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19 ottobre 2012

Histoire d'«O» (Just Jaeckin, 1975)

Histoire d'«O» (id.)
di Just Jaeckin – Francia 1975
con Corinne Cléry, Udo Kier
**

Rivisto in DVD, con Sabrina.

Tratto dal celeberrimo romanzo erotico di Pauline Réage, pubblicato nel 1954, è il film-manifesto del bondage e del sadomaso al cinema. La giovane e bellissima «O» è talmente sottomessa al suo amante René da accettare di essere condotta al castello di Roissy, dove viene addestrata per diventare una schiava sessuale e subisce frustate e mortificazioni di ogni tipo. René la consegna infine al proprio mentore, il nobile sir Stephen, che diventa il suo padrone assoluto ma che finirà con l'innamorarsene, con conseguente capovolgimento di ruoli. Lo scandalo provocato dal romanzo alla sua uscita risulta certamente attenuato nel film (dopotutto erano passati vent'anni e i costumi erano cambiati), ma non del tutto: l'idea che una donna possa trovare la felicità nella più completa sottomissione e nel "totale annullamento della sua volontà, nel quale essa rinuncia alla propria libertà lasciando che sia un uomo a detenerla come una sorta di vera e propria proprietà personale" può risultare incomprensibile ancora a molti (gli intellettuali francesi, alla sua uscita, faticarono a credere che il romanzo fosse stato scritto da una donna). Nonostante l'aria da softcore patinato ante litteram (non saranno poche le pellicole che vi si ispireranno, riproponendo la fotografia luminosa e diffusa nella speranza di riprodurne anche l'atmosfera torbida), il film non ha perso la sua carica erotica e traspone abbastanza fedelmente sullo schermo le pagine scritte, trattando l'argomento con eleganza e senza sfociare mai nella volgarità. Numerosi i tagli nella versione italiana, ma i frammenti sono stati ripristinati nell'edizione in DVD. Fondamentale la bellezza "opalina, morbida e perfetta" della protagonista Corinne Cléry (la quale, dopo essere divenuta celebre con questa pellicola, ha lavorato parecchio in Italia ed è stata anche una bond girl nel film "Moonraker - Operazione spazio" del 1979). Nel cast anche Udo Kier (René), Anthony Steel (sir Stephen) e Li Sellgren (Jacqueline, la bionda modella che «O» seduce e introduce a sua volta a Roissy).

15 luglio 2012

The pet – La sottomissione di Mary (D. Stevens, 2006)

The pet – La sottomissione di Mary (The Pet)
di D. Stevens – USA 2006
con Pierre Dulat, Andrea Edmondson
*

Visto in divx, con Sabrina.

Dopo aver perso l’amato cane, un riccone decide di sostituirlo “allevando” una ragazza (consenziente) come se fosse un animale domestico: nuda, con collare e guinzaglio, obbligo di dormire in gabbia, e così via. Il soggetto di partenza (sul tema del ‘pet play’) sarebbe stato anche interessante, ma l'esigenza di sviluppare la trama a ogni costo porta ben presto il film in tutt’altre direzioni: l’erotismo (quel poco che c’era) si perde per strada quando la sceneggiatura vira in una sottotrama sul traffico illegale di esseri umani e di donatori di organi, dalla quale la pellicola ha tutto da perdere. Regia, recitazione e confezione tecnica, in ogni caso, sono sotto il livello di guardia.

3 febbraio 2012

Sex and Zen III (Aman Chang, 1998)

Sex and Zen III (Yu pu tuan III: zhi guan ren wo yao)
di Aman Chang – Hong Kong 1998
con Karen Yeung, Timothy Zhao
*

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Ancora prodotto – come il secondo – da Wong Jing, il terzo film della serie è quello che meno tiene fede al proprio titolo: di "zen", ormai, non c'è proprio traccia! La pellicola si discosta dalle precedenti anche per il tono generale, che mette da parte l'ironia e gli elementi fantastici in favore di un impanto melodrammatico che a tratti sfocia addirittura nel torture movie. Tre ragazze povere – Susan (Karen Yeung), Fanny (Tung Yi) e Chinyun (Chung Chun) – vengono vendute dalle rispettive famiglie al bordello di madame Tall Kau (Chik King-Man), dove vengono addestrate per diventare esperte prostitute. Susan si innamora, ricambiata, dello studente Chu Chi-Ang (Timothy Zhao), scatenando la gelosia di Fanny, che la accusa di aver ucciso il mercante di cavalli Sir Lui (Elvis Tsui). Richiamato da Chinyun, sarà proprio il giovane Chu, che nel frattempo è diventato un magistrato (e ha appreso straordinarie tecniche sessuali da un misterioso giustiziere), a salvarla dalla terribile prigione in cui è stata rinchiusa. Rispetto ai due film precedenti mancano gli attori di spicco (se si eccettua il solito Elvis Tsui) e soprattutto l'umorismo demenziale. Se aggiungiamo che la trama è piatta e prevedibile, che la sceneggiatura è raffazzonata (i pochi spunti interessanti non vengono poi approfonditi), ma soprattutto che nessuna delle attrici ha il carisma o la carica erotica di Shu Qi, di Amy Yip o delle altre interpreti dei film precedenti, si capisce perché questo capitolo è decisamente il meno riuscito della saga.

2 febbraio 2012

Sex and Zen II (Chin Man Kei, 1996)

Sex and Zen II (Yu pu tuan II: yu nu xin jing)
di Chin Man Kei – Hong Kong 1996
con Loretta Lee, Shu Qi
**

Visto in divx.

La trama del secondo episodio di "Sex and zen" (prodotto da Wong Jing, prolifico filmmaker hongkonghese specializzato in pellicole trash e di exploitation) non ha legami con il precedente, anche se non mancano alcuni deboli riferimenti interni. Ispirato dalle imprese di Lawrence Ng nel primo film, infatti, il ricco e potente Sai Moon Kin (Elvis Tsui) fortifica la propria virilità e si pone l'obiettivo di conquistare più donne possibile, non esitando ad approfittare anche della giovane e bellissima moglie (Shu Qi) del suo figlio ritardato. Ma ignora che questa è in realtà una perfida strega, la "Signora del Miraggio", che ha il potere di risucchiare le energie di tutti coloro con cui fa l'amore, uomini o donne che siano. A sconfiggerla ci penserà l'altra figlia di Sai, Yiau (Loretta Lee), che si veste da ragazzo e indossa una cintura di castità, aiutata da un misterioso giustiziere, Uomo di Ferro, e da un giovane studente lascivo con il membro di metallo (alla "Tetsuo"). Dopo un inizio grezzo e grottesco, ricco di gag bizzarre e demenziali quanto e più quelle del primo film (la gara di eiaculazione ce la potevano risparmiare!), i toni della pellicola virano decisamente verso il fantasy/horror nello stile di "Storia di fantasmi cinesi", seppur con una robusta dose di sesso (ma sempre nei limiti del softcore). E non manca un certo fascino visivo, fra creature demoniache e spettrali, veli fluttuanti, una fotografia colorata ed eterea. Ingegnosa la trovata del veleno che condanna a morte chi lo ingerisce a meno che non faccia l'amore con una donna entro un'ora, e memorabile il duello finale all'ultimo orgasmo fra Loretta Lee e Shu Qi. In effetti, i fan di quest'ultima – tra cui c'è anche il sottoscritto – non resteranno delusi: la splendida interprete, a inizio carriera (si tratta praticamente del suo debutto), si concede allo spettatore con generosità ed è protagonista delle sequenze più hot. D'altronde, prima di diventare una diva mainstream, si è fatta le ossa proprio con pellicole come queste, e per lungo tempo ha faticato a togliersi di dosso la fama di attrice di film "Category III". Anche Elvis Tsui, che interpretava il mercante di seta nel film precedente, è uno dei volti (e corpi) maschili più noti del genere: sarà l'unico attore ad apparire in tutti e tre i capitoli della serie (pur interpretando personaggi sempre diversi).

1 febbraio 2012

Sex and Zen (Michael Mak, 1991)

Sex and Zen (Yu pu tuan zhi: tou qing bao jian)
di Michael Mak – Hong Kong 1991
con Lawrence Ng, Amy Yip
*1/2

Rivisto in divx.

Primo di una fortunata serie di "Category III" (le pellicole hongkonghesi vietate ai minori, di cui è il campione d'incassi di sempre) e ispirato da un classico romanzo erotico cinese del diciassettesimo secolo ("Il tappeto da preghiera di carne" di Li Yu, che è poi il sottotitolo della versione italiana), è un film che – com'è tipico del cinema di Hong Kong in generale – si caratterizza per una continua alternanza di registri, passando senza vergogna dalla farsa boccaccesca e demenziale al melodramma di ambientazione storica e dai toni tragici, un mix che può certamente lasciare perplesso uno spettatore occidentale. Proprio il diffuso sense of humour, in ogni caso, ne rende in parte interessante la visione. Il giovane Mei Yeung-Sheng, lascivo e donnaiolo, si fa trapiantare il membro di un cavallo per conquistare la moglie di un rozzo venditore di tessuti. Mentre però è lontano da casa, passando da un'avventura amorosa all'altra, la sua stessa consorte viene sedotta e abbandonata: la ritroverà in un bordello. Alternando scene spinte (ma mai completamente esplicite, anche se le nudità femminili abbondano, così come amplessi, masturbazioni, rapporti saffici e sadomaso) e altre decisamente comiche o grottesche (quando i due elementi non coesistono, come nelle sequenze del flauto o del pennello), il film procede fra alti e bassi con una struttura a episodi che si chiude nel finale all'insegna della morale "chi la fa l'aspetti", ovvero "ogni azione ha delle conseguenze". La pettoruta Amy Yip, già celebre per "Erotic Ghost Story", è la diva per eccellenza di questo genere cinematografico, mentre il protagonista Lawrence Ng è più noto come interprete di serie televisive. Nel cast figurano anche Kent Cheng (il chirurgo) e Carrie Ng (la proprietaria del bordello), oltre a Lo Lieh (il bandito), Elvis Tsui (il mercante di seta), Mari Ayukawa (sua moglie), Isabella Chow e Rena Murakami (le due dame cugine). Nel corso degli anni novanta sono usciti due seguiti (con storie in realtà indipendenti) e, di recente, anche una versione in 3D (naturalmente approdata subito nelle nostre sale, quando invece i film hongkonghesi d'autore sono ormai regolarmente trascurati dai distributori italiani).

30 agosto 2011

Le déclic (Jean-Louis Richard, 1985)

Declic - Dentro Florence (Le déclic)
di Jean-Louis Richard – Francia 1985
con Florence Guérin, Jean-Pierre Kalfon
*

Visto in divx alla Fogona.

L'ingegnoso Dottor Fez mette a punto un marchingegno che, tramite la suggestione post-ipnotica, provoca a distanza uno stato di eccitazione sessuale, e lo sperimenta sulla giovane e bella Claudia, fredda e inibita moglie di un losco uomo d'affari, trasformandola in una ninfomane. Tratto dal fumetto "Il gioco" di Milo Manara (che ha collaborato allo storyboard, oltre ad aver fatto da "consulente" per scenografie e costumi: sui titoli di coda ci sono i suoi disegni), di cui sposta l'ambientazione in Louisiana (lo scenario "esotico" è un classico delle pellicole softcore), è un film pruriginoso goffo e senza stile. A parte le grazie della Guérin (che però si conferma incapace di recitare), offre soprattutto svariati momenti di ridicolo involontario, cui non giova certo una colonna sonora fin troppo invadente. Alcune scene sarebbero state girate da Bob Rafelson.

16 settembre 2006

Gradiva (Alain Robbe-Grillet, 2006)

Gradiva (C'est Gradiva qui vous appelle)
di Alain Robbe-Grillet – Francia/Belgio 2006
con James Wilby, Arielle Dombasle
*1/2

Visto al cinema Gnomo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia).

Un giovane studioso che sta scrivendo un libro su Eugene Delacroix in una casbah marocchina, in prossimità di Marrakech, rimane invischiato in una misteriosa vicenda quando incrocia per le strade una donna bionda che potrebbe essere il fantasma di una concubina uccisa da un sultano oltre un secolo prima. Strani incontri lo portano poi nelle stanze di un misterioso cabaret dove vengono inscenati spettacoli sadici e dove giovani ragazze vengono torturate e uccise. Ma è verità o finzione? Un film erotico soft e sadomaso che ricorda i fumetti di Milo Manara e alcune pellicole degli anni '70 come "Histoire d'O". Se l'atmosfera onirica e irreale può sembrare a tratti lynchiana, la scarsa qualità delle intepretazioni (con l'eccezione di Dany Verissimo nella parte della giovane schiava-amante del protagonista) impedisce di prendere la vicenda troppo sul serio. Il regista, ultraottantenne, non è nuovo a film di questo tipo: celebre intellettuale, scrittore e saggista, è stato – fra le altre cose – lo sceneggiatore de "L'anno scorso a Marienbad" di Alain Resnais. Questo è il suo ultimo film. Il nome Gradiva è ispirato a un romanzo del 1903 di Wilhelm Jensen, del quale Sigmund Freud scrisse una celebre interpretazione psicanalitica.