La bella e la bestia (J. Cocteau, 1946)
La bella e la bestia (La belle et la bête)
di Jean Cocteau – Francia 1946
con Josette Day, Jean Marais
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Visto in divx, con Marisa.
Tratto dalla fiaba resa celebre dalla versione di Jeanne-Marie Leprince di Beaumont, un film romantico, raffinato e sontuoso che negli anni a venire è diventato un importante punto di riferimento per il modo di riprodurre al cinema le suggestioni magiche e favolistiche: evidenti, per esempio, le influenze esercitate sulla versione animata della stessa fiaba prodotta dalla Disney nel 1991 (a livello visivo, ma non solo: si pensi al personaggio di Gaston, modellato sullo Splendore/Avenant del film di Cocteau, o alla scelta di chiamare “Bella” la protagonista). Nel doppio ruolo della “Bestia” (dietro un pesante trucco che gli dona fattezze feline) e appunto di Splendore, lo spasimante umano di Bella, c'è Jean Marais, amante e “musa” di Jean Cocteau: nel finale, quando la maledizione viene spezzata, i due personaggi si scambiano d’aspetto. Meravigliosi i costumi, la fotografia (di Henri Alekan), gli scenari e le location, in particolare il castello del mostro dove braccia e mani spuntano dalle pareti per reggere le lampade, volti umani sono incastonati nei mobili, le porte si aprono da sole: una “umanizzazione” di oggetti e arredi che assume tratti inquietanti ma mai terrificanti. Le scenografie, barocche ed eleganti, sarabbero ispirate – fra le altre cose – alle incisioni di Gustave Dorè e ai dipinti di Jan Vermeer. A differenza della fiaba originale (e della versione Disney), non viene rivelata esplicitamente la natura e l'origine della maledizione del mostro, ma tutti gli altri elementi (il padre di Bella che, rubando una rosa dal giardino del castello, scatena l'ira della Bestia; la ragazza che per salvare il genitore – a differenza delle sue sorelle egoiste – accetta di prendere il suo posto e di trasferirsi a vivere con il mostro; l'amore che nasce lentamente fra i due e che superà la barriera delle apparenze fisiche; lo specchio incantato e altri oggetti magici) sono presenti e concorrono, insieme all'atmosfera onirica e ipnotica, al suggestivo risultato finale. La sottotrama di Splendore e del fratello di Belle che si introducono nel castello con l’intenzione di uccidere la Bestia e sottrargli i suoi tesori è invece un’aggiunta di Cocteau. Nel 1994 Philip Glass ha composto un’opera ispirata direttamente al film, di fatto una colonna sonora alternativa a quella di Georges Auric.


