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27 aprile 2021

Le italiane e l'amore (aavv, 1961)

Le italiane e l'amore
di Nelo Risi, Lorenza Mazzetti, Piero Nelli, Francesco Maselli, Giulio Questi, Gianfranco Mingozzi, Marco Ferreri, Florestano Vancini, Carlo Musso, Giulio Macchi, Gian Vittorio Baldi – Italia 1961
*1/2

Visto su YouTube.

Film a episodi pensato da Cesare Zavattini, che ha scelto i soggetti ispirandosi ai casi reali narrati nelle lettere ai giornali e ai settimanali raccolte da Gabriella Parca nel libro "Le italiane si confessano". Il tema è quello della condizione femminile (e del rapporto delle donne con il sesso, il matrimonio, la maternità e la società in generale) nell'Italia del dopoguerra, un paese – nonostante il boom economico – ancora retrogrado e maschilista. Come recita una voce fuori campo, si tratta di una "protesta appassionata contro antichi e umilianti pregiudizi che persino le leggi qualche volta consacrano". La pellicola segna l'esordio alla regia per Giulio Questi e Nelo Risi (nonché l'unica esperienza di questo tipo per Carlo Musso). La sola donna del gruppo è Lorenza Mazzetti. Un dodicesimo episodio ("Il prezzo dell'amore" di Piero Nelli, che già ne aveva un altro) è stato tagliato al montaggio. Nel complesso è una raccolta di storie esili e quotidiane, un po' semplicistica ma comunque interessante dal punto di vista storico-sociale. Musiche di Gianni Ferrio.

"Ragazze madri" di Nelo Risi, con Lucia Gabrioli e Gaddo Treves
Una ragazza, abbandonata dal fidanzato dopo che si è scoperta incinta, si confida con uno psicologo e poi fantastica sul possibile bambino che nascerà e che dovrà crescere da sola.

"I bambini" di Lorenza Mazzetti, con Anna Brignole
Dopo aver spiato una coppia amoreggiare sull'erba, un gruppo di bambini e bambine giocano a baciarsi e discutono su come nascono i bambini. E vengono puniti perché dicono che escono dalla pancia delle mamme, anziché essere portati dalla cicogna.

"Lo sfregio" di Piero Nelli, con Maria Di Giuseppe, Michele Stasino
Due fidanzati litigano in strada, in mezzo alla folla curiosa: lei vuole lasciarlo e lui la sfregia in faccia con un coltello. Ma poiché "l'ha fatto per amore", la colpa va a lei.

"Le adolescenti" di Francesco Maselli, con Efi Kamper, Consalvo Dell'Arti.
Studentessa quattordicenne finisce nei gusti quando i genitori leggono il diario nel quale confessa i sentimenti per un compagno di classe. Mentre il padre le fa la ramanzina, lei però è persa nelle sue fantasticherie e pensa solo al ragazzo.

"Viaggio di nozze" (o "La prima notte") di Giulio Questi, con Antonietta Caiazzo, Mario Colli
Due freschi sposi in viaggio di nozze, sulla nave che va da Napoli a Palermo, litigano quando lei gli confessa di aver vissuto un'altra storia d'amore prima di conoscerlo. Lui non glielo perdonerà.

"Le tarantate" (o "Il morso della tarantola") di Gianfranco Mingozzi
In un paese pugliese, una donna lasciata dal marito è in preda al "morso della tarantola" e scatena la propria crisi ossessiva in una danza liberatoria. Semi-documentaristico (con la consulenza di Ernesto De Martino), è forse l'episodio migliore del lotto.

"Gli adulteri" di Marco Ferreri, con Renza Volpi, Silvio Lillo, Rosalba Neri
Un marito tradisce la moglie con la propria segretaria, ma ignora che la consorte, casalinga stressata e sempre a casa ad accudire i bambini, ha a sua volta un amante, e soprattutto che è al corrente dei suoi tradimenti ma fa finta di nulla: si tira avanti solo per ipocrisia.

"La separazione legale" di Florestano Vancini, con Graziella Galvani, Giuseppe Fina
Una coppia va dal giudice per separarsi (all'epoca il divorzio in Italia ancora non esisteva), nonostante l'amico avvocato cerchi di dissuaderli, e ha l'occasione per un ultimo confronto, doloroso ma tutto sommato sereno.

"Un matrimonio" di Carlo Musso, con José Greci, Roberto Miali
Sospettosa per le sempre minori attenzioni che marito le rivolge, una moglie lo segue di nascosto e scopre che ha un "amico", con il quale si apparta su una panchina al parco. Alla sceneggiatura ha contribuito Alberto Bevilacqua.

"Il successo" di Giulio Macchi, con Tania Raggi, Laura Forest, Elisabetta Velinski
Alcune giovani cantanti, reginette del ballo e aspiranti attrici vengono intervistate e parlano della difficoltà di giungere al successo. Ne esce un mondo di raccomandazioni, di frustrazioni, di inganni, di illusioni e di gelosie (compresa l'invidia degli uomini nei loro confronti).

"La prova d'amore" di Gian Vittorio Baldi, con Mariella Zanetti, Michele Francis
Dopo un ballo sul Po (siamo nel mantovano), una ragazza cede alle richieste del suo fidanzato meridionale di fare l'amore con lui: ma questi, dopo il fatto, la lascia perché "Se mi volevi bene dovevi rifiutarti, al mio paese una ragazza seria dice di no".

24 marzo 2020

Arcana (Giulio Questi, 1972)

Arcana
di Giulio Questi – Italia 1972
con Lucia Bosè, Maurizio Degli Esposti
**1/2

Visto in divx, per ricordare Lucia Bosè.

Nell'appartamento di un grande condominio alla periferia milanese, la signora Tarantino (Lucia Bosè), con la complicità del figlio (Maurizio Degli Esposti), si guadagna da vivere come maga, sensitiva e chiromante, attraverso sedute sia di gruppo (i cui partecipanti vanno "in trance") sia individuali. Forse è soltanto una ciarlatana. O forse ha davvero poteri arcani, come d'altronde li avevano i suoi antenati: di questo almeno è convinto il figlio, che si dedica a strani rituali personali nella propria stanza, mostra a sua volta di avere poteri di precognizione e telecinesi, e rimane ossessionato da Marisa (Tina Aumont), giovane cliente in cerca d'amore che torna ripetutamente a farsi predire il futuro... Il terzo film di Giulio Questi, scritto come sempre insieme al montatore Franco Arcalli, è una pellicola onirica, psichedelica e surreale, che perde via via la concretezza che la caratterizza all'inizio (i caseggiati con i bambini che giocano negli androni e sulle scale; le strade, ricolme di passanti curiosi; le poste e le banche, con la fila dei disabili che devono ritirare la pensione; le metropolitane, con gli operai intenti a scavare nuove gallerie, di una Milano moderna) per accogliere in sé l'ignoto, le tradizioni ancestrali delle comunità rurali e contadine, fenomeni di poltergeist, strani legami fra oggetti di uso comune... La signora Tarantino legge le mani, i tarocchi, i fondi di caffè, inventa quello che i suoi clienti vogliono sentirsi dire. Eppure sia lei che il figlio hanno anche delle premonizioni autentiche: e sogni e visioni, realtà e fantasia finiscono col mescolarsi, verso un finale misterioso e aperto. A condire il tutto non mancano sottotesti edipici e violenti, con alcune sequenze che ricordano Antonioni o Buñuel (le rane che escono dalla bocca della donna) o anticipano addirittura Lynch. Resta il dubbio se il tutto serva solo a stimolare la suggestione dello spettatore o se ci sia un messaggio di fondo, che potrebbe essere quello dell'alienazione dell'uomo contemporaneo, della mancanza di comunicazione diretta e della perdita delle proprie radici (individuali o collettive che siano), al di là della compenetrazione fra diversi piani di realtà. Come nella lettura dei tarocchi, ognuno può trovarci il significato che più si adatta a sé. D'altronde l'enigmatico cartello iniziale mette subito in guardia gli spettatori: "Questo film non è una storia. È un gioco di carte. Perciò non è credibile l'inizio né tanto meno il finale. Giocatori siete voi. Giocate bene e vincerete". La Bosè è bellissima ed elegante, il figlio (senza nome) davvero straniante, sadico e inquietante. Un film originale, bizzarro e particolare, girato con pochi mezzi e che godette di una scarsissima diffusione, tanto da essere considerato un "film maledetto": di fatto il regista, dopo di questo, si ritirò dal mondo del cinema e continuò a lavorare solo in televisione.

20 marzo 2020

La morte ha fatto l'uovo (G. Questi, 1968)

La morte ha fatto l'uovo
di Giulio Questi – Italia/Francia 1968
con Jean-Louis Trintignant, Gina Lollobrigida
**

Visto in divx.

Marco (Trintignant) dirige l'allevamento di polli – interamente meccanicizzato – di proprietà della ricca moglie Anna (Lollobrigida), ha tendenze sadomasochistiche che sfoga "simulando" delitti ai danni delle prostitute di un vicino motel, e sogna di fuggire con la giovane e bionda Gabri (Ewa Aulin), cugina di Anna che vive insieme alla coppia e fa loro da segretaria. Ma ignora che questa, insieme a un giovane agente pubblicitario (Jean Sobieski), sta complottando alle sue spalle... Il secondo film della coppia Giulio Questi (regista) e Franco Arcalli (montatore), entrambi sceneggiatori, dopo il western "Se sei vivo spara", è uno stranissimo oggetto, un thriller sociologico ed esistenziale che francamente oggi appare un po' pretenzioso e datato, oltre che intellettualistico (guarda ad Antonioni e a Resnais). Ha certo i suoi pregi, su tutti l'atmosfera straniante e onirica, enfatizzata dalla colonna sonora di Bruno Maderna, ricca di dissonanti sonorità acustiche. Fra spunti sociali (il pollaio, con i suoi impianti moderni, può fare a meno dei lavoranti), di costume (l'invasione della pubblicità, le riunioni dell'associazione dei produttori di polli), morbosi (lo strano rapporto a tre fra Marco, Anna e Gabri, le feste borghesi con il gioco delle coppie rinchiuse in camera) e persino fantascientifici (il chimico industriale (Biagio Pelligra) che, trattando le colture con isotopi radioattivi, crea dei polli mostruosi senza testa né ali), la pellicola lancia i suoi sguardi a 360 gradi, per poi focalizzarsi progressivamente sulla trama gialla. Al centro, comunque, rimane il personaggio interpretato da Trintignant, sempre fuori posto e sperso nei suoi istinti, nel suo bisogno di violenza e nei suoi sogni che mal si amalgamano con la noiosa società che lo circonda.

19 marzo 2020

Se sei vivo spara (Giulio Questi, 1967)

Se sei vivo spara, aka Oro Hondo
di Giulio Questi – Italia/Spagna 1967
con Tomas Milian, Marilù Tolo
**1/2

Rivisto in divx.

Tradito dai suoi stessi complici dopo una rapina e lasciato a morire nel deserto, il messicano Hermano (Tomas Milian) viene salvato da due sciamani indiani ed esce dalla tomba per vendicarsi. Ma i banditi che insegue sono già stati uccisi tutti dagli abitanti della cittadina dove si erano rifugiati: tutti tranne il capo, Oaks (Piero Lulli), di cui fa giustizia proprio Hermano con i suoi proiettili d'oro (!). Tormentato e disilluso, il messicano decide di rimanere nel villaggio (che gli indiani chiamano "Il campo dell'angoscia"!) e si ritrova così in mezzo alle faide incrociate che scoppiano fra i suoi abitanti per entrare in possesso del bottino, "gente onesta" che di fronte all'oro si dimostra crudele e spietata, come il proprietario del saloon Tembler (Milo Quesada) e il negoziante Hagerman (Francisco Sanz). Opera prima (dopo alcuni episodi di film collettivi) di Giulio Questi e del suo co-sceneggiatore (e montatore) Franco Arcalli, con cui forma un sodalizio destinato a durare per il resto della sua (poco prolifica) carriera, è un western atipico e nichilista che gode di molta fama fra i cultori del genere per via della sua atmosfera inquietante e della sua violenza, con scene estremamente cruente e scabrose (su cui si scagliò la censura italiana): si pensi al bandito scempiato dagli abitanti del paese per recuperare le pallottole d'oro, ad alcune morti atroci, o alla sequenza in cui si lascia intendere che il giovane Evan (Raymond Lovelock) sia stato violentato dagli uomini del ranchero Sorrow (Roberto Camardiel). Per alcuni di questi episodi, il regista si sarebbe ispirato agli orrori di cui era stato testimone in guerra, quando aveva fatto parte della resistenza partigiana. Al netto di tutto ciò, però, temi e situazioni sono in fondo simili a quelli di molti altri spaghetti western (dal capostipite "Per un pugno di dollari" in poi), con il forestiero che rimane implicato nelle dinamiche di un villaggio sconvolto da tensioni sotterranee. E la pellicola, forse un po' lunga e compiaciuta, si trascina cambiando focus più volte: di certo le parti sono superiori all'insieme. Marilù Tolo e Patrizia Valturri interpretano i due unici personaggi femminili, rispettivamente l'amante di Tembler (che lo manipola come Lady Macbeth) e la moglie di Hagerman, fatta credere pazza e reclusa nella sua stanza dal marito geloso. Interessanti la fotografia di Franco Delli Colli (cugino del più celebre Tonino) e la colonna sonora di Ivan Vandor. Gianni Amelio è aiuto regista. Sequestrato pochi giorni dopo la sua uscita e poi ridistribuito con diversi tagli, il film è stato riproposto nelle sale nel 1975 con il titolo "Oro Hondo". In diversi paesi (come USA e Germania) è stato spacciato come un capitolo della saga di Django.