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22 ottobre 2021

Sette spose per sette fratelli (S. Donen, 1954)

Sette spose per sette fratelli (Seven Brides for Seven Brothers)
di Stanley Donen – USA 1954
con Jane Powell, Howard Keel
***

Rivisto in TV (Now Tv).

I sette fratelli Pontipee, rudi boscaioli che vivono in solitudine fra le montagne dell'Oregon, meditano di prendere moglie. Il primo a riuscirci è Adamo (Howard Keel), il maggiore, che conquista l'amore di Milly (Jane Powell), la cui presenza ingentilisce subito la casa. Ma per trovare la propria sposa, gli altri sei dovranno ricorrere a un rapimento, ispirandosi al "ratto delle Sabine". Per fortuna le ragazze rapite, costrette a trascorrere l'inverno nella capanna fra le montagne, finiranno per innamorarsi dei loro rapitori... Fortunata commedia western musicale, sceneggiata da Albert Hackett, Frances Goodrich e Dorothy Kingsley a partire da un racconto di Stephen Vincent. I toni sono leggeri e disimpegnati, come in una fiaba (impossibile, per esempio, non vedere un parallelo con "Biancaneve e i sette nani" nelle sequenze in cui Milly riordina la casa e insegna le buone maniere ai cognati attaccabrighe, sporchi e incolti), il che aiuta a passare sopra a una trama da non prendere alla lettera, altrimenti sarebbe in fondo estremamente maschilista (le donne sono oggetti da rapire, ben contente di mettersi al servizio degli uomini e sfornare bambini), come dimostrerà Sam Peckinpah trasfigurandola in "Sfida nell'Alta Sierra". Le canzoni, i balli, le coreografie e i costumi colorati (ognuno dei fratelli ha un colore che lo identifica, in contrasto con i "rivali" pretendenti delle ragazze, tutti vestiti di grigio, nella sequenza forse più bella e dinamica di tutte, quella del ballo del paese) contribuiscono alla gradevolezza dell'insieme. Notevole anche la canzone malinconica "Lonesome polecat", girata da Donen in un unico piano sequenza. Il cast, di cui fanno parte ballerini professionisti, comprende Jeff Richards, Matt Mattox, Marc Platt, Jacques d'Amboise, Tommy Rall e Russ Tamblyn (i fratelli di Adamo: Beniamino, Caleb, Daniele, Efraim, Filidoro e Gedeone, tutti rigorosamente in ordine alfabetico) e Julie Newmar, Nancy Kilgas, Betty Carr, Virginia Gibson, Ruta Lee e Norma Doggett (le sei ragazze rapite). Premio Oscar alla colonna sonora di Adolph Deutsch e Saul Chaplin (la pellicola ricevette altre quattro nomination, fra cui quelle per il miglior film e la miglior sceneggiatura). Nel 1978 ne è stato tratto un musical teatrale.

13 giugno 2021

Cantando sotto la pioggia (Donen, Kelly, 1952)

Cantando sotto la pioggia (Singin' in the rain)
di Stanley Donen, Gene Kelly – USA 1952
con Gene Kelly, Debbie Reynolds
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Visto in TV (Now Tv).

Siamo nel 1927: mentre Hollywood si appresta alla grande rivoluzione del cinema sonoro, il divo del muto Don Lockwood (Gene Kelly) – che dagli umili inizi come controfigura è diventato una star scavezzacollo alla Errol Flynn – si innamora della ballerina Kathy Selden (Debbie Reynolds): e sarà proprio la ragazza a salvare la sua carriera, doppiando con la propria voce incantevole quella gracchiante e sgradevole di Lina Lamont (Jean Hagen), la sua partner sullo schermo. Capolavoro della commedia musicale, romantico, leggero, appassionante ed energetico, costruito a partire da un gruppo di canzoni pre-esistenti scritte da Arthur Freed e musicate da Nacio Herb Brown per vari musical della MGM del periodo 1929-39: la celeberrima title song "Singin' in the Rain", per esempio, proviene dall'antologia "Hollywood che canta" del 1929. Altri brani noti sono "All I Do Is Dream of You", "You Were Meant for Me" e "Good Morning". Solo due canzoni furono invece scritte appositamente per il film: si tratta dei pezzi comici "Make 'Em Laugh" (peraltro ispirato a un brano di Cole Porter) e "Moses Supposes". Kelly, oltre a cantare, danza e si esibisce in sequenze reminiscenti delle pellicole di Fred Astaire (si pensi ai numeri di tip tap e soprattutto all'eccezionale "Broadway Melody" con la sua bellissima scenografia artificiale). Ma la trama è arricchita da tutto il contorno metacinematografico, con le riflessioni sulla differenza fra cinema muto e sonoro (molti divi e dive videro in effetti terminare bruscamente la propria carriera perché non adatti alla nuova tecnologia: chi per problemi di dizione o di voce, chi perché di origine straniera e poco ferrati con l'inglese, chi semplicemente per uno stile di recitazione non adeguato), riflessioni che verranno riproposte in seguito in un'altra celebre pellicola, la francese "The artist". Curioso come si suggerisca che, insieme alla nascita del sonoro (con tutti i suoi problemi tecnici, come dimostra l'esilarante proiezione in anteprima del film in costume con Don e Lina), venga inventato subito anche il doppiaggio. Paradossalmente, se nel film Kathy doppia Lina, nella realtà la stessa Jean Hagen presta la voce alla Reynolds in una scena (e Betty Noyes ne interpreta le canzoni).

Fra i momenti più memorabili: la scena in cui Don e Lina, mentre recitano una scena d'amore, si insultano a vicenda; gli equivoci legati al primo incontro fra Don e Kathy (con lei che finge di non conoscerlo e anzi di disprezzare gli attori cinematografici); il corteggiamento fra i due in un teatro di posa, immersi in uno scenario magico e artificiale con tanto di effetti speciali (per creare "l'ambiente adatto"); e ovviamente la sequenza più iconica di tutte, il ballo solitario di Don sotto la pioggia (creata artificialmente e illuminata in controluce per farla risaltare di più), scena che fu girata di giorno (con "effetto notte") e mentre Kelly aveva la febbre a 39. Donald O'Connor è Cosmo Brown, l'entusiasta amico di Don nonché direttore delle musiche del suo film, Millard Mitchell è il produttore, Douglas Fowley è il regista, Cyd Charisse la strepitosa vamp dalle gambe lunghissime, vestita di verde e con acconciatura alla Louise Brooks in una sequenza di "Broadway Melody" così sensuale che la censura costrinse i cineasti a tagliarne un segmento in fase di montaggio. La sceneggiatura è della coppia di commediografi musicali formata da Betty Comden e Adolph Green, mentre Kelly e Donen firmano insieme sia la regia che le coreografie (come già in "Un giorno a New York"). Notevole la fotografia a colori iperrealistica di Harold Rosson. Pur registrando nell'immediato un minore successo critico e di pubblico rispetto alla precedente hit di Kelly, "Un americano a Parigi" (soltanto due nomination agli Oscar, per la Hagen come attrice non protagonista e per l'orchestrazione di Lennie Hayton), la pellicola si conquisterà pian piano un'aura di culto e diventerà un indiscusso caposaldo del genere (c'è chi dice addirittura che si tratta del miglior musical di tutti i tempi), ispirando (in maniera diversa), fra gli altri, "La La Land", "Les demoiselles de Rochefort", il citato "The artist", e naturalmente l'"Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (dove la canzone "Singin' in the rain" sarà usata in maniera decisamente disturbante).

26 ottobre 2019

Due per la strada (Stanley Donen, 1967)

Due per la strada (Two for the road)
di Stanley Donen – GB 1967
con Albert Finney, Audrey Hepburn
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Visto in divx, con Marisa.

Dopo dodici anni, il matrimonio fra Mark (Finney) e Joanna (Hepburn) è in crisi. Si erano conosciuti da squattrinati autostoppisti in Francia: e il passare del tempo, se pure ha dato loro stabilità, ricchezza (Mark è ora un architetto di successo) e una figlia, non è riuscito a regalargli la felicità. Ma proprio nel momento in cui il divorzio sembra ormai inevitabile, ripensando alle tante estati trascorse in viaggio insieme, troveranno la forza per andare avanti. Con una struttura quantomeno originale, il film è caratterizzato da un montaggio non lineare, che salta avanti e indietro nel tempo alternando scene e momenti dei ricorrenti itinerari in auto dei due protagonisti per le strade di campagna del sud della Francia, spesso rivisitando gli stessi luoghi (o le stesse situazioni) a distanza di anni, incrociando così le strade già percorse in passato. Dalle prime gite di coppia alle vacanze con gli amici (con cui prevedibilmente ci si confronta), dalla spensieratezza e dal romanticismo di gioventù alla noia che subentra con il matrimonio, dai sogni e dalle speranze al cinismo e alla disillusione, mentre anche le auto con cui si muovono passano da scalcinate utilitarie a macchine sportive e di lusso. E naturalmente il viaggio stesso è una metafora della vita di coppia, con tutte le svolte e gli imprevisti del caso, dalle prime schermaglie amorose agli occasionali tradimenti, dalla vivace complicità al grigio trascurarsi, dai litigi alle riconciliazioni, con il mondo che cambia (non sempre in meglio) attorno e insieme a loro. La struttura della storia permette di mettere in mostra non solo tante macchine ma anche abiti e acconciature sempre diverse, per rappresentare meglio i vari momenti storici (la cronologia è lasciata da ricostruire allo spettatore, visto che il film salta appunto avanti e indietro in continuazione), mettendo a confronto le varie fasi del loro rapporto e agganciando una scena all'altra tramite associazioni di idee o, più spesso, lasciando che i protagonisti incrocino sé stessi sulla strada. Forse alla lunga un po' ripetitivo, e con qualche luogo comune di troppo sul matrimonio, ma comunque sempre intelligente e pungente. La sceneggiatura di Frederic Raphael, ricca di dialoghi sofisticati – quasi da commedia screwball – ma anche di amarezza e cinismo, fu candidata all'Oscar. Il tema musicale è di Henry Mancini. Per il ruolo maschile Donen aveva pensato inizialmente a Paul Newman, che lo rifiutò.

5 maggio 2015

Sciarada (Stanley Donen, 1963)

Sciarada (Charade)
di Stanley Donen – USA 1963
con Audrey Hepburn, Cary Grant
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Visto in TV.

Dopo la misteriosa morte di Charles Lampert, buttato giù da un treno mentre cercava di lasciare la Francia con 250.000 dollari, la sua inconsapevole moglie americana Regina (Audrey Hepburn) – che del marito ignorava quasi tutto, a cominciare dal passato da spia – inizia ad essere perseguitata a Parigi da quattro individui, convinti che lei abbia il denaro con sé. Tre di questi (James Coburn, George Kennedy e Ned Glass) erano stati commilitoni di Charles durante la guerra, e insieme a lui avevano avevano sottratto il bottino ai servizi segreti americani; il quarto (Cary Grant) è un enigmatico ma affabile individuo dalle molteplici identità: Regina ne è attratta, ma si potrà fidare di lui? Mescolando abilmente il film di spionaggio tanto in voga a quei tempi (con venature di giallo alla Hitchcock, se non addirittura alla Agatha Cristie: i personaggi cominciano a morire uno a uno, senza sapere chi di loro è l'assassino) con la commedia screwball (di cui Grant è stato il campione per eccellenza), Donen realizza una pellicola come non se ne fanno più, e forse già in ritardo anche sui suoi tempi (o al limite in zona Cesarini), ma sorretta da una sceneggiatura piena di dialoghi spumeggianti (le schermaglie amorose e i botta e risposta fra Grant e la Hepburn valgono da soli il prezzo del biglietto), da una riuscitissima commistione fra suspense e leggerezza, da interpreti in gran forma (benché la differenza di età fra Grant, 59 anni, e la Hepburn, 33, si noti al punto da essere rimarcata più volte nei dialoghi), nonché da numerosi colpi di scena fino al finale. Walther Matthau è l'impiegato del consolato americano, Jacques Marin è l'ispettore di polizia. A parte l'apertura a Megève, fra le Alpi francesi, tutto il resto del film si svolge a Parigi, fra alberghi, parchi, metropolitane e una crociera romantica sulla Senna. Audrey cambia abito in ogni scena (i vestiti sono di Givenchy), nonostante all'inizio si dica che abbia perso l'intero guardaroba. A un certo punto i due protagonisti citano "Un americano a Parigi", che Donen stesso aveva coreografato. Il regista e lo sceneggiatore Peter Stone compaiono in un cameo, nell'ascensore dell'ambasciata. La scena del venditore di francobolli ispirerà forse Kieslowski per l'ultimo episodio del suo "Decalogo".

28 maggio 2009

L'erba del vicino è sempre più verde (S. Donen, 1960)

L'erba del vicino è sempre più verde (The grass is greener)
di Stanley Donen – GB 1960
con Cary Grant, Deborah Kerr
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Visto in divx, con Marisa.

Una coppia di nobili inglesi (Grant e la Kerr), in ristrettezze economiche, ha trasformato il proprio castello in un museo aperto al pubblico. Un giorno, fra i turisti in visita, giunge un miliardario americano (Robert Mitchum) che si innamora della lady, ricambiato. Il marito, senza perdere il suo aplomb britannico, cercherà di riconquistare la consorte con l'aiuto di una vecchia amica (Jean Simmons) e del fedele maggiordomo (Moray Watson). Commedia alla Noël Coward, chiaramente ispirata a un lavoro teatrale (di Hugh Williams e Margaret Vyner), visto che è estremamente verbosa e si svolge (quasi) sempre fra le quattro mura del castello. Mi è parsa un po' scontata e non particolarmente avvincente, a dire il vero, nonostante gli interpreti. Ma probabilmente era da guardare in lingua originale, visto che molti giochi di parole si basano sulle differenze fra l'inglese britannico e americano. Divertenti i titoli di testa, con i protagonisti e la troupe impersonati da alcuni neonati.