiatore e produttore) sforna un altro film con il finale a sorpresa, questa volta sotto forma di fiaba gotica. Visto che il pubblico sapeva ormai cosa aspettarsi dal regista indo-americano, questi lo spiazza lasciando intendere per lunghi tratti che il colpo di scena sia legato alla natura delle misteriose creature, prima di ribaltare nel finale il background stesso della storia. Forse il twist ending è meno efficace rispetto ai film precedenti, e anche le premesse non sono del tutto plausibili, ma il significato del film (una riflessione sulla paura e sull'isolazionismo: non a caso la pellicola è stata realizzata negli anni successivi agli attentati dell'11 settembre) va oltre il semplice fattore sorpresa. Il ricco cast (ci sono anche Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Michael Pitt e Jesse Eisenberg) e la buona sceneggiatura (che gioca con le menzogne e i segreti, seminando indizi apparentemente innocui che invece assumono rilevanza solo più tardi) sono serviti da una regia d'atmosfera che mantiene la suspense grazie anche alla colonna sonora di James Newton Howard e a una fotografia interessante per l'uso "narrativo" dei colori: il rosso, il colore del male, è quello associato alle creature (e come tale è bandito dal villaggio), mentre il giallo le tiene lontane (ed ecco che Ivy, quando si avventura nel bosco, indossa una mantella di questa tinta, diventando un vero e proprio "Cappuccetto giallo"). Come in ogni fiaba che si rispetti, inoltre, l'eroina deve avere un handicap: in questo caso è la cecità, che da un lato le impedisce di vedere i pericoli e come stanno realmente le cose, ma dall'altro le permette di leggere in maniera diretta l'anima delle persone, riconoscendone le qualità e i sentimenti.

5 maggio 2011

L'ultimo dominatore dell'aria (M. N. Shyamalan, 2010)

L'ultimo dominatore dell'aria (The Last Airbender)
di M. Night Shyamalan – USA 2010
con Noah Ringer, Dev Patel
*1/2

Visto in divx, con Hiromi.

In un mondo fantastico, diviso in quattro regni legati agli elementi naturali (acqua, aria, terra e fuoco), la belligerante nazione del fuoco progetta di conquistare l'intero pianeta e dà la caccia ad Aang, ragazzino in grado di dominare tutti gli elementi e di comunicare con gli spiriti, destinato a riportare la pace e l'equilibrio fra le genti. Da un cartone animato (americano, anche se chiaramente ispirato ai manga giapponesi) che in originale si intitolava "Avatar" – ma far uscire un lungometraggio con quel titolo nello stesso anno del kolossal di James Cameron era impensabile – e con un soggetto che non brilla per originalità, Shyamalan trae un film dal plot schematico e dai personaggi caratterizzati ingenuamente: le critiche non sono mancate, anche se bisognerebbe considerare che si tratta di una pellicola indirizzata a un pubblico infantile, il cui vero limite è quello di non presentare particolari motivi di interesse per uno spettatore adulto. La figura dell'Avatar, che si reincarna di generazione in generazione nel rappresentante di un diverso regno (nell'attuale "ciclo", come suggerisce il titolo, Aang fa parte dei nomadi dell'aria), è chiaramente ispirata al Dalai Lama; ma un po' tutto il mood della pellicola è asianeggiante: il popolo del fuoco, per esempio, è di etnia indiana, proprio come il regista stesso. Il livello degli attori, quasi tutti giovanissimi, è abbastanza mediocre (fra i meno peggio c'è Dev Patel, già protagonista di "Slumdog Millionaire", nei panni del cattivo – ma non troppo – principe Zuko), e le scene d'azione e di battaglia trasmettono ben poca emozione o adrenalina. Il finale aperto lascia intendere che è previsto un seguito per completare la storia, ma visto il basso gradimento di critica e pubblico non è affatto detto che verrà realizzato. Ah, ovviamente del 3D se ne può fare allegramente a meno.

5 dicembre 2010

E venne il giorno (M. N. Shyamalan, 2008)

E venne il giorno (The Happening)
di M. Night Shyamalan – USA 2008
con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel
**

Visto in DVD, con Hiromi.

Una misteriosa epidemia che spinge gli uomini al suicidio di massa, causata da una neurotossina portata dal vento e forse prodotta dalle piante e dalla natura come "reazione" alla presenza sempre più dannosa degli esseri umani, si diffonde a partire dal Central Park di New York in tutta la regione nord-orientale degli Stati Uniti. Fra coloro che cercano disperatamente di mettersi in salvo, fuggendo in qualche modo dalla zona contaminata, ci sono l'insegnante di scienze Elliot Moore, sua moglie Alma e la piccola Jessie, figlia di un collega: ma dovranno vedersela con un mondo impazzito nel quale anche la solidarietà umana sembra venire a mancare. Tracciando ardite metafore e collegamenti fra fenomeni naturali diversissimi fra loro (la scomparsa delle api, le alghe che producono tossine per uccidere i pesci, il sistema immunitario degli organismi biologici), Shyamalan si lancia nel catastrofismo a sfondo ecologico, mette in scena una "fine del mondo" singolare e silenziosa, e vorrebbe spaventare gli spettatori costruendo un'atmosfera tesa e inquietante che guarda a Hitchcock ("Gli uccelli"), a Weir ("L'ultima onda") e ai film paranoici degli anni cinquanta (come "L'invasione degli ultracorpi"). Ma nonostante alcuni spunti interessanti (le fronde degli alberi mosse dal vento, percepite dai personaggi come una minaccia; l'assenza di momenti "fracassoni" e gridati, tipici di altri horror catastrofici), la pellicola non decolla mai completamente, anche per colpa di attori non molto in parte, e il messaggio ecologista risulta talmente banale e generalizzato da essere difficile da prendere sul serio (a suo onore, comunque, l'autore ha dichiarato esplicitamente di non aver voluto realizzare nient'altro che un buon B-movie). Se pure avevo difeso il regista di origine indiana in occasione dei suoi film precedenti, stroncati anch'essi – come questo – dalla maggior parte della critica ("Lady in the water", per esempio, non mi era dispiaciuto), stavolta devo riconoscere che c'è poco da salvare. E deve essersene accorto lo stesso Shyamalan, visto che per la prima volta rinuncia al suo consueto cameo (avrebbe dovuto interpretare Joey, il collega con cui Alma si incontrava all'insaputa del marito, ma il personaggio non si vede mai sullo schermo).

28 luglio 2007

Signs (M. Night Shyamalan, 2002)

Signs (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2002
con Mel Gibson, Joaquin Phoenix
*

Visto in DVD.

Gibson, negli improbabili panni di un pastore protestante che ha perso la fede dopo la morte della moglie in un incidente stradale, trova nel suo campo di grano alcuni misteriosi cerchi come quelli che compaiono sempre più frequentemente in tutto il mondo. Naturalmente sono stati gli alieni, che stanno per invadere la Terra e minacciare la sua famiglia. Da "Il sesto senso" in poi, questo è stato l'unico film di Shyamalan che non sono andato a vedere al cinema, visto che l'argomento non mi interessava (questo tipo di leggende contemporanee mi ha sempre fatto dubitare della sanità mentale di chi ci crede, e cavarci fuori qualcosa di sensato mi pareva difficile) e il film aveva tutta l'aria di essere brutto. Non mi ero sbagliato, anche se a livello tecnico qualche pregio ce l'ha (il regista ha ammesso influenze da "La notte dei morti viventi" e "Gli uccelli" per la scena dell'assedio alla casa). In un'opera ascrivibile al genere fantastico, però, la cosa più importante è la cosiddetta sospensione dell'incredulità. Per avere paura di un branco di zombi che avanza sullo schermo, per esempio, si deve "fingere di credere" che gli zombi esistano davvero. E se questo vale per i B-movie più ingenui, a maggior ragione deve valere per pellicole ambiziose come questa. Ma per convincermi a "credere" che i cerchi nel grano non siano opera di qualche buontempone o che un copricapo di carta stagnola possa impedire agli alieni di leggerci nel pensiero, il regista (anche sceneggiatore) avrebbe dovuto sforzarsi molto di più oppure scegliere di realizzare un film comico/demenziale. Invece non mi ha mai convinto che i personaggi del film fossero davvero in pericolo e, di conseguenza, non ho provato particolare tensione durante le scene madri.
Il vero problema, comunque, è un altro. Se come film di fantascienza o thriller la pellicola è fiacca e implausibile (riproporre i cliché degli anni cinquanta prendendosi così sul serio è imperdonabile oltre che incoerente), queste osservazioni sono marginali visto che il suo fulcro sta altrove. Il vero tema è il percorso interiore e religioso del protagonista, mentre i crop circles e gli alieni non sono altro che una metafora per dare dignità alle "teorie" creazioniste. Il reverendo perde la fede quando non scorge più una "volontà superiore" che guida il mondo, e comincia a ritenere che tutte le cose brutte che accadono intorno a lui siano solo frutto del caso. La riacquista invece quando lui e i suoi familiari si salvano proprio per una serie di coincidenze (l'asma del figlio, i bicchieri d'acqua lasciati in giro dalla bambina, e così via), che dunque non sarebbero tali ma miracoli, segni (signs) dell'esistenza di Dio. Un "ragionamento" misticheggiante e ai limiti della superstizione, purtroppo comune nella patria dell'anti-evoluzionismo, che non fa altro che banalizzare il pensiero ateo e scientifico, ben più fondato e sofferto di come venga ritratto qui, ma a ben pensarci anche la fede cristiana, ridotta a un semplice meccanismo "vedo il miracolo, e dunque credo".
Shyamalan compare nel ruolo dell'automobilista che ha investito la moglie del protagonista. Fra gli attori c'è anche Abigail Breslin, la bambina di "Little Miss Sunshine".

2 ottobre 2006

Lady in the water (M. N. Shyamalan, 2006)

Lady in the Water (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2006
con Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard
**1/2

Visto ieri al cinema Excelsior, con Albertino e Ghirmawi.

Dopo il successo de "Il sesto senso", sembra che Shyamalan stia progressivamente perdendo i favori di critica e pubblico. Eppure di questo film, stroncato un po' da tutti, ho gradito il modo delicato e naturale in cui il fantastico, il fiabesco e l'irreale fanno irruzione nel quotidiano. Giamatti (grandissimo, come al solito) è il custode di un condominio alle prese con una misteriosa ninfa acquatica che trova nella piscina del complesso. Insieme a un gruppo di stravaganti inquilini scelti forse da un destino superiore, l'uomo dovrà aiutare la ninfa a completare la sua missione, proteggendola da un mostro che vive nel giardino dell'edificio e che le impedisce di far ritorno a casa. Ispirato a una sedicente fiaba orientale della buona notte, probabilmente inventata di sana pianta dal regista stesso, e ambientato interamente in pochi metri quadri (l'azione non esce mai dal cortile della casa e dai piccoli appartamenti dove vivono i personaggi), il film riesce a stare miracolosamente in equilibrio su un filo sottilissimo fra tensione e implausibilità narrativa. A differenza che nei film di Roman Polanski, inoltre, qui il condominio non è fonte di paranoia e ossessioni bensì un microcosmo popolato da persone talvolta bizzarre ed eccentriche ma comunque solidali fra loro. Alcune scene con il personaggio del critico cinematografico mi hanno ricordato "Scream" e persino "Ghostbusters". Il direttore della fotografia è Christopher Doyle, noto per i suoi film a Hong Kong (è l'abituale collaboratore di Wong Kar-Wai). Come sua abitudine, il regista stesso si è ritagliato una parte nel film: stavolta, però, non si tratta di un breve cameo ma di un ruolo abbastanza importante nell'economia della storia.