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16 maggio 2019

Kabei - Our mother (Yoji Yamada, 2008)

Kabei - Our mother (Kabei)
di Yoji Yamada – Giappone 2008
con Sayuri Yoshinaga, Tadanobu Asano
**

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Giappone, primi anni quaranta. Quando il padre (“Tobei”) delle piccole Terumi e Hatsuko, insegnante di tedesco e scrittore dissidente, viene arrestato dalle autorità nazionaliste per aver criticato l'invasione della Cina, è la madre Kayo (“Kabei”) ad allevarle da sole, fra mille difficoltà (la mancanza di denaro e di cibo, un lavoro debilitante, l'ostracismo della società). Ad aiutarla, oltre alle visite occasionali della zia Hisako (Rei Dan), che instillerà in Terumi l'amore per l'arte e il disegno, e del rozzo zio Senkichi (Tsurube Shofukutei), che con la sua semplice schiettezza solleverà il morale di tutti, sarà soprattutto il giovane Yamazaki (Tadanobu Asano), ex studente di Tobei, poi chiamato sotto le armi e destinato a morire in guerra. Da un romanzo autobiografico di Teruyo Nogami (segretaria di produzione di Akira Kurosawa), un racconto episodico che si svolge essenzialmente fra il febbraio 1940 (quando Tobei viene arrestato) e l'inizio del 1942 (quando il padre muore in prigione), a parte alcune scene ambientate subito dopo la guerra e l'amaro controfinale ai giorni nostri, in cui una morente Kayo rifiuta le parole di circostanza che le vengono offerte e dimostra di non aver mai accettato o perdonato l'ingiustizia subita. Tranne quest'ultima scena (la parte migliore del film), però, la pellicola non è mai commovente, i personaggi rimangono figure stereotipate, e ogni spessore e approfondimento è sacrificato a una narrazione “a tema” e di maniera. Yamada affronterà in modo ben più ispirato lo stesso periodo storico, e il tema della guerra vista da “chi è rimasto a casa” (ossia, quasi sempre, vecchi, donne e bambini) nel successivo “The little house”.

18 marzo 2019

Tokyo family (Yoji Yamada, 2013)

Tokyo family (Tokyo kazoku)
di Yoji Yamada – Giappone 2013
con Isao Hashizume, Kazuko Yoshiyuki
***

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Gli anziani coniugi Hirayama (Isao Hashizume e Kazuko Yoshiyuki) lasciano il paesino di provincia per far visita ai tre figli che abitano a Tokyo. Ma questi, indaffarati e distratti, li trascureranno. Fa eccezione il figlio minore, Shoji (Satoshi Tsumabuki), considerato il più scapestrato e meno affidabile dei tre, che presenterà alla madre, prima dell'improvvisa morte di lei, la propria fidanzata Noriko (Yu Aoi). Remake (a sessant'anni di distanza) di "Viaggio a Tokyo" di Yasujiro Ozu, del quale Yamada era stato assistente (e a cui, nel cinquantenario della morte, è dedicata la pellicola). Le prime scene, con tempi, inserti e inquadrature perfettamente identiche a quelle che usava il grande maestro, facevano pensare al peggio, ovvero a una copia o imitazione spudorata del suo stile più che un omaggio. Poi invece, per fortuna, la pellicola assume una propria identità e la regia comincia a differenziarsi: e anche se la storia è praticamente la stessa (con minuscole differenze, come il fatto che il figlio minore non è morto in guerra e dunque Noriko non è vedova, e naturalmente il setting contemporaneo, con la presenza di cellulari e altro), l'umanità dei personaggi e l'universalità dei sentimenti non può che coinvolgere nuovamente. Certo, rimane la sensazione di aver assistito a uno strano mix, dove permangono dinamiche familiari, contesti e scenari degli anni cinquanta (anche per via di arredamenti, abbigliamenti, location che richiamano quelli del passato), tanto che forse la nuova collocazione temporale non era poi necessaria (e di sicuro le mancano i sottotesti: che le generazioni del dopoguerra fossero troppo impegnate e dunque distaccate da quelle precedenti aveva un senso socio-culturale ben preciso, per di più in un Giappone che allora viveva una profonda fase di trasformazione e di modernizzazione: tutto questo viene meno se la vicenda è collocata ai giorni nostri). Ma i temi del rapporto fra padri e figli (compromesso o recuperabile), della malinconia, dei rimpianti, delle delusioni, del distacco, ma anche dell'accettazione e della serenità, sono raccontati con delicatezza e sensibilità. Chi non ha mai visto il capolavoro di Ozu si lascerà commuovere, ma anche chi già lo conosce non potrà che essere soddisfatto nel vedere la storia aggiornata ma non travisata. La vecchia automobile di cui Shoji va tanto fiero è una Fiat 500. Musiche di Joe Hisaishi.

8 novembre 2018

The little house (Yoji Yamada, 2014)

The little house (Chiisai ouchi)
di Yoji Yamada – Giappone 2014
con Haru Kuroki, Takako Matsu
***

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Alla metà degli anni trenta, la giovane Taki (Haru Kuroki) lascia il suo villaggio di montagna per andare a lavorare a Tokyo come domestica. Si stabilirà nella dimora degli Hirai, una piccola casa dal tetto di tegole rosse sulla collina, dove sarà testimone della storia d'amore segreta fra la signora Hirai (Takako Matsu) e il giovane disegnatore Itakura (Hidetaka Yoshioka), impiegato nella fabbrica di giocattoli del marito, fino a quando il ragazzo dovrà partire per il fronte durante la seconda guerra mondiale. L'intera storia è raccontata in flashback attraverso le memorie scritte ai giorni nostri dall'anziana Taki e lette dal suo pronipote Takeshi, che dopo la morte della zia andrà in cerca del figlio degli Hirai, che all'epoca dei fatti era solo un bambino. Un film gentile e dai toni nostalgici, appassionante e mai melenso, anzi ben calato nell'atmosfera del Giappone di fine anni '30 e inizio anni '40, quando montava il nazionalismo e tutto era filtrato dall'entusiasmo e dall'ingenuità. La sceneggiatura riesce a raccontare contemporaneamente una storia d'amore e un periodo storico, mostrando come gli eventi della guerra fossero percepiti da chi (soprattutti anziani, donne e bambini) era rimasto "a casa". Più che la domestica Taki (i cui sentimenti sono spesso celati: forse ama anche lei Itakura, e si ritrae per fedeltà verso la sua padrona?), a tratti l'autentica protagonista è la signora Hirai, inguaribile romantica che legge "Via col vento", che abita in una casa da fiaba (e in stile occidentale!) e che sogna un'impossibile fuga d'amore. Chieko Baisho è Taki da anziana, Satoshi Tsumabuki è Takeshi, Takataro Kataoka è il signor Hirai. La colonna sonora è di Joe Hisaishi. Fra le fonti di ispirazione (esplicite), il libro illustrato "The little house" di Virginia Lee Burton.

14 settembre 2018

Kyoto story (Yoji Yamada, T. Abe, 2010)

Kyoto story (Kyoto Uzumasa monogatari)
di Yoji Yamada, Tsutomu Abe – Giappone 2010
con Hana Ebise, Yoshihiro Usami, Sotaro Tanaka
**

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Kyoko, figlia del proprietario di una lavanderia, lavora nella biblioteca dell'Università di Kyoto ed è fidanzata con Kota, figlio di un produttore di tofu e aspirante comico televisivo di scarso successo. Un giovane ricercatore, Enoki, in città per studiare alcuni testi sugli antichi caratteri cinesi, si innamora di lei e le propone di seguirlo a Pechino, lasciandola in preda a un dilemma: abbandonare tutto per seguire i propri sogni (ha sempre amato i libri e i viaggi) o continuare a mantenersi nel rassicurante solco della tradizione, magari ereditando il lavoro dei genitori e mandando avanti l'attività di famiglia? Lo stesso dubbio ce l'hanno anche gli altri personaggi, al centro di una pellicola semplice (forse troppo!) e introspettiva, che sin dal titolo – che rimanda a Ozu – guarda al passato e al rapporto fra le generazioni, ma scegliendo il punto di vista di quelle più giovani (che, come il ricercatore di cinese, si interrogano sull'eredità di chi li ha preceduti). Se la storia è un po' esile, il film lascia però trapelare tutto l'affetto per il luogo dove questa si svolge: Uzumasa, il quartiere di Kyoto dove un tempo sorgevano gli studi cinematografici della Daiei (e dove negli anni cinquanta vennero girati capolavori come "Rashomon" di Kurosawa e "I racconti della luna pallida d'agosto" di Mizoguchi). Proprio dove c'era l'ingresso degli Studios, fanno ora bella mostra di sé i premi vinti da alcuni di quei film (il Leone d'Oro, l'Oscar). Il progetto era iniziato da una collaborazione del veterano Yoji Yamada con gli studenti della locale università per documentare la vita degli abitanti del quartiere e come questa fosse cambiata dopo la chiusura dell'industria cinematografica: soltanto in seguito è stato deciso di inserirci la storia sentimentale di Kyoko, che infatti è intervallata da interviste ai negozianti della zona, che rievocano i loro ricordi di quell'epoca. Bella la colonna sonora di Harumi Fuki.

6 settembre 2018

Ototo - Suo fratello (Yoji Yamada, 2010)

Ototo - Suo fratello (Ototo)
di Yōji Yamada – Giappone 2010
con Sayuri Yoshinaga, Tsurube Shofukutei
**1/2

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Quando l'eccentrico zio Tetsuro di Osaka, ex attore di teatro, fratello della madre Ginko e "pecora nera" della famiglia, si presenta (non invitato) alla sua festa di nozze, la giovane Koharu (Yu Aoi) sa già che ne scaturiranno dei guai. E infatti l'uomo si ubriaca, canta, straparla e finisce col rovinare la cerimonia. Poco male, visto che quel matrimonio non era comunque destinato a durare: ma ne consegue la rottura dei legami di tutta la famiglia con il "casinista" Tetsuro, con cui vengono tagliati i ponti, nonostante lo zio sia molto affezionato alla nipote, di cui si vanta di aver scelto il nome alla sua nascita. Ma quando lo stesso scapestrato Tetsuro, in fin di vita per una grave malattia, finirà in un ricovero dove alcuni volontari assistono coloro che non hanno una famiglia, saranno la sorella e la nipote a riavvicinarsi a lui... Racconto familiare che mescola commedia e dramma, raccontato da Yamada con toni rilassati e tanto affetto per i suoi personaggi. Oltre alle vicende di Tetsuro, seguiamo quelle di Koharu, che ritrova l'amore nel più semplice e sincero Toru (Ryo Kase), giovane "aggiustatutto" di quartiere, per la felicità della madre (che gestisce una farmacia), della nonna (Haruko Kato) e degli altri negozianti della zona. All'inizio Yamada cita Tora-san, il protagonista della lunghissima serie di film che aveva diretto a inizio carriera. "Ototo" significa "fratello minore", e la pellicola è dedicata affettuosamente a Kon Ichikawa (che nel 1960 aveva realizzato un film con lo stesso titolo), scomparso da poco.