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29 maggio 2023

Monster Hunter (Paul W. S. Anderson, 2020)

Monster Hunter (id.)
di Paul W. S. Anderson – USA/Giappone/Cina/Germania 2020
con Milla Jovovich, Tony Jaa
**

Visto in TV (Netflix).

Una misteriosa tempesta di sabbia trasporta una soldatessa americana (Milla Jovovich) in un'altra dimensione, un mondo desertico popolato da mostri giganteschi e letali. Qui imparerà a combatterli, dapprima per sopravvivere e poi per impedire che arrivino sulla Terra, in compagnia di un misterioso cacciatore (Tony Jaa) e dei suoi compagni. Dopo "Resident Evil", l'accoppiata Anderson/Jovovich si rituffa nell'adattamento di una serie di videogiochi, un'altra popolare franchise della Capcom, prendendosi parecchie libertà. Il film (che nelle intenzioni dovrebbe essere a sua volta il primo di una serie, ma l'accoglienza della critica e del pubblico non è stata delle migliori, anche per via della pandemia di Covid nel periodo in cui è uscito) è essenzialmente una pellicola d'azione fracassona con venature fantastiche e horror, che nel raccontare i combattimenti dei nostri eroi per la sopravvivenza si rifà a un immaginario condiviso: molti sono infatti gli echi di precedenti film e opere di fantasy e fantascienza, da "Alien" a "Dune", da "Il Signore degli Anelli" (i ragni che ricordano Shelob) a "Il mondo perduto" di Conan Doyle (molti mostri sono di fatto derivati dai dinosauri, per non parlare del drago sputafuoco nel finale). E sarebbe inutile cercare caratterizzazioni originali o approfondimenti psicologici dei personaggi. Detto questo, visivamente ha il suo fascino, Milla si impegna, e le scene di combattimento (contro i mostri, ma anche fra umani) si prolungano senza annoiare più di tanto. E il world building, appena accennato, lascia immaginare sviluppi interessanti (dai velieri ottocenteschi che solcano i deserti, agli animali antropomorfi come il felino-cuoco nella ciurma dell'ammiraglio interpretato da Ron Perlman). Finale, ovviamente, aperto per il sequel, nello stesso modo in cui lo era quello di "Mortal Kombat", una delle prime incursioni di Paul W.S. Anderson nel mondo degli adattamenti da videogiochi.

14 agosto 2021

Faces in the crowd (J. Magnat, 2011)

Faces in the crowd - Frammenti di un omicidio (Faces in the Crowd)
di Julien Magnat – USA/Canada/GB 2011
con Milla Jovovich, Julian McMahon
*1/2

Visto in TV (Prime Video).

L'insegnante d'asilo Anna (Milla Jovovich) batte la testa mentre tenta di sfuggire al serial killer "Jack lo strappalacrime", a uno dei cui delitti ha casualmente assistito. Come conseguenza scopre di soffrire di prosopagnosia, ovvero l'incapacità di riconoscere i volti. E dunque, pur essendo in teoria l'unica testimone in grado di identificare l'assassino, non è più capace nemmeno di distinguere la propria faccia allo specchio o quella del suo compagno... Thriller basato su un soggetto tutto sommato interessante e originale (anche se in fondo è una variante di cose come "Gli occhi della notte", dove Audrey Hepburn era cieca), ma scritto e diretto in modo piuttosto convenzionale, in particolare quando l'attenzione si sposta dalla protagonista ai comprimari, come il detective della polizia Sam Kerrest (Julian McMahon), che segue il caso e che si innamora della sua testimone... Milla è bella e brava, ma le interazioni fra i personaggi zoppicano alquanto (persino la caratterizzazione del serial killer sembra buttata lì). E anche se non era certo facile rendere sullo schermo gli effetti della prosopagnosia, l'impressione è che sia stato fatto in modo incoerente (a volte Anna vede volti tutti uguali, come quelli dei bambini in classe; a volte, invece, le facce cambiano in continuazione, tanto che per alcuni personaggi si è fatto ricorso a numerosi attori a rotazione). Il titolo ricorda il classico "Un volto nella folla" di Elia Kazan del 1957. La cantante Marianne Faithfull interpreta la psicologa che aiuta Anna a far fronte al suo "handicap".

2 luglio 2021

Hellboy (Neil Marshall, 2019)

Hellboy (id.)
di Neil Marshall – USA 2019
con David Harbour, Milla Jovovich
*1/2

Visto in TV (Now Tv).

Creatura infernale "adottata" da uno scienziato americano (Ian McShane), Hellboy lavora come "indagatore del paranormale". In missione in Inghilterra, dovrà vedersela con Nimue, la "Regina di sangue", che intende vendicarsi dell'umanità intera dopo essere stata sconfitta nel medioevo da Re Artù. E nel frattempo scoprirà la verità sulle proprie origini. Reboot della serie cinematografica ispirata al personaggio creato da Mike Mignola, dopo i due film (già a mio parere sopravvalutati) realizzati nel 2004 e nel 2008 da Guillermo del Toro. Marshall, regista specializzato in horror, non ha certo la mano leggera, ed è anche meno fantasioso, poetico o visionario del collega messicano, ma si dimostra complessivamente solido, anche se appare incerto sul taglio da dare alla pellicola, passando dall'avventuroso-fiabesco all'action movie e puntando su scene ad effetto che nel finale, quando i demoni invadono Londra (la parte migliore del film), tracimano nel gore e nel grottesco quasi alla Go Nagai. Peccato che la vicenda sia noiosa e inutilmente ingarbugliata (anche perché fonde insieme ben tre diverse storie a fumetti del personaggio), appesantita da continui rimandi alle origini del protagonista e di comprimari di cui, in fondo, non ci importa nulla, come la giovane medium Alice (Sasha Lane) e il giaguaro mannaro Daimio (Daniel Dae Kim). Il ritmo monocorde e gli effetti speciali non eccezionali concorrono alla scarsa memorabilità dell'insieme, dando vita a un film che può anche intrattenere durante la visione ma che si dimenticherà poi a stretto giro di posta. Brava comunque Milla nei panni della regina cattiva. Lo scarso successo di critica e al botteghino rende improbabile la realizzazione di ulteriori sequel (suggeriti dalla scena finale).

2 febbraio 2020

Survivor (James McTeigue, 2015)

Survivor (id.)
di James McTeigue – USA/GB 2015
con Milla Jovovich, Pierce Brosnan
*1/2

Visto in TV.

Kate Abbott (Milla), agente di sicurezza presso l'ambasciata americana a Londra, scopre un complotto per far entrare un gruppo di terroristi negli Stati Uniti. Ma a causa delle macchinazioni dello spietato killer detto "L'orologiaio" (Brosnan), e dopo che una bomba ha ucciso tutta la sua squadra, sarà proprio lei a essere accusata di tradimento e a dover fuggire per provare la propria innocenza, fino a sventare personalmente l'attentato che i terroristi stanno organizzando. Ambientato negli anni immediatamente successivi all'11 settembre, un mediocre thriller d'azione dai temi vagamente hitchcockiani (la caccia all'uomo – in questo caso una donna – innocente, con resa dei conti finale in un celebre luogo pubblico, una Times Square affollata di newyorkesi per festeggiare il capodanno), ma purtroppo assai noioso e con molti problemi di scrittura. La trama è infatti piena di forzature e di buchi logici, con tutti i personaggi (tranne la protagonista, ovviamente) che si comportano in modo stupido. Carenti le caratterizzazioni e sprecato il cast (che oltre a Milla e Brosnan comprende Dylan McDermott, il diretto superiore di Kate, James D'Arcy, l'ispettore inglese che le dà la caccia, e Angela Bassett, l'ambasciatrice americana). Decente almeno la confezione, con una regia competente pur senza guizzi.

16 novembre 2019

La vita è un sogno (Richard Linklater, 1993)

La vita è un sogno (Dazed and confused)
di Richard Linklater – USA 1993
con Wiley Wiggins, Christin Hinojosa
**1/2

Rivisto in DVD, con Marisa.

Il 28 maggio 1976, ad Austin in Texas, gli studenti del liceo locale festeggiano l'ultimo giorno di scuola. Per i "senior" (gli alunni dell'ultimo anno) è l'occasione per sottoporre le matricole a crudeli e goliardici riti d'iniziazione, tollerati dalla comunità, mentre per i più giovani siamo di fronte a un momento di passaggio e di crescita. E tutti si ritroveranno di notte a una scatenata festa all'aperto, all'insegna di amori, sesso, droga e rock'n'roll. Ambientato nell'arco di 24 ore, il primo film di Linklater prodotto da una major è una specie di "American graffiti" aggiornato agli anni settanta: un nostalgico ritratto di una generazione "fumata", che si ribella alle regole degli adulti o semplicemente non si identifica nel loro modo di pensare e nelle loro "priorità". Senza nessuna fretta di crescere, i giovani seguono le proprie dinamiche e il proprio istinto, annoiati dal presente e indifferenti verso il futuro. Ed ecco che la ricerca del divertimento nasconde un vagare in cerca di punti di riferimento difficili da trovare. Di impostazione corale, la pellicola segue in parallelo numerosi personaggi fra i quali spiccano le giovani matricole Mitch (Wiley Wiggins) e Sabrina (Christin Hinojosa), che dopo le goliardie di rito saranno prese sotto l'ala protettiva di studenti più grandi; Randall "Pink" Floyd (Jason London), stella del football che sta meditando di lasciare la squadra della scuola; il trio di "intellettuali" formato da Mike (Adam Goldberg), Tony (Anthony Rapp) e Cynthia (Marissa Ribisi), in cerca d'integrazione. Nel vasto cast anche alcuni nomi che diverranno poi noti, come Ben Affleck (il bullo pluri-ripetente Fred O'Bannion), Matthew McConaughey (il ventenne David Wooderson, che bazzica ancora con i liceali), Parker Posey e Milla Jovovich (in un ruolo assai ridotto). La ricca colonna sonora comprende brani (fra gli altri) di Aerosmith, Deep Purple, Kiss, Black Sabbath, ZZ Top, Alice Cooper, Bob Dylan e Peter Frampton. Senza senso il titolo italiano. Passato inosservato nel nostro paese, il film ha colpito invece parecchio l'immaginario americano, anche grazie all'ottima ricostruzione storico-sociale. Linklater ne dirigerà una sorta di "sequel spirituale" nel 2016 con "Tutti vogliono qualcosa".

18 agosto 2018

Resident Evil: The final chapter (Paul W.S. Anderson, 2016)

Resident Evil: The Final Chapter (id.)
di Paul W. S. Anderson – USA 2016
con Milla Jovovich, Iain Glen
*1/2

Visto in divx.

Sesto e ultimo capitolo della serie ispirata al popolare videogioco, che questa volta si conclude davvero. La sceneggiatura rivela le autentiche origini del virus T (quello che ha dato vita agli zombie), della Umbrella Corporation e della stessa Alice (Jovovich), e la storia riporta la nostra eroina là dove tutto era iniziato: a Raccoon City, nell'Alveare, la base sotterranea dove era ambientato il primo film della saga. Dopo aver affrontato un redivivo Isaacs (Iain Glen) e il suo esercito di zombie, Alice – in compagnia di Claire (Ali Larter, di ritorno dal quarto film) e di un altro pugno di sopravvissuti – sarà aiutata dalla Regina Rossa (il cui avatar di bambina è interpretato stavolta da Ever Gabo, figlia della stessa Milla e del regista Anderson) a penetrare nella base, evitandone le trappole, per impadronirsi dell'antivirus aereo in grado di spazzare via definitivamente l'epidemia di non morti che ha sconvolto il pianeta. Così facendo, Alice scoprirà finalmente anche la verità su sé stessa. Ricordiamo infatti che nel primo film (che si svolgeva dieci anni prima di questo) si era svegliata senza alcuna memoria del proprio passato: facile leggervi una metafora del videogiocatore, il cui personaggio nasce di fatto nel momento in cui inizia una nuova partita. Se dunque la pellicola ha il pregio di mettere la parola fine a una serie non certo esaltante (Milla a parte) e di chiarire anche i ruoli dei "cattivi" visti nei precedenti film (il dottor Isaacs, di cui scopriamo che era morto soltanto un clone, e l'ambiguo Wesker, qui ridotto al semplice ruolo di braccio destro), restano però i soliti difetti congeniti: una continuity fra episodio ed episodio che lascia parecchio a desiderare (con personaggi abbandonati o che spariscono senza spiegazioni: che fine hanno fatto Jill Valentine, Ada Wong e gli altri compagni di Alice del capitolo precedente, per esempio?), una regia nervosa e confusa che rende illeggibili e spezzettate le scene d'azione (quando non assolutamente noiose) e personaggi di contorno senza una particolare caratterizzazione (buoni solo per il meccanismo del totomorti: la presenza di un traditore nel gruppo che aiuta Alice a introdursi nell'Alveare, per esempio, non aggiunge un briciolo di tensione perché in fondo non ci importa nulla di nessuno di loro). Apprezzabili comunque alcuni spunti nella seconda parte del film, come la presenza di una "trinità" di Alice (la protagonista, la Regina Rossa e l'anziana Alicia Marcus) e in generale i rimandi alla prima pellicola, che consentono di chiudere una sorta di cerchio. Al punto che si potrebbe consigliare a un neofita di guardarsi soltanto il primo e quest'ultimo capitolo, saltando tutti gli altri (benché il terzo e il quarto non fossero del tutto da buttar via). Nel cast, bene Glen in un doppio ruolo (il vero Isaacs e un altro clone, caratterizzato come fanatico religioso), mentre Milla mi è apparsa più stanca e con meno entusiasmo del solito: forse anche lei si era stufata di questa serie.

2 novembre 2014

Resident Evil: Retribution (Paul W.S. Anderson, 2012)

Resident Evil: Retribution (id.)
di Paul W.S. Anderson – USA/Canada/Germania 2012
con Milla Jovovich, Sienna Guillory
*1/2

Visto in divx.

Catturata dalla Umbrella Corporation, la multinazionale responsabile della contaminazione biologica che ha trasformato il mondo in un'apocalisse di zombie, e rinchiusa nel suo "centro di collaudo" sotto i ghiacci della Kamchatka, Alice (Milla) viene aiutata a fuggire da alcuni insoliti alleati: Ada Wong (Li Bingbing), una delle migliori agenti di Albert Wesker (Shawn Roberts), un tempo a capo della stessa Umbrella ma ora esautorato dalla Regina Rossa (l'intelligenza artificiale che Alice aveva già affrontato nel primo capitolo della saga), e un commando guidato dal mercenario Leon S. Kennedy (Johann Urb). Attraversando i vari ambienti che compongono la struttura sotterranea (e che riproducono fedelmente strade e piazze delle principali capitali del mondo – New York, Mosca, Tokyo... – allo scopo di sperimentare le reazioni della popolazione agli attacchi biologici), Alice si rende conto che la corporazione si serve di numerosi cloni, fra i quali anche quelli con le sue fattezze e con quelle della soldatessa Rain (Michelle Rodriguez). Dopo aver salvato una bambina (Aryana Engineer) che, in una delle suddette simulazioni, è stata programmata per credere di essere sua figlia, Alice e i suoi compagni arrivano in superficie, dove però sono raggiunti da un clone di Rain e da Jill Valentine (Sienna Guillory), tuttora sotto il controllo mentale della Umbrella. La prima viene sconfitta, la seconda liberata dal condizionamento. Giunti da Wesker, questi inietta il T-virus nel corpo di Alice, restituendole le sue super-capacità: ne avrà bisogno, le spiega, per l'imminente scontro finale per la salvezza del mondo. Quinto (e penultimo, se Anderson vuole) capitolo della serie ispirata al celebre videogioco, è probabilmente l'episodio più fedele alla sua origine ludica (i vari ambienti che i personaggi attraversano sono come le fasi di un videogame; la meccanica di combattimento è quella di un tipico "sparatutto"; persino l'idea dei cloni, che rinascono dopo ogni morte per vivere esistenze differenti, richiama il concetto di gioco), nonché quello che si rifà più da vicino al primo film, ma anche il più limitato come ambizioni e come risultato. A parte occasionali combattimenti contro mostruosi zombie deformati dal virus, l'azione si riduce a interminabili sparatorie nei corridoi, e le caratterizzazioni dei personaggi sono virtualmente inesistenti. Milla è sempre un bel vedere, così come i suoi costumi, ma il suo impegno recitativo è piuttosto carente (per non parlare della Li o della Guillory: meglio assai la Rodriguez, per quanto sacrificata). Vabbè, ne manca uno solo: sarebbe dovuto uscire a inizio 2015, ma l'inattesa gravidanza di Milla (che sta per dare alla luce la seconda figlia) ha costretto il marito/regista/sceneggiatore a posticipare la lavorazione di quello che dovrebbe chiamarsi "Resident Evil: The Final Chapter".

23 dicembre 2012

Zoolander (Ben Stiller, 2001)

Zoolander (id.)
di Ben Stiller – USA 2001
con Ben Stiller, Owen Wilson
**1/2

Rivisto in DVD, con Ilaria.

Derek Zoolander è il più celebre supermodello sulla scena fashion, celebre per i suoi sguardi conturbanti (e tutti uguali). Peccato che, come peraltro tutti i suoi colleghi, sia anche un campione di ignoranza e stupidità. In crisi per l'arrivo di un rivale, il biondissimo Hansel (Owen Wilson, già alla quarta collaborazione con Stiller), che gli ha impedito di vincere il titolo di "modello dell'anno" per la quarta volta consecutiva, Zoolander accetta di diventare il testimonial della nuova linea dello stilista Mugatu (Will Ferrell), ignorando che si tratta di un escamotage per fargli il lavaggio del cervello e spingerlo ad assassinare – durante una sfilata – il primo ministro della Malesia: questi, infatti, intende abolire il lavoro minorile nel proprio paese, andando contro gli interessi delle più importanti griffe di moda. Ma Derek sarà aiutato proprio da Hansel, che rivela di essersi sempre ispirato a lui, e dalla giornalista Matilda (Christine Taylor). Grottesca ed esilarante satira del mondo della moda (sviluppata a partire da alcuni spezzoni televisivi interpretati da Stiller in occasione dei VH1 Fashion Awards), è un film forse più stupido che intelligente. Ma riesce comunque a regalare parecchi momenti divertenti, per lo più legati all'idea che i modelli siano soltanto belli e stupidi, "esagerati cultori del proprio aspetto e del proprio ego": dalla battaglia con le pompe al distributore di benzina, alla mitica scena di Derek e Hansel che cercano di scoprire come si accende un computer (un iMac: siamo nel 2001) e che naturalmente parodizza "2001: Odissea nello spazio", per non parlare di alcune brillanti gag ("Sono diventata bulimica" - "Vuoi dire che sai leggere nel pensiero?"). Milla Jovovich è quasi irriconoscibile dietro il pesante trucco di Katinka, l'assistente russa di Mugatu, ma se la cava nel ruolo (per una volta) della cattiva. Numerosissimi i cameo di celebrità nelle parti di sé stesse (David Bowie, Donald Trump, Paris Hilton, Heidi Klum, Claudia Schiffer, Victoria Beckham, Tom Ford, Lenny Kravitz, Karl Lagerfeld, Donatella Versace, Tommy Hilfiger, Nina Hagen, Stephen Dorff, Christian Slater, Natalie Portman, Winona Ryder, James Marsden, Billy Zane, Cuba Gooding Jr., per citarne solo alcuni). Il padre di Derek è interpretato da Jon Voight (e uno dei suoi fratelli da Vince Vaughn), mentre il vero padre di Ben Stiller, Jerry, recita nei panni del suo manager. Una curiosità: "Zoolander" fu il primo film comico a uscire nei cinema di New York dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre, e forse anche per questo motivo non venne accolto favorevolmente dal pubblico (per poi rifarsi in seguito, diventando quasi un cult movie, nonché uno dei titoli più popolari della filmografia di Stiller).

20 novembre 2012

Vykrutasy (Levan Gabriadze, 2011)

Vykrutasy (aka Lucky Trouble)
di Levan Gabriadze – Russia 2011
con Konstantin Khabensky, Milla Jovovich
**1/2

Visto in volo da Milano ad Abu Dhabi, in originale con sottotitoli inglesi.

Quando Slava (Kabensky, già visto nei film di Bekmambetov sui "Guardiani della notte"), insegnante e aspirante scrittore senza successo, incontra la bellissima Nadya (Milla, al suo primo film girato in Russia), se ne innamora perdutamente. E la passione è ricambiata, tanto che la ragazza decide di mandare a monte il proprio fidanzamento precedente (con Daniel, un amico d'infanzia) per sposare invece lui. Mentre Nadya organizza a Mosca il sontuoso ricevimento di nozze, Slava si reca al proprio paese (un villaggio sulla costa) per dare le dimissioni da insegnante e sbrigare le ultime pratiche: ma qui – per una serie di equivoci – viene coinvolto come allenatore e costretto a partecipare a un torneo di calcio giovanile. La sua unica possibilità per lasciare il paese e partire subito per Mosca è quella di essere eliminato dal torneo. Ma i ragazzi – un gruppo di orfani presi dalla strada, tutti ladruncoli indisciplinati e apperantemente inesperti – dimostrano di avere mille risorse e riescono inaspettatamente a vincere ogni incontro nonostante il loro stesso allenatore complotti contro di loro. E così ogni giorno Slava deve inventarsi una scusa per giustificare il suo ritardo alla promessa sposa, che nel frattempo a sua volta ha il proprio da fare per tenere a bada i parenti e gli invitati al matrimonio (nonché le avances dell'ex fidanzato, che torna alla carica spalleggiato dalla futura suocera). Divertente commedia che sconfina spesso nella farsa e che alterna scene tipiche delle pellicole sportive (l'elogio del gioco di squadra, lo spirito di gruppo che si cementa man mano, il desiderio di rivalsa) a quelle dei film romantici (con l'interminabile festa di matrimonio che si protrae per giorni e giorni, ma anche i tentativi dell'ex fidanzato di riconquistare a ogni costo la ragazza). Il ritmo è spigliato e i colpi di scena non mancano, con la regia che ben si destreggia fra le riprese delle varie partite del torneo (mostrando anche azioni spettacolari quasi alla "Shaolin soccer") e sequenze che sviluppano i rapporti fra i personaggi. Milla, bellissima come sempre e pure autoironica, nei titoli di coda ringrazia per aver avuto finalmente l'opportunità di girare un film in russo (quando la vede per la prima volta, Slava commenta che gli sembra di trovarsi "in un film di Hollywood"). Vladimir Menshov, il regista di "Mosca non crede alle lacrime", partecipa nei panni del funzionario che impone al protagonista di allenare la squadra di ragazzini. Cameo anche per il calciatore Aleksandr Kerzhakov.

23 febbraio 2012

.45 (Gary Lennon, 2006)

.45 (id.)
di Gary Lennon – USA 2006
con Milla Jovovich, Angus Macfadyen
*

Visto in DVD.

La bella Kat (Milla) è talmente innamorata di “Big Al” (Angus Macfadyen), un buzzurro geloso e violento che traffica in merce rubata e pistole (da cui il pretestuoso titolo del film, che si riferisce alla calibro 45 di proprietà di Al), da non essere in grado di ribellarsi ai suoi maltrattamenti, nonostante l’invito a denunciarlo o a liberarsene che gli rivolgono (in maniera non certo disinteressata, visto che sono tutti invaghiti di lei) l’amica lesbica Vic (Sarah Strange), il giovane complice di Al, Reilly (Stephen Dorff), e l’assistente sociale Liz (Aisha Tyler). Con l’aiuto di uno di loro, però, Kat riuscirà a “incastrare” Al e a rifarsi una nuova vita. Ambientata nel sottobosco criminale di Hell’s Kitchen, la pellicola vorrebbe affrontare il delicato tema dei maltrattamenti alle donne e della loro dipendenza dai propri aguzzini, ma lo fa in maniera pedestre, risultando inutilmente cinica e volgare: le psicologie dei personaggi sono tagliate con l’accetta o presentano inspiegabili incongruenze, mentre il mediocre regista (esordiente e autore anche della sceneggiatura) riesce nell’incredibile impresa di annullare la carica sexy di Milla persino quando la mostra seminuda o impegnata in scene lesbiche. Inutili, e completamente avulse da tutto il resto, le “interviste” ai vari personaggi (fra cui le pietose madri di Al e Kat) che, come in un documentario, espongono direttamente allo spettatore i propri pensieri e le proprie opinioni.

17 ottobre 2011

I tre moschettieri (Paul W.S. Anderson, 2011)

I tre moschettieri (The Three Musketeers)
di Paul W. S. Anderson – USA 2011
con Logan Lerman, Milla Jovovich
**

Visto al cinema Colosseo (in 3D), con Elena.

Nuovo adattamento cinematografico di uno dei più classici romanzi d’avventura di tutti i tempi, girato dal regista di “Resident Evil” (nonché fortunato marito di Milla Jovovich) nello stesso stile del recente “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie, ovvero aggiornando il soggetto al moderno gusto hollywoodiano e agli stilemi del popcorn movie e condendo la vicenda con una profusione di scene d’azione e un ritmo ipercinetico. In più c’è il 3D, che proprio in questi film di puro intrattenimento trova forse la sua unica ragione d’essere (e riesce effettivamente, almeno in parte, ad arricchire di nuove profondità gli ambienti e le scenografie). Naturalmente i puristi storceranno il naso, perché se è vero che la trama di base è stata rispettata (l’incontro di D’Artagnan con i tre moschettieri, gli scontri con Jussac e Rochefort, la missione a Londra per recuperare i gioielli della regina, ecc.), non poche e non lievi sono le modifiche e i rimaneggiamenti al testo di Dumas. Su tutte, il notevole ampliamento del ruolo di Milady (interpretata da una Milla più splendida che mai): nell’incipit, ambientato a Venezia, la vediamo addirittura agire come un “quarto moschettiere”, in missione al fianco di Athos, Porthos e Aramis (caratterizzati come una via di mezzo fra ninja e agenti segreti), che naturalmente tradirà alla prima occasione per mettersi dapprima al servizio del duca di Buckingham e poi del cardinale Richelieu; ma le modifiche apportate al suo personaggio si ripercuotono su tutto il film, dando origine a scene di spionaggio in stile “Mission Impossibile” e sfociando in un finale alquanto differente da quello del romanzo originale, con un duello in cielo fra aeronavi tanto spettacolare quanto improbabile, seguito da un cliffhanger che ricorda proprio quelli che caratterizzano la serie di “Resident Evil”. Eppure, non me la sento di gridare al tradimento o alla lesa maestà: in fondo lo scopo principale del feuilleton di Dumas era quello di divertire i lettori e stuzzicare il loro desiderio di azione e avventura, e da questo punto di vista il film di Anderson non si comporta molto peggio dei suoi numerosi predecessori cinematografici. In più c’è Milla, che da sola è – come sempre – un motivo sufficiente per vedere la pellicola. Se gli attori che interpretano i quattro moschettieri sono semisconosciuti (il giovane Logan Lerman, nei panni di D’Artagnan, in qualche modo se la cava, mentre ben poca impressione destano gli altri tre), più interessante è il cast di contorno: oltre a Milla ci sono anche Christoph Waltz (Richelieu), Orlando Bloom (Buckingham), Freddie Fox (Luigi XIII) e Juno Temple (la regina Anna).

7 febbraio 2011

Charlot (Richard Attenborough, 1992)

Charlot (Chaplin)
di Richard Attenborough – USA 1992
con Robert Downey jr., Geraldine Chaplin
**

Rivisto in TV, con Hiromi.

Dopo i film su Churchill e su Gandhi, Attenborough – ormai specializzato in biopic – ha voluto portare sul grande schermo anche la vita dell'immenso Charles Chaplin, uno dei più grandi artisti cinematografici di tutti i tempi. La pellicola è tratta dall'autobiografia dello stesso Chaplin (nel film si immagina l'attore, ormai anziano, mentre risponde alle domande di un giornalista – interpretato da Anthony Hopkins – che gli chiede di approfondirne alcuni passaggi) e ne ripercorre l'intera carriera: dall'infanzia di stenti in Gran Bretagna (la madre era una povera attrice del vaudeville) ai primi successi nel cinema muto a Hollywood, con la nascita del personaggio del "vagabondo" (ovvero Charlot: curiosamente nella versione italiana è proprio il nome del personaggio, e non quello dell'attore, a dare il titolo al film); dalle controverse vicende sentimentali (si sposò più volte, spesso con attrici giovanissime se non addirittura minorenni) ai rapporti con altri celebri membri della mecca del cinema (viene dato particolare risalto alla sua amicizia con Douglas Fairbanks, con il quale ha fondato la United Artists); dalle accuse di comunismo e di attività anti-americane nel periodo del maccartismo (il capo dell'FBI, Edgar J. Hoover, lo aveva personalmente preso di mira) all'esilio forzato in Svizzera negli ultimi anni della sua vita. Il film si conclude con la consegna dell'Oscar alla carriera nel 1972 e con la proiezione sullo schermo dell'Academy di alcuni spezzoni dei film del "vero" Chaplin: come dice Mereghetti, è "l'unico momento di autentico divertimento e commozione" di un film "frammentario e abbastanza freddo (nonostante la ricchezza produttiva)". Anche se non mancano alcuni buoni momenti (ma il merito, oltre che dell'eccellente Robert Downey jr., perfettamente credibile nella parte principale, è soprattutto della buona ricostruzione storica della Hollywood degli anni venti e trenta), nel complesso il film si snoda fiaccamente, accatastando gli eventi uno dopo l'altro e con personaggi secondari poco caratterizzati che entrano ed escono dalla vita del protagonista senza lasciare traccia. Il cinema e la vita reale si mescolano in continuazione: non sono rari i casi in cui episodi della vita di Chaplin riecheggiano, anticipano o ispirano scene delle sue pellicole più celebri, come se l'attore e il suo personaggio fossero inscindibili l'uno dall'altro. Particolarmente discutibile è la sequenza in cui Chaplin e il suo entourage si nascondono in un albergo per terminare il montaggio de "Il monello": Attenborough la gira come se si trattasse una vecchia comica muta, con tanto di capitomboli, travestimenti, pianoforte in sottofondo e proiezione accelerata, ma il risultato è modesto. Il ricco cast comprende Geraldine Chaplin (la vera figlia di Charles, che qui interpreta sua madre), Dan Aykroyd (Mack Sennett), Kevin Kline (Douglas Fairbanks), Penelope Ann Miller (Edna Purviance), Marisa Tomei (Mabel Normand), una sedicenne Milla Jovovich (Mildred Harris, la prima moglie di Chaplin), Diane Lane (Paulette Goddard), Maria Pitilo (Mary Pickford), Paul Rhys (Sydney, il fratello di Charles), Moira Kelly (nel doppio ruolo di Hetty, il primo amore di Chaplin, e di Oona O'Neill, la sua ultima moglie) e altri ancora (fra cui James Woods, David Duchovny, John Thaw, Kevin Dunn).

17 ottobre 2010

Resident Evil: Afterlife (Paul W.S. Anderson, 2010)

Resident Evil: Afterlife (id.)
di Paul W.S. Anderson – GB/USA/Germania 2010
con Milla Jovovich, Ali Larter
**

Visto al cinema Uci Bicocca (in 3D).

Ebbene sì, sono andato al cinema per guardarlo in 3D, pur avendo espresso più volte le mie perplessità verso questo tipo di tecnologia. Ma l'opportunità di ammirare per una volta Milla in tre dimensioni ha avuto la meglio su ogni altra considerazione! Il quarto episodio della serie, che segna il ritorno di Paul W. S. Anderson alla regia, comincia con una bella scena ambientata a Tokyo – per la precisione al celebre incrocio di Shibuya – in cui Alice e i suoi cloni irrompono nel quartier generale giapponese della malvagia Umbrella Corporation, al termine della quale la nostra protagonista perde i suoi poteri e torna a essere una donna normale: e questo restituisce alla serie un po' di quel fascino da zombie movie classico che si era perduto dopo il primo film. Successivamente, partita in cerca di Arcadia (il misterioso luogo dove si sarebbero rifiugiati gli ultimi sopravvissuti rimasti sulla faccia della terra), Alice si ritrova bloccata in una prigione di Los Angeles insieme a una smemorata Claire Redfield, circondata dalle solite orde di non-morti. Con l'aiuto di un gruppo di pochi compagni (fra cui il fratello di Claire, Chris), riuscirà a venirne fuori e scoprirà che Arcadia non è una città ma una nave che si mantiene al largo della costa; e soprattutto che al suo interno la attendono altre sorprese, non tutte piacevoli. Come i precedenti, il film termina all'improvviso con un cliffhanger che annuncia un ulteriore sequel: finirà mai questa serie? A livello di contenuti la ricetta non cambia, e la pellicola – che si rivolge evidentemente a un pubblico di soli fan – aggiunge ben poco al genere, seguendo con fedeltà le regole del totomorti e presentando personaggi minori caratterizzati appena quanto basta per distinguerli l'uno dall'altro, scene d'azione prese dal videogioco, effetti speciali alla "Matrix", citazioni da Carpenter e dialoghi di basso livello: ma è inutile lamentarsi, in fondo il film non prometteva più di quanto non mantenga, e poi Milla è sempre bellissima (in particolare nella scena iniziale con i cloni, dove appare anche in versione multipla) e i due scontri con il malvagio boss della Umbrella, Wesker (il cui interprete è cambiato dal terzo film), non sono da buttare via. Come già in parte negli episodi precedenti, la stessa Milla ha contribuito a disegnare i propri costumi. Il 3D, nel complesso, è poca cosa e si rivela sostanzialmente inutile.

16 ottobre 2010

Resident Evil: Extinction (R. Mulcahy, 2007)

Resident Evil: Extinction (id.)
di Russell Mulcahy – GB/USA/Ger/Fra/Aus 2007
con Milla Jovovich, Oded Fehr
**

Visto in DVD.

Sono passati alcuni anni dalla conclusione del secondo episodio. La Umbrella Corporation non è riuscita a fermare il diffondersi del virus, che ha contagiato il mondo intero (e da questo film si comincia a parlare di città reali come Las Vegas, non più fittizie come Raccoon City). A parte piccoli gruppi di superstiti che si spostano in continuazione per evitare i non-morti, e i dipendenti della stessa Umbrella che vivono rifugiati in complessi sotterranei, la superficie del pianeta è ormai invasa dagli zombie e ridotta a un deserto: il che dona a questo episodio, ambientato nel midwest americano fra lo Utah e il Nevada, un'accattivante atmosfera alla "Mad Max". Alice, dotata ora anche di poteri psionici, aiuta il convoglio di Claire Redfield a partire in direzione dell'Alaska, dove – se si presta fede ad alcune trasmissioni radiofoniche – si troverebbe un rifugio in cui l'epidemia non è ancora arrivata. E nel frattempo scopre che il dottor Isaacs (Iain Glen), uno degli scienziati della Umbrella, ha clonato il suo corpo per proseguire gli esperimenti su di lei. Isaacs, che sta anche tentando di "addomesticare" i non-morti, entrerà in conflitto con il presidente della Umbrella, Wesker, e subirà una mutazione trasformandosi a sua volta in un mostro. Ma Alice lo eliminerà con l'aiuto dei propri cloni. Mentre Paul W.S. Anderson continua a sceneggiare, l'inesperto Alexander Witt di "Resident Evil: Apocalypse" viene sostituito alla regia dal veterano Russell Mulcahy (uno che passerà alla storia per un unico film, "Highlander") e in effetti la situazione migliora. Se la parte centrale nel deserto è piuttosto ordinaria, va apprezzato almeno il tentativo di cambiare radicalmente ambientazione rispetto agli episodi precedenti. Le cose migliori sono comunque l'incipit (che recupera scenografie e costumi dal primo film) e lo scontro conclusivo nel laboratorio sotterraneo. Non mancano comunque molti luoghi comuni del genere, compreso il personaggio che viene morso dai non-morti e non lo dice agli altri fino a quando non è troppo tardi. In più, oltre ai soliti cani-zombie (presenti in tutte le pellicole della serie), i nostri eroi devono vedersela anche con minacciosi corvi contagiati dal virus, che ricordano "Gli uccelli" di Hitchcock. Da "Apocalypse" ritornano – ma durano poco – i personaggi di Olivera e L.J., mentre nulla ci viene detto del destino di Jill Valentine e di Angela. Milla, tosta e bellissima, ruba comunque la scena a tutti.

15 ottobre 2010

Resident Evil: Apocalypse (A. Witt, 2004)

Resident Evil: Apocalypse (id.)
di Alexander Witt – GB/Ger/Fra/Can 2004
con Milla Jovovich, Sienna Guillory
*

Rivisto in DVD.

Il virus T, che trasforma gli esseri umani in non-morti, è fuoriuscito dal laboratorio segreto della Umbrella Corporation e l'infezione ha raggiunto Raccoon City, le cui strade sono ora invase dagli zombie (termine, quest'ultimo, che peraltro non viene mai usato nel corso dell'intera franchise). Dopo aver tentato un'inutile evacuazione, la corrotta multinazionale mette in quarantena l'intera metropoli, sigillandone il perimetro e rinchiudendo al suo interno anche i sopravvissuti. Per uscire dalla città prima che venga "nuclearizzata", Alice (che nel frattempo è stata geneticamente modificata dal virus, acquisendo una super forza) e un gruppo di compagni improvvisati (fra i quali la poliziotta dei reparti speciali Jill Valentine, il mercenario Carlos Olivera e il ladruncolo L.J.) devono rintracciare Angela, la giovane figlia del creatore del virus, che in cambio ha garantito loro una via di fuga: ma la situazione è resa più complicata da Nemesis, mostruosa creatura nata da un esperimento segreto, che la Umbrella ha scatenato nelle strade allo scopo di testarne le potenzialità belliche. Se il primo episodio della serie era carino, il secondo – dall'ambientazione meno asettica e più "sporca" – è un vero disastro. La pessima regia di Witt (direttore della fotografia alla sua prima – e finora unica – esperienza come regista) è confusa e senza idee, abusa di ralenti e di montaggi ad effetto, rendendo incomprensibili le scene d'azione; i personaggi non mostrano il minimo approfondimento (alcuni, come Jill Valentine, sono sostanzialmente inutili ai fini della trama e sembrano inseriti solo per ammiccare ai fan del videogioco, al quale probabilmente questo secondo film è più fedele); le situazioni e i dialoghi sono scontati, gratuiti o improbabili, e non offrono nulla che non si sia già visto in decine di film di questo tipo; in più non è nemmeno particolarmente divertente. Se non fosse per Milla, non ci sarebbe alcun motivo di guardarlo. Il titolo doveva essere "Resident Evil: Nemesis", ma venne cambiato perché era appena uscito "Star Trek: Nemesis".

14 ottobre 2010

Resident Evil (Paul W.S. Anderson, 2002)

Resident Evil (id.)
di Paul W.S. Anderson – GB/Francia/Germania 2002
con Milla Jovovich, Michelle Rodriguez
**1/2

Rivisto in DVD.

Ispirato a una popolare collana di videogiochi, il film – vagamente carpenteriano e primo di una serie che a oggi conta quattro pellicole (ma altre sono già in programma) – aggiorna il filone dei classici zombie movie alla Romero con un'ambientazione moderna, asettica e fantascientifica, e ha contribuito a trasformare Milla – sexy e aggressiva come non mai – in un'icona del genere action/horror. A parte l'incipit nella sontuosa villa neoclassica in cui la protagonista si risveglia senza alcun ricordo del proprio passato (una tipica situazione da videogioco, appunto, come una nascita) e la bella inquadratura finale in cui si scopre che il contagio ha ormai invaso l'intera Raccoon City, quasi tutto il film è ambientato nelle stanze e nei corridoi di un complesso sotterraneo chiamato "l'Alveare", un sofisticato laboratorio di ricerca di proprietà della potente e corrotta Umbrella Corporation dove vengono sperimentate armi virali e batteriologiche. Proprio una di queste, il Virus T, in grado di trasformare gli esseri viventi in non-morti affamati di carne umana, ha contaminato l'intera struttura: e il computer centrale, la Regina Rossa (riferimenti ad "Alice nel paese delle meraviglie" sono sparsi un po' ovunque, a partire dal nome della protagonista), l'ha isolata dall'esterno per impedire che l'epidemia si diffonda. A una prima parte fredda e piena di tensione, con Alice e un gruppo di soldati che cercano di penetrare nell'Alveare per scoprire che cosa è successo e devono vedersela con il computer (una versione femminile dello HAL 9000 di "2001: Odissea nello spazio") e le trappole in stile "The cube" (come il laser che taglia a fettine) che questi ha disseminato attorno a sé, ne segue una seconda più concitata e ricca invece di azione, in cui i personaggi devono fuggire dall'assalto dei non-morti, fra i quali – oltre a uomini – ci sono anche animali (memorabile la scena in cui Alice lotta contro i cani: a proposito, Milla ha effettuato tutti gli stunt in prima persona, senza controfigure!) e mostri vari (il cosiddetto "licker"). Fra i comprimari si segnalano Michelle Rodriguez (la tosta soldatessa Rain, un classico personaggio "alla Vasquez"), Eric Mabius (Matt, attivista contro le multinazionali) e James Purefoy (Spence, il misterioso "marito" di Alice). Tranne che nella scena iniziale, in cui si sveglia nuda nella doccia, e in quella finale, in cui indossa soltanto un telo da ospedale, Milla veste per tutta la pellicola un costume molto essenziale, che comprende stivaletti neri e un leggero abito da sera rosso. Il regista Paul W.S. Anderson – che aveva già sfornato l'adattamento cinematografico di un videogioco con "Mortal Kombat" – si limiterà a scrivere e a produrre il secondo e il terzo film della serie ("Resident Evil: Apocalypse" e "Resident Evil: Extinction"), tornando dietro la macchina da presa soltanto con il quarto episodio ("Resident Evil: Afterlife"). Nel frattempo è diventato il fortunato marito di Milla, nonché il padre di sua figlia Ever (il cui padrino è Wim Wenders!).

20 dicembre 2009

Palermo Shooting (Wim Wenders, 2008)

Palermo Shooting (id.)
di Wim Wenders – Germania/Italia 2008
con Campino, Giovanna Mezzogiorno
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

Un fotografo tedesco (Campino, alias Andreas Frege, rock star del gruppo Die Toten Hosen), dopo essere scampato per un nonnulla a un incidente stradale e aver visto (letteralmente) la morte in faccia, si trattiene per qualche giorno a Palermo, città a lui sconosciuta, alla ricerca di sé stesso. Mentre gira per le strade scattando fotografie, scopre di essere preso di mira da una misteriosa figura incappucciata che gli scaglia contro delle frecce invisibili ed evanescenti, proprio come quelle che si vedono nel dipinto del "trionfo della morte" al quale Flavia, una giovane restauratrice, sta lavorando. Una pellicola strana e metafisica, ma con un suo particolare fascino surreale, caratterizzata da temi tipicamente wendersiani, e come tale apprezzabile forse di più se si conoscono bene le precedenti opere del regista (l'artista che si aggira per una città straniera ricorda "Lisbon story", anche se lì il protagonista "catturava" suoni e qui immagini; l'elemento soprannaturale era già presente ne "Il cielo sopra Berlino"; i sogni e le riflessioni e sulle sembianze delle cose si collegano a quelle viste – fra gli altri – in "Fino alla fine del mondo"), che suggerisce arditi collegamenti fra il fotografo e la morte (entrambi fanno lo stesso lavoro, in fondo, "immortalando" persone e oggetti ai quali tolgono la vita; persino il titolo del film può riferirsi tanto al lavoro del fotografo – lo "shooting" fotografico – quanto alle frecce scagliate dalla morte) e abbozza considerazioni su come uno scatto riproduca soltanto la superficie delle cose o sulla bizzarra condizione di un fotografo che viene ripreso a sua volta. Anche il personaggio di Flavia (interpretato da una brava Mezzogiorno) è in linea con tutto il resto: il suo lavoro di restauratrice di antichi dipinti, in fondo, è un trait d'union fra i due argomenti principali della pellicola, l'immagine e la decadenza. Ironico come, nelle sequenze iniziali del film, Campino – anziché la morte – si ritrovi a fissare sulla pellicola l'inizio della vita, nella fattispecie nella sessione fotografica con Milla Jovovich (che interpreta sé stessa con il pancione). La presenza di Milla, non accreditata, è stata per me un bonus inatteso ma gradito! Nel cast c'è anche Dennis Hopper, nei panni della morte impersonificata. Curatissime, come sempre, fotografia e colonna sonora. La scelta di Palermo come luogo dove incontrare la morte, città (de)cadente ed – etimologicamente – "grande porto", sembra particolarmente azzeccata. E la dedica finale a due grandi registi che erano appena scomparsi, per di più nello stesso giorno (Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni), non è decisamente casuale, visto che il film che riprende numerosi elementi da due delle loro opere più celebri, rispettivamente "Il settimo sigillo" (l'incontro con la morte) e "Blow up" (il fotografo e la realtà delle cose).

27 marzo 2008

Poliziotto in blue jeans (B. Evans, 1992)

Poliziotto in blue jeans (Kuffs)
di Bruce A. Evans – USA 1992
con Christian Slater, Milla Jovovich
**1/2

Visto in divx alla Fogona.

Un film che si apre con una Milla Jovovich sedicenne che balla in mutande e maglietta non può essere veramente brutto, nemmeno se se ha una trama piuttosto stereotipata e se Milla è soltanto una comprimaria. E infatti non mi è affatto dispiaciuto, anzi a tratti l'ho trovato piuttosto divertente. Il giovane e impulsivo protagonista, George Kuffs, non sa bene cosa fare della propria vita, ma quando il fratello poliziotto viene ucciso da un malvivente che viene poi lasciato in libertà, decide di arruolarsi a propria volta per fare giustizia. Il tono della pellicola però è leggero, quasi comico, con scene come quella dell'agguato del killer a casa di George che sembrano uscite da un film di Jackie Chan, arti marziali a parte. Slater rompe continuamente il "quarto muro", guardando in camera e parlando con gli spettatori (lo fa persino quando è imbavagliato, aiutato dai sottotitoli!). Ambientato a San Francisco, il film affronta anche il tema delle pattuglie speciali, poliziotti "privati" pagati direttamente dai cittadini, che collaborano con i veri agenti e si possono passare la licenza in eredità. Una serie di personaggi simpatici e ben caratterizzati completa una pellicola d'azione senza pretese ma piuttosto godibile e con una discreta verve.

28 settembre 2007

Ultraviolet (Kurt Wimmer, 2006)

Ultraviolet (id.)
di Kurt Wimmer – USA 2006
con Milla Jovovich, Cameron Bright
*1/2

Visto in DVD, con Albertino.

In una megalopoli futuristica, governata da una casta di scienziati-religiosi, un misterioso virus trasforma alcuni individui in una sorta di vampiri (chiamati "emofagi"), dotati di incredibili capacità atletiche, che vengono perseguitati e sterminati per paura del contagio. Violet, una di loro, entra in possesso di una misteriosa arma che si rivela essere un bambino, nel cui sangue è presente un antigene in grado di cancellare l'umanità. Inseguita dalle autorità e dai suoi stessi compagni, dovrà lottare per salvare la propria vita. Una storia confusa e una sceneggiatura priva di ogni senso logico, per un filmaccio d'azione che ha i suoi unici pregi (si fa per dire) nella fotografia ipercolorata come un fumetto americano, e non a caso i titoli di testa consistono in una serie di finte copertine di comics che fanno sorgere il dubbio che il film sia tratto per l'appunto da qualche serie a fumetti (ma non è così). I colori risaltano anche nei costumi della protagonista, che cambiano tinta da scena a scena, negli sfondi e nelle scenografie, mentre le sequenze d'azione devono molto al cinema di Hong Kong. La bellissima Milla cerca di fare del suo meglio in un ruolo ancor più dinamico di quello di "Resident Evil", ma il risultato – non per colpa sua – non è soddisfacente.

1 agosto 2007

The Million Dollar Hotel (W. Wenders, 2000)

The Million Dollar Hotel (id.)
di Wim Wenders – Germania/GB/USA 2000
con Jeremy Davies, Milla Jovovich, Mel Gibson
**1/2

Rivisto in DVD, con Martin.

Al Million Dollar Hotel, albergo decaduto e in rovina che si erge a fianco dei grattacieli di Los Angeles e dove trovano rifugio soltanto disperati, reietti della società, ubriaconi, tossici, prostitute e paranoici (una sorta di "albergo dei poveri" alla Gorkij), giunge Skinner, un agente dell'FBI, per indagare sulla recente morte di un barbone che in realtà era figlio di un ricco magnate dei media. Ad aiutarlo nell'indagine si offre Tom Tom, ritardato mentale, amico del morto e innamorato di Eloise, giovane prostituta squilibrata. Questo film – tratto da un soggetto di Bono degli U2 – mi ha sempre lasciato una sensazione ambivalente: quando l'ho visto la prima volta, al cinema, mi era piaciuto moltissimo e l'avevo trovato diverso dal solito Wenders grazie all'intreccio giallistico e all'azzeccato personaggio di Mel Gibson che parodizza i poliziotti e gli agenti speciali dei film d'azione, una sorta di "Robocop" con protesi e cicatrici (evidenti residui della prima stesura della sceneggiatura, che avrebbe dovuto ambientare la vicenda nel futuro). Successivamente, però, avevo cambiato un po' opinione e la pellicola aveva cominciato a sembrarmi stucchevole. Mi avevano infastidito alcuni personaggi troppo macchiettistici e un soggetto che mostrava un po' la corda. Rivisto ora, invece, il film mi ha di nuovo conquistato. Il personaggio di Tom Tom continua a non piacermi troppo, e purtroppo la bellissima Milla Jovovich non recita particolarmente bene, ma la confezione è eccezionale (dalla fotografia alle musiche, fra gli altri, di Bono e Brian Eno), la satira del mercato dell'arte è efficace (qual è la divisione fra arte e spazzatura?), così come quella del carrozzone mediatico e dell'importanza di apparire in televisione. E l'atmosfera di degrado e alienazione riesce a reggere il peso della vicenda molto più del mistero che l'agente Skinner è impegnato a svelare (la cui soluzione, a ben vedere, era evidente sin dal principio).