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31 maggio 2023

La sottile linea rossa (Terrence Malick, 1998)

La sottile linea rossa (The Thin Red Line)
di Terrence Malick – USA 1998
con Jim Caviezel, Sean Penn
***

Rivisto in TV (Disney+).

Sul fronte del Pacifico, durante la seconda guerra mondiale, una compagnia dell'esercito americano viene incaricata di conquistare le postazioni giapponesi in cima a una collina sull'isola di Guadalcanal. La battaglia sarà cruenta, ma la guerra è soprattutto mentale. E infatti le lunghe e realistiche scene di combattimento si alternano a momenti di quiete, punteggiati dai pensieri (tramite voci fuori campo) dei soldati, che riflettono sulla morte e sull'esistenza con toni filosofici e quasi religiosi, mentre tutt'attorno la natura – bella, crudele e incontaminata – assiste quasi indifferente al massacro e alla follia distruttiva degli uomini. Il grande ritorno di Terrence Malick alla regia con il suo terzo film, a vent'anni dal precedente "I giorni del cielo", fu un evento: talmente atteso che moltissimi attori celebri fecero a gara per partecipare alla pellicola, anche in ruoli minori (è il caso, per esempio, di George Clooney, John Travolta, Woody Harrelson, Jared Leto, John C. Reilly, Tim Blake Nelson, e altri ancora: molte di queste partecipazioni furono peraltro accorciate quando i produttori chiesero a Malick di ridimensionare il suo primo montaggio, che superava le sei ore di durata). Di impostazione corale, la sceneggiatura (tratta dall'omonimo romanzo di James Jones del 1962: il titolo deriva da un verso di un poema di Rudyard Kipling sulla battaglia di Balaklava, dove i soldati britannici sono definiti come "una sottile linea rossa di eroi") segue in parallelo diverse sottotrame legate a vari personaggi: su tutte, il rapporto fra il soldato Witt (Jim Caviezel, anche se il ruolo in un primo momento era stato assegnato a Edward Norton), che dopo aver disertato per un breve periodo per rifugiarsi fra gli indigeni della Melanesia – in un vero e proprio paradiso terrestre che sarà a sua volta contaminato dall'inferno della guerra – viene costretto a riarruolarsi, e il più cinico sergente Welsh (Sean Penn), che a differenza sua è poco votato alle riflessioni metafisiche e più concentrato sul "qui e ora"; quello fra l'ambizioso colonnello Tall (Nick Nolte), che vede nella guerra e nell'assalto a Guadalcanal la sua ultima occasione di gloria personale, e il più bonario e sensibile capitano Staros (Elias Koteas), che invece rifiuta di seguirne gli ordini quando questi rischiano di mettere a repentaglio la missione e la vita dei suoi uomini; e infine, i tormenti personali del soldato Bell (Ben Chaplin), guidato dalle visioni della moglie (Miranda Otto) rimasta in patria, dalla quale riceverà però per lettera, al termine della battaglia, una richiesta di divorzio. Altri soldati nella compagnia sono quelli interpretati, fra gli altri, da Adrien Brody, John Cusack, John Savage, Dash Mihok, Larry Romano, Thomas Jane e Nick Stahl. A una lunga preparazione (Malick cominciò a lavorare all'adattamento del romanzo nel 1989) sono seguiti oltre tre mesi di riprese (nel Queensland in Australia e alle Isole Salomone) e un lungo lavoro di montaggio e post-produzione. Il risultato è spettacolare per regia, fotografia, qualità delle immagini e uso della colonna sonora (di Hans Zimmer): e le due anime della pellicola – il grande realismo delle frenetiche scene di battaglia e l'intima e rilassante trascendenza di quelle di quiete – si fondono alla perfezione, anche se la lunga durata (quasi tre ore) e il ritmo a tratti compassato rischiano di rendere poco memorabile l'insieme, sacrificando la trama in favore delle atmosfere. Più che sulla storia (che fornisce solo lo scheletro, il telaio di base), Malick ha interesse a raccontare i pensieri e le emozioni umane, vale a dire paura, follia, ambizione, cinismo, rassegnazione, coraggio e codardia: tutte insieme comunicano l'assurdità e la futilità della guerra, spogliata di ogni retorica bellica, militare o patriottica. Orso d'oro a Berlino e sette nomination agli Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, colonna sonora e sonoro). Il romanzo di Jones era già stato portato al cinema nel 1964, con Keir Dullea e Jack Warden.

24 marzo 2021

Face/Off (John Woo, 1997)

Face/Off - Due facce di un assassino (Face/Off)
di John Woo – USA 1997
con John Travolta, Nicolas Cage
***

Rivisto in DVD.

L'agente speciale dell'FBI Sean Archer (John Travolta) ha un conto in sospeso con il terrorista mercenario Castor Troy (Nicolas Cage), maniaco psicopatico al quale dà la caccia incessantemente sin da quando questi, sei anni prima, ha ucciso il suo figlioletto Tommy. Dopo averlo finalmente catturato, Sean è costretto ad assumere in segreto le fattezze del suo nemico grazie a un'innovativa procedura che sostituisce chirurgicamente al suo volto quello di Troy: l'obiettivo è introdursi nel carcere criminale dove è rinchiuso il fratello di Castor, Pollux (Alessandro Nivola), e scoprire da lui dove si trova la bomba che i due avevano collocato nel centro di Los Angeles. Ma nel frattempo Castor si risveglia dal coma, costringe i chirurgi a impiantargli il volto di Archer e uccide tutti coloro che sono a conoscenza dello scambio. I due rivali si troveranno così ad affrontarsi l'uno dei panni dell'altro, all'insaputa di avversari e alleati (compresi moglie e figlia di Sean, nella cui casa Troy si è intrufolato)... Di gran lunga il miglior film di John Woo a Hollywood, anche perché può contare finalmente su una storia originale e interessante (lo script è di Mike Werb e Micheal Colleary), per quanto piena di risvolti improbabili. In effetti la sceneggiatura era stata inizialmente pensata per un film di fantascienza: Woo volle invece ambientare la storia ai giorni nostri per focalizzarsi di più su scene d'azione adrenaliniche ed esagerate sì, ma "realistiche" (non ci sono effetti speciali digitali), il che va a discapito della plausibilità della vicenda. Bisogna infatti fare ricorso a una robusta dose di sospensione dell'incredulità per accettare che possa esistere una tecnica chirurgica in grado di scambiare in maniera rapida e reversibile non solo i volti ma anche le fattezze (dalla corporatura alla voce) di due persone in modo tale da ingannare tutti coloro che le conoscono: ma se si riesce a non pensarci troppo, ci si può godere un action movie tesissimo e stratificato, basato sul classico tema della battaglia fra bene e male (impersonati qui da due personaggi agli antipodi sotto ogni punto di vista, ma che proprio per questo finiscono col fondersi e confondersi fra loro: simbolica la scena in cui si sparano a vicenda dai due lati di uno specchio).

La regia di Woo mette in mostra tutti i suoi punti di forza – l'eleganza e l'enfasi, con ralenti e coreografie esemplari non solo nelle sequenze d'azione ma anche nei momenti minori (vedi l'istante in cui Cage esce dall'auto all'aeroporto, con il vento che gli solleva lo spolverino: un'entrata in scena davvero cool!), la capacità di mediare fra melodramma ed heroic bloodshed – e i suoi marchi di fabbrica (le immancabili colombe che volano in chiesa, una citazione da "The killer", così come le sparatorie con due pistole, i mexican standoff, gli abiti eleganti di eroi e criminali, l'inseguimento in motoscafo). L'origine fantascientifica della storia è evidente anche nella sequenza ambientata in carcere (con gli stivali magnetici per "bloccare" i prigionieri violenti). L'idea del criminale che sotto false fattezze si introduce nella vita di una famiglia infelice, risultando quasi un marito e un padre migliore di quello vero, ricorda una sottotrama della quarta serie de "Le bizzarre avventure di JoJo" (quella di Kira/Kawajiri). E il lieto fine, forse imposto dalla produzione, è talmente assurdo e forzato che Woo lo sottolinea ironicamente con l'illuminazione diffusa sul retro della scena. Buono il cast, con Travolta e Cage che devono alternarsi nel ruolo del "buono" e del "cattivo" (e provare a recitare l'uno nella parte dell'altro, imitandone le caratteristiche). Da notare che Travolta era già stato l'antagonista nel precedente film americano di Woo, "Nome in codice: Broken Arrow". Cage sembra prenderlo in giro quando ironizza su "questi capelli, questo naso e questo mento ridicolo". Nel cast anche Joan Allen (la moglie di Sean), Dominique Swain (la figlia ribelle), Gina Gershon (l'amante di Castor), Harve Presnell, Nick Cassavetes, Margaret Cho, CCH Pounder e Thomas Jane. La colonna sonora è di John Powell, con occasionali brani di Händel, Mozart, Chopin, e "Somewhere over the rainbow" abbinata a una violenta sparatoria!

28 giugno 2020

Nome in codice: Broken Arrow (J. Woo, 1996)

Nome in codice: Broken Arrow (Broken Arrow)
di John Woo – USA 1996
con Christian Slater, John Travolta
**

Rivisto in DVD.

Il pilota militare Vic Deakins (John Travolta, per una volta nel ruolo del "cattivo") sottrae due testate atomiche durante un'esercitazione di volo sul deserto dello Utah, con l'intenzione di ricattare il governo degli Stati Uniti. Gli si opporrà il suo co-pilota Riley Hale (Christian Slater), da sempre a lui legato da amicizia/rivalità, aiutato da una ranger forestale (Samantha Mathis). A tre anni di distanza dal primo tentativo, "Senza tregua", John Woo dirige il suo secondo film hollywoodiano. Budget e production value sono evidentemente superiori, ma lo stesso non può dirsi della sceneggiatura, che a parte la buona contrapposizione fra i due protagonisti (sin dalla scena iniziale in cui, ancora amici, si misurano su un ring di pugilato) non fa altro che accatastare cliché su cliché dei film d'azione e catastrofici. Forse per l'inconsueto scenario (deserti, canyon, miniere abbandonate, e lo scontro finale su un treno in movimento), distante dai soliti setting urbani, è anche una delle pellicole in cui meno si riconosce la mano del regista cinese, che pure offre competenza e professionalità a sufficienza da riuscire a mantenere elevata la tensione per tutta la durata della pellicola: peccato che di quanto accada sullo schermo ce ne importi ben poco, per via dell'assenza di dilemmi morali, di una storia con il pilota automatico (e comunque piena di momenti improbabili) e soprattutto per la prova insipida di Slater, poco credibile come eroe d'azione. Il valore aggiunto è dunque Travolta, una o due spanne sopra tutti gli altri interpreti, almeno per carisma: lungi dal sembrare una figura presa in prestito da mille altri film di questo tipo, è invece un cattivo "assoluto", privo di reali motivazioni e sostanzialmente pazzo (come gli rinfaccia lo stesso Hale). Travolta reciterà anche nel successivo lavoro americano di Woo, "Face/Off" (il migliore dei suoi film hollywoodiani). Belle le musiche di Hans Zimmer. Il titolo originale, "Broken Arrow", nome in codice per la perdita di un'arma nucleare (mitica la battuta "Devo tremare perché ne abbiamo persa una, o per il termine che presuppone una certa consuetudine?"), era già stato usato nel 1950 per il western "L'amante indiana" di Delmer Daves.

11 settembre 2007

Hairspray (A. Shankman, 2007)

Hairspray (id.)
di Adam Shankman – USA 2007
con Nikki Blonsky, John Travolta
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Visto al cinema Orfeo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Locarno)

Premessa: non ho visto "Grasso è bello", il film di John Waters del 1981 di cui questo è un remake (a essere precisi, è la versione cinematografica del musical di Broadway tratto dal film di Waters). Ma anche senza fare un paragone con l'originale, l'ho trovato molto allegro e divertente, trascinante e pieno di gioia di vivere. Ambientato a Baltimora all'inizio degli anni '60, nel periodo in cui cominciavano a intravedersi segni di cambiamenti sociali, racconta le vicende di Tracy, una liceale sovrappeso con la passione per la danza, che sogna di entrare a far parte del cast di uno show televisivo nel quale si esibiscono giovani ballerini. Con il suo prorompente ottimismo non solo riuscirà a aprire la strada alle taglie extralarge come la sua, ma anche a favorire l'integrazione razziale dei neri, fino ad allora emarginati dallo show. Canzoni piene di ritmo (impossibile tenere fermi i piedi durante la visione!), coreografie praticamente perfette, personaggi simpatici: tutto funziona ottimamente e contribuisce a rendere questo film il miglior musical hollywoodiano degli ultimi anni (altro che quella lagna di "Chicago"!). Brava e fresca la protagonista, l'esordiente Nikki Blonsky, perennemente allegra e in parte. Cast strepitoso: oltre a Travolta nei panni che furono di Divine (quelli della madre di Tracy), ci sono Christopher Walken (il suo esilarante marito), Michelle Pfeiffer (un'eccellente "cattiva"), James Marsden (il cui volto è ideale per gli anni '60), Queen Latifah e una lunga serie di giovani attori e ballerini. La danza romantica fra John Travolta e Christopher Walken entra di diritto nella galleria dei momenti cult di Tony Manero.