Visualizzazione post con etichetta Shinkai. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Shinkai. Mostra tutti i post

8 giugno 2023

Weathering with you (Makoto Shinkai, 2019)

Weathering with you - La ragazza del tempo (Tenki no ko)
di Makoto Shinkai – Giappone 2019
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

In una Tokyo sferzata da una pioggia incessante e innaturale, il sedicenne Hodaka, liceale scappato da casa e in cerca di lavoro, conosce Hina, una ragazza in grado di "portare il sereno" attraverso le sue preghiere al cielo. I due decidono di sfruttare la cosa, offrendo a pagamento le capacità di Hina a chiunque desideri qualche ora di sole. Ma il continuo ricorso ai poteri della ragazza – che è l'equivalente moderno delle antiche "sacerdotesse atmosferiche", destinate a sacrificarsi per il bene della comunità – fa sì che lei, lentamente, cominci a scomparire... Il soggetto sembra tratto da una light novel, ma è farina originale del sacco di Shinkai, con tutti i suoi pregi e difetti: una suggestiva fusione fra il realismo del quotidiano, il timido romanticismo adolescenziale e suggestioni mistiche o fantastiche, ma anche situazioni forzate, poetismo d'accatto, personaggi stereotipati o non molto caratterizzati, e uno sviluppo che procede a tentoni, perdendo interesse man mano che si va verso il finale. Di contro, la fattura tecnica è ottima, in particolare l'animazione e gli sfondi (per quanto fin troppo fotorealistici), mentre il character design resta un po' anonimo. Mediocri e di maniera anche le (non necessarie) canzoni. Un film da godersi e poi dimenticare a stretto giro di posta. Brevi cameo per i protagonisti di "Your name.", il precedente (e più fortunato) lavoro di Shinkai.

22 gennaio 2022

Your name. (Makoto Shinkai, 2016)

Your name. (Kimi no na wa.)
di Makoto Shinkai – Giappone 2016
animazione tradizionale
***

Visto in TV (Netflix).

La diciassettenne Mitsuha, che abita in una cittadina di campagna, e il coetaneo Taki, che risiede invece nella grande Tokyo, pur non conoscendosi, si risvegliano di frequente nel corpo l'uno dell'altra, "vivendo" così le rispettive giornate come fossero dei sogni ad occhi aperti. Quando si rendono conto che invece è la realtà, cercano in qualche modo di comunicare fra di loro e poi di incontrarsi. Ma le cose non saranno così semplici... Al quinto lungometraggio (tratto da un suo romanzo), Makoto Shinkai finalmente fa centro, conquistando un notevole successo di pubblico e di critica anche internazionale. Non che la pellicola sia esente da alcuni difetti già presenti nei lavori precedenti: l'eccesso di intellettualismo e di ambizioni, unito a una sopravvalutata originalità (in fondo tutta la prima parte non è altro che l'ennesima variazione di "Tutto accadde un venerdì" o, per restare in Giappone, di "Tenkosai" di Nobuhiko Obayashi, regista anche de "La ragazza che saltava nel tempo", di cui vent'anni dopo sarà realizzato un remake/sequel a cartoni animati che ha molto in comune con questo film). Ma Shinkai sembra anche aver raggiunto un maggiore equilibrio e una certa maturità nel caratterizzare i suoi personaggi, quelli che stanno loro attorno e l'ambiente in cui vivono. E se tutta la prima metà, quella relativa appunto ai misteriosi "scambi" e al modo in cui i due protagonisti cercano di farvi fronte (nonostante la rispettiva goffaggine nel trovarsi e doversi muovere in un corpo diverso), ha le caratteristiche della tipica commedia adolescenziale (con echi di "Ranma 1/2"), la seconda cambia repentinamente registro, diventando quasi un thriller catastrofico, quando si scopre che le loro esistenze sono in realtà temporalmente sfasate e che l'impatto di una cometa minaccia di distruggere anzitempo il mondo di Mitsuha. Il contrasto fra vita di campagna e di città, fra antiche tradizioni (con riti e cerimonie religiose) e modernità fantascientifiche, si sposa così con quel romanticismo astratto che permeava anche gli altri film di Shinkai, con i due ragazzi (innamoratisi pur senza incontrarsi) legati dal "filo rosso" del destino, qui rappresentato dal nastro fra i capelli di lei. Un filo intrecciato che indica anche lo scorrere del tempo, non per forza lineare. Il mix fra commedia, dramma, fantascienza e poesia, nel complesso, funziona: bello anche l'epilogo. Il titolo comprende anche il punto finale. Il nome del ristorante italiano dove lavora Taki, "Il giardino delle parole", è lo stesso del precedente film del regista.

27 dicembre 2021

Il giardino delle parole (Makoto Shinkai, 2013)

Il giardino delle parole (Kotonoha no niwa)
di Makoto Shinkai – Giappone 2013
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Nei giorni di pioggia (che in Giappone, durante la stagione delle piogge fra giugno e luglio, sono abbondanti), lo studente Takao marina la scuola e trascorre le mattine su una panchina coperta, in un parco pubblico di Shinjuku. Qui incontra regolarmente una donna misteriosa, seduta sulla stessa panchina a bere birra e mangiare cioccolata. E pian piano i due cominciano a interagire: lui sogna di diventare un calzolaio, lei reca un segreto dentro di sé... Mediometraggio intimo e minimalista, dai toni poetici e romantici: forse fin troppo, visto che l'esistenzialismo è di maniera e la storia è tutt'altro che avvincente, anche perché i protagonisti sono appena abbozzati e i dialoghi sono calligrafici (per non parlare della musica). Pur apparentemente meno ambizioso (dura soltanto 45 minuti, è privo di elementi fantastici, ha una narrazione lineare e di fatto due soli personaggi), ha dunque gli stessi difetti delle altre opere di Shinkai. La miglior qualità è data dai disegni, estremamente realistici, al punto da sembrare a volte delle fotografie appena ritoccate. Dal film è stato tratto anche un manga, scritto dal regista e uscito contemporaneamente alla pellicola.

15 novembre 2021

Viaggio verso Agartha (Makoto Shinkai, 2011)

Viaggio verso Agartha, aka I bambini che inseguono le stelle
(Hoshi wo ou kodomo)
di Makoto Shinkai – Giappone 2011
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Dopo aver incontrato un misterioso giovane che proviene dal leggendario mondo sotterraneo di Agartha, la curiosa Asuna, ragazzina introversa che vive in un paese fra le montagne boscose, andrà alla sua esplorazione in compagnia del suo insegnante Morisaki, membro di un'organizzazione che da anni studia in segreto i misteri di Agartha e che intende riportare in vita la propria moglie defunta grazie alla magia che, si dice, è nascosta nel luogo più segreto e inaccessibile del sottosuolo... Il terzo lungometraggio animato di Makoto Shinkai è quello che più degli altri tradisce il suo debito verso Hayao Miyazaki e, più specificatamente, "Laputa" e "Nausicaä", film dai quali provengono numerosi elementi, sia narrativi che estetici. Per il resto, la vicenda di base – ispirata a svariati miti legati ai mondi sotterranei e alla possibilità di far tornare in vita le persone amate: si pensi a quello di Orfeo ed Euridice, o a quello giapponese, citato espressamente, di Izanagi e Izanami – si dipana come un racconto d'avventura che procede in maniera lineare, accatastando una situazione dopo l'altra in modo quasi improvvisato. A ogni svolta, infatti, saltano fuori nuovi personaggi e situazioni che poi escono di scena senza un motivo (Shun, il "gatto" Mimi, la bambina Mana), mentre il finale non completa l'arco narrativo della protagonista ma solo quello del professor Morisaki. E dunque, nonostante una parte iniziale (ambientata però nel mondo di superficie!) ricca di poesia e di fascino, che sembrava promettere molto di più, la pellicola – lunga ed estremamente densa – procede poi stancamente, a tratti persino annoiando, e delude in un finale fuffoso ed esoterico, dove le caratterizzazioni non convincono e temi importanti come la solitudine e l'accettazione della morte sono trattati in modo superficiale e raffazzonato. Persino l'interessante ambientazione, Agartha, rimane soltanto accennata (i suoi regni e villaggi, il declino, gli abitanti, le dinamiche interne) ma mai davvero sfruttata se non come sfondo e con aspetti incoerenti (qual è, per esempio, la fonte di luce?). Ottimi gli scenari, i paesaggi e i fondali, mentre il character design è un po' semplicistico (e molto, troppo, è di derivazione miyazakiana: vedi anche i mostri guardiani, le rovine, i cristalli magici). Esistono due versioni italiane, di cui la prima ha un pessimo doppiaggio: meglio la seconda, quella intitolata "I bambini che inseguono le stelle".

7 ottobre 2020

5 cm al secondo (Makoto Shinkai, 2007)

5 cm al secondo (Byosoku 5 senchimetoru)
di Makoto Shinkai – Giappone 2007
animazione tradizionale
**

Visto in TV.

Diviso in tre episodi ambientati a qualche anno di distanza l'uno dall'altro, il secondo lungometraggio di Makoto Shinkai (anche se rientra nella definizione per il rotto della cuffia, visto che dura poco più di un'ora) è una riflessione poetica e romantica sui rapporti sentimentali e sui concetti di spazio e tempo che tengono a distanza le persone. Nel primo segmento, "Il capitolo dei fiori di ciliegio", il protagonista Takaki e l'amica Akari si separano alla fine delle scuole elementari, quando lei si trasferisce da Tokyo nella vicina prefettura di Tochigi. Un anno più tardi, Takaki cercherà di raggiungerla in treno. Ma una forte nevicata manda in tilt il sistema dei trasporti, e il ragazzo giungerà in ritardo all'appuntamento... Il secondo, "Cosmonauta", è ambientato alla fine del liceo, che Takaki ha frequentato nell'isola di Tanegashima, dove sorge il centro spaziale giapponese. Stavolta la voce narrante è quella di Kanae, ragazza di lui innamorata, che però rinuncia a dichiararsi quando capisce che l'amico ha un'altra persona nel cuore. Infine il terzo, "5 centimetri al secondo", ci mostra il protagonista nella vita adulta, in preda ai rimpianti per ciò che non è stato: le scenografie tornano nei luoghi del primo episodio, mentre un rapido montaggio di immagini, sogni e ricordi (sulle note della canzone "One more time, one more chance" di Masayoshi Yamazaki) permette di riconnettere le esistenze di Takaki e Akari. Se preso a sé stante, ciascuno dei tre segmenti è caratterizzato da una storia in fondo esile e banale, con personaggi debolmente caratterizzati e che non rifuggono dai cliché delle storie romantiche o a sfondo scolastico. A dargli un valore aggiunto è il collante, nonché lo stile realizzativo, che mostra un estremo realismo nel disegno degli sfondi, con ambientazioni e scenografie al limite del fotoricalco. Meno indovinati invece i personaggi, dal design anonimo e appena abbozzato. Nel complesso una pellicola a tratti interessante ma che lascia il tempo che trova, forse troppo forzatamente (e pesantemente) "poetica", ma che potrà risuonare in chi sta vivendo (o ha vissuto) un'adolescenza fatta di amori incompiuti. Vaghe suggestioni cosmico-fantascientifiche (l'esplorazione spaziale come metafora dei contatti umani) nel secondo segmento, il migliore dei tre. Il pretestuoso titolo, spiegato quasi subito, si riferisce alla presunta velocità con cui i fiori di ciliegio cadono a terra.

15 aprile 2017

Oltre le nuvole, il luogo promessoci (M. Shinkai, 2004)

Oltre le nuvole, il luogo promessoci
(Kumo no muko, yakusoku no basho)
di Makoto Shinkai – Giappone 2004
animazione tradizionale
*1/2

Visto al cinema Arcobaleno, con Sabrina, Daniela e Sergio.

In una realtà parallela in cui il Giappone, a partire dagli anni settanta, è diviso in due parti (l'Hokkaido, rinominato Ezo, è sotto il dominio di una fantomatica "Unione" – che si tratti dell'Unione Sovietica? l'adattamento italiano non lo conferma – mentre il resto del paese è ancora controllato militarmente dagli americani), due ragazzi – Hiroki e Takuya – progettano di costruire un velivolo per raggiungere l'enorme e affascinante torre eretta dai nemici nel centro del loro territorio. I due promettono alla compagna di classe Sayuri, di cui Hiroki è innamorato, di portarla con loro: ma gli eventi lo impediranno. Tre anni più tardi, mentre si addensano venti di guerra (e dopo che Sayuri è caduta in un misterioso coma), mantenere finalmente quella promessa potrebbe rivelarsi l'unico modo per salvare il mondo dalla distruzione... Il primo lungometraggio cinematografico di Makoto Shinkai, in precedenza autore di alcuni corti e di vari filmati per videogiochi, è anche il primo suo lavoro che vedo: francamente non mi ha fatto una grande impressione. Tanto ambizioso e stratificato (un presente alternativo, giovani scienziati in erba, un amore che supera le dimensioni, un'atmosfera di nostalgica malinconia) quanto distante e noioso, getta nel calderone molti temi e luoghi comuni del cinema d'animazione e del fumetto giapponese (gli amori scolastici, la guerra, la tecnologia), ammantandoli di un vuoto poeticismo e di un astratto romanticismo, e si trascina stancamente senza mai ravvivare l'interesse di uno spettatore lasciato alla deriva in una storia confusa, con protagonisti anonimi e dalla caratterizzazione poco originale (qui la colpa in parte è anche del character design). Sia il world building sia il rapporto fra i sogni e le realtà parallele non sfociano in nulla se non in una serie di banalità sull'amore e il destino, mentre gli elementi fantascientifici si rivelano un'inutile zavorra. Evidente, in ogni caso, una certa influenza da Miyazaki (a partire dal tema del volo). Nulla di eccezionale l'animazione. Pessimo il doppiaggio italiano (per non parlare del titolo, con quel "promessoci", che sia fedele o meno).