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5 gennaio 2024

Il ragazzo e l'airone (Hayao Miyazaki, 2023)

Il ragazzo e l'airone (Kimitachi wa do ikiru ka)
di Hayao Miyazaki – Giappone 2023
animazione tradizionale
***

Visto al cinema Impero, con Sabrina.

Dopo la morte della madre Himiko in un incendio, all'inizio della seconda guerra mondiale, il dodicenne Mahito si trasferisce in campagna con il padre, ingegnere militare, e la nuova compagna di questi, Natsuko, sorella minore della stessa Himiko. Il ragazzo fatica ad adattarsi al nuovo ambiente e soprattutto ad accettare la matrigna e la nuova situazione famigliare. Attirato in una torre diroccata da un misterioso airone cenerino parlante, si ritrova trasportato in un’altra dimensione, un mondo fantastico popolato da uccelli antropomorfi e governato dalla magia, dal soprannaturale e da differenti leggi temporali. Qui, fra le altre cose, ritroverà sua madre da giovane e imparerà ad accettare il proprio destino. Dieci anni dopo "Si alza il vento" (che avrebbe dovuto essere il suo ultimo film, prima di ripensarci), Miyazaki realizza una delle sue pellicole più complesse, allegoriche e filosofiche, su un soggetto originale (e in parte autobiografico) ispirato al romanzo "E voi come vivrete?" di Genzaburo Yoshino (da cui proviene il titolo giapponese). All'apparenza è una rilettura/variazione de "La città incantata", con un protagonista (stavolta maschile) che, come in "Alice nel paese delle meraviglie", si ritrova in un mondo onirico, fantastico e surreale, dominato da regole strane e paradossali e popolato da creature bizzarre. La fantasia e la visionarietà sono però al servizio di temi particolarmente profondi – la morte, la nascita, la guerra, la famiglia – affrontati attraverso simboli e allegorie: l'intero percorso di Mahito è un viaggio dantesco (sulla porta della torre è letteralmente inscritta una citazione di Dante, in italiano: "Fecemi la divina potestate"), dagli inferi al paradiso, fino all'incontro con il creatore. Anche se a tratti si ha l'impressione che la fantasia di Miyazaki scorra un po' troppo a ruota libera, saltando di palo in frasca (e introducendo personaggi, creature o ambienti senza pausa), le suggestioni sanno come colpire nel segno e rimangono impresse nello spettatore perché risuonano di concetti e temi propri dell'essere umano. Certo, un film simile è evidentemente frutto della maturazione e della tarda età del suo autore, che riflette all'indietro sulla propria infanzia, e per questo motivo la pellicola potrebbe risultare meno gradita al pubblico più giovane, che al limite ne apprezzerà soltanto gli aspetti più fantasy, buffi e visionari (gli uccelli parlanti, i "wara-wara", gli echi avventurosi). La bella colonna sonora di Joe Hisaishi è meno sinfonica del solito, e per lo più composta al pianoforte. L'edizione italiana è fortunatamente Cannarsi-free (anche se alcune frasi qua e là tendono a ricordare il suo stile). Disegni, sfondi e animazioni eccellenti, come al solito.

6 luglio 2023

Nimona (Nick Bruno, Troy Quane, 2023)

Nimona (id.)
di Nick Bruno, Troy Quane – USA 2023
animazione digitale
***

Visto in TV (Netflix), in originale con sottotitoli.

In un mondo medieval-tecnologico, il prode Ballister Boldheart (Cuoreardito nella versione italiana) viene ammesso fra i cavalieri che devono proteggere il regno dai presunti mostri che lo minacciano da oltre le mura, seguendo l'esempio di Gloreth, la leggendaria guerriera che mille anni prima aveva sconfitto ed esiliato il primo di questi. Incastrato con l'accusa di aver ucciso la regina, ed etichettato da tutti come un criminale, Ballister sarà costretto ad allearsi proprio con una ragazza mostro, la scatenata mutaforma Nimona, per cercare di dimostrare la propria innocenza. Liberamente tratto dal fumetto di ND Stevenson (già Noelle Stevenson, showrunner dell'eccellente serie "She-Ra e le principesse guerriere"), un film d'animazione che ha avuto una storia piuttosto travagliata: avrebbe dovuto essere realizzato dai Blue Sky Studios della Fox, ma dopo l'acquisizione da parte della Disney gli studi furono smantellati e la produzione interrotta, per essere poi ripresa dalla casa indipendente Annapurna e da Netflix. L'ottima animazione, pop, colorata e vivace, ricorda un altro prodotto animato Netflix, la serie "Arcane", ma sono soprattutto la storia (ricca di colpi di scena) e i personaggi a colpire per originalità e profondità psicologica. L'idea di giocare con i cliché delle fiabe classiche, discutendone gli assiomi e ribaltando per esempio la dicotomia fra eroe e cattivo e fra personaggi "normali" e mostri, non è certo nuova: c'è un evidente filo rosso che parte da "Shrek" e giunge a "Nimona" passando per "Dragon Trainer", "Frozen", "Red" e "Il mostro dei mari". Qui però i temi della diversità e della (in)tolleranza sono trattati a più livelli: da quelli più espliciti (Ballister mal visto come cavaliere perché non è di origine nobile; la coppia gay) a quelli metaforici (Nimona stessa, con le sue trasformazioni, può essere vista come un personaggio gender fluid, non binario, che non si adegua alle etichette altrui, e che pertanto è facile definire come "un mostro"). Ma Nimona, prima di tutto, è un personaggio assai divertente, che vivacizza ogni scena in cui è presente (tanto in forma umana quanto nel caleidoscopio di trasformazioni in animali rosa) e porta caos e rivoluzione nell'ambiente in cui vive: è punk, ribelle, demoniaca villain wannabe... ma quando arriva il momento del flashback sulle sue origini (che, come previsto, ribalta in chiave revisionista gran parte di quello che ci era stato detto all'inizio) diventa anche un personaggio tragico e assai simpatetico. I nemici sono invece il conservatorismo bigotto e la cieca intolleranza, che insegnano a ripetere meccanicamente "quel mostro è una minaccia per il nostro stile di vita" (notevole la propaganda mediatica che insiste su questo punto, fino a contaminare le pubblicità e i prodotti per i bambini) e a proteggere tradizioni millenarie che si rivelano costruite sul (quasi) nulla. Molti di questi temi, ovviamente, erano presenti anche in "She-Ra" (non solo in Nimona e Gloreth, ma anche nella coppia Ballister-Ambrosius si percepiscono echi di Catradora).

8 giugno 2023

Weathering with you (Makoto Shinkai, 2019)

Weathering with you - La ragazza del tempo (Tenki no ko)
di Makoto Shinkai – Giappone 2019
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

In una Tokyo sferzata da una pioggia incessante e innaturale, il sedicenne Hodaka, liceale scappato da casa e in cerca di lavoro, conosce Hina, una ragazza in grado di "portare il sereno" attraverso le sue preghiere al cielo. I due decidono di sfruttare la cosa, offrendo a pagamento le capacità di Hina a chiunque desideri qualche ora di sole. Ma il continuo ricorso ai poteri della ragazza – che è l'equivalente moderno delle antiche "sacerdotesse atmosferiche", destinate a sacrificarsi per il bene della comunità – fa sì che lei, lentamente, cominci a scomparire... Il soggetto sembra tratto da una light novel, ma è farina originale del sacco di Shinkai, con tutti i suoi pregi e difetti: una suggestiva fusione fra il realismo del quotidiano, il timido romanticismo adolescenziale e suggestioni mistiche o fantastiche, ma anche situazioni forzate, poetismo d'accatto, personaggi stereotipati o non molto caratterizzati, e uno sviluppo che procede a tentoni, perdendo interesse man mano che si va verso il finale. Di contro, la fattura tecnica è ottima, in particolare l'animazione e gli sfondi (per quanto fin troppo fotorealistici), mentre il character design resta un po' anonimo. Mediocri e di maniera anche le (non necessarie) canzoni. Un film da godersi e poi dimenticare a stretto giro di posta. Brevi cameo per i protagonisti di "Your name.", il precedente (e più fortunato) lavoro di Shinkai.

20 maggio 2023

La guerra ed il sogno di Momi (S. de Chomón, 1917)

La guerra ed il sogno di Momi
di Segundo de Chomón – Italia 1917
con Stellina Toschi, Alberto Nepoti
***

Visto su YouTube.

Rimasto impressionato dalla lettera inviata a casa dal padre (Alberto Nepoti), ufficiale italiano che sta combattendo al fronte contro gli austriaci nella prima guerra mondiale, il piccolo Momi (Stellina Toschi) sogna una vera e propria guerra fra i suoi giocattoli preferiti, i due burattini Trik e Trak, ciascuno dei quali è alla guida di un esercito di propri alter ego. "Remake" esteso del cortometraggio "Il sogno del bimbo d'Italia" del 1915, questo mediometraggio è uno dei capolavori del regista spagnolo Segundo de Chomón, specialista degli effetti speciali che da qualche anno si era trasferito in Italia, dove aveva collaborato anche al kolossal "Cabiria" di Pastrone. La pellicola è essenzialmente divisa in due parti: nella prima, di una quindicina di minuti, viene raccontato un episodio della guerra "reale", sulle Alpi, in cui gli uomini guidati dal padre di Momi salvano un pastorello e sua madre dai nemici che avevano occupato la loro casa. L'episodio è realistico, anche grazie alle riprese in esterni sulla montagna innevata. Il pezzo forte, però, è il secondo segmento, quello del sogno di Momi, dove Chomón dà sfogo alla sua fantasia con echi del cinema di Méliès. I due eserciti di giocattoli (di fatto è un "Toy Story" ante litteram!) si scontrano nelle trincee ma danno vita anche a una guerra non convenzionale, con armi fantascientifiche (il cannone Kolossal) e chimiche (fumi di gas asfissiante, che viene risucchiato e "imbottigliato" dagli avversari), per non parlare di una battaglia aerea fra biplani e dirigibili, con tanto di bombardamento sui villaggi sottostanti e un incendio che viene spento... con una bottiglia di selz. L'animazione in stop motion (tecnica che Chomón aveva già utilizzato più volte in passato, per esempio ne "Le théâtre de petit Bob" o nel seminale "L'hotel elettrico" del 1908) è assolutamente pregevole per l'epoca, ma quello che stupisce è la portata – e la lunghezza – del segmento animato, che dura quasi mezz'ora. Il che ne fa un caposaldo imprescindibile del nascente cinema di animazione. E rispetto alle fonti di ispirazione ("Il sogno del bimbo d'Italia", ma anche l'ancor precedente "Il sogno patriottico di Cinessino", che però non prevedeva una sequenza a passo uno con i giocattoli), il libero sfogo della fantasia ha assolutamente predominanza sui temi patriottici e propagandistici, cosa curiosa se pensiamo che eravamo in pieno conflitto (ma nemmeno tanto: dopo due anni di guerra, in molti era ormai subentrata una certa disillusione e un rifiuto della retorica bellica degli inizi).

10 maggio 2023

Soul (Pete Docter, 2020)

Soul (id.)
di Pete Docter [e Kemp Powers] – USA 2020
animazione digitale
***

Visto in TV (Disney+).

Joe Gardner, insegnante di musica part-time in una scuola media, sogna da tutta la vita di diventare un grande pianista jazz. Il giorno stesso in cui viene ingaggiato in un quartetto, però, muore per una caduta in un tombino. Giunto nell'aldilà, cerca in ogni modo di ritornare sulla Terra e nel suo corpo: e nel frattempo si ritrova assegnato come "mentore" a Ventidue, un'anima che si rifiuta di nascere, affinché la aiuti a trovare la propria "scintilla", ovvero la propria ragione di vita... Dietro un canovaccio visto già mille volte al cinema (a partire da "Il paradiso può attendere"), un film che prosegue nella tradizione Pixar di affrontare temi filosoficamente e psicologicamente complessi con l'ausilio dell'animazione. Questa volta, fra le altre cose, si parla di determinismo (la personalità e le passioni di un individuo sono fissate già alla nascita?) e dello scopo ultimo della vita. Che alla fine – e la cosa non dovrebbe stupire – si rivela essere... proprio vivere. Arguto nella caratterizzazione dei personaggi, eccellente nell'animazione e nella grafica (soprattutto per quanto riguarda l'aldilà, non tanto per le anime-fantasmino quanto per i vari consulenti e burocrati, creature bidimensionali il cui aspetto è ispirato all'arte astratta ma anche alla "Linea" di Osvaldo Cavandoli), adulto e profondo nei temi trattati, anche se a tratti corre il rischio di risultare un po' pesante, pedante e retorico. Ma proprio come i precedenti lavori di Docter (da "Monsters & Co." a "Inside Out"), riesce miracolosamente a mantenersi in equilibrio fra l'intrattenimento e l'insight psicologico. A causa della pandemia di Covid, non è uscito in sala ma direttamente in streaming sulla piattaforma Disney+. Due premi Oscar: per il miglior film animato e per la colonna sonora.

4 marzo 2023

Il mostro dei mari (Chris Williams, 2022)

Il mostro dei mari (The sea beast)
di Chris Williams – USA/Canada 2022
animazione digitale
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Da secoli i cacciatori di mostri solcano il mare a bordo dei loro velieri per dare la caccia alle gigantesche creature che infestano le acque, venendo ricompensati dalla famiglia reale per ogni preda uccisa, visto che la loro attività consente al commercio (e dunque al regno) di prosperare. La piccola orfana Maisie Brumble, che li ammira incondizionatamente, sogna da sempre di diventare anche lei una cacciatrice come furono i suoi genitori, spinta dalla brama di avventura e incurante dei rischi ("Vivi una grande vita e muori di una grande morte", è il loro motto). Per questo motivo si imbarca clandestinamente sull'Inevitabile, la nave del leggendario capitano Crow, da sempre ossessionato dal desiderio di catturare il mostro più grande di tutti, la crudele Furia Rossa. Accolta nell'equipaggio, la bambina finisce sotto la riluttante protezione del figlio adottivo di questi, il lanciere Jacob. Insieme, Jacob e Maisie scopriranno però che la verità sui mostri non è quella che da sempre si tramanda... Enorme successo per questo film di animazione al computer, a metà strada fra "Dragon Trainer" e "I pirati dei Caraibi", con evidenti ispirazioni da "Moby Dick" e "L'isola del tesoro". L'animazione è davvero eccellente, e la cosa non stupisce più: ma i personaggi sono alquanto stereotipati (a cominciare dalla bambina), e la storia si muove su binari prevedibili, compreso il moderno revisionismo sui temi dell'eroismo e il messaggio contro l'imperialismo (il re e la regina sono ovviamente modellati sui reali di Spagna). L'afflato avventuroso, le scene di caccia in mare e quelle dei combattimenti con i mostri (e fra i mostri stessi: lo scontro fra la Furia Rossa e il granchio gigante sembra provenire da "King Kong" o da uno dei film di Ray Harryhausen) valgono comunque la visione. Pessimo il doppiaggio italiano (inascoltabile, in particolare, Diego Abatantuono che dà la voce al capitano Crow). Un sequel, neanche a dirlo, è già in cantiere.

16 gennaio 2023

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (aavv, 1949)

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad
(The Adventures of Ichabod and Mr. Toad)
di Jack Kinney, Clyde Geronimi, James Algar – USA 1949
animazione tradizionale
**1/2

Visto in TV (Disney+).

L'undicesimo "classico Disney" (l'unico di due – l'altro è "Le avventure di Winnie the Pooh" del 1977 – a non essere mai stato distribuito al cinema in Italia, essendo uscito solo in home video) è anche il sesto e ultimo della serie di "film a episodi" prodotti fra il 1942 e il 1949, ovvero nel periodo in cui lo studio dovette fare a meno di gran parte del proprio personale a causa della seconda guerra mondiale. Con "Cenerentola", nel 1950, si tornerà ai lungometraggi completi. Questo invece, come il precedente "Bongo e i tre avventurieri", fonde insieme due mediometraggi, ciascuno dei quali era stato immaginato inizialmente come una pellicola a sé stante. E tutto considerato, è forse il migliore dei sei film in questione. Il primo segmento è tratto dal classico romanzo per bambini "Il vento tra i salici" di Kenneth Grahame, con protagonisti animali antropomorfi che vivono avventure di vario genere nella campagna britannica. Il title character (Taddeo Rospo, anche se il titolo del film mantiene il suo nome inglese, Mr. Toad), dal carattere giocoso ma scriteriato, è il facoltoso proprietario di Villa Rospo, che finisce nei guai quando le sue molte passioni (tutte improvvise e... di breve durata) lo portano in prigione, accusato di aver rubato un'automobile, e gli fanno perdere la sua agiata dimora. Lo aiuteranno tre amici fidati, ovvero un topo, una talpa e un tasso. Un'avventura divertente e movimentata, con personaggi simpatici, che soffre forse soltanto per un'animazione povera e piuttosto semplice se confrontata con le pellicole Disney dei primordi.

Il vero pezzo forte del film è però senza dubbio il secondo segmento, "La leggenda della valle addormentata", tratto dal racconto gotico "La leggenda di Sleepy Hollow" di Washington Irving. Il protagonista stavolta è Ichabod Crane, un bizzarro maestro di scuola che si trasferisce in un villaggio sperduto in una colonia americana. Qui corteggia la giovane e bella Katrina, figlia di un ricco proprietario terriero, suscitando la rivalità di Brom Bones, il "bullo" locale. Che per spaventarlo, essendo Ichabod fortemente superstizioso, la sera di Halloween gli racconta la leggenda del "cavaliere senza testa" che bazzica le campagne circostanti... Fascinoso per atmosfera e assai fedele al materiale di partenza (che non viene travisato né banalizzato, pur essendo la pellicola rivolta a un pubblico infantile: da confrontare invece con la versione dal vivo di Tim Burton del 1999, "Il mistero di Sleepy Hollow", che rivisita e cambia molte cose), l'episodio è senza dubbio un unicum all'intero della produzione Disney, anche per il finale aperto. Nella versione originale, i narratori delle due storie sono rispettivamente l'attore Basil Rathbone e il cantante Bing Crosby (il secondo segmento non ha dialoghi, ma solo la voce narrante e qualche canzone). In televisione i due episodi (che non hanno alcun legame fra loro, a parte il fatto di essere tratti da classici racconti della letteratura angloamericana) sono stati spesso trasmessi separatamente.

23 dicembre 2022

Pinocchio (Guillermo del Toro, 2022)

Pinocchio di Guillermo del Toro (Guillermo del Toro's Pinocchio)
di Guillermo del Toro, Mark Gustafson – USA 2022
animazione a passo uno
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Dopo aver perso il figlio Carlo in un bombardamento durante la prima guerra mondiale, il falegname Geppetto lo "ricrea" con le fattezze di un burattino di legno, Pinocchio, al quale una fata infonde magicamente la vita. Inizialmente capriccioso e indisciplinato, Pinocchio – grazie anche ai consigli di Sebastian, il grillo parlante – saprà dimostrare generosità, coraggio e altruismo. Appassionato da sempre alla fiaba di Carlo Collodi (con cui era entrato in contatto in giovane età, come molti, attraverso la celebre versione animata della Disney), Del Toro ha voluto realizzarne una rilettura personale che, pur mantenendo l'impianto narrativo di base, se ne discosta in parecchi aspetti. Innanzitutto l'ambientazione è spostata agli anni del fascismo, con tanto di breve apparizione (per quanto caricaturale) di Mussolini stesso. Anche Lucignolo diventa il figlio del podestà locale, e lui e Pinocchio sono costretti ad arruolarsi in un campo di addestramento per soldati bambini. Ne conseguono toni dark, adulti e quasi horror, che si alternano ai momenti comici (come quelli che vedono protagonista il grillo), a quelli avventurosi (la lotta contro il mostro marino) e ad altri addirittura metafisici (l'aldilà dove Pinocchio si ritrova dopo ogni sua "morte": la Morte stessa, impersonificata da una sorta di chimera, è la sorella della fata dei boschi), oltre naturalmente al complesso rapporto fra padre e figlio che lega Geppetto al burattino. L'altalena di registri può lasciare perplessi, a dire il vero, visto che la pellicola non è sempre coerente nei suoi toni (e nel pubblico di riferimento: adulto o infantile?), ma è quantomeno da apprezzare la scelta di non fare l'ennesimo remake identico di una storia di cui il cinema ha ormai abusato allo sfinimento (la bella versione di Matteo Garrone, per esempio, risale a solo tre anni fa). Se molti degli aspetti più "oscuri", a ben vedere, non tradiscono il materiale originale (la fiaba di Collodi sapeva essere parecchio cupa e angosciante già di suo), Del Toro sorprende – ma nemmeno troppo – nel rifuggire le letture più moraliste e pedagogiche della vicenda, come la tentazione di "imbrigliare" il protagonista nell'obbedienza, nel conformismo e nel rispetto delle regole, qui simboleggiate dal fascismo. Anche il finale, in cui si rinuncia alla canonica trasformazione in un bambino in carne e ossa, suggerisce come questa non sia necessaria per diventare "un bambino vero": bastano le azioni che si compiono. Fra i personaggi minori spiccano il Conte Volpe, imbonitore del circo che "recluta" Pinocchio come attrazione, e il suo assistente-schiavo, la scimmia Spazzatura. Molti, invece, gli episodi e i personaggi iconici assenti, come il Gatto e la Volpe (fusi con Mangiafuoco nella figura del suddetto imbonitore) e il paese dei balocchi. L'animazione in stop motion è di ottima fattura, arricchita comunque dagli effetti visivi della fotografia digitale. Del tutto dimenticabile invece la colonna sonora di Alexandre Desplat, (brutte) canzoni comprese.

8 novembre 2022

Wendell & Wild (Henry Selick, 2022)

Wendell & Wild (id.)
di Henry Selick – USA 2022
animazione a passo uno
**

Visto in TV (Netflix).

Per riportare in vita i genitori defunti, l'orfana ribelle Kat Elliot stringe un patto con i suoi "demoni personali", Wendell e Wild, accettando di "evocarli" sulla Terra, dove i due demoni intendono costruire un parco dei divertimenti (!). Seguirà caos. A tredici anni di distanza da "Coraline", Henry Selick torna alla regia con un altro film animato in stop motion, sceneggiato insieme a Jordan Peele (che, in coppia col comico Keegan-Michael Key, suo sodale di vecchia data, fornisce le voci dei due demoni in questione), sempre all'insegna della commedia horror e macabra. I personaggi sono tantissimi: dalla protagonista punk e trasgressiva, all'amico Raul e le altre compagne della scuola cattolica in cui viene rinchiusa, dal diavolo "capo" Buffalo Belzer (Ving Rhames) alla suora esorcista Sorella Helley (Angela Basset), dal prete zombie Padre Best ai loschi imprenditori Lane e Irmgard Klaxon che intendono arricchirsi costruendo "prigioni private", più molti altri ancora: in effetti soggetto e sceneggiatura sono così densi di eventi e di personaggi da lasciare poco respiro all'insieme, dando luogo a una narrazione confusa, con tanti cambi di direzione e spunti accennati senza il necessario approfondimento. Fra momenti bizzarri e surreali, altri di pura black comedy in stile Grand Guignol, inconsueti messaggi sociali e politici e numerose sequenze slapstick, si rischia di perdere la trebisonda. Ma la pellicola si tiene a galla per il suo aspetto visivo, sempre interessante a livello grafico (ai pupazzi 3D si affiancano sezioni in cutout animation), e per quello che è forse l'unico filo conduttore della storia svolto con coerenza, ovvero le riflessioni sul rapporto fra genitori e figli (non solo Kat con i suoi, ma anche i due demoni con il padre satanico e la compagna di classe Siobhan con i due imprenditori). Visti i progressi della tecnica, l'animazione a passo uno è ormai quasi indistinguibile da quella al computer (e in un certo senso è un peccato).

6 novembre 2022

Cars 3 (Brian Fee, 2017)

Cars 3 (id.)
di Brian Fee – USA 2017
animazione digitale
**1/2

Visto in TV (Disney+).

Il campione delle corse automobilistiche Saetta McQueen deve vedersela con un nuovo rivale, il giovane Jackson Storm, e in generale con una nuova generazione di piloti che minacciano di spodestare le vecchie glorie come lui. Sull'orlo del pensionamento, è costretto dal suo nuovo sponsor Sterling ad affidarsi ai consigli della "coach motivazionale" Cruz Ramirez. Ma sarà invece McQueen a ispirare Cruz a diventare a sua volta una pilota e a scendere in pista per vincere la gara contro Storm. Il terzo capitolo di "Cars", il primo non diretto dal veterano e creativo John Lasseter ma dall'esordiente Brian Fee (in un insolito parallelo con la trama del film stesso!), è decisamente migliore del secondo (forse perché, come il primo, torna a essere un lungometraggio sportivo a tutti gli effetti e a concentrarsi quasi esclusivamente sul protagonista) e affronta un tema interessante e, a suo modo, pregnante: quando giunge il momento di "appendere le gomme al chiodo"? L'arrivo di nuovi e sempre più aggressivi rivali, che fanno ricorso a metodi di allenamento ultramoderni e contro i quali gli anziani campioni non possono più competere, rappresenta un momento di crisi che va affrontato nel migliore dei modi: c'è chi abbandona la lotta, chi non rinuncia a gareggiare e chi, più saggiamente, riesce a riciclarsi in una nuova forma, come quella del mentore nei confronti di una nuova generazione. Nonostante la semplicità estetica (i personaggi di "Cars", per evidenti ragioni di design, non sono certo i più ispirati a livello grafico fra tutte le franchise della Pixar) e una generale limitatezza di scenari per quello che sembrava in tutto un film minore, ancora una volta si resta colpiti di come la sceneggiatura sappia affrontare questioni mature senza banalizzarle, coinvolgendo al tempo stesso gli spettatori di ogni età in una vicenda sportiva intrigante, condita da personaggi simpatici e buone caratterizzazioni (comprese le new entry). Non so se ci saranno ulteriori episodi ma, se così non fosse, per Saetta questa è un'ottima uscita di scena.

13 ottobre 2022

Entergalactic (Fletcher Moules, 2022)

Entergalactic (id.)
di Fletcher Moules – USA 2022
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Lo street artist Jabari, celebre per il personaggio di Mr. Rager, i cui graffiti ricoprono i muri di New York, sta per cambiare la propria vita: si trasferisce in un nuovo appartamento a Manhattan, sta per trasformare Mr. Rager in un fumetto per un'importante casa editrice di comics, e si innamora della sua nuova vicina di casa, la fotografa Meadow, che a sua volta sta per presentare i propri lavori in una mostra collettiva... Se guardiamo soltanto al soggetto, alla sceneggiatura e ai personaggi, c'è davvero poco di memorabile in questo film d'animazione, ideato dal musicista e rapper Kid Cudi (al secolo Scott Mescudi, che nella versione originale dà anche la voce al protagonista; il cast comprende inoltre Jessica Williams, Timothée Chalamet, Tyrone Griffin Jr., Laura Harrier e Vanessa Hudgens) e che originariamente avrebbe dovuto essere una serie tv animata, prima di trasformarsi in uno "special": ci sono tutti i luoghi comuni della rom-com, la commedia romantica di ambientazione urbana, con i due personaggi che si incontrano, si innamorano, superano alcune incomprensioni e infine si ritrovano, attorniati dai soliti amici più o meno eccentrici che elargiscono consigli. A sollevare l'insieme non sono i contenuti, ma la forma: un'animazione moderna, colorata e gradevole, con uno stile di disegno che è una giusta via di mezzo fra il fotorealistico (c'è di mezzo il rotoscope?) e il cartoon (vedi anche le sequenze fantasiose ed espressionistiche). Aggiungiamoci una bella rappresentazione della vita culturale di New York, dell'ambiente circostante (Jabari si muove in bicicletta) e una colonna sonora sempre presente ma non troppo invadente, e il risultato è piacevole, anche se avrebbe potuto (e dovuto) osare di più, dando per esempio più spazio al personaggio di Mr. Rager (scollegato dal resto, tematicamente parlando: Jabari, d'altronde, sembra tutto tranne che un artista "arrabbiato"). Marginale anche la sottotrama legata all'app di incontri che tutti, tranne i due personaggi principali, usano.

2 ottobre 2022

Bongo e i tre avventurieri (aavv, 1947)

Bongo e i tre avventurieri (Fun and fancy free)
di Jack Kinney, Bill Roberts, Ham Luske, William Morgan – USA 1947
animazione tradizionale e mista
**

Visto in TV (Disney+).

Quarto dei sei film d'animazione prodotti dalla Disney fra il 1942 e il 1949 che, anziché proporre una storia unica, consistevano in "compilation" di cortometraggi realizzati negli anni in cui lo studio aveva dovuto ridurre il personale e mettere da parte i progetti più ambiziosi per via della seconda guerra mondiale. Questa volta si tratta di due segmenti, del tutto slegati fra loro, uniti da una cornice che vede protagonista Jiminy Cricket, il grillo parlante di "Pinocchio" (film da cui tornano brevemente anche il gatto Figaro e il pesciolino Cleo), che introduce la pellicola all'insegna del binomio "divertimento e spensieratezza" ("Fun and fancy free", appunto, come recita il titolo originale). Cantando "Non ci si deve mai crucciar" (mentre dialoghi e immagini – le pagine di un quotidiano – citano i problemi che preoccupano l'opinione pubblica in quegli anni, l'angoscia per la bomba atomica in primis!), il grillo si aggira per una grande casa fino a incappare in una bambola e un orsetto di pezza, inanimati (a differenza di Pinocchio!) ma tristi, ai quali tira su il morale grazie a un disco dove la voce dell'attrice Dinah Shore (doppiata in italiano da Gemma Griarotti, mentre le canzoni rimangono in inglese) racconta la storia di Bongo, orsetto circense che trova la libertà tra i boschi e le montagne, in mezzo alla natura, e l'amore di Lulubel, orsetta per conquistare la quale (a suon di... schiaffoni!) deve competere con il massiccio Bullo. Nonostante l'animazione morbida e la buona qualità di disegni e sfondi, si tratta di un episodio poco ispirato e piuttosto insignificante (non stupisce in effetti come il personaggio di Bongo non sia mai stato ripreso).

Più memorabile il secondo episodio, una rilettura della classica favola di Jack e la pianta di fagioli (assai popolare nel mondo anglosassone) con Topolino, Pippo e Paperino come protagonisti, nei panni di tre poveri contadini alle prese con un gigante. La storia ci viene raccontata dal celebre ventriloquo Edgar Bergen, in una cornice girata in live action, che la narra – insieme ai suoi pupazzi Charlie McCarthy e Mortimer Snerd – all'attrice bambina Luana Patten. Ma anche se più movimentato e divertente (anche per via della suddetta cornice, con i commenti sarcastici dei due pupazzi), questo secondo segmento (che inizialmente avrebbe dovuto essere un lungometraggio a sé stante, ma il progetto venne ridimensionato) è da ricordare soprattutto perché si tratta dell'ultima volta che Walt Disney in persona fornisce la voce a Topolino al cinema (riprenderà il ruolo, brevemente, negli anni cinquanta in televisione), nonché per la tendenza in quegli anni di usare personaggi già introdotti in precedenza (è anche il caso del grillo) come "attori" in storie ambientate al di fuori del loro solito contesto (in una scena tagliata, in cui Topolino barattava la propria mucca con i fagioli magici, si sarebbero dovuti vedere anche il Gatto e la Volpe, sempre da "Pinocchio"). Di fatto, è come se si trattasse di una "grande parodia" come quelle dei fumetti Disney realizzati in Italia. Il gigante Willie tornerà nel 1983 nel "Canto di Natale di Topolino". La regia delle sequenze animate è di Jack Kinney, Bill Roberts e Hamilton Luske, mentre William Morgan ha diretto le scene dal vivo.

6 settembre 2022

La città incantata (Hayao Miyazaki, 2001)

La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi)
di Hayao Miyazaki – Giappone 2001
animazione tradizionale
****

Rivisto in TV (Netflix).

Impegnata con la famiglia in un trasloco da una città a un'altra, la piccola Chihiro si imbatte in un parco dei divertimenti apparentemente deserto in una località di campagna. In realtà il luogo non è abbandonato, ma semplicemente è riservato non agli esseri umani, bensì agli spiriti e alle divinità della natura, che vi giungono quando cala la notte. Per via della loro ingordigia, i genitori si ritrovano trasformati in... maiali e messi all'ingrasso, mentre la bambina, con l'aiuto di Haku, un misterioso ragazzo che afferma di conoscerla, riesce a farsi assumere come lavorante nel gigantesco edificio che funge da terme e bagni pubblici per gli spiriti, gestito dalla strega Yubaba. Questa, per avere potere su di lei, "ruba" il vero nome della bambina, che viene così ribattezzata Sen. Vivrà numerose avventure, prima di riuscire a riappropriarsi del proprio nome e a ottenere dalla strega il permesso di tornare al mondo degli umani, insieme ai suoi genitori. Difficile dire quale sia il capolavoro di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli (le mie preferenze personali vanno a "Laputa" e "Totoro"), ma questo va senza dubbio collocato nella lista delle sue opere migliori e forse dei film giapponesi animati più belli di sempre. Ricchissimo e affascinante, colmo di momenti, trovate e personaggi visionari, ispirati al vasto universo del folklore nipponico ma anche frutto di una rilettura personale di miti e fiabe occidentali (le "prove" che la piccola protagonista deve superare, il ruolo del cibo degli spiriti, le trasformazioni magiche, il divieto di guardarsi indietro mentre percorre il tunnel d'uscita...), il film offre immagini davvero suggestive, anche per merito della grande qualità di disegni, fondali e animazioni cui lo Studio Ghibli ci ha abituato, ma che in questo caso sembrano addirittura superiori alla media: il treno che corre sul pelo dell'acqua (popolato da spiriti: impossibile non pensare al "gatto-bus" di Totoro); le tante creature e creaturine che popolano questo universo soprannaturale, che ne siano normali abitanti o opera di magia come gli uccelli di carta; e naturalmente il gigantesco e complesso edificio termale, con i suoi interni, i ponti, i corridoi, le camere dove alloggiano i lavoranti e le grandi vasche frequentate dagli ospiti. In Giappone la cultura delle terme (onsen) è antica e radicata, e non stupisce come possa essere associata anche al mondo del mito, del folklore e degli spiriti, i cosiddetti kami: mi sovvengono, per esempio, alcune suggestive e inquietanti puntate di "Lamù" dirette da Mamoru Oshii.

Dietro la superficie e la forma, però, ci sono anche i contenuti: siamo di fronte a una storia di coming-of-age, di crescita, che mostra una ragazzina (presentata nelle prime scene come disinteressata e annoiata, oltre che gracile e sgraziata: il character design è un po' diverso da quello solito di Miyazaki) costretta ad affrontare di colpo le difficoltà della vita, senza l'appoggio dei genitori; a dover imparare cosa sono la responsabilità, l'impegno, il rispetto delle regole (tutto ciò che si collega al lavoro), ma anche l'altruismo, la disponibilità, la bontà, il perdono. E supera tutte le prove grazie alla sua rettitudine, all'intelligenza, alla mancanza di quell'avidità e ingordigia che invece ha tradito i suoi genitori (si pensi, per esempio, a come rifiuti i doni e le pepite d'oro che lo spirito Senza-Volto le offre di continuo). Attorno a lei si muovono numerosi personaggi ben caratterizzati, tanto come personalità quanto dal lato estetico, per quanto (ovviamente) spesso bizzarri: il bello e misterioso Haku, per esempio, ragazzo che assume magicamente anche l'aspetto di un dragone e la cui vera identità – una trovata magnifica! – è svelata solo nel finale; l'inserviente Lin, che prende la piccola Sen sotto la sua ala protettiva; il vecchio e "ragnesco" Kamagi, che gestisce le caldaie dei bagni pubblici con l'aiuto di tante creaturine nere che ricordano gli spiriti della fuliggine di "Totoro"; l'avida strega Yubaba e la sua sorella gemella Zeniba (chi sia la buona e chi la cattiva rimane in bilico per quasi tutto il film); il figlio di Yubaba, il gigantesco "Piccino", trasformato in topo da Zeniba; i tanti lavoranti delle terme e i pittoreschi ospiti, fra i quali spiccano il "dio putrido" (Gualtiero Cannarsi, ma che hai in testa?), che in realtà è lo spirito di un fiume, e, appunto, il timido ma goloso Senza-Volto. A condire il tutto, la splendida colonna sonora firmata da Joe Hisaishi. La versione italiana che circola attualmente (si tratta del secondo doppiaggio del film) è purtroppo mediocre, per via del brutto adattamento dei dialoghi di Cannarsi (e non è nemmeno uno dei suoi lavori peggiori), per non parlare del titolo generico e incongruente che ha ereditato dalla precedente (quale sarebbe questa "città" incantata?). Quello originale può essere tradotto come "Sen e Chihiro rapite dagli spiriti": meglio allora il titolo inglese, "Spirited away".

4 settembre 2022

Fritz il gatto (Ralph Bakshi, 1972)

Fritz il gatto, aka Il ritorno del pornogatto (Fritz the cat)
di Ralph Bakshi – USA 1972
animazione tradizionale
**1/2

Visto su YouTube, in lingua originale.

Nella New York dei tardi anni sessanta, in preda ai fermenti della contestazione giovanile, lo studente universitario Fritz si mostra più interessato alle ragazze e alle droghe leggere che non alle questioni sociali. Il che non gli impedisce – sotto gli effetti di un allucinogeno – di scatenare una rivolta a Harlem, sobillando la folla a ribellarsi contro le autorità e le classi agiate. Quando la sommossa sarà soffocata nel sangue, Fritz è costretto a fuggire dalla città per recarsi verso la costa ovest, dove finirà comunque nei guai, lasciandosi coinvolgere in un attentato progettato da una cellula di neonazisti... Dal fumetto underground di Robert Crumb, ambientato in un mondo popolato da animali antropomorfi (Fritz ovviamente è un gatto, gli afroamericani sono corvi, i poliziotti sono maiali), il primo lungometraggio di Ralph Bakshi è una feroce satira del movimento della controcultura, degli hippy e dei diritti civili, di cui mette in luce gli aspetti più paradossali e ipocriti, non risparmiando comunque frecciatine a ogni strato della società (dalle forze dell'ordine alle diverse confessioni religiose), e portando per la prima volta ad ampio raggio nel mondo dell'animazione il sesso, la nudità, le droghe, la violenza, i conflitti razziali, e persino la satira politica (le silhouette di Topolino, Paperino e Paperina esultano, sventolando una bandiera americana, al passaggio degli aerei dell'esercito che vanno a bombardare Harlem). Peccato che gran parte di tutto questo si perda nella sconcertante versione italiana, che adatta (o meglio, stravolge) i contenuti ricorrendo a dialoghi in dialetto (tutti i personaggi diventano immigrati italiani, di questa o quella regione) – in maniera simile a "Monty Python e il sacro Graal": d'altronde c'è sempre lo zampino di Oreste Lionello – e soprattutto a un profluvio di battute pecorecce di bassissima qualità. Ogni scena è stravolta in chiave sessuale, con dialoghi o monologhi completamente inventati (presenti anche quando nella versione inglese i protagonisti non parlavano!) che modificano personaggi e situazioni senza alcun rispetto per l'originale. Di Fritz, per dirne una, si dice che è nientemeno che "Romeo, il gatto del Colosseo" (sì, quello degli Aristogatti!, che già di suo era stato trasformato dalla versione italiana di quel film da irlandese in romano) trasferitosi negli Stati Uniti; la rivolta da lui sobillata non è più legata al razzismo negli USA, al socialismo o ai diritti civili, ma è una protesta contro le tariffe troppo alte delle prostitute; e nei dialoghi si citano con nonchalance Mike Bongiorno, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, Sofia Loren (con la tremenda battuta "Carletto, abbiamo rotto i... ponti!", in riferimento a Carlo Ponti), l'IVA (all'epoca appena introdotta, e quindi argomento di attualità) e gli scioperi alla Fiat. La cosa curiosa è che del film, alla sua uscita nelle sale italiane, esisteva anche una versione tradotta in modo fedele all'originale, pare con la voce di Giancarlo Giannini (anziché quella di Lionello) sul protagonista, che però è andata perduta. Ne parla, con dovizia di particolari, il buon Evit in un articolo del suo blog Doppiaggi italioti. La stessa trovata (due doppiaggi, uno serio e uno "cafone") era stata fatta anche per "La pacifista" di Miklós Jancsó. Anche se non è certo un capolavoro (la storia si trascina in maniera noiosa, e l'animazione è di bassa qualità: non mancano però alcune ottime scene, come quella della morte del corvo Duke, con le palle da biliardo che simulano il battito del cuore) e non piacque nemmeno a Crumb, il film ebbe un discreto successo, forse per via dell'effetto shock (si tratta pur sempre di uno dei primi esempi di lungometraggio animato per adulti), tanto che due anni dopo uscì un sequel, "Le nove vite di Fritz il gatto", senza però coinvolgere Bakshi o Crumb.

12 agosto 2022

Dagor Dagorath (aavv, 2016)

Dagor Dagorath
di [Willow Productions] – [USA?] 2016
animazione digitale
*1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Dagor Dagorath ("La battaglia delle battaglie") è il nome dello scontro finale fra il bene e il male che, secondo una profezia di Mandos, segnerà la fine del mondo nell'universo di J.R.R. Tolkien. Si tratta di una sorta di Ragnarok norreno o di Apocalisse biblica, cui si accenna soltanto di sfuggita nel "Silmarillion", avendo Christopher Tolkien eliminato i paragrafi che ne parlavano in dettaglio e che il padre aveva inserito nella versione del 1937 del manoscritto. Quei paragrafi (pubblicati poi nel quarto volume della "History of Middle-earth", inedito in Italia) formano la base del testo letto dal narratore in questo cortometraggio animato, realizzato dallo stesso studio (Willow Productions) che l'anno precedente aveva firmato un bel "Ainulindalë" (ovvero la creazione del mondo, l'altra "estremità" della cosmogonia tolkeniana). Assistiamo così alla liberazione di Melkor/Morgoth dal Vuoto Esterno e al suo ritorno su Arda, alla distruzione del Sole e della Luna e all'ultima battaglia sui campi di Valinor, con la sconfitta di Melkor a opera di un redivivo Túrin Turambar. Il recupero della luce dei Silmaril e la rinascita dei Due Alberi porterà con sé un rinnovamento del mondo, con una seconda "musica degli Ainur", e l'avvento di una nuova era. Meno affascinante visivamente del precedente lavoro (anche la CGI mostra ancor più tutte le sue pecche e appare decisamente amatoriale), il film si fa notare per alcuni riferimenti non a Arda ma al nostro mondo (si riconosce la geografia del pianeta Terra e si vedono grattacieli moderni) ma resta comunque interessante come tentativo di portare sullo schermo un evento importante ma narrativamente marginale nel corpus letterario tolkeniano. Come nel corto precedente, i credits glissano sui nomi dei registi.

Ainulindalë (aavv, 2015)

Ainulindalë
di [Willow Productions] – [USA?] 2015
animazione digitale
**1/2

Visto su YouTube.

Affascinante cortometraggio d'animazione che riesce in qualcosa che poteva sembrare impossibile, o comunque estremamente difficile: portare sullo schermo in maniera convincente l'Ainulindalë, "la musica degli Ainur", ovvero l'incipit del Silmarillion, il capitolo che – come una vera e propria "Genesi" biblica – racconta la creazione dell'universo (Eä) e di Arda (il pianeta su cui si svolge "Il Signore degli Anelli") a partire dal tema musicale introdotto da Ilùvatar (il "padre di tutti") e sviluppato dagli Ainur, progenie del suo spirito. Fra questi spicca Melkor, il più potente degli Ainur, che come Lucifero osa portare avanti una melodia propria, introducendo così una dissonanza (il male) nel creato. Quando la musica assume forma fisica, dando origine ad Arda, gli Ainur vi si stabiliranno, come sorta di divinità (e qui dalla teologia biblica si passa a un parallelo con le mitologie pagane, come quella greco-romana o quella norrena). Il breve corto si conclude con due eventi narrati nel prosieguo del "Silmarillion" ovvero la costruzione delle due lampade, Illuin e Ormal, e il risveglio dei figli di Ilùvatar, i primi Elfi. I puristi di Tolkien storceranno il naso di fronte ad alcune imprecisioni: gli Elfi infatti nascono in realtà quando le lampade erano ormai crollate, tanto da essere noti come "popolo delle stelle" perché proprio le stelle sono state la prima cosa che hanno visto al loro risveglio; e la forma di Arda mostrata nel film è sferica, quando invece, fino alla distruzione di Númenor, era un disco piatto. A parte questi (non insignificanti) dettagli, e nonostante la computer grafica molto semplice e piuttosto rozza, il breve film riesce a trasmettere in maniera accattivante quel senso di cosmogonia e di afflato epico-religioso che permea il testo di Tolkien, e potrebbe benissimo fungere da prologo per un eventuale film (o serie) basata sul "Silmarillion". Le musiche sono di Aaron e Andrew Woodhouse. Gli stessi autori (i credits dicono Willow Productions: non sono riuscito a individuare i nomi dei registi) realizzeranno l'anno seguente un sequel che racconta invece la battaglia alla fine del mondo, "Dagor Dagorath".

16 luglio 2022

Encanto (B. Howard, J. Bush, 2021)

Encanto (id.)
di Byron Howard, Jared Bush – USA 2021
animazione digitale
**

Visto in TV (Disney+), con Sabrina.

Grazie a un misterioso "miracolo", i numerosi membri della famiglia Madrigal sono dotati di magici e fantastici poteri, che si estendono persino alla loro casa e con i quali proteggono il proprio benessere e quello del villaggio colombiano in cui vivono. Ciascuno di loro ha infatti un particolare "talento", che si tratti di parlare con gli animali, controllare la vegetazione o il clima, cambiare aspetto, un super-udito o una super-forza... tutti tranne la giovane e occhialuta Mirabel, unica della famiglia senza apparentemente alcun potere magico. E cosa ancora peggiore, una profezia dello zio Bruno (la "pecora nera" dei Madrigal, emarginato da tutti perché il suo dono di prevedere il futuro è visto come portatore di sciagura) sembra presagire che proprio lei sarà la causa della fine della magia... Grande successo di critica (ha vinto l'Oscar per il miglior lungometraggio d'animazione, ed è stato scomodato persino il realismo magico di García Márquez) per uno dei film Disney più sopravvalutati degli ultimi tempi: la retorica motivazionale deborda da ogni sequenza, come i fiori e i colori che in ogni inquadratura dipingono l'irreale Colombia vista sullo schermo: il soggetto vorrebbe essere metaforico (la magia è sostenuta, in fin dei conti, dall'unità della famiglia), ma l'assenza di un vero villain e la complessiva mancanza di struttura e coesione nella trama e nella sua improvvisa risoluzione rendono il tutto generico e noioso. L'unico punto di forza (almeno quello) sarebbero i personaggi, ma gran parte dei membri della famiglia sono caratterizzati praticamente con un solo tratto, spesso legato al loro potere, che li definisce in sé stessi e nel rapporto con gli altri. Di fatto sono come i barbapapà! Canzoni (di Lin-Manuel Miranda) invadenti e poco ispirate, con due sole eccezioni: "La pressione sale" e, soprattutto, "Non si nomina Bruno" (We Don't Talk About Bruno). Piccola curiosità: come ricordato dal logo iniziale, si tratta del sessantesimo "classico Disney", e Byron Howard aveva firmato anche il cinquantesimo, "Rapunzel".

4 maggio 2022

Luca (Enrico Casarosa, 2021)

Luca (id.)
di Enrico Casarosa – USA 2021
animazione digitale
**1/2

Visto in TV (Disney+), con Sabrina.

Il piccolo Luca è un mostro marino (!) che vive con i suoi simili sui fondali del Mar Ligure, e ha la capacità di assumere fattezze umane quando si trova all'asciutto. In compagnia dell'amico Alberto, esplora con curiosità il mondo degli esseri umani, stringendo amicizia con la coetanea Giulia: insieme, i tre parteciperanno a una gara (di "triathlon italiano": nuoto, bicicletta e mangiata di pasta!) nella cittadina di Portorosso. Primo lungometraggio del regista italiano Enrico Casarosa (che per la Pixar dieci anni prima aveva già realizzato il corto "La luna", sempre a tema marino), è una storia di coming-of-age sui temi dell'amicizia, venata di fantastico e con rimandi a classici disneyani come "La sirenetta" (di cui è una versione maschile e più infantile) e "Pinocchio" (di cui capovolge le dinamiche: Luca, qui, desidera andare a scuola). Un film nel complesso gradevole, anche per via dell'estetica miyazakiana, ma essenzialmente innocuo, fatto di buoni sentimenti e poca originalità. Portorosso, come gli scenari circostanti, è ispirata ai paesini delle Cinque Terre, quando erano ancora villaggi di pescatori e non località turistiche: il film si svolge infatti negli anni Cinquanta, come testimoniano anche le locandine di film d'epoca – "La strada", "Vacanze romane" – affisse sui muri (mentre in tv passa "I soliti ignoti" e su una bici campeggia una foto di Marcello Mastroianni). L'Italia che ne risulta è decisamente stereotipata, un paese fuori dal mondo e dal tempo, dove gli uomini (e i gatti!) hanno i baffi, tutti ascoltano o cantano l'opera lirica, fanno gesti con le mani, mangiano pasta (al pesto, visto che siamo in Liguria!) e vanno in Vespa (proprio una Vespa è l'oggetto del desiderio dei protagonisti, che partecipano alla gara nella speranza di potersene comprare una). Anche i temi dell'amicizia e della scoperta del mondo e di sé stessi (attraverso la trasformazione) sono abbastanza inflazionati, tanto che saranno riproposti pari pari nel successivo film Pixar, "Red". Alcuni critici hanno avanzato un (ardito) parallelo con "Chiamami col tuo nome" di Luca Guadagnino, per via dell'ambientazione estiva-vacanziera, nostalgica e italiana. Nella colonna sonora, canzoni di Mina, Gianni Morandi, Rita Pavone ed Edoardo Bennato.

19 aprile 2022

Musica maestro (aavv, 1946)

Musica maestro (Make mine music)
di Jack Kinney, Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Joshua Meador, Robert Cormack – USA 1946
animazione tradizionale
**1/2

Visto in divx.

Ottavo "classico Disney" (il terzo costituito da una compilation di corti; il quarto se contiamo anche "Fantasia", che però era più organico), nonché forse quello meno noto e di più difficile reperibilità: è l'unico, per dire, che non è disponibile per lo streaming sulla piattaforma Disney+. Si tratta anche del primo film Disney distribuito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale gran parte dello staff di animatori della casa di Burbank (almeno quelli non chiamati sotto le armi) era stato impegnato nella realizzazione di film di propaganda per conto del governo americano, con il risultato di arrestare lo sviluppo di veri e propri lungometraggi animati come i grandi capolavori degli esordi: è per questo motivo che i sei "classici" usciti fra il 1942 e il 1949 non sono altro che raccolte di segmenti spesso slegati fra loro, quasi sempre a tema musicale. Al pari del successivo "Lo scrigno delle sette perle", possiamo considerarlo una sorta di "Fantasia" (il sottotitolo è in effetti "A musical fantasy") di impronta pop, country e jazzistica, anziché incentrato sulla musica classica. Fra i musicisti coinvolti figurano nomi come Benny Goodman e Dinah Shore.

1. I Testoni e i Cuticagna (The Martins and the Coys)
Due famiglie di contadini di montagna sono impegnate in una faida, talmente feroce da prendersi a fucilate fino a quando non ci lasciano tutti le penne, tranne uno per clan: un giovane e una ragazza che naturalmente si innamoreranno e si sposeranno (pur continuando a litigare). Il brano è cantato dal gruppo vocale radiofonico King's Men: nell'edizione italiana, invece, dal Quartetto Cetra. È probabilmente il segmento più controverso e censurato (è assente, per esempio, da quasi tutte le edizioni del film in home video), per via dell'eccessiva violenza (con parecchi morti) e dell'uso disinvolto delle armi da fuoco. L'episodio si ispira alla celebre e autentica faida fra i clan Hatfield e McCoy.

2. Palude blu (Blue Bayou)
Le immagini di questo segmento, che mostrano due aironi in una palude delle Everglades, erano originariamente destinate a "Fantasia", dove avrebbero dovuto essere abbinate al "Clair de lune" di Claude Debussy. Scartate dal montaggio finale di quel film, sono state riciclate qui, sostituendo però la colonna sonora con una lenta canzone intonata da due membri del coro di Ken Darby (nella versione italiana da Alberto Rabagliati).

3. Quando i gatti si riuniscono (All the Cats Join In)
Sulle note di un brano jazzato di Benny Goodman, un gruppo di ragazzi e ragazze va a scatenarsi nella danza in un bar (un soda shop) al ritmo di un juke box, mentre la matita del disegnatore completa lo scenario loro attorno, dando quasi l'impressione che l'episodio venga realizzato e illustrato "in diretta". Simpatico.

4. Senza te (Without You)
Una malinconica ballata romantica, cantata da Andy Russell (Natalino Otto nella versione italiana), accompagna le tristi immagini di una giornata piovosa, osservata dalla finestra di una casa, e poi di un cielo al tramonto. "A ballad in blue" è il sottotitolo: il blu, in inglese, è il colore della malinconia.

5. Casey at the Bat (id.)
Il comico e musicista di origine italiana Jerry Colonna recita un poema di Ernest Thayer su un giocatore di baseball che ha la possibilità di far vincere la propria squadra, capovolgendo il risultato di un incontro proprio all'ultima battuta dell'ultimo inning: ma per la troppa sicurezza nei propri mezzi, si fa eliminare. Questo segmento era assente nella prima versione italiana, forse perché nel nostro paese il baseball e le sue regole erano poco note.

6. Due silhouette (Two Silhouettes)
Le silhouette di due ballerini (David Lichine e Tatiana Riabouchinska) danzano su un fondale astratto, sulle note di una canzone di Dinah Shore.

7. Pierino e il lupo (Peter and the Wolf)
La favola russa di Pierino e il lupo, nella versione musicale di Sergei Prokofiev (in cui ogni personaggio è rappresentato da un diverso strumento musicale), è trasposta in animazione con la regia di Clyde Geronimi: è l'episodio più puramente "disneyano" del film, come stile e come estetica. La voce narrante in originale è di Sterling Holloway, in italiano è di Stefano Sibaldi.

8. After You've Gone (id.)
Ancora Benny Goodman e la sua orchestra sono protagonisti di questo episodio, il più breve del film, in cui una serie di immagini surreali sono dedicate a quattro strumenti musicali in versione antropomorfizzata (un flauto, un pianoforte, una chitarra e una batteria), accompagnate da un brano solo strumentale.

9. Gianni di Feltro e Alice di Paglia (Johnnie Fedora and Alice Bluebonnet)
Le sorelle Andrews (il Quartetto Cetra nella versione italiana) raccontano con il loro canto un'insolita storia d'amore fra due cappelli nella vetrina di un negozio: vengono separati quando sono acquistati da due diversi clienti, ma dopo varie avventure si ritroveranno nel momento e nelle condizioni più inattese, ovvero sulla testa di due cavalli che, affiancati, trainano un carretto.

10. La balena che voleva cantare all'Opera (The Whale Who Wanted to Sing at the Met)
La notizia che in mare vive una balena dalle stupefacenti doti canore sconvolge il mondo. Gianni (Willie in originale), questo il suo nome, già si immagina di cantare al teatro dell'opera di New York. Ma l'impresario Tetti Tatti, convinto che l'animale abbia inghiottito un cantante, le dà la caccia a bordo di una baleniera. Con il suo finale tragico, o meglio agrodolce, è l'episodio forse più celebre della pellicola, sicuramente quello che rimane più impresso. L'attore e baritono Nelson Eddy fornisce le voci di tutti i personaggi: nella versione italiana si alternano Alberto Sordi nelle parti parlate e il basso-baritono Saturno Meletti in quelle cantate. Fra i brani intonati dalla balena, spiccano "Largo al factotum" dal "Barbiere di Siviglia" di Rossini e le tre voci maschili del sestetto dalla "Lucia di Lammermoor" di Donizetti (più spezzoni da "Pagliacci", "Tristano e Isotta" e "Mefistofele").

7 aprile 2022

Apollo 10 e mezzo (R. Linklater, 2022)

Apollo 10 e mezzo (Apollo 10½: A Space Age Childhood)
di Richard Linklater – USA 2022
animazione rotoscope
**

Visto in TV (Netflix).

Stanley, nove anni e ultimo di sei fratelli, vive con la famiglia alla periferia di Houston: il film – il terzo di Linklater in animazione rotoscope, dopo i più artistici "Waking life" e "A scanner darkly" – rievoca in chiave nostalgica l'estate del lancio dell'Apollo 11 e della conquista della Luna, eventi (ri)visti con gli occhi dell'infanzia. Gran parte della pellicola, in effetti, è spesa a raccontare le esperienze di quei mesi: la vita in famiglia, i giochi più o meno pericolosi con i fratelli e gli altri ragazzi del quartiere, le canzoni, i film e i programmi TV dei tardi anni Sessanta, il tutto mentre il programma spaziale della NASA domina l'interesse collettivo e l'immaginario di tutti. In effetti lo stesso Stanley, nella sua immaginazione, si vede partecipare alla grande impresa, assoldato per testare il modulo lunare e poi raggiungere in segreto la Luna (con la missione Apollo 10 e mezzo) prima dei veri astronauti. Parzialmente autobiografico (e in questo molto simile come impostazione al recente "Belfast" di Kenneth Branagh, nonché a mille altri film del genere), visto che lo stesso Linklater è nato a Houston nel 1960, il lungometraggio è però nel complesso noiosetto, come quando qualcuno ti vuole raccontare per forza le sue esperienze d'infanzia, anche se sono poco interessanti. La voce narrante (di Stanley da adulto), in originale, è di Jack Black. Fra i tanti film di quegli anni citati nella pellicola, c'è "Conto alla rovescia" di Robert Altman.