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2 giugno 2023

Odio implacabile (Edward Dmytryk, 1947)

Odio implacabile (Crossfire)
di Edward Dmytryk – USA 1947
con Robert Young, Robert Mitchum, Robert Ryan
**1/2

Visto in TV (RaiPlay).

A Washington, subito dopo la guerra, un giovane soldato (George Cooper) viene accusato di aver ucciso un uomo (Sam Levene) che aveva appena conosciuto in un locale. A indagare su di lui, perplesso dall'apparente assenza di un movente, è il capitano di polizia Finlay (Robert Young), mentre il suo commilitone Keeley (Robert Mitchum), convinto della sua innocenza, cerca in ogni modo di proteggerlo. In effetti il vero colpevole è un altro soldato, Montgomery (Robert Ryan), mosso da un odio viscerale e razzista. Da un soggetto del futuro regista Richard Brooks, dove però la vittima era un omosessuale (lo sceneggiatore John Paxton fu costretto a cambiare le caratteristiche del personaggio, trasformandolo in un ebreo, in osservanza al codice Hays, che vietava di rappresentare l'omosessualità sullo schermo), un noir poliziesco "a tema" per stigmatizzare l'intolleranza verso il diverso, che si tratti di omofobia (comunque implicita), antisemitismo o qualsiasi tipo di odio "a priori". Fra le righe, si sfiorano anche temi come il difficile reintegro dei soldati nella società civile dopo la guerra. L'impostazione è corale, dando spazio di volta in volta ai diversi personaggi, buoni o cattivi che siano. Oggi può sembrare un po' schematico, e fin troppo didascalico nel suo messaggio, ma resta di buona fattura a livello di scrittura, recitazione e regia. Piccole parti per Gloria Grahame (la prostituta Jinny), Paul Kelly, Steve Brodie. Ottimo il riscontro critico: cinque candidature agli Oscar – miglior film, regista, sceneggiatura, attore non protagonista (Ryan) e attrice non protagonista (Grahame) – e un premio a Cannes.

8 dicembre 2022

Sangue sulla luna (Robert Wise, 1948)

Sangue sulla luna (Blood on the Moon)
di Robert Wise – USA 1948
con Robert Mitchum, Barbara Bel Geddes
***

Rivisto in TV (RaiPlay).

Richiamato dall'amico Riling (Robert Preston), che ha bisogno del suo aiuto nella faida con l'allevatore Lufton (Tom Tully), il mandriano vagabondo Jim Garry (Robert Mitchum) scende dalle montagne per unirsi a lui, ma si rende presto conto che è l'amico a essere dalla parte del torto. Fingendo di battersi per i diritti dei contadini, infatti, Riling sta usando metodi criminali per costringere il rivale a cedergli il suo bestiame. In preda agli scrupoli di coscienza, e innamoratosi della figlia di Lufton, Emma (Barbara Bel Geddes), Jim cambia perciò campo... Tratto da un romanzo di Luke Short, un western archetipico e passato alla storia per le evidenti commistioni con il genere noir, da cui prende numerosi aspetti: sia visivi (la fotografia di Nicholas Musuraca, molto cupa e scura, spesso in controluce, che si esalta nelle numerose scene notturne) sia contenutistici (l'ambiguità dei personaggi, a partire da un protagonista anti-eroe e perdente, passando per comprimari come la femme fatale – la sorella di Emma, Carol (Phyllis Thaxter), segretamente alleata coi banditi – e il criminale carismatico, il tutto al servizio di dilemmi morali e riflessioni sull'amicizia e l'integrità personale). Ne risulta un mondo sporco, "fangoso", complicato e realistico (vedi anche la rissa nel locale fra Jim e Riling, che lascia anche il primo, pur vincitore, malconcio e sanguinante: richiese tre giorni di riprese). Il complesso intreccio è ricco di momenti e personaggi interessanti – come il vecchio agricoltore Kris (Walter Brennan), che perde il proprio figlio nella faida, o l'infido agente indiano Morgan (Frank Faylen), in combutta con Riling – ed è sostenuto dalla solida regia di Wise, al debutto nel western. L'espressione indiana "c'è sangue sulla luna" indica aria di tempesta. In Italia il film è noto anche con il titolo "Vento di terre selvagge".

29 marzo 2021

Marlowe, il poliziotto privato (D. Richards, 1975)

Marlowe, il poliziotto privato (Farewell, My Lovely)
di Dick Richards – USA 1975
con Robert Mitchum, Charlotte Rampling
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

Il detective privato Philip Marlowe (Robert Mitchum) viene incaricato dall'energumeno Moose Malloy (Jack O'Halloran), appena uscito di prigione, di rintracciare la sua ragazza di un tempo, Velma Valento, misteriosamente scomparsa. E nel corso delle indagini scoprirà che lo stesso Moose è oggetto di una caccia all'uomo... Secondo adattamento cinematografico (dopo "L'ombra del passato" di Edward Dmytryk) del romanzo "Addio, mia amata" di Raymond Chandler. L'ottimo cast (con Charlotte Rampling, Sylvia Miles, John Ireland, John O'Leary, Harry Dean Stanton, Anthony Zerbe, Walter McGinn e persino un giovane Sylvester Stallone) e una regia anonima ma professionale sono al servizio di una storia apparentemente ingarbugliata, ma in cui alla fine tutti i nodi vengono sciolti. Il valore aggiunto comunque è Mitchum, che dona al personaggio notevoli sfumature (il senso dell'umorismo, con la battuta sempre pronta, ma anche una dose di fatalità e di cinismo amplificata dall'età). La bella atmosfera (la Los Angeles degli anni Quaranta, mentre Joe DiMaggio batte ogni record nel baseball e dall'Europa giungono venti di guerra), i costumi e la musica fanno il resto. Mitchum tornerà nei panni del personaggio anche nel successivo "Marlowe indaga" del 1978, il che lo rende l'unico attore ad aver interpretato il ruolo due volte.

14 marzo 2019

Il tesoro di Vera Cruz (Don Siegel, 1949)

Il tesoro di Vera Cruz (The Big Steal)
di Don Siegel – USA 1949
con Robert Mitchum, Jane Greer
**

Visto in TV.

Giunto in Messico sulle tracce di Jim Fisher (Patric Knowles), rapinatore che gli ha sottratto un milione di dollari destinati alle paghe dell'esercito statunitense, il tenente Douglas Anderson (Robert Mitchum) è inseguito a sua volta dal proprio superiore, il capitano Blake (William Bendix), convinto che il responsabile del furto sia invece lui. Con l'aiuto della spigliata Joan Graham (Jane Greer), anche lei con un conto da regolare con Fisher, i due si lanciano all'inseguimento dell'uomo lungo le polverose strade messicane. Ma ignorano di essere tutti tenuti sott'occhio dall'ispettore locale Ortega (Ramón Novarro), che gioca con loro come il gatto con i topi... I classici ingredienti del noir, trasfigurati in un'avventura solare e divertente (anche se latitano sia il realismo che la tensione), quasi un remake de "La collana insanguinata" di Robert Wise, uscito l'anno prima: una caccia al tesoro a base di inseguimenti (e qualche colpo di scena finale) in un paese straniero. A questo proposito, non mancano alcuni divertenti scambi idiomatici (la ragazza è l'unica fra gli americani a parlare lo spagnolo, mentre l'ispettore messicano si impappina spesso con i modi di dire inglesi). Mitchum e la Greer tornavano a fare coppia sullo schermo due anni dopo "Le catene della colpa". Forse Peckinpah si ricorderà del film al momento di farne una versione più violenta e sardonica con "Voglio la testa di Garcia". Ne esiste una versione colorizzata.

12 aprile 2017

I cinque volti dell'assassino (J. Huston, 1963)

I cinque volti dell'assassino (The list of Adrian Messenger)
di John Huston – USA 1963
con George C. Scott, Jacques Roux
**

Visto in divx.

Questo film è passato alla storia, più che per il suo reale valore (è un giallo vecchio stile, ambientato in Gran Bretagna, tratto da un romanzo di Philip MacDonald), per la trovata pubblicitaria di accreditare sulle locandine e nei titoli di testa cinque attori di punta (Tony Curtis, Burt Lancaster, Robert Mitchum, Kirk Douglas e Frank Sinatra) che recitano camuffati con maschere di gomma praticamente per l'intero film. Uno di essi, in effetti, è l'assassino, che alterna numerosi travestimenti per portare a termine i suoi loschi piani, mentre gli altri sono soltanto comprimari utilizzati per intorbidare le acque: ben sapendo che lo spettatore (visti i limiti del trucco dell'epoca) si sarebbe accorto quando il volto di un personaggio era finto, Huston e i produttori pensarono di aggiungere altri personaggi mascherati, che fossero sospettabili in ugual misura. La trama vede lo scrittore inglese Adrian Messenger (John Merivale) chiedere all'amico Anthony Gethryn (George C. Scott), agente segreto ora in pensione, di indagare su una lista di nomi: si tratta di persone di varia estrazione sociale, apparentemente senza legami fra loro, rimaste tutte vittima in tempi recenti di misteriose "morti accidentali". Quando lo stesso Adrian scompare in un incidente aereo, Anthony si convince che sia all'opera un misterioso assassino. Con l'aiuto del francese Raoul Le Borg (Jacques Roux), unico sopravvissuto allo stesso disastro aereo e innamorato della cugina di Adrian, Lady Jocelyn (Dana Wynter), il detective focalizzerà i sospetti su George Brougham, "pecora nera" di una famiglia ricca e aristocratica, che prima di ereditarne il patrimonio intende cancellare ogni traccia di un misfatto da lui compiuto durante la guerra, eliminando uno a uno i possibili testimoni... Per il regista si trattò di una pellicola di poco impegno, da girare mentre era in villeggiatura nella sua casa in Irlanda, e con lunghe sequenze incentrate su una delle sue passioni: la caccia alla volpe. E infatti, se la prima parte punta tutte le sue carte sui numerosi travestimenti dell'assassino, l'ultima mezz'ora si ravviva grazie al setting nel mondo dell'aristocrazia britannica. Piccole parti per "vecchie glorie" come Clive Brook, Gladys Cooper e Herbert Marshall.

20 febbraio 2015

Le catene della colpa (Jacques Tourneur, 1947)

Le catene della colpa (Out of the Past)
di Jacques Tourneur – USA 1947
con Robert Mitchum, Jane Greer
***

Rivisto in divx.

L'ex detective privato Jeff Markham (Mitchum), ritiratosi sotto falso nome a gestire una stazione di servizio in una cittadina di provincia, deve fare i conti con il proprio passato quando viene contattato dal gangster Whit Sterling (Kirk Douglas) che vorrebbe che tornasse a lavorare per lui dopo una "incomprensione" avvenuta tre anni prima. Sterling aveva infatti incaricato Markham di rintracciare la sua fidanzata Kathie Moffat (Jane Greer), scappata con quarantamila dollari; ma una volta trovata la ragazza ad Acapulco, Jeff se ne era innamorato e l'aveva aiutata a fuggire: troppo tardi si era reso conto che la donna era un'infida ingannatrice, pronta a manipolare chiunque per il proprio interesse. Da un romanzo di Geoffrey Homes (alias Daniel Mainwaring), sceneggiato in collaborazione con James M. Cain, un torbido noir dalla trama complessa e che presenta tutte le caratteristiche portanti del genere: contenutistici (il duro dai modi spicci, la donna fatale, il passato che ritorna e che presenta il conto) e strutturali (la narrazione in flashback, la voce fuori campo, la fotografia in bianco e nero contrastata e d'atmosfera). Grande la prova degli interpreti: un Mitchum solido ma fragile (nel contrapporlo a Douglas, la pellicola mette a confronto le due "fossette" più celebri di Hollywood) e una Greer bella e ambigua al punto giusto (che aveva già recitato per Tourneur ne "Il bacio della pantera", stesso film da cui proviene il direttore della fotografia Nicholas Musuraca). Nel cast anche Rhonda Fleming e Paul Valentine. Nella versione italiana sono state tagliate numerose scene con Ann Miller (Virginia Huston), la ragazza "locale" di Jeff, e Jim, l'aiutante dello sceriffo che gliela contende.

3 dicembre 2010

La magnifica preda (O. Preminger, 1954)

La magnifica preda (River of no return)
di Otto Preminger – USA 1954
con Robert Mitchum, Marilyn Monroe
**

Rivisto in DVD, con Martin.

Matt Calder (Mitchum), ex galeotto e ora contadino che vive con il figlioletto presso un fiume ai margini della frontiera, salva dalle rapide e accoglie nella propria casa il giocatore d'azzardo Weston (Rory Calhoun) e la ballerina di saloon Kay (Marilyn), diretti in città dove intendono registrare una concessione d'oro che l'uomo ha vinto alle carte. Pur di giungere alla meta il più presto possibile, Weston ruba il cavallo e il fucile di Calder, lasciandolo disarmato in mezzo ai territori indiani insieme al bambino e alla ragazza: e quando i pellerossa attaccheranno la fattoria, i tre saranno costretti a tentare una difficile fuga con la zattera sulle acque insidiose di quello che gli indiani chiamano "il fiume senza ritorno". Western dall'insolita ambientazione fluviale, il film ha i suoi punti di forza nei bellissimi paesaggi (è stato girato in Canada, e l'ambientazione è resa vivida dalla fotografia a colori e dal Cinemascope che Preminger utilizzava per la prima volta) e nella fisicità carismatica dei due protagonisti, che nel corso del viaggio impareranno a conoscersi e, ovviamente, a innamorarsi. Meno efficace invece la sceneggiatura, ricca di luoghi comuni e povera di dialoghi memorabili. Ma lo showdown finale in città fra Calder (che deve farsi perdonare dal figlio il fatto di aver sparato alle spalle a un uomo per difendere un amico) e l'infido Weston offre alcuni spunti interessanti, con il bambino che deve intervenire per salvare il padre. Marilyn canta diverse canzoni, fra cui "One Silver Dollar" (con corsetto rosso e calze a rete), "Down in the Meadow" e la title song "River of No Return". Sia lei che Mitchum avevano già avuto o avranno a che fare con fiumi e rapide, rispettivamente in "Niagara" e ne "La morte corre sul fiume". Durante la lavorazione, il regista e la diva ebbero da ridire l'uno dell'altra: Marilyn considerava la pellicola come il peggior film della sua carriera, mentre Preminger affermò che "dirigere Marilyn è come dirigere Lassie, ci vogliono quattordici ciak prima che abbai nel modo giusto". In ogni caso, il risultato – pur non facendo gridare al capolavoro – non è completamente da buttar via: si tratta di un piacevole esempio di cinema "medio" hollywoodiano dell'epoca. Poco sensato il titolo italiano.

28 maggio 2009

L'erba del vicino è sempre più verde (S. Donen, 1960)

L'erba del vicino è sempre più verde (The grass is greener)
di Stanley Donen – GB 1960
con Cary Grant, Deborah Kerr
**

Visto in divx, con Marisa.

Una coppia di nobili inglesi (Grant e la Kerr), in ristrettezze economiche, ha trasformato il proprio castello in un museo aperto al pubblico. Un giorno, fra i turisti in visita, giunge un miliardario americano (Robert Mitchum) che si innamora della lady, ricambiato. Il marito, senza perdere il suo aplomb britannico, cercherà di riconquistare la consorte con l'aiuto di una vecchia amica (Jean Simmons) e del fedele maggiordomo (Moray Watson). Commedia alla Noël Coward, chiaramente ispirata a un lavoro teatrale (di Hugh Williams e Margaret Vyner), visto che è estremamente verbosa e si svolge (quasi) sempre fra le quattro mura del castello. Mi è parsa un po' scontata e non particolarmente avvincente, a dire il vero, nonostante gli interpreti. Ma probabilmente era da guardare in lingua originale, visto che molti giochi di parole si basano sulle differenze fra l'inglese britannico e americano. Divertenti i titoli di testa, con i protagonisti e la troupe impersonati da alcuni neonati.

8 febbraio 2009

Seduzione mortale (O. Preminger, 1952)

Seduzione mortale (Angel face)
di Otto Preminger – USA 1952
con Robert Mitchum, Jean Simmons
***1/2

Visto in DVD.

Frank, conducente di ambulanze ed ex pilota automobilistico, viene assunto come autista presso una ricca famiglia di Beverly Hills e diventa l'amante di Diane, la giovane figlia del padrone (uno scrittore fallito che si è risposato con una miliardaria). Ma la ragazza, che detesta la matrigna, cerca di coinvolgerlo nell'assassinio della donna. Un bel noir, pieno di fascino e di momenti memorabili, realizzato su commissione da Preminger (che era stato "prestato" dal suo solito produttore Darryl F. Zanuck alla RKO di Howard Hughes) in soli diciotto giorni, dopo aver riscritto la sceneggiatura che all'inizio aveva trovato "orrenda". Il risultato, invece, verrà definito dallo stesso regista "un incidente interessante": in realtà è uno dei suoi lavori migliori, disilluso e pessimista, ricco di personalità e di fatalismo. Con una regia elegante, sicura ed efficace, aiutata dalla grande interpretazione dei due protagonisti (per la Simmons, imposta dalla produzione, si trattava del primo film americano) e dall'ottima colonna sonora di Dimitri Tiomkin, Preminger sforna una pellicola che se da un lato sembra aderire perfettamente alle regole del genere (vedi il "perdente" interpretato da Mitchum con la sua consueta fisicità, che non riesce a evitare di farsi coinvolgere negli intrighi della femme fatale nonostante sia consapevole che "il testimone innocente è sempre quello che ci rimette"; ma anche la contrapposizione fisica e morale fra le due figure femminili che si contendono Frank, Diane e la sua fidanzata Mary, l'una bruna e tormentata e l'altra bionda e solare), dall'altro se ne discosta soprattutto per il personaggio della Simmons, dark lady atipica e ossessionata, ambigua e votata all'autodistruzione, che si pente delle sue azioni e non regge al peso della propria coscienza (splendida la scena in cui si aggira silenziosa per la casa ormai vuota). Il senso di ineluttabilità è accresciuto anche dalla consapevolezza delle imposizioni del codice Hays, che costringeva gli sceneggiatori dell'epoca a punire in qualche modo i "cattivi". Debitore forse per alcuni spunti a "Femmina folle" e a "Il postino suona sempre due volte", il film potrebbe aver ispirato a sua volta il finale di "Jules e Jim" di Truffaut (che lo conosceva e lo amava molto).