Visualizzazione post con etichetta Stephen Chow. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stephen Chow. Mostra tutti i post

19 gennaio 2012

The magnificent scoundrels (Lee Lik-chi, 1991)

The magnificent scoundrels (Qing sheng)
di Lee Lik-chi – Hong Kong 1991
con Stephen Chow, Teresa Mo
**1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Shen (Stephen Chow), goffo truffatore di piccolo cabotaggio, si fa coinvolgere da un'incompetente "collega" (Teresa Mo) – che deve ripagare un cospicuo debito alla Triade – in un raggiro ai danni del ricco proprietario di una villa; ma ignora che anche questi è un impostore (Wu Ma), che si è sostituito al vero milionario (in vacanza) per ingannare un socio d’affari in arrivo dall’America – che crede essere appunto Shen – coinvolgendo nella messinscena una finta moglie (Tien Niu) e una finta figlia (la strepitosa Amy Yip). Entrambi i gruppi cercano inutilmente di estorcersi denaro a vicenda con inganni e ricatti di ogni tipo, prima di scoprire la verità (e cioè che sono tutti truffatori) e di allearsi contro i mafiosi. Con la sua solita comicità demenziale e surreale, spesso sopra le righe e ben poco politically correct (i maltrattamenti alla "socia" Teresa Mo, le gag su vomito e pipì, le assurde scene degli abitanti di Hong Kong che fanno a pugni per salire sul taxi, le sequenze in cui si finge cieco), Chow sa sempre trovare un modo per strappare sonore risate (esilarante, per esempio, la sequenza in cui per un equivoco crede che Teresa Mo abbia ucciso le due vittime di una loro truffa). Ed è qui attorniato da un cast alla sua altezza, a partire da Amy Yip – le cui tette fuori dal comune sono al centro di numerose gag – e dal veterano Wu Ma, che comprende anche lo scaltro Karl Maka (il mentore di Chow) e la coppia di gangster Roy Cheung (il crudele boss) e Yuen Wah (il suo inetto braccio destro).

18 gennaio 2011

God of cookery (Stephen Chow, 1996)

God of cookery (Sik san)
di Stephen Chow, Lee Lik-chi – Hong Kong 1996
con Stephen Chow, Karen Mok
***

Rivisto in DVD, con Martin, in originale con sottotitoli inglesi.

Esilarante commedia a sfondo culinario, fra le migliori sfornate da Stephen Chow prima del successo internazionale di "Shaolin soccer". Il protagonista, che si fregia del titolo di "dio dei cuochi" e come tale sponsorizza ristoranti e catene di fast food, è in realtà un avido e arrogante impostore le cui capacità gastronomiche sono il frutto di elaborati inganni, organizzati con la complicità di un boss delle triadi. Quando quest'ultimo decide di "scaricarlo" e di sostituirlo con un altro cuoco più affidabile ed esperto (che lo umilia in pubblico, smascherandone la reale natura), Stephen è costretto a ricominciare da zero. Dopo aver creato un nuovo impero gastronomico con l'aiuto di due bande rivali di ristoratori di strada, si introduce nel leggendario tempio di Shaolin per apprendere la vera arte della cucina cinese. E nel duello conclusivo contro il rivale dimostrerà di essere diventato letteralmente una "divinità della cucina". Mettendo – tanto per restare in tema – moltissima carne al fuoco, il film passa dalla farsa demenziale al dramma esistenziale, mescolando momenti slapstick con il classico percorso di caduta e rinascita su cui si fondano molte pellicole dell'estremo oriente, senza dimenticare naturalmente la competizione in cui le tecniche culinarie sostituiscono quelle delle arti marziali (non a caso la trama coinvolge il monastero di Shaolin, luogo/simbolo per eccellenza del kung fu). Ed è soprattutto un film assai divertente, che cresce a dismisura a ogni successiva visione, fra gag politicamente scorrette, personaggi eccentrici e situazioni surreali (mitici, per esempio, i "18 bronzemen" – anch'essi protagonisti di classici film di kung fu – che impediscono al malcapitato Stephen la fuga dal tempio). Il personaggio femminile menomato e inizialmente respinto dal protagonista (qui un'eccezionale Karen Mok) è tipico dei lavori di Chow: come non ricordare la dolce Vicki Zhao di "Shaolin soccer"?

27 agosto 2008

CJ7 (Stephen Chow, 2008)

CJ7 (Cheung gong 7 hou)
di Stephen Chow – Hong Kong 2008
con Jiao Zu, Stephen Chow
**

Visto in volo da Tokyo a Bangkok, in originale con sottotitoli inglesi.

Dopo i successi di "Shaolin Soccer" e "Kung Fusion", Chow propone al suo affezionato pubblico un film per bambini nel quale il protagonista assoluto non è lui ma il piccolo Jiao Zu (uno straordinario attore in erba, per molti versi uno Stephen Chow in miniatura per mimica e atteggiamenti) e che sembra quasi l'equivalente cantonese del cinema-giocattolo di Steven Spielberg degli anni ottanta (non a caso l'animaletto CJ7 pare studiato a tavolino da esperti di marketing per un suo lancio sugli scaffali dei negozi). I due personaggi principali, padre (operaio) e figlio (studente), vivono senza grandi mezzi di sostentamento ma con estrema integrità, visto che il genitore insegna al piccolo di mantenersi onesto nonostante le difficoltà della vita. Quando il bambino gli chiede in regalo un costosissimo giocattolo ultratecnologico (il CJ1) per non sfigurare di fronte ai ricchi compagni di classe che lo possiedono tutti, il padre si reca nella discarica dei rifiuti e trova lì un misterioso oggetto che si rivela essere una buffa creatura aliena. Ribattezzata CJ7, diventa rapidamente il compagno di giochi del bambino, anche se ben presto le illusioni di quest'ultimo sul fatto che l'alieno abbia straordinarie capacità e risorse alla Doraemon (in una bellissima sequenza onirica, la migliore del film, ricca di citazioni sia dai blockbuster hollywoodiani sia dai precedenti lavori di Chow) devono scontrarsi con la dura realtà: CJ7 non è altro che un cagnolino alieno, "low-tech and boring". In realtà un potere ce l'ha, quello di rigenerare e riparare le cose, e si rivelerà drammaticamente utile nel finale. Fra le sequenze migliori di un film nel complesso un po' deludente, non molto originale e poco avvincente, c'è sicuramente il combattimento scolastico fra i due ciccioni, propedeutico al lieto fine e all'amicizia fra il bambino e i "bulli" che lo prevaricavano. Alla fine, nonostante l'intervento di CJ7, il messaggio (semplicistico) del film è che le cose prima o poi si sistemano da sole.

15 aprile 2008

Justice, my foot! (Johnnie To, 1992)

Justice, my foot! (Sam sei goon)
di Johnnie To – Hong Kong 1992
con Stephen Chow, Anita Mui
**

Visto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Stephen Chow è un avvocato brillante ed eccentrico, dalla parlantina irrefrenabile e in grado di vincere persino le cause in cui i suoi clienti sono colpevoli, ma sua moglie (una splendida Anita Mui, che si dimostra perfettamente adatta anche ai ruoli comici) lo convince a ritirarsi dalla professione perché convinta che il suo attaccamento al denaro porti sfortuna: non a caso tutti i figli della coppia muoiono ancora in fasce. Dovrà però tornare a esercitare per difendere una donna (Carrie Ng) accusata di aver avvelenato il marito e affrontare magistrati corrotti e intrighi di ogni tipo. Anche se la trama è seria e il film è essenzialmente un courtroom drama, il tono è comico: e non poteva essere altrimenti con un protagonista come Chow, pronto a farsi beffe di tutti, fra gag tipiche della commedia cantonese – a dire il vero stavolta più verbali che fisiche e spesso quasi incomprensibili per uno spettatore occidentale – e un pizzico di arti marziali (con abbondante uso di wire work). Non mancano nemmeno assurde citazioni, come quando Chow viene creduto pazzo ed è legato come Hannibal Lecter ne "Il silenzio degli innocenti". Ma il risultato convince solo a tratti e non lo annovererei né fra le migliori commedie dell'attore né fra i migliori film del regista, nonostante all'epoca fu un grande successo che contribuì a far decollare le carriere di entrambi.

23 febbraio 2008

Shaolin soccer (Stephen Chow, 2001)

Shaolin soccer (Siu lam juk kau)
di Stephen Chow – Hong Kong 2001
con Stephen Chow, Ng Man-tat
***1/2

Rivisto in DVD con Albertino, in originale con sottotitoli inglesi.

Che il film sul calcio più divertente ed emozionante di tutti i tempi sia stato realizzato a Hong Kong, e non in Italia o in Brasile, potrebbe sembrare quasi assurdo: ma quando c'è di mezzo un genio come Stephen Chow è lecito attendersi di tutto, anche un capolavoro fenomenale come questo. Il comico cantonese veste i panni di uno squattrinato esperto di kung fu alla disperata ricerca di un metodo per diffondere le arti marziali fra la gente comune. Dopo aver provato inutilmente a farlo attraverso il canto (in una scena esilarante), l'incontro con un allenatore fallito gli farà venire l'idea di applicare le tecniche dello Shaolin al football. Con l'aiuto dei suoi "fratelli" metterà così in piedi una squadra imbattibile, le cui azioni sul terreno da gioco sono degne di "Holly e Benji" e sfidano ogni legge della fisica, ma dovrà vedersela contro il dopatissimo e corrottissimo Evil Team del perfido Patrick Tse. Premesso che l'unica versione di questo film da vedere è quella cinese (quella internazionale è stata tagliata, quella italiana rovinata da un doppiaggio scandaloso affidato ai calciatori della Roma e della Lazio), "Shaolin Soccer" mescola in maniera straordinaria la comicità demenziale e misogina di Chow con lo spettacolo delle arti marziali (e non manca la satira al proposito!), i temi "seri" del cinema asiatico (la vendetta, il riscatto dalle umiliazioni, il gioco di squadra) con effetti speciali digitali mai usati prima a questi livelli nel cinema di Hong Kong. Innumerevoli i momenti e le situazioni indimenticabili, spesso al limite del surreale: dal portiere che fa il verso a Bruce Lee (stessa tutina gialla, stessi movimenti, stessi urletti) alla strafottenza dei cattivi, dal cameo di Cecilia Cheung e Karen Mok (con baffi e barba finta) alla "specializzazione" dei vari fratelli, che ricorda le pellicole degli Shaw Brothers. Insomma, un film che non mi stancherei mai di rivedere! Fondamentale il personaggio interpretato da Wei Zhao, la timida ragazza dal volto sfigurato che prepara il pane con le tecniche del Tai Chi, che ripara le scarpe malconce del protagonista con le toppe di Hello Kitty e che si trasforma in monaco-portiere nel finale (ma vedendola con la testa rasata, Chow le chiede: "perché ti sei vestita da E.T.?"). La musica roboante ruba un po' da tutto, persino da "Il Re Leone". Molte gag e citazioni (anche da John Woo) e grande sforzo produttivo, ricompensato da un enorme successo: Chow ha preso il posto che un tempo era di Jackie Chan come campione di incassi in Asia e simbolo del cinema popolare hongkonghese. Da questo film in poi, inoltre, ha smesso di realizzare decine di pellicole raffazzonate ogni anno per curarle maggiormente, anche a costo di centellinarne le uscite.

29 novembre 2006

Kung fusion (Stephen Chow, 2004)

Kung fusion (Kung Fu Hustle)
di Stephen Chow – Hong Kong 2004
con Stephen Chow, Yuen Qiu
***

Rivisto in DVD, con Giovanni.

Nella Shanghai degli anni Trenta, la “gang delle asce” semina terrore e panico con i suoi continui soprusi. Ma i residenti del Vicolo dei Porci, accozzaglia di dimore popolari nel quartiere più povero della città, resistono a ogni tentativo di intimidazione grazie alle inaspettate capacità dei suoi abitanti, fra i quali si nascondono i più grandi maestri di kung fu. L’intervento maldestro di due inetti delinquenti di piccolo calibro, Sing (Stephen Chow) e Osso (Lam Chi-chung), fa però precipitare le cose. E proprio Sing, dopo aver “risvegliato” la propria forza interiore, riuscirà a sconfiggere il sicario inviato dalla banda, il terribile Diavolo (Bruce Leung). Tornato alla regia tre anni dopo il grande successo di “Shaolin soccer” (e non a caso, al suo ingresso in scena, afferma perentoriamente “Niente più calcio!”), Stephen Chow sforna un’altra pellicola di ampio respiro, epica e comicissima al tempo stesso, con cui si prende gioco dell’aspetto più spettacolare del genere delle arti marziali (con evidenti contaminazioni, oltre che dalle pellicole hongkonghesi, dai videogiochi, dai manga e dagli anime giapponesi in stile “Dragon Ball”). E se le risate a crepapelle sono garantite (si pensi alla scena del lancio dei coltelli!), il film è degno di nota anche dal punto di vista produttivo, vantando addirittura una profusione di effetti speciali mai vista prima in un film di Hong Kong. A differenza di altre volte, poi, il regista non ruba la scena con il proprio personaggio e lascia spazio a tutta una serie di individui ben caratterizzati, protagonisti di combattimenti irreali e fantasiosi. Non mancano poi citazioni sparse, da Bruce Lee a "Shining" e "Gangs of New York”. Purtroppo, come il precedente “Shaolin soccer” (anche se non agli stessi infimi livelli), la versione italiana è funestata da un doppiaggio indecoroso, tutto a base di vocine idiote e dialetti. Per fortuna il valore del film è talmente elevato da consentirgli di sopravvivere anche a questo handicap: a tratti, anzi, l'adattamento italiano risulta persino divertente, soprattutto nel caso del personaggio di Yuen Qiu, la dispotica "padrona di casa" del Vicolo dei Porci. Nel cast anche Yuen Wah (il marito della padrona), Danny Chan Kwok-kwan (il leader della "gang delle asce"), Eva Huang (la ragazza muta) e il regista Feng Xiaogang (il capo della "gang degli alligatori").