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18 giugno 2018

Cafarnao (Nadine Labaki, 2018)

Cafarnao - Caos e miracoli (Capharnaüm)
di Nadine Labaki – Libano 2018
con Zain Al Rafeea, Yordanos Shiferaw
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

L'incipit è potente. Il dodicenne Zain, rinchiuso in un carcere minorile per aver accoltellato un uomo (scopriremo poi il perché), fa convocare i propri genitori in tribunale perché intende fare loro causa per averlo fatto nascere. "Chi non vuole prendersi cura dei figli non dovrebbe fare dei bambini", è la sua tesi. Da qui la pellicola racconta in flashback le vicissitudini del piccolo protagonista, cresciuto in una famiglia povera e in un ambiente degradato, privato persino dell'identità (ignora la sua data di nascita e non ha documenti, perché mai registrato all'anagrafe, come peraltro tutti i suoi numerosi fratellini e sorelline), costretto a lavorare anziché andare a scuola e a diventare adulto troppo in fretta. La goccia che fa traboccare il vaso è quando la sorellina Sahar, di un anno più piccola di lui, viene data in sposa, ancora bambina, a un negoziante del quartiere. Dopo aver cercato inutilmente di impedirlo, Zain fugge di casa. Sarà accolto e ospitato da Rahil, immgrata clandestina etiope, e si prenderà cura del suo figlioletto Yonas, di solo un anno, quando la ragazza verrà arrestata... I primi due lungometraggi di Nadine Labaki ("Caramel" ed "E ora dove andiamo?"), pur affrontando temi di notevole peso, li presentavano con la leggerezza della commedia e del musical. Il terzo, invece, nella sua denuncia è serio in tutto e per tutto, col rischio di sfociare nel melodrammatico e, a tratti, nella retorica, non solo per le condizioni estreme che mostra ma anche e soprattutto perché i protagonisti sono bambini (peraltro interpretati da attori eccezionali, tanto Zain quanto il piccolo Yonas). Ma per fortuna la barriera del buonismo non viene mai oltrepassata del tutto, e manca ogni traccia di gratuità o di accondiscendenza: e il film, nel raccontare un'intensa storia di peripezie e di espedienti per sopravvivere in un mondo duro e cieco alle difficoltà dei più deboli, non intende assolvere o giustificare le peggiori nefandezze con la scusa della povertà o delle condizioni sociali. La sapiente tecnica cinematografica (regia, montaggio, fotografia) è al servizio della storia e dei personaggi senza sconfinare nel poetismo fine a sé stesso. E sapere dall'inizio che Zain è destinato a finire in prigione aumenta la tensione durante l'intera visione, visto che lo spettatore si aspetta in continuazione che le cose precipitino da un momento all'altro. Ma ci sono anche (pochi) piccoli tocchi surreali o di umorismo poetico (il vecchio che si veste da Uomo Ragno, anzi da "Uomo Scarafaggio"; in generale le scorribande di Zain insieme al piccolo Yonas). La regista interpreta l'avvocatessa Nadine. Premio della giuria a Cannes.

14 giugno 2011

E ora dove andiamo? (N. Labaki, 2011)

E ora dove andiamo? (Et maintenant, on va où?)
di Nadine Labaki – Libano/Francia 2011
con Leyla Hakim, Julian Farhat
***1/2

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

In un villaggio libanese, circondato dalla guerra e da un campo minato e separato dal resto del mondo da un ponte semidistrutto, la comunità cristiana e quella musulmana riescono miracolosamente a convivere in pace e in amicizia: la chiesa e la moschea si affacciano sulla stessa piazza, gli uomini frequentano lo stesso bar, e le donne si recano insieme al cimitero a piangere i loro figli morti in guerra. Ma l’equilibrio è assai fragile, e l’eco delle rivolte e dei dissidi del mondo esterno rischia di metterlo in discussione: già i primi germi dell’intolleranza religiosa fanno la loro apparizione per dar vita a faide e atti di violenza. Nel tentativo di evitare che la follia divida anche il loro paese, le donne del villaggio fanno davvero di tutto: sabotano l’unico televisore del villaggio affinché non diffonda più notizie che possano scaldare gli animi; assoldano un gruppo di spogliarelliste ucraine perché si stabiliscano nel villaggio per “distrarre” i mariti in modo che pensino ad altro anziché a farsi la guerra; distribuiscono pane e focacce condite con hashish per rendere più saldi i legami di amicizia; nascondono persino la morte di uno dei loro figli pur di evitare un’inutile vendetta; e infine, come ultima risorsa, cambiano religione in modo che in ciascuna casa e in ciascuna famiglia ci sia almeno un rappresentante di una delle due fedi, rendendo impossibile continuare a sentirsi divisi. Nadine Labaki, la regista di “Caramel”, riesce ancora una volta a divertire e a sorprendere con un film corale, colorato e vivace, ma anche sofferto e drammatico, arricchito da canzoni che in certe sequenze lo trasformano in un vero e proprio musical (memorabili la scena iniziale al cimitero e quella della preparazione del cibo drogato). Da paragonare con “La source des femmes” di Radu Mihaileanu, proiettato nella stessa rassegna e dai temi molto simili: tanto quello è un film fasullo, ruffiano e “di plastica”, tanto questo è sincero e pieno di vitalità (oltre a presentare l’amore e il sesso con valenza salvifica e liberatoria, anziché come arma di ricatto e di violenza). Quanto al giudizio complessivo, la pellicola merita mezzo punto in più soltanto per il messaggio che veicola: la vita è più importante della religione.

18 giugno 2007

Caramel (Nadine Labaki, 2007)

Caramel (Sukkar banat)
di Nadine Labaki – Libano 2007
con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri
***

Visto allo spazio Oberdan, in v. orig. sottotitolata.
(rassegna di Cannes)

Un salone da estetista e parrucchiere di Beirut è gestito da tre donne, ciascuna con i propri problemi: Layale ha una relazione con un uomo sposato che non sembra disposto a lasciare la moglie per lei e non si accorge delle attenzioni del poliziotto di quartiere; Nisrine deve sposarsi ma non è più vergine e vuole sottoporsi a un'operazione chirurgica per ricostruire l'imene; Rima, un maschiaccio, è attratta dalle donne e in particolare da una bellissima cliente dai lunghi capelli neri; a loro si aggiungono le amiche Jamale, matura attrice sempre in cerca di nuove parti; Rose, la sarta della porta accanto, che ha dedicato tutta la propria vita ad accudire l'anziana sorella Lili e che forse ha trovato l'amore per la prima volta; e Lili stessa, bizzarra e fuori di testa. Un film tutto al femminile, simpatico, colorato e quasi almodovariano nella sua levità e nel mostrare le varie facce dell'amore attraverso donne di tutte le età dai volti bellissimi. Il titolo fa riferimento al caramello che le ragazze usano per le cerette depilatorie.