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25 giugno 2023

High life (Claire Denis, 2018)

High life (id.)
di Claire Denis – Francia/Ger/Pol/GB/USA 2018
con Robert Pattinson, Juliette Binoche
*1/2

Visto in TV (RaiPlay), in originale con sottotitoli.

A bordo di una navicella spaziale, uscita dal sistema solare e diretta verso un buco nero, ci sono soltanto un uomo, Monte (Robert Pattinson), e una neonata. In un lungo flashback (la narrazione non è lineare) veniamo a sapere che l'equipaggio era composto da una decina di criminali condannati a morte, cui era stata data una seconda possibilità purché accettassero di sottoporsi a esperimenti scientifici, e da una dottoressa (Juliette Binoche) ossessionata dallo studio della riproduzione umana per via artificiale. Tensioni interne e malattie hanno portato alla morte di tutti, tranne che dell'uomo e della bambina, geneticamente sua figlia, che anche a distanze così siderali continuano a ricevere trasmissioni dalla Terra. Strana pellicola di fantascienza "esistenzialista", che a tratti (e per atmosfere) ricorda certo cinema degli anni settanta e dell'Europa dell'est (e, ovviamente, "Solaris"). Alla resa dei conti, però, si resta con l'impressione che dietro l'austerità formale ci sia poca sostanza, e che i temi su cui riflettere – il senso della vita e della riproduzione, l'isolamento, la colpa e la redenzione – non siano approfonditi abbastanza. Nel cast anche André Benjamin, Mia Goth, Lars Eidinger, Claire Tran, Agata Buzek.

7 aprile 2022

Apollo 10 e mezzo (R. Linklater, 2022)

Apollo 10 e mezzo (Apollo 10½: A Space Age Childhood)
di Richard Linklater – USA 2022
animazione rotoscope
**

Visto in TV (Netflix).

Stanley, nove anni e ultimo di sei fratelli, vive con la famiglia alla periferia di Houston: il film – il terzo di Linklater in animazione rotoscope, dopo i più artistici "Waking life" e "A scanner darkly" – rievoca in chiave nostalgica l'estate del lancio dell'Apollo 11 e della conquista della Luna, eventi (ri)visti con gli occhi dell'infanzia. Gran parte della pellicola, in effetti, è spesa a raccontare le esperienze di quei mesi: la vita in famiglia, i giochi più o meno pericolosi con i fratelli e gli altri ragazzi del quartiere, le canzoni, i film e i programmi TV dei tardi anni Sessanta, il tutto mentre il programma spaziale della NASA domina l'interesse collettivo e l'immaginario di tutti. In effetti lo stesso Stanley, nella sua immaginazione, si vede partecipare alla grande impresa, assoldato per testare il modulo lunare e poi raggiungere in segreto la Luna (con la missione Apollo 10 e mezzo) prima dei veri astronauti. Parzialmente autobiografico (e in questo molto simile come impostazione al recente "Belfast" di Kenneth Branagh, nonché a mille altri film del genere), visto che lo stesso Linklater è nato a Houston nel 1960, il lungometraggio è però nel complesso noiosetto, come quando qualcuno ti vuole raccontare per forza le sue esperienze d'infanzia, anche se sono poco interessanti. La voce narrante (di Stanley da adulto), in originale, è di Jack Black. Fra i tanti film di quegli anni citati nella pellicola, c'è "Conto alla rovescia" di Robert Altman.

10 febbraio 2022

2002: la seconda odissea (D. Trumbull, 1972)

2002: la seconda odissea (Silent running)
di Douglas Trumbull – USA 1972
con Bruce Dern, Cliff Potts
**1/2

Rivisto in divx, per ricordare Douglas Trumbull.

L'ultimo tentativo di preservare le foreste e la vegetazione terrestre, ormai estinte e impossibilitate a crescere su un pianeta dove la natura è stata sacrificata al progresso e all'urbanizzazione, è quello di provare a coltivarle nello spazio, in enormi serre e cupole geodetiche in orbita attorno a Saturno. Ma quando il progetto viene definitivamente interrotto, il "giardiniere spaziale" Lowell (Bruce Dern) decide di salvare a ogni costo l'ultima cupola rimasta, lanciandola alla deriva oltre gli anelli di Saturno e dedicandosi alla coltivazione delle piante con l'aiuto soltanto di due droni per la manutenzione, robot bipedi che lui stesso ha riprogrammato e che, nel tentativo di umanizzarli, ha battezzato "Paperino" e "Paperina". Primo degli unici due film diretti da Douglas Trumbull, specialista degli effetti speciali e collaboratore fondamentale in tanti film di fantascienza: in particolare ha realizzato o supervisionato gli effetti visivi di pellicole come "2001: Odissea nello spazio", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "Blade Runner" e il primo film di "Star Trek". Forse proprio per la sua presenza, i distributori italiani dell'epoca decisero di spacciare questo film come un seguito di "2001", appioppandogli un titolo fuorviante ma apparentemente inequivocabile e persino modificando parte dei dialoghi con riferimenti al monolito nero e al computer HAL 9000 (per fortuna un ridoppiaggio successivo, nel 2002, ha rimesso le cose a posto). A parte l'ambientazione futuristica e la messa in scena della solitudine di un uomo nello spazio, in realtà, il film non ha quasi nient'altro in comune con il capolavoro di Kubrick. Non gli mancano comunque i pregi, a partire dallo sguardo pessimista su un futuro dove la conservazione delle risorse naturali non sembra importare più a nessuno, se non a un singolo individuo che per questo motivo si trova isolato dal resto dell'umanità, costretto a condividere il proprio compito soltanto con dei robot (oltre, naturalmente, con le piante e con piccoli animali). L'intera pellicola conta solo quattro interpreti, tre dei quali (Cliff Potts, Ron Rifkin e Jesse Vint, i compagni di Lowell a bordo dell'astronave) escono di scena dopo appena mezz'ora. Per il resto ci sono solo le voci provenienti dal comando della flotta, nonché i droni/robot semoventi (all'interno dei quali si muovevano degli attori amputati bilaterali). Alla sceneggiatura ha collaborato Michael Cimino. Colonna sonora di Peter Schickele, con due canzoni interpretate da Joan Baez. Nella versione originale, i nomi che il protagonista affibbia ai tre droni sono Dewey, Huey e Louie (ovvero Qui, Quo e Qua). Chi cercasse realmente un seguito di "2001" dovrà attendere il 1984, quando uscirà "2010: l'anno del contatto".

30 dicembre 2020

The midnight sky (George Clooney, 2020)

The Midnight Sky (id.)
di George Clooney – USA 2020
con George Clooney, Felicity Jones
*1/2

Visto in TV (Netflix), con Sabrina.

Rimasto solo in una stazione scientifica nell'Artico, su una Terra resa inabitabile da una catastrofe radioattiva e i cui ultimi abitanti si sono rifugiati sottoterra, uno scienziato morente (Clooney) cerca di comunicare con l'equipaggio di un'astronave che sta tornando da una missione di esplorazione su K-23, satellite di Giove che potrebbe ospitare la razza umana. A bordo della navetta, anche se lo scopriremo solo alla fine, c'è anche la figlia segreta dell'uomo, Sullivan (Jones), un cui simulacro muto e sotto forma di bambina (Caoilinn Springall) gli tiene compagnia nella sua immaginazione. Ambizioso ma noiosissimo film di "fantascienza umanistica", sulle orme di "Interstellar" e "Ad astra", tratto da un romanzo di Lily Brooks-Dalton. Di fatto è come assistere a due pellicole in simultanea, visto che le vicende dello scienziato e dell'astronave procedono in parallelo quasi senza punti di contatto (se non i temi della comunicazione e della "famiglia"), e che la rivelazione finale non aggiunge chissà quale significato recondito alle lungaggini che l'hanno preceduta. Quanto agli aspetti filosofici (e alle implicazioni biologiche), risultano banali o poco approfonditi. Rimangono le belle immagini (ottimi gli effetti speciali) e le scene della navigazione nello spazio, anche se molte delle vicissitudini che capitano ai personaggi sono del tutto improbabili e gli errori scientifici non sono pochi, quasi un peccato imperdonabile se commesso decenni dopo "2001" (e altri film più accurati da questo punto di vista, in primis "Gravity" con lo stesso Clooney). Da dimenticare in fretta. Gli altri membri dell'equipaggio della nave sono David Oyelowo, Kyle Chandler, Demián Bichir e Tiffany Boone, mentre Ethan Peck è Clooney da giovane.

3 luglio 2020

The wandering Earth (Frant Gwo, 2019)

The Wandering Earth (Liu lang di qiu)
di Frant Gwo – Cina 2019
con Qu Chuxiao, Wu Jing
*1/2

Visto in TV (Netflix), in originale con sottotitoli.

Di fronte all'improvvisa trasformazione del Sole in una gigante rossa, che entro qualche secolo si espanderà spazzando via ogni forma di vita, l'umanità decide di montare dei giganteschi motori sulla superficie della Terra e di portarla così fuori dal sistema solare, in un viaggio di 2500 anni verso una nuova destinazione. Nel frattempo, l'intera popolazione si trasferisce in città sotterranee, a parte alcuni tecnici che rimangono sulla superficie ghiacciata e un manipolo di astronauti – fra cui Liu Peiqiang (Wu Jing) – che sorvegliano le operazioni da una piattaforma spaziale. 17 anni dopo la partenza, quando la "Terra vagante" è ormai giunta nei pressi di Giove, si verifica però una crisi: un picco nell'attrazione gravitazionale del pianeta gassoso manda in tilt i motori terrestri, e i nostri eroi – compreso Qi (Qu Chuxiao), figlio ventenne di Liu, rimasto sulla Terra – dovranno escogitare un modo per rimetterli in funzione prima che i due pianeti entrino in collisione... Da un romanzo di Liu Cixin (di cui però banalizza i temi filosofici e i concetti fantascientifici), un kolossal d'azione e di effetti speciali (nonché primo film di fantascienza ad alto budget proveniente dalla Repubblica Popolare) che ha sbancato il botteghino cinese. Mastodontico, noioso, programmatico e poco coinvolgente, soffre per una regia confusa, un montaggio da mal di testa, personaggi tutt'altro che memorabili e una sceneggiatura costruita a tavolino senza reali qualità. A tratti è persino derivativo (MOSS, il computer della stazione spaziale, è parente stretto dell'HAL di "2001"). I visual sono ottimi, ma l'abuso di effetti speciali rende il risultato più simile a un videogioco che a un film, soprattutto nelle scene d'azione. L'idea di un corpo celeste che viaggia nello spazio non è nuova nella fantascienza (un esempio è la Luna di "Spazio 1999") ma resta comunque uno spunto affascinante, sia pure implausibile (ma la sospensione dell'incredulità serve a questo). Inutile però attendersi approfondimenti scientifici o filosofici: siamo di fronte in tutto e per tutto all'equivalente di un action movie hollywoodiano alla Michael Bay, una semplice successione di scene d'azione fracassone, irrealistiche e improbabili, con contorno nazionalista: perché se è vero che la Terra del futuro è unificata sotto un Governo Terrestre Unito (GUT), all'insegna della cooperazione internazionale, è anche vero che i personaggi eroici del film sono tutti cinesi (cosa che viene sottolineata spesso), mentre i pochi stranieri che compaiono sono macchiette comiche o pavide, che ammirano il coraggio e lo spirito di iniziativa dei nostri eroi. E l'aver eliminato una sottotrama che mostrava la presenza di ribelli e complottisti che si oppongono all'operazione "Wandering Earth" lascia la storia senza un reale "nemico": il pericolo viene solo dalla natura, e l'unico conflitto è quello generico e generazionale fra padre e figlio. Ng Man-tat è il nonno di Liu Qi, Zhao Jinmai la sorella adottiva Han Duoduo, Li Guangjie il capitano Wang Lei. Possibile un sequel.

1 ottobre 2019

Ad astra (James Gray, 2019)

Ad astra (id.)
di James Gray – USA 2019
con Brad Pitt, Tommy Lee Jones
**

Visto al cinema Colosseo.

L'astronauta Roy McBride (Pitt) – figlio di una "leggenda" dell'esplorazione spaziale, Clifford McBride (Jones), che scomparve anni prima mentre era diretto con una navicella verso il sistema solare esterno alla ricerca di vita aliena – viene informato che il padre potrebbe essere ancora vivo. I motori ad antimateria della sua astronave, infatti, sarebbero all'origine dei misteriosi impulsi di energia che, provenienti da Nettuno, stanno sconvolgendo la Terra. Roy partirà così alla sua ricerca, intenzionato non solo a salvare il pianeta ma anche a recuperare il rapporto con il genitore... Primo film di fantascienza per James Gray: una fantascienza intimista e "filosofica", incentrata sulla scoperta di sé e sul confronto fra un padre (distante, in tutti i sensi) e un figlio che è cresciuto nel suo mito ma senza mai conoscerlo veramente. Peccato che prima di giungere al confronto finale fra i due, ci si debba sorbire tutto un viaggio lungo e inconsistente, diviso in varie tappe che sembrano soltanto messe lì per allungare il brodo e punteggiato di ingenuità (con "ostacoli" da action movie un po' inutili e fini a sé stessi: i "pirati" sulla superficie della Luna, la navicella norvegese con le scimmie spaziali nel tragitto verso Marte). Un ripensamento o un miglior lavoro di scrittura della parte centrale avrebbe giovato. Anche perché, alla fin fine, la storia non ha molto di originale o di particolarmente profondo, battendo strade già viste, con suggestioni di "Apocalypse Now" (o meglio, di "Cuore di tenebra") e, naturalmente e inevitabilmente, di "Interstellar", "Gravity" e "2001" (ma con minor complessità e profondità filosofica) per l'ambientazione da hard science fiction. Apprezzabile l'accuratezza nella descrizione dello spazio e buono il tour de force attoriale di Pitt. In parti minori, Donald Sutherland (il colonnello Pruitt, che accompagna Roy sulla Luna) e Liv Tyler (la sua ex moglie, vista solo in ricordi e flashback).

22 settembre 2018

First man - Il primo uomo (D. Chazelle, 2018)

First man - Il primo uomo (First man)
di Damien Chazelle – USA 2018
con Ryan Gosling, Claire Foy
**1/2

Visto al cinema CityLife Anteo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia).

La vita di Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, raccontata dal 1961 (appena prima di entrare, da pilota collaudatore e ingegnere civile, nel programma spaziale della NASA) allo storico allunaggio del 20 luglio 1969. Dopo i fasti di "La La Land", Chazelle (e Gosling) tornano "sulla terra" (si fa per dire) con una pellicola dall'impostazione decisamente classica, un film biografico senza troppi guizzi, che si trattiene proprio nel mettere in scena la figura principale. L'Armstrong interpretato da Gosling (con la sua solita inespressività) è un personaggio ai limiti dell'autistico: dedito al suo lavoro, preciso e silenzioso, incapace di stringere relazioni con coloro che lo circondano, che si tratti di superiori, colleghi o familiari. E così al film manca un vero appiglio emotivo: c'è giusto quello, fornito all'inizio, della morte per malattia della figlioletta Karen, un lutto che Neil porterà silenziosamente dentro di sé per i tanti anni a venire (e che sublimerà gettando in un cratere lunare proprio il braccialetto della bambina). Anche gli altri astronauti, peraltro, non escono brillantemente dalla sceneggiatura di Josh Singer: vedi Buzz Aldrin (Corey Stoll), per esempio, ritratto come un cazzone insensibile, mentre Mike Collins è a malapena citato. Dove invece il film ha i suoi pregi è nella rappresentazione del difficile e travagliato percorso che – attraverso le missioni Gemini e Apollo – ha portato l'uomo sulla Luna: un percorso fatto di esperimenti e fallimenti, di prove ed errori (con tanto di morti, come le tre vittime dell'incendio dell'Apollo 1), di cui la pellicola è una fedele testimonianza, a partire dall'insistenza sui materiali e le tecnologie dell'epoca (lamiere cigolanti, viti e bulloni, capsule tutt'altro che "fantascientifiche"). E dunque proprio il fascino e l'avventura dell'esplorazione spaziale sono i fattori che tengono incollato allo schermo lo spettatore, forse un po' annoiato, nelle sequenze finali dell'allunaggio e della camminata sulla superficie del satellite: "Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità", appunto. In negativo, da mettere in conto i soliti cliché sull'ansia della moglie rimasta a casa, un tipo di personaggio di cui sembra proprio impossibile fare a meno in questo tipo di film. Non male invece (e per nulla scontata) la colonna sonora di Justin Hurwitz. Jason Clarke è Ed White, Kyle Chandler è Deke Slayton, Ciarán Hinds è Gene Kranz.

5 agosto 2018

Space cowboys (C. Eastwood, 2000)

Space cowboys (id.)
di Clint Eastwood – USA 2000
con Clint Eastwood, Tommy Lee Jones
**

Visto in TV.

Quattro vecchi piloti collaudatori (Clint Eastwood, Tommy Lee Jones, Donald Sutherland e James Garner), che negli anni '50 avevano dovuto mettere la parte il sogno di andare sulla Luna, vengono contattati dalla NASA per una missione di emergenza. Si tratta di partire con lo Space Shuttle per recuperare un vecchio satellite russo per le comunicazioni, uscito dall'orbita per un guasto ai sistemi di guida, e di ripararlo prima che rientri nell'atmosfera. Nonostante l'età avanzata e i tanti acciacchi (uno di loro è addirittura malato di cancro), i quattro amici dimostreranno di essere ancora in forma, nonché di cavarsela meglio di tanti astronauti giovani di fronte alle immancabili difficoltà. Con un occhio al cinema d'azione (in chiave... gerontologica!) e un altro ai classici dell'esplorazione spaziale (da "Uomini veri" ad "Apollo 13"), un divertissement senza troppe pretese ma decisamente gradevole, nonostante il ricorso a numerosi luoghi comuni e la struttura tradizionale dello spettacolo hollywoodiano. I buoni effetti speciali, il mestiere di Eastwood nel costruire la tensione e il carisma degli attori (impagabili soprattutto Tommy Lee Jones e Donald Sutherland) fanno il resto. Nel cast si riconoscono James Cromwell (il capo del progetto alla NASA), Marcia Gay Harden (l'astrofisica) e Rade Šerbedžija (l'ufficiale russo).

29 gennaio 2018

Apollo 13 (Ron Howard, 1995)

Apollo 13 (id.)
di Ron Howard – USA 1995
con Tom Hanks, Ed Harris
***

Visto in TV.

La vera storia della tredicesima missione Apollo, partita da Cape Kennedy l'11 aprile 1970, che avrebbe dovuto portare sulla Luna i tre astronauti Jim Lovell (Tom Hanks), Fred Haise (Bill Paxton) e Jack Swigert (Kevin Bacon), quasi un anno dopo lo storico sbarco di Neil Armstrong. Ma un'esplosione in uno dei serbatoi di ossigeno a bordo (da cui la celebre frase "Houston, abbiamo un problema") costrinse l'equipaggio ad annullare l'allunaggio e a tentare un pericoloso rientro d'emergenza verso la Terra, che giunse a buon fine grazie al coraggio, all'intraprendenza, ma soprattutto alle capacità tecniche e scientifiche degli uomini della NASA, coordinati dal direttore di volo Gene Kranz (Ed Harris). Probabilmente il miglior film di Ron Howard, che mette da parte le velleità artistiche per affidarsi alla sola ricostruzione dei fatti, basandosi sul libro dello stesso Lovell "Lost Moon" (con l'espressione "Abbiamo perso la Luna") e la cura verso i dettagli tecnici (persino quelli più realistici e "sgradevoli", come la presenza di vomito e urina nello spazio). I cineasti ottennero la collaborazione e la consulenza della NASA per riprodurre sullo schermo le strutture e i materiali d'epoca, così come gli effetti dell'antigravità. Naturalmente non mancano libertà creative (diversi personaggi sono stati condensati in uno solo, come nel caso di Kranz e di Ken Mattingly, interpretato da Gary Sinise, il pilota che fu sostituito da Jack Swigert a pochi giorni dal lancio e che contribuì da Terra alla missione di salvataggio). Fra tanto realismo e attenzione agli aspetti tecnici, non mancano comunque spettacolarità e tensione, il che rende la pellicola un thriller ad alto impatto emotivo, dove persino l'enfasi e la retorica hanno comunque la loro ragione di essere (nonostante i cliche, nel finale c'è sincera emozione, forse perché sappiamo che si tratta di una storia vera: da notare però che all'uscita del film ci fu qualche disinformato che ebbe da ridire sull'"irrealistico lieto fine hollywoodiano"). L'insuccesso della missione Apollo 13 (a proposito: alla faccia della superstizione!) fu all'epoca definito "un fallimento di grande successo", per come seppe mettere in luce le capacità di ingegnarsi della NASA e quelle di sopravvivere in un ambiente estremo (in questo il film va giustamente considerato come il precursore di "Gravity" e "The martian"). Le operazioni di salvataggio furono seguite in diretta, oltre che dai parenti degli interessati, da un'intera nazione, riaccendendo l'interesse sui viaggi spaziali dopo che le attenzioni dei media erano diminuite una volta che il traguardo dello sbarco sulla Luna era già stato raggiunto. Solide le performance del cast: Hanks sfiorò il terzo premio Oscar consecutivo (dopo "Philadelphia" e "Forrest Gump"), ma il migliore è Ed Harris (che era già presente in "Uomini veri" di Philip Kaufman, ed è dunque da considerare un veterano del genere).

8 giugno 2017

Uomini veri (Philip Kaufman, 1983)

Uomini veri (The right stuff)
di Philip Kaufman – USA 1983
con Sam Shepard, Ed Harris
**1/2

Visto in TV.

Tratto da un saggio di Tom Wolfe, il film racconta la storia dei primi sette astronauti americani, i piloti collaudatori delle missioni Mercury con cui la NASA, dal 1959 al 1963, inviò per la prima volta delle capsule nello spazio, dapprima senza equipaggio (o con uno scimpanzé) e poi con un uomo a bordo, nel tentativo di reggere il passo dei sovietici che nel frattempo, aveva mandato in orbita il primo satellite artificiale (lo Sputnik nel 1957) e poi il primo uomo (Yuri Gagarin nel 1961). La pellicola prende l'avvio nel 1949, quando il pilota dell'aeronautica Chuck Yeager (Sam Shepard), volando sopra il deserto della California, superò per la prima volta il muro del suono; e si conclude nel 1963, quando Gordon Cooper (Dennis Quaid), stabilendo il record di 22 orbite attorno alla Terra, fu l'ultimo astronauta ad andare nello spazio da solo (le successive missioni Gemini e Apollo prevederanno tutti equipaggi di almeno due membri). Pur caratterizzata da toni epici e agiografici nel celebrare il coraggio di questi moderni eroi americani (ancor più che i successi tecnologici della NASA), la lunga pellicola (oltre tre ore di durata, senza peraltro risultare mai noiosa) non è una semplice ricostruzione documentaristica dei voli Mercury ma si prende il suo tempo per caratterizzare i vari astronauti fra pregi e difetti, testosterone e spirito di squadra, orgoglio e spacconate, così come il supporto delle loro famiglie (essenzialmente mogli e compagne), le rivalità interne (fra piloti dell'aeronautica, della marina o semplici collaudatori), gli screzi con gli scienziati e i politici (rappresentati a volte in maniera irridente: particolarmente negativo è il ritratto di Lyndon Johnson, allora vicepresidente) e naturalmente il rapporto con la stampa (un elemento fondamentale delle missioni, anche in chiave di guerra fredda, fu infatti quello mediatico). Anche se manca un vero protagonista (il film è corale), fra le figure che risaltano di più ci sono quelle di Cooper, di John Glenn (Ed Harris), di Alan Shepard (Scott Glenn) e di Virgil "Gus" Grissom (Fred Ward). Gli altri astronauti sono Wally Schirra (Lance Henriksen), Kent Slayton (Scott Paulin) e Scott Carpenter (Charles Frank). Fra mogli e fidanzate figurano Barbara Hershey, Mary Jo Deschanel, Veronica Cartwright e Pamela Reed. Harry Shearer e Jeff Goldblum sono i due reclutatori della NASA. Dal punto di vista dell'accuratezza storica, alcuni passaggi hanno sollevato qualche perplessità (in particolare l'episodio dell'ammaraggio di un Gus Grissom in preda al panico), ma la potenza e il significato degli eventi restano intatti, veicolati in maniera efficace da una regia che pur mantenendo una certa ambizione va dritta al sodo, senza perdersi in svolazzi e divagazioni. Quattro premi Oscar (colonna sonora, montaggio, sonoro e montaggio sonoro) più altre quattro nomination (fra cui miglior film).

28 marzo 2016

Conto alla rovescia (R. Altman, 1968)

Conto alla rovescia (Countdown)
di Robert Altman – USA 1968
con James Caan, Robert Duvall
**

Visto in divx.

Per anticipare i sovietici, che stanno per inviare sulla Luna una capsula con tre cosmonauti, la NASA accelera a sua volta il programma segreto Pilgrim: con sole tre settimane di addestramento verrà lanciato sul satellite l'astronauta civile Lee Stegler (James Caan), scelto a discapito dell'amico Chiz (Robert Duvall) perché quest'ultimo è un militare e gli Stati Uniti non vogliono – al pari dei russi – dare l'impressione che la conquista della Luna abbia connotazioni belliche. Fra Lee e Chiz scoppia un'accesa rivalità, ma alla fine il secondo accetta di addestrare il primo per la difficile missione. Un film di hard science fiction che segna il ritorno di Altman al cinema dopo un paio di tentativi senza successo e un decennio trascorso a lavorare per lo più in televisione. La pellicola affronta un tema che era quanto mai di attualità, visto che in quegli anni la guerra fredda si combatteva anche nello spazio e la conquista della Luna era ormai percepita da tutti come imminente (avverrà infatti l'anno dopo). In ogni caso, rispetto a quella dell'Apollo 11, il film (tratto da un romanzo di Hank Searls) racconta una missione leggermente diversa: gli americani inviano un solo uomo sulla Luna (i russi tre), e questi dovrà rimanere sul satellite per quasi un anno, all'interno di un "rifugio" lanciato in precedenza, in attesa che una capsula successiva giunga a riprenderlo. Pur realizzato con un budget notevolmente basso, la pellicola è ben curata dal punto di vista scientifico, anche se tutto sembra su "piccola scala", compresa l'organizzazione della NASA (che ha collaborato alla realizzazione). Peccato che sia nel complesso poco emozionante, con poca suspense e con personaggi debolmente caratterizzati (il rapporto fra Lee e Chiz si basa solo sulla loro amicizia/rivalità): si salva la scena in cui Lee, sulla Luna, trova i cosmonauti russi morti ed espone la bandiera sovietica insieme a quella americana. La colonna sonora è di Leonard Rosenman. Ad Altman fu rifiutato il montaggio finale.

19 novembre 2015

Base Luna chiama Terra (N. Juran, 1964)

Base Luna chiama Terra (First men in the Moon)
di Nathan Juran – GB 1964
con Edward Judd, Martha Hyer, Lionel Jeffries
**

Visto in divx.

Nel 1964, quella che dovrebbe essere la prima spedizione umana sulla Luna (frutto di una cooperazione internazionale) scopre invece i resti di un allunaggio britannico precedente, avvenuto addirittura... nel 1899, in piena epoca vittoriana. Alcuni inviati delle Nazioni Unite rintracciano Arnold Bedford, il protagonista di quell'avventura, ora anziano e ricoverato in una casa di riposo, che ne racconta tutti i retroscena. Bedford, in compagnia della sua fidanzata Kate e dell'eccentrico scienziato Cavor, raggiunse la Luna viaggiando in una capsula verniciata con la "cavorite", una speciale sostanza in grado di "schermare" la forza di gravità, e scoprì che il satellite è abitato (al suo interno, in gallerie sotterranee che contengono aria respirabile) da una razza di insetti antropomorfi. Da un romanzo di H. G. Wells ("I primi uomini sulla Luna"), un film d'avventura ingenuo e vecchio stile che può contare sugli effetti speciali "artigianali" del grande Ray Harryhausen. Gradevole nel suo anacronismo ottocentesco, la pellicola ha i toni leggeri e disimpegnati della narrativa pulp e dei fumetti d'avventura d'antan, ma non rinuncia a riflessioni di natura sociale e politica: interessante, per esempio, il contrasto fra lo scienziato pacifista e idealista, che vuole comunicare con i seleniti, e l'eroe che invece si mostra come un uomo d'azione, poco propenso al dialogo fra mondi diversi. Punto di forza sono sicuramente le scenografie inventive e colorate (la base sotterranea dei seleniti, con cristalli, piante, insetti e bruchi giganti). Harryhausen si toglie anche lo sfizio di mostrare uno scheletro animato (quello di Kate, l'apprensiva fidanzata di Bedford che lo ha seguito nel suo viaggio, studiata dagli alieni attraverso un apparecchio a raggi X). La trovata finale, che lascia intendere che i seleniti si siano estinti per colpa dei germi del raffreddore portati sulla Luna da Cavor, è presa di peso da un altro dei libri di Wells, il celebre "La guerra dei mondi".

16 ottobre 2015

Sopravvissuto - The martian (R. Scott, 2015)

Sopravvissuto - The martian (The Martian)
di Ridley Scott – USA 2015
con Matt Damon, Jessica Chastain
***

Visto al cinema Colosseo.

Abbandonato a malincuore su Marte dai suoi compagni, costretti a ripartire verso la Terra a causa di un'improvvisa tempesta che ha messo a repentaglio la missione, l'astronauta della NASA Mark Watney è creduto morto da tutti. Invece è incredibilmente sopravvissuto, anche se si ritrova da solo su un pianeta a 200 milioni di chilometri dalla Terra, senza possibilità di comunicare con nessuno e con problemi urgenti da risolvere: primo fra tutti, il cibo. Ridley Scott torna a sfornare un ottimo film dopo una decina di anni costellati da pellicole sempre più deludenti e noiose, adattando un romanzo di Andy Weir che si inserisce nel filone dei "naufragi spaziali", già frequentato di recente al cinema da pellicole come "Gravity" (con cui condivide la volontà del protagonista di sopravvivere a ogni costo), "Interstellar" (che vedeva lo stesso Matt Damon nel cast) e "Moon" (sul tema dell'uomo costretto a un lungo periodo da solo su un corpo celeste lontano). Qui, però, i toni sono meno claustrofobici e più avventurosi, a tratti addirittura divertenti, grazie a un personaggio pieno di risorse e che non perde mai la voglia di scherzare. Pur trovandosi in una situazione apparentemente senza via d'uscita, Watney – che è un botanico – riuscirà a trovare il modo di coltivare patate (concimandole con i suoi escrementi), di comunicare con la NASA (riesumando il rover di una precedente missione), di spostarsi sul pianeta rosso e infine di farsi salvare dai suoi compagni, tornati indietro per prelevarlo. La vicenda è raccontata in parallelo: alla permanenza di Mark su Marte si accostano le riunioni e i tentativi, da parte degli scienziati sulla Terra, di trovare un modo di soccorrerlo. Da notare la collaborazione dei cinesi: nell'esplorazione spaziale, si auspica, le divisioni politiche possono essere messe da parte. La narrazione è avvincente (senza zavorre pretenziose, intellettuali o metafisiche) e gran parte degli aspetti tecnici e scientifici sono ben curati grazie alla collaborazione della NASA, anche se non mancano momenti assurdi o implausibili come tutta la manovra di salvataggio nel finale. Diverse le strizzatine d'occhio alla cultura nerd: la riunione segreta dei vertici della NASA è paragonata al Consiglio di Elrond del "Signore degli Anelli" (e il fatto che nel cast ci sia anche Sean Bean, che nei film di Peter Jackson era presente a quel Consiglio nei panni di Boromir, rafforza la citazione), mentre le evoluzioni di Mark con la tuta spaziale lo portano a paragonarsi ad Iron Man. Ottima l'interpretazione di Damon, che da un certo punto in poi appare notevolmente dimagrito. Nel cast anche Jeff Daniels, Chiwetel Ejiofor, Michael Peña e Kate Mara. Il film nasce da un progetto dello sceneggiatore Drew Goddard, che avrebbe dovuto anche dirigerlo, ma la produzione ha dato il via libera solo dopo che sono saliti a bordo nomi noti come Scott e Damon. Se Kubrick aveva fatto risuonare nello spazio i valzer di Strauss e altri brani classici, Scott ci propone una divertente colonna sonora a base di canzoni pop e disco anni '70 e '80, con l'inevitabile "I will survive" sui titoli di coda.

29 marzo 2015

Europa report (Sebastián Cordero, 2013)

Europa Report (id.)
di Sebastián Cordero – USA 2013
con Anamaria Marinca, Michael Nyqvist
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Girata con la tecnica del found footage (ovvero fingendo che il materiale mostrato sia il montaggio di registrazioni video ritrovate dopo gli eventi, come in "Cannibal Holocaust" e "The Blair Witch Project", per intenderci), una pellicola di fantascienza indipendente che racconta la prima missione spaziale a inviare esseri umani verso Europa, la luna di Giove, alla ricerca di possibili forme di vita. Durante il viaggio, una tempesta solare danneggia i sistemi di comunicazione della navicella (a bordo della quale si trovano in tutto sei membri dell'equipaggio: quattro uomini e due donne). E così soltanto al termine della missione, quando i video ripresi dalle numerose camere a bordo della nave saranno trasmessi tutti insieme alla Terra, si saprà cosa è accaduto. Le videocamere sono fisse, dunque non c'è una vera e propria "regia", se non attraverso il montaggio: che non è cronologico, in modo da aumentare la suspense mentre vengono mostrati i vari eventi in cui incorrono gli astronauti, fra incidenti, primi segni di squilibri, segnali di misteriose "presenze". Pur essendo una produzione indipendente e a basso costo (nessun attore di grido, dunque), il film è molto curato nei dettagli, soprattutto dal punto di vista tecnico-scientifico: la sensazione di assistere a un vero documento sui viaggi spaziali è alta. Lo stile narrativo, a metà fra il documentario e la testimonianza in diretta, consente di passare sopra a certi cliché dei film horror (il gruppo di persone in un ambito ristretto, eliminate a uno a uno nel corso degli eventi), e alcune immagini, come quelle della superficie ghiacciata di Europa, rimangono impresse nella memoria dello spettatore. Forse non originalissimo, dunque, ma meritevole di visione: insieme a "Moon", dimostra che la fantascienza di qualità può ancora prescindere da budget elevati, effetti speciali e spropositate dosi di azione.

8 novembre 2014

Interstellar (Christopher Nolan, 2014)

Interstellar (id.)
di Christopher Nolan – USA/GB 2014
con Matthew McConaughey, Anne Hathaway
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Le cose sulla Terra vanno male: un'infestante "piaga" distrugge tutti i raccolti (ad eccezione del mais, ma anche quello pare avere vita breve), mentre sferzanti tempeste di sabbia rendono l'atmosfera polverosa e la vita sempre più difficile. La popolazione è declinata, e l'umanità ha smesso di rivolgere gli occhi al cielo per concentrarsi sulla terra: la carenza di cibo rende indispensabile la formazione di agricoltori, a scapito di scienziati e ingegneri (a scuola viene persino insegnato che le missioni sulla Luna furono una messinscena). Eppure, operante in una base segreta, la NASA esiste ancora, e sotto la guida del professor Brand (Michael Caine) sta mettendo a punto un incredibile missione alla ricerca di un nuovo pianeta dove trasferire la razza umana. Sfruttando un wormhole (un cunicolo quadrimensionale) nei pressi di Saturno, è infatti possibile raggiungere un'altra galassia dove potrebbero esserci numerosi sistemi solari adatti a ospitare la vita. L'ex astronauta Cooper (McConaghey) guida una di queste spedizioni, di cui fa parte anche Amelia (Anne Hathaway), la figlia del professor Brand. Vari fenomeni relativistici lo terranno però lontano dalla Terra più a lungo di quanto preventivato, mentre sul suo pianeta di origine la figlia Murphy (Jessica Chastain) dovrà fare i conti con la sua assenza. Christopher Nolan torna al cinema con una pellicola ambiziosa e complessa, un film di hard science fiction (entro certi limiti: siamo pur sempre a Hollywood) che si iscrive nel solco di "2001: Odissea nello spazio", di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e di "Contact". L'esplorazione dell'ignoto e l'avventura nello spazio non hanno l'alone romantico della space opera, ma l'ansia disperata di chi cerca un nuovo spazio in cui vivere o almeno sopravvivere: da qui il parallelo con i pionieri americani, un tema cardine nella cultura statunitense (e pressoché assente dalla nostra). Altri elementi che dipingono un futuro quanto mai simile al passato sono quelli della natura che si ribella all'uomo: è citata di sfuggita, per esempio, la grande carestia irlandese che fece milioni di vittime a metà dell'ottocento. Teorie scientifiche di difficile comprensione (e per questo motivo, non approfondite più di tanto sullo schermo), rapporti familiari (tutto ruota, in fondo, attorno alla relazione fra Cooper e la figlia Murphy), suggestioni di possibile vita extraterrestre (esseri a cinque dimensioni, addirittura!) e di legami empatici che trascendono lo spazio e il tempo; e anche sane e vecchie dinamiche di amore, coraggio e meschineria nello spazio, con personaggi (quello interpretato da Matt Damon, per esempio) che tirano fuori il meglio o il peggio di sé quando si ritrovano a dover compiere scelte difficili e non preventivate. Apprezzabile il design e il mood generale della pellicola: non siamo di fronte alla fantascienza fracassona delle pellicole d'azione per teenager, e al realismo dei veicoli spaziali e della tecnologia si affianca un tono più esistenziale e riflessivo che frenetico e spettacolare (anche se non mancano sequenze di suspense di questo tipo). Ci si lascia un po' andare giusto con il design e il concept dei robot, TARS, CASE e KIPP, comunque decisamente originali, dotati di personalità "programmabili" e, per fortuna, non malvagi (niente HAL 9000: il male proviene qui tutto dagli uomini, che "lo portano con sé"). Il film è stato scritto da Nolan, come al solito, insieme al fratello Jonathan. Nel cast anche Casey Affleck, Wes Bentley, David Gyasi ed Ellen Burstyn.

15 ottobre 2013

Gravity (Alfonso Cuarón, 2013)

Gravity (id.)
di Alfonso Cuarón – USA/GB 2013
con Sandra Bullock, George Clooney
***1/2

Visto al cinema Colosseo (in 3D).

La dottoressa Ryan Stone, alla sua prima missione con lo Space Shuttle, si ritrova isolata nello spazio insieme all'esperto astronauta Matt Kowalski dopo che la loro navetta è stata distrutta dai detriti seminati in orbita dall'impatto di un missile russo contro un satellite. Le comunicazioni con la Terra sono impossibili, e i due dovranno ingegnarsi per trovare un modo di sopravvivere e di far ritorno sul pianeta. Più che un film di fantascienza (non c'è niente di "fanta", solo scienza: tutti gli elementi e le tecnologie presenti sullo schermo – dai Soyuz alla Stazione Spaziale Internazionale – sono attualmente esistenti), un appassionante dramma a gravità zero girato con maestria da un Cuarón ormai maturo per essere accreditato nell'olimpo dei grandi registi. Compatto, lucido, senza inutili fronzoli, con un livello di realismo che fa impressione se si pensa alla difficoltà di realizzare un'intera storia in assenza di quella gravità evocata così "pesantemente" nel titolo, il film incatena e coinvolge dall'inizio alla fine, non risparmiando momenti ansiogeni e trasmettendo tutta la forza, il coraggio, la resistenza e la volontà di sopravvivere della protagonista di una vera e propria odissea. Se non mancano suggestioni che evocano tanti classici della SF del passato (la Bullock in canottiera nell'abitacolo del Soyuz ricorda la Sigourney Weaver di "Alien", in particolare quando si rannicchia in posizione fetale; le passeggiate a gravità zero sono degne di "2001: Odissea nello spazio"; la voce – in originale – di Ed Harris per il controllo missione da Houston richiama "Apollo 13" e "Uomini veri"), va elogiata la capacità di Cuarón di riprodurre sullo schermo le vastità dello spazio e gli incredibili panorami della Terra vista da lontano, anche attraverso lunghi piani seguenza (come quello, magistrale, che apre la pellicola) e l'utilizzo di soggettive (per esempio nell'esplorazione della ISS da parte della protagonista) che innalzano ancora di più il coinvolgimento. A questo proposito, anche il 3D – caso raro – si rivela efficace se non addirittura fondamentale per "immergere" lo spettatore nel particolare ambiente della vicenda. Da rimarcare anche il contrasto fra la profondità del vasto spazio esterno e la claustrofobia dei corridoi e delle capsule delle navicelle e delle stazioni orbitanti, così come la sorprendente apparizione di icone terrestri quando meno ce le si aspetterebbe (che si tratti di un pupazzetto di Marvin il marziano o di una statua dorata di Buddha). Fra i momenti visivamente più impressionanti di un film che peraltro non ha mai cadute di tono, segnalerei la distruzione della ISS (silenziosa come deve essere, visto che nello spazio non c'è suono) e l'istante del rientro della capsula cinese nell'atmosfera. Ma anche la conclusione, quando finalmente è possibile stringere nel palmo delle mani quella "terra" così concreta e pesante, insieme all'acqua, alle piante, alla sabbia del nostro pianeta, regala più di un brivido e si staglia indelebile nella memoria come uno dei finali cinematografici più belli di questa stagione. Per rendere l'effetto della gravità zero, il regista ha sfruttato solo in parte la grafica digitale, e si è affidato invece a meccanismi robotici che sollevavano in aria gli attori e gli oggetti. Per una volta, complimenti anche al doppiaggio italiano, fondamentale in una pellicola in cui per la maggior parte del tempo scorgiamo a malapena i volti degli interpreti (coperti come sono dai caschi spaziali). Fra le reazioni positive di pubblico e critica, da segnalare quella dell'astronauta Buzz Aldrin, rimasto impressionato dall'accuratezza della messa in scena.

15 aprile 2011

Moon (Duncan Jones, 2009)

Moon (id.)
di Duncan Jones – GB 2009
con Sam Rockwell, Robin Chalk
***1/2

Visto in divx, con Elena e Cristiano.

In un futuro non troppo remoto, la maggior parte dell'energia necessaria agli esseri umani viene raccolta sulla Luna, recuperando quella solare che è rimasta imprigionata nelle rocce del satellite sotto forma di elio-3. Per operare una di queste stazioni di raccolta, quasi del tutto automatizzate, basta un solo uomo, coadiuvato da robot e computer. Sam Bell è giunto al termine dei suoi tre anni di servizio ed è in attesa di essere sostituito per poter tornare a casa: ma un incidente imprevisto gli farà scoprire un'incredibile verità. Sorprendente film di fantascienza che recupera e restituisce il fascino delle pellicole di questo genere dei primi anni settanta, al punto da presentare qua e là persino echi di "2001" (l'ambiente bianco e asettico della base lunare, il rapporto fra un uomo e un'intelligenza artificiale, l'astronauta che incontra sé stesso) e "Solaris" (la solitudine, le allucinazioni). E come nelle miglior pellicole del genere, costruite più sulle idee e le atmosfere che sulle scene d'azione e sui budget gonfiati, attraverso una storia avvincente e fuori dagli schemi riesce a far riflettere sulla natura dell'uomo, sul significato di ricordi ed emozioni, e sui possibili sviluppi della tecnologia. Quello di Sam Rockwell, che sullo schermo si sdoppia, è praticamente un one-man-show. Il regista (noto in passato come Zowie Bowie) è il figlio di David Bowie: il suo è un esordio cinematografico che lascia ben sperare. Un plauso, comunque, va anche alla sceneggiatura di Nathan Parker, alle scenografie di Hideki Arichi e alla musica di Clint Mansell, capace di creare sonorità inquietanti come in "Requiem for a dream". Nella versione originale, la voce di Gerty (il robot) è di Kevin Spacey.

20 aprile 2010

Gattaca (Andrew Niccol, 1997)

Gattaca - La porta dell'universo (Gattaca)
di Andrew Niccol – USA 1997
con Ethan Hawke, Jude Law, Uma Thurman
***1/2

Rivisto in DVD, con Ginevra, Ilaria e Giuseppe.

In un futuro "non troppo distante", dove l'eugenetica è diventata pratica comune e la maggior parte degli esseri umani nasce in provetta previa selezione artificiale delle migliori caratteristiche genetiche, i pochi individui concepiti ancora col vecchio metodo sono oggetto di discriminazioni di vario tipo. Solo i cosiddetti "validi", quelli con un corredo genetico perfetto, possono infatti accedere agli incarichi e alle mansioni più importanti, mentre agli altri sono riservati compiti umili e manuali. Per farsi assumere al centro aerospaziale Gattaca e coronare il suo sogno di diventare astronauta, dimostrando che la forza di volontà è superiore a ogni tipo di "predestinazione", il giovane Vincent (Ethan Hawke) deve dunque assumere l'identità di un membro dell'élite, il nuotatore Jerome (Jude Law), che all'insaputa di tutti è rimasto paralizzato e ha deciso di aiutarlo "prestandogli" campioni del proprio DNA (ciglia, pelle, sangue, urina) per ingannare sensori e controlli. Ma quando sembra ormai che Vincent sia riuscito nel suo intento, a una sola settimana dal suo lancio verso Titano, l'improvviso omicidio del direttore del centro spaziale fa scattare le minuziose indagini della polizia, con il rischio che la sua frode venga scoperta. E di lui comincia a sospettare anche la bella collega Irene (Uma Thurman), di cui nel frattempo si è innamorato. Costruito come un thriller ad altissima tensione, l'avvincente film di Niccol (sceneggiatore di "Truman Show" e alla sua prima regia: in seguito ha diretto altre pellicole più o meno interessanti, come "S1m0ne" e "Lord of war") è un classico esempio di fantascienza a sfondo distopico che non punta sull'azione o sugli effetti speciali ma sulla descrizione di una società futura in cui vengono estremizzati aspetti o tendenze dei giorni nostri. La convincente prova degli attori (oltre ai protagonisti, in ruoli minori ci sono anche Ernest Borgnine, Gore Vidal, Loren Dean e Alan Arkin), le scenografie fredde e asettiche che ricordano l'architettura futurista o sovietica degli anni sessanta (c'è chi ci ha visto richiami ad "Agente Lemmy Caution: missione Alphaville" di Godard, anche per l'utilizzo di abiti, acconciature e automobili retrò, quasi da film noir), la sceneggiatura calibratissima dello stesso Niccol e la musica di Michael Nyman contribuiscono a renderlo uno dei migliori lungometraggi di science fiction degli ultimi anni. Il titolo del film è composto dalle sole lettere G, A, T e C, ovvero le iniziali delle quattro basi azotate (guanina, adenina, timina e citosina) che compongono il DNA umano.

14 novembre 2007

Sunshine (Danny Boyle, 2007)

Sunshine (id.)
di Danny Boyle – GB/USA 2007
con Cillian Murphy, Chris Evans
**1/2

Visto in DVD, con Albertino e Ghirmawi.

2057: il Sole si sta spegnendo, e per riaccenderlo parte una navicella con la quale otto uomini dovranno trasportare una bomba e scagliarla contro la stella. Si tratta della seconda missione di questo tipo: ma della prima, precedente di sette anni, non si è saputo più nulla. Film di fantascienza vecchio stile, ipnotico e suggestivo, forse fin troppo ambizioso, che maschera una trama non particolarmente originale (e decisamente non verosimile) con echi da "Alien" e soprattutto da "2001 Odissea nello spazio", compreso il computer senziente e il finale psichedelico-metafisico. Lasciando da parte le incongruenze scientifiche (ma almeno la sceneggiatura ha il pregio di restare sul vago, senza addentrarsi in spiegazioni tecniche che non consentirebbero allo spettatore la necessaria sospensione dell'incredulità), rimane un thriller spaziale di buona fattura, con attori sorprendentemente adeguati (oltre al bravissimo Cillian Murphy e a Chris "Human Torch" Evans c'è anche Michelle Yeoh, a dire il vero un po' sacrificata). In fin dei conti non è altro che una pellicola da totomorti: rispetto a quelle omologhe degli anni '80, però, è vestita a nuovo grazie agli effetti speciali e ad alcuni dei temi new age tanto cari al regista.