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30 ottobre 2018

La bottega dei suicidi (P. Leconte, 2012)

La bottega dei suicidi (Le magasin des suicides)
di Patrice Leconte – Francia/Can/Bel 2012
animazione tradizionale
**

Visto in TV.

In una città perennemente triste, grigia e piovosa, la famiglia Tuvache gestisce un negozio che prospera fornendo ai numerosi aspiranti suicidi tutto il materiale loro necessario (cappi, veleni, armi di vario genere, ecc.). Ma il figlio più giovane della famiglia, Alan, l'unico di indole allegra e giocosa, complotta per riportare a tutti la gioia di vivere. Da un romanzo di Jean Teulé (adattato dallo stesso Leconte, all'esordio nel cinema di animazione), una black comedy nella vena lugubre di "Nightmare before Christmas" e "La famiglia Addams", e con uno stile che ricorda i lavori di Sylvain Chomet, che ha elevato ad arte la tristezza e l'inquietudine. Gradevole, anche se alla lunga un po' esile e ripetitivo. I nomi dei vari membri della famiglia Tuvache si ispirano a quelli di celebri suicidi: il capofamiglia Mishima (Yukio), la moglie Lucrezia (Borgia), il figlio maggiore Vincent (Van Gogh), la figlia Marilyn (Monroe) e il figlio minore Alan (Turing). Le canzoni sono di Etienne Perruchon (la migliore è la prima, "Contro la crisi e il carovita"). Polemiche in Italia perché in un primo momento (unico caso al mondo) il film era stato vietato ai minori di 18 anni (oltre al tema del suicidio, con abbondanza di morti sullo schermo, c'è anche un'insolita ma innocua scena di nudo).

28 novembre 2013

La ragazza sul ponte (P. Leconte, 1999)

La ragazza sul ponte (La fille sur le pont)
di Patrice Leconte – Francia 1999
con Daniel Auteuil, Vanessa Paradis
***

Rivisto in divx, con Paola, Marta, Beatrice, Esther, Costanza, Florian e Sabine.

La giovane Adèle sta per suicidarsi gettandosi in acqua da un ponte di Parigi, stufa di un'esistenza fatta di rapporti sentimentali tanto frequenti quando sfortunati. A salvarla è Gabor, lanciatore di coltelli che "recluta" le proprie partner fra coloro che non sembrano aver più nulla da chiedere alla vita. Nel corso del loro tour per l'Europa, fra circhi ambulanti e spettacoli sulle navi da crociera, scopriranno di portarsi reciprocamente fortuna: insieme si completano, come una banconota strappata che torna ad avere valore solo unendo le due metà. E proprio il tema della fortuna, del rischio e del gioco d'azzardo (e cosa c'è di più "azzardato" del lancio di coltelli?) fa da sfondo a una storia d'amore quasi metafisica che Leconte gira con estro e sensibilità, aiutato da un'espressiva fotografia in bianco/nero che riveste tutto di un'aura romantica e fuori dal tempo. La magia unisce i due protagonisti anche nel finale, quando si separano momentanemante ma continuano a "comunicare" fra di loro anche a distanza di chilometri l'uno dall'altra: una sorta di entanglement quantistico? Per tutta la pellicola sembra quasi di assistere a un incrocio fra il "realismo poetico" del cinema francese d'anteguerra (che in fondo si tratti di una fiaba è suggerito da diversi elementi: a un certo punto Gabor si autodefinisce "una fata") e la surrealità di certi lavori di Fellini (impressione rinforzata dall'ambiente circense e dal mood delle scene girate in Italia), anche se non manca – soprattutto nella parte iniziale – una certa dose di sarcasmo quasi da black comedy. La raggiante Paradis brilla di luce propria, ma anche il bravo Auteuil non è mai stato così bello e fascinoso. Ottima la colonna sonora, dove spiccano le canzoni "Who will take my dreams away" di Marianne Faithfull (usata durante il lancio dei coltelli), "I'm Sorry" di Brenda Lee e il classico "Sing, Sing, Sing" di Benny Goodman. Da segnalare in particolare due scene dove la musica aggiunge qualcosa di più a sequenze già magnificamente girate, recitate e montate: quella dello shopping a Montecarlo (dove Vanessa Paradis sfoggia per la prima volta il taglio corto di capelli) e quella del lancio dei coltelli "in privato", in un capannone dietro la stazione, quasi il surrogato di un atto sessuale. Ovviamente, il ponte stesso è una metafora dell'amore (qualcosa che unisce due elementi altrimenti separati). Il finale, ambientato su un altro ponte (stavolta a Istanbul), chiude il cerchio in maniera forse prevedibile, ma non era possibile terminare altrimenti.

30 maggio 2010

Tango (Patrice Leconte, 1993)

Tango (id.)
di Patrice Leconte – Francia 1993
con Philippe Noiret, Richard Bohringer, Thierry Lhermitte
*1/2

Visto in DVD.

Lasciato dalla moglie, Paul (Lhermitte) non riesce a smettere di pensare a lei perché la ama ancora. E allora, per eliminarla definitivamente dalla propria vita, sobillato da uno zio convinto scapolo (Noiret), decide di assumere qualcuno per ucciderla. La scelta ricade su Vincent (Bohringer), ex aviatore che anni prima aveva tolto di mezzo a sua volta la propria consorte infedele, facendola cadere dal suo aereo, ed era rimasto impunito. Nel corso del lungo viaggio per raggiungere il luogo del delitto (la donna, nel frattempo, si è trasferita in Africa), i tre uomini impareranno a conoscersi e a confrontare i rispettivi punti di vista sull'universo femminile. Farsesca commedia "nera" sui temi del rapporto tra i sessi (l'eterno dilemma è sempre lo stesso: non si può vivere con le donne, ma nemmeno senza di loro), dell'infedeltà e della seduzione, naturalmente da un punto di vista esclusivamente maschile, all'insegna di una misoginia solo apparente (come dimostra lo scontato finale) e popolata da situazioni e da personaggi grotteschi. Per buona parte si trasforma in un road movie pasticciato e surreale: ma spesso non si capisce se si debba ridere o meno; e neanche l'atmosfera leggera, alla francese, aiuta ad apprezzarla appieno. Pretestuoso il riferimento nel titolo al tango ("Per ballarlo bisogna essere in due"). Fra le guest star compaiono Carole Bouquet (la donna in albergo), Jean Rochefort (suo marito), Miou-Miou (la moglie di Paul) e Judith Godrèche (la ragazza con la pistola).

5 giugno 2009

L'uomo del treno (P. Leconte, 2002)

L'uomo del treno (L'homme du train)
di Patrice Leconte – Francia 2002
con Jean Rochefort, Johnny Hallyday
***1/2

Rivisto in DVD, con Marisa.

Un uomo scende dal treno e arriva in un piccolo paese. Ha una valigia, un giubbotto di pelle, la barba poco curata ed è di poche parole: è un criminale, giunto fin lì per preparare una rapina in banca con i suoi tre complici. Poiché l'unico albergo della cittadina è chiuso, trova ospitalità nella villa di un vecchio insegnante di poesia francese in pensione, che è il suo esatto contraltare: non ha mai viaggiato, ricopre un ruolo "rispettabile" nella società e ha sempre dovuto soffocare ogni impulso di ribellione al sistema. Ben presto i due uomini cominciano a desiderare ciascuno di trovarsi nei panni dell'altro: lo stanco rapinatore gradirebbe infatti un'esistenza tranquilla, restare in pantofole a fumare la pipa, leggere libri, mettere finalmente radici da qualche parte; il professore sogna invece – in maniera quasi infantile – l'avventura, il rischio e la trasgressione. Il tempo passa e si avvicina il giorno in cui entrambi i loro destini dovranno compiersi: la rapina in banca per il primo, un delicato intervento chirurgico per il secondo... Forse il miglior film di Leconte, almeno tra quelli che ho visto finora: più che la storia di un'amicizia al maschile (tema, fra l'altro, che ricorre ripetutamente nella filmografia del regista francese, da "Tandem" a "Il mio migliore amico") o di una mutua identificazione nella figura dell'altro, la pellicola mostra la ricerca della propria parte “mancante”, quella che non si è mai riusciti a concretizzare. Il tono è malinconico, permeato comunque da tocchi di ironia surreale (vedi il complice del rapinatore che dice una sola frase al giorno, alle dieci in punto. E prima? Medita. E dopo? Si riposa). Il finale triste, seppur ammantato da un'aura onirica, sembra quasi inevitabile, visto che ormai i reciproci ruoli sono talmente cristallizzati (come è evidente dalla scena nel locale, quando l'insegnante cerca senza successo di partecipare a una rissa) che solo la morte può permettere di sfuggirvi. Perfetti i due interpreti.

27 maggio 2009

L'insolito caso di Mr. Hire (P. Leconte, 1989)

L'insolito caso di Mr. Hire (Monsieur Hire)
di Patrice Leconte – Francia 1989
con Michel Blanc, Sandrine Bonnaire
**1/2

Visto in DVD, con Marisa e Giovanni.

Tratto da un racconto di Georges Simenon e girato con stile lento e calligrafico (cui contribuiscono anche le musiche di Michael Nyman), è un thriller psicologico che ho trovato un po' ostico durante la visione, forse per la caratterizzazione introversa e disturbante del personaggio principale e per la totale assenza di leggerezza e ironia, ma che successivamente ho rivalutato. Il protagonista è un sarto parigino di mezza età, solitario e misantropo, che si invaghisce di Alice, la sua giovane dirimpettaia, e che trascorre le serate a osservarla segretamente dalla finestra. Quando la ragazza se ne rende conto, inizia a sospettare che l'ometto possa essere al corrente di un delitto compiuto dal suo fidanzato Emile e che lei ha aiutato a nascondere: decide così di approcciarlo, approfittando del suo amore per lei... Dietro una superficie tranquilla, la pellicola mette dunque in mostra sentimenti forti e contrastanti: l'amore assoluto di Hire per Alice, quello stereotipato fra Alice ed Emile, e quello interessato e fasullo di Alice per Hire. Poco importa, allora, che la sottotrama gialla sia relativamente prevedibile: quel che conta sono l'atmosfera e lo studio psicologico dei personaggi. Bravi i due attori principali. Nei panni del poliziotto che indaga sul delitto, invece, c'è il kaurismakiano André Wilms.

22 aprile 2009

Tandem (Patrice Leconte, 1987)

Tandem (id.)
di Patrice Leconte – Francia 1987
con Jean Rochefort, Gérard Jugnot
**1/2

Visto in DVD, con Marisa.

L'anziano Michel Mortez conduce da oltre vent'anni il programma radiofonico di quiz "La lingua al gatto", trasmesso in diretta dalle piazze delle città di provincia francesi, e deve spostarsi ogni giorno da un paese all'altro su una vecchia automobile in compagnia dell'autista, factotum e tecnico del suono Rivetot: una vita da saltimbanco, senza pause e senza amici, che sta per concludersi forzatamente in seguito alla decisione della stazione radio di interrompere il vetusto programma. Il buon Rivetot vorrebbe tenere nascosta la ferale notizia all'iracondo, depresso ed emotivo Michel, anche perché teme per la sua salute, ma la verità verrà a galla e porrà fine anche al lungo sodalizio fra i due... o forse no? Un piccolo film "on the road", gradevole e divertente nonostante il tono crepuscolare e malinconico, su una coppia di "amici per forza" (che ricordano in qualche modo Don Chisciotte e Sancho Panza: non a caso Rochefort avrebbe dovuto interpretare il personaggio di Cervantes nel film mai realizzato da Terry Gilliam), legati dall'affetto reciproco ma anche dai continui battibecchi e interpretati da due ottimi attori (Rochefort è un po' un habitué delle pellicole di Leconte, Jugnot è un bravo caratterista comico). Nella colonna sonora si sente ripetutamente la canzone "Il mio rifugio" di Riccardo Cocciante, anzi "Richard Cocciante", com'è scritto il suo nome nei titoli di testa.

12 aprile 2009

Il marito della parrucchiera (P. Leconte, 1990)

Il marito della parrucchiera (Le mari de la coiffeuse)
di Patrice Leconte – Francia 1990
con Jean Rochefort, Anna Galiena
*1/2

Visto in DVD, con Marisa.

Sin da quando era soltanto un bambino, Antoine ha sempre sognato di sposare una parrucchiera. Da adulto riesce a realizzare il suo desiderio diventando il marito della bella Mathilde, e da allora la sua vita si svolge quasi interamente fra le mura della sua bottega. Tutti i film che avevo visto finora di Leconte mi erano piaciuti (da "La ragazza sul ponte" a "Il mio miglior amico", passando per "L'uomo del treno" e "Confidenze troppo intime"): questo, invece, non mi ha detto quasi niente, anzi l'ho trovato anche abbastanza noioso. È essenzialmente la storia di una perversione, con personaggi poco approfonditi e soprattutto poco credibili nei loro comportamenti (vedi il finale, per esempio). I due protagonisti non hanno amici, né interessi, né una vita degna di questo nome, e il loro rapporto è proposto sullo schermo in maniera piatta, a malapena ravvivata dall'incontro con alcuni clienti bizzarri e dai momenti in cui Antoine si esibisce in strani balletti con lo sfondo di musiche arabe. Le scene con il protagonista da piccolo, affascinato dalla prorompente parrucchiera della sua infanzia, ricordano naturalmente "Amarcord" di Fellini.

7 dicembre 2006

Il mio migliore amico (P. Leconte, 2006)

Il mio migliore amico (Mon meilleur ami)
di Patrice Leconte – Francia 2006
con Daniel Auteuil, Dany Boon
***

Visto al cinema Colosseo, con Marisa e Giuliana.

Una commovente pellicola sull'amicizia: Auteuil (bravissimo come sempre) interpreta un arido mercante d'arte che all'improvviso si rende conto che, quando giungerà il momento del suo funerale, nessuno si presenterà in chiesa poiché non ha nessun vero amico. Complice una scommessa si impegna a presentare ai suoi soci il proprio "miglior amico" entro dieci giorni. Dopo molte delusioni, forse lo troverà in un tassista estroverso e appassionato di quiz televisivi. Introspettivo e minimalista, è un film i cui toni a tratti agrodolci sono espressi in maniera delicata e leggera, con tutta la grazia di cui i francesi sono maestri. Come spesso capita nei film di Leconte ("L'uomo del treno", "Confidenze troppo intime", "La ragazza sul ponte"), due soli personaggi sostengono il peso di quasi tutta la vicenda. Stavolta la struttura è un po' meno "simmetrica", visto che l'attenzione è concentrata più su Auteuil che sul secondo personaggio, ma il risultato è comunque bello e equilibrato. Curioso lo spazio dedicato al quiz "Chi vuol essere milionario", naturalmente nella versione francese.