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14 gennaio 2023

Stray Dog: Kerberos Panzer Cops (M. Oshii, 1991)

Stray Dog: Kerberos Panzer Cops (Kerberos: Jigoku no banken)
di Mamoru Oshii – Giappone 1991
con Yoshikatsu Fujiki, Shigeru Chiba
**

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Dopo aver trascorso tre anni in prigione per aver partecipato alla fallita rivolta dei Kerberos, unità speciale di un corpo di polizia paramilitare che si era ribellata al governo autoritario del Giappone, Inui (Yoshikatsu Fujiki) lascia il paese e parte alla ricerca di Koichi Todome (Shigeru Chiba), l'ex leader del suo squadrone che si era dato alla fuga. Grazie all'aiuto di una misteriosa ragazza, Tang Mie (Sue Eaching), lo rintraccerà a Taiwan. Ma scoprirà di essere stato usato dal misterioso Hayashi (Takashi Matsuyama) e da una sedicente organizzazione che fornisce "supporto" ai soldati fuggitivi e che intende eliminare il troppo scomodo Koichi... Secondo capitolo cinematografico della bizzarra "Kerberos saga" di Mamoru Oshii dopo "The red spectacles" del 1987, di cui è a tutti gli effetti un prequel. La saga proseguirà nel 1999 con un altro prequel, stavolta in animazione, "Jin-Roh - Uomini e lupi". Dei tre film, questo è quello più diseguale e che lascia più perplessi: soltanto nel finale, infatti, c'è una sequenza d'azione fantascientifica, con la resa dei conti fra Inui, in armatura da Kerberos, e i suoi nemici in un edificio abbandonato: in precedenza assistiamo a scene di ordinaria quotidianità, dapprima seguendo il viaggio quasi turistico di Inui e Tang Mie per le città e le campagne taiwanesi, e poi, una volta rintracciato Koichi, con la permanenza dei tre presso il mare, in una sorta di commedia punteggiata da siparietti comici e aspetti ludico-surreali non dissimili da certe cose di Takeshi Kitano ("L'estate di Kikujiro", "Sonatine"). Il personaggio di Koichi, in particolare, risulta particolarmente in contrasto con i temi distopico-bellici del resto della saga. I dialoghi, specialmente quelli fra Hayashi e Inui, si appoggiano sull'insistita metafora degli ex soldati come veri e propri "cani randagi", sperduti e spaventati ma comunque sempre alla ricerca del padrone che li ha abbandonati. Il budget è piuttosto basso, ma non inficia sul risultato. Fondamentale nell'economia del film la quasi onnipresente colonna sonora acustica e d'atmosfera di Kenji Kawai (per una volta senza i suoi soliti cori), che accompagna i piani sequenza di Oshii.

3 gennaio 2018

Angel's egg (Mamoru Oshii, 1985)

Angel's egg (Tenshi no tamago)
di Mamoru Oshii – Giappone 1985
animazione tradizionale
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Disegnato da Yoshitaka Amano e diretto da Mamoru Oshii, due nomi assai importanti dell'animazione giapponese degli anni ottanta e novanta, "Angel's egg" ricorda, più che quelli nipponici, alcuni corti o film animati dell'Europa dell'Est per lo stile visivo (quasi da libro illustrato), il minimalismo artistico e il plot decompresso. Film sperimentale e d'autore (in Giappone uscì direttamente in home video, con scarso successo a dire il vero), è un oggetto strano ed enigmatico, quasi privo di dialoghi, con due soli personaggi e una trama ricca di simboli e di suggestioni religiose (a parte il titolo, numerosi sono i riferimenti al diluvio universale). La pagina italiana di Wikipedia lo definisce "una fiaba onirica e filosofica sulla morte del mondo, dell'uomo e di Dio", Protagonista è una ragazzina, forse una bambina, che nasconde e custodisce un misterioso uovo. Quando si reca nella vicina città disabitata per fare provvista d'acqua (una città disabitata sì, ma le cui strade sono percorse da strane figure fantasma che danno la caccia con i loro arpioni alle "ombre" di giganteschi pesci che "nuotano" sul selciato e sulle facciate dei palazzi), incontra un giovane guerriero che la seguirà fino alla sua dimora, ricolma di scheletri (di angeli! o sono invasori alieni?) e testimonianze del passato. Il tratto elegante di Amano, l'approccio esistenzialista e filosofico di Oshii (al primo lavoro "personale", slegato cioè dalle serie animate – come "Lamù" – cui aveva lavorato fino ad allora) e la musica straniante di Yoshihiro Kanno garantiscono un alto livello qualitativo, anche se il risultato può non essere per tutti i gusti.

22 aprile 2017

The red spectacles (Mamoru Oshii, 1987)

The Red Spectacles (Akai megane)
di Mamoru Oshii – Giappone 1987
con Shigeru Chiba, Machiko Washio
**1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Siamo in un mondo parallelo, in un futuro cupo e non molto remoto (il film si svolge nel 1998). Tre anni dopo aver disertato dall'unità militare speciale Kerberos ("i cani da guardia dell'inferno") della Polizia Metropolitana ed essere fuggito dalla città per essersi ribellato alla dispotica autorità che la controlla, Koichi Todome (Chiba) vi fa ritorno in incognito, in cerca dei suoi compagni di un tempo, Midori Washio e Soichiro Toribe... Ma dovrà guardarsi dai "gatti" che gli danno la caccia, guidati dall'infido Bunmei. Le sue peregrinazioni nei bassifondi della città assumono ben presto contorni bizzarri, paranoici e claustrofobici: Koichi non sa di chi può fidarsi, nemmeno degli amici di una volta, e si ritrova imprigionato in situazioni kafkiane, grottesche e oniriche. Molto di ciò che sperimenta durante la notte si rivela in effetti una messinscena "cinematografica", il tutto mentre sembra perseguitato dal misterioso volto di una ragazza, esposto in manifesti affissi un po' ovunque. Distinguere fra sogno e realtà si fa sempre più difficile: e se fosse tutto frutto della sua immaginazione? Sceneggiato insieme a Kazunori Ito, si tratta del primo film in live action di Mamoru Oshii, che fino ad allora si era occupato soltanto di animazione (in particolare lavorando alla serie di "Lamù, la ragazza dello spazio"). E proprio da "Urusei Yatsura" proviene la maggior parte degli interpreti (Shigeru Chiba, Machiko Washio, Hideyuki Tanaka, Tessho Genda, Ichiro Nagai), che lì erano semplici doppiatori e qui invece recitano in carne e ossa. Superato il difficile impatto con i primi, imbarazzanti, minuti (dove sembrava di trovarsi di fronte a un film fanta-bellico di bassissima qualità), si scopre che si tratta in effetti di un noir distopico ed esistenzialista, ambientato tutto in una notte, che peraltro si dipana nel consueto (ma spesso spiazzante) mix di atmosfere inquietanti e comicità demenziale, pretenziosità avanguardistica e citazioni letterarie (Shakespeare, fiabe) cui Oshii ci aveva già abituato durante la serie di Lamù. Forse per via del basso budget ma anche per scelta artistica, l'estetica è volutamente povera, con una fotografia in bianco e nero o color seppia (a parte i primi e gli ultimi minuti) che ricorda certe pellicole dell'Europa dell'est (o "L'elemento del crimine" di Lars von Trier, che a sua volta si rifaceva a Tarkovskij), ma ha anche echi di Carroll ("Alice nel paese delle meraviglie") e Gilliam ("Brazil"). Memorabile Chiba (che doppiava Megane in "Urusei Yatsura"), sempre con occhiali da sole anche di notte, impermeabile e valigiona. E bellissimo (anche se da interpretare) il finale con Mako Hyodo, futura Ketsune "Croquette" O-Gin. Fra gli elementi più interessanti che vengono introdotti, il fatto che il governo abbia vietato le bancarelle che vendono cibo per la strada, costringendo alcuni gruppi di resistenza a frequentare ristoranti clandestini di soba e udon (si citano qui diversi "professionisti delle mangiate", o "maestri del fast food" che dir si voglia, pittoreschi personaggi addestrati ad abbuffarsi nei chioschi di strada senza pagare il conto, già apparsi in un episodio di Lamù e che torneranno poi in altre opere di Oshii, come "Tachiguishi retsuden"). Già, perché "The Red Spectacles", insieme al radiodramma "While Waiting for the Red Spectacles", realizzato nello stesso anno, costituisce di fatto il primo capitolo di un lunghissimo corpus narrativo (la "Kerberos saga"), ambientato in una realtà parallela, che Oshii ha portato avanti per tutta la vita, attraverso diversi media (romanzi, film dal vivo e in animazione, radiodrammi, manga). I film immediatamente successivi (tecnicamente dei prequel di questo) saranno "Stray Dog: Kerberos Panzer Cops" (live action, 1991) e "Jin-Roh" (animazione, 1997). Da notare come una delle pietanze che si dicono essere state dichiarate illegali è "l'uovo dell'angelo", il titolo di un film d'animazione dello stesso regista ("Tenshi no tamago"). La musica di Kenji Kawai, frequente collaboratore di Oshii (lavorerà anche in "Patlabor" e "Ghost in the Shell"), presenta anch'essa momenti spiazzantemente buffi.

2 marzo 2008

Ghost in the shell 2 (M. Oshii, 2004)

Ghost in the shell 2: L'attacco dei cyborg (Kokaku kidotai 2: Innocence)
di Mamoru Oshii – Giappone 2004
animazione tradizionale e al computer
**1/2

Visto in DVD.

Realizzato una decina di anni dopo il primo capitolo e scritto direttamente da Oshii (anziché essere tratto dal secondo volume del manga di Masamune Shirow), "GitS 2" colpisce per la grafica che fonde l'animazione tradizionale (non male) e quella in CGI (che invece non mi ha convinto e mi è sembrata già datata) e per essere il film che più di ogni altro si è avvicinato ai temi e all'aspetto visivo di "Blade Runner": spessissimo, infatti, si leggono paragoni con il capolavoro di Ridley Scott a proposito di pellicole fantascientifiche o cyberpunk: ma mai avevo visto somiglianze così forti come quelle nella prima parte (la migliore) di questo film: toni investigativi da giallo/noir, animali artificiali (il protagonista ha un cane, "clonato, perché quelli originali sono troppo costosi"), androidi che si ribellano, persino l'aspetto della città futuristica. Certo, la cosa non depone molto a favore della sua originalità. La trama vede l'agente Batou della polizia informatica indagare su una serie di misteriosi omicidi commessi da ginoidi, robot di compagnia dalle fattezze femminili che uccidono i loro proprietari per poi autodistruggersi (si citano, al riguardo, le tre leggi della robotica di Asimov). Scoprirà un atroce segreto che lo porterà a interrogarsi (come nell'episodio precedente) sulla natura dell'anima, lo "spirito nel guscio". La prima metà, che come detto sembra un poliziesco, non è male. Nella seconda, invece, la sceneggiatura spinge sulla differenze fra realtà e illusione e la storia si fa più confusa e noiosa. Nel complesso, dunque, un film un po' deludente ma comunque interessante e a tratti affascinante per i temi che tratta. Il protagonista, poi, mi è parso più riuscito rispetto alla Motoko del primo capitolo. A proposito di (poca) originalità, anche Kawai ricicla musiche dal primo episodio, mentre la canzone dei titoli di coda si basa su un brano del Concerto de Aranjuez di Rodrigo. L'abbondante ricorso a citazioni di frasi famose e proverbi da parte dei personaggi mi ha fatto sorridere, perché mi ha ricordato il Sakurambo di "Lamù" (che a dire il vero lo faceva negli episodi diretti non da Oshii ma da Kazuo Yamazaki).

Ghost in the shell (M. Oshii, 1995)

Ghost in the shell (Kokaku kidotai)
di Mamoru Oshii – Giappone 1995
animazione tradizionale
**1/2

Rivisto in DVD.

In una megalopoli futuristica e ipertecnologica, dove convivono uomini e cyborg, il maggiore Motoko Kusanagi e i suoi compagni fanno parte di un'unità speciale che si occupa di crimini informatici e cibernetici. La stessa Kusanagi ha un cervello potenziato e un corpo in gran parte artificiale. E indagando sul "Signore dei pupazzi", un misterioso hacker in grado di introdursi nella mente delle persone manipolandone le azioni come se fossero marionette e che si rivela essere un intelligenza artificiale (un progetto per lo spionaggio industriale diventato consapevole della propria esistenza), il maggiore giunge a interrogarsi sulla natura della propria umanità: un corpo artificiale con un'anima (uno "spirito nel guscio") è ancora un essere umano? Tratto dal manga di Masamune Shirow (dai testi quasi incomprensibili, ma disegnato splendidamente) e diretto da un regista al quale sarò sempre grato per aver realizzato tanti magnifici episodi di "Lamù", è un film che avevo visto una decina di anni fa, alla sua uscita, ma che avevo quasi dimenticato. In effetti, atmosfere cyberpunk e fantapolitiche a parte (hai detto nulla), la trama non è il massimo della memorabilità: devo però dire che rivedendolo, l'ho trovato persino più lucido e chiaro di quanto ricordassi. Pur rimanendo un po' freddo e cerebrale, il lungometraggio riesce ad affrontare in modo non banale temi filosofici "difficili" come quelli dello sviluppo dell'autocoscienza, della manipolazione della memoria, dei rapporti fra realtà e illusione/sogno/fantasia, presenti peraltro da sempre nella filmografia di Oshii (si vedano anche "Beautiful Dreamer" o "Avalon"). In fondo poco differenzia il maggiore Kusanagi dal Signore dei pupazzi, come dimostra il finale. Bellissima e suggestiva la colonna sonora (a base di cori) di Kenji Kawai, che ricorda in parte quella di "Akira". Nel 2004 arriverà un sequel, sempre diretto da Oshii, più complesso ma meno originale.

6 agosto 2006

Lamù: Beautiful dreamer (M. Oshii, 1984)

Lamù: Beautiful dreamer (Urusei Yatsura 2: Beautiful dreamer)
di Mamoru Oshii – Giappone 1984
animazione tradizionale
***1/2

Rivisto in DVD.

Intenti a organizzare il festival della propria scuola, gli studenti del Liceo Tomobiki scoprono che lo stesso giorno – la vigilia del festival, appunto – si sta ripetendo incessantemente da chissà quanto tempo, senza che nessuno di loro se ne fosse mai accorto. A intrappolarli in questo loop è stato un misterioso folletto, Mujaki, che ha voluto così esaudire il sogno di qualcuno... Il secondo film cinematografico di Lamù è il più celebre dei sei, oltre che senza dubbio – anche a rivederlo per l'ennesima volta – il più bello e suggestivo. Rispetto al precedente "Only you", Mamoru Oshii ha avuto carta bianca anche per quanto riguarda soggetto e ambientazione e ha sfruttato i personaggi di Rumiko Takahashi per creare qualcosa di molto personale (come già aveva fatto in alcuni episodi della serie televisiva). La vertiginosa vicenda onirica e metafisica che ne risulta ha poco a che vedere con lo spirito romantico e leggero del manga e si inquadra invece alla perfezione nella filmografia più “cerebrale” del regista giapponese, precorrendo opere come "Ghost in the shell", "Patlabor" e "Avalon" e anticipando forse anche film occidentali come "Ricomincio da capo", "Dark city" e "Inception". La vicenda non ha un attimo di tregua ed è piena di spunti interessanti, con situazioni inquietanti o addirittura horror (la polvere e la muffa in casa del professor Onsen, l'incursione notturna nella scuola, la tentata fuga in aereo con la devastante scoperta che il mondo intero si appoggia su una tartaruga, la "fine del mondo silenziosa", le scatole cinesi oniriche...). Oshii riflette sul rapporto fra illusione e realtà, immagina lo scorrere del tempo come un prodotto della coscienza umana ("il passato e il futuro non esistono") e si ispira in parte alla leggenda nipponica di Urashima Taro, simile a quella occidentale di Rip van Winkle (un uomo che magicamente viene esonerato dallo scorrere naturale del tempo e si ritrova in un mondo invecchiato in sua assenza). All'epoca gli spettatori rimasero interdetti e non apprezzarono più di tanto, e anche per questo motivo il regista venne sostituito da Kazuo Yamazaki alle redini della serie televisiva. Ma in seguito il film è diventato un vero e proprio cult movie e, secondo me, ha contribuito a convincere persino la Takahashi che i suoi personaggi avevano un potenziale ben maggiore di quello inizialmente pensato. Peccato che il doppiaggio italiano lasci alquanto a desiderare, anche in confronto a quello altalenante della serie tv: la voce di Ataru è orribile, e ci sono un po' di errori di traduzione. Molto bella la canzone sui titoli di coda, "Ai wa boomerang".

5 agosto 2006

Lamù: Only you (Mamoru Oshii, 1983)

Lamù: Only you (Urusei Yatsura: Only you)
di Mamoru Oshii – Giappone 1983
animazione tradizionale
***

Rivisto in DVD.

Come suggerisce il nome di questo blog (che proviene dal terzo film della serie), "Urusei Yatsura" – da noi "Lamù, la ragazza dello spazio" – è da sempre il mio anime preferito: mi piace per l'umorismo nonsense che si alterna a scenari inquietanti, per la ricchezza e la poliedricità dei temi, per la varietà e le caratterizzazioni dei personaggi. Il successo della serie animata, tratta dall'omonimo manga di Rumiko Takahashi, ha fatto sì che nel corso degli anni uscissero nelle sale nipponiche anche ben sei lungometraggi cinematografici, i primi quattro dei quali – i migliori – realizzati in contemporanea alla serie tv (1981-1986). In Italia sono stati editi solo molti anni più tardi, con un cast di doppiatori non sempre all'altezza di quelli giapponesi.

Il primo lungometraggio, "Only You", è quello più fedele allo spirito leggero e demenziale del manga originale: non per nulla è l'unico (oltre al quinto, "Boy meets Girl", che costituisce il capitolo finale della saga) al quale ha collaborato direttamente anche l'ideatrice dei personaggi. La maggior durata rispetto a quella di un episodio televisivo consente di imbastire una trama avventurosa di più ampio respiro, il che fornisce anche l'occasione per rivedere tutti insieme gran parte dei personaggi apparsi fino ad allora separatamente nella serie tv. Il soggetto vede Lamù, ragazzina aliena che si è trasferita sulla Terra per amore dello sventurato Ataru Moroboshi, alle prese con una pericolosa rivale, Elle, una principessa extraterrestre che intende sposare Ataru per adempiere a una promessa che i due si erano fatti da bambini. Lo stile grafico è ancora quello delle prime puntate della serie, l'animazione è su livelli più che buoni. La regia di Oshii – al suo primo film, avendo fino ad allora lavorato solo in televisione – ha poco a che vedere con le caratteristiche più filosofiche e cerebrali che diventeranno in seguito il suo marchio di fabbrica. Gran parte della storia si svolge nello spazio, il che ne fa il lungometraggio più "fantascientifico" dei sei. Da notare come la sequenza della battaglia fra l'armata degli oni (il popolo di Lamù) e quella di Elle sia chiaramente ispirata a "Macross", l'anime robotico-spaziale che in quegli anni andava per la maggiore (in Italia è noto come "Robotech"). Assai carine le musiche e le canzoni, in particolare la dolcissima "Kagefumi no waltz" che accompagna il flashback del primo incontro fra Ataru ed Elle.