Visualizzazione post con etichetta Hong Sang-soo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hong Sang-soo. Mostra tutti i post

29 marzo 2019

Hotel by the river (Hong Sang-soo, 2018)

Hotel by the river (Gangbyun Hotel)
di Hong Sang-soo – Corea del Sud 2018
con Gi Ju-bong, Kim Min-hee
**

Visto allo Spazio Oberdan, in originale con sottotitoli (FESCAAAL).

Ospite in pieno inverno in un albergo sul fiume Han, un anziano poeta (Gi Ju-bong) riceve la visita dei due figli ormai cresciuti (Kwon Hae-hyo e Yoo Jun-sang), con i quali intende ricucire i rapporti. Nella stessa struttura c'è anche una ragazza (Kim Min-hee), da poco abbandonata dall'amante, che viene raggiunta da un'amica (Song Seon-mi). Il consueto minimalismo di Hong, non scevro da alcuni vezzi autoriali (qui l'uso del bianco e nero e i titoli di testa "recitati" a voce), è come al solito al servizio di una storia assai semplice per affrontare temi complessi, in questo caso l'avvicinarsi (più o meno inconsapevole) alla morte. Il candore della neve che circonda l'albergo (in Oriente, il bianco è il colore del lutto) è un chiaro segnale che si sta parlando dell'addio del padre ai due figli, dai quali è rimasto distante dopo aver abbandonato la famiglia. E come un segno premonitore, si spiegano i tanti momenti in cui i tre si perdono per un attimo di vista, con il padre che sparisce momentaneamente per girovagare intorno alla struttura, dove fra l'altro incontra le due ragazze che definisce come "angeli". Ma la sensazione è un po' quella dell'improvvisazione (per esempio, a seconda dei giorni delle riprese, la quantità di neve cresce o diminuisce) e di un vuoto ma poetico esistenzialismo, facilitato certo dai dialoghi che fluiscono con semplicità e naturalezza. Curiosità: l'albergo si chiama Heimat, come il film-capolavoro di Edgar Reitz, il che forse può ulteriormente giustificare l'uso del bianco e nero.

25 marzo 2018

On the beach at night alone (Hong Sang-soo, 2017)

On the Beach at Night Alone (Bamui haebyun-eoseo honja)
di Hong Sang-soo – Corea del Sud/Germania 2017
con Kim Min-hee, Jeong Jae-yeong
**1/2

Visto all'Auditorium San Fedele, con Marisa, in originale con sottotitoli (FESCAAAL).

L'attrice Young-hee (Kim Min-hee) cerca di rimettere ordine ed equilibrio nella propria vita privata, sentimentale e professionale, dopo una relazione con un regista già sposato e più anziano di lei. La pellicola è divisa in due parti: la prima ambientata ad Amburgo, in Germania, dove Young-hee trascorre un breve periodo ospite di un'amica; la seconda in Corea, in una città di mare dove Kim, ritornata dall'estero, ritrova vecchi amici e conoscenze e passa il tempo parlando con loro del più e del meno. Come sempre, le pellicole di Hong Sang-soo – spesso metacinematografiche – appaiono al contempo assai costruite (per la struttura schematica) e improvvisate (per il fluire naturale dei dialoghi), un po' alla Rohmer se vogliamo. Qui al centro della storia c'è un personaggio a suo modo affascinante (attrae sia gli uomini che le donne), dal carattere sincero e aperto ma anche difficile, individualista e autonomo, che va all'esplorazione dei propri sentimenti in un momento di forte crisi o di impasse. E la riflessione si intreccia con il confronto con gli altri. Lo stile di Hong si affida a lunghe riprese (long take) appena vivacizzate da alcuni zoom, e lascia campo libero agli attori e ai loro dialoghi, riempiendo gli occasionali silenzi con l'adagio del quintetto d'archi D. 956 di Schubert. Entrambe le sezioni del film terminano su una spiaggia, con uno sbocco onirico. Kim ha vinto a Berlino il premio per la miglior attrice.

22 settembre 2015

Right now, wrong then (Hong Sang-soo, 2015)

Right now, wrong then (Jigeum-eun matgo geuttaeneun teullida)
di Hong Sang-soo – Corea del Sud 2015
con Jeong Jae-yeong, Kim Min-hee
***

Visto al cinema Apollo, con Sabrina, in originale con sottotitoli (rassegna di Locarno).

Ham Chun-su, regista affermato e donnaiolo, è giunto nella fredda città di Suwon con un giorno di anticipo per assistere alla proiezione di un suo film in un cineclub locale e partecipare al dibattito che ne seguirà. Mentre cerca di ingannare il tempo incontra una giovane pittrice, Hee-jung, e trascorre la giornata con lei, ma i suoi tentativi di sedurla non andranno a buon fine. Assisteremo poi alla stessa storia una seconda volta, ma con piccoli particolari cambiati: questa volta Chun-su si dimostrerà più sincero e onesto nel suo approccio a Hee-jung, senza tacerle il fatto di essere sposato e senza adulare la sua arte con frasi fatte e preconfezionate, riuscendo così a stringere con la ragazza un legame assai più empatico e duraturo. Hong Sang-soo aveva già frequentato il tema delle sliding doors in diversi lavori precedenti ("Virgin stripped bare by her bachelors", "In another country"), e qui ancora una volta ci mostra due varianti della stessa storia in cui il protagonista, comportandosi in modo leggermente diverso, altera profondamente la propria esperienza e quella di coloro che incrocia durante il breve soggiorno. Un interessante esercizio narrativo, ben sorretto da personaggi la cui costruzione – e decostruzione – psicologica è favorita dal meccanismo della ripetizione (senza contare che, una volta che ci sono già familiari, seguiamo le loro vicende con maggior partecipazione), e da una regia minimalista e quasi paesaggistica (con occasionali zoom e movimenti di macchina ben definiti), sempre attenta al quotidiano e all'ambiente circostante. E alla fine, la neve che cade e che ricopre la città di provincia simboleggia la rinascita e un nuovo inizio, una pagina bianca da cui ripartire lasciandosi alle spalle la solitudine e l'infelicità. Il film, che ha il grande pregio di non lasciare che i concetti teorici alla sua base sovrastino le emozioni e i messaggi che intende veicolare, ha vinto il Pardo d'Oro al Festival di Locarno.

19 settembre 2013

Our Sunhi (Hong Sang-soo, 2013)

Our Sunhi (Uri Seonhui)
di Hong Sang-soo – Corea del Sud 2013
con Jung Yoo-mi, Kim Sang-joong
***

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Locarno).

Sunhi (Jung Yoo-mi), giovane studentessa di cinema, si ripresenta in facoltà dopo una lunga assenza per chiedere al professor Choi (Kim Sang-joong) una lettera di raccomandazione: intende infatti trasferirsi negli Stati Uniti e frequentare laggiù una scuola di specializzazione. La sua ricomparsa riaccende l'interesse verso di lei tanto del professore quanto di altri due uomini: il suo ex ragazzo Munsu (Lee Sun-kyun) e il più anziano studente (e ora regista) Jaehak (Jung Jae-young). Tutti e tre sono invaghiti di lei e, nonostante la ragazza dichiari a più riprese di non essere interessata agli uomini, si convincono di poter essere i destinatari del suo affetto, di essere capaci di comprendere i suoi sentimenti e di saperne descriverne il carattere. Un film apparentemente semplice e lineare, costruito su lunghe sequenze con la camera fissa che segue il dialogo fra due personaggi, ma in realtà complesso ed elusivo come la sua protagonista, che tutti cercano in continuazione di definire (spesso usando le stesse parole, frasi che si "passano" l'uno all'altro come un testimone) ma che rimane distante, misteriosa e chiusa in sé stessa. In ogni sequenza – caratterizzata da una regia quasi invisibile, se si eccettuano i saltuari e improvvisi zoom – assistiamo a un lungo colloquio fra Sunhi e uno dei tre uomini (oppure fra due di questi), all'insegna di una ripetitività che, lungi dal risultare noiosa o estenuante, rafforza la comunicazione e si rispecchia nel ricorrere di numerosi elementi: luoghi (il parco, il caffè Arirang), cibi (il pollo, le birre, il soju), musiche (la canzone nostalgica). Alla fine, naturalmente, gli uomini si ritroveranno tutti e tre insieme, senza di lei, nell'unica scena che mostra più di due personaggi sullo schermo.

10 aprile 2009

Virgin stripped bare by her bachelors (Hong, 2000)

Virgin stripped bare by her bachelors (Oh! Soo-jung)
di Hong Sang-soo – Corea del Sud 2000
con Lee Eun-ju, Jeong Bo-seok
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

La giovane Soo-jung, assistente del regista indipendente Young-soo e sua compagna occasionale, accetta il lungo corteggiamento del ricco amico Jae-hoon e infine intreccia una relazione clandestina con lui, sorprendendolo però quando gli rivela di essere ancora vergine. La vicenda minimalista, narrata con uno stile che deve molto alla Nouvelle Vague e in particolare a Godard (fotografia in bianco e nero, storia divisa in capitoli con tanto di titoletti e numeri in sovrimpressione sullo schermo, ritmo dilatato, situazioni realistiche, dialoghi che danno l'impressione di essere improvvisati), non è particolarmente interessante in sé ma viene ravvivata dalla trovata che caratterizza in maniera indelebile il film, anche a rischio di un astratto formalismo: la molteplicità dei punti di vista, o per meglio dire dei ricordi e delle percezioni (un aspetto che ha spinto alcuni critici ad avanzare un paragone – forse azzardato – con "Rashomon"). Il titolo internazionale è ispirato a un'opera del surrealista Marcel Duchamp, "The bride stripped bare by her bachelors, even", e proprio come quella la pellicola è divisa in due metà. A un certo punto si ricomincia dall'inizio e riassistiamo agli stessi eventi, visti però dal punto di vista di Soo-jung (mentre all'inizio il protagonista era Jae-hoon). Molti particolari (dialoghi, situazioni, oggetti, stati d'animo) sono però differenti: come in ogni relazione, i due amanti ricordano infatti le cose in maniera diversa e spesso in contraddizione fra di loro. Il tutto dà una patina di maggior realismo alla vicenda, visto che è normale che due persone diverse percepiscano in maniera differente le esperienze comuni, a seconda della propria sensibilità, oppure che tendano a mischiarle e a confonderle nei propri ricordi. Anche la regia contribuisce a questo effetto, variando le inquadrature o capovolgendo i rapporti di campo e controcampo quando deve riproporre i medesimi episodi. E alla fine lascia lo spettatore nel dubbio su come si siano veramente svolti i fatti e sui reali contorni delle personalità dei due protagonisti.