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16 marzo 2021

Manhunter (Michael Mann, 1986)

Manhunter - Frammenti di un omicidio (Manhunter)
di Michael Mann – USA 1986
con William Petersen, Tom Noonan
**

Rivisto in divx.

Per catturare "Dente di fata" (Tooth Fairy, "fatina dei denti", nella versione originale), sfuggente serial killer che colpisce ogni plenilunio uccidendo intere famiglie, l'investigatore Will Graham (Petersen) viene incaricato di tracciare il profilo psicologico del criminale. La questione si fa personale quando l'assassino (Tom Noonan), imbeccato dal "collega" Hannibal Lecktor (Brian Cox), psichiatra pazzo che fu arrestato tre anni prima proprio da Graham, prende di mira la famiglia stessa del detective... Dal romanzo "Il delitto della terza luna" di Thomas Harris, primo volume del ciclo di Hannibal Lecter (che qui però è solo una figura minore: e la sceneggiatura, oltre a cambiarne il cognome, "glissa" sul suo cannibalismo), un thriller dall'andamento monotono e con atmosfere quasi da giallo all'italiana, compreso un protagonista inespressivo. Ma a metà strada, quando l'attenzione si sposta dal buono al cattivo, alle prese con una ragazza cieca (Joan Allen), sembra quasi diventare un altro film (non migliore del precedente, ma comunque più intrigante e originale). Più che cinematografico, il linguaggio sembra quello delle serie tv (e non è affatto un complimento!), tanto che alcuni critici citano la pellicola come modello per successivi serial polizieschi procedurali o forensi come "CSI" (con lo stesso Petersen). La regia del sopravvalutato Mann (anche sceneggiatore) è a lunghi tratti piuttosto dozzinale e non riesce a rendere nessuna scena memorabile: in effetti avevo già visto il film anni fa, ma non mi aveva lasciato nulla nella memoria, tanto che è stato come vederlo per la prima volta. Fotografia di Dante Spinotti. Nella (discutibile) colonna sonora elettronica, anche alcuni brani di Kitaro. Dopo che il personaggio di Lecter diventerà popolare grazie all'interpretazione di Anthony Hopkins nell'adattamento del successivo libro, "Il silenzio degli innocenti", di questo sarà realizzato un remake nel 2002 ("Red dragon", come il titolo originale del romanzo) proprio con Hopkins (ed Edward Norton).

14 settembre 2017

Heat - La sfida (Michael Mann, 1995)

Heat - La sfida (Heat)
di Michael Mann – USA 1995
con Al Pacino, Robert De Niro
**

Visto in TV, con Sabrina.

Al Pacino e Robert De Niro, oltre ad essere i due attori italo-americani più celebri degli anni settanta, protagonisti di tanti capolavori a opera di registi come Scorsese, Coppola e Lumet, sono accomunati nel nostro paese dall'aver avuto per lungo tempo lo stesso doppiatore, l'eccellente Ferruccio Amendola. La curiosità maggiore nel vederli insieme sullo schermo era dunque quella di scoprire a quale dei due Amendola avrebbe dato la voce nella versione italiana. La risposta è a De Niro: Pacino viene invece affidato a Giancarlo Giannini, che comunque l'aveva già doppiato in passato. Quanto al film, l'ho trovato estremamente sopravvalutato (cosa che penso, fra l'altro, di tutto il cinema di Mann). Troppo lungo (quasi 3 ore!), estenuante e noioso, fatica tremendamente a ingranare senza poi ricompensare adeguatamente lo spettatore per l'attesa. Vincent Hanna (Pacino), tenente di polizia nevrotico e ossessionato dal proprio lavoro, indaga su una banda di violenti rapinatori capeggiati da Neil McCauley (De Niro). Questi progetta un ultimo colpo prima di fuggire dal paese e ritirarsi a vita privata: ma il destino vorrà diversamente. Presentato (ancor più dal sottotitolo italiano) come un film imperniato sulla "sfida" fra i due grandi divi, in realtà è un thriller del tutto convenzionale, con una trama stiracchiata e caratterizzazioni prive di complessità (anche se è da apprezzare il retrogusto malinconico: Mann ha dichiarato di essersi ispirato a "Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide" di Jean-Pierre Melville e ad altri polar francesi, anche se in realtà la pellicola è un remake di un tv movie da lui stesso realizzato nel 1989, "Sei solo, agente Vincent"). Le tanto osannate sequenze d'azione (le due rapine e lo scontro finale) fanno rimpiangere sia il cinema degli anni settanta che quello – coevo – di Hong Kong (da salvare la sparatoria in strada), mentre la sfida (intellettuale?) fra guardia e ladro è portata sullo schermo senza particolare originalità e tensione, anche perché gli schemi di ragionamento dei due sono assai simili (le "due facce di una stessa medaglia", commentava già ironicamente Nanni Moretti in "Aprile") e mai si percepisce un reale scontro di personalità. Di fatto, nonostante il dialogo al momento del loro primo incontro (che giunge solo a metà film, e girato con un semplice campo/controcampo), nulla davvero li lega o li divide per tutta la pellicola, a parte (banalmente) lo stare su lati opposti della barricata. A livello di interpretazioni, buono De Niro, particolarmente misurato: non si può dire altrettanto di un Pacino che recita di maniera e fa il verso a sé stesso. Nel resto dell'affollato cast (che comprende anche Tom Sizemore, Wes Studi, Diane Venora, Amy Brenneman, Ashley Judd, Tom Noonan, Hank Azaria, Danny Trejo), nessuno si eleva al di sopra del rango di comprimario (come Val Kilmer o Jon Voight) o macchietta (come Kevin Gage). Note di demerito particolari, però, vanno agli inutili personaggi femminili, corpi assolutamente estranei nelle vite degli uomini, che infatti – come dice lo stesso De Niro – possono abbandonarle in qualsiasi momento se se ne presentasse la necessità. Della figlia adottiva del poliziotto (Natalie Portman) addirittura lo spettatore si dimentica completamente, fino a quando non riappare nel finale con il suo tentato suicidio. In ogni caso, lo status di cult movie di cui gode il film è dovuto quasi esclusivamente alla coppia di interpreti, che pure condivideranno lo schermo per sei minuti a dir tanto.

29 ottobre 2007

L'ultimo dei Mohicani (M. Mann, 1992)

L'ultimo dei Mohicani (The last of the Mohicans)
di Michael Mann – USA 1992
con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe
**

Visto in DVD, con Hiromi.

Nathan “Occhio di Falco” (Daniel Day-Lewis), trapper bianco adottato dagli indiani Mohawk, e i suoi compagni, pur rifiutando di prender parte alla guerra fra inglesi e francesi nelle colonie americane come parte di una milizia civile, ne restano coinvolti quando cercano di salvare le due giovani figlie (Madeleine Stowe e Jodhi May) di un colonnello britannico dalla sete di vendetta di un indiano Urone che si è alleato con i francesi. Tratto dal classico romanzo di Fenimore Cooper (ma pare che la sceneggiatura si basi più sulle precedenti versioni cinematografica del 1920 e del 1936 che non sul libro), un filmone d'avventura fin troppo tradizionale e vecchio stile, di puro intrattenimento e anche di buona fattura, ma piuttosto superficiale a livello di personaggi e di contenuti: fosse stato realizzato negli anni '50 mi avrebbe probabilmente colpito di più. Alla figura del protagonista si è ispirato Gianfranco Manfredi per l'aspetto del suo Magico Vento, ma (per restare in tema di fumetti) il film ricorda semmai le più stereotipate avventure di Tex Willer, soprattutto nella seconda parte, con personaggi poco caratterizzati e situazioni prevedibili e mai coinvolgenti fino in fondo. Improbabile, per esempio, come in ben due attacchi a tradimento contro una colonna di soldati inglesi muoiano sempre tutti tranne l'ufficiale Hayward e le due ragazze, personaggi che evidentemente devono sopravvivere fino alla fine soltanto per esigenze di copione. Fra le poche sorprese, nel finale si scopre che "l'ultimo dei mohicani" non è Daniel Day-Lewis ma uno dei suoi compagni. Ai bei paesaggi del Nord America si sovrappone un tema musicale invadente e onnipresente, ormai indissolubilmente legato a un celebre spot pubblicitario. Chi lo sa, magari il film sarebbe stato migliore se a dirigerlo ci fosse stato un regista visionario e coraggioso come Werner Herzog, anziché uno piatto e derivativo come Mann.

27 luglio 2007

Insider (Michael Mann, 1999)

Insider – Dietro la verità (The insider)
di Michael Mann – USA 1999
con Al Pacino, Russell Crowe
**1/2

Visto in DVD.

Se c'è un genere cinematografico nel quale gli americani eccellono, è quello di denuncia. A dire il vero non ne vado pazzo, però questo "Insider" è solido e ben fatto, e può contare su due ottimi attori molto abili a interpretare due personaggi integri e coraggiosi (anche se le loro motivazioni, soprattutto quelle di Crowe, sono un po' ambigue). Si ispira alla storia vera di Jeffrey Wigand, scienziato e responsabile del settore ricerca e sviluppo di una grande industria del tabacco, che (dopo essere stato licenziato perché contrario a manipolare chimicamente la nicotina per aumentarne la capacità di assuefazione) venne convinto dal giornalista televisivo Lowell Bergman a rivelare pubblicamente tutte le menzogne dei suoi capi. I magnati del tabacco, proprio come una famiglia mafiosa, provarono a fermarlo in tutti i modi, dalle velate minacce a lui e ai suoi familiari fino al tentativo di screditarlo con una campagna stampa diffamatoria, e riuscirono addirittura a "convincere" la CBS a non mandare in onda l'intervista. Ma alla fine, grazie alla caparbietà di Bergman, la verità trionfò e portò alla prima causa vincente, con relativa richiesta di indennizzo, contro le industrie del tabacco. Il film ha forse qualche lungaggine di troppo nella parte centrale, e sarebbe stato meglio sfrondare un po' di scene relative alla famiglia di Wigand. Meglio invece la parte finale, incentrata sul potere del giornalismo d'inchiesta, che ricorda pellicole come "Tutti gli uomini del presidente" e "Good night, and good luck", anche se rende il film un po' disequilibrato (nell'ultima mezz'ora Crowe quasi scompare dalla pellicola). Curioso parallelo fra i due protagonisti, quando escono per l'ultima volta dai rispettivi luoghi di lavoro (Wigand all'inizio del film, il giornalista Bergman alla fine), in un ralenti quasi hongkonghese.