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7 aprile 2022

Apollo 10 e mezzo (R. Linklater, 2022)

Apollo 10 e mezzo (Apollo 10½: A Space Age Childhood)
di Richard Linklater – USA 2022
animazione rotoscope
**

Visto in TV (Netflix).

Stanley, nove anni e ultimo di sei fratelli, vive con la famiglia alla periferia di Houston: il film – il terzo di Linklater in animazione rotoscope, dopo i più artistici "Waking life" e "A scanner darkly" – rievoca in chiave nostalgica l'estate del lancio dell'Apollo 11 e della conquista della Luna, eventi (ri)visti con gli occhi dell'infanzia. Gran parte della pellicola, in effetti, è spesa a raccontare le esperienze di quei mesi: la vita in famiglia, i giochi più o meno pericolosi con i fratelli e gli altri ragazzi del quartiere, le canzoni, i film e i programmi TV dei tardi anni Sessanta, il tutto mentre il programma spaziale della NASA domina l'interesse collettivo e l'immaginario di tutti. In effetti lo stesso Stanley, nella sua immaginazione, si vede partecipare alla grande impresa, assoldato per testare il modulo lunare e poi raggiungere in segreto la Luna (con la missione Apollo 10 e mezzo) prima dei veri astronauti. Parzialmente autobiografico (e in questo molto simile come impostazione al recente "Belfast" di Kenneth Branagh, nonché a mille altri film del genere), visto che lo stesso Linklater è nato a Houston nel 1960, il lungometraggio è però nel complesso noiosetto, come quando qualcuno ti vuole raccontare per forza le sue esperienze d'infanzia, anche se sono poco interessanti. La voce narrante (di Stanley da adulto), in originale, è di Jack Black. Fra i tanti film di quegli anni citati nella pellicola, c'è "Conto alla rovescia" di Robert Altman.

25 giugno 2021

Waking life (Richard Linklater, 2001)

Waking life (id.)
di Richard Linklater – USA 2001
con Wiley Wiggins
**1/2

Visto in divx, alla Fogona, con Marisa.

In un sogno, o meglio una serie di sogni contenuti l'uno nell'altro (e dai quali non riesce a uscire), un ragazzo (Wiley Wiggins) interagisce con numerose altre persone, che gli spiegano le loro idee e le loro teorie – filosofiche, scientifiche, esistenzialiste – sulla vita, il mondo, la coscienza, il libero arbitrio, la natura della realtà e il suo rapporto con i sogni stessi. Girato in animazione rotoscope (ovvero "ricalcando" con il disegno dei filmati con attori in carne e ossa, rielaborati al computer), un film singolare che intende esplorare l'intera gamma dei possibili stati di coscienza che si possono incontrare durante l'attività onirica. Certo, l'operazione è molto intellettuale e costruita, senza quei simboli o significati archetipici che si ritrovano davvero nei sogni: va semmai letta come un catalogo di teorie e di filosofie che, da punti di vista diversi (sottolineati anche dai differenti stili dei disegni, dei colori e dell'animazione), cercano di spiegare il rapporto fra la vita e il sogno. Un sogno che, man mano che la pellicola procede, si fa sempre più lucido: il protagonista diventa consapevole di stare sognando e di non essere in grado di tornare alla realtà (chissà: magari la realtà non è "disegnata" ma in live action). Fra gli indizi che siamo nel sogno c'è il fatto che oggetti e ambienti continuano a ondeggiare e ad apparire cangianti, quasi fosse impossibile stabilizzarli. È un film dall'impianto corale (i personaggi che il nostro eroe incontra si succedono senza sosta, come nel precedente "Slacker") e sperimentale (come gran parte della filmografia di Linklater), con un suo strano fascino ma anche a rischio noia (e fuffa). In una scena riconosciamo Ethan Hawke e Julie Delpy, la coppia di "Prima dell'alba". Linklater stesso è il passeggero della barca-automobile. Altri partecipanti comprendono il regista Steven Soderbergh e il complottista Alex Jones. Il titolo proviene da una frase del filosofo George Santayana ("La vita da svegli è un sogno sotto controllo"). Cinque anni più tardi Linklater tornerà all'animazione rotoscope per "A scanner darkly".

8 ottobre 2020

Che fine ha fatto Bernadette? (R. Linklater, 2019)

Che fine ha fatto Bernadette? (Where'd You Go Bernadette)
di Richard Linklater – USA 2019
con Cate Blanchett, Billy Crudup
**1/2

Visto in TV (Prime Video), con Sabrina.

Un tempo un'eccentrica ma brillante architetta, Bernadette Fox (Blanchett) si è ritirata dalle scene da vent'anni. Fortemente misantropa, vive da reclusa in una grande e decadente villa a Seattle, dove l'ha portata il marito Elgie (Crudup) che lavora alla Microsoft, e trascorre le giornate facendo acquisti su internet, comunicando con un'assistente virtuale o in perenne lite con la vicina Audrey (Kristen Wiig) e con le madri dei compagni di classe della figlia sedicenne Bee (Emma Nelson), unica persona che la comprende. Ma proprio il desiderio della figlia di organizzare una crociera in Antartide per tutta la famiglia la fa piombare in uno stato di stress e di ansia irrazionale. E quando il marito suggerisce un suo ricovero in una clinica psichiatrica, Bernadette fugge di casa e si reca in Antartide da sola. Qui, in un continente ghiacciato che è più un luogo mentale che fisico, ritroverà fiducia ed entusiasmo grazie a una nuova sfida creativa, quella di progettare una base scientifica al Polo Sud. Da un romanzo di Maria Semple, un ritratto di una donna irrequieta e in balia delle proprie spinte creative e distruttive (come la trimurti della mitologia indiana): Bernadette è un'artista che ha smesso di creare, soggetta a pressioni sociali e a responsabilità da cui cerca di fuggire in ogni modo, che però saprà trovare un nuovo equilibrio nel luogo più lontano e isolato di tutti. Nonostante un lieto fine un po' facile, la pellicola scorre gradevole e leggera, grazie a personaggi simpatici (anche nella loro acidità) e a situazioni a tratti esilaranti, che mescolano il dramma con la commedia, senza rinunciare a descrivere l'alienazione in una società moderna e interattiva. La critica non l'ha gradita più di tanto, ma io mi sono divertito. Il cast comprende anche Laurence Fishburne, Zoë Chao, Judy Greer e James Urbaniak. Nella colonna sonora (e sui titoli di coda, che illustrano la costruzione della base in Antartide) c'è "Time after time" di Cyndi Lauper. Il titolo italiano, senza motivo e in maniera poco originale, richiama "Che fine ha fatto Baby Jane?".

16 novembre 2019

La vita è un sogno (Richard Linklater, 1993)

La vita è un sogno (Dazed and confused)
di Richard Linklater – USA 1993
con Wiley Wiggins, Christin Hinojosa
**1/2

Rivisto in DVD, con Marisa.

Il 28 maggio 1976, ad Austin in Texas, gli studenti del liceo locale festeggiano l'ultimo giorno di scuola. Per i "senior" (gli alunni dell'ultimo anno) è l'occasione per sottoporre le matricole a crudeli e goliardici riti d'iniziazione, tollerati dalla comunità, mentre per i più giovani siamo di fronte a un momento di passaggio e di crescita. E tutti si ritroveranno di notte a una scatenata festa all'aperto, all'insegna di amori, sesso, droga e rock'n'roll. Ambientato nell'arco di 24 ore, il primo film di Linklater prodotto da una major è una specie di "American graffiti" aggiornato agli anni settanta: un nostalgico ritratto di una generazione "fumata", che si ribella alle regole degli adulti o semplicemente non si identifica nel loro modo di pensare e nelle loro "priorità". Senza nessuna fretta di crescere, i giovani seguono le proprie dinamiche e il proprio istinto, annoiati dal presente e indifferenti verso il futuro. Ed ecco che la ricerca del divertimento nasconde un vagare in cerca di punti di riferimento difficili da trovare. Di impostazione corale, la pellicola segue in parallelo numerosi personaggi fra i quali spiccano le giovani matricole Mitch (Wiley Wiggins) e Sabrina (Christin Hinojosa), che dopo le goliardie di rito saranno prese sotto l'ala protettiva di studenti più grandi; Randall "Pink" Floyd (Jason London), stella del football che sta meditando di lasciare la squadra della scuola; il trio di "intellettuali" formato da Mike (Adam Goldberg), Tony (Anthony Rapp) e Cynthia (Marissa Ribisi), in cerca d'integrazione. Nel vasto cast anche alcuni nomi che diverranno poi noti, come Ben Affleck (il bullo pluri-ripetente Fred O'Bannion), Matthew McConaughey (il ventenne David Wooderson, che bazzica ancora con i liceali), Parker Posey e Milla Jovovich (in un ruolo assai ridotto). La ricca colonna sonora comprende brani (fra gli altri) di Aerosmith, Deep Purple, Kiss, Black Sabbath, ZZ Top, Alice Cooper, Bob Dylan e Peter Frampton. Senza senso il titolo italiano. Passato inosservato nel nostro paese, il film ha colpito invece parecchio l'immaginario americano, anche grazie all'ottima ricostruzione storico-sociale. Linklater ne dirigerà una sorta di "sequel spirituale" nel 2016 con "Tutti vogliono qualcosa".

14 novembre 2018

Slacker (Richard Linklater, 1991)

Slacker (id.)
di Richard Linklater – USA 1991
con Richard Linklater, Teresa Taylor
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Ventiquattr'ore nella vita degli abitanti di Austin, in Texas, e in particolare dei giovani rappresentanti della cosiddetta "Generazione X", perlopiù ventenni e sfaccendati, impegnati in discussioni filosofiche o pseudo-intellettuali. Seguito ideale (ma ben più compiuto) del suo film d'esordio, l'autoprodotto "It's impossible to learn to plow by reading books", il film che ha portato per la prima volta Linklater all'attenzione della critica salta – in stile semi-documentaristico – da un personaggio all'altro, senza trattenersi con nessuno per più di pochi minuti e approfittando di ogni incontro (anche casuale) per abbandonare il primo e seguire il secondo come se si cedessero il testimone (o come ne "La ronde" di Ophüls, di cui è quasi una versione aggiornata). A volte rimaniamo in compagnia di un personaggio per pochissimi secondi, giusto il tempo di un raccordo; altre volte ci restiamo invece per sequenze più lunghe e complesse. Fra le decine di scenette, da ricordare quella iniziale in cui lo stesso Linklater, a bordo di un taxi, espone le sue teorie sui sogni e gli universi paralleli; quella in cui un ragazzo investe in auto la propria madre; quella in cui un complottista tormenta una ragazza con le tante ipotesi sull'assassinio di Kennedy; quella in cui un anziano anarchico fa amicizia con il giovane ladro entrato in casa sua; quella in cui incontriamo un fanatico della televisione e dei video. Alla fine, ci accorgiamo che l'insieme ha più valore e significato delle singole sequenze, che concorrono a formare un affresco di una generazione senza direzione, senza prospettive, imprigionata nei propri discorsi fumosi (filosofici, sociali, politici, culturali) e nelle teorie di complotto (sbarchi lunari ed alieni, cospirazioni del governo...). Una generazione inconcludente e poco interessata a costruirsi una vita vera o una carriera lavorativa, ma anche rapporti di amicizia o sentimentali che posino su basi solide, preferendo restare in preda di un "cazzeggio" generalizzato che nasconde la mancanza di relazioni e di collegamenti. Linklater è ben conscio di tutto questo, eppure guarda ai suoi personaggi con una certa simpatia, anche ai più stralunati, forse perché sa di farne parte (interpreta personalmente il primo ragazzo della pellicola, e idealmente fa parte del gruppo dei giovani filmmaker che si vedono proprio nel finale). L'ottimo lavoro di scrittura in alcune sequenze, il naturale fluire degli eventi, e l'efficacia nella descrizione di un milieu sociale e culturale rendono il film uno dei più interessanti del panorama indipendente dei primi anni novanta. Fra i tanti attori ci sono amici del regista (Kim Krizan), musicisti (Teresa Taylor, Abra Moore) e altri cineasti (Lee Daniel, Athina Rachel Tsangari).

2 dicembre 2017

It's impossible to learn to plow by reading books (R. Linklater, 1988)

It's Impossible to Learn to Plow by Reading Books
di Richard Linklater – USA 1988
con Richard Linklater, Daniel Johnston
*1/2

Visto su YouTube, in lingua originale.

Il titolo significa "È impossibile imparare ad arare leggendo libri". Questo lungometraggio è il primo film di Linklater, autoprodotto e realizzato nell'arco di un anno con una videocamera Super8. Quasi privo di dialoghi (e anche quando ci sono, non hanno importanza), il film mostra il suo protagonista – lo stesso regista – viaggiare per il paese, spesso a bordo di un treno, senza una particolare destinazione in mente. Non c'è trama: osserviamo situazioni banali e quotidiane. Linklater si lava i denti o si rasa, si sposta da città in città, incontra amici o sconosciuti, bighellona, guarda la tv... Come nel cinema-verità europeo o in quello “non narrativo” di molti sperimentatori, il suo obiettivo è ritrarre la vita, a costo di risultare noioso. E in effetti noioso lo è, anche se a suo modo un senso ce l'ha: quello di catturare sullo schermo quel periodo di indecisione e irrequietezza in cui si ha la sensazione che la propria vita non abbia uno scopo, e si vaga in ogni direzione in cerca di qualcosa che possa definirla. Certo, la tentazione di premere sul tasto del fast forward è grande, e pur così minimalista (e in fondo sincera), la pellicola presume un po' troppo nel pensare di poter interessare allo spettatore. Ma forse è solo questione di entrare in risonanza con lei, o di avere la fortuna di vederla nel momento giusto. Nel finale compare Daniel Johnston, musicista alternativo, noto per regalare registrazioni su nastro della sua musica agli sconosciuti che incontrava per strada. Il successivo lavoro di Linklater, “Slacker”, ne è quasi una sorta di seguito.

4 novembre 2016

Me and Orson Welles (R. Linklater, 2008)

Me and Orson Welles (id.)
di Richard Linklater – USA/GB 2008
con Zac Efron, Christian McKay, Claire Danes
**

Visto in divx, con Sabrina.

Nella New York del 1937, fra venti di guerra e musica jazz, il diciassettenne Richard Samuels (Efron), aspirante attore, entra a far parte della compagnia di Orson Welles (McKay) che sta per mettere in scena al Mercury Theatre una versione del "Giulio Cesare" di Shakespeare destinata a passare alla storia. Come tutti, Richard si scopre affascinato dalla genialità e dal carisma di Welles, che lo prenderà sotto la propria ala protettiva e gli insegnerà molte cose sull'arte e sulla vita. Ma il rapporto fra i due si incrinerà quando si troveranno a contendersi l'amore di Sonja (Danes), l'ambiziosa assistente di produzione. Dall'omonimo romanzo di Robert Kaplow, una ricostruzione (vista attraverso gli occhi di un personaggio giovane e curioso) di un breve ma fondamentale periodo della vita di Welles. Se il film è interessante nel rendere palpabile l'emozione, la tensione e l'entusiasmo del "dietro le quinte" di un'esperienza teatrale, nonché nel far percepire il fermento della Broadway di quegli anni (e ha l'indubbio merito di ricreare sullo schermo un allestimento, quello del celebre "Cesare" wellesiano con abiti fascisti, di cui non esistono riprese e non sono sopravvissuti che pochi disegni e alcune foto di scena), per il resto non è particolarmente coinvolgente quando racconta le dinamiche amorose dei personaggi, anche perché soffre – come capita spesso con Linklater – di un pizzico di pretenzioso intellettualismo. Buona comunque la ricostruzione storica e ambientale (il Mercury Theatre è stato riprodotto sull'Isola di Man). Nel cast, nei panni di attori e personaggi realmente esistiti, si riconoscono Ben Chaplin (George Coulouris), James Tupper (Joseph Cotten) ed Eddie Marsan (John Houseman). Zoe Kazan è la giovane scrittrice Greta Adler. Il personaggio di Zac Efron è ispirato a Arthur Anderson, che nella realtà continuò a collaborare con Welles a teatro e in radio anche dopo la prima del "Cesare". Se Richard è il protagonista, al centro della pellicola però rimane sempre l'ingombrante figura di Welles: geniale e arrogante, impulsivo e donnaiolo, mai a corto di idee o di trucchi magici, una sorta di Dio del teatro, della radio e della regia, interpretato da un McKay che ne aveva vestito i panni anche in alcune produzioni teatrali.

15 maggio 2016

A scanner darkly (R. Linklater, 2006)

A scanner darkly - Un oscuro scrutare (A scanner darkly)
di Richard Linklater – USA 2006
con Keanu Reeves, Robert Downey Jr.
**1/2

Visto in divx alla Fogona, con Sabrina, Monica e Marisa.

Al suo secondo film in animazione rotoscope (dopo “Waking life”), Linklater adatta un romanzo semi-autobiografico di Philip K. Dick e ricorre a un cast di attori celebri (quasi tutti perfettamente riconoscibili anche in versione “ricalcata”) che comprende Keanu Reeves, Winona Ryder, Robert Downey Jr., Woody Harrelson e Rory Cochrane. In un prossimo futuro in cui il 20% della popolazione è dipendente da una droga chiamata "Sostanza M" (che provoca allucinazioni, schizofrenia, e a lungo andare distrugge le capacità cerebrali), Reeves è Bob Arctor, un uomo che ha abbandonato la propria famiglia e ospita nella sua casa in California un piccolo gruppo di amici più o meno "sballati" con cui condivide la dipendenza dalla droga e indugia in conversazioni sconclusionate e deliranti. Ma Bob è anche un agente della narcotici in incognito, introdottosi nel gruppo all'insaputa dei suoi compagni per scoprire se vi si nascondono elementi sovversivi. L'intera dimora è tenuta sotto controllo da videocamere che riprendono segretamente ogni cosa ("l'oscuro scrutare" del titolo). La doppia vita di Bob, sempre più schizofrenico a causa della droga che è costretto ad assumere per svolgere il suo incarico e che causa progressivamente una separazione delle funzioni dei due emisferi cerebrali, raggiunge infine un punto di non ritorno. Fra paranoie e allucinazioni, perdita di identità e di memoria, la pellicola racconta in maniera efficace – grazie anche al particolare approccio visivo, sempre in bilico fra immagini realistiche e deviazioni per la tangente – la discesa negli inferi della tossicodipendenza, la perdita di controllo mentale e gli effetti delle sostanze psicotrope. A tratti visionario e fantascientifico (come dimenticare la “tuta disindividuante” che gli agenti in incognito indossano per celare la propria identità anche ai colleghi, attraverso la quale cambiano aspetto in continuazione, e il cui effetto mimetico è in fondo replicato dalla stessa tecnica digitale con cui è girato il film?), altre volte quanto mai tragico e concreto (come suggeriscono i toccanti titoli di coda, nei quali Dick ricorda tutti i suoi amici rimasti vittime di anfetamine e sostanze psicotrope), il film ambienta una vicenda di complotti autoritari (la potente corporazione che gestisce la disintossicazione dei dipendenti dalla droga è in realtà la sua prima produttrice) in un mondo allucinato e visionario che ricorda quello dei protagonisti di “Paura e delirio a Las Vegas”, con persone che si trasformano in insetti, ricevono la visita di strani alieni e perdono la percezione del tempo e dello spazio.

22 gennaio 2015

School of Rock (Richard Linklater, 2003)

School of Rock (id.)
di Richard Linklater – USA 2003
con Jack Black, Joan Cusack
**1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Dewey (Black), rockettaro fallito, per rimediare qualche soldo si sostituisce all'amico Ned (Mike White, anche sceneggiatore del film) e si fa assumere come supplente di una classe in una prestigiosa scuola elementare privata. Qui, resosi conto del talento dei piccoli alunni, li spinge a creare una rock band – all'insaputa di preside (Cusack), genitori e altri insegnanti – e li iscrive alla "guerra delle bande", competizione cittadina fra gruppi rock con un ricco premio in denaro. Scatenata commedia scritta e costruita su misura per l'estroso Jack Black, affiancato da una serie di sorprendenti piccoli attori (alcuni dei quali, come Miranda Cosgrove, che intepreta la capoclasse – e band manager – Summer, faranno carriera). Per una volta il regista Linklater mette da parte le velleità autoriali e si pone al servizio di una pellicola commerciale sì, ma con un certo appeal underground e fuori dagli schemi. Lasciando da parte la verosimiglianza e il lieto fine, il film funziona come una sorta di "Attimo fuggente" paradossale e ribelle, con un professore egocentrico, imbroglione e monomaniaco che pure riesce a stimolare e a tirar fuori la creatività, l'autostima e lo spirito anticonformista dai propri alunni. Che questi abbiano solo dieci anni, aggiunge divertimento e (stranamente) non appiattisce il target: non siamo dalle parti di pellicole per bambini come quelle con Macaulay Culkin, per fortuna. Innumerevoli i gruppi citati e le canzoni celebri presenti nella colonna sonora, dai Led Zeppelin (è uno dei rari casi in cui hanno concesso il permesso di usare un loro brano in un film) ai Pink Floyd, dagli AC/DC (di cui i bambini interpretano "It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll)") ai Ramones. Esilarante e indovinata la tagline dei manifesti del film: "We don't need no education". In anni seguenti la pellicola ha dato vita a una serie tv ma soprattutto a un musical teatrale di Andrew Lloyd Webber.

28 ottobre 2014

Boyhood (Richard Linklater, 2014)

Boyhood (id.)
di Richard Linklater – USA 2014
con Ellar Coltrane, Ethan Hawke
***

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina.

L'infanzia e l'adolescenza di Mason jr (Ellar Contrane), figlio di genitori separati (Patricia Arquette ed Ethan Hawke), che cresce con la sorella Samantha (Lorelei Linklater, figlia del regista) in una cittadina del Texas. La particolarità di "Boyhood", e forse anche il suo maggior pregio, sta nel concetto alla base della sua realizzazione: Linklater ha infatti girato "in tempo reale" per dodici anni (dal 2002 al 2013, ogni volta per pochi giorni) con attori che nel frattempo crescevano proprio come i loro personaggi. Si parte quando il protagonista è un bambino di sei anni e si termina quando compie diciott'anni, si diploma e lascia la casa per andare al college. Nel mezzo, i rapporti con i genitori e la sorella, i traslochi prima a Houston e poi a San Marcos, le amicizie, i primi amori, la scuola, l'interesse per la fotografia, e via dicendo. Il risultato è un romanzo di coming of age (definito addirittura "tolstoiano" da Hawke) che procede con il realismo della vita vera, visto che la sceneggiatura veniva quasi improvvisata anno dopo anno (con gli stessi attori che contribuivano a scrivere i dialoghi dei propri personaggi, una pratica consueta per Linklater: vedi per esempio la trilogia di "Prima dell'alba", sempre con Hawke). Assistiamo così a scene di vita quotidiana che scandiscono le diverse vicissitudini che capitano alla famiglia (la madre cerca un paio di volte di ricostruirsi una vita con un altro uomo, senza fortuna; il padre, d'altro canto, rimane comunque affezionato ai suoi due figli, tornando a visitarli ogni volta che può), con tanti siparietti che coinvolgono personaggi che entrano ed escono dalle vite dei bambini/ragazzi (memorabile la festa per i quindici anni di Mason, con i nonni acquisiti che gli regalano un fucile e una bibbia!). Tutta una successione di "momenti", dunque, incorniciata dalla frase finale: "Non siamo noi a cogliere i momenti, sono i momenti a cogliere noi". Da notare la cospicua presenza di riferimenti culturali che aiutano a caratterizzare i vari periodi in cui si svolge la storia e soprattutto lo scorrere del tempo: videogiochi (con il passaggio dal Game Boy alla Xbox e alla Wii), cartoni animati ("Dragonball") e film ("Faranno mai un nuovo Guerre Stellari?"), libri ("Harry Potter", "Twilight"), musica, l'avvento dei social network... ma anche eventi politici (la guerra in Iraq, la campagna di Obama). Fra i tanti camei, c'è quello del chitarrista Charlie Sexton (Jimmy, l'amico musicista del padre). Al tempo stesso "epico" e ad ampio respiro (per la vastità del progetto) e intimo e minimalista (per la normalità e l'umanità dei personaggi), è sicuramente un film unico nel suo genere (anche se in passato non sono mancati esperimenti dello stesso tipo: ricordo per esempio "Anna: 6-18" di Nikita Michalkov, con protagonista la figlia del regista russo; oppure, per restare in Italia, "Sorelle mai" di Marco Bellocchio; per non parlare della serie di documentari "Up" di Michael Apted, della saga di François Truffaut dedicata ad Antoine Doinel o, perché no?, dello stesso "Harry Potter"). E chissà che regista e attori non continuino a narrare le vicende di Mason: magari fra una decina di anni vedremo in sala un sequel. Certo, rimane da chiedersi se il film avrebbe lo stesso valore se fosse stato concepito in modo tradizionale, ovvero girandolo tutto in una volta, con attori differenti a interpretare i bambini nelle varie fasi della crescita e un apposito make-up per "invecchiare" gli adulti. Ma forse non è lecito scindere il risultato finale dalla sua caratteristica fondante, visto che (come già detto) Linklater non era partito con una sceneggiatura completa e che anche questa è stata il frutto di un'evoluzione in tempo reale.

16 marzo 2014

Before midnight (Richard Linklater, 2013)

Before Midnight (id.)
di Richard Linklater – USA 2013
con Ethan Hawke, Julie Delpy
***1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Nel 1995 ("Prima dell'alba") si erano incontrati a bordo di un treno e avevano trascorso la notte passeggiando per Vienna. Nove anni dopo ("Before sunset - Prima del tramonto") si erano ritrovati a Parigi, e lui aveva scelto di non prendere l'aereo di ritorno negli Stati Uniti per rimanere con lei. Ora, dopo altri nove anni, scopriamo che da allora Jesse e Céline vivono insieme, hanno avuto due figlie gemelle, e stanno trascorrendo l'estate in vacanza presso alcuni amici nel Peloponneso. Il terzo episodio di una delle saghe più originali del cinema ci mostra l'evoluzione del rapporto fra due personaggi che ormai conosciamo come se fossero nostri amici, e l'insorgere di una crisi che potrebbe comprometterne la felicità, anche se il finale suggerisce una riconciliazione (pur non rivelandone – proprio come i due film precedenti – gli sviluppi futuri). Anche stavolta quasi tutta la pellicola consiste in chiacchierate e discussioni (sull'arte, sull'amore eterno, sulla famiglia) che si dipanano magistralmente in piani sequenza o lunghe scene mentre Jesse e Céline camminano, guidano, siedono a tavola con gli amici o in una stanza d'albergo. Ma il punto di forza, nuovamente, è la naturalezza e la spontaneità con cui vengono descritti i personaggi e la loro relazione, senza forzature melodrammatiche o caratterizzazioni artificiali (la sceneggiatura è opera a sei mani del regista e dei due interpreti). La scelta di ambientare l'episodio in Grecia (un altro scenario europeo, dopo Vienna e Parigi) non risponde soltanto a fini estetici, turistici o culturali: è emblematico infatti che proprio in un paese che sta vivendo una profonda crisi economica (di cui peraltro poco o nulla si vede sullo schermo) si dipani una piccola crisi di coppia. La vera differenza con i capitoli precedenti, in effetti, è proprio questa: ormai Jesse e Céline sono una coppia stabile e, pur amandosi ancora, devono far fronte agli ostacoli e alle difficoltà che una convivenza pluriennale può provocare: le abitudini, la routine, gli impegni domestici, le esigenze personali... Sembra non esserci più spazio per l'idealismo romantico o la seduzione (anche se quando si è in vacanza tutto è possibile!), soprattutto se durante una lite ciascuno ha le proprie ragioni da difendere. Girato in soli 15 giorni, il film è umano, realistico, profondo e assolutamente all'altezza dei due predecessori. E fa desiderare di possedere davvero una macchina del tempo (come afferma, scherzosamente, Jesse) per andare avanti di altri nove anni e osservare le successive evoluzioni dei nostri due amici.

14 novembre 2013

Prima del tramonto (R. Linklater, 2004)

Before Sunset - Prima del tramonto (Before Sunset)
di Richard Linklater – USA 2004
con Ethan Hawke, Julie Delpy
***

Visto in divx, con Sabrina.

Nove anni dopo il loro primo e unico incontro, l'americano Jesse – divenuto ora uno scrittore di successo, grazie a un romanzo ispirato proprio agli eventi di quella notte – ritrova la francese Céline in una libreria di Parigi, ultima tappa del suo tour promozionale in Europa. I due hanno soltanto un'ora a disposizione prima che il ragazzo debba prendere un aereo per tornare a New York, e ne approfittano per camminare per le strade della città raccontandosi la propria vita, confrontandosi sui più disparati argomenti, dando sfogo ai rimpianti e ai ricordi, e scoprendo di essere ancora innamorati l'uno dell'altra. A nove anni di distanza (gli stessi che sono trascorsi nella realtà, tanto per gli attori quanto per gli spettatori), Linklater torna "sul luogo del delitto" con un intelligente sequel del suo film più rappresentativo, "Prima dell'alba", rivelando che i due protagonisti non avevano dato seguito al proposito di rivedersi, sei mesi dopo quella notte, alla stazione di Vienna. Girato praticamente in tempo reale, il film mostra essenzialmente soltanto due personaggi che parlano fra loro: ma la grande naturalezza dei dialoghi (stavolta Hawke e la Delpy figurano ufficialmente come co-sceneggiatori al fianco del regista, suggerendo come gli attori abbiano contribuito a "dare vita" al rispettivo personaggio) e la spontaneità con cui si affrontano i vari temi, senza forzature, scongiura il rischio di verbosità intellettualistica o fine a sé stessa (il film è stato paragonato da alcuni critici al cinema di Éric Rohmer). La personalità e il carattere di Jesse e di Céline fluiscono in maniera naturale dalle loro parole – con cui si raccontano o rievocano le esperiente passate – o dai loro sguardi, mentre il regista illustra la loro passeggiata per Parigi attraverso una lunga serie di piani sequenza: una caratterizzazione che è alla base della buona riuscita del film. Anche stavolta il finale non rivela come proseguirà la storia e se il rapporto fra i due è destinato a durare o meno: in ogni caso, attualmente nelle sale cinematografiche è in programmazione il terzo capitolo della storia, "Before Midnight", ambientato nuovamente a nove anni di distanza (stavolta in Grecia), alla luce del quale è necessario (ri)valutare questo come il tassello centrale di una "trilogia" sulla nascita e l'evoluzione di una relazione. Una finezza: i titoli di testa mostrano le strade e i luoghi di Parigi che i due protagonisti visiteranno successivamente, invertendo l'ordine rispetto alla prima pellicola, dove i vari luoghi di Vienna venivano invece mostrati – senza i personaggi – appena prima dei titoli di coda.

27 settembre 2012

Prima dell'alba (R. Linklater, 1995)

Prima dell'alba (Before Sunrise)
di Richard Linklater – USA/Austria 1995
con Ethan Hawke, Julie Delpy
***1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Due ragazzi, l’americano Jesse (Hawke) e la francese Céline (Delpy), fanno conoscenza sul treno che va da Budapest a Parigi. Percependo la nascita di un certo feeling, Jesse le propone di scendere insieme a lui a Vienna, per trascorrere insieme la notte camminando per le strade della città e parlando a ruota libera fino all’alba, quando lei ripartirà per Parigi e lui prenderà un volo per gli Stati Uniti. Prima di lasciarsi, dopo aver inizialmente progettato di non rivedersi mai più e di consegnare quella notte al solo ricordo, prometteranno però di ritrovarsi nello stesso luogo dopo sei mesi. Originale e romantica love story costruita attorno a un incontro casuale e a una lunga notte in una città straniera dove i due protagonisti non conoscono nessuno e nessuno li conosce, fatta di passeggiate per piazze, ponti, bar, parchi, cimiteri o lungo le rive del Danubio, di incontri con artisti di strada, chiromanti, poeti barboni e suonatori di arpicorda, di lunghi dialoghi e scambi di pensieri e di opinioni sulla vita, la morte, i sogni dell'adolescenza, l’amore e le esperienze precedenti. La spontaneità degli attori ma soprattutto la naturalezza e il realismo della situazione (una vicenda simile può capitare a chiunque, durante le vacanze estive – magari con l’inter-rail – o nel corso di viaggi in paesi stranieri: l'idea, in effetti, è venuta al regista proprio dopo aver trascorso un'intera notte passeggiando e chiacchierando con una ragazza a Philadelphia) hanno reso la pellicola un vero e proprio cult movie, che esprime al meglio la magia che può concentrarsi in un particolare luogo e in momento unico al mondo. Molto bella, fra le altre cose, la sequenza finale che mostra nuovamente al mattino tutti i posti che i due ragazzi hanno visitato durante la notte: luoghi che sembrano ora del tutto ordinari, ma che per i due protagonisti (e per noi spettatori) manterranno per sempre un significato particolare. La sceneggiatura è dello stesso Linklater in collaborazione con Kim Krizan (trattandosi di un film tutto imperniato sui dialoghi di una coppia, il regista ha infatti voluto una sceneggiatrice donna al proprio fianco), anche se Delpy e Hawke avrebbero contribuito ai dialoghi con qualche improvvisazione. Il finale non rivela se Jesse e Céline manterranno la promessa di rivedersi sei mesi dopo: ma a distanza di nove anni, nel 2004, il regista ha riportato in scena gli stessi personaggi in un sequel, “Before Sunset – Prima del tramonto” (ambientato stavolta a Parigi), che rivela cosa è accaduto loro in tutto quel tempo.