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29 gennaio 2023

Vital (Shinya Tsukamoto, 2004)

Vital - Autopsia di un amore (Vital)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 2004
con Tadanobu Asano, Nami Tsukamoto, Kiki
**1/2

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli.

Dopo aver perso la memoria in seguito a un incidente stradale nel quale è rimasta uccisa la sua compagna Ryoko (Nami Tsukamoto), il giovane Hiroshi (Tadanobu Asano) decide di riprendere gli studi di medicina all'università. E durante le lezioni di anatomia, si ritrova sul tavolo operatorio proprio il cadavere di Ryoko, la quale comincia anche ad apparirgli in una serie di visioni: che si tratti dei ricordi del passato che stanno tornando, o soltanto di sogni bizzarri? Sceneggiato dallo stesso Tsukamoto, un film sul tema della memoria e dell'elaborazione del lutto. L'ossessione di Hiroshi per la dissezione anatomica va infatti di pari passo con il tentativo di recuperare i ricordi del suo rapporto con Ryoko, mentre la figura della donna si confonde (o si sovrappone) con quella di Ikumi (Kiki), sua compagna di corso con cui instaura una relazione alquanto morbosa (con i tentativi di auto-asfissia che riecheggiano le suggestioni di suicidio di Ryoko). Regia, recitazione, atmosfere sono fredde e "sospese", come devono essere, risultando inquietanti e cronenberghiane, ma senza sfociare nell'horror puro o tenere troppo a distanza lo spettatore, anche perché qualcosa di concreto (si parla di cadaveri, dopo tutto) mantiene sempre sulla terra i personaggi alienati. Analizzando il corpo morto di Ryoko, è come se Hiroshi volesse scavare nell'inconscio, alla ricerca dell'anima, tanto in quella della donna (che per lui è un mistero) tanto nella propria (recuperando i ricordi perduti). Dopo tutto, come gli spiega un docente all'inizio, sono proprio alcune aree del cervello a essere responsabili di personalità e memoria. Nel cast Ittoku Kishibe (il professore di anatomia), Kazuyoshi Kushida (il padre di Hiroshi) e Jun Kunimura (il padre di Ryoko).

29 luglio 2022

A snake of June (Shinya Tsukamoto, 2002)

A snake of June (Rokugatsu no hebi)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 2002
con Asuka Kurosawa, Yuji Kotari
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

Rinko (Asuka Kurosawa), che lavora come operatrice in un call center di consulti psichiatrici, nella vita privata è repressa e insoddisfatta: veste sempre in maniera castigata ed è sposata con un marito noioso che non la comprende fino in fondo. Ma il fotografo Iguchi (Shinya Tsukamoto), che lei ha dissuaso dal suicidio, intende "ricambiare" il favore, spingendola ad andare alla scoperta di sé stessa dal punto di vista sessuale: inizialmente ricattandola, tramite fotografie scattate di nascosto mentre si masturba, e costringendola ad andare in giro in minigonna; e in seguito trasformandola in una persona sempre più libera, aperta e disinibita. Insolito thriller semi-erotico, forse "minore" rispetto ad altri lavori di Tsukamoto eppure altrettanto creativo e stimolante, che da uno spunto non originalissimo si fa via via meno lineare e più surreale: nella seconda parte il focus si sposta sul marito Shigehiko (Yuji Kotari), che indaga sullo strano comportamento della moglie. Più che i contenuti (che ricordano quelli di tante pellicole giapponesi degli anni sessanta e settanta, come quelle di Yasuzo Masumura), dove spicca il tema del voyeurismo attraverso la fotografia, a colpire è però la forma: la pellicola è interamente monocromatica, in un bianco e nero virato in toni di blu, e si svolge sotto una pioggia incessante. La bizzarra scena in cui Shigehiko è costretto a guardare attraverso un cono/visore legato sul volto richiama i mascherini circolari del cinema muto. La modella Asuka Kurosawa era praticamente all'esordio cinematografico (la rivedremo in alcuni film di Sion Sono, come "Cold fish" e "Himizu"). Brevi apparizioni per Susumu Terajima e Tomorowo Taguchi. Premio speciale della giuria alla mostra del cinema di Venezia.

28 luglio 2022

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (S. Tsukamoto, 1987)

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (Denchu kozo no boken)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1987
con Nuriaki Senba, Shinya Tsukamoto, Tomorowo Taguchi
**1/2

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Hikari (Nuriaki Senba), liceale con un palo della luce che gli fuoriesce dalla schiena (!), cosa per cui viene bullizzato dai compagni di scuola, si ritrova trasportato di 25 anni nel futuro e scopre che la Terra è stata invasa dai vampiri Shinsengumi. Questi (fra cui Tomorowo Taguchi e lo stesso regista) tramano per oscurare per sempre il cielo (sono vulnerabili alla luce del sole) e dare vita a un vero e proprio regno delle tenebre, grazie a una speciale macchina che trae la sua energia dal corpo umano, segnatamente da quello della virginea Eva (Kei Fujiwara). Hikari li affronterà con l'aiuto di un'insegnante (Nobu Kanaoka) e di un altro "ragazzo del palo elettrico" proveniente da un'epoca precedente... Mediometraggio (dura 45 minuti) con cui uno Tsukamoto alle prime armi, dopo il corto "Phantom of regular size", continua a fare le prove generali per "Tetsuo". È girato (in Super8) in modo quasi ridicolmente amatoriale, ma l'inventiva è tale da superare i difetti: strane ibridazioni fisiche, suggestioni manga e cyberpunk, musica rock e commistioni horror, il tutto raccontato con un linguaggio che sfrutta fino in fondo gli strumenti della settima arte, dalla fotografia (iperfiltrata) al montaggio (ultraframmentato), passando per l'animazione stop motion e, naturalmente, effetti speciali artigianali. Non manca nemmeno una certa consapevolezza di quanto il risultato finale sia surreale e (in)volontariamente ridicolo, nella caratterizzazione dei personaggi e nelle allusioni sessuali ("Hikari, mostrami la forza del tuo palo elettrico!"). E naturalmente, l'assurda premessa (il palo della luce) va letta in chiave metaforica: la luce che spazza via le tenebre e, con esse, i vampiri. Non per tutti i gusti, ovviamente, ma accattivante nella sua assurdità e interessante per riscoprire i primi passi del regista. Una curiosità: il nome dei vampiri Shinsengumi deriva da un corpo speciale di samurai nato alla fine dello shogunato Tokugawa, a metà Ottocento. I sottotitoli della versione passata a "Fuori orario" danno il titolo al singolare ("L'avventura del ragazzo del palo elettrico"): quello al plurale ("Le avventure...") proviene invece dal DVD.

24 settembre 2018

Killing (Shinya Tsukamoto, 2018)

Killing (Zan)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 2018
con Sosuke Ikematsu, Yu Aoi
**1/2

Visto al cinema Eliseo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia).

Il ronin Mokunoshin Tsuzuki (Ikematsu), ospite di una famiglia di contadini, viene assoldato da un altro samurai senza padrone, il più anziano Sawamura (interpretato dallo stesso Tsukamoto), che intende portarlo nella capitale a combattere per lo Shogun. Ma prima che possano partire, vengono coinvolti in una sanguinosa faida con un gruppo di briganti che si sono accampati nei pressi del villaggio. E il giovane Tsuzuki, riluttante a uccidere senza motivo, dovrà fare i conti con la violenza che è insita nell'uomo, anche in quelli – come Sawamura – che sembrano all'apparenza più saggi. Con un budget bassissimo (pochi attori, una capanna e un bosco a fare da sfondo all'intera vicenda) e uno stile vibrante ed energico, ancora legato a quello dei primordi, Tsukamoto si dà al jidai-geki per riflettere sul significato della violenza e, in particolare, sull'atto dell'uccidere (a prescindere dalle ragioni). E mette in scena una tragedia universale, che comincia come "I sette samurai" ma poi prende tutt'altra piega, stravolgendo le certezze e le consuetudini del genere con lucidità e incisività. Se pure non dice nulla di particolarmente originale o di sconvolgente (che la violenza chiami altra violenza è risaputo, e anche che la ragione e il torto non sono distribuiti in maniera netta), il film riesce a trasmettere un profondo senso di inquietudine, lasciando infine lo spettatore vagare da solo in un mondo cupo e terribile. Yu Aoi è la ragazza, Tatsuya Nakamura il capo dei briganti, Ryusei Maeda il giovane contadino.

1 dicembre 2016

Bullet ballet (Shinya Tsukamoto, 1998)

Bullet ballet (id.)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1998
con Shinya Tsukamoto, Kirina Mano
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Quando la sua compagna si suicida inspiegabilmente con un colpo di pistola, Goda (Tsukamoto), impiegato in un'agenzia pubblicitaria, rimane ossessionato dall'accaduto e cerca di procurarsi un'arma simile per uccidersi a sua volta. Dopo aver provato ad acquistarne una al mercato nero (in Giappone è illegale per un privato possedere armi da fuoco) e addirittura a fabbricarne una da solo, entra finalmente in possesso di una pistola e rimane coinvolto nella faida fra due giovani bande di yakuza, trasformandosi in giustiziere per proteggere Chisato, una ragazza che come lui ha tendenze autodistruttive. Fra rimandi ai lavori precedenti (in particolare "Tokyo Fist"), echi di "Taxi Driver" (Idei, il boss capellone e drogato, ricorda il pappone interpretato da Harvey Keitel nel film di Scorsese) e del cinema giapponese d'avanguardia degli anni sessanta e settanta (come quello di Koji Wakamatsu), Tsukamoto torna a girare in bianco e nero come ai tempi del primo "Tetsuo", ricorrendo anche all'estetica "povera" ma ricca di idee dei suoi primi lavori (la macchina a mano, frequentemente scossa; il montaggio rapidissimo; i suoni metallici). Ma pur interessante – come sempre – dal lato estetico, il film si sfilaccia lungo la via a livello di contenuti, perdendo di vista il fuoco sul personaggio principale e il suo lento sprofondare in un abisso di degradazione, e indugiando troppo sulla guerra fra bande. Kirina Mano è Chisato, la ragazza androgina con il giubbotto di pelle. Takahiro Murase è Goto, il giovane yakuza che vorrebbe mettere la testa a posto ma che poi scatena la faida uccidendo l'amico pugile.

15 luglio 2016

Tokyo Fist (Shinya Tsukamoto, 1995)

Tokyo Fist (id.)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1995
con Shinya Tsukamoto, Koji Tsukamoto, Kahori Fujii
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Tsuda, modesto impiegato di una ditta di assicurazioni, conduce una vita piatta e noiosa: anche il rapporto con la sua compagna, Hizuru, è ormai scivolato nella fredda routine. Ma l'incontro con un vecchio compagno di scuola, Kojima, scuote tutto questo. Kojima, infatti, provoca ripetutamente il pavido Tsuda per risvegliare il suo spirito combattivo e insidia Hizuru, che finisce con l'abbandonare il compagno per trasferirsi a casa del rivale. Pur di riconquistarla, Tsuda comincia a sua volta a frequentare la palestra. Dopo i due "Tetsuo", Tsukamoto racconta un'altra vicenda di trasformazione: stavolta non c'è di mezzo il metallo, ma solo la carne e i corpi. La rabbia repressa, l'ossessione e il desiderio di vendetta spingono infatti i personaggi all'estremo, e il cambiamento psicologico si riflette in quello fisico, con i volti massacrati dai pugni in una spirale di autodistruzione che finisce con il coinvolgere anche la donna. Contemporaneamente ai due uomini, infatti, anche Hizuru abbraccia il proprio lato più masochista, fra tatuaggi e piercing. Il dolore e il combattimento diventano per tutti e tre l'unico modo per esprimersi e per sentirsi vivi. Come nei precedenti lavori sperimentali di Tsukamoto, il film rappresenta sullo schermo la violenza in maniera stilizzata ed espressionista, con una regia che ricorre ad angoli e inquadrature insolite, nervosi movimenti di camera, una fotografia ipersatura e persino a brevi animazioni a passo uno. Fedele al suo titolo (dove non c'è solo la parola "Fist", ma anche "Tokyo"), il film rende inoltre protagonisti gli scenari cittadini (i grandi palazzi, le strade, i ponti, i corridoi) mostrandoli come un labirinto urbano in cui i personaggi vagano nell'indifferenza altrui. E poi, naturalmente, tanto gore e tanto sangue, sul ring e fuori. Cinema estremo, non per tutti, ma vivo e pulsante: forse la vetta espressiva di Tsukamoto. I due rivali, Tsuda e Kojima, sono interpretati dallo stesso regista e da suo fratello Koji.

7 dicembre 2015

Hiruko the goblin (S. Tsukamoto, 1991)

Hiruko the Goblin (Yokai hunter: Hiruko)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1991
con Kenji Sawada, Masaki Kudo
**

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli.

Liberato dal tumulo di pietra che lo imprigionava, uno spirito maligno semina il terrore di notte in una scuola di campagna. A fermare il demone ci penseranno lo studente Masao, nipote dell'uomo che lo aveva già sconfitto settant'anni prima, e l'eccentrico archeologo Hieda, ghostbuster autodidatta. Primo film "commerciale" e su commissione di Tsukamoto, girato subito dopo il folle "Tetsuo" per ottenere finanziamenti per i suoi successivi progetti, "Hiruko the goblin" è assai lontano dalle atmosfere cyberpunk e psicologiche care al regista giapponese. Si tratta invece di un horror d'azione che affronta temi soprannaturali non troppo originali con uno spirito e un'ingenuità da B-movie vecchio stile, in fondo divertente e per nulla pretenzioso. La pellicola mescola grezzi momenti splatter (teste tagliate e schizzi di sangue) a scene più inquietanti e tipiche dell'horror orientale (la ragazzina fantasma che attira le vittime del mostro con il suo canto suadente), mentre la realizzazione è in debito con lavori come "La casa" di Sam Raimi (si pensi alle soggettive del mostro che si muove di notte nei corridoi della scuola). Da notare anche i riferimenti al corpus fantastico nipponico (la formula magica da recitare per rinchiudere il demone nel tumulo, per esempio, è un frammento del "Kojiki", racconto mitologico della creazione del mondo). Fra le bizzarrie da ricordare, le teste delle vittime del demone che si trasformano in ragni ed insetti, e l'apparizione dei loro volti come bruciature sulla schiena di Masao.

13 settembre 2015

Gemini (Shinya Tsukamoto, 1999)

Gemini (Sōseiji)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1999
con Masahiro Motoki, Ryo
***

Rivisto in divx alla Fogona, con Marisa, in originale con sottotitoli.

Il giovane medico Yukio Daitokuji, decorato durante la guerra per le tante vite salvate sul fronte, gestisce una piccola clinica a condizione familiare nei quartieri alti di Tokyo ed è benvoluto e rispettato da tutti. Ma il suo mondo pulito e idealista è macchiato da un'ombra che grava sul passato della sua famiglia: quella di un fratello gemello, Sutekichi, abbandonato alla nascita per via di una tremenda voglia sulle gambe, cresciuto nei bassifondi e desideroso di vendetta. Questi si sostituisce a Yukio, rinchiudendo il fratello in un pozzo e mettendolo così a confronto con il proprio lato oscuro. A fare da collante fra i due gemelli c'è anche Rin, la donna dal passato misterioso che Yukio ha sposato (credendola priva di memoria in seguito a un incendio) e che in precedenza è stata l'amante di Sutekichi. Ispirandosi a un racconto di Edogawa Ranpo e tuffandosi per la prima volta nel passato (ovvero nell'era Meiji, all'inizio del novecento), Tsukamoto rilegge il tema del “doppio” a modo suo, realizzando quasi una versione al contrario del “Dottor Jekyll e Mister Hyde”: se nel racconto di Stevenson l'uno si divideva in due, qui invece le due parti separate, quella “buona” e quella “cattiva”, finiscono con il riunirsi, visto che al termine del film il protagonista reintroietta la propria “ombra” e diventa una figura più completa e a tutto tondo (accettando, per esempio, di recarsi a curare anche quegli abitanti dei bassifondi che all'inizio tanto disprezzava). Girato con stile elegante e controllato, il film non rinuncia però a tuffarsi in un'atmosfera inquietante e malsana, e a tratti brulica di una vitalità “kurosawiana”, tanto nella rappresentazione teatrale ed espressionistica di certe scene e personaggi (gli abitanti dei bassifondi, per esempio), favorita anche dall'uso dei colori (notevole la fotografia dello stesso Tsukamoto) o da occasionali scene oniriche, quanto nella scelta dei temi, tutti ricorrenti nel cinema dell'Imperatore: il doppio e l'ombra (“Kagemusha”), l'etica della professione medica (“Barbarossa”, “L'angelo ubriaco”), la dicotomia dell'umanità divisa fra quartieri alti e poveri (“Anatomia di un rapimento”, “I bassifondi”). Grande la prova di Motoki, inquietante quella di Ryo.

16 marzo 2008

Haze (Shinya Tsukamoto, 2005)

Haze – Il muro (Haze)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 2005
con Shinya Tsukamoto, Kaori Fuji
*

Visto in DVD, con Martin, in originale con sottotitoli.

Un uomo (Tsukamoto stesso) si trova misteriosamente rinchiuso in uno stretto spazio immerso nel buio, forse sepolto sottoterra. Non ricorda come sia finito in quella situazione, sanguina e non sa come uscire: ma presto scopre di non essere solo: c'è anche una donna, con lui. Confuso, noioso, privo di significato: dopo dieci minuti in cui non si capisce nulla di quello accade sullo schermo, ho cominciato a temere che fosse tutto così. Per fortuna, nel finale di questo mediometraggio (dura 48 minuti), le cose cambiano un po', ma resta un'opera che non comunica niente, nemmeno quell'angoscia o claustrofobia che probabilmente l'autore voleva trasmettere. Tsukamoto, che fino a "Vital" nel bene o nel male mi era sempre piaciuto, sta prendendo decisamente una brutta piega (vedi anche "Nightmare detective").

11 gennaio 2008

Nightmare detective (S. Tsukamoto, 2006)

Nightmare detective (Akumu tantei)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 2006
con Ryuhei Matsuda, Hitomi
*1/2

Visto in DVD, con Martin.

Un misterioso individuo, contattato via cellulare da alcune persone che intendono togliersi la vita, entra nei loro incubi e li uccide in maniera cruenta. Per indagare su questi misteriosi "suicidi", una giovane detective di polizia chiede aiuto a un ragazzo che lavora come "investigatore dell'incubo" ed è in grado di penetrare nei sogni altrui. Noioso, confuso e deludente horror soprannaturale, è appena un gradino sopra alla media del genere grazie al talento visivo e registico di Tsukamoto, del quale rimane comunque il peggior film fra tutti quelli che ho visto finora. Piatto e privo di tensione, si snoda tra effettacci sonori, una fotografia fredda, personaggi senza un minimo di spessore (se si esclude il fatto che tutti, coscientemente o meno, vogliono suicidarsi) e una trama che ruba a piene mani da "Nightmare" di Wes Craven, fondendone le suggestioni con i vari "The cell" e "The ring". Ma il genere evidentemente continua ad avere i suoi fan, visto che quest'anno è prevista l'uscita di un sequel, sempre diretto dal regista di "Tetsuo". In ogni caso qualcosa nella seconda parte del film, quella più visionaria e (è proprio la parola giusta!) onirica, si salva.

3 settembre 2007

Tetsuo II: Body Hammer (S. Tsukamoto, 1992)

Tetsuo II: Body Hammer (Id.)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1992
con Tomorowo Taguchi, Nobu Tanaoka
***

Visto in DVD, con Martin, in originale con sottotitoli.

Sottoposto da bambino a crudeli esperimenti da parte del padre, un impiegato si trasforma in un ibrido uomo-macchina per proteggere la propria famiglia e per combattere contro una banda di misteriosi individui, capeggiata forse dal proprio fratello, che intende effettuare esperimenti simili su esseri umani. Più che un seguito del primo episodio, ne è un remake/rivistazione, realizzato con maggior professionalità (splendida la fotografia) e più mezzi. Meno estremo di "Tetsuo" (sono assenti le componenti porno/horror), ma comunque ben al di là di quello che offre la normale cinematografia, è un film che ipnotizza e incanta per le sue suggestioni cyberpunk e manga, tenute stavolta un po' a freno da una trama maggiormente compiuta, che spiega quasi tutto quello che c'è da sapere, e da inserti al limite del melodramma, come gli incubi del protagonista e i ricordi della sua infanzia. Visionario, crudele, surreale e cronenberghiano (lo stesso regista ha citato Cronenberg e Lynch fra gli autori che lo hanno influenzato di più), pone le basi per tutto lo Tsukamoto successivo, che si allontana tanto dai suoi primi corti quanto dal fiasco commerciale di "Hiruko the Goblin" per indagare sempre di più l'anima, il corpo e le ossessioni umane.

Tetsuo (Shinya Tsukamoto, 1989)

Tetsuo – L'uomo d'acciaio (Tetsuo)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1989
con Tomorowo Taguchi, Kei Fujiwara
***1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

Il film-manifesto di Tsukamoto, piuttosto popolare anche in Italia grazie ai continui passaggi regalatigli da Ghezzi su "Fuori Orario", è un allucinato e sperimentale fanta-horror sulla trasformazione di un uomo in un mostro di carne e metallo e sulla sua lotta contro una creatura simile, forse responsabile della sua metamorfosi per vendetta. "Cyberpunk" non è la parola giusta per descriverlo, visto che di cibernetico e di tecnologico c'è ben poco: l'ossessione di Tsukamoto è invece più prettamente metamorfica e meccanica, con tubi, cavi e lamiere che spuntano dal corpo come una naturale estensione, un'immaginario che affonda le sue radici non nel futuro bensì nei decenni precedenti (non a caso il Giappone è la patria degli anime di robottoni). Anche la trama è meno ostica di quanto potrebbe sembrare a una prima visione, e il flashback ricorrente dei due amanti nel bosco funge da cornice a una vicenda che il regista aveva già raccontato nel più breve e amatoriale "Phantom of regular size". Notevole la fotografia in b/n, la musica industriale stile Einstürzende Neubauten, il montaggio frenetico, le carrellate alla Sam Raimi, le animazioni artigianali a passo uno cui si fa massicciamente ricorso nella seconda parte. Bravo anche il protagonista, eccezionale per la sua mimica facciale, che si esibisce in una serie di smorfie di dolore e paura. Mitica e indimenticabile, infine, la scena della trivella. Che tutto sia in fondo una sorta di gioco, per quanto estremo, lo dimostra la scritta finale: "Game over".

18 agosto 2007

Phantom of regular size (S. Tsukamoto, 1986)

Phantom of regular size (Futsu saizu no kaijin)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1986
con Tomorowo Taguchi, Kei Fujiwara
**1/2

Visto in divx alla Fogona, in originale con sottotitoli.

Un impiegato combatte contro una donna che ha una mano bionica con artigli alla Lady Deathstryke. Dopodiché anche lui comincia a trasformarsi in un "mostro d'acciaio". Il responsabile è un suo amico, che ha ottenuto questi poteri in seguito a un incidente stradale. Primo cortometraggio amatoriale di Tsukamoto, che fa le prove generali per "Tetsuo", di cui anticipa trama, temi (la mutazione del corpo, l'ibrido uomo-macchina), stile (effetti artigianali, animazioni per sovrapposizione di immagini, montaggio accelerato) e situazioni (lo stupro con il pene-trivella). Breve (18 minuti) e confuso, ma decisamente interessante e divertente.