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26 dicembre 2022

Un amore tutto suo (Jon Turteltaub, 1995)

Un amore tutto suo (While you were sleeping)
di Jon Turteltaub – USA 1995
con Sandra Bullock, Bill Pullman
**1/2

Visto in TV (Disney+), con Sabrina, Eva e Alberto.

Dopo aver salvato la vita a Peter (Peter Gallagher), un uomo caduto sulle rotaie della metropolitana e finito in coma, per un equivoco la solitaria addetta alla biglietteria Lucy viene creduta la sua fidanzata, e come tale accolta con grande calore dalla famiglia di lui. Peccato che nel frattempo si innamori di Jack (Bill Pullman), il sospettoso fratello di Peter... Gradevole commedia romantica di ambientazione natalizia, che riesce a raccontare una storia dal finale scontato ma che, per arrivarci, deve percorrere un tragitto alquanto tortuoso. Bugie ed equivoci infatti si sprecano, tanto da parte di Lucy (che mantiene la finzione per non perdere l'affetto di una famiglia che non ha mai avuto) quanto da parte di Jack (che, pur innamoratosi a sua volta della ragazza, non intende tradire il fratello o mettere a repentaglio la sua felicità), e naturalmente le cose si complicano quando Peter, una volta uscito dal coma, si convince di essersi dimenticato di Lucy per via di un'amnesia e si dichiara deciso a sposarla comunque. Il mix di buoni sentimenti, patemi sentimentali e cliché festivi/natalizi è svolto con afflato e competenza, senza contare gli indovinati momenti umoristici. Il ruolo di protagonista era stato pensato inizialmente per Demi Moore o Julia Roberts. Nel cast anche Peter Boyle, Jack Warden, Glynis Johns e Michael Rispoli. La storia si svolge a Chicago.

25 dicembre 2022

Guardiani della galassia Holiday Special (J. Gunn, 2022)

Guardiani della galassia Holiday Special
(The Guardians of the Galaxy Holiday Special)
di James Gunn – USA 2022
con Pom Klementieff, Dave Bautista
*1/2

Visto in TV (Disney+).

In occasione delle festività natalizie, per fare un regalo al loro amico Peter Quill (Chris Pratt), gli alieni Mantis e Drax hanno la bella pensata di recarsi sulla Terra e rapire Kevin Bacon (sé stesso), convinti – dai racconti dello stesso Peter – che si tratti di un leggendario eroe terrestre. Quando scopriranno che si tratta solo di un attore, ne resteranno delusi: ma questo non riuscirà a rovinare lo spirito gioioso delle feste... Secondo "special" televisivo per il Marvel Cinematic Universe: dopo quello di Halloween ("Licantropus"), ecco quello natalizio. Ma se il primo era quantomeno decente (diciamolo: un vero film, nonostante la breve durata) e a suo modo anche divertente, questo è assolutamente insulso, pur essendo scritto e diretto dallo stesso autore dei lungometraggi canonici dei Guardiani della galassia. Senza particolari qualità produttive, e anzi quasi imbarazzante come livello di recitazione e di effetti visivi, alterna gag stupide e infantili a situazioni semplicistiche e retoriche (come ogni prodotto natalizio hollywoodiano, d'altronde). Le disavventure degli alieni alle prese con le strane usanze terrestri, o quelle dell'autoironico Bacon (la cosa migliore del film) proiettato in un mondo di strane creature fantascientifiche, non appaiono di certo né originali né trascendentali. Da segnalare due brevi inserti in animazione rotoscope. Gunn ha dichiarato di essere un fan del famigerato "Star Wars Holiday Special", il che spiega molte cose. Nella versione italiana, le canzoni (eseguite dagli Old 97 e da Bacon stesso) non sono tradotte né sottotitolate, scelta inspiegabile visto che, la prima in particolare, si interlacciano ai dialoghi dei personaggi.

5 marzo 2021

Non ti presento i miei (Clea DuVall, 2020)

Non ti presento i miei (Happiest season)
di Clea DuVall – USA 2020
con Kristen Stewart, Mackenzie Davis
**1/2

Visto in TV (Now Tv), con Sabrina.

Durante le festività natalizie, Harper (Mackenzie Davis) porta la sua fidanzata Abby (Kristen Stewart) a conoscere la propria famiglia. Piccolo particolare: non ha mai detto ai genitori (Victor Garber e Mary Steenburgen) di essere lesbica, e dunque fa passare Abby come la sua "coinquilina orfana"... Il secondo film come regista dell'ex attrice Clea DuVall (che ricordiamo, fra gli altri, in "The Faculty", "Fantasmi da Marte" e "Identità"), anche sceneggiatrice insieme a Mary Holland, è una divertente commedia sul tema del coming out. Dietro le apparenze da famiglia "perfetta" (importanti anche perché il padre punta a candidarsi come sindaco della cittadina in cui vive), si nascondono segreti e vite represse, non solo da parte di Harper ma anche delle due sorelle (Alison Brie e Mary Holland). La visione è piacevole, con classiche situazioni da sitcom natalizia o romantica (il titolo italiano, ovviamente, scimmiotta "Ti presento i miei"), fra personaggi eccentrici, momenti vivaci e un inevitabile (e zuccheroso) lieto fine riconciliante, il tutto virato però in chiave LGBT. Dan Levy è l'amico gay e consigliere di Abby, Aubrey Plaza è l'ex ragazza di Harper.

28 dicembre 2020

Polar Express (Robert Zemeckis, 2004)

Polar Express (The Polar Express)
di Robert Zemeckis – USA 2004
animazione digitale
**

Visto in TV, con Sabrina.

La notte di Natale, un bambino – che ha proprio l'età in cui si cominciano ad avere dubbi sull'esistenza di Babbo Natale – sale a bordo del Polar Express, treno magico diretto al Polo Nord, su cui vivrà numerose avventure che lo porteranno di nuovo a credere nella magia del Natale. Tratto da un libro illustrato per ragazzi di Chris Van Allsburg (adattato dallo stesso Zemeckis e da William Broyles Jr., già sceneggiatore di "Cast Away"), il primo – e tutto sommato il migliore – dei tre film di animazione in performance capture realizzati dal regista fra il 2004 e il 2009 (gli altri sono "La leggenda di Beowulf" e un altro film natalizio, "A Christmas Carol"), impantanando per un decennio la propria carriera in sperimentazioni tecniche. Per l'epoca, in ogni caso, la pellicola fu a suo modo innovativa nella resa digitale dei personaggi che si basano sulla recitazione di attori in carne e ossa. il mattatore in particolare è Tom Hanks, che interpreta il protagonista (ma la voce in originale è di Daryl Sabara) nonché tutti i personaggi "adulti": il controllore del treno, il vagabondo clandestino, Babbo Natale, e altri ancora (nel progetto originario Hanks avrebbe dovuto ricoprire proprio tutti i ruoli, ma l'impresa si rivelò troppo faticosa, e dunque salirono a bordo altri attori: la ragazzina per esempio è Nona Gaye, l'amico solitario è Peter Scolari). Nonostante un fastidioso effetto "uncanny valley" (la sensazione sgradevole che si prova quando la resa dei volti e delle figure umane si avvicina troppo alla realtà, ma non abbastanza da risultare credibile e realistica), il tono magico, fiabesco e natalizio della vicenda, tipico appunto dei libri illustrati e di avventure per bambini, facilita l'immersione dello spettatore e a tratti ricorda altri classici del cinema americano del genere come "Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato" (anche citato, attraverso il biglietto dorato che dà accesso al treno) o "Il mago di Oz". E naturalmente, per lo stesso motivo, le peripezie dei protagonisti non sono da prendere sul serio: tutto è magico, fantastico e implausibile, come in un sogno, anche se ogni azione porta con sé una ricompensa, un'ammonizione o una morale.

25 dicembre 2020

A Very Murray Christmas (S. Coppola, 2015)

A Very Murray Christmas (id.)
di Sofia Coppola – USA 2015
con Bill Murray, Miley Cyrus
**

Visto in TV, con Sabrina, in originale con sottotitoli.

La notte di Natale, Bill Murray è al Carlyle Hotel di New York, intento a registrare controvoglia uno "special televisivo" in diretta a base di canzoni natalizie e sketch comici. Ma una violenta tempesta di neve isola l'albergo, impedendo agli ospiti previsti (fra cui George Clooney e Miley Cyrus) di raggiungerlo. Costretto a fare tutto da solo, in condizioni rese ancora più proibitive da un blackout elettrico, Murray trascorrerà il tempo chiacchierando e duettando con artisti di passaggio (Chris Rock, Maya Rudolph), con il personale dell'albergo (Jenny Lewis, David Johansen, i Phoenix) e con una coppia che avrebbe dovuto sposarsi quella sera stessa (Jason Schwartzman e Rashida Jones). Meta-special televisivo che alterna canzoni (per lo più a tema natalizio) con scenette e brevi gag autoironiche, in una sorta di omaggio/parodia ai variety show di un tempo: sicuramente per trascorrere un'ora durante le feste c'è di peggio. Nel finale, quando Murray batte la testa, nei suoi sogni appaiono i veri Clooney e Cyrus (vestita da Babbo Natale) che si esibiscono con lui in una scenografia degna di Broadway. Il pianista Paul Shaffer e l'attore Dimitri Dimitrov interpretano sé stessi. Amy Poehler e Julie White sono le due produttrici, Michael Cera l'aspirante manager.

24 dicembre 2020

Babbo Natale non viene da Nord (M. Casagrande, 2015)

Babbo Natale non viene da Nord
di Maurizio Casagrande – Italia 2015
con Maurizio Casagrande, Annalisa Scarrone
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Recatosi a Salerno per impersonare Babbo Natale per lavoro, il prestigiatore Marcello (Maurizio Casagrande) sbatte la testa e perde la memoria. Viene accolto da un prete, padre Tommaso (Giampaolo Morelli), e dai ragazzini di famiglia disagiata di cui si occupa, il cui rifugio (il Giardino della Minerva) è minacciato dalla perfida Alice (Tiziana De Giacomo), che vorrebbe farne un centro estetico. Con l'aiuto di India (Annalisa Scarrone), figlia di Marcello e aspirante cantante che assomiglia in maniera incredibile alla vera Annalisa, riusciranno però a risolvere la situazione, in tempo per festeggiare il Natale. Ambientata nella città campana nel periodo delle suggestive "Luci d'artista", una commedia natalizia che unisce i classici buoni sentimenti del genere a una comicità tipicamente teatrale – o cabarettistica – e meridionale (Casagrande, qui alla seconda regia cinematografica, è un collaboratore di lunga data di Francesco Salemme). Peccato però che molti spunti vengano dimenticati strada facendo o risolti troppo facilmente (vedi l'amnesia di Marcello), che l'ironia corrosiva della prima parte sparisca nella seconda, e che molte gag o situazioni appaiano decisamente superflue. Angelo Orlando è Gerardo, il manager di Marcello. Chicco Paglionico è Robertino, l'affarista che ha perso l'orto botanico al gioco con Alice. Piccole comparsate, fra gli altri, per Eva Grimaldi, Nino Frassica, Massimiliano Gallo, Maria Grazia Cucinotta, Rocco Mortelliti, Graziella Marina e Antonio Casagrande (padre di Maurizio).

Il segreto di Natale (Peter Sullivan, 2014)

Il segreto di Natale (Christmas under wraps)
di Peter Sullivan – USA 2014
con Candace Cameron Bure, David O'Donnell
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

La giovane dottoressa Lauren Brunell (Cameron Bure), che aspira a un posto da praticante chirurgo in un prestigioso ospedale di Boston, viene invece inviata come medico generale nella sperduta e isolata cittadina di Garland, in Alaska. Qui, in mezzo alla neve e fra persone semplici, imparerà che le cose migliori della vita giungono inaspettate e non sono il frutto di un'accurata pianificazione. Si scoprirà infatti circondata dall'affetto dell'intera popolazione del villaggio, e troverà l'amore nel "tuttofare" Andy (O'Donnell), figlio di Frank Holliday (Brian Doyle-Murray), il patriarca locale che potrebbe essere, forse, Babbo Natale... Scritto e diretto da uno specialista in tv movie natalizi, un film con una bella ambientazione nordica, buoni sentimenti e tanti luoghi comuni ("segui quello che ti dice il cuore, non la mente"), a malapena ravvivato dal "mistero" su Frank (sarà davvero Santa Claus?) e dal tema della dottoressa rampante che si ritrova suo malgrado a fare il medico di base. Guardabile in periodo di feste, ma non ci si attenda più di quello che il filone promette. Robert Pine e Joyce Cohen sono i genitori di Lauren, Kendra Mylnechuk è l'infermiera Billie. Sulle piattaforme di streaming è noto anche con il titolo originale.

7 marzo 2020

Lo schiaccianoci (A. Konchalovsky, 2010)

Lo schiaccianoci in 3D (The Nutcracker in 3D)
di Andrei Konchalovsky – GB/Ungheria 2010
con Elle Fanning, John Turturro
*1/2

Visto in divx.

Lasciata a casa insieme al fratellino Max dai genitori che la trascurano, la sera di Natale la piccola Mary (Elle Fanning) riceve la visita dello zio Albert (Nathan Lane) che le regala una casa di bambole e uno schiaccianoci di legno a forma di burattino. Durante la notte questi si anima, le rivela di essere un principe vittima di una maledizione e la convince ad aiutarlo a riconquistare il suo regno, occupato dal perfido re dei topi (John Turturro). Un film per famiglie decisamente ambizioso e sfarzoso, ispirato alla fiaba di E.T.A. Hoffman "Lo schiaccianoci e il re dei topi" e al balletto di Pyotr Ilyich Ciajkovskij che ne è stato tratto (le cui musiche, purtroppo riadattate, punteggiano l'intera pellicola). Ma al buon livello produttivo fa da contraltare una storia confusa e sconclusionata, piena di sottotesti anche sgradevoli e di elementi messi un po' a casaccio e pescati di qua e di là (da "Mary Poppins", "Peter Pan", "La storia infinita"...): ci sono la magia, i sogni, l'elogio della fantasia, il rapporto con i genitori (e il fratellino), la teoria della relatività di Einstein (è lui lo zio Albert!), il regime nazista e l'olocausto (i topi vestono uniformi tedesche, sottomettono la popolazione e organizzano roghi di giocattoli). Le suggestioni steampunk e quelle legate alla storia europea della prima parte del ventesimo secolo (vedi la strana ambientazione: sembrerebbe la Vienna del dottor Freud, peccato che Einstein visse prima in Svizzera e poi a Berlino, non in Austria) complicano il tutto. Terribili le canzoni, nonostante le melodie rubate a Ciajkovskij. Nel cast anche Frances de la Tour (la regina dei topi), Richard E. Grant (il padre), Yulia Vysotskaya (la madre, nonché la fata della neve) e Charlie Rowe (il principe schiaccianoci in forma umana). Fortemente voluto da Konchalovsky (anche co-sceneggiatore e produttore), al cinema il film – come indica il titolo completo – è uscito in 3D, ma è stato un colossale flop di pubblico e di critica. Eppure, almeno sotto l'aspetto visivo, qualcosa forse sarebbe da salvare.

24 dicembre 2019

Scrooge, or, Marley's ghost (W. Booth, 1901)

Scrooge, or, Marley's ghost
di Walter R. Booth – GB 1901
con Daniel Smith

Visto su YouTube.

La vigilia di Natale, l'anziano e tirchio banchiere Ebenezer Scrooge – che rifiuta di celebrare la festività – riceve la visita del fantasma del suo defunto socio Marley, che gli mostra i Natali del passato (ovvero i momenti felici della sua giovinezza), quelli del presente (l'impiegato Bob Cratchit e il nipote Fred che festeggiano in famiglia e brindano alla sua salute) e quelli del futuro (la sua tomba, la morte per malattia del piccolo Tim, figlio di Bob). Di fronte a queste visioni, Scrooge rinnega il proprio egoismo e giura di cambiare vita (quest'ultima scena è andata perduta). La prima versione filmata in assoluto del “Canto di Natale” di Dickens è una pellicola notevole anche (e soprattutto) per un aspetto secondario: si tratterebbe del primo utilizzo degli intertitoli (i “cartelli” con scritte che separano una scena dall'altra) nella storia del cinema. A dire il vero, già l'anno precedente c'era stato l'inserimento di parole scritte a mano in “How it feels to be run over” di Cecil M. Hepworth, un altro regista inglese, ma in quel caso sembrava trattarsi del baloon di un fumetto, una frase espressa da uno dei personaggi o forse dal cineasta stesso a commento della vicenda. Qui, invece, i cartelli introducono le varie scene del film come per dividerlo in capitoli e preavvisano lo spettatore di quello che sta per accadere (oltre a far pronunciare alcune frasi ai personaggi, come il brindisi “To Mister Scrooge!”), e inoltre le scritte sono composte con caratteri tipografici come sarà lo standard per quasi tutta l'epoca del muto. Per il resto, la pellicola ricorre a molti elementi tecnici già in voga al momento della sua realizzazione, come il montaggio di più sequenze con stacchi e dissolvenze, e l'utilizzo della sovrimpressione per realizzare gli effetti speciali del fantasma (nell'ultima scena, curiosamente, questo è invece interpretato direttamente da un attore al fianco del protagonista, perdendo l'aura “sovrannaturale”) e delle visioni delle scene del passato di Scrooge (da notare i teli neri che consentono di renderle meglio visibili). La vicenda è assai compressa e i personaggi non sono propriamente introdotti: di fatto si dà per scontato che lo spettatore conosca già la storia per aver letto il racconto (o averne vista una riduzione teatrale, come il popolare “Scrooge” di J.C. Buckstone, allestito a Londra proprio nel 1901). E tuttavia la pellicola si prende qualche libertà: per semplificare, è sempre il fantasma di Marley a guidare Scrooge alla scoperta dei suoi Natali passati, presenti e futuri, mentre nel testo di Dickens erano tre spiriti differenti. Prodotto da Robert W. Paul, il film fu distribuito nel novembre 1901 riscuotendo un grande successo. Il regista Walter Booth era (come Méliès!) un illusionista prestato al cinema.

14 agosto 2019

Santa Claus (George Albert Smith, 1898)

Santa Claus
di George Albert Smith – GB 1898
con Dorothy Smith, Harold Smith

Visto su YouTube.

La notte di Natale, due bambini vengono messi a letto dalla loro nutrice. Mentre dormono, Babbo Natale scende dal camino e riempie di regali le calze appese al letto, per la gioia dei bambini al loro risveglio. Questo breve cortometraggio mostra all'opera numerosi trucchi cinematografici, alcuni dei quali già messi a punto da Méliès ma qui adoperati a scopi puramente narrativi (e non soltanto, dunque, per "stupire" il pubblico). Innanzitutto l'uso del mascherino circolare che, combinato con la tecnica della sovrimpressione (mediante doppia esposizione), permette al regista di mostrare contemporaneamente i bambini che dormono nella stanza e Babbo Natale che giunge sul tetto della casa e si cala nel camino. All'inizio pensiamo che si tratti di un'immagine onirica, ovvero il prodotto del sogno dei bambini, ma poi Santa Claus ci sorprende giungendo davvero nella loro stanza. Secondo alcuni critici si tratta dell'esempio più antico di azione parallela in un film. Altre caratteristiche che rendono questo sofisticato corto degno di nota sono la presenza di un titolo scritto sullo schermo (elemento del tutto assente nei primi anni del cinema), i teli neri che "simulano" lo spegnimento della luce da parte della cameriera, la finta nevicata, gli stacchi invisibili di montaggio che fanno sembrare l'intero film come il frutto di una singola ripresa. I giovani attori erano probabilmente i figli dello stesso regista, Dorothy e Harold.

2 luglio 2019

Gremlins (Joe Dante, 1984)

Gremlins (id.)
di Joe Dante – USA 1984
con Zach Galligan, Phoebe Cates
***

Rivisto in TV.

Il giovane Billy (Galligan), che vive con la sua famiglia in una piccola cittadina nei pressi di New York, riceve in regalo per Natale un "mogwai", una buffa creaturina pelosa acquistata dal padre in un negozietto d'antiquariato a Chinatown, con la raccomandazione di accudirla seguendo tre regole precise: non esporla alla luce, non bagnarla mai con l'acqua e non darle da mangiare dopo mezzanotte. Naturalmente le trasgredirà tutte e tre, con il risultato che la creatura si moltiplicherà dando vita a un esercito di "gremlin", mostriciattoli diabolici e dispettosi che semineranno caos e distruzione per le strade della città. Ispirandosi a una leggenda urbana nata durante la seconda guerra mondiale (gli spiritelli che sabotavano gli aerei) e resa popolare da un libro per bambini di Roald Dahl, Joe Dante (insieme allo sceneggiatore Chris Columbus e al produttore Steven Spielberg) mescola in maniera irresistibile horror, commedia e ambientazione natalizia, sfornando una delle pellicole che a metà degli anni ottanta crearono un nuovo filone nel campo dell'intrattenimento cinematografico per adolescenti, spingendo addirittura la Motion Picture Association of America (MPAA) a introdurre una nuova etichetta di rating (PG-13, ovvero vietato ai minori di 13 anni). In effetti non mancano i momenti che potrebbero impressionare gli spettatori più piccoli, e alcuni degli scherzi dei gremlin sono decisamente crudeli o violenti (ricordando in questo i cartoni animati dei Looney Tunes: non a caso nel film c'è un cameo dell'animatore Chuck Jones nei panni dell'uomo che apprezza i disegni di Billy). La sceneggiatura di Columbus, scritta soltanto per dimostrare le proprie capacità alle case di produzione ma che colpì Spielberg al punto da volerla portare sullo schermo, rimane tuttora una delle sue cose migliori, grazie appunto all'irresistibile mix fra commedia, horror e satira del consumismo (vedi il finale ambientato nel reparto giocattoli di un grande magazzino, proprio come "Zombi" di Romero), dell'intrattenimento (i gremlin sono avidi divoratori di cinema e televisione) e dell'atmosfera natalizia, con tutto il suo corredo di buoni sentimenti (e con non poche citazioni da Dickens – la "cattiva" signora Dingle è una sorta di Scrooge – e da Frank Capra – di cui si vede in televisione "La vita è meravigliosa"). In origine, addirittura, lo script prevedeva alcune scene ancora più forti (con la morte della madre e del cane di Billy) che non sono state filmate: e anche il racconto di Kate (Phoebe Cates) sulla morte del padre a Natale, a sua volta la trascrizione di una popolare leggenda urbana, fu oggetto di contesa fra Spielberg (che voleva eliminarlo) e Dante (che insistette per lasciarlo, ritenendo che ben rappresentasse l'anima del film). Molte comunque le citazioni: da "L'invasione degli ultracorpi" (vista anch'essa in tv) a "Il pianeta proibito" (il robot Robby appare al convegno degli inventori cui partecipa il padre di Billy). La sequenza in cui i gremlin si accalcano al cinema a vedere "Biancaneve" può ricordare classici b-movie horror come "The blob" (da notare come Dante ambienterà un altro suo film in un cinema, "Matinée"), mentre le tre regole da non trasgredire fanno subito pensare alle fiabe classiche: ecco perchè si può perdonare il fatto che apparentemente non abbiano senso. In un'epoca pre-digitale, il mogwai Gizmo e i numerosi gremlin sono stati realizzati con pupazzi e animatroni. Carina la colonna sonora di Jerry Goldsmith e John Debney. Oltre a un sequel dello stesso Dante (uscito nel 1990), negli anni immediatamente successivi il film ha ispirato numerose pellicole simili ("Critters", "Ghoulies", "Munchies", "Hobgoblins", ecc.).

24 dicembre 2018

Tangerine (Sean Baker, 2015)

Tangerine (id.)
di Sean Baker – USA 2015
con Kitana Kiki Rodriguez, Mya Taylor
**1/2

Visto in TV, con Sabrina, in originale con sottotitoli.

Appena uscita di prigione dopo un mese di detenzione, la prostituta transgender Sin-Dee (Kitana Kiki Rodriguez) viene a sapere dall'amica Alexandra (Mya Taylor) che il suo "fidanzato" e pappone Chester (James Ransone) l'ha tradita con una delle sue ragazze, Dinah (Mickey O'Hagan). E mediterà vendetta, lanciandosi alla sua ricerca per l'intera giornata (il film si svolge tutto alla vigilia di Natale, per le strade e i quartieri di una Hollywood di periferia, come il celebre Santa Monica Boulevard). La loro storia si intreccia con quella di Razmik (Karren Karagulian), tassista armeno con una passione per le prostitute trans, alle prese con una suocera impicciona (Alla Tumanian). In questo piccolo film indipendente e a basso costo, con uno stile esuberante e spigliato, favorito da una fotografia ipersaturata e dalla rapidità di azione (l'intera pellicola è stata girata con un Apple iPhone 5S), Baker ci offre uno spaccato di vita su personaggi dall'esistenza non proprio regolare, ma comunque ritratti in maniera simpatica e senza moralismo. L'ambientazione natalizia (ma del tutto sui generis: non c'è neve, né alberi, né altro di tipico della stagione) rende la vicenda quasi un "cantico di Natale" sul tema dell'amicizia e della riconciliazione. Fra le scene da ricordare: quella del pompino nell'autolavaggio, l'esibizione di Alexandra in un locale (dove canta "Toyland"), la "resa dei conti" quando tutti si ritrovano in un negozio di ciambelle, la riappacificazione finale fra Sin-Dee e Alexandra nella lavanderia a gettore. Luiza Nersisyan è la moglie di Razmik, la pornostar Ana Foxxx è la prostituta Selene. Nella colonna sonora spunta all'improvviso (e in maniera inaspettata) l'ouverture Coriolano di Beethoven.

29 dicembre 2014

Love actually (Richard Curtis, 2003)

Love Actually - L'amore davvero (Love Actually)
di Richard Curtis – GB 2003
con Hugh Grant, Colin Firth
**1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Dalla penna di Richard Curtis (già sceneggiatore di successi come "Quattro matrimoni e un funerale" e "Notting Hill", qui alla sua prima regia), una pellicola corale a sfondo romantico-natalizio che segue in parallelo una decina di love story di vario genere che si dipanano a Londra sotto Natale: il film comincia infatti quando mancano cinque settimane alle festività e si conclude proprio la notte di Natale (con un'appendice collocata un mese più tardi, che tira le fila e mostra le conseguenze di tutte le vicende). Girato con un cast di stelle britanniche, il film ricorda certe pellicole corali di Robert Altman (e infatti Curtis ha dichiarato a più riprese come i riferimenti siano "Nashville" e "America Oggi"), anche se i collegamenti fra le varie storie sono molto tenui e di poca importanza per lo sviluppo delle singole vicende. Hugh Grant è il primo ministro inglese, appena eletto, che si scopre attratto della sua assistente Natalie (Martine McCutcheon). Colin Firth è uno scrittore divorziato che si trasferisce a lavorare in Francia, dove si innamora della domestica portoghese Aurelia (Lúcia Moniz), nonostante nessuno dei due conosca la lingua dell'altro. Bill Nighy è Billy, un attempato cantante rock che cerca di tornare sulla cresta dell'onda grazie a una melensa cover di una canzone natalizia. Harry (Alan Rickman), direttore di un'azienda di design, è sposato con Karen (Emma Thompson) ma ha la tentazione di una scappatella extraconiugale con una sua provocante dipendente (Heike Makatsch). La sua impiegata Sarah (Laura Linney) è attratta dal bel collega Karl (Rodrigo Santoro), ma deve anche badare al fratello ricoverato in un istituto psichiatrico. Mark (Andrew Lincoln) è innamorato della fresca sposina (Keira Knightley) del suo miglior amico. Daniel (Liam Neeson), che ha appena perso la moglie, aiuta il figlio undicenne a dichiararsi a una coetanea. Il giovane fattorino Colin (Kris Marshall) intende viaggiare in America perché è convinto che laggiù le ragazze siano più disinibite. I timidi John (Martin Freeman) e Judy (Joanna Page) si conoscono mentre lavorano come controfigure per le scene di sesso in un set cinematografico.

L'amore descritto da Curtis assume vari aspetti e varie facce, e non sempre si tratta di quello romantico: ci sono anche i valori dell'amicizia (Billy, che sceglie di trascorrere il Natale in compagnia del suo unico vero amico, ovvero il grasso manager che gli è sempre stato vicino) o degli affetti familiari (Sarah per il fratello, Daniel per il figlio). E se la maggior parte delle storie si concludono con l'inevitabile lieto fine (matrimoni, dichiarazioni, nascita di nuovi amori), altre lasciano il finale aperto o prevedono una rinuncia (Mark) o addirittura una separazione (Harry e Karen). Naturalmente, come in ogni pellicola corale, non tutte le storie sono interessanti in egual maniera: se alcuni segmenti sono davvero originali (quello con Martin Freeman e Joanna Page, per esempio), altri risultano più banali (quelli di Laura Linney o di Colin Firth). A restare più impressi sono comunque gli episodi con Hugh Grant (davvero azzeccato nel ruolo di un premier impacciato ma battagliero) e con Bill Nighy (il cantante che provoca scandalo in tv con le sue dichiarazioni senza peli sulla lingua), ma anche quello con Keira Knightley (forse il segmento scritto meglio, e di cui vanno ricordate almeno due sequenze: quando la ragazza scopre che Mark è innamorato di lei guardando il video delle nozze, un montaggio di primi piani del suo volto; e la "dichiarazione" finale dello stesso Mark, attraverso una serie di cartelli scritti a mano). Numerosi e onnipresenti i riferimenti pop, com'è consuetudine per Curtis, in campo musicale ma non solo: c'è persino un inserto da "Titanic". Nel cast anche Billy Bob Thornton (il presidente degli Stati Uniti, in visita a Downing Street: chissà che la scena in cui viene messo in riga da Grant non sia il motivo per cui il film non è particolarmente amato in America), Rowan Atkinson (il commesso della gioielleria: Curtis aveva lavorato proprio alla serie "Mr. Bean") e brevi cameo di Claudia Schiffer e Denise Richards. Il titolo è la contrazione della frase "Love actually is all around", ossia "L'amore è veramente ovunque", in riferimento alla canzone "Love is all around" (già presente in "Quattro matrimoni e un funerale" e qui parodiata da Bill Nighy che nella sua cover la trasforma in "Christmas is all around").

24 dicembre 2014

Il miracolo della 34ª strada (G. Seaton, 1947)

Il miracolo della 34ª strada (Miracle on 34th Street)
di George Seaton – USA 1947
con Maureen O'Hara, Edmund Gwenn
***

Rivisto in divx.

In vista delle festività natalizie, Doris Walker (Maureen O'Hara), addetta alle pubbliche relazioni di un grande magazzino di New York, assume come Babbo Natale un arzillo vecchietto (Edmund Gwenn) che afferma di chiamarsi Kris Kringle e di essere l'unico, autentico, Santa Claus. Il suo bizzarro modo di interpretare il proprio lavoro (suggerendo ai clienti dove possono trovare i giocattoli che il negozio non ha a disposizione, ovvero rivolgendosi alla concorrenza) fa sensazione presso l'opinione pubblica e rende estremamente popolare il grande magazzino, tanto che l'iniziativa contagia presto altri negozianti, in una corsa (non del tutto disinteressata, sia chiaro) alla bontà e all'altruismo. Ma quando uno psichiatra lo denuncia, la sua sanità mentale diventa oggetto di un processo in tribunale. L'uomo sarà difeso da un giovane avvocato (John Payne) che intende far riconoscere ufficialmente con una sentenza l'esistenza di Babbo Natale. Uno dei primi e più celebri film "natalizi" hollywoodiani, rifatto più volte in seguito (in particolare nel 1994, con Richard Attenbourogh nei panni di Kris Kringle), è una commedia che ha fra i suoi molti pregi quello dell'ambiguità: la pellicola funziona ed è godibile allo stesso modo se si crede che Kris sia davvero Babbo Natale o, viceversa, se si interpreta la sua storia come quella di un folle vaneggiamento. Il "miracolo" del titolo, infatti, si riferisce allo spirito natalizio, all'altruismo e alla generosità che finiscono col permeare tutti i personaggi, dai proprietari dei grandi magazzini fino alla divorziata Doris, inizialmente scettica e contraria a tutto ciò che non è "realistico", al punto da rifiutarsi di leggere fiabe alla propria figlia (una giovanissima Natalie Wood): "altrimenti perderà il senso della realtà e aspetterà che un giorno si presenti il principe azzurro", afferma, dimostrando che il suo atteggiamento è frutto delle proprie delusioni sentimentali. La presenza di Kringle riporterà anche lei a sognare e a "credere, anche quando il buon senso afferma il contrario": ma il film non è mai retorico, lascia che ognuno si faccia la propria idea sulla reale natura di Babbo Natale, e fra le altre cose fa anche riflettere sul rapporto fra la festività e il consumismo, il commercio e la pubblicità, la giustizia e la politica (impagabili i personaggi del giudice, in estremo imbarazzo nel doversi esporre dichiarando davanti all'opinione pubblica che per la legge Babbo Natale non esiste; o del procuratore distrettuale, messo in difficoltà dal suo stesso figlioletto durante l'udienza). L'intera sequenza in tribunale richiama alcune celebri sequenze del fumetto americano, come quelle del processo a Poopdeck Pappy (il padre di Braccio di Ferro) o a Eta Beta, in cui le istituzioni tentano in qualche modo di mettere "fuori gioco" personaggi fuori dagli schemi e dalle regole, naturalmente finendo con il riconoscere che non sempre follia e sanità mentale sono facilmente delimitabili. In questo caso, al termine del film, l'identità di Kris Kringle come Babbo Natale sarà paradossalmente "provata" dal fatto che le Poste americane, diretta emanazione del governo degli Stati Uniti, lo riconoscono come tale perché consegnano a lui le missive che i bambini indirizzano a Santa Claus! Seaton, anche sceneggiatore, si ispirò a un racconto di Valentine Davies. Curiosamente, i produttori decisero di fare uscire il film a maggio (perché d'estate i cinema erano più affollati), addirittura celandone l'ambientazione natalizia nei trailer e nelle locandine. Nel cast anche Porter Hall (lo psichiatra) e Gene Lockhart (il giudice). Quattro premi Oscar, fra cui Gwenn come miglior attore non protagonista.

26 dicembre 2013

Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986)

Regalo di Natale
di Pupi Avati – Italia 1986
con Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono
***1/2

Visto in TV, con Marisa.

A Bologna, nella notte di Natale, quattro amici di lunga data (Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Alessandro Haber e George Eastman) si ritrovano dopo parecchi anni per giocare a poker in una lussuosa villa fuori città. L'intenzione è quella di spennare un "pollo" di passaggio, un bizzarro e ricco industriale dai modi eccentrici (lo straordinario Carlo Delle Piane, premiato a Venezia come miglior attore): ma non tutto è come sembra, e nel corso della nottata verranno alla luce vecchi rancori e nuovi retroscena. Uno dei film più celebri e belli di Avati, che innesta sul tema dell'amicizia – costante di gran parte del cinema italiano – una riflessione amara e malinconica sul fallimento, la solitudine e la discontinuità fra passato e presente, per non parlare dell'abile costruzione della suspense legata alla partita a poker: la posta si alza vertiginosamente man mano che il gioco procede, fino al punto di non ritorno, con tanto di colpo di scena finale. Se la sceneggiatura asciutta e precisa (dello stesso Avati) è efficace nello scavare a fondo nei personaggi (Franco è il proprietario di un cinema di Milano, l'unico del gruppo che ha fatto fortuna; Ugo è un conduttore di scalcinate televendite su una tv locale; Lele è un giornalista e critico cinematografico fallito, con una passione per John Ford; Stefano è il gestore di una palestra gay), attraverso l'unità di tempo e d'azione (a parte i brevi incipit che presentano i personaggi e alcuni flashback che illustrano le ragioni della rivalità tra Franco e Ugo – per colpa di una donna, ovviamente, interpretata da Kirstina Sevieri – quasi tutta la pellicola è ambientata al tavolo da gioco) riesce a mescolare abilmente commedia e dramma. Fu grazie a questo film che Abatantuono cominciò ad abbandonare lo stereotipo del "terrunciello" e a farsi apprezzare anche come attore drammatico. Musiche di Riz Ortolani. Con un seguito nel 2004, "La rivincita di Natale".

24 dicembre 2013

The family man (Brett Ratner, 2000)

The Family Man (id.)
di Brett Ratner – USA 2000
con Nicolas Cage, Téa Leoni
**

Visto in divx, con Sabrina.

Jack Campbell (Nicolas Cage), ricco broker finanziario con un lussuoso appartamento a Wall Street, il lavoro come unica priorità e una donna diversa ogni notte, è convinto di non aver null'altro da chiedere alla vita. Proprio alla vigilia di Natale, per dimostrargli che ha torto, una misteriosa entità (Don Cheadle) gli mostra cosa sarebbe accaduto se tredici anni prima avesse scelto di sposare la sua fidanzata dell'epoca, Kate (Téa Leoni), anziché volare a Londra per cogliere un'opportunità di carriera: sarebbe diventato un "padre di famiglia", con due bambine, un impiego modesto, una piccola casetta nei sobborghi, ma anche tanta felicità. Fra Dickens ("Canto di Natale") e Frank Capra ("La vita è meravigliosa"), una commedia romantica-natalizia-fantastica a sfondo morale. I temi sono quelli soliti: le scelte che facciamo ci cambiano, la famiglia è la cosa più importante e la ricchezza è incompatibile con la felicità (un concetto, quest'ultimo, ipocritamente onnipresente nel cinema americano mainstream, dove peraltro sembra che ogni cosa ruoti intorno al denaro). Bravo Cage (che all'inizio canta "La donna è mobile") e il resto del cast (che graziosa la bambina!), ma tutto è assai schematico e prevedibile, anche se il finale è quello giusto.

27 dicembre 2012

Una poltrona per due (John Landis, 1983)

Una poltrona per due (Trading places)
di John Landis – USA 1983
con Eddie Murphy, Dan Aykroyd
***1/2

Rivisto in TV, con Alberto ed Eva.

Per verificare se l'indole di una persona è determinata dalle sue qualità innate oppure se è l'ambiente in cui vive a formarne il carattere, i fratelli Randolph e Mortimer Duke – magnati della finanza e proprietari di un'azienda di consulenza e brokeraggio di Philadelphia – scommettono un dollaro sull'esito di un "esperimento scientifico": scambieranno di posto Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd), il loro più valente impiegato (educato nelle migliori scuole, genio della finanza e fidanzato con la loro nipote Penelope), e Billy Ray Valentine (Eddie Murphy), uno straccione e ladruncolo che vive di truffe ed espedienti. L'esperimento riesce: Valentine si cala perfettamente nel ruolo dello yuppie e dimostra inaspettate doti finanziarie, mentre Winthorpe, accusato di furto e di spaccio di droga, si ritrova abbandonato da tutti e precipita all'ultimo gradino della scala sociale. Ma quando i due scopriranno di essere stati manipolati dai Duke, che per di più hanno l'intenzione di abbandonarli entrambi al proprio destino, uniranno le forze e sapranno vendicarsi. Forse ispirato al romanzo di Mark Twain "Il principe e il povero", il film di Landis è un moderno classico di Natale, riproposto immancabilmente dalla televisione italiana durante le feste, nonché uno dei più celebri film del regista, di Dan Aykroyd (entrambi reduci da "The Blues Brothers" e "vedovi" di John Belushi, che era morto l'anno prima) e soprattutto di Eddie Murphy (a inizio carriera e al suo secondo successo dopo "48 ore"). La caratterizzazione dei personaggi, i calcolati tempi comici (dettati soprattutto dalla contagiosa energia di Murphy), l'acuta analisi sociale, le reminescenze di Preston Sturges tengono a freno l'anarchia narrativa di Landis, che nell'occasione sforna una delle sue migliori regie. Memorabile la scena finale nella borsa valori, a colpi di contrattazioni sul prezzo del "succo d'arancia surgelato": insieme a "Wall Street" di Oliver Stone, la pellicola divenne uno dei simboli degli anni Ottanta reaganiani, un decennio particolarmente contrassegnato dal dilagare del yuppismo e delle speculazioni finanziarie. Geniale, a tal proposito, il doppio senso del titolo originale. Grande cast: oltre ai due protagonisti, brillano Jamie Lee Curtis nel ruolo di Ophelia, la prostituta che aiuta Winthorpe dopo che questi è caduto in disgrazia (un ruolo che per la prima volta la affrancava dal genere horror, di cui fino ad allora era stata assidua frequentatrice, e che ben prima di "Un pesce di nome Wanda" ne metteva in luce – oltre alle tette! – le qualità comiche), e il veterano inglese Denholm Elliot, il maggiordomo prima di Winthorpe e poi di Valentine. I fratelli Duke sono invece interpretati da due vecchie volpi della commedia americana, Don Ameche e Ralph Bellamy. Paul Gleason è infine Clarence Beeks, l'agente al servizio dei Duke per i lavori sporchi. C'è anche una comparsata, nel finale, per un giovane James Belushi nei panni dell'uomo con il costume da gorilla (a proposito: chissà come mai gli americani a Capodanno si travestono come se fosse Carnevale?). La colonna sonora di Elmer Bernstein saccheggia ampiamente l'ouverture da "Le nozze di Figaro" di Mozart: si veda in particolare l'incipit, dove la melodia mozartiana accompagna la Philadelphia che lavora e che si sveglia al mattino, fino a introdurci nella lussuosa villa di Winthorpe. Una curiosità: nel 2010, quasi trent'anni dopo l'uscita del film, una nuova regolamentazione dei mercati finanziari in America ha preso il nome di "Eddie Murphy rule", proprio perché mira a evitare l'insider trading attraverso l'utilizzo di informazioni governative riservate (come vorrebbero fare i fratelli Duke nel film).

24 dicembre 2012

Fred Claus (David Dobkin, 2007)

Fred Claus - Un fratello sotto l'albero (Fred Claus)
di David Dobkin – USA 2007
con Vince Vaughn, Paul Giamatti
**

Visto in TV, con Sabrina.

Santa Claus (Paul Giamatti) ha un fratello scapestrato e cinico, Fred (Vince Vaughn), che vive a New York e ha da tempo tagliato i ponti con il resto della famiglia, con la quale i rapporti sono tutt’altro che idilliaci (anche perché la madre non ha mai nascosto chi preferisce fra i due). Intenzionato ad aprire un’agenzia di scommesse, Fred decide di chiedere un prestito al fratello: e per ottenerlo è costretto a trasferirsi per qualche giorno al Polo Nord e aiutarlo nei preparativi del Natale, combinando peraltro parecchi guai che costano a Santa Claus quasi il licenziamento (proprio in quei giorni, infatti, un ispettore sta valutando l’efficienza della sua attività e minaccia di farlo chiudere se ci saranno degli intoppi nella consegna dei doni). Ma alla fine sarà proprio Fred, sostituendosi a Santa nella notte di Natale, a salvare la festa e a portare i doni a tutti i bambini del mondo. Tipico film natalizio a base di buoni sentimenti, con la cattiveria e il cinismo che si sciolgono nel lieto fine, e una spruzzata di comicità surreale. A sollevarlo sopra la media del genere concorrono la confezione (buona la scenografia, così come gli effetti speciali) e soprattutto gli attori (ottimo anche il cast di contorno, con Kevin Spacey nei panni dell’ispettore, Miranda Richardson in quelli della moglie di Santa, mentre Kathy Bates è la madre e Rachel Weisz la fidanzata di Fred; ma ci sono anche Elizabeth Banks – la graziosa segretaria di Babbo Natale – e John Michael Higgins – il capo degli elfi, di lei innamorato). La scena migliore, comunque, è quella della riunione (in stile alcolisti anonimi) dei fratelli che soffrono per vivere all'ombra di personaggi famosi, alla quale partecipano – fra gli altri – i veri fratelli di Sylvester Stallone (Frank), Bill Clinton (Roger) e Alec Baldwin (Stephen).

4 luglio 2010

Scrivimi fermo posta (E. Lubitsch, 1940)

Scrivimi fermo posta (The shop around the corner)
di Ernst Lubitsch – USA 1940
con James Stewart, Margaret Sullavan
***1/2

Visto in DVD.

Alfred Kralik (James Stewart) e Klara Novak (Margaret Sullavan), due commessi di un negozio di articoli da regalo che nella vita di tutti i giorni litigano in continuazione, intrecciano un'intensa corrispondenza epistolare inviandosi romantiche e appassionate lettere anonime attraverso una casella di posta, naturalmente ignorando le rispettive identità. Nel frattempo il proprietario del negozio, il signor Matuschek (Frank Morgan), scopre che la moglie lo tradisce con uno dei suoi dipendenti e comincia a sospettare proprio di Kralik... Un classico della commedia romantica americana, ispirato a una pièce teatrale dell'ungherese Miklos Laszlo (adattata da Samson Raphaelson, abituale collaboratore di Lubitsch) e ambientato in una Budapest ricostruita evidentemente in studio, dove la commistione fra i sogni romantici e i timori per il futuro (la guerra è già iniziata, anche se nel film non se ne fa menzione) genera un palpabile senso di inquietudine e di amaro pessimismo. Dietro l'ironia e il ritmo brillante, infatti, aleggia continuamente lo spettro della disoccupazione e soprattutto quello della solitudine, con la commedia che a tratti assume i colori del dramma. Il negozio di Matuschek, oltre che una metafora del consumismo (amplificata ancor di più dall'ambientazione natalizia dell'ultima parte della pellicola, con i clienti che lo affollano per acquistare i regali), è un vero e proprio microcosmo, dove ci si sente come in una grande famiglia: sarà per questa atmosfera o per la presenza di James Stewart, ma di tutti i lavori di Lubitsch è forse quello che più assomiglia a un film di Frank Capra. Non mancano comunque tormentoni comici tipicamente lubitschiani (come quello della scatola di sigarette che suona "Oci ciornie" quando viene aperta) e personaggi di contorno simpatici e ben caratterizzati (come il pavido collega Pirovich, interpretato da un Felix Bressart che sembra Groucho Marx, o l'intraprendente fattorino Pepi). Lo stesso soggetto è alla base di due remake: "I fidanzati sconosciuti" (1949), musical con Van Johnson e Judy Garland, e "C'è post@ per te" (1998), con Tom Hanks e Meg Ryan, aggiornato all'epoca delle e-mail.

24 dicembre 2009

A Christmas Carol (R. Zemeckis, 2009)

A Christmas Carol (id.)
di Robert Zemeckis – USA 2009
animazione digitale
**

Visto al cinema Colosseo (in 3D), con Hiromi.

Dal celeberrimo racconto natalizio a sfondo morale di Charles Dickens, già adattato in passato numerose volte al cinema (nonché fonte di ispirazione per il personaggio disneyano di Zio Paperone, creato da Carl Barks e chiamato in originale appunto Scrooge, come il protagonista del racconto dickensiano: non a caso proprio il vecchio papero è la star dell'adattamento a cartoni animati del 1983), Zemeckis realizza il suo terzo film consecutivo in performance capture e in 3D dopo "Polar Express" e "Beowulf". Visti i flop precedenti, stavolta ha forse voluto andare sul sicuro scegliendo una fonte letteraria "classica" e tradizionale che in qualche modo facesse da contraltare alle innovazioni e alle sperimentazioni tecniche. La tecnologia a disposizione degli animatori si fa infatti sempre più raffinata, e i risultati si vedono, ma continuo ad avere dubbi sul character design (c'è da dire che stavolta alcuni personaggi – fra cui il protagonista – hanno comunque fattezze un po' caricaturali; altri invece sono invece più realistici e infatti non convogliano la minima emozione). L'adattamento è piuttosto fedele al racconto originale, e la sceneggiatura non ne attenua i passaggi più cupi o macabri, anche se sono state aggiunte diverse sequenze d'azione (a base di corse, inseguimenti, capitomboli) che c'entrano un po' come i cavoli a merenda: ma evidentemente sono state ritenute necessarie per intrattenere un pubblico che da un film d'animazione si attende anche e soprattutto queste cose. Jim Carrey ha "recitato" e dato la voce (nella versione originale) a tutti i personaggi principali: l'avarissimo Ebenezer Scrooge (da bambino, da giovane e da anziano) e i tre spiriti che gli fanno visita, rispettivamente il fantasma dei natali passati, quello dei natali presenti e quello dei natali futuri (caratterizzati in maniera molto diversa fra loro: una fiammella leggera il primo; una creatura gaudente ma ambigua il secondo; un'ombra oscura, muta e angosciante il terzo). Il resto del "cast virtuale" comprende Gary Oldman (anch'egli con ruoli multipli: il suo socio defunto di Scrooge, Marley; l'impiegato Bob Cratchit; e il figlioletto di quest'ultimo, Tim), Colin Firth, Robin Wright Penn e Bob Hoskins. Rimane ancora il dubbio che il film sia uno sfoggio di tecnica e di effetti tridimensionali fini a sé stessi; per fortuna c'è la storia di Dickens a fornire "l'anima" e, in certi passaggi, un minimo di sense of wonder, anche se con le ali un po' tarpate per alcune discutibili scelte di regia: quando il secondo spirito fa sorvolare i tetti di Londra a Scrooge, per esempio, noi spettatori non riusciamo a provare le stesse emozioni del personaggio perché lo stesso viaggio a volo d'uccello sulle case lo avevamo già sperimentato, fuori dal contesto narrativo, durante i titoli di testa.