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9 giugno 2018

Solo: A Star Wars story (Ron Howard, 2018)

Solo: A Star Wars Story (id.)
di Ron Howard – USA 2018
con Alden Ehrenreich, Emilia Clarke
**

Visto al cinema Colosseo.

Il passato e le "origini" di Han Solo, il leggendario pilota interpretato da Harrison Ford nella prima trilogia di "Guerre stellari", di cui ci viene raccontata la giovinezza e ci vengono mostrati i primi passi nella carriera da ladro e contrabbandiere, l'incontro con il fedele compagno Chewbacca e il modo in cui è entrato in possesso della sua mitica nave spaziale, il Millennium Falcon (vinto al gioco, come già accennato ne "L'impero colpisce ancora", al collega pirata Lando Calrissian). Nel mezzo, anche il rapporto con Tobias Beckett (Woody Harrelson), capo di una piccola banda di criminali, che lo prende sotto la propria ala protettiva e gli insegna molti trucchi del mestiere (compresi il cinismo e l'arte del tradimento); e l'amore per Qi'ra (Emilia Clarke), compagna d'infanzia e vero motore di tutte le sue arditezze. Ma al di là delle buone sequenze d'azione (l'assalto al treno sul pianeta ghiacciato Vandor, la fuga dalla miniera) e di alcuni (piuttosto scontati, a dire il vero) colpi di scena, si tratta di un film di cui probabilmente non si sentiva il bisogno: il personaggio di Solo era già perfetto e autosufficiente così com'era, con il suo passato tutt'altro che misterioso, i cui brevi accenni nei film precedenti erano già quanto ci bastava per immaginarne le avventure prima del fatidico incontro con Luke Skywalker sul pianeta Tattoine. Un po' come le origini di Darth Vader, con il vantaggio che almeno stavolta non ci sono voluti tre film per rimarcare l'ovvio (ma alcuni fili rimasti in sospeso nel finale, relativi a Qi'ra, lasciano la porta aperta a nuovi sequel). La pellicola ha avuto anche diverse vicissitudini produttive, con i registi designati (Phil Lord e Christopher Miller) licenziati "per divergenze creative" dopo aver quasi terminato le riprese e sostituiti dal più esperto Ron Howard, che ha rigirato il 70% del film. Donald Glover è il giovane Lando Calrissian, Paul Bettany è il boss criminale Dryden Vos, Erin Kellyman la brigantessa ribelle Enfys Nest. La sceneggiatura è del veterano Lawrence Kasdan (già autore di quelle de "L'impero colpisce ancora" e "il ritorno dello Jedi") insieme al figlio Jonathan.

George Lucas sfornava un film di "Star Wars" ogni tre anni (e fra le due trilogie ci ha fatto aspettare anche tre lustri!). Da quando i diritti del franchise sono passati in mano alla Disney, nelle sale – per ovvi motivi commerciali – giunge un film della saga all'anno (e anzi, da "Gli ultimi Jedi" sono passati soltanto cinque mesi!), alternandosi fra capitoli ufficiali e spin-off (come "Rogue One" e come questo) ambientati nel passato. Forse anche per il senso di annacquamento, oltre che per i problemi produttivi di cui sopra, si spiega il primo insuccesso al botteghino di un film di "Guerre stellari" (insuccesso relativo, perché gli incassi sono stati comunque cospicui: ma non sufficienti stavolta a ricoprire i costi). Il vero problema è che il film appare stanco e derivativo, privo di quel feeling "speciale" che univa più o meno tutte le pellicole di Lucas, anche quelle meno riuscite. È il più lontano dai miti di "Star Wars", un'avventura che avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi scenario o universo fantascientifico. Non c'è il minimo riferimento ai Jedi, alla forza, alla magia del mondo lucasiano, nemmeno attraverso brevi accenni (con l'eccezione, nel finale, di un'apparizione a sorpresa di Darth Maul). Inoltre Ehrenreich non ha nulla del carisma naturale di Harrison Ford, e il suo Han Solo non può che sembrare un'imitazione dell'originale. Meglio, invece, altri personaggi: Lando Calrissian, sicuramente, e il suo droide L3-37, dotato di coscienza sociale e che si batte per i diritti dei robot (una buona intuizione poco sviluppata, purtroppo); ma soprattutto Beckett, figura multiforma di pirata, criminale, padre e mentore, a metà strada fra il Long John Silver de "L'isola del tesoro" e un ufficiale di un film sulla seconda guerra mondiale. Per il resto, la pellicola ci rivela che il cognome Solo è un soprannome affibbiato ad Han al momento di arruolarsi nelle truppe dell'Impero, che Chewbacca ha quasi 200 anni, e ci mostra finalmente come il Millennium Falcon abbia potuto percorrere la rotta di Kessel "in meno di 12 parsec" (risolvendo una questione in sospeso sin dal primo "Guerre stellari", visto che il parsec non è un'unità di tempo!).

29 gennaio 2018

Apollo 13 (Ron Howard, 1995)

Apollo 13 (id.)
di Ron Howard – USA 1995
con Tom Hanks, Ed Harris
***

Visto in TV.

La vera storia della tredicesima missione Apollo, partita da Cape Kennedy l'11 aprile 1970, che avrebbe dovuto portare sulla Luna i tre astronauti Jim Lovell (Tom Hanks), Fred Haise (Bill Paxton) e Jack Swigert (Kevin Bacon), quasi un anno dopo lo storico sbarco di Neil Armstrong. Ma un'esplosione in uno dei serbatoi di ossigeno a bordo (da cui la celebre frase "Houston, abbiamo un problema") costrinse l'equipaggio ad annullare l'allunaggio e a tentare un pericoloso rientro d'emergenza verso la Terra, che giunse a buon fine grazie al coraggio, all'intraprendenza, ma soprattutto alle capacità tecniche e scientifiche degli uomini della NASA, coordinati dal direttore di volo Gene Kranz (Ed Harris). Probabilmente il miglior film di Ron Howard, che mette da parte le velleità artistiche per affidarsi alla sola ricostruzione dei fatti, basandosi sul libro dello stesso Lovell "Lost Moon" (con l'espressione "Abbiamo perso la Luna") e la cura verso i dettagli tecnici (persino quelli più realistici e "sgradevoli", come la presenza di vomito e urina nello spazio). I cineasti ottennero la collaborazione e la consulenza della NASA per riprodurre sullo schermo le strutture e i materiali d'epoca, così come gli effetti dell'antigravità. Naturalmente non mancano libertà creative (diversi personaggi sono stati condensati in uno solo, come nel caso di Kranz e di Ken Mattingly, interpretato da Gary Sinise, il pilota che fu sostituito da Jack Swigert a pochi giorni dal lancio e che contribuì da Terra alla missione di salvataggio). Fra tanto realismo e attenzione agli aspetti tecnici, non mancano comunque spettacolarità e tensione, il che rende la pellicola un thriller ad alto impatto emotivo, dove persino l'enfasi e la retorica hanno comunque la loro ragione di essere (nonostante i cliche, nel finale c'è sincera emozione, forse perché sappiamo che si tratta di una storia vera: da notare però che all'uscita del film ci fu qualche disinformato che ebbe da ridire sull'"irrealistico lieto fine hollywoodiano"). L'insuccesso della missione Apollo 13 (a proposito: alla faccia della superstizione!) fu all'epoca definito "un fallimento di grande successo", per come seppe mettere in luce le capacità di ingegnarsi della NASA e quelle di sopravvivere in un ambiente estremo (in questo il film va giustamente considerato come il precursore di "Gravity" e "The martian"). Le operazioni di salvataggio furono seguite in diretta, oltre che dai parenti degli interessati, da un'intera nazione, riaccendendo l'interesse sui viaggi spaziali dopo che le attenzioni dei media erano diminuite una volta che il traguardo dello sbarco sulla Luna era già stato raggiunto. Solide le performance del cast: Hanks sfiorò il terzo premio Oscar consecutivo (dopo "Philadelphia" e "Forrest Gump"), ma il migliore è Ed Harris (che era già presente in "Uomini veri" di Philip Kaufman, ed è dunque da considerare un veterano del genere).

12 giugno 2017

Heart of the sea (Ron Howard, 2015)

Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick
(In the Heart of the Sea)
di Ron Howard – USA 2015
con Chris Hemsworth, Benjamin Walker
*1/2

Visto in TV.

Nel 1850, in cerca di ispirazione per il suo nuovo libro, Herman Melville (Ben Whishaw) si reca al porto di Nantucket per parlare con l'anziano Thomas Nickerson (Brendan Gleeson), che trent'anni prima era stato uno dei pochi sopravvissuti al naufragio della baleniera Essex. Inizialmente riluttante, Nickerson finisce col raccontare allo scrittore tutta l'avventura: di come la nave su cui si era imbarcato come mozzo – guidata dal capitano George Pollard (Walker) e dal primo ufficiale Owen Chase (Hemsworth) – fu distrutta da una gigantesca balena bianca e di come l'equipaggio, a bordo delle scialuppe di salvataggio, dovette ricorrere al cannibalismo pur di sopravvivere in mare aperto. Non è la storia di Moby Dick, ma quella (realmente accaduta: fu raccontata nelle memorie, fra gli altri, degli stessi Chase e Nickerson) cui Melville si ispirò in parte per il suo capolavoro. Howard la trasforma in un action movie hollywoodiano (c'è addirittura un'esplosione!) senza particolare spessore, che sfiora soltanto marginalmente temi chiave come la sfida dell'uomo a sé stesso o alla natura. La sceneggiatura affastella luoghi comuni e la caratterizzazione dei personaggi è piatta: gli unici con un po' di spessore sono i due arroganti ufficiali Pollard e Chase, in perenne rivalità fra loro, il primo un novellino proveniente da una famiglia di grande tradizione marinaresca, il secondo un esperto navigatore bollato da tutti come "campagnolo". Regia senza qualità, incapace di rendere avvincenti persino le scene di caccia in mare aperto (anche perché quasi tutto è girato in studio o in CGI). Si salva la seconda parte, quella successiva al naufragio, che mostra le privazioni dell'equipaggio e la lotta per la sopravvivenza. Nel cast anche Cillian Murphy (il secondo ufficiale) e Tom Holland (Nickerson da giovane).

3 novembre 2012

Splash (Ron Howard, 1984)

Splash - Una sirena a Manhattan (Splash)
di Ron Howard – USA 1984
con Tom Hanks, Daryl Hannah
**

Visto in TV, con Sabrina.

Il primo grande successo di Ron Howard come regista (e di Tom Hanks come attore, mentre Daryl Hannah era già salita alla ribalta per il suo ruolo da androide in "Blade Runner") è una romantica rivisitazione urbana della fiaba della Sirenetta di Andersen (che cinque anni dopo la Disney – forse spinta proprio dalla buona accoglienza di questa pellicola – adatterà anche a cartoni animati). Allen, che insieme al fratello Freddie dirige un'azienda che distribuisce frutta e verdura, aveva incontrato la giovane sirena Madison per la prima volta quando entrambi erano bambini, nelle acque al largo di Cape Cod. Anni dopo ripensa all'accaduto come a un sogno: ed essendo reduce da varie delusioni sentimentali, si convince di non essere in grado di innamorarsi mai più. Ma quando Madison lo rivede per caso, decide di uscire dall'acqua per vivere al suo fianco, mimetizzandosi fra gli esseri umani grazie al fatto che, all'asciutto, le sue pinne si trasformano magicamente in gambe perfette. Ha però a disposizione un tempo limitato, solo sei giorni, prima di dover tornare in mare per sempre. Il ritmo è spigliato, il tono (fortunatamente) mai troppo sdolcinato, e la sceneggiatura aggiorna con intelligenza la fiaba classica ai tempi moderni (la sirena, inizialmente muta, impara la lingua inglese dopo essere stata tutta un pomeriggio a guardare gli apparecchi televisivi esposti in un centro commerciale). Il finale, in particolare, è tutt'altro che scontato. Fra i comprimari spiccano John Candy (il fratello del protagonista) ed Eugene Levy (lo scienziato che vuole dimostrare al mondo che le sirene esistono, e che cerca in ogni modo di "innaffiare" Madison per farle spuntare le pinne). Memorabile l'uscita di Daryl Hannah dall'acqua, completamente nuda, sull'isola della Statua della Libertà. Il film fu la prima pellicola distribuita dalla Disney sotto la nuova etichetta Touchstone Pictures, creata appositamente e riservata a lungometraggi rivolti a un pubblico meno infantile. Una curiosità: Allen dà alla sirena il nome Madison ispirandosi al cartello stradale di Madison Avenue, commentando che non si tratta di un vero nome: eppure, in seguito all'uscita del film, questo divenne talmente popolare che numerose ragazze negli Stati Uniti furono chiamate proprio così, tanto che oggi Madison è un nome femminile piuttosto comune.