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25 giugno 2022

Armour of God (Jackie Chan, 1986)

Armour of God (Long xiong hu di)
di Jackie Chan – Hong Kong 1986
con Jackie Chan, Alan Tam
**1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Per mettere le mani su pezzi mancanti dell'"Armatura di Dio", potente e leggendario manufatto, i membri di un bizzarro culto religioso si rivolgono ad Asian Hawk (Jackie Chan), ex musicista e ora ladro internazionale di antichità, sequestrando Laura/Lorelei (Rosamund Kwan), la fidanzata del suo miglior amico Alan (Alan Tam), per convincerlo a collaborare. Ma Jackie, insieme a questi e alla bella May (Lola Forner), figlia dell'aristocratico collezionista che gli ha "prestato" alcuni pezzi dell'Armatura, sgominerà la setta. Girato in Europa (in Francia, Austria, ma soprattutto in Yugoslavia, ovvero a Zagabria e in Slovenia, dove si trova il castello nella roccia che ospita la setta, Castel Lueghi), il film fa parte delle pellicole "esotiche" di Jackie Chan degli anni ottanta, quelle cioè ambientate al di fuori del consueto scenario cinese o hongkonghese (si pensi anche a "Il mistero del conte Lobos"), ma strizza anche l'occhio ai film d'azione-avventura alla Indiana Jones, in particolare nell'incipit che vede il nostro alle prese con una tribù africana, alla quale sottrae la "sacra spada" che non è altro che una delle parti dell'Armatura di Dio. Questa, nel prosieguo della vicenda, si rivela essere poco più che un McGuffin, un pretesto narrativo per portare avanti una trama da fumetto, ricca di ingenuità a livello di trama, gag e personaggi (ma non è una novità per il cinema di HK dell'epoca). Se dobbiamo trovargli un vero difetto, però, è l'assenza di combattimenti rilevanti prima degli ultimi minuti, quando Jackie si batte prima contro i membri della setta (vestiti da frati cappuccini, con le classiche tonache) e poi contro quattro amazzoni di colore con tacchi a spillo (!), in una delle sequenze più bizzarre della sua filmografia ("Sorry!"). Abbondano invece gli stunt, dagli inseguimenti in auto al balzo conclusivo su un pallone aerostatico. E proprio una delle acrobazie della scena iniziale ha rischiato di costare la vita al buon Jackie, come mostrato anche nei bloopers sui titoli di coda: un salto da un muro in rovina a un albero, complice la rottura di un ramo, si è concluso con una caduta contro le rocce che gli ha causato una frattura al cranio: è stato l'incidente più grave della sua carriera. Forse anche per questo, il film ha avuto un grande riscontro in patria e diventò all'epoca il campione d'incassi di tutti i tempi a Hong Kong. In Italia, invece, è rimasto inedito. Due seguiti: "Operation Condor" nel 1991 e "Chinese zodiac" nel 2012. La modella spagnola Lola Forner aveva già recitato insieme a Jackie nel suddetto "Conte Lobos".

30 giugno 2021

Police story (Jackie Chan, 1985)

Police story (Ging chaat goo si)
di Jackie Chan – Hong Kong 1985
con Jackie Chan, Brigitte Lin
***1/2

Rivisto in DVD.

Il poliziotto hongkonghese Chan Ka-Kui (ribattezzato Kevin nella versione internazionale) deve proteggere fino al processo una testimone riluttante (Brigitte Lin), indispensabile per sgominare la banda di un ricco trafficante di droga (Chor Yuen) che però riuscirà a farla franca. Accusato ingiustamente di essere responsabile della morte di un collega, e abbandonato dai propri superiori, sarà tentato di farsi giustizia da solo. Uno dei titoli più belli e importanti della ricchissima filmografia di Jackie Chan (che come nel precedente "Project A", oltre a recitare, collabora alla sceneggiatura (con Edward Tang), cura la regia e canta persino la canzone dei titoli di coda). Rimasto deluso da come l'americano James Glickenhaus lo aveva appena diretto in "Protector" (uno dei tanti tentativi falliti di "sfondare" in Occidente), Jackie volle mostrare a tutti qual era la sua idea di un poliziesco d'azione: il risultato fu un film assai influente e dall'enorme successo di pubblico, capostipite di un intero filone che lo lancerà in versione "moderna", aggiornando il suo kung fu comico a un'ambientazione urbana e dando vita a un personaggio – il poliziotto bonaccione ma coraggioso – che l'attore riprenderà in numerosi altri lungometraggi (lo stesso "Police story" avrà diversi seguiti). Al di là della trama, Jackie appare come uno spericolato funambolo che gioca e si diverte nel cacciarsi (e districarsi) in situazioni acrobatiche e pericolose. Non solo combattimenti e arti marziali, dunque, ma anche salti, capitomboli e inseguimenti mozzafiato. In effetti è proprio in questo periodo che l'intera industria cinematografica di Hong Kong si affranca definitivamente dagli stilemi del vecchio gongfupian di ambientazione storica, trasferendo i classici temi della vendetta, della giustizia e della fratellanza in un setting contemporaneo ("A better tomorrow" di John Woo, per esempio, è del 1986: c'è però da dire che già Bruce Lee aveva recitato in pellicole di ambientazione moderna). Lo stesso Jackie ha affermato a più riprese di considerare "Police story" il suo titolo migliore in termini di pura azione. Ciò nonostante, il film è incredibilmente rimasto inedito in Italia per molti anni, fino a quando è finalmente uscito in DVD.

Moltissime le sequenze indimenticabili e di forte impatto, a seconda dei casi frenetiche (la catastrofica distruzione della baraccopoli lungo la collina, l'inseguimento all'autobus con l'aiuto di... un ombrello), comiche (la falsa aggressione alla testimone, la deposizione al processo, la scena in cui Kevin si giostra con innumerevoli telefoni) o spettacolari (il salto dalla cima del palazzo nella piscina, e naturalmente la discesa lungo la pertica elettrificata). A causa dell'enorme quantità di vetri infranti durante il combattimento finale nel grande magazzino, gli stuntmen e la troupe intera ribattezzarono la pellicola "Glass story". Il film è rimasto celebre anche per i molti "infortuni" occorsi agli attori: nella scena in cui Jackie ferma l'autobus, per esempio, i cattivi proiettati fuori dai finestrini avrebbero dovuto attutire la caduta finendo sul tetto dell'automobile; invece il veicolo ha frenato troppo presto e i malcapitati stuntmen sono caduti sull'asfalto. Lo stesso Jackie è stato ricoverato in ospedale dopo alcune scene troppo "realistiche", con le mani ustionate (in seguito alla discesa lungo il palo elettrificato) e qualche vertebra quasi rotta... ma in fondo è anche questo il bello dei suoi film: siamo sempre sicuri che tutto ciò che vediamo sullo schermo è stato fatto davvero, senza controfigure o effetti speciali. Oltre alle sequenze d'azione e agli elaborati e pericolosissimi stunt, però, Jackie si concede come detto (e come suo solito) alcuni irresistibili momenti slapstick che rendono omaggio ai grandi comici del muto (ci sono persino le torte in faccia!), lasciando che il tono del film ondeggi continuamente fra il thriller poliziesco e la commedia degli equivoci. E in assenza dei fidi compagni Sammo Hung e Yuen Biao, e anche senza un vero e proprio cattivo da affrontare nel finale, al protagonista fanno da contraltare soprattutto i due personaggi femminili: Brigitte Lin si rivela un'ottima spalla, mentre resta indelebile nella memoria (anche per le divertenti scene con il motorino!) la performance di una giovanissima e quasi esordiente Maggie Cheung nei panni della fidanzatina May, timida e gelosa.

24 aprile 2021

La prima missione (Sammo Hung, 1985)

La prima missione (Long de xin, aka Heart of dragon)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Jackie Chan, Sammo Hung
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Il poliziotto Thomas (Jackie Chan) ha un fardello costante sulle spalle: il fratello Dodo (Sammo Hung), ritardato mentale ed eterno bambinone che gli procura continue preoccupazioni e grattacapi, impedendogli di portare avanti i suoi progetti di vita (nel lavoro e con la fidanzata). Di tutti i film girati da Jackie con l'amico Sammo, questo è sicuramente il più insolito e particolare: certo, non mancano le scene d'azione e i combattimenti (anche se in numero limitato: da ricordare il breve inseguimento fra le moto della polizia e l'auto guidata da Thomas e lo scontro finale fra poliziotti e gangster nel cantiere edile; ma l'unico che è brevemente in grado di battersi alla pari con Jackie nell'uno contro uno è Dick Wei), ma il cuore della vicenda è da un'altra parte, ovvero nel rapporto fra i due fratelli e nella condizione comico-patetica di Dodo, un vero e proprio bambino nel corpo di adulto, che viene sbeffeggiato e maltrattato da tutti coloro che gli stanno intorno, con l'eccezione dei quattro bambini con cui bazzica e gioca per le strade della città. L'interpretazione di Hung è incredibilmente convincente e a tratti toccante, e nonostante le molte ingenuità nella sceneggiatura si può apprezzare il tentativo di uscire dai soliti cliché del cinema di azione/kung fu per proporre dinamiche e personaggi diversi dal solito. Girato in contemporanea con "Police story", sembra quasi anticipare l'americano "Rain man". Soltanto nella seconda metà del film viene introdotta una sottotrama poliziesca (legata a una valigetta piena di gioielli rubati, che per puro caso finisce nelle mani di Dodo). E naturalmente, com'è tipico del cinema popolare hongkonghese, i generi si mischiano e si compenetrano, passando dal melodramma al comico-demenziale (vedi la scena in cui Dodo deve fingersi il padre di uno dei suoi amici bambini per incontrare il direttore della scuola). Emily Chu è la fidanzata di Thomas, Lam Ching-ying l'istruttore di polizia, Wu Ma il proprietario del ristorante che si prende gioco di Dodo. Fra gli amici di Thomas si riconoscono Mang Hoi, Chin Kar-lok, Yuen Wah e Corey Yuen, mentre fra i "cattivi" ci sono James Tien (il boss), Blackie Ko e Chung Fat (Moose). Yuen Biao ha collaborato come stuntman in alcune scene.

23 aprile 2021

Protector (James Glickenhaus, 1985)

Protector (The Protector)
di James Glickenhaus – USA/Hong Kong 1985
con Jackie Chan, Danny Aiello
*1/2

Rivisto in divx.

Due poliziotti di New York (Chan e Aiello) si recano a Hong Kong sulle tracce di una ragazza rapita da un trafficante di droga (Roy Chiao). La rintracceranno anche grazie all'aiuto di alcuni amici locali (Peter Yang, Moon Lee, Kim Bass). Secondo tentativo di Jackie Chan di sfondare nel cinema americano, dopo "Chi tocca il giallo muore" del 1980 (se non contiamo i due episodi de "La corsa più pazza d'America", dov'era solo un comprimario): per certi versi siamo di fronte a un prototipo di "Rush Hour", con Danny Aiello nel ruolo della spalla comica. Purtroppo si tratta di un film noioso e convenzionale, un poliziesco senza ritmo e adrenalina, il cui regista e sceneggiatore è visibilmente incapace di sfruttare l'energia e l'estro del protagonista che si ritrova fra le mani (che pure era al culmine della sua forma e nel miglior periodo della sua carriera). Di fatto non ci sono scene degne di nota (Jackie si limita giusto a qualche salto e acrobazia) e i combattimenti sono mostrati al ralenti e mal serviti dal montaggio, mentre l'ambientazione si appoggia a un immaginario scontato, turistico ed esotico della città di Hong Kong come vista da un occidentale. Pare che sul set Jackie si fosse reso conto ben presto del disastro che si stava preannunciando e si sia offerto di dirigere personalmente le scene d'azione, ma Glickenhaus rifiutò. Il risultato è una pellicola senza nerbo, con una sceneggiatura dozzinale, priva di ironia, di sorprese o di personaggi interessanti e con scene slegate le une dalle altre (completamente avulsa dal resto, per esempio, è la lunga parte iniziale ambientata a New York). Jackie rimontò comunque il film per la distribuzione a Hong Kong: la sua versione, rispetto a quella USA, contiene delle sequenze aggiuntive (con Sally Yeh e Hoi Sang Lee) mentre ne elimina altre (tutte le "lungaggini" ma anche le numerose scene con le ragazze nude). E poi, quasi in risposta a questa pellicola, metterà in cantiere il suo "Police story".

27 febbraio 2021

Il mistero del conte Lobos (S. Hung, 1984)

Il mistero del conte Lobos, aka Cena a sorpresa (Wheels on meals)
di Sammo Hung – Hong Kong 1984
con Jackie Chan, Yuen Biao, Sammo Hung
***

Rivisto in DVD.

I "cugini" Thomas (Jackie Chan) e David (Yuen Biao), cuochi cinesi – e artisti marziali! – che gestiscono un furgoncino di street food a Barcellona, insieme all'amico Moby Dick (Sammo Hung), scalcinato investigatore privato, rimangono coinvolti nel rapimento della bella e giovane ladruncola Sylvia (Lola Forner) da parte di un perfido zio (José Sancho) che vuole derubarla della sua eredità: a sua insaputa, infatti, la ragazza è la figlia illegittima di un nobile recentemente deceduto (il conte Lobos del titolo). I tre amici dovranno così introdursi nel castello del conte per salvarla... Insolita trasferta spagnola per il trio Chan/Yuen/Hung, già protagonisti l'anno prima di "Winners and sinners" e soprattutto di "Project A" (da cui tornano i nomi italiani dei personaggi): l'alchimia fra i tre è evidente, con siparietti comici e simpatiche e goffe interazioni di ogni genere, anche senza contare le scene d'azione e i combattimenti, che peraltro in questo film sono un po' meno numerosi del solito. Ma nel finale c'è uno degli scontri più duri e spettacolari di tutta la filmografia di Jackie Chan, quello nel castello contro uno degli sgherri del conte, interpretato dal kickboxer americano (qui con un bizzarro accento russo) Benny "The Jet" Urquidez, che pare che sul set non si trattenesse dall'affondare i colpi, riempiendo il povero Jackie di lividi. Per il resto, si punta più sulla trama (che sfrutta numerose location della città catalana: Hung volle girare il più possibile in esterni) e sui momenti comici, con gag slapstick e che devono molto al cinema muto, alle commedie romantiche e alle farse demenziali. Nel complesso, è un film decisamente divertente sotto ogni punto di vista. Nelle scene ambientate all'istituto psichiatrico dove sono ricoverati il padre di David (Paul Chang) e la madre di Sylvia (Susanna Sentís), si riconoscono fra i pazzi alcuni attori che torneranno nella serie delle "Lucky Stars", come Richard Ng, John Shum e il veterano Wu Ma. Lola Forner (ex miss Spagna) e Benny Urquidez si rivedranno al fianco di Jackie Chan rispettivamente in "Armour of God" e "Dragons Forever". Nel cast anche Herb Edelman, Josep Lluís Fonoll, Keith Vitali e Blackie Ko. Il tema musicale è di Keith Morrison. Curiosità: il titolo internazionale del film avrebbe dovuto essere il più corretto "Meals on wheels", ma i produttori vollero cambiarlo per superstizione, avendo registrato di recente alcuni flop con film che iniziavano con la "M". In certi paesi (come il Giappone) è noto anche come "Spartan X", e ha dato origine ad alcuni videogiochi.

30 gennaio 2020

Operazione pirati (Jackie Chan, 1983)

Project A - Operazione pirati ('A' gai waak)
di Jackie Chan [e Sammo Hung] – Hong Kong 1983
con Jackie Chan, Sammo Hung, Yuen Biao
***1/2

Rivisto in DVD.

Alla fine del diciannovesimo secolo, il crudele Sarpeg (Dick Wei) e la sua ciurma di pirati terrorizzano le acque del Mar della Cina. A sconfiggerli ci penserà la guardia costiera di Hong Kong, guidata dal coraggioso sergente Thomas (Jackie Chan), dopo aver appianato le rivalità con il poliziotto David (Yuen Biao) e aver assoldato anche il ladruncolo Moby (Sammo Hung). Forse il capolavoro di Jackie Chan (qui anche regista e sceneggiatore), insieme al successivo "Police story": la summa del suo cinema che mescola in maniera irresistibile azione e commedia, spericolate coreografie (con alcuni stunt ad altissima pericolosità) e gag demenziali. Reduce già da diversi successi di pubblico in patria (ma anche dalla delusione per i primi tentativi poco riusciti di sfondare in occidente), Jackie mette in cantiere il suo film più ambizioso fino a quel momento: predispone uno script che gli permette di dar sfogo a tutto il suo estro e la sua fantasia, ambienta la vicenda in un periodo ben preciso della storia della colonia britannica (a differenza della maggior parte dei gongfupian che erano collocati in un'epoca passata ambigua e generica) e chiama ad affiancarlo i due "fratelli" con cui aveva condiviso da ragazzino i duri allenamenti alla scuola dell'Opera di Pechino, vale a dire Yuen Biao (che aveva già avuto una particina nel precedente "Il ventaglio bianco") e Sammo Hung (che, non accreditato, ha anche collaborato alla regia per le scene d'azione). L'enorme successo che ne conseguirà darà il via al periodo più fortunato (artisticamente parlando) della carriera di Chan, mentre il terzetto, che qui appare insieme per la prima volta, continuerà a recitare (e combattere) affiancato per tutti gli anni ottanta (in titoli come "Il mistero del conte Lobos", "Dragons forever" e il ciclo delle Lucky Stars), mantenendo nel doppiaggio italiano i nomi Thomas, David e Moby come se si trattasse sempre degli stessi personaggi, persino in epoche diverse (in originale i tre si chiamano rispettivamente Dragon Ma, Hong Tin-tzu e Zhuo Yifei). Una curiosità anche sul titolo originale, "Project A": Jackie volle che fosse il più vago e anonimo possibile per evitare che le case di produzione concorrenti, sapendo che stava girando un film sui pirati, realizzassero in fretta e furia altre pellicole sullo stesso tema per anticiparne l'uscita e bruciarlo al box office. È una procedura consueta, anche per Hollywood, soltanto che di solito poi il titolo provvisorio viene cambiato, e qui invece è rimasto fino alla fine.

Ricchissimo di scene d'azione, di combattimenti e inseguimenti, ma anche di momenti in cui i personaggi interagiscono fra loro e con l'ambiente, il lungometraggio colpisce anche per la cura riservata ai costumi e alle scenografie (molto superiore a quella dei prodotti simili realizzati fino ad allora, pure al netto di alcuni anacronismi e concessioni a fini comici o narrativi) e può essere diviso essenzialmente in tre parti. Nella prima assistiamo alla rivalità (e alle risse!) fra i membri della guardia costiera e quelli della polizia di Hong Kong, i cui comandanti (rispettivamente Lau Hak-suen e Kwan Hoi-san) sono ai ferri corti. Quando la prima viene smantellata per mancanza di navi (che i pirati hanno fatto esplodere mentre erano ancora in porto!), tutti i marinai sono costretti ad arruolarsi nella polizia e sottostare a un duro addestramento agli ordini di David, nipote del capo della polizia: ne consegue una serie di sketch comici di vario genere, prima che fra Thomas e David si cementi il reciproco rispetto. La sezione centrale introduce Moby, il ladro assoldato da un gruppo di gangster per procurare una partita di fucili da vendere ai pirati: vecchio amico di Thomas, cercherà di coinvolgerlo nel furto con l'inganno, ma i due dovranno dovranno vedersela con i banditi in una folle fuga per le stradine e i vicoli della vecchia Hong Kong. Questa sequenza ha il suo culmine in alcuni dei momenti più iconici di tutto il cinema di Jackie Chan, l'inseguimento in bicicletta (mitica la gag del sellino!) e soprattutto la famigerata caduta dalla torre dell'orologio (che inizia come una citazione evidente da "Preferisco l'ascensore" con Harold Lloyd). Una scena, quest'ultima, che nel film viene mostrata due volte (non si tratta però della stessa ripresa da angolazioni diverse, ma di due diversi stunt, ovviamente realizzati come sempre in prima persona, senza ricorrere a trucchi o a controfigure), seguita da un terzo tentativo (andato male!) nei blooper sui titoli di coda. L'intenzione era quella di rallentare la caduta per mezzo dei teloni sottostanti: ma Jackie urtò la schiena sulle sbarre di ferro che reggevano i suddetti teloni e finì rovinosamente a terra, infortunandosi al collo e rischiando, se non la morte, almeno la paralisi! L'ultima parte del film, infine, mette in scena lo scontro con i pirati, che nel frattempo hanno preso come ostaggi un gruppo di inglesi: i nostri eroi si introducono nel loro covo travestiti e li sgominano a colpi di arti marziali, fucili e granate!

Pur nella sua complessità, a tratti si ha quasi l'impressione che la trama sia solo un pretesto per mettere in scena elaborati sketch e acrobazie, che portano alle estreme conseguenze quel kung fu realistico e da strada che Jackie aveva già messo in mostra nelle pellicole precedenti, su tutte quelle dirette da Yuen Woo-ping e da lui stesso. Si tratta di combattimenti anarchici e "sporchi", dove l'ambiente e gli scenari stessi sono protagonisti al pari dei corpi dei contendenti, dove le risse disorganizzate e le mosse improvvisate (ma in realtà è tutto frutto di un'accurata coreografia) sono al servizio di momenti comici o ad alta intensità emotiva. Lo spettatore ha l'impressione che l'intera azione si dipani casualmente o in maniera estemporanea, salvo ricredersi di fronte agli istanti che confermano la vocazione teatrale e circense che sottende il tutto. Jackie non è Bruce Lee, non ambisce a uno stile di combattimento formale e rigoroso, bensì a rendere spettacolare e soprattutto divertente ogni singola scena, e trova qui in Sammo Hung e Yuen Biao (ma anche negli altri comprimari e negli stuntmen, da Mars a Dick Wei) i complici ideali. Il combattimento finale con il capo dei pirati ne è un esempio, e stupisce fra l'altro per la mancanza di fair play dei "buoni" (al cui confronto i "cattivi" sono ben più leali: la divisione fra bene e male risiede solo nei ruoli rivestiti, non nello stile delle azioni): i nostri eroi lo affrontrano in tre contro uno, e per sconfiggerlo non esitano ad avvolgerlo in un tappeto e a lanciarvi dentro una granata! Dopo aver segnalato la presenza di diverse gag verbali (come quelle sulla parola d'ordine per entrare nel covo dei pirati: "Le botte no!", "Le stelle sono nel cielo!") e di alcune perle del doppiaggio italiano ("Un vecchio proverbio inglese dice: se la tigre è inquieta, buttagli un pezzo di carne sanguinolenta, vedrai che si calmerà"), concludo ricordando la partecipazione di Isabella Wong (Winnie, la figlia dell'ammiraglio), di Hoi Sang Lee e di Wong Wai. L'accattivante marcetta che fa da tema ricorrente è cantata dallo stesso Chan: si tratta forse del primo film dell'attore con una colonna sonora (di Michael Lai) composta appositamente e non "riciclata" da altre pellicole (ma il brano diegetico che dà il via alla rissa nel locale ricorda la quinta sinfonia di Beethoven!). Quattro anni più tardi uscirà un sequel, senza però Yuen Biao e Sammo Hung.

27 maggio 2018

Bambole e botte (Sammo Hung, 1985)

Bambole e botte (Xia ri fu xing, aka Twinkle twinkle lucky stars)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Sammo Hung, Jackie Chan
**1/2

Rivisto in DVD.

Sequel de "La gang degli svitati" nonché terzo film della serie delle "Lucky Stars", se possibile ancora più demenziale, assurdo e anarchico dei precedenti, anche se pure stavolta le scene di combattimento (che vedono protagonisti Jackie Chan, Yuen Biao e lo stesso Sammo Hung) valgono ampiamente la visione. I nostri eroi – Moby (Sammo Hung), Block (Eric Tsang), Cobra (Stanley Fung), Sbingo (Richard Ng) e il giovane Sballo (Michael Miu), che prende il posto del fratello Herb (Charlie Chin) – sono in vacanza in Thailandia insieme alla bella poliziotta Barbara (Sibelle Hu). L'informatore che questa doveva incontrare viene ucciso da tre sicari (il cinese Chung Fat, il giapponese Yasuaki Kurata e l'australiano Richard Norton), ma non prima di aver spedito documenti preziosi a una sua conoscente a Hong Kong, l'attrice Chichi Wang (Rosamund Kwan). Per proteggerla, Chichi – insieme al suo amico John (John Shum, che ritorna dal primo film, sia pure in un ruolo diverso) – viene ospitata nella casa delle Lucky Stars (e rimane vittima dei soliti e ripetuti tentativi di abbordaggio), mentre i poliziotti Thomas (Jackie Chan), David (Yuen Biao) e Wolf (un giovane Andy Lau) cercano di scovare i responsabili... Ottime, come detto, le scene d'azione (il combattimento di Jackie e dei suoi compagni nel magazzino al porto, quello finale di Sammo con Norton e – usando racchette da tennis contro i sai dell'avversario – con Kurata), e anche alcune scene "di tensione" (Rosamund Kwan che si finge cieca di fronte a uno dei killer), mentre le gag e le scene comiche raggiungono livelli di nonsense (l'introduzione con gli eventi storici che "non hanno niente a che fare con questa storia") o di demenzialità preoccupanti (i cinque amici sono ormai dei maniaci sessuali conclamati, e provano ogni sorta di trucco alla Ataru Moroboshi – tunnel sotto la spiaggia, bamboline voodoo, finti incendi in casa – pur di sbirciare le grazie delle ragazze). Per Jackie è l'ultima apparizione in un film delle Lucky Stars. Richard Norton tornerà a battersi con lui in "City Hunter" e "Mr. Nice Guy". Fra i tanti camei, da sottolineare quelli di Michelle Yeoh nei panni dell'istruttrice di judo (messa al tappeto, alquanto incerimoniosamente, da Sammo), Wu Ma (lo stregone che insegna a Sbingo i segreti della magia voodoo), James Tien, Anthony Chan e Billy Lau, più molte "celebrità" (fra cui Wong Jing, Moon Lee, Philip Chan, David Chiang, Deannie Yip) tra la folla che esce dall'ascensore nella scena finale ("Non posso crederci!").

26 maggio 2018

La gang degli svitati (Sammo Hung, 1985)

La gang degli svitati (Fuk sing go jiu, aka My lucky stars)
di Sammo Hung – Hong Kong 1985
con Sammo Hung, Jackie Chan
**1/2

Rivisto in DVD.

I poliziotti hongkonghesi Thomas (Jackie Chan) e David (Yuen Biao) sono in Giappone sulle tracce di un collega corrotto (Lam Ching Ying) che è fuggito con un bottino di diamanti. Questi viene però protetto dalla Banda dei Ninja, che catturano David. Rimasto solo, Thomas chiede al suo supervisore di inviargli in aiuto i suoi vecchi compagni di orfanotrofio – Moby (Sammo Hung), Cobra (Stanley Fung), Herb (Charlie Chin), Sbingo (Richard Ng) e Block (Eric Tsang) – anche se si tratta di cinque ladruncoli non proprio del tutto affidabili... Pseudo-sequel di "Winners and sinners", è il secondo film della serie delle "Lucky Stars", anche se i personaggi, i nomi e i ruoli sono differenti rispetto all'episodio precedente (ed Eric Tsang sostituisce John Shum, impegnato all'epoca come attivista politico). Pur essendo alquanto disomogeneo (si inizia con un inseguimento in auto e una scena d'azione, si prosegue con gag demenziali per quasi metà film, si torna all'azione e alle arti marziali solo nell'ultima mezz'ora), la pellicola ha certo molto da offrire per i fan di Jackie Chan e di Sammo Hung, protagonisti di diversi combattimenti sopra le righe. Da ricordare, in particolare, le sequenze che vedono Jackie battersi nella casa dei fantasmi di un luna park giapponese mentre è travestito da Arale (sì, il personaggio di "Dottor Slump"). Scene d'azione anche per Yuen Biao e per Sibelle Hu, che interpreta Barbara, la poliziotta incaricata di assistere Moby e la sua banda (rimanendo vittima dei loro scherzi e delle tante trovate al limite del cattivo gusto – e degne di Ataru Moroboshi! – per passare più tempo possibile in sua compagnia), protagonista di un duro scontro con la bodybuilder giapponese Michiko Nishiwaki. Richard Ng, in questo film, cerca inutilmente di affinare i propri poteri di telecinesi. I nomi Thomas, David e Moby rimarranno quelli standard, nel doppiaggio italiano, per il trio Jackie, Biao e Sammo in numerosi film degli anni ottanta.

25 maggio 2018

Winners and sinners (Sammo Hung, 1983)

Winners and sinners (Qi mou miao ji: Wu fu xing)
di Sammo Hung – Hong Kong 1983
con Sammo Hung, Jackie Chan
**

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Dopo essersi conosciuti in prigione, cinque deliquenti inetti e di piccolo calibro – il ladro di appartamenti Teapot (Sammo Hung), l'attivista politico Curly (John Shum), l'appassionato di paranormale Exhaust Pipe (Richard Ng), il truffatore bellimbusto Vaseline (Charlie Chin) e l'irascibile Larry (Stanley Fung) – decidono di mettersi insieme per cercare di rigare dritto e tenersi fuori dai guai. Insieme alla bella Shirley (Cherie Chung), sorella di Curly di cui tutti sembrano innamorati, danno vita a un'impresa di pulizie. Ma si troveranno casualmente coinvolti nella guerra fra due bande di gangster che si contendono il possesso di matrici per stampare dollari falsi. Primo capitolo (o, se vogliamo, "episodio pilota") di una fortunata serie di film, quella delle "Lucky Stars", che nella vena di altre serie hongkonghesi simili (come "Aces go places", il cui regista Eric Tsang si unirà al cast a partire dal secondo episodio) mescolano in maniera anarchica scene d'azione, combattimenti con le arti marziali, comicità demenziale e slapstick. Oltre che di gag e scenette comiche, i film sono anche ricchi di comparsate di attori celebri: su tutti Jackie Chan, che qui interpreta un poliziotto che si mette sempre nei guai. Da notare che era la prima volta che Jackie recitava in un film di ambientazione contemporanea da quando era diventato una star (a tratti sembra fare le prove generali per "Police story"), ed è anche la prima volta che compare sullo schermo insieme al suo "fratello maggiore" Sammo Hung. Jackie, così come Yuen Biao (qui solo in una breve scena) sarà co-protagonista anche del secondo e del terzo film della serie (doppiati anche in italiano, a differenza di questo), "La gang degli svitati" ("My lucky stars") e "Bambole e botte" ("Twinkle twinkle lucky stars"). Camei o apparizioni anche per Moon Lee, Mars, Tai Bo e Wu Ma. James Tien è il capo dei cattivi. Fra le sequenze da ricordare, l'esibizione acrobatica di Jackie sui pattini a rotelle e la gag in cui Richard Ng pensa di essere diventato invisibile (mentre i suoi compagni guardano in tv Italia-Brasile dei mondiali spagnoli!).

17 ottobre 2017

La corsa più pazza d'America 2 (Hal Needham, 1984)

La corsa più pazza d'America n. 2 (Cannonball Run II)
di Hal Needham – USA/HK 1984
con Burt Reynolds, Dom DeLuise
*1/2

Rivisto in divx.

Non avendo vinto la corsa precedente, lo sceicco Abdul Ben Falafel (Jaime Farr) organizza una nuova edizione della "Cannonball Run" e mette in palio un milione di dollari per il vincitore che completerà il percorso dalla California al Connecticut. A partecipare si ripresentano quasi tutti gli equipaggi già visti nel primo film, con piccole variazioni. J.J. McClure (Burt Reynolds) e l'amico Victor/Capitan Chaos (Dom DeLuise), anziché un'ambulanza, guidano stavolta un mezzo militare, travestiti da un generale dell'esercito e dal suo attendente. E imbarcano pure un paio di suore (finte anch'esse, benché inizialmente i due piloti non lo sappiano: Shirley MacLaine e Marilu Henner). Sammy Davis Jr. e Dean Martin si camuffano da poliziotti. Jackie Chan, in una Mitsubishi ancora più accessoriata della precedente Subaru (può andare pure sott'acqua!), ha come co-pilota il gigantesco Arnold (Richard Kiel). Le supersexy Susan Anton e Catherine Bach passano da una vettura all'altra. I giovani Mel Tillis e Tony Danza guidano una speciale limousine in compagnia di un orangotango (che finge di esserne il pilota). E infine lo stesso sceicco corre insieme al suo schiavo biondo (Doug McClure) e al dottor Van Helsing (Jack Elam), già visto nel precedente film. L'interferenza di alcuni gangster italo-americani (fra i quali Henry Silva e Michael V. Gazzo), che intendono rapire lo sceicco per conto del loro boss Don Don Cannelloni (Charles Nelson Reilly), mette a repentaglio la corsa. Ma grazie all'aiuto di Frank Sinatra (che interpreta sé stesso), i "cannonballisti" si coalizzano e riusciranno a salvare il loro amico. Solito cast all star (ci sono anche Terry Savalas, Ricardo Montalbán, Jim Nabors) per una replica senza troppa fantasia del film precedente, leggermente migliore come caratterizzazione dei personaggi ma, se possibile, ancora più stupida e cartoonistica (le gag sono ripetitive e infantili: vedi i trucchi alla Dick Dastardly – ganci, trappole, calamite – che i mafiosi mettono in atto per tentare di rapire lo sceicco). Triste pensare che si tratti dell'ultima apparizione sul grande schermo per Dean Martin e Frank Sinatra. In ogni caso, è un film innocuo: se ci si accontenta di poco, ci si può pure divertire. I nomi delle due finte suore, Betty e Veronica, sono un omaggio al fumetto "Archie", assai popolare negli USA.

16 ottobre 2017

La corsa più pazza d'America (Hal Needham, 1981)

La corsa più pazza d'America (The Cannonball Run)
di Hal Needham – USA/HK 1981
con Burt Reynolds, Dom DeLuise
*1/2

Rivisto in divx.

La "Cannonball Run" è una corsa automobilistica clandestina che vede improbabili equipaggi attraversare gli Stati Uniti, dalla costa est a quella ovest, sfrecciando sulle strade ben oltre i limiti di velocità consentiti (e utilizzando ogni sorta di trucchi e di travestimenti per eludere controlli e sanzioni). Ispirato a una competizione realmente esistente (alla quale Burt Reynolds e il regista Hal Needham si erano già rifatti per realizzare il precedente "Il bandito e la madama" e il suo seguito "Una canaglia a tutto gas", con grande successo di pubblico) e prodotto dalla Golden Harvest di Hong Kong (che intendeva espandersi oltre i propri confini, e che approfittò dell'occasione per presentare al pubblico americano il suo divo di punta, Jackie Chan), il film è quasi una versione dal vivo del cartone animato "Wacky Races" (che a sua volta si rifaceva al classico "La grande corsa" di Blake Edwards), anche se indubbiamente meno divertente e con parecchio meno fantasia. Il cast, vasto e corale, comprende numerosi nomi noti, che in diversi casi si divertono a ironizzare su sé stessi e sugli stereotipi del genere. Seguiamo così i meccanici J.J. McClure (Burt Reynolds) e Victor Prinzin (Dom DeLuise), che corrono a bordo di una finta ambulanza, con tanto di medico (il ributtante Jack Elam) e di paziente (la bella fotografa Farrah Fawcett). Il giocatore d'azzardo Sammy Davis Jr. e il dongiovanni incallito Dean Martin, in Ferrari, si travestono invece da preti cattolici; le vamp Adrienne Barbeau e Tara Buckman, in una Lamborghini nera, sfruttano il loro fascino femminile per far colpo sui tutori della legge; e così via. In gara, fra gli altri, anche uno sceicco arabo (Jamie Farr) in Rolls Royce, due sempliciotti texani (Terry Bradshaw e Mel Tillis) su una Chevrolet truccata, i cinesi Jackie Chan (appunto) e Michael Hui (identificati nei dialoghi come giapponesi) in una Subaru high tech e computerizzata, e Roger Moore (o qualcuno che si fa passare per lui), che fa il verso a sé stesso e sul suo ruolo di James Bond, naturalmente in una Aston Martin super-accessoriata. Arthur J. Foyt è il membro del comitato per la sicurezza sulle strade che cerca ripetutamente e senza successo di interrompere la corsa, Bianca Jagger la sorella dello sceicco, Peter Fonda il capo dei teppisti in moto che scatenano una rissa cui prendono parte tutti i concorrenti (e dove Jackie Chan ha brevemente modo di dare sfoggio delle sue arti marziali). Demenziale e sgangherato (il titolo italiano lo accomuna alle tante pellicole del filone "...più pazzo del mondo"), con una comicità infantile e scontata (l'unico vero colpo di genio sono le dirompenti apparizioni di "Capitan Chaos", l'alter ego supereroistico dello squilibrato Dom DeLuise), il film riscosse comunque un buon successo al botteghino, il che portò alla realizzazione di due sequel. Nota finale: fu proprio da questa pellicola che Chan prese l'idea di inserire, durante i titoli di coda dei suoi film successivi, i blooper e le scene sbagliate.

6 dicembre 2016

I due cugini (Jackie Chan, 1982)

I due cugini (Long xiao ye, aka Dragon Lord)
di Jackie Chan – Hong Kong 1982
con Jackie Chan, Mars
**1/2

Rivisto in DVD.

Dragon (Jackie Chan), studente scansafatiche e indisciplinato della scuola di arti marziali diretta da suo padre (Tien Feng), quando non è impegnato in assurde competizioni sportive passa il tempo a bighellonare in compagnia dell'amico Cowboy (Mars), del quale è anche rivale per conquistare il cuore della bella ma riottosa Alice (Suet Lei). Quando la sua strada incrocia casualmente quella di una banda di contrabbandieri di reperti archeologici (finirà infatti nel loro covo nel tentativo di recuperare un aquilone sul quale aveva scritto un messaggio d'amore per la ragazza), sarà costretto ad affrontarne il capo (Hwang In-shik). Originariamente pensato come sequel de "Il ventaglio bianco" (Young Master), al punto da essere messo in lavorazione con il titolo "Young Master in Love", il film non ha riferimenti diretti o legami con il precedente, anche se il personaggio principale e l'ambientazione sono praticamente identici. Qui, però, si spinge ancora di più sul pedale della comicità, in particolar modo quella slapstick o legata alle comiche del muto (si pensi, per esempio, alla gag del fucile o a quella del cannone che conclude la storia). Se Dragon mette in mostra le sue abilità marziali e fisiche nelle competizioni sportive che vedono la sua scuola in lizza contro quelle rivali (il bizzarro incontro di rugby che apre la pellicola, quello di jianzi – una sorta di calcio-volano – a metà film), il combattimento finale nel fienile con il cattivo, orbo da un occhio, è invece nel segno della confusione e dell'improvvisazione: il protagonista ha la meglio non perché più forte, ma perché nel suo impeto finisce col sovrastare – e magari col prendere per stanchezza – persino un avversario tecnicamente più esperto e più abile di lui. Mars (alias Cheung Wing Fat), per una volta eletto a co-protagonista, è un caratterista e stuntman che si vedrà di frequente, in ruoli minori, nei film di Jackie di tutti gli anni ottanta. Il titolo italiano (e il doppiaggio) presentano i due come "cugini", ma in realtà non c'è alcun rapporto di parentela: semplicemente i loro padri sono amici, e in estremo oriente è consuetudine chiamare "zio" le persone con la stessa età dei propri genitori. Anche se un po' sconclusionata, la pellicola nel complesso è divertente e piena di energia, ed è importante perché è di fatto l'ultimo gongfupian più o meno "classico" di Jackie, ormai pronto a fare il salto verso i film di ambientazione contemporanea. È anche il suo primo film a mostrare, durante i titoli di coda, i cosiddetti bloopers (gli errori commessi durante le riprese, in particolare gli stunt sbagliati): Jackie prese l'idea dal regista Hal Needham, che l'anno prima lo aveva diretto in una piccola parte ne "La corsa più pazza d'America".

24 luglio 2016

Il ventaglio bianco (Jackie Chan, 1980)

Il ventaglio bianco (Shi di chu ma, aka The Young Master)
di Jackie Chan – Hong Kong 1980
con Jackie Chan, Yuen Biao
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Alla ricerca del fratello Tiger (Wei Pai), espulso dalla scuola di arti marziali dopo aver tradito la fiducia del maestro e aver gareggiato per una scuola rivale, l'orfano Dragon (Jackie Chan) viene scambiato per lui, che nel frattempo è diventato un criminale noto come "Ventaglio bianco". Dovrà così vedersela con il capo della polizia (Shih Kien), sua figlia (Lily Li) e suo figlio (Yuen Biao), prima di dimostrare la propria innocenza e ottenere la grazia per il fratello sconfiggendo Kam (Hwang In-shik), il leader della gang di banditi. Alla sua seconda regia (dopo "Fearless Hyena"), Jackie continua il suo percorso di ibridazione del gongfupian con la commedia slapstick. Se l'incipit è ancora abbastanza tradizionale (il solito setting con le scuole rivali, i temi del tradimento e della vendetta), pur abbellito dall'insolita sequenza del combattimento fra i due leoni che danzano, dopo una quarantina di minuti la pellicola cambia decisamente registro, dimenticando persino momentaneamente la trama principale per virare su una serie di sequenze comiche che garantiscono un divertimento senza freni. Il mutamento, forse non a caso, avviene nel momento in cui Dragon incontra il personaggio interpretato da Yuen Biao: questi, compagno di allenamento di Jackie all'Opera di Pechino sin dall'infanzia, e fino ad allora confinato a ruoli marginali o come stuntman e controfigura (anche per Bruce Lee!), appare qui per la prima volta in una parte degna di nota a fianco dell'amico, con il quale continuerà a collaborare per tutti gli anni ottanta (e quando ai due si unirà anche Sammo Hung, avremo un terzetto che entrerà nella storia del cinema di arti marziali). Alle tante gag, più o meno sconclusionate (le sabbie mobili, la scena della doccia, quella del pesce rosso), si alternano combattimenti pieni di inventiva, con i personaggi che utilizzano le armi più particolari: il ventaglio per Jackie, la panchetta per Yuen Biao, la gonna (!) per Lily Li, che sarà imitata dallo stesso protagonista nella scena al mercato (con tanto di musica spagnoleggiante). Si nota sempre di più la propensione dell'attore a sfruttare gli ambienti e gli oggetti a portata di mano per dar vita a coreografie originali e sorprendenti. Memorabile il finale, quando Dragon riesce ad avere la meglio sul rivale (più forte di lui) soltanto dopo aver bevuto per sbaglio dell'olio combustibile, che gli dona momentaneamente una super resistenza. Insieme al suo pseudo-seguito "I due cugini" (ovvero "Dragon Lord"), il film rappresenta il canto del cigno del periodo "classico" di Jackie, prima di spostare l'ambientazione delle sue pellicole in epoca contemporanea e moderna. Segna inoltre l'inizio della sua collaborazione con la casa di produzione Golden Harvest di Raymond Chow e Leonard Ho, per la quale usciranno tutti i suoi lavori successivi.

7 maggio 2015

2 cavalieri a Londra (David Dobkin, 2003)

2 cavalieri a Londra (Shanghai Knights)
di David Dobkin – USA 2003
con Jackie Chan, Owen Wilson
**1/2

Visto in TV.

È il seguito di "Pallottole cinesi", ambientato pochi anni dopo, nel 1887. Questa volta i nostri due eroi, Chon Wang (Jackie) e Roy O'Bannon (Wilson), si trasferiscono nel vecchio continente, ossia nella Londra vittoriana, alla ricerca del misterioso sicario britannico che ha ucciso in Cina il padre di Chon per impadronirsi di un prezioso sigillo imperiale. Il cattivo è Lord Rathbone (Aidan Gillen), imparentato nientemeno che con la famiglia reale: in cambio del sigillo, che vuole consegnare al fratellastro dell'imperatore cinese (Donnie Yen), questi sterminerà per lui la regina Vittoria e tutti i parenti più prossimi, lasciandolo come unico sopravvissuto nella linea di successione. Chon e Roy sventeranno però l'attentato, aiutati anche dall'ispettore di polizia Arthur Conan Doyle (al quale i nostri due eroi ispireranno, involontariamente, il personaggio di Sherlock Holmes) e da un piccolo ladruncolo di strada, Charlie Chaplin (qui c'è un anacronismo: Chaplin in realtà è nato nel 1889). Come nel film precedente, siamo di fronte a un pastiche che mescola generi e luoghi comuni dell'avventura, con citazioni e riferimenti di ogni tipo. Fra un bisticcio e un combattimento, i nostri eroi attraversano con ironia tutti i luoghi simbolo di Londra e dintorni (passando da Stonehenge, da Whitechapel – dove affrontano Jack lo Squartatore – o dal museo delle cere di Madame Tussaud, per concludere con la lotta finale nel Big Ben). Come e più del precedente (al quale è superiore per ritmo e regia), il film è sempre in movimento: per quanto riguarda le scene d'azione Jackie sembra parecchio in forma (se si pensa che aveva quasi 50 anni), combatte come suo solito utilizzando gli oggetti e i luoghi stessi a suo favore, ed è protagonista di numerose sequenze divertenti (vedi lo scontro nelle porte girevoli dell'albergo, quello al mercato londinese – dove combatte con un ombrello sulle note di "Singin' in the rain" – o appunto quello nel Big Ben: delude invece, ahimé, la lotta con Donnie Yen sul Tamigi). Wilson, dal canto suo, contribuisce con il suo personaggio sbruffone e inaffidabile, che qui si prende una cotta per la sorella di Chon, la bella Lin (Fann Wong). La scena in cui l'amico parla male di lui alla sorella, mentre Roy origlia, è speculare a quella del primo film in cui era Roy a "tradire" l'amicizia di Chon; e se in "Pallottole cinesi" i due cementavano l'amicizia con un bagno a base di bolle di sapone, qui si riappacificano con una battaglia di cuscini in un bordello! Nel finale, i due (anzi tre, contando anche Conan Doyle) vengono nominati baronetti dalla regina Vittoria, giustificando così il titolo del film (anche se quello italiano perde ogni legame con il precedente: in originale si passava da "Shanghai Noon" a "Shanghai Knights", qui invece nulla fa capire a uno spettatore non informato che si tratta di una serie). Controfinale metacinematografico, con i nostri due eroi che progettano di trasferirsi a Hollywood per girare film di kung fu (altro anacronismo: sono un paio di decenni in anticipo!), ovviamente – in puro Jackie style – "senza controfigure".

2 aprile 2015

Pallottole cinesi (Tom Dey, 2000)

Pallottole cinesi (Shanghai Noon)
di Tom Dey – USA 2000
con Jackie Chan, Owen Wilson
**

Rivisto in TV.

Per salvare la principessa cinese Pei Pei (Lucy Liu), rapita dalla Città Proibita e portata negli Stati Uniti, la guardia imperiale Chon Wang (Jackie) giunge nel Far West dove si allea con il bandito Roy O'Bannon (Owen Wilson). Insolita commistione fra arti marziali e western che permette a Jackie di vivere tutta una serie di avventure negli scenari e nelle situazioni tipiche del genere: dall'assalto al treno all'incontro con gli indiani (dopo il quale, manco a dirlo, si ritrova sposato con una squaw), dal duello nella main street allo scontro finale nella missione, il tutto con una coloritura che guarda più al filone degli spaghetti western che non ai classici di Ford e Sturges. Questi però sono omaggiati da citazioni come i nomi dei personaggi (Chon Wang si pronuncia quasi come John Wayne, Roy si chiama in realtà Wyatt Earp: entrambi giudicati "nomi inaccettabili per un cowboy"). La progressione della storia è sostenuta dal crescere dell'amicizia fra i due protagonisti, che dopo le iniziali divergenze apprendono a rispettarsi l'un l'altro e a smussare i difetti del proprio carattere (in particolare Jackie dovrà superare il suo eccessivo senso del dovere e di riverenza verso l'imperatore, che gli impedisce di avere mano libera anche a migliaia di chilometri di distanza, mentre Wilson paserà naturalmente dalla parte della legge, aiutato in questo dal fatto che lo sceriffo che gli dà la caccia è in combutta con il villain): in questo senso, la pellicola funziona meglio dell'altro team-up di successo di Jackie in occidente, ovvero la serie di "Rush Hour". Come in quel caso, anche questo film avrà un sequel, "Due cavalieri a Londra", che vedrà Chon e Roy trasferirsi nell'Inghilterra vittoriana. Da segnalare accenni di impegno sociale, come quando la principessa decide di non tornare in patria per prendersi a cura delle sorti dei suoi compatrioti che lavorano come operai (ma di fatto come schiavi) nella costruzione della ferrovia. Fra le gag, quelle del cavallo che comunica con Jackie come se fossimo in un "Lucky Luke" (o "Trinità"). Ma scene d'azione o combattimenti di arti marziali memorabili non ce ne sono (nemmeno lo scontro finale): il Jackie degli anni ottanta è ormai lontano. Il titolo originale è ovviamente una parodia di "High Noon" (da noi "Mezzogiorno di fuoco"): in realtà Chon Wang non viene da Shanghai, come commenta lui stesso quando scopre di essere stato ribattezzato "Shanghai Kid". Nota finale: non si tratta del primo crossover fra western e cinema orientale. Basti ricordare "Sole rosso", con il samurai Toshiro Mifune in trasferta nel west, dalla trama peraltro molto simile a questo, al punto da sospettare che gli sceneggiatori abbiano voluto farne un omaggio o un remake.

2 dicembre 2014

Mr. Nice Guy (Sammo Hung, 1997)

Mr. Nice Guy (Jat goh ho yan)
di Sammo Hung – Hong Kong 1997
con Jackie Chan, Richard Norton
**

Rivisto in TV.

Jackie, cuoco cinese protagonista di una trasmissione tv in Australia, rimane coinvolto in una pericolosa avventura quando si imbatte in Diana (Gabrielle Fitzpatrick), una giornalista che ha registrato su una videocassetta l'incontro segreto fra Giancarlo (Norton), gangster maniaco della pulizia, e i Demoni, una banda di trafficanti di droga. Per recuperare la cassetta, finita per errore proprio nelle mani di Jackie, i cattivi non esitano a rapire la sua fidanzata Miki (Miki Lee): ma non hanno fatto i conti con il nostro eroe, che oltre a salvare le tre donzelle (c'è anche la sua assistente Lakeisha, interpretata da Karen McLymont) si farà giustizia da solo, demolendo nel finale l'intera villa del gangster con un gigantesco dumper. Ambientato interamente a Melbourne, il film vede Jackie tornare a farsi dirigere per l'ultima volta dal "fratello" Sammo Hung (che si concede un cameo nei panni del ciclista) e a recitare con Richard Norton (dopo "City Hunter"). Se il soggetto non è particolarmente degno di nota, a vivacizzare il tutto ci sono le acrobazie dell'attore cinese, protagonista per lo più di fughe e inseguimenti per le strade della città, ma anche di improvvisati combattimenti (come quello nel cantiere edile, con porte che si aprono un po' ovunque e persino sul vuoto), e naturalmente del finale distruttivo, a metà strada fra "Rumble in the Bronx" e "Zabriskie Point". Intrattenimento sufficiente, anche se siamo già lontani dai tempi d'oro.

19 marzo 2014

Half a loaf of kung fu (Chen Chi-hwa, 1980)

Half a loaf of kung ku (Dian zhi gong fu gan chian chan)
di Chen Chi-hwa – Hong Kong 1980
con Jackie Chan, Dean Shek
*1/2

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Yang Tao (Jackie), giovane inetto che aspira a diventare un campione di arti marziali, viene addestrato da un misterioso mendicante e si lascia coinvolgere nella lotta fra numerosi clan di banditi che vorrebbero impadronirsi di un prezioso tesoro in viaggio verso la capitale. Alla terza collaborazione con il regista Chen Chi-hwa, Jackie (il cui nome, nei titoli di testa, è ancora scritto con la grafia Jacky Chan) ottiene il totale controllo creativo e lascia che la propria improvvisazione prenda il sopravvento sulla rigidità dei gongfupian classici, seminando a piene mani situazioni demenziali, combattimenti clowneschi e rivisitazioni parodistiche dei luoghi comuni del genere (sin dall'incipit in cui sogna di essere nei panni di celebri eroi dei film di arti marziali – come Zatoichi, lo spadaccino cieco – rimediando però sonore batoste). Il risultato è un film di kung fu dichiaratamente comico ("più vicino a Charlie Chaplin che a Bruce Lee", è stato detto), ingenuo, raffazzonato e incoerente, ma forse non meno importante di "Drunken Master" o di "Fearless Hyena" nel definire l'approccio "leggero" e innovativo di Jackie al genere delle arti marziali. Pare che fosse talmente inviso al produttore Lo Wei che questi scelse di non distribuire la pellicola – girata nel 1977 – se non tre anni più tardi, quando ormai la fama di Jackie era "esplosa" con i lavori successivi. Nella prima parte abbondano le gag, amplificate (ancor più che nei precedenti film girati con Chen) dal ricorso a effetti sonori comici e persino da spezzoni di celebri soundtrack occidentali (compreso il tema di "Braccio di ferro" e quello di "Jesus Christ Superstar"!). Nella seconda, man mano che l'addestramento del protagonista gli permette di tenere testa ai rivali, la trama prende invece il sopravvento, anche se l'elemento buffonesco non viene mai abbandonato del tutto, grazie anche a comprimari come Dean Shek, lo studente scoreggione che insegna al nostro eroe le tecniche più insolite ed inutili. Tipici delle produzioni di Lo Wei sono il numero impressionante di personaggi, più o meno bizzarri, che vanno e vengono e di cui si fatica a tenere il conto, nonché la sceneggiatura contorta e confusa. Lo scontro finale si svolge su un campo di battaglia disseminato di foglietti grazie ai quali Jackie legge e impara nuove mosse sul momento. Nel cast, fra i cattivi, si riconoscono James Tien e Kang Chin (Kam Kong); fra le donzelle, Doris Lung e Gam Ching Lan.

11 febbraio 2014

Twin dragons (Ringo Lam, Tsui Hark, 1992)

The twin dragons (Shang long hui)
di Ringo Lam e Tsui Hark – Hong Kong 1992
con Jackie Chan, Maggie Cheung
**1/2

Rivisto in TV.

In questa classica commedia degli equivoci, Jackie Chan interpreta il doppio ruolo di due gemelli separati alla nascita. Uno, John Ma, cresciuto ed educato negli Stati Uniti, è diventato un celebre direttore d'orchestra; l'altro, Boomer, vissuto nei bassifondi di Hong Kong, è ora un pilota clandestino ed esperto in arti marziali. Quando John torna ad Hong Kong per esibirsi in un concerto, i due entrano a contatto, dando il via a un'inevitabile serie di scambi di persona. A un certo punto Boomer si ritroverà a dirigere sul palco mentre John dovrà affrontare i gangster che hanno un conto in sospeso con il fratello... Costruita su uno spunto vecchio come il cinema (da "Non c'è due senza quattro" a "Inseparabili"), una pellicola forse carente dal punto di vista dei combattimenti (visto che manca un avversario vero e proprio) ma ravvivata sul piano comico-romantico da un Jackie in gran forma e dalle due interpreti femminili, la splendida Maggie Cheung (al suo quinto film con Jackie, dopo i tre "Police Story" e il secondo "Project A") e la conturbante Nina Li Chi (che nel mondo reale è la moglie di Jet Li), ciascuna delle quali si innamorerà del Jackie "sbagliato", credendo che si tratti dell'altro. L'umorismo è a tratti quello demenziale delle commedie hongkonghesi degli anni ottanta, ma non mancano trovate interessanti, come quando i movimenti o le sensazioni di uno dei gemelli influenzano l'altro, anche a distanza. Ringo Lam ha diretto per lo più le scene d'azione (in particolare il lungo combattimento finale nella fabbrica dove si testano le automobili, con il continuo passaggio fra le due camere caratterizzate dal caldo e dal freddo), mentre Tsui Hark si è occupato di quelle a sfondo comico-romantico (ovvero tutta la sezione centrale della pellicola). Kirk Wong è il gangster che provoca lo scambio dei bambini, Teddy Robin è l'amico di Boomer. Moltissimi i cameo di attori e registi hongkonghesi: si va da John Woo (il prete) a Lau Kar-Leung (il medico), da Wong Jing (il curatore "alternativo") ad Eric Tsang (l'uomo che parla al telefono), da Sylvia Chang e James Wong (i genitori dei gemelli) a Mabel Cheung (la madre adottiva di Boomer), fino agli stessi registi Ringo Lam e Tsui Hark (due dei meccanici che giocano a carte).

17 agosto 2013

The myth (Stanley Tong, 2005)

The Myth - Il risveglio di un eroe (Sam wa)
di Stanley Tong – Hong Kong 2005
con Jackie Chan, Tony Leung Ka-fai
*1/2

Visto in TV.

L'archeologo Jack Lee (Jackie Chan) fa un sogno ricorrente in cui si identifica con Meng Yi, un generale della dinastia Qin (attorno al 200 avanti Cristo) incaricato dall'imperatore di proteggere la principessa coreana Ok-soo (Kim Hee-sun), destinata a diventare la sua concubina. Che ne sia la reincarnazione? Indagando, scopre l'esistenza di pietre di origine meteoritica in grado di annullare la gravità, e soprattutto di un gigantesco mausoleo sotterraneo dove l'imperatore è stato sepolto e la principessa – resa immortale da una medicina – attende il ritorno del generale di cui si era innamorata. Sulle sue tracce, però, c'è anche un ricco tombarolo, attirato fin lì dall'ingenuità di William (Tony Leung Ka-fai), scienziato amico di Jack. Confuso pastiche di arti marziali, avventura e fantasy, che per gran parte viaggia su due binari paralleli (meglio le scene ambientate nel presente, che comunque offrono una qualche dose di azione e divertimento, rispetto a quelle nel passato, che non mostrano nulla di diverso rispetto ai tanti polpettoni storici cinesi) prima di tirare le somme nel finale. Jackie mostra ormai i suoi anni, tanto che in alcune acrobazie c'è bisogno di effetti speciali (come nel salto della cascata), ma non mancano sequenze colme di inventiva come ai vecchi tempi (in particolare il combattimento sopra la piattaforma "collosa", che da solo vale la visione del film). Peccato per l'assenza di un avversario al suo livello. Lo scontro finale nella grotta-mausoleo priva di gravità sembra voler "giustificare" i classici voli dei personaggi dei wuxiapian. Da segnalare la presenza della supersexy attrice indiana Mallika Sherawat, mentre il tombarolo cattivo è Sun Zhou. Nel complesso, un film eccessivamente ambizioso e decisamente noiosetto, che gioca a lungo con la pazienza dello spettatore e gli offre troppo poco in cambio.

5 giugno 2013

Hollywood brucia (Alan Smithee, 1997)

Hollywood brucia (An Alan Smithee Film: Burn Hollywood Burn)
di Alan Smithee [Arthur Hiller] – USA 1997
con Eric Idle, Ryan O'Neal
*

Rivisto in TV.

Nell'industria hollywoodiana, è consuetudine che un regista scontento di come il suo film sia stato manipolato in fase di post-produzione (per esempio se l'intervento dei produttori durante il montaggio ne altera irrimediabilmente la visione artistica) ritiri il proprio nome e lo firmi con lo pseudonimo di "Alan Smithee". Ma quando il malcapitato regista si chiama davvero così, cosa può fare? È quello che accade al protagonista di questo film (interpretato da Eric Idle, ex Monty Python), che dopo aver diretto "Trio", un blockbuster d'azione con Sylvester Stallone, Whoopi Goldberg e Jackie Chan, se lo vede modificare drasticamente in peggio dai suoi produttori (Ryan O'Neal e Richard Jeni). Decide allora di rubare la pellicola e di darsi alla macchia, minacciando di bruciarla in sprezzo a Hollywood. La cosa assurda (la realtà supera la fantasia!) è che il film, già metacinematografico di suo, diventa addirittura meta-metacinematografico – e quindi autoreferenziale – quando scopriamo che il regista Arthur Hiller, scontento del risultato, ha realmente disconosciuto il proprio lavoro, e dunque la pellicola è davvero uscita a firma Alan Smithee: di fatto parla di sé stessa. Commedia satirica sull'industria di Hollywood costruita come un mockumentary, con i personaggi che narrano le vicende alla macchina da presa e si rivolgono direttamente agli spettatori (in un continuo montaggio di "finte interviste"), è però un film confuso e pasticciato, a tratti imbarazzante per la pochezza dei dialoghi e delle situazioni (non a caso figura in molte liste dei "peggiori film della storia"). Colpa essenzialmente della sceneggiatura di Joe Eszterhas (anche produttore e di fatto il vero "autore" del film), che vorrebbe essere autoironica (non si contano le battute o le frecciatine ai suoi stessi lavori: a un certo punto, per descrivere quanto sia brutto "Trio", si dice "È peggio di Showgirls!") ma si rivela incapace di far ridere (e non parliamo di far riflettere), anche quando è costretta a "scomodare" mostri sacri come Stallone, Jackie e la Goldberg nei panni di sé stessi (il loro ruolo è comunque minimo: probabilmente avranno girato la parte in un solo giorno). Nel cast, anche i rapper Coolio e Chuck D (che interpretano i registi Brothers), Harvey Weinstein (sì, il produttore, qui nei panni del detective Sam Rizzo) e numerose star, registi o producer che interpretano sé stessi (Billy Bob Thornton, Shane Black, Robert Evans, Robert Shapiro, Larry King, lo stesso Joe Eszterhas).