Visualizzazione post con etichetta Cruise. Mostra tutti i post
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23 maggio 2021

Magnolia (Paul Thomas Anderson, 1999)

Magnolia (id.)
di Paul Thomas Anderson – USA 1999
con Tom Cruise, Julianne Moore
***

Rivisto in DVD.

Le vicende di vari personaggi, molti dei quali collegati direttamente o indirettamente fra loro, si intersecano in maniera rocambolesca nell'arco di 24 ore, culminanti in una bizzarra pioggia di rane (un fenomeno meteorologico raro ma effettivamente possibile) su Magnolia Boulevard, a Los Angeles (da cui il nome del film). L'anziano produttore televisivo Earl Partridge (Jason Robards), in punto di morte, chiede all'infermiere che lo accudisce, Phil (Philip Seymour Hoffman), di rintracciare il figlio che ha abbandonato anni prima. Questi, che ora si fa chiamare Frank T.J. Mackey (Tom Cruise), è diventato un "guru" del sesso che conduce una trasmissione chiamata "Seduci e distruggi", dove insegna come conquistare (e abbandonare) le donne. La nevrotica Linda (Julianne Moore), giovane moglie di Earl, che ha sposato solo per il suo denaro, ha scoperto di amarlo proprio adesso che sta per morire e progetta di suicidarsi insieme a lui con una robusta dose di farmaci. Jimmy Gator (Philip Baker Hall), conduttore veterano del quiz show per bambini prodotto da Earl, è a sua volta malato di tumore, nonché alcolizzato e in crisi perché la figlia Claudia (Melora Walters) non vuole più vederlo né parlargli. Quest'ultima, tossicomane e sregolata, incontra il poliziotto Jim (John C. Reilly), single in cerca di amore che si invaghisce di lei. Anche Donnie Smith (William H. Macy), un tempo bambino prodigio protagonista della trasmissione di Jimmy e ora un perdente che conduce una vita miserabile, è in cerca di amore (è innamorato di un barista), e nel frattempo progetta di derubare il proprietario del negozio dove lavora. Il piccolo Stanley (Jeremy Blackman) è invece l'attuale star del quiz televisivo: ma le aspettative su di lui, fomentate dal padre e dal pubblico intero, lo fanno andare in crisi e scatenano la sua ribellione...

Il terzo film di Paul Thomas Anderson è tuttora forse il suo lavoro migliore ("Boogie nights" a parte). Lungo (tre ore abbondanti) e complesso, dalla struttura corale e altmaniana, pieno di rimandi e citazioni interne (i numeri 8 e 2, per esempio, si ripetono in continuazione: si tratta di un riferimento al passo biblico Esodo 8:2, che preannuncia la pioggia di rane), affronta tanti e tali temi di "peso" (la malattia, la morte, il rapporto fra padri e figli, i tradimenti, i sensi di colpa, la dipendenza – dal sesso, dalle droghe, dal successo, dall'alcol, o semplicemente dall'amore) da risultare estremamente ambizioso, forse troppo se pensiamo che è opera di un regista così giovane (soltanto 29 anni al momento dell'uscita nelle sale). E dire che inizialmente Anderson intendeva realizzare un film "piccolo" e intimo: ma in fase di scrittura la pellicola "ha continuato a sbocciare" (come una magnolia, appunto?), ingigantendosi sempre di più. Certo, non mancano alcuni passaggi un po' troppo melodrammatici, con certi eccessi emotivi e lungaggini che vanno forse a discapito dell'insieme. Come per "Il favoloso mondo di Amélie" di Jeunet, si ha a tratti l'impressione che "il troppo stroppia" (lo stesso PTA, in retrospettiva, ha ammesso che avrebbe fatto meglio a ridurre la durata della pellicola e a tagliare qualche cosa). Ma la tensione riesce a reggere per tutto il film, grazie anche a un eccellente montaggio, coadiuvato dalla fotografia (di Robert Elswit) e dalla colonna sonora (di Jon Brion, con molte canzoni di Aimee Mann), tutti elementi che fanno da collante fra le diverse scene, collaborando in maniera continua e incessante fra loro e con la regia.

Si parte da una voce narrante che riepiloga alcuni fatti bizzarri, strane coincidenze o casualità (in parte eventi reali, in parte leggende urbane), per sottolineare come quelli che sembrano scherzi del caso o fatalità possono invece accadere di continuo: le vicende che seguono ce lo dimostreranno, con frequenti collegamenti fra i personaggi o analogie fra le situazioni di cui sono protagonisti. Molte di queste si infatti ripetono o si rispecchiano l'una nell'altra: e le storie, oltre a intersecarsi, procedono anche in parallelo, in un crescendo che va di pari passo con l'evoluzione della situazione meteorologica all'esterno (la pioggia incessante, il breve momento di calma – in cui tutti i personaggi intonano, ciascuno per proprio conto, la canzone "Wise Up" – e infine la suddetta pioggia di batraci che, in qualche modo, contribuisce a sciogliere molti nodi). Ottimo e convincente Tom Cruise, forse alla sua prova migliore di sempre, in un ruolo sopra le righe e decisamente diverso da quelli che ha interpretato in precedenza. Eccellente anche Julianne Moore (meravigliosa la scena in farmacia), ma bene tutto il cast, che comprende numerosi habitué del regista (Philip Baker Hall, Philip Seymour Hoffman e John C. Reilly). Jason Robards era al suo ultimo film. Piccole parti per Luis Guzmán (uno dei concorrenti adulti del quiz show), Melinda Dillon (la moglie di Jimmy), Michael Bowen (il padre di Stanley), April Grace (la giornalista che intervista Frank), Alfred Molina, Henry Gibson, Felicity Huffman. Tre nomination agli Oscar (per Cruise come attore non protagonista, per la sceneggiatura, e per la canzone "Save Me").

16 maggio 2021

Mission: Impossible II (John Woo, 2000)

Mission: Impossible II, aka M:I-2 (id.)
di John Woo – USA 2000
con Tom Cruise, Thandie Newton
*1/2

Rivisto in DVD.

L'agente speciale Ethan Hunt viene incaricato di recuperare un pericoloso virus, Chimera, caduto nelle mani di un traditore che intende venderlo, insieme all'antivirus, a una casa farmaceutica. Al quarto film a Hollywood, dopo il successo di "Face/Off", John Woo ha finalmente la grande occasione di dirigere un film ad alto budget e con una star di primo livello come Tom Cruise, nel sequel di una delle pellicole che avevano riscosso il maggior successo al botteghino negli anni precedenti. Purtroppo tutto questo si ripercuote sul risultato finale: il regista cinese si ritrova infatti con una ridotta libertà d'azione rispetto al consueto (non aiuta il fatto che lo stesso Cruise sia co-produttore) e imprigionato da una sceneggiatura ingessata che (incredibile a dirsi) è persino peggiore di quella del primo capitolo. La storia è infatti contorta, i personaggi generici, i dialoghi pessimi, e persino il cast di contorno rappresenta un passo indietro se confrontato con quello del primo film: i cattivi sono gli anonimi Dougray Scott e Richard Roxburgh, la comprimaria femminile è l'insopportabile Thandie Newton. Un po' meglio i ruoli minori, interpretati da Anthony Hopkins (il superiore di Hunt), Rade Šerbedžija (il ricercatore che ha creato il virus) e Brendan Gleeson (il direttore dell'industria farmaceutica), mentre dal primo film torna solo Ving Rhames. Deludono, purtroppo, anche le scene d'azione, poco adrenaliniche: da ricordare giusto l'iconico incipit sui titoli di testa, con Tom Cruise impegnato in una spettacolare ma improbabile scalata a mani nude (free solo climbing) nel canyon del Colorado, e l'inseguimento finale in moto lungo le coste dell'Australia. La trovata delle maschere facciali per camuffare il proprio aspetto, per quanto derivante dalla serie tv (e dal film precedente), è invece abusata: alla quarta volta che se ne fa uso, cessa di essere una sorpresa. La mano di Woo si vede solo a tratti: nei ralenti, nei movimenti di macchina, e in piccoli dettagli (le colombe, gli occhiali da sole che trasformano Ethan Hunt in un personaggio alla "A better tomorrow"). La battuta migliore (a parte l'autoreferenziale "Questa non è Missione Difficile, è Missione Impossibile" di Hopkins) è quando il cattivo dice a Cruise: "La cosa più difficile quando ti ho interpretato è stato sorridere come un idiota ogni quindici minuti" (una frase che ricorda l'analoga presa in giro di Nicolas Cage verso John Travolta in "Face/Off").

15 maggio 2021

Mission: Impossible (B. De Palma, 1996)

Mission: Impossible (id.)
di Brian De Palma – USA 1996
con Tom Cruise, Jon Voight
**

Rivisto in TV (Prime Video).

Membro di una squadra speciale di agenti segreti – l'IMF ("Reparto missione impossibile") – specializzati in azioni ad alta pericolosità, l'esperto in camuffamenti Ethan Hunt (Cruise) viene sospettato di essere un traditore, dopo che il suo intero team è stato eliminato nel corso di una missione a Praga. Per discolparsi dovrà identificare la vera talpa, rubando per proprio conto la lista degli agenti sotto copertura che questi intendeva vendere a un trafficante internazionale. Pellicola ispirata a una classica serie televisiva degli anni sessanta, che aveva già avuto un revival (sempre sotto forma di serie tv) alla fine degli anni ottanta: pur tradendone in parte lo spirito (il focus si sposta da un gruppo a un singolo eroe) e i personaggi originali (basti pensare a Jim Phelps, fra i protagonisti del serial tv e qui – interpretato da Jon Voight, dopo il rifiuto di Peter Graves – trasformato in cattivo), ha fatto registrare uno straordinario successo al botteghino, tanto da dare vita a una fortunata saga cinematografica (a oggi composta da sei capitoli, tutti con Tom Cruise come protagonista; ma altri sono in arrivo). A colpire l'immaginario del pubblico sono state soprattutto le sequenze delle effrazioni iper-tecnologiche, come quella al quartier generale della CIA, in seguito scimmiottate e imitate da numerose altre pellicole (anche in estremo oriente, come in Giappone o a Hong Kong, dove il film ha fatto particolare furore). E se per il resto la sceneggiatura è scadente (la trama ha poco senso o sembra improvvisata, e i personaggi mancano di personalità, a partire dal protagonista: ma anche la bella Emmanuelle Béart è sprecata), poco importa: lo spettacolo è tutto a livello di tensione, atmosfere, scene d'azione, con reminiscenze hitchcockiane e sequenze come l'inseguimento finale fra l'elicottero e il treno in corsa che bastano e avanzano a tenere desta l'attenzione di uno spettatore in cerca di intrattenimento facile sì ma di qualità. Tom Cruise, anche co-produttore, ha effettuato personalmente gran parte dei propri stunt. Nel cast anche Kristin Scott Thomas, Vanessa Redgrave, Jean Reno e Ving Rhames. La colonna sonora di Danny Elfman comprende anche una rielaborazione (di Larry Mullen e Adam Clayton) del tema classico della serie tv (di cui all'inizio è proposta una vera e propria sigla).

31 gennaio 2021

Eyes wide shut (Stanley Kubrick, 1999)

Eyes wide shut (id.)
di Stanley Kubrick – USA/GB 1999
con Tom Cruise, Nicole Kidman
***1/2

Rivisto in DVD.

Dopo nove anni di matrimonio, il rapporto fra il giovane medico Bill Harford (Tom Cruise) e la sua bella moglie Alice (Nicole Kidman) si trascina ormai nella noia e nella prevedibilità. L'uomo – cui peraltro non mancano tentazioni adulterine – dà per scontata la fedeltà della moglie, e rimane scosso quando lei gli confida di essere stata lì lì per tradirlo. In una notte in cui vaga sperso per la città, Bill si introduce clandestinamente (e avventatamente) in una festa esclusiva dove una misteriosa setta ha organizzato un'orgia in costume dai connotati quasi religiosi... L'esperienza si rivelerà più pericolosa del previsto ma l'uomo ne uscirà indenne, anche se non tutto si chiarirà il giorno successivo, quando farà ritorno al focolare domestico. L'ultimo film di Stanley Kubrick (che morì tre mesi prima della sua uscita in sala, e solo sei giorni dopo aver consegnato il montaggio finale) esplora i desideri sessuali, le curiosità e le tentazioni più o meno inconsce di una coppia alto-borghese. Tratto dal racconto "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler (co-sceneggiato con Frederic Raphael), ne sposta l'ambientazione dalla Vienna di inizio Novecento alla New York di fine secolo: una trovata geniale, perché c'è un evidente parallelo fra le due città a cento anni di distanza, entrambe centri culturali ed edonistici delle rispettive epoche, luoghi di attrazione ideali per mettere in scena un viaggio notturno nelle fantasie e nei sogni ad occhi aperti, come suggerisce già il titolo (che gioca a capovolgere l'espressione "eyes wide open", "occhi spalancati": una possibile traduzione italiana poteva essere "occhi spalanchiusi") nonché il dialogo fra i due personaggi nel finale, quando ringraziano il destino "per averci fatto uscire senza alcun danno da tutte le nostre avventure, sia da quelle vere che da quelle solo sognate. E nessun sogno è mai soltanto sogno". Lei si chiama Alice, ma a fare un viaggio in un pericoloso "paese delle meraviglie" popolato da strane creature (gli uomini e le donne mascherate alla festa, ma non solo) è soprattutto lui, il vero protagonista della pellicola. Il romanzo di Schnitzler era ambientato durante il Carnevale (il che spiega le maschere veneziane), mentre qui siamo sotto Natale: ma il tema del mascheramento e della finzione è essenziale per la trama, come la contrapposizione fra sogno/fantasia e realtà).

Al di là dei generi in cui alcuni critici hanno provato a inscatolarlo (il thriller erotico o quello psicologico), il film – unico in sé stesso come quasi tutti i lavori di Kubrick – si dipana sul filo di un mistero quasi polanskiano ma anche dell'odissea notturna di un protagonista che entra in contatto con mondi a lui sconosciuti eppure così vicini (fra i membri della élite che partecipano alla festa ci sono sue conoscenze, come il ricco amico e cliente Ziegler). Mentre vaga accompagnato dall'ossessiva immagine, prodotta dalla sua mente, della moglie che amoreggia con uno sconosciuto, Bill avrà tre diverse occasioni/tentazioni di compiere atti di infedeltà (con Marion, la figlia di un suo paziente morto che all'improvviso e inaspettatamente gli dichiara il proprio amore; con Domino, una prostituta che lo abborda per strada e lo conduce in casa sua; e con la figlia minorenne del proprietario del negozio di costumi dove affitta la maschera per andare alla festa), cui resiste non sempre per sua ferma volontà, fino a giungere nella villa fuori città dove si svolge l'orgia. Qui verrà scoperto e smascherato, prima che una misteriosa donna (la cui identità forse sarà chiarita successivamente, o forse no) si "sacrifichi" per consentirgli di uscirne indenne ("Lucky to be alive", recita il titolo di un giornale la mattina successiva). "L'importante è che ora siamo svegli", gli dice Alice, fresca di una nuova comprensione del loro rapporto, che ha superato la noia e le convenzioni (nelle prime scene i due quasi non si guardano, nemmeno quando sono nudi in bagno l'una di fronte all'altro o si baciano davanti allo specchio). Se "il matrimonio rende l'inganno una necessità per le due parti", come afferma il gentiluomo ungherese che balla con Alice a casa di Ziegler (menzogne, finzioni e messinscene, come detto, sono un filo conduttore di tutto il film), la soluzione per recuperare l'intesa sincera fra i due coniugi è soprattutto una: "scopare". Il sesso può dunque essere elemento di frizione (se spogliato dagli aspetti di complicità e condivisione) ma anche di armonia all'interno di una coppia che impara a confidarsi a vicenda i propri sogni e le proprie fantasie, prendendole per quello che sono. E superando così paure e desideri inconsci (legati a questioni di fedeltà: sarà un caso, o uno scherzo del destino, che "Fidelio" è la parola d'ordine con cui Bill ha accesso – ma da solo, senza la moglie – a un mondo di trasgressione?).

Nonostante la grande attesa (dapprima perché si trattava del nuovo lavoro di un regista che mancava dalle sale da 12 anni, durante i quali aveva valutato diversi progetti non portati a termine, il più celebre dei quali era l'"A.I." poi passato a Spielberg; e in seguito perché, dopo la sua morte, era improvvisamente diventato l'ultimo tassello di una filmografia eccezionale), il film ebbe inizialmente un'accoglienza controversa, in particolare negli Stati Uniti, dove la censura aveva fatto "coprire" con artefatti digitali alcune delle nudità nella scena dell'orgia. Come per tutte le pellicole di Kubrick, però (da "Lolita" ad "Arancia meccanica", da "Shining" a "Full metal jacket"), il tempo ne ha accresciuto la fama e la considerazione sotto tutti i punti di vista. Pur tenendo conto del fatto che un autore così perfezionista avrebbe probabilmente modificato ulteriori elementi prima della definitiva uscita nelle sale (il lavoro di post produzione era ancora in corso, in particolare per quanto riguardava il montaggio sonoro e la color correction: la donna mascherata che "salva" Bill durante la festa, per esempio, fu doppiata da Cate Blanchett quando il regista era già morto perché l'attrice inglese Abigail Good non aveva un accento abbastanza americano), lo stile appare compiuto e curato in tutti i particolari, dall'eleganza delle inquadrature ai movimenti di macchina (con l'utilizzo dell'amata steadicam), dalla direzione degli attori alla scelta della musica (la colonna sonora di Jocelyn Pook, con le sue inquietanti sonorità esotiche nei brani durante la festa, è integrata dal valzer n. 2 di Shostakovich, sui titoli sia di testa che di coda, e dalla "musica ricercata" per piano di Ligeti). Cruise e la Kidman, che all'epoca erano marito e moglie, sono bravi e magnetici, anche se a tratti sembrano quasi intimoriti. E il doppiaggio italiano dà a lui una voce (quella di Massimo Popolizio) dal timbro forse un po' troppo giovanile. Nel cast anche Sydney Pollack (Ziegler), Sky du Mont (il gentiluomo ungherese), Marie Richardson (Marion), Rade Šerbedžija (Milich, il proprietario del negozio di costumi), Leelee Sobieski (sua figlia), Vinessa Shaw (Domino) e Fay Masterson (Sally). Todd Field è Nick Nightingale, l'amico pianista che suona con gli occhi bendati (eyes wide shut!). Una curiosità sul cognome del protagonista: Harford è la contrazione di Harrison Ford, il tipo di attore che Kubrick aveva immaginato per la parte.

27 giugno 2018

Vanilla sky (Cameron Crowe, 2001)

Vanilla Sky (id.)
di Cameron Crowe – USA 2001
con Tom Cruise, Penélope Cruz
**1/2

Visto in divx.

Rinchiuso in prigione con l'accusa di omicidio, David Aames (Cruise), giovane editore ricco e gaudente, racconta allo psichiatra McCabe (Kurt Russell) come la sua vita da sogno si sia trasformata all'improvviso e senza spiegazione in un incubo. Rimasto sfigurato al volto in un incidente stradale causato da Julie (Cameron Diaz), una sua ex gelosa, era riuscito a farsi ricostruire la faccia da un'equipe medica e anche a conquistare l'amore della bella Sofia (Penélope Cruz). Ma a un certo punto non solo il suo volto era tornato a mostrare le fattezze sfigurate, ma anche Sofia si era trasformata di colpo e misteriosamente in Julie... Remake americano di "Apri gli occhi" di Alejandro Amenábar, risalente a quattro anni prima e in cui la Cruz interpretava lo stesso ruolo. Anche se la storia, salvo alcuni piccoli dettagli, è essenzialmente identica al film spagnolo, per qualche motivo qui sembra più campata per aria e meno convincente nei suoi colpi di scena (soprattutto nella seconda parte, quando da thriller psicologico si trasforma in fantascienza astratta e metafisica), ma resta comunque interessante nella sua esplorazione di temi come il desiderio e l'immortalità, oltre che più originale della media per una produzione hollywoodiana. Crowe e Cruise avevano già lavorato insieme in "Jerry Maguire". Nel cast anche Jason Lee, Timothy Spall, Tilda Swinton e Noah Taylor. In alcune inquadrature si vedono le Torri Gemelle del World Trade Center: anche se il film è uscito dopo l'11 settembre, il regista non ha voluto eliminarle come sorta di tributo. Il titolo fa riferimento al particolare colore del cielo in alcuni dipinti di Claude Monet (come quello che fa mostra di sé nella casa di David), lo stesso colore che si vede dal momento in cui inizia il "sogno lucido" (che infatti ingloba in sé frammenti dei ricordi del protagonista, come i film della Nouvelle Vague francese di cui ha i poster in camera).

4 febbraio 2017

Legend (Ridley Scott, 1985)

Legend (id.)
di Ridley Scott – USA 1985
con Tom Cruise, Mia Sara
*1/2

Rivisto in DVD.

E al quarto film, Ridley Scott capitombolò. Dopo tre capolavori assoluti o quasi ("I duellanti", "Alien" e "Blade Runner"), con questa fiaba fantasy noiosa e impalpabile il regista inglese incappa nel suo primo flop, deludendo sia la critica che il pubblico, e rivelando in un certo senso quali sono i suoi reali limiti, quelli di non essere un "autore" completo. Tanto è abile nel comparto tecnico (ancora una volta fotografia, scenografie, trucco e costumi sono di altissimo livello, e la qualità visiva della pellicola è a tratti stupefacente), tanto si mostra dipendente dalla qualità della sceneggiatura (a cui di solito non mette mano) per la buona riuscita dei suoi lavori. In questo caso si affida a un copione di William Hjortsberg che manca purtroppo di spessore e si adagia nei cliché: ne risulta una favola priva di appeal (troppo infantile per un pubblico adulto, troppo confusa e poco accattivante per i ragazzini) e anche di una vera identità. Da notare che l'idea di realizzare un film fantasy girava da tempo nella mente di Scott, addirittura da prima del suo esordio, con progetti ispirati alla figura del Mago Merlino e alla storia di Tristano e Isotta. La trama racconta la solita lotta fra il bene e il male: il crudele Tenebra (Tim Curry, in un memorabile costume da demone rosso con corna extralarge) intende eliminare gli ultimi unicorni esistenti al mondo per far precipitare la Terra in un inferno di buio e di ghiaccio. A questo scopo cerca di corrompere l'innocenza della principessa Lily (Mia Sara), ma dovrà vedersela con il ragazzo di cui lei è innamorata, Jack (Cruise), "figlio dei boschi" con il dono di parlare con gli animali, che sarà aiutato da alcune creature magiche (l'elfetto Gump, la fata Oola, un gruppo di gnomi).

A livello di contenuti, il film sembra un mix di tante cose: da Disney ai fratelli Grimm, da Tolkien (ma senza il world building) al ciclo arturiano. Più che dalle parti della fantasy epica, siamo come detto da quelle della fiaba. Ma il segreto delle fiabe sono gli archetipi, i miti e i significati nascosti: qui tutto è generico e superficiale, a partire dalle creature stereotipate (gli gnomi buoni, poco più che spalle comiche, e i mostri e i folletti cattivi, quasi dei muppet) e dai personaggi senza spessore (anche per colpa degli attori: il giovanissimo Cruise, in particolare, si dimostra subito inespressivo con quell'aria stupida e la bocca sempre aperta). Gli unici spunti interessanti sono dati dagli unicorni (il cui potere magico e salvifico, centro nevralgico della storia, è però poco approfondito) e dal tema della luce che sconfigge le tenebre (scontatissimo in un fantasy, è vero, ma che acquista significato se si pensa che proprio la luce e la fotografia sono le "armi" per eccellenza dello stesso Scott: si veda la cura con cui la luce mette in risalto il pulviscolo e il polline che aleggia in aria nelle scene nella foresta). Apprezzabili anche gli effetti artigianali e il make-up di Rob Bottin per le varie creature. Da notare che un unicorno era presente anche nel film precedente di Scott, "Blade Runner" (almeno prima che venisse "tagliato" dai produttori). E anche "Legend" ebbe a che fare con la scure della produzione: il regista aveva predisposto una versione di quasi due ore, che fu ridotta a soli 90 minuti per l'uscita nelle sale. Nel 2000 l'originale "Director's Cut" è stata riproposta in home video. A seconda delle versioni, la colonna sonora è di Jerry Goldsmith (in Europa) o dei Tangerine Dream (in USA).

26 giugno 2014

Edge of tomorrow (Doug Liman, 2014)

Edge of tomorrow - Senza domani (Edge of tomorrow)
di Doug Liman – USA/Australia 2014
con Tom Cruise, Emily Blunt
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Una razza di alieni, i Mimic, ha invaso la Terra e conquistato quasi tutta l'Europa, ma in cinque anni gli esseri umani si sono organizzati e sono ormai pronti a sferrare la controffensiva vincente. Il maggiore Cage, ex agente pubblicitario che cura le relazioni pubbliche dell'unione delle forze di difesa, si ritrova suo malgrado in mezzo alle truppe d'assalto che devono sbarcare in Normandia (!): ma la missione si rivela un massacro, visto che gli extraterrestri ne erano al corrente. Ucciso da un nemico, Cage si risveglia ventiquattr'ore prima e scopre di aver acquisito la capacità di rivivere sempre lo stesso giorno... E a furia di provarci e riprovarci, da imboscato qual era diventerà un vero soldato, aiutando l'eroina Rita a sconfiggere gli alieni. Fra "Ricomincio da capo" (il nome del personaggio femminile è addirittura lo stesso) e "Source code", una bizzarra versione action-militare-fantascientifica del "giorno della marmotta": il meccanismo del time loop, con la battaglia che si ripete dall'inizio ogni qualvolta il protagonista viene ucciso, lungi dall'essere noioso o ripetitivo, è perfettamente funzionale e integrato nella storia, consentendo anche un'evoluzione credibile del personaggio; e naturalmente non può non far venire in mente la dinamica di un videogioco, dove a ogni "game over" e a ogni successivo reset il giocatore mantiene la memoria e tutta l'esperienza dei tentativi precedenti; ma ricorda anche "Another one bites the dust", uno dei poteri del villain Yoshikage Kira nella quarta serie del manga "Le bizzarre avventure di JoJo". Il tutto è condito da una regia solida, da scene di battaglia sporche e confuse ma assai efficaci, e persino da un Tom Cruise che più invecchia più sembra migliorare (ormai è in grado di sfoggiare più di una sola espressione!). Buona anche l'alchimia con la soldatessa tamarra Emily Blunt (che dopo "Looper" torna a farsi coinvolgere da insoliti viaggi nel tempo). Fosse uscito una ventina d'anni fa, sarebbe già un classico della fantascienza bellica. Peccato solo per il finale, che confonde e non convince su più fronti. Il soggetto è tratto da una light novel giapponese, "All you need is kill" di Hiroshi Sazurazaka, il cui titolo originale è stato modificato perché a Hollywood non piace più mettere la parola "uccidere" nel nome di un film per il grande pubblico.

12 febbraio 2014

Minority report (S. Spielberg, 2002)

Minority Report (id.)
di Steven Spielberg – USA 2002
con Tom Cruise, Colin Farrell
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

In un futuro non troppo lontano (2054), la nascita di tre individui dotati di poteri di preveggenza (i "precog") ha reso possibile la creazione di un'unità speciale di polizia, la pre-crimine, che arresta i potenziali criminali prima ancora che questi compino i loro delitti. Le basi etiche di un tale meccanismo sono discutibili, ma poiché la pre-crimine ha di fatto azzerato il tasso di omicidi nell'area di Washington, si sta valutando se estenderne la giurisdizione a tutti gli Stati Uniti. L'agente John Anderton (Cruise), capitano e fervente sostenitore della pre-crimine, si scopre un giorno accusato a sua volta: i precog annunciano infatti che entro poche ore ucciderà a sangue freddo un uomo di cui al momento non conosce nemmeno l'esistenza. Braccato dai suoi stessi compagni, si dà alla fuga nel tentativo di dimostrare la propria innocenza... Tratto da un breve racconto di Philip K. Dick, un thriller d'azione con cui Spielberg dimostra di trovarsi ancora perfettamente a suo agio con la fantascienza, sfornando una delle sue migliori pellicole del decennio, che funziona perfettamente tanto dal punto di vista del giallo quanto da quello "filosofico" (i temi sono quelli della predeterminazione e della libera scelta: conoscendo già il proprio futuro, sarà possibile cambiarlo?). E questo nonostante qualche leggera sbavatura nella sceneggiatura (l'ondivaga caratterizzazione dell'osservatore del dipartimento di giustizia, interpretato da Colin Farrell) o alcuni buchi narrativi (come si può pensare di estendere la pre-crimine a tutto il paese, visto che esistono soltanto tre precog?). Ben equilibrata fra scene d'azione e momenti di introspezione, la pellicola abbina il tentativo di costruire un futuro credibile anche dal lato tecnologico e scenografico (da ricordare, a questo proposito, i computer "trasparenti" che vengono manovrati con i movimenti delle mani in 3D; ma anche il design delle automobili, o la diffusione capillare delle scansioni ottiche che consentono anche pubblicità personalizzate per i passanti o per chi entra nei negozi) con l'ottima gestione delle sequenze di pura tensione (il protagonista che si fa operare agli occhi per nascondere la propria identità, l'irruzione dei piccoli ragni robotici alla sua ricerca). Il titolo del film, che significa "Rapporto di minoranza", fa riferimento ai casi in cui uno dei tre precog prevede un delitto in maniera diversa dagli altri due, lasciando intendere che possano esistere delle ramificazioni alternative nel futuro. Anche se Spielberg non rinuncia alla sua ossessione per i valori famigliari, facendo del trauma del protagonista (che ha perso un figlio in tenera età) il cardine della caratterizzazione del personaggio (ma c'è da dire che tale sottotrama è anche fondamentale in chiave narrativa), quest'ultima è comunque arricchita da elementi tutto sommato inconsueti per un blockbuster hollywoodiano, come la tossicodipendenza, per quanto sui generis. L'impronta spielberghiana è evidente anche nel lieto fine, a spettro forse un po' troppo ampio, che "annacqua" in parte il messaggio distopico di Dick: non che il film, peraltro, puntasse le sue carte sull'approfondimento del contesto sociale, che rimane solo uno sfondo su cui imbastire un robusto thriller che non tradisce le premesse di base. Il cast comprende anche Samantha Morton (Agatha, una dei tre precog), il veterano Max von Sydow (il mentore del protagonista), Kathryn Morris (la moglie) e, in ruoli minori, Peter Stormare (il medico) e Tim Blake Nelson (il guardiano della prigione). La colonna sonora di John Williams si rifà a quelle di Bernard Herrmann, focalizzandosi più sull'aspetto noir che su quello fantascientifico, ed è rimpolpata da molti brani di musica classica (in particolare la sinfonia "Incompiuta" di Schubert, che si ode mentre Anderton opera al computer).

18 maggio 2013

Oblivion (Joseph Kosinski, 2013)

Oblivion (id.)
di Joseph Kosinski – USA 2013
con Tom Cruise, Olga Kurylenko
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca.

Nel 2077, dopo una guerra nucleare contro una razza aliena (gli Scavengers) che ha invaso la Terra e distrutto la Luna (provocando così terremoti e tsunami), il pianeta è ridotto a un deserto semi-radioattivo e virtualmente disabitato. Gli esseri umani sopravvissuti si sono trasferiti su Titano, la luna di Saturno, mentre sulla Terra sono rimasti soltanto pochi "tecnici" con il compito di riparare i droni che pattugliano i cieli e proteggono dagli Scavengers le "trivelle" che estraggono energia dall'acqua marina per inviarla alla colonia. Uno di questi tecnici, Jack Harper (Tom Cruise), scoprirà però che le cose non stanno come ha sempre creduto... Dal regista di "Tron: Legacy" (anche sceneggiatore: la storia è tratta da una sua graphic novel mai pubblicata), un solido film di fantascienza dal mood quasi anni '70 che, pur costruito su una trama non particolarmente originale (sono numerosi gli spunti che provengono da pellicole del passato: solo per citarne alcune, "Matrix" e "Moon"; ma anche "Il pianeta delle scimmie", "L'ultimo uomo sulla Terra", "Independence day"...), alla resa dei conti si rivela più interessante ed equilibrato del blockbuster hollywoodiano medio. Nonostante una buona dose di colpi di scena, infatti, la pellicola non "sbraca" e mantiene la propria coerenza fino alla fine. E riesce persino a sviluppare bene (forse meglio che nella maggior parte dei film tratti davvero da opere di Philip K. Dick) il tema dickiano dell'identità e della memoria. Merito anche dei (pochi) attori: Cruise, indubbiamente il centro del film (non si ricordano scene o sequenze che non lo vedano sullo schermo), recita per una volta in modo del tutto adeguato, così come la comprimaria Olga Kurylenko (che stavolta mi è piaciuta di più rispetto al film di 007 che aveva interpretato, "Quantum of solace"). Nel cast anche l'immancabile Morgan Freeman (il capo degli Scavengers) e l'interessante Andrea Riseborough (la "collega" di Jack). Da ricordare anche la colonna sonora degli M83, così come le architetture e le tecnologie (la torre con piscina sospesa dove vivono Jack e Victoria, i droni volanti, l'elicottero "a bolla", il Tet) e le scenografie naturali (il film è girato in gran parte in Islanda) con innesti in CGI della New York post-apocalittica, distrutta e "ricoperta" dalla Natura (con le strade trasformate in un Grand Canyon!).

13 febbraio 2012

I ragazzi della 56a strada (F. Coppola, 1983)

I ragazzi della 56a strada (The Outsiders)
di Francis Ford Coppola – USA 1983
con C. Thomas Howell, Matt Dillon
**1/2

Visto in VHS, con Marisa.

Nella cittadina di Tulsa, in Oklahoma, l'odio e la rivalità dividono la banda dei "greasers" (i ragazzi dei bassifondi) e quella dei "social" (i rampolli di buona famiglia). Quando il quattordicenne Ponyboy (C. Thomas Howell) e il suo amico sedicenne Johnny (Ralph Macchio) uccidono un rivale che li aveva aggrediti, sono costretti a rifugiarsi per qualche giorno in una chiesa abbandonata in campagna. Dopo aver salvato eroicamente alcuni bambini da un edificio in fiamme, torneranno in città per uno scontro risolutore con la banda nemica: ma la morte di Johnny spingerà l'amico Dallas (Matt Dillon) verso l'autodistruzione. Tratto da un romanzo della scrittrice Susan E. Hinton e ambientato negli anni sessanta, è un film che a livello di trama non sembra aggiungere molto a quello che già altre pellicole (da "Gioventù bruciata" a "West Side Story") avevano detto sull'argomento, anche se Coppola ci innesta alcune sequenze poeticamente significative (come la scena in cui Ponyboy e Johnny ammirano il tramonto e la bellezza della natura, riflettendo sul valore della gioventù attraverso i versi di Robert Frost). Oltre che su una regia stilizzata, su una fotografia espressionista e dai colori accesi, su inquadrature e caratterizzazioni da teen movie (si veda tutta la prima parte, ambientata al drive in), può contare su un nutrito cast di giovani promesse (molte delle quali faranno carriera: Patrick Swayze, Tom Cruise, Emilio Estevez, Rob Lowe, Diane Lane) e di guest star (Tom Waits, la stessa Susan Hinton). Reduce dal flop del suo film precedente, "Un sogno lungo un giorno", Coppola decise di realizzare la pellicola su suggerimento degli studenti di una scuola media che lo avevano letto in classe. Durante la lavorazione, stese – insieme alla Hinton – la sceneggiatura di un altro film da girare negli stessi luoghi, con la stessa troupe e parte dello stesso cast: il più sperimentale e meno commerciale "Rusty il selvaggio", uscito nello stesso anno e che con questo forma un dittico sui temi del disagio esistenziale e della delinquenza giovanile. Nella colonna sonora di Carmine Coppola (padre del regista), spicca la canzone "Stay Gold", cantata da Stevie Wonder. Nella riedizione del 2005 (che presenta molte scene aggiunte o modificate), gran parte della musica è stata sostituita con canzoni degli anni sessanta (di Elvis Presley e altri). Senza senso il titolo italiano, che sembra collocare la vicenda a New York.

31 luglio 2010

Tropic thunder (Ben Stiller, 2008)

Tropic thunder (id.)
di Ben Stiller – USA 2008
con Ben Stiller, Robert Downey jr.
**

Visto in DVD, con Marisa e Monica.

Un gruppo di attori hollywoodiani sta girando un costosissimo film sulla Guerra del Vietnam, ma i loro continui capricci mettono a repentaglio il piano di lavorazione ("dopo cinque giorni siamo già in ritardo di un mese!"). Incapace di tenerne sotto controllo gli atteggiamenti da prime donne, e messo sotto pressione dalla furia dell'irascibile produttore, l'inesperto e frustrato regista decide – dietro suggerimento del veterano di guerra sulle cui memorie si basa la sceneggiatura – di portarli a recitare nella vera giungla, lontano dal set. Qui, sperduti nel "triangolo d'oro", se la dovranno però vedere con autentici guerriglieri e trafficanti di droga. La vera satirica e parodistica di Stiller si scatena stavolta contro l'industria del cinema di cui lui stesso fa parte: un bersaglio facile ma che offre l'occasione per gag divertenti se si sta al gioco. La parte migliore, comunque, è all'inizio, con i falsi trailer dei film che presentano i personaggi illustrando, a beneficio dello spettatore, i "tipi" di attore hollywoodiano interpretati rispettivamente da Ben Stiller, Jack Black e Robert Downey jr.: l'eroe di film d'azione sempre uguali (che cerca di salvare la propria carriera e di battere nuove strade perché ormai sulla via del tramonto), il protagonista di commedie demenziali e volgari per famiglie (naturalmente cocainomane) e l'interprete "impegnato" e multipremiato (che impiega mesi per "entrare" nel personaggio, facendo di tutto – in questo caso, addirittura scurendosi chirurgicamente la pigmentazione – per immedesimarsi, e non uscendone "fino a quando non sono stati girati gli extra del dvd"). Da sottolineare anche "Simple Jack", l'impresentabile parodia di "Forrest Gump" nella quale Stiller recita la parte di un ritardato mentale. Se Downey jr. è sicuramente il migliore del lotto, nel resto del cast (che comprende anche Nick Nolte, Steve Coogan e Matthew McConaughey) sorprende un irriconoscibile Tom Cruise che interpreta il produttore Les Grossman con protesi e finta calvizie. La scena in cui gli effetti speciali di una grande esplosione vengono sprecati, perché le cariche sono state azionate quando la macchina da presa non stava girando, potrebbe essere un omaggio alla sequenza iniziale di "Hollywood party" con Peter Sellers (peraltro citato a un certo punto, insieme a molti altri attori celebri).

11 febbraio 2009

Operazione Valchiria (B. Singer, 2008)

Operazione Valchiria (Valkyrie)
di Bryan Singer – USA/Germania 2008
con Tom Cruise, Kenneth Branagh
**

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Il film racconta la storia del tentativo fallito di assassinare Hitler il 20 luglio 1944, con successivo colpo di stato, da parte di un gruppo di ufficiali tedeschi fra i quali il colonnello Claus von Stauffenberg, colui che piazzò personalmente la bomba. L'evento storico è ricostruito minuziosamente, in maniera solida e senza fronzoli, ma la pellicola è forse troppo Cruise-centrica: la sceneggiatura non perde mai di vista il protagonista e invece si sofferma poco sul contesto, non spiega in modo approfondito chi fossero i congiurati o che motivazioni avessero, non parla del ruolo dell'aristocrazia nel complotto (Stauffenberg era un conte), non mostra le reazioni e i sentimenti della popolazione, e rimane chiusa in un microcosmo interno che sembra trovare la propria ragione d'essere nella volontà di dimostrare che esistevano anche tedeschi ostili al regime (e in effetti al cinema la resistenza tedesca non è quasi mai rappresentata). Ma se al posto di Hitler o dei nazisti ci fossero altre figure, persino fittizie, in fondo a livello di tensione e di spettacolo filmico non cambierebbe niente. Cruise è inespressivo come al solito, ma almeno è circondato da un pugno di buoni attori, perlopiù europei (Kenneth Branagh, Tom Wilkinson, Bill Nighy, Terence Stamp, Eddie Izzard, Thomas Kretschmann). La regia di Singer è professionale ma anonima, e in alcuni casi anche poco coraggiosa: non viene mai mostrata chiaramente la mano amputata di Stauffenberg, per esempio (persino nella scena in cui fa il saluto nazista, il moncherino è sfocato o fuori quadro!). Fra le sequenze migliori, quelle nella stanza delle comunicazioni con le dattilografe che alzano la mano quando leggono la notizia della morte di Hitler. Il fallito attentato ha ispirato in passato numerosi altri film, sia americani sia tedeschi (fra cui uno di G. W. Pabst del 1955).

8 ottobre 2008

Il colore dei soldi (M. Scorsese, 1986)

Il colore dei soldi (The color of money)
di Martin Scorsese – USA 1986
con Paul Newman, Tom Cruise
***

Rivisto in VHS.

Dopo non aver più toccato una stecca da anni, nel corso dei quali si è arricchito con la gestione di un locale e scommettendo sulle giocate degli altri (perché "il denaro vinto dà più soddisfazione di quello guadagnato"), Eddie Felson "lo svelto" torna ad entusiasmarsi per il biliardo grazie al talento di un giovane giocatore, Vincent, che diventa il suo protetto. Ma l'impetuosità del ragazzo, incapace di "saper perdere" al momento giusto, spingerà Eddie a iscriversi personalmente a un torneo per sfidare il suo nuovo pupillo. Chi vincerà, il giovane emergente o la vecchia gloria? Sequel de "Lo spaccone", ambientato in tempo reale 25 anni dopo la pellicola precedente, ne è quasi un remake con Paul Newman nel ruolo del manager che era di George C. Scott e un Tom Cruise tutto sommato non inadeguato nei panni del giovane sbruffone che rischia di rimanere schiacciato dal mondo delle scommesse, ma che alla fine saprà cavarsela molto meglio di quanto non avesse fatto Eddie a suo tempo. La fotografia scura e colorata di Michael Ballhaus, la buona regia (con quei movimenti di macchina attorno al tavolo dal gioco), le atmosfere retrò, la malinconia di un mondo che cambia (vedi i videogiochi che si fanno largo nelle sale un tempo dedicate solo al biliardo), la bella colonna sonora, le interpretazioni dei protagonisti (c'è anche una brava Mary Elizabeth Mastrantonio, ragazza di Vincent e complice di Eddie), e una sceneggiatura scoppiettante ("Sei stato fortunato" - "Sì, a incontrare te.") lo rendono un titolo tutt'altro che minore nella filmografia di Scorsese, anche se il regista ha dichiarato di averlo girato soltanto per racimolare i fondi necessari a produrre "L'ultima tentazione di Cristo". Newman, comunque, ci guadagnò il suo unico Oscar come miglior attore. Brevi comparsate per John Turturro e Forest Whitaker.