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4 agosto 2023

Gli avventurieri (Michael Curtiz, 1939)

Gli avventurieri (Dodge City)
di Michael Curtiz – USA 1939
con Errol Flynn, Olivia de Havilland
**

Visto in TV (RaiPlay).

Negli anni successivi alla guerra civile americana, Dodge City, nuova città di frontiera e centro del commercio di bestiame della regione, è funestata dal crimine, dalla violenza e dall'illegalità. Il mandriano Wade Hatton (Errol Flynn) viene perciò assunto come sceriffo per ripulirla dai banditi che vi spadroneggiano. E con l'aiuto del fedele Rusty (Alan Hale) e della bella Abbie (Olivia de Havilland), di cui è innamorato, saprà sgominare la banda dell'infido Surrett (Bruce Cabot). Esordio nel western per Flynn, attore fino ad allora celebre per le pellicole di cappa e spada, sin dai tempi di "Capitan Blood", film che aveva fra l'altro segnato la prima delle sue numerose collaborazioni con la De Havilland e il regista Michael Curtiz. Sceneggiato da Robert Buckner, è un western solido e con tutte le carte in regola (carovane di pionieri, treni in fiamme, sparatorie in strada, risse nei saloon...), anche se gli manca il guizzo che lo renda memorabile. Al fianco dell'affabile Flynn ci sono una serie di caratteristi che danno vita a personaggi simpatici, e non mancano momenti inaspettatamente drammatici, ma tutto è un po' all'acqua di rose, finalizzato a uno spettacolo hollywoodiano che celebra, oltre che la storia del paese, soprattutto sé stesso.

18 maggio 2018

Il romanzo di Mildred (Michael Curtiz, 1945)

Il romanzo di Mildred (Mildred Pierce)
di Michael Curtiz – USA 1945
con Joan Crawford, Ann Blyth
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Un uomo, Monte Beragon (Zachary Scott), viene ucciso a colpi di pistola nella sua casa sulla spiaggia. Il principale sospettato è Bert Pierce (Bruce Bennett), che era stato il primo marito della vedova Beragon, Mildred (Joan Crawford): secondo i poliziotti avrebbe agito per gelosia e dunque viene incriminato nonostante il maldestro tentativo della stessa Mildred di far ricadere la colpa sul suo ex socio in affari Wally (Jack Carson). Per convincere gli agenti dell'innocenza di Bert, nel corso di un lungo interrogatorio in commissariato Mildred racconta gli ultimi e difficili anni della propria vita: di come si era separata da Bert quattro anni prima per divergenze sul modo di educare i figli; di come, in difficoltà economiche, ha lavorato duramente per mantenere la sua esigentissima primogenita, l'ingrata e viziata Veda (Ann Blyth); di come, partendo da semplice cameriera, è riuscita a diventare proprietaria di un'avviata e prestigiosa catena di ristoranti; e di come, per garantire a Veda il lusso di cui non sembra poter fare a meno, ha accettato di sposare il ricco Beragon pur non amandolo. Qyando arriverà l'alba, anche il nome dell'assassino sarà evidente. Uno dei più celebri e classici melodrammi hollywoodiani, tratto da un romanzo di James M. Cain (ma nonostante la fame dell'autore come autore di gialli e polizieschi, la cornice noir e l'omicidio di Monte sono tutta un'aggiunta dell'adattamento cinematografico, in ossequio al codice Hays e in sostituzione di elementi più torbidi e di natura sociale: il libro era esplicitamente ambientato nell'epoca della Grande Depressione). La regia espressionistica di Curtiz e l'eccellente prova dell'intero cast – quella misurata della Crawford in particolare (che vinse l'Oscar come miglior attrice: la pellicola ebbe in tutto sei nomination) – lo rendono un film vibrante e intenso, ricco di momenti memorabili e di colpi di scena che si dipanano nell'arco di quattri anni (ma la narrazione, come detto, avviene interamente in flashback nel corso di una sola notte). Oltre ai temi sociali (le difficoltà di una madre che deve provvedere da sola alla famiglia; il disprezzo che Monte e Veda rivolgono a chi, come Mildred, lavora per guadagnarsi da vivere), il fulcro del film sta nel rapporto indissolubile e ai limiti del patologico fra una madre troppo disposta a sacrificarsi e una figlia avida e ingrata. Eve Arden è Ida, l'amica e aiutante tuttofare di Mildred. Bello il tema musicale di Max Steiner. Rifatto nel 2011 da Todd Haynes come miniserie televisiva con Kate Winslet.

19 marzo 2007

Casablanca (Michael Curtiz, 1942)

Casablanca (id.)
di Michael Curtiz – USA 1942
con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman
****

Rivisto in DVD con Martin, in originale con sottotitoli.

"Everybody comes to Rick's."
"Play it, Sam."
"Of all the gin joints, in all the towns, in all the world, she had to walk into mine."
"Here's looking at you, kid."
"Kiss me. Kiss me as if it were the last time."
"Was that cannon fire or is it my heart pounding?"
"We'll always have Paris."
"It doesn't take much to see that the problems of three little people don't amount to a hill of beans in this crazy world."
"Round up the usual suspects."
"Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship."

Durante la seconda guerra mondiale, la città di Casablanca nel Marocco francese è diventata un fondamentale punto di passaggio per tutti coloro – rifugiati, patrioti o semplici disperati – che cercano di fuggire dall’Europa. Da Casablanca, grazie ad apposite e ambitissime “lettere di transito” firmate dalle autorità, è possibile infatti raggiungere Lisbona e da lì imbarcarsi per l’America. È quello che cercano di fare il partigiano Victor Laszlo (Paul Henreid), eroe della resistenza ricercato dai nazisti, e sua moglie Ilsa Lund (Ingrid Bergman), approfittando del fatto che due di queste preziose lettere, trafugate dal subdolo malvivente Ugarte (Peter Lorre), sono finite nelle mani dell’americano Rick Blaine (Humphrey Bogart), gestore del Rick's Café ed ex amante di Ilsa. Cinico e disilluso, anche se con un passato di combattente repubblicano in Spagna e contrabbandiere d’armi in Africa, Rick si mantiene apparentemente distaccato e neutrale rispetto al conflitto, tollerando la presenza nel proprio locale di membri di tutte le parti in guerra. Ma il ritorno di Ilsa, dal quale era stato abbandonato senza spiegazioni e che ancora ama, lo spingerà a prendere una decisione. Ci sono film che non fanno semplicemente parte della storia del cinema: sono la storia del cinema. Certo, Curtiz non è Hawks, Welles o Wilder: ma poco importa. A volte un film diventa un capolavoro non per merito di un singolo individuo (regista, attore o sceneggiatore che sia), ma perché tutte le parti che lo compongono contribuiscono insieme al risultato finale, convergendo miracolosamente nella stessa direzione e producendo un fenomeno simile all'“interferenza costruttiva” nella fisica delle onde. Ed è qui che nasce il mito. Nella scheda sul suo dizionario del cinema, il Mereghetti cita Umberto Eco: "Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere, cento commuovono". Per nessun film, forse, questo è vero come per "Casablanca", una struggente celebrazione del sacrificio.

Tratta da un testo teatrale di Murray Burnett e Joan Alison che non era ancora mai andato in scena, e fortemente voluta dal produttore Hal B. Wallis, la pellicola ebbe un successo oltre ogni aspettativa. Vinse i premi Oscar per il miglior film, la regia e la sceneggiatura (oltre ad altre cinque nomination) e colpì l'immaginazione del pubblico non solo al momento della sua uscita ma anche, e soprattutto, negli anni a venire. Contribuì a rendere mitici Bogart e la Bergman, cui il regista non lesina primi piani e la sceneggiatura (dei fratelli gemelli Julius e Philip Epstein, con Howard Koch) frasi memorabili come quelle citate in apertura, ma sono indimenticabili tutti i personaggi, anche quelli minori: dall’ambiguo capitano francese Renault (Claude Rains), che cerca di restare a galla in un mondo corrotto in cui pure sguazza con nonchalance, al maggiore tedesco Strasser (Conrad Veidt), principale "cattivo" del film; dal pianista Sam (Dooley Wilson), che canta la canzone di Herman Hupfeld "As time goes by" (la frase "Suonala ancora, Sam", resa celebre anche da Woody Allen, non è mai pronunciata esattamente in questi termini nella pellicola) al fidato cameriere Carl (S.Z. Sakall), fino a Ferrari (Sydney Greenstreet), proprietario del locale rivale Blue Parrot. Ancora oggi citatissimo a destra e a manca (due esempi su tanti: Emir Kusturica in "Gatto nero gatto bianco" e Steven Soderbergh in "Intrigo a Berlino"), oltre che oggetto di omaggi parodie (dai fratelli Marx al già menzionato Allen, senza dimenticare una storia di Topolino firmata da Giorgio Cavazzano), va assolutamente gustato in lingua originale. Soltanto quando l'ho visto per la prima volta in inglese, infatti, mi sono reso conto che si trattava davvero di un capolavoro assoluto e non del classico film sopravvalutato dalla critica per meriti pregressi. Nell'edizione italiana, oltre ai dialoghi cambiati qua e là, manca completamente il personaggio del capitano Tonelli, forse ritenuto offensivo ai tempi dell’uscita nel nostro paese (nel 1946).