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4 giugno 2023

La promesse (Jean-Pierre e Luc Dardenne, 1996)

La promesse (id.)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio/Francia 1996
con Jérémie Renier, Olivier Gourmet
***

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Il quindicenne Igor (Jérémie Renier) aiuta il padre Roger (Olivier Gourmet) nello sfruttamento degli immigrati clandestini, ai quali fornisce una stanza in affitto e un lavoro (in nero). Un giorno Amidu, immigrato dal Burkina Faso, rimane gravemente ferito cadendo da un'impalcatura in un cantiere. Per impedire che i suoi affari vengano scoperti, Roger impedisce al figlio di portare l'uomo in ospedale: prima di morire, però, Amidu si fa promettere dal ragazzo che si prenderà cura della moglie (Assita Ouédraogo) e del figlio neonato. Un po' per tener fede alla promessa, un po' per i sensi di colpa, Igor inizia a prendersi a cuore le sorti della donna, anche a costo di mettersi contro il padre... Il terzo lungometraggio dei fratelli Dardenne fu anche il primo a dar loro notorietà: è una pellicola intensa, drammatica, dai toni asciutti e realistici, assai cupa ma nobilitata da un fondo di speranza, come l'empatia che può svilupparsi anche nei contesti più disagiati. Renier (che anche dopo essere cresciuto continuerà a recitare nei film dei due fratelli, per esempio in "L'enfant" e "Il matrimonio di Lorna") dà vita a un personaggio stratificato e complesso, nonostante la giovane età, mentre la denuncia dello sfruttamento e delle difficili condizioni degli immigrati illegali in Belgio (o in generale in Europa) è affrontata senza demagogia o retorica. In più c'è il rapporto fra padre e figlio, conflittuale e problematico (l'uomo è tutt'altro che un bravo maestro di vita per il ragazzo), ma a tratti guarnito da slanci di sincero affetto reciproco. Anche Gourmet reciterà ancora per i Dardenne in un altro film dai temi simili ("Il figlio"). Piccoli tocchi di colore e di caratterizzazione includono la passione di Igor per le automobili (costruisce un go-kart artigianale con gli amici) e le tradizioni magico-sciamaniche che gli immigrati portano con sé anche in un altro continente.

12 dicembre 2019

Il figlio (Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2002)

Il figlio (Le fils)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio/Francia 2002
con Olivier Gourmet, Morgan Marinne
***

Visto in divx.

Il solitario Olivier (Gourmet) lavora come insegnante nel laboratorio di falegnameria di un centro di formazione e recupero per adolescenti. Quando gli viene affidato un nuovo apprendista, il sedicenne Francis (Marinne), appena uscito dal carcere minorile, si rende conto che si tratta del ragazzo che cinque anni prima aveva ucciso suo figlio... Un film asciutto e minimalista sui dilemmi morali e la redenzione (simile, in questo, al precedente "La promesse"), dove le stesse azioni dei personaggi sono portate sullo schermo senza fronzoli o abbellimenti, lasciando lo spettatore ad assistervi in totale immersione contemplativa ma senza alcun didascalismo o esplicitazione. Perché Olivier accetta il ragazzo nel suo laboratorio, se lo prende a cuore, gli insegna un mestiere (senza dirgli di essere il padre della sua vittima)? Vuole vendetta o pacificazione? Nemmeno lui lo sa, come confessa all'ex moglie stupefatta ("Nessuno farebbe quello che stai facendo"). Da un lato cerca di non mostrargli gentilezza, dall'altro è però quasi ossessionato da lui, da come vive o dai motivi che lo avevano spinto a uccidere a soli undici anni, e rimane colto alla sprovvista quando il ragazzo gli chiede di fargli da tutore. La camera a spalla, sempre attaccata al protagonista (tanto che gli ambienti e tutto ciè che gli è attorno risultano quasi sfumati, mentre degli altri personaggi udiamo spesso solo le voci fuori campo), e i long take donano realismo e intensità alla vicenda. E mentre Olivier introduce Francis al lavoro in falegnameria, ci rendiamo conto che il film stesso è come un'asse di legno grezzo, che una volta rifinita potrà mostrare tutta la propria bellezza interiore. Isabella Soupart è l'ex moglie di Olivier. Il bravo Gourmet ha ricevuto a Cannes (da dove i Dardenne escono raramente a mani vuote) il premio come miglior attore.

19 giugno 2014

Due giorni, una notte (J. e L. Dardenne, 2014)

Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio/F/I 2014
con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione
**1/2

Visto al cinema Anteo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Cannes).

Ritornata al lavoro dopo una lunga assenza per depressione, a Sandra – impiegata in una piccola azienda che produce pannelli solari – viene prospettato il licenziamento: sarà reintegrata soltanto se gli altri sedici operai rinunceranno al bonus di mille euro promesso loro a fine anno. La votazione, a scrutinio segreto, avverrà lunedì mattina: la ragazza ha dunque a disposizione tutto il weekend per recarsi da ciascuno dei colleghi e convincerli a rinunciare al prezioso bonus pur di salvare il suo posto di lavoro. Costruito su uno spunto piuttosto semplice, una nuova parabola anti-capitalista (con morale finale) da parte dei fratelli Dardenne sul tema della solidarietà fra lavoratori. Di fronte al "ricatto" dei loro capi, i vari dipendenti devono scegliere come comportarsi, cercando di mettersi l'uno nei panni dell'altro: per alcuni rinunciare al bonus, su cui tanto hanno contato, sarà impossibile; per altri è molto più importante aiutare un'amica e collega. Forse un po' schematico, e di certo trascinato ripetitivamente un po' troppo a lungo (per gran parte del film vediamo Sandra presentarsi dai colleghi uno a uno, mentre insieme a noi spettatori tiene il conteggio dei voti a lei favorevoli e contrari), ma in ogni caso d'impatto (c'è chi ha parlato di una variazione su "La parola ai giurati"): e la regia naturalistica dei Dardenne aiuta a mantenere la tensione fino alla fine e a rendere questo piccolo episodio quanto mai vivo ed umano.

31 agosto 2011

L'enfant (Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2005)

L'enfant (id.)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio/Francia 2005
con Jérémie Renier, Déborah François
***

Visto in DVD alla Fogona, con Marisa e Lucia.

Il balordo Bruno e la sua ragazza Sonia hanno appena avuto un figlio. Se la giovane madre lo accudisce con amore, il padre – che vive di furtarelli e di espedienti – non ci pensa due volte a vendere il neonato a un'organizzazione clandestina che si occupa di adozioni illegali, pur di guadagnare qualche soldo. Ma di fronte alla reazione della ragazza capisce di aver fatto una sciocchezza: e per recuperare il bebè si ficcherà in guai sempre più grossi, ma troverà anche la via per la redenzione. Palma d'Oro al Festival di Cannes, è forse il miglior film dei fratelli Dardenne, quello in cui le loro capacità di collocare una vicenda morale e semifiabesca in un realistico setting di periferia urbana, lasciando trasparire lo studio psicologico dei personaggi semplicemente dall'osservazione delle loro azioni, emergono con meno sbavature. Ottima la prova di Jérémie Renier, che dà vita a un personaggio in costante crescita: inizialmente del tutto disinteressato a suo figlio ("Ne faremo un altro", dice con noncuranza a Sonia per giustificare il fatto di averlo venduto) e apparentemente incapace di instaurare con lui un legame affettivo (cosa che forse è legata alla sua stessa situazione famigliare, come ci viene lasciato intendere dalla breve sequenza in cui si reca a casa della propria madre), nel corso della vicenda Bruno cresce e matura, al punto da decidere di "sacrificarsi" (consegnandosi alla polizia) per alleggerire la posizione del ragazzino che aveva coinvolto in un furto, forse anche vedendo in lui quello che un giorno potrebbe essere proprio suo figlio cresciuto. La macchina da presa, sempre mobile, segue il personaggio in lunghe sequenze che coinvolgono lo spettatore a 360 gradi, trasportandolo nel suo mondo e nella sua difficile vita. Arduo non emozionarsi.

16 giugno 2011

Il ragazzo con la bicicletta (J. e L. Dardenne, 2011)

Il ragazzo con la bicicletta (Le gamin au vélo)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio 2011
con Thomas Doret, Cécile De France
**1/2

Visto al cinema Arlecchino, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Il piccolo Cyril, abbandonato dal padre e ospite di un centro di accoglienza, va all'ostinata ricerca del genitore con la sua bicicletta: quando si rende conto che l’uomo non intende riprenderlo con sé, accetta l’affetto di Samantha, una gentile parrucchiera che si offre di dargli una nuova famiglia: al posto del padre, troverà così una madre. Ma la frequentazione di cattive compagnie rischierà di portarlo sulla cattiva strada. Una pellicola carina, di impianto neorealista e dai toni quasi fiabeschi, anche se un po’ inconcludente e con alcuni passaggi forzati (come quando il compagno di Samantha le impone di scegliere fra lui e il bambino): decisamente meglio la prima parte, quella della ricerca del padre, rispetto alla seconda, quella del tentativo di rapina. La mancanza di un finale tragico (quando tutto ormai lasciava crederlo) sembra quasi un regalo che i registi hanno voluto fare in extremis agli spettatori. Bravo il piccolo attore Thomas Doret (Cyril, a ben vedere, potrebbe benissimo essere il bebè de "L'enfant" ormai cresciuto: non a caso il padre è interpretato da Jérémie Renier, già protagonista del film precedente), mentre Cécile De France si era vista in “Hereafter” di Clint Eastwood. Lo scarno commento musicale è composto esclusivamente da poche battute del secondo movimento del concerto n. 5 per piano e orchestra di Beethoven, che solo nei titoli di coda si dispiegano più a lungo.

15 giugno 2008

Il matrimonio di Lorna (J. e L. Dardenne, 2008)

Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne – Belgio 2008
con Arta Dobroshi, Jérémie Renier
**

Visto al cinema Plinius, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Lorna, una giovane immigrata albanese, ha ottenuto la cittadinanza belga grazie a un matrimonio combinato con un tossicodipendente, con il quale convive per copertura e che tratta con estrema freddezza. L'organizzazione clandestina con cui collabora progetta di far morire il ragazzo di overdose, in modo che Lorna possa sposare un russo che a sua volta desidera la cittadinanza, ma la ragazza si affeziona pian piano al “marito” e cerca di aiutarlo a uscire dal tunnel della droga, richiedendo contemporaneamente un divorzio rapido pur di salvargli la vita. Quando le cose precipiteranno, si convincerà di essere rimasta incinta di lui e rinuncerà a tutto per darsi alla fuga. Per i primi tre quarti la pellicola è bella, con Lorna che ricorda altri personaggi dardenniani che nonostante l'appartenenza a un tessuto sociale votato al male e all'egoismo si “convertono” progressivamente al bene e alla solidarietà (come il protagonista di “La promesse”). Poi invece sbraca un po' in un finale piuttosto insoddisfacente, e nell'insieme non lascia un gran bel ricordo: sicuramente è un film di minor impatto (e di minor originalità) rispetto ai precedenti dei due fratelli.